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	<title>elezioni europee Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>elezioni europee Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#LaFLEalMassimo &#8211; Europee e cattiva informazione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-europee-e-cattiva-informazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2024 10:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-europee-e-cattiva-informazione/">#LaFLEalMassimo &#8211; Europee e cattiva informazione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/3AiTQ-aag1A" width="928" height="522" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-europee-e-cattiva-informazione/">#LaFLEalMassimo &#8211; Europee e cattiva informazione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Voto e G7</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/voto-e-g7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2024 12:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/voto-e-g7/">Voto e G7</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/OtJzniBsIdM" width="928" height="522" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La chiarezza che manca sull’immunità parlamentare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tutti-come-salis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Feltri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 15:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[ilaria salis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ilaria Salis è stata eletta e presto verrà scarcerata, e la ritengo un’ottima notizia. Vedere una detenuta in catene – a prescindere dall’accusa e dalle idee politiche – dovrebbe ripugnare chiunque, specialmente se accade in un paese europeo e ripetutamente condannato per violazione dei diritti umani (mai quanto l’Italia, comunque). Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tutti-come-salis/">La chiarezza che manca sull’immunità parlamentare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ilaria Salis è stata eletta e presto verrà scarcerata, e la ritengo un’ottima notizia. Vedere una detenuta in catene – a prescindere dall’accusa e dalle idee politiche – dovrebbe ripugnare chiunque, specialmente se accade in un paese europeo e ripetutamente condannato per violazione dei diritti umani (mai quanto l’Italia, comunque). Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono stati bravi e coraggiosi: avessero fallito il quorum, per Salis sarebbe stata una tragedia. Temo però molti ignorino che l’immunità europea è più forte di quella italiana: per l’europarlamentare Salis il processo sarà sospeso e riprenderà soltanto quando non sarà più in carica; per un parlamentare italiano andrebbe avanti, con ritorno in carcere in caso di condanna definitiva. E qui c’è un problema non da poco.</p>
<p>Sia Bonelli sia Fratoianni sono sempre stati fieri avversari dell’immunità parlamentare, o perlomeno dei tentativi di renderla piena com’era prima della riforma del ’93, in pieno giacobinismo da Mani pulite. Ricordo quando un indignato Bonelli minacciò il referendum contro l’ipotesi – avanzata da Silvio Berlusconi e giudicata un odioso maneggio da casta – di un’immunità che portasse alla sospensione dei processi, proprio quello che succede nell’Europarlamento e di cui godrà Salis, grazie a Bonelli.</p>
<p>Però o una legge è buona e vale sempre e per tutti, oppure non è buona e non vale mai per nessuno. E siccome considero Bonelli una persona seria, sono sicuro (quasi sicuro) che domattina, insieme a Fratoianni, depositerà una proposta di legge per reintrodurre in Italia un’immunità piena come quella europea, come quella per Salis.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/rubriche/buongiorno/2024/06/13/news/tutti_come_salis-14387385/"><em><strong> La Stampa</strong></em></a></p>
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		<title>Per Meloni è giunta “l’ora delle decisioni irrevocabili”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-meloni-e-giunta-lora-delle-decisioni-irrevocabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 15:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia ha stravinto a Roma, ma a Bruxelles ha stravinto il Partito popolare europeo: per Giorgia Meloni si avvicina “l’ora delle decisioni irrevocabili”. In termini percentuali, il risultato incassato dal partito del presidente del Consiglio italiano rappresenta un indiscutibile successo: 28,8% contro il 26% delle scorse elezioni politiche. A contare i voti assoluti, però, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia ha stravinto a Roma, ma a Bruxelles ha stravinto il Partito popolare europeo: per Giorgia Meloni si avvicina “l’ora delle decisioni irrevocabili”.</p>
<p>In termini percentuali, il risultato incassato dal partito del presidente del Consiglio italiano rappresenta un indiscutibile successo: 28,8% contro il 26% delle scorse elezioni politiche. A contare i voti assoluti, però, Fratelli d’Italia registra un calo. Alle elezioni politiche di due anni fa, nel proporzionale prese 7 milioni e 300mila voti; alle elezioni europee di ieri si è fermato a poco più di 6 milioni e mezzo di consensi. La bassa affluenza ha dunque aiutato Giorgia Meloni, come decisiva è stata la scelta di candidarsi in prima persona per mobilitare il proprio elettorato.</p>
<p>Il presidente del Consiglio italiano si presenta di conseguenza come il capo di Stato e di governo più forte dell’Unione Europea, in uno scenario di rovine caratterizzato dal flop del presidente francese Macron e del cancelliere tedesco Scholz. Va, dunque, in frantumi l’asse franco-tedesco e si rafforza la possibilità di una vittoria del Rasemblement National alle legislative francesi di fine giugno, propedeutica a un possibile trionfo di Marine Le Pen alle prossime presidenziali. Giorgia Meloni si trova, dunque, a un bivio. Com’era prevedibile, non c’è nessuna possibilità che all’Europarlamento prenda corpo una maggioranza di centrodestra alternativa alla sinistra. Non è possibile per ragioni aritmetiche così come per ragioni politiche. Si va, pertanto, inesorabilmente verso la riedizione di una maggioranza trasversale analoga a quella che cinque anni fa votò Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea. Voto allora descritto da Fratelli d’Italia come un orribile inciucio. Ma allora FdI era all’opposizione, oggi è il maggior partito di governo. Se Giorgia Meloni vorrà dare un senso politico ai consensi ottenuti, non potrà far alto che concorrere all’elezione del nuovo presidente della Commissione assieme al Ppe, vero baricentro dell’alleanza, al Partito socