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	<title>europee Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>europee Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#LaFLEalMassimo &#8211; Votate con il portafogli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 10:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<title>Giorgia Meloni, un premier al bivio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giorgia-meloni-un-premier-al-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 15:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ECR]]></category>
		<category><![CDATA[europee]]></category>
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		<category><![CDATA[populisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittoria delle elezioni slovacche da parte dell’ex premier “sovranista” Robert Fico non è una buona notizia per Giorgia Meloni. Lo sembra, ma non lo è. L’anno di governo appena trascorso ha dimostrato empiricamente che, dalla questione migranti ai margini sulla spesa pubblica degli stati membri, i migliori alleati europei del partito di Giorgia Meloni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vittoria delle elezioni slovacche da parte dell’ex premier “sovranista” Robert Fico non è una buona notizia per Giorgia Meloni. Lo sembra, ma non lo è. L’anno di governo appena trascorso ha dimostrato empiricamente che, dalla questione migranti ai margini sulla spesa pubblica degli stati membri, i migliori alleati europei del partito di Giorgia Meloni sono anche i peggiori avversari dell’Italia. E dunque del governo Meloni.</p>
<p>La mancata vittoria in Spagna di Vox, altro alleato “scomodo” della leader di FdI, è stata dunque bilanciata ieri dalla vittoria in Slovacchia di Fico. Una vittoria che spaventa sia le Istituzioni europee, sia gli investitori internazionali, sia le agenzie di rating, tutti preda del timore che l’onda populista delle destre diventi uno tsunami destinato a rendere instabile, e dunque inaffidabile, l’intero Vecchio Continente. Uno spavento che riaccende i timori e rialimenta i pregiudizi sull’attuale governo italiano in quanto governo “di destra” la cui premier vanta un passato iperpopulista.</p>
<p>È vero che Giorgia Meloni si è affiancata da tale passato attraverso atti concreti di governo di segno diametralmente opposto rispetto alla demagogia degli anni trascorsi all’opposizione. Ma è anche vero che la competizione con Matteo Salvini, le intemerate di alcuni ministri e le pressioni della quasi totalità dei suoi più ascoltati consiglieri a partire dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari la spingono a, sia detto con un’immagine metaforica rozza ma chiara, rinculare a destra. La logica e: siamo passati dal 4 al 30% e abbiamo vinto le elezioni con questa narrazione, se cambiamo narrazione perderemo tutto e torneremo al 4. La logica è fallace, assecondarla sarebbe un errore madornale.</p>
<p>Giorgia Meloni è, dunque, a un bivio: può fingere che l’assunzione delle responsabilità di governo in un’epoca densa di incertezze globali sia conciliabile con la demagogia del passato; può rompere del tutto con la demagogia accreditandosi come donna di Stato affidabile e seria. Nel breve periodo, la seconda strada costerebbe forse qualche punto percentuale al suo partito, ma le garantirebbe quel credito interno ed internazionale senza il quale pensare di arrivare alla fine della legislatura e magari di vincere nuovamente le elezioni politiche (impresa che nella storia della cosiddetta Seconda repubblica non è mai riuscita a nessuno) avrebbe la concretezza di un sogno di mezza estate. Senza contare che lungo questa strada Giorgia Meloni potrebbe facilmente incontrare, convincere e riportare al voto parte non marginale di quei milioni di elettori del centrodestra che si sono da tempo rifugiati nell’astensionismo perché nauseati dalla dilagante demagogia.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/10/giorgia-meloni-un-premier-al-bivio-il-corsivo-di-cangini/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>La visione del futuro che manca ai “conservatori”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-visione-del-futuro-che-manca-ai-conservatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Galli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[europee]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diventare un grande partito liberal-conservatore: sembra essere questo l’obiettivo di medio termine che si prefigge Giorgia Meloni in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Un partito, cioè, capace di proporsi due traguardi ambiziosi. In Italia occupare non più una posizione di destra ma di destra-centro, e dunque presidiare un’area (quella di centro appunto) abbastanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diventare un grande partito liberal-conservatore: sembra essere questo l’obiettivo di medio termine che si prefigge Giorgia Meloni in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Un partito, cioè, capace di proporsi due traguardi ambiziosi. In Italia occupare non più una posizione di destra ma di destra-centro, e dunque presidiare un’area (quella di centro appunto) abbastanza consistente elettoralmente e politicamente strategica; in Europa cercare di diventare protagonista di una nuova maggioranza tra i popolari e il variegato universo delle destre continentali.</p>
