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	<title>foibe Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>#10Febbraio il giorno del ricordo. #Foibe #pernondimenticare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 07:30:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Avvenimenti Vari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il numero delle vittime italiane rimarrà imprecisato. I partigiani jugoslavi di Josip Broz Tito le presero perché italiane, nella Venezia Giulia, il Quarnaro e la Dalmazia, e le gettarono in profonde insenature, denominate Foibe. Le precipitarono vive, legate, i vivi con i morti, a morire per la caduta o più lentamente e atrocemente. Quel che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10febbraio-il-giorno-del-ricordo-foibe-pernondimenticare/">#10Febbraio il giorno del ricordo. #Foibe #pernondimenticare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s2">Il numero delle vittime italiane rimarrà imprecisato. I partigiani jugoslavi di Josip Broz Tito le presero perché italiane, nella Venezia Giulia, il </span><span class="s2">Quarnaro</span><span class="s2"> e la Dalmazia, e le gettarono in profonde insenature, denominate </span><span class="s2">F</span><span class="s2">oibe. Le precipitarono vive, legate, i vivi con i morti, a morire per la caduta o più lentamente e atrocemente.</span> <span class="s2">Quel che si ritrovò non era contabilizzabile e ci si dovette accomodare a</span><span class="s2">lle stime</span><span class="s2">: fra le 3 e le 5mila persone</span><span class="s2">, fino a 11mila</span><span class="s2">. </span><span class="s2">La popolazione italian</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> fuggì da quei luoghi e da quelle città, che avevano nomi e storie italiane, lasciandosi alle spalle i morti e la propria vita.</span><span class="s2"> All’incirca 350mila persone.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">I partigiani di Tito combattevano il nazifascismo, al fianco delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Ed erano comunisti. Allora ortodossi, più tardi disallineati. Questo portò non solo i comunisti italiani a negare il fatto storico in sé, ma anche tanta storiografia a sottovalutarne la portata</span><span class="s2">. I più scelsero di tacere, onorando con la viltà la propria inutilità.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Questa è la scaturigine del problema politico, legato al racconto di quella storia. Era inaccettabile il silenzio, resta inaccettabile la lettura parziale. Tutto, nella storia, va contestualizzato. Anche l’Olocausto va contestualizzato. Ed è ottuso supporre che contestualizzare abbia qualche cosa a che vedere con il giustificare: serve a capire.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Molti italiani furono massacrati perché italiani e perché parlavano l’italiano. Prima furono degli italiani a massacrare chi, in quei luoghi, non era italiano e non parlava la nostra lingua. L’Italia fascista s’avventurò su quella strada per “spezzare le reni alla Grecia”, come tronfio annunciò colui che condusse l’Italia alla rovina materiale e morale: Benito Mussolini. Fu un disastro, cui l’esercito italiano non era preparato. Sarebbe dovuto servire per dimostrare a Hitler di cosa si era capaci, servì a chiarire di quanto si era incapaci.</span><span class="s2"> Così gli italiani furono soccorsi dall’alleato nazista.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Nello stazionare in quei luoghi gli italiani</span><span class="s2"> coprirono le azioni degli Ustascia, croati schierati al fianco dei nazifascisti. Di loro le SS naziste sottolineavano l’eccessiva ferocia e il sadismo. Considerata la fonte della critica sarà bene provare anche solo a immaginare cosa fecero. Quando la guerra ribaltò le forze e gli aggressori furono aggrediti fin dentro i loro paesi e fino alle loro capitali</span><span class="s2">, Berlino e Roma, quel sangue ancora scorreva, chiamandone altro, copioso e di civili inermi, senza distinzione di sesso ed età.</span></p>
<p class="s3"><span class="s2">Non si può negare, non si deve tacere l’aggressione etnica. E non si devono truccare le carte. Si deve leggerle tutte e non so se più doloros</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> sia </span><span class="s2">la memoria del</span><span class="s2">l’orrore che si praticò o quello che si subì. Una cosa è certa: quel modo di ragionare produsse solo miseria, morte e disonore. Che non stessero da una parte sola peggiora e non migliora le cose. La lezione dovrebbe essere che quel modo di ragionare va ripudiato con ogni forza. Avere a lungo negato le Foibe, supporre di raccontarle fuori dalla loro storia, sono solo modi per riuscire a non capire e non imparare.</span><span class="s2"> È questo che ci siamo lasciati alle spalle costruendo quel che non si era mai visto prima: un’Europa senza guerre. Ma non basta averlo alle spalle, serve averlo sempre davanti agli occhi.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/10febbraio-il-giorno-del-ricordo-foibe-pernondimenticare/">#10Febbraio il giorno del ricordo. #Foibe #pernondimenticare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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