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	<title>prediche inutili Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>prediche inutili Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Italiani da riscoprire. Il liberale Einaudi, un presidente vero</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/italiani-da-riscoprire-il-liberale-einaudi-un-presidente-vero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2016 20:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[prediche inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]A 55 anni dalla morte, il quotidiano Libero celebra l'attualità del pensiero dell'economista capo dello Stato [:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/italiani-da-riscoprire-il-liberale-einaudi-un-presidente-vero/">Italiani da riscoprire. Il liberale Einaudi, un presidente vero</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Contro<em> scuola di Stato e sistema tributario, pro scuole private e liberalismo intelligente A 55 anni dalla morte il pensiero dell&#8217;economista capo dello Stato è attualissimo </em></p>
<p><em>Articolo di Riccardo Paradisi, da Libero del 17 settembre 2016 </em></p>
<p>Definire un esule in patria <strong>Luigi Einaudi</strong> che dal 1948 al 1955 fu presidente della Repubblica dopo essere stato ministro e governatore della Banca d&#8217;Italia, un economista e opinionista di fama europea, potrebbe apparire un paradosso. Tuttavia a pensarci bene, a 55 anni dalla sua morte, il paradosso è solo apparente considerando che la lezione di Einaudi, le sue idee, la sua visione del mondo liberale e federalista, in un paese di solide radici familiste e stataliste come l&#8217;Italia, è rimasta lettera morta. Era stato lo stesso Einaudi del resto a definire inutili &#8211; come in un atto di rassegnazione preventiva &#8211; le sue prediche. Riunite in volume nel 1959 <strong><em>Le prediche inutili</em></strong>, scritte in pieno boom economico, sono ricognizioni illuministe e fulminanti sullo stato dell&#8217;arte del Paese, sui suoi ritardi cronici, soprattutto culturali, sull&#8217;esigenza di trasforma-re l&#8217;idea liberale in prassi sottraendo-la agli ideologismi dei dottrinari e calandola nella carne viva delle cose. La produzione, l&#8217;istruzione, la tutela del paesaggio, la democrazia, la burocrazia. Dalle prediche inutili che restano il manifesto e il testamento del pensiero einaudiano si possono estrarre frasi lapidarie che mantengono a tutt&#8217;oggi un&#8217;attualità sconcertante. Contro il conformismo e ratavico consociativismo italiano Einaudi scrive: «Non le lotte o le discussioni devono impaurire, ma la concordia ignava e l&#8217;unanimità dei consensi». In anticipo sulla presa di coscienza prima pasoliniana e poi ecologista della devastazione del territorio italiano e del suo unicum paesaggistico &#8211; che era cominciata proprio negli anni cinquanta e proseguirà come un flagello per tutto il dopo-guerra &#8211; Einaudi ammonisce: «La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani».</p>
<p>La sferza di Einaudi cala con forza anche sull&#8217;inclinazione nazionale alla retorica come dissimulazione del-la passione civile e della competenza ricordando che non è possibile deliberare senza conoscere. Einaudi non arretra nemmeno di fronte al totem della <strong>scuola di stato</strong> arrivando addirittura a proporre l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, per lui «una mera superstizione», «una lugubre farsa». E così an-notava: «Che cosa altro erano le botteghe di scultori e pittori riconosciuti poi sommi se non scuole private? V&#8217;era bisogno di un bollo statale per accreditare i giovani usciti dalla bottega di Giotto o di Michelangelo?». Non si tratta di un atto d&#8217;accusa contro la scuola pubblica ma contro il monopolio statale dell&#8217;istruzione che, come ogni monopolio, costituisce per un liberale il viatico più diretto e pericoloso verso la deriva totalitaria dello stato. Non basta: sembra che Einaudi prendesse gusto &#8211; lui uomo di sistema e delle istituzioni &#8211; a provocare i riflessi pavloviani del conformismo del sistema italiano e in particolare di quelli del combinato disposto ideologico cattolico-comunista ostile alla logica e alla cultura del profitto. E così nel saggio <strong><em>In lode del profitto</em></strong> si legge: «Il profitto è il prezzo che si deve pagare perché il pensiero possa liberamente avanzare alla conquista della verità, perché gli innovatori mettano alla prova le loro scoperte, perché gli uomini intraprendenti possano continuamente rompere le frontiere del noto, del già sperimentato e muovere verso l&#8217;ignoto, verso al mondo ancora aperto dell&#8217;avanzamento morale e materiale dell&#8217;umanità».</p>
