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	<title>post-verità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>post-verità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il trionfo della post verità nei media e in politica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-trionfo-della-post-verita-nei-media-e-in-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Battista]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 08:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[pierluigi battista]]></category>
		<category><![CDATA[post-verità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it] La sorpresa Brexit e la sorpresa Donald Trump celebrano «Post Truth», post-verità[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-trionfo-della-post-verita-nei-media-e-in-politica/">Il trionfo della post verità nei media e in politica</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">Come cambiano rapidamente gli umori, la sensibilità pubblica, le parole. Abbiamo da poco onorato il mito del fact-checking, l’idea di un riscontro puntuale e meticoloso della veridicità delle affermazioni divulgate da un politico, ma adesso stiamo sprofondando con rapidità inesorabile nella «post-verità». Secondo gli Oxford Dictionaries <strong>«Post Truth», post-verità</strong>, è diventata l’espressione chiave di un anno che ha conosciuto una dopo l’altro, secondo una sequenza da brivido, la <strong>sorpresa Brexit</strong> e la <strong>sorpresa Donald Trump</strong>. E cosa accomunerebbe le due sorprese?</p>
<p class="chapter-paragraph">La scoperta che il consenso di massa è sempre più incardinato su informazioni non veritiere, se non deliberatamente falsate, e che però vengono considerate vere malgrado la loro dimostrabile infondatezza. Dimostrabile, se si perdesse tempo e fatica per verificarne la natura fallace o menzognera. Invece è sempre più diffusa la tendenza a non chiedere alcuna dimostrazione.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Chi la spara grossa vince</strong>, la politica post-fattuale celebra i suoi trionfi. La democrazia diventa prigioniera di qualcosa che contraddice la massima di ogni politica democratica: <strong>«conoscere per deliberare»</strong>. Deliberare. Ma conoscere? La politica è sempre più impastata di suggestioni, impressioni, qualcosa che richiama emozioni e rancori, pregiudizi e simboli, ma poca, scarsissima fattualità. Sarebbe buona cosa che non si facesse un uso militante della nozione di «post-verità» dipingendola come monopolio esclusivo dei cosiddetti «populisti».</p>
<blockquote>
<p class="chapter-paragraph">La politica post-fattuale celebra i suoi trionfi. La democrazia diventa prigioniera di qualcosa che contraddice la massima di ogni politica democratica: «conoscere per deliberare»</p>
</blockquote>
</div>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">Senza andare indietro nel tempo, quando la politica ideologica aveva anch’essa pochissimi rapporti con la bruta e cruda fattualità e molto con l’alterazione delle ideologie e delle astratte visioni del mondo, quante volte anche da parte dell’<strong>establishment antipopulista</strong> si è ceduto alla tentazione della suggestione non veritiera. Quanta enfasi allarmistica e tutt’altro che fattuale ha alimentato la propaganda contraria alla Brexit in cui si dipingevano scenari catastrofici in caso di vittoria del «leave»?</p>
<p class="chapter-paragraph">Così come il controllo fattuale avrebbe potuto verificare che la minaccia di Trump di deportare oltre il confine americano almeno <strong>tre milioni clandestini</strong> ha come base d’appoggio la già avvenuta espulsione di un paio di milioni di immigrati irregolari durante i due mandati di Obama, e che quindi l’emozione negativa riversata su Trump è antitetica all’emozione positiva suscitata dalla precedente amministrazione democratica.</p>
<p class="chapter-paragraph">Ma non c’è dubbio però che siano i movimenti antisistema a sentirsi a proprio agio nei vapori della politica «post-verità». E c’è una ragione politico-psicologica per questo squilibrio: <strong>il complottismo antisistema</strong> si fonda sul sospetto gridato come fosse verità negata che le forze del «sistema» occultino per i loro loschi interessi i fatti «veri». È il «sistema» che nasconde la pericolosità dei vaccini, è il sistema che non vuole ammettere, schiava dei luridi interessi farmaceutici, che il bicarbonato curi il cancro.</p>
<p class="chapter-paragraph">È il sistema che racconta la «menzogna dell’11 settembre». Si crede alle colossali falsità dei politici populisti perché si vuole credere in una verità alternativa a quella ufficiale. È questo il veleno culturale che circola nella<strong> politica di massa</strong> del ventunesimo secolo, perché il supporto di Internet e dei social, oltre a dare una meravigliosa pluralità di informazioni a portata di mouse, satura la Rete di una quantità enorme di informazioni false, distorte, o addirittura inventate di sana pianta.</p>
<p class="chapter-paragraph">Ecco il trionfo della post-verità. A essere sfidata è la politica ma anche il sistema dei media, che dovrebbe moltiplicare i suoi sforzi di accuratezza nel racconto dei fatti, ma troppo spesso non lo fa, lasciando spazio alla «post-verità».</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Pierluigi Battista</strong>, <em>Il Corriere della Sera</em> 17 novembre 2016</p>
</div>
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