<p>Preliminarmente, tuttavia, bisognerebbe forse rispondere a una domanda: che cosa deve e/o può proporsi oggi di conservare un partito conservatore per essere fedele al suo nome?</p>
<p>E come mai ogni volta che qualcuno si mette a difendere ad esempio valori riconducibili alla formulaDio-Patria-Famiglia — valori dopo tutto pur meritevoli di qualche attenzione — come mai però una tale difesa non solo cade regolarmente nel vuoto, non sposta nulla, ma mostra sempre un che di goffo e di stantio meritandosi l’ironica noncuranza della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica?</p>
<p>Perché, insomma, una posizione conservatrice appare specialmente in Italia sempre fautrice di un che di retrivo, di ottusamente legato al passato?</p>
<p>La risposta è facile: perché nella società italiana il pensiero dominante è portato a giudicare sempre e comunque positivo ogni cambiamento, a salutare con soddisfazione ogni distacco da pratiche e principi del passato. Perché qui da noi occupa una posizione egemonica una narrazione progressista nella quale si riconosce la stragrande maggioranza della comunicazione, dei media e della cultura che ha più voce, inclusa quella cattolica.</p>
<p>Ma il punto è che i tempi sono in straordinario e rapidissimo mutamento, e tutto ciò che ci siamo abituati finora a pensarne è sul punto di rivelarsi irrimediabilmente superato. Il progresso scientifico-tecnico che continua a conseguire successi mirabili sul piano, ad esempio, medico-farmacologico è però lo stesso progresso che con la robotica e l’Intelligenza artificiale già oggi minaccia di sconvolgere e annichilire interi universi di senso, modelli di azione, capacità, emozioni, intorno alle quali da millenni è venuto costruendosi la nostra soggettività e insieme il modo d‘essere delle nostre società. Mille segni indicano insomma che vacilla il convincimento finora incontrastato che il progresso tecno-scientifico debba necessariamente dar luogo a una vita più soddisfacente per il maggior numero, vale a dire al progresso sociale, a qualcosa che si possa ancora definire in questo modo. Appare sempre più probabile, all’opposto, che quel progresso sta mettendo capo a un mondo duramente gerarchizzato nelle competenze e nel lavoro, sempre più dominato dall’ineguaglianza, nella sostanza antidemocratico.</p>
<p>Su noi europei in specie incombe un’età della incertezza e forse del pericolo. La denatalità inarrestabile, la dipendenza nel campo dell’energia e di molte materie prime, l’insicurezza strategico-militare e un diffuso senso d’irrilevanza nelle cose del mondo, la crescente difficoltà dei sistemi di welfare e l’aumento delle ineguaglianze, la paralisi nella costruzione politica dell’Ue accompagnata dall’emergere di importanti linee di frattura al suo interno: tutto contribuisce all’indebolire la speranza che il domani sarà migliore dell’oggi. In molti abbiamo la sensazione di un progressivo abbassamento degli standard nell’ambito dell’istruzione, della qualità della vita urbana e delle relazioni sociali, dell’intrattenimento. Anche per chi non crede, infine, è difficile non chiedersi quali e quanti legami con il nostro passato culturale, con il nostro essere emotivo più profondo, sta recidendo la virtuale decristianizzazione del continente, la quale ormai si annuncia insieme al sempre più probabile prevalere in un prossimo futuro di fedi diverse da quella cristiana.</p>
<p>Ma dalla grande massa degli abitanti delle nostre società questo insieme di motivi d’incertezza e di sconvolgimento è ancora vissuto in modo frammentario e parziale, giorno per giorno, senza che se ne riesca ad avere il senso preciso della direzione complessiva. Anche perché il pensiero progressista egemone, pur sostanzialmente messo fuori gioco dalla crisi che sta investendo il suo retroterra, tuttavia ancora riesce a mistificare e occultare la portata di quanto sta accadendo. Ebbene, di fronte al panorama ora descritto il compito primo di un partito conservatore mi sembra che non debba certo essere quello di cercare di riportare in vita istituti e principi ormai morti perché figli di un’altra epoca (questo è semmai il mestiere dei reazionari).</p>
<p>Al contrario, il suo compito dovrebbe essere quello di provare a cambiare la narrazione del presente sottraendolo per l’appunto ai tracciati convenzionali, alle vulgate progressiste, e mostrandone invece la realtà altamente problematica, spesso irrealistica. Mostrando i contenuti negativi, le questioni drammatiche che tale realtà pone già oggi, le conseguenze negative a cui stiamo andando incontro a causa di scelte dettate in passato da un’eccessiva fiducia nelle «magnifiche sorti e progressive». Oggi conservare non vuol dire in alcun modo restaurare alcunché, tornare al passato. Vuol dire invece cambiare il punto di vista sul presente: per conservare un futuro nel quale sia ancora possibile riconoscersi.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/23_aprile_25/i-conservatori-si-occupinodel-futuro-non-passato-e252a844-e392-11ed-89e2-97aae0cbce13.shtml"><em><strong>Corriere della sera</strong></em> </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-visione-del-futuro-che-manca-ai-conservatori/">La visione del futuro che manca ai “conservatori”</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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