<p>Ma appunto Einaudi non era un dottrinario, non gli interessavano le crociate ideologiche. Nel saggio <strong><em>Discorso elementare sulle somiglianze tra liberalismo e socialismo</em></strong> scrive che su ogni problema morale, religioso, educativo, familiare, nazionale o internazionale, «i due principi della libertà del-la persona e della cooperazione de-gli uomini viventi in società, costringono l&#8217;uomo, che è uno solo, ad essere a volta a volta e nel tempo stesso, liberale e socialista; o più l&#8217;uno o più altro, a seconda del prevalere dell&#8217;uno o dell&#8217;altro principio». Né il contrasto tra queste due inclinazioni è dannoso, «perché giova al-la scoperta del punto critico, per il quale si opera il trapasso dal bene al male sociale». Un uomo pratico Einaudi, dotato dell&#8217;intelligenza del buon senso che oggi guarderebbe alla stanca diatriba tra <strong>keynesiani e ultraliberisti</strong> con lo sguardo ironico e però preoccupato che riservava agli integralisti di ogni natura. Una lezione ai dottrinari sia del liberalismo che del socialismo ai quali ricordava come fosse un errore dovuto all&#8217;uni-lateralità ideologica ritenere che il liberalismo «sia sinonimo di assenza dallo stato o di assoluto lasciar fare e lasciar passare e che il socialismo sia la stessa cosa dello stato proprietario e gestore dei mezzi di produzione».</p>
<p>C&#8217;è nella riflessione di Einaudi contenuta un&#8217;enorme saggezza, la luce di un&#8217;intelligenza politica acuta e benevola, capace di dosare la prudenza conservatrice &#8211; soprattutto nel campo morale e religioso &#8211; e l&#8217;audacia riformista, aliena dalla faziosità ideologica, profondamente radicata nella cultura nazionale. Qualità che hanno reso Einaudi un profeta inascoltato e appunto, un esule in patria. Il destino che questo paese riserva ai suoi figli migliori.</p>
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		<title>La bellezza e l&#8217;attualità degli scritti di Luigi Einaudi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-bellezza-e-lattualita-degli-scritti-di-luigi-eianudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 16:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[dario antiseri]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[prediche inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]In un articolo di domenica scorsa, Dario Antiseri sfida i luoghi comuni sul capitalismo e cita alcune riflessioni tratte da "Prediche inutili".[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-bellezza-e-lattualita-degli-scritti-di-luigi-eianudi/">La bellezza e l&#8217;attualità degli scritti di Luigi Einaudi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo di domenica scorsa sul <em>Giornale</em>, Dario Antiseri sfida il luogo comune, diffuso a destra e sinistra, che ogni male della società sia frutto dell&#8217;avidità e del cinismo capitalistico. Tra le citazioni, alcune bellissime riflessioni di Luigi Einaudi tratte da <em>Liberalismo e socialismo</em> in <em>Prediche inutili.</em></p>
<p>Parole bellissime da rileggere (per l&#8217;articolo integrale, <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quelli-che-e-sempre-colpa-del-liberalismo-anche-se-in-italia-neppure-esiste/">clicca qui</a>).</p>
<p>«<strong>L’uomo liberale</strong> vuole porre norme osservando le quali risparmiatori, proprietari, imprenditori, lavoratori possano liberamente operare, laddove <strong>l’uomo socialista</strong> vuole soprattutto dare un indirizzo, una direttiva all’opera dei risparmiatori, proprietari, imprenditori suddetti. Il liberale pone la cornice, traccia i limiti dell’operare economico, il socialista indica o ordina le maniere dell’operare»</p>
<p>«<strong>Liberale</strong> è colui che crede nel perfezionamento materiale o morale conquistato con lo sforzo volontario, col sacrificio, colla attitudine a lavorare d’accordo cogli altri; <strong>socialista</strong> è colui che vuole imporre il perfezionamento colla forza, che lo esclude, se ottenuto con metodi diversi da quelli da lui preferito, che non sa vincere senza privilegi a favor proprio e senza esclusive pronunciate contro i reprobi».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-bellezza-e-lattualita-degli-scritti-di-luigi-eianudi/">La bellezza e l&#8217;attualità degli scritti di Luigi Einaudi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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