<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>irpef Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/irpef/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/irpef/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Mar 2023 17:41:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>irpef Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/irpef/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Quel che manca alla riforma fiscale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-che-manca-alla-riforma-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Giannino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[legge delega]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=63906</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con il Consiglio dei ministri di ieri è partito il cantiere della riforma fiscale, che durerà l’intera legislatura visto che ci si propone un confronto in Parlamento sulla legge delega per approvarla entro inizio autunno, poi due anni per le misure attuative e altri due anni per la loro integrazione e modifica. Le osservazioni qui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-che-manca-alla-riforma-fiscale/">Quel che manca alla riforma fiscale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il Consiglio dei ministri di ieri è partito il cantiere della riforma fiscale, che durerà l’intera legislatura visto che ci si propone un confronto in Parlamento sulla legge delega per approvarla entro inizio autunno, poi due anni per le misure attuative e altri due anni per la loro integrazione e modifica. Le osservazioni qui contenute sono relative ad aspetti di fondo comuni ai diversi testi che si sono succeduti. Su diversi punti la delega assume idee tratte dal testo su cui lavorarono i partiti in Parlamento nella scorsa legislatura. Ma al testo mancano troppi dettagli essenziali, per misurarne e giudicarne davvero gli effetti. Il richiamo iniziale ai princìpi generali della Costituzione, norme Ue e cantieri fiscali Ocse è opportuno, speriamo davvero si riesca a costituzionalizzare come indicatolo Statuto del contribuente, sempre calpestato dallo stato.</p>
<p>Apprezzabile la parte su semplificazione degli adempimenti per il contribuente, e volontà di rafforzare gli interpelli preventivi all’amministrazione tributaria sui mille problemi interpretativi delle norme vigenti: ma è da respingere l’idea di far pagare al contribuente gli interpelli per finanziare Ag Entrate, lo stato non è il Caf dei sindacati. Su Iva e imposte indirette, il progetto di allineamento alle disposizioni Ue è giusto. Bisognerà capire che cosa significhi in termini di scelte su cosa esentare dall’imposta, e su cosa agevolare nel settore dei beni comuni. Non si comprende ancora quali siano le linee d’intervento in materia di rimborsi, croce senza delizia dei soggetti a Iva in questi anni la trasmissione telematica dei dati Iva è stato un vantaggio per lo stato e per la lotta all’evasione, molto meno per i contribuenti adempienti.</p>
<p>L’articolo dedicato alla riforma delle accise enuclea finalità energetiche apprezzabili, come il sostegno alle rinnovabili. Ma manca una riflessione organica sulla necessità di un’unica visione per accise, detrazioni e deduzioni e sussidi di ogni tipo ai soggetti in campo energetico, che configuri una sorte di unico codice fiscale per il settore green-ambientale. Per l’Irpef, l’idea iniziale era di diminuire le aliquote da 4 a 3, accorpando secondo e terzo tra gli attuali scaglioni, dei redditi tra 15 mila e 50 mila euro. In assenza però di dettagli sulla revisione annunciata delle detrazioni/deduzioni Irpef, non è possibile in alcun modo effettuare calcoli di convenienza fiscale. Né sulle aliquote reali che ne deriverebbero davvero (in termini di progressività), né tanto meno sugli effetti conseguenti al bilancio e deficit pubblico.</p>
<p>La bandierina di un’Irpef “tra 5 anni flat tax per tutti” resta uno slogan ideologico valutabile solo nei mesi a venire. E’ tuttavia sin da oggi positivo mirare all’unificazione di trattamento fiscale dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria, soggetti oggi a incomprensibili diversi regimi, nonché di rivedere l’attuale tassazione dei fondi pensione.</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2023/03/17/news/luci-e-molte-ombre-nel-cantiere-della-riforma-fiscale-5068498/"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-che-manca-alla-riforma-fiscale/">Quel che manca alla riforma fiscale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tre in Uno</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tre-in-uno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 15:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=63754</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una carrellata di titoli e annunci ha informato gli italiani dell’imminente riforma fiscale, consistente in tre aliquote Irpef e una flat tax. Peccato che se ci sono tre aliquote non può esserci la flat, ovvero l’aliquota unica, e viceversa. Non si tratta d’essere esperti di fisco, ma di capire che o è una o sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tre-in-uno/">Tre in Uno</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una carrellata di titoli e annunci ha informato gli italiani dell’imminente riforma fiscale, consistente in tre aliquote Irpef e una flat tax. Peccato che se ci sono tre aliquote non può esserci la flat, ovvero l’aliquota unica, e viceversa. Non si tratta d’essere esperti di fisco, ma di capire che o è una o sono tre. Il solo caso in cui le due cose coincidono ha a che vedere con il sacro. È come avere annunciato una legge per i bipedi con quattro gambe. La spiegazione c’è e mostra più di quel che quegli annunci nascondono.</p>
<p>Il viceministro all’Economia Maurizio Leo, che conosce bene la materia e ha lunga esperienza, ha detto che la riforma in cantiere conta di avere il valore che ebbe la riforma degli anni Settanta. Ma la riforma che porta il nome di Bruno Visentini, varata nel 1975, era da subito compiuta, non un divenire sottoposto ai marosi della politica, e comportava una modalità di tassazione uguale per i redditi di natura differente. La così detta Visentini bis del 1983 non modificò quell’assetto ma intervenne sui bilanci societari.</p>
<p>Posto che, allo stato attuale, c’è una legge delega già approvata (per sua natura dettagliata nell’elenco e generica nelle modalità) e si dispone soltanto di anticipazioni, per giunta prestate in modo confuso, quel che si prospetta è piuttosto diverso. Fra le altre cose: 1. Le aliquote Irpef (ovvero il reddito delle persone fisiche, la dichiarazione che presentiamo, almeno quanti di noi pagano le imposte) passano da 4 a 3, ma per valutarne gli effetti occorre sapere quali siano e per quali scaglioni di reddito. Se il gettito restasse invariato qualcuno pagherebbe di più e altri meno; se il gettito calasse occorrerebbe sapere quali spese si tagliano; 2. La flat per tutti sarebbe una non flat relativa al reddito incrementale maturato nel corso dell’anno, quindi non scatterebbe lo scaglione successivo ma si pagherebbe un’aliquota diversa (che già non sono più 3); 3. La flat rimane per gli autonomi sotto un certo livello e che accettino il forfettario ma – a parte che anche questa è una non flat, bensì un’aliquota specifica (e daje a vederle aumentare) per determinati redditi – ne discende che trattasi del contrario della riforma Visentini, impostando una tassazione diversa a seconda non del livello ma della tipologia di reddito; 4. La flat vera, (un’aliquota uguale per tutti) resta come l’approdo promesso, ma non si sa con quale rotta e, comunque, anche in questo caso l’opposto della Visentini, che come era restava.</p>
<p>Fin quando non leggeremo i testi non siamo autorizzati a esprimere giudizi sulla riforma in sé. Riordino, semplificazione e lealtà verso il contribuente sono buone cose. Ma non sono quelle che finora leggiamo.</p>
<p>Veniamo alla pressione fiscale, a quanto costa il fisco per i contribuenti onesti. Lo slogan di tutti è che debba diminuire, fin qui è andata bene se non aumentava. Capiamoci: se la pressione fiscale dovesse crescere perché si fa pagare il dovuto agli evasori festeggeremmo, essendo la premessa per farla scendere agli onesti. Ma all’opinione pubblica si fa credere che l’evasore fiscale sia il pescecane approfittatore che s’arricchisce, il che è vero in qualche caso, per il quale è previsto anche il carcere (lallero); la gran parte dell’evasione consiste invece in scontrini non battuti, prestazioni in nero e fatture non fatte, il che comporta un accordo fra fornitore e cliente, mentre nessuno dei due ha la sensazione d’arricchirsi ma ritiene giusto non impoverirsi. Certo, sono disonesti. Ma è disonesto anche far credere che il recupero dell’evasione non riguardi il ricorrente dialogo: «Quanto le devo?», «Con la fattura o senza, nel primo caso c’è anche l’Iva». Chi si prende l’onere politico di spiegarlo, visto che si partì con lo sbagliatissimo piede di limitare anziché incentivare i pagamenti digitali?</p>
<p>Non c’è nessun gusto nel criticare a prescindere. Attendiamo il testo. Ma neanche è piacevole essere presi per quelli che salutano la mirabolante novità dei calvi con la zazzera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-11-marzo-2023-la-ragione/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tre-in-uno/">Tre in Uno</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-il-populismo-fiscale-primo-nemico-della-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 06:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[debito/pil]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Erario]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[luca ricolfi]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ripresa]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa economica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=40462</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; #BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-il-populismo-fiscale-primo-nemico-della-ripresa/">Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/ricolfi-messaggero-populismo-fiscale-nemico-ripresa.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-il-populismo-fiscale-primo-nemico-della-ripresa/">Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lotta di Renzi contro l&#8217;austerity che non c&#8217;è</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-lotta-di-renzi-contro-lausterity-che-non-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Veronica De Romanis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 08:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[austerità]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
		<category><![CDATA[tasse immobili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=6782</guid>

					<description><![CDATA[<p>[:it]Veronica De Romanis, numeri alla mano, spiega perché in questi anni non c'è stata alcuna austerità [:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-lotta-di-renzi-contro-lausterity-che-non-ce/">La lotta di Renzi contro l&#8217;austerity che non c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Crescita, flessibilità, fine dell’austerity sono le parole chiave nei commenti sul nuovo Documento di Economia e Finanza del governo Renzi. La promessa, in sintesi, è quella di far ripartire la crescita, chiedendo all’Unione Europea maggior flessibilità sul deficit. In vista, ma non quest’anno, c’è anche la riduzione della pressione fiscale. Sarà vero?</p>
<p>Si tratta di obiettivi realistici? Lo abbiamo chiesto a <strong>Veronica De Romanis</strong>, docente di Politica Economica Europea alla Stanford University, una lunga esperienza al Ministero dell’Economia e Finanza, autrice de <em>Il Metodo Merkel</em> e <em>Il Caso Germania</em>. In questa intervista spiega a <em>La Nuova Bussola Quotidiana</em> come l’obiettivo della crescita, fissato all’1% del Pil, sia molto difficile da raggiungere viste le condizioni attuali e il bonus europeo per consentirci ancora flessibilità sul deficit è stato in gran parte già speso negli anni scorsi.</p>
<p><strong>Professoressa De Romanis, partiamo dalla promessa di crescita. L’obiettivo è un +1% del Pil. Le stime dell’Ocse, però, prevedono una crescita inferiore (0,8%) e Confindustria, addirittura, la metà. E’ realistico, a suo avviso, l’obiettivo dell’1%?</strong></p>
<p>Per il 2017, il Def ha previsto una crescita dell’1,4%, ora tagliata all’1%. Una stima ottimista considerando il rallentamento in corso dell’economia globale, le diverse incognite come la Brexit ma anche tenuto conto della deludente crescita per l’anno in corso. Nei primi due trimestri, l’Italia è cresciuta in media dello 0,1%, la performance più bassa dei paesi dell’area dell’euro. L’acquisito (ossia la crescita che si avrebbe a fine anno se i prossimi due trimestri fossero piatti) si attesta allo 0,7%, pertanto, il 2016 dovrebbe chiudersi con un valore intorno allo 0,8%, inferiore alla previsione del Def di aprile pari all’1,1% per cento.</p>
<p><strong>A giudicare dalle notizie, pare che il grosso dello sforzo speso dal premier Matteo Renzi in Unione Europea, consista nell’ottenere maggior flessibilità sul deficit. Si prevede che il rapporto deficit Pil (stando all’ultimo aggiornamento) arrivi al 2,3%. Ammettendo che Renzi vinca la battaglia, un aumento del deficit potrebbe stimolare la crescita?</strong></p>
<p>La battaglia è sicuramente complicata anche perché la flessibilità è un’eccezione non una regola e quindi come tale può essere utilizzata solo in maniera temporanea. Ecco perché il governo italiano si è impegnato a rimettere già a partire dal 2017 le finanze pubbliche su un sentiero sostenibile. Ma anche se fosse accordata, la flessibilità deve servire a stimolare la crescita. La logica è: spendo di più (o abbasso le tasse) oggi, per crescere di più domani e poter così riassorbire il maggiore indebitamento che ho creato.</p>
<p>I circa 14 miliardi di flessibilità ottenuti nel 2016 (ossia 8 miliardi per le riforme, 4 miliardi per gli investimenti e 1,6 per le spese per i migranti) sono stati utilizzati in gran parte per disinnescare la clausole di salvaguardia (introdotte dal governo per finanziare spese già effettuate negli anni precedenti). Quindi non per ridurre la pressione fiscale, ma per evitare un aumento. Dal lato delle spese, il taglio netto è stato di 360 milioni di cui 319 in conto capitale, proprio il comparto più produttivo</p>
<p><strong>Il maggior rimprovero che Matteo Renzi muove all’Europa riguarda il modello di austerity, che a suo dire sarebbe una causa della crisi e non la sua soluzione. Ma l’Italia ha realmente attraversato (subendolo) un periodo di politiche di austerity?</strong></p>
<p>In realtà, in Italia in questi anni di governo Renzi di austerità non c’è stata molta traccia. E i numeri lo dimostrano. Un modo semplice per calcolare il grado di austerità è quello di misurare la variazione &#8211; rispetto all’anno precedente &#8211; del saldo primario strutturale, ossia al netto degli interessi sul debito e corretto per gli effetti ciclici. Dai dati si evince che nel triennio 2013-2016, la politica fiscale in Italia è stata espansiva: il surplus primario strutturale è sceso, infatti, dal 3,5 al 2,6 per cento del Pil.</p>
<p>Pertanto, non si può dire che ci sia stata austerità. E, infatti, la spesa pubblica ha continuato a crescere. Le spese totali sono aumentate di 865 milioni. E aumentano anche al netto degli interessi per circa 340 milioni. Diminuiscono invece di 6 miliardi le spese per interessi ma questo è dovuto alla politica monetaria espansiva messa in campo dalla Banca Centrale Europea.</p>
<p><strong>Alla Germania, Renzi rimprovera di non aver rispettato le regole sul surplus commerciale.È una critica pertinente?</strong></p>
<p>Chi dice che la Germania non rispetta le regole o non ha letto i trattati oppure non li ha capiti. Il surplus commerciale è infatti uno dei 14 indicatori che definiscono la valutazione che la Commissione europea fa ogni anno sugli squilibri macroeconomici dei vari paesi. Tra questi indicatori c’è anche il tasso di occupazione, la disoccupazione giovanile, quella di lunga durata, la competitività, il tasso di cambio, ecc. La Germania non ne rispetta 2 su 14, l’Italia 5 su 14. Eppure nessuno dei due paesi è sotto procedura per squilibri macroeconomici.È come dire che uno studente ha due insufficienze nel caso della Germania, ma non per questo viene bocciato. Certo il problema resta.</p>
<p>La Germania deve fare uno sforzo per cercare di aumentare la domanda interna e investire l’eccesso di risparmio. Ma come ha sostenuto più volte Mario Draghi “non si tratta di una economia pianificata, e quindi non si può spingere un bottone e cambiare le cose”. Ci vuole del tempo. Il Ministro delle Finanze Schäuble ha annunciato una riduzione delle tasse e un piano di investimenti di circa 10 miliardi per i prossimi anni. Molto ancora potrebbe essere fatto. Ma è sbagliato pensare che la soluzione dei problemi dell’Italia arriverà da una maggiore domanda tedesca. Primo perché solo un terzo del surplus commerciale tedesco proviene dai paesi dell’unione (tra l’altro, la gran parte è con il Regno Unito). E poi, perché per attirare investimenti dall’estero, l’Italia deve implementare le riforme strutturali. Altrimenti, il risparmio tedesco si indirizzerà in paesi dove la giustizia e la pubblica amministrazione funzionano meglio. Fino ad ora, si è fatto poco.</p>
<p><strong>Sappiamo già, da quel che è stato pubblicato, che l’Irpef non verrà ridotta e nemmeno il cuneo fiscale. Eppure Renzi dichiara che con questo governo le tasse degli italiani saranno abbassate. L’anno prossimo potremo pagare realmente meno allo Stato?</strong></p>
<p>Per ridare slancio alla crescita e quindi all’occupazione, la Commissione europea ci chiede oramai da anni di spostare il carico fiscale dai fattori produttivi agli immobili. I dati a questo proposito parlano chiaro. Il cuneo fiscale in Italia è tra i più alti al mondo è in aumento: negli ultimi 15 anni è passato per un lavoratore single dal 47,1% al 49% (mella media dei paesi OCSE non solo il livello è ben più ridotto ma la tendenza è stata verso una diminuzione: dal 36,6% del 2000 al 35,9% del 2015). Mentre, la tassazione sugli immobili è in linea con la media dei paesi europei. Eppure si è deciso di intervenire proprio sull’Imu.</p>
<p>Intervista di Stefano Magni, tratta dal sito <a href="http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-lotta-di-renzi-contro-lausterity-che-non-ce-17533.htm">www.lanuovabq.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-lotta-di-renzi-contro-lausterity-che-non-ce/">La lotta di Renzi contro l&#8217;austerity che non c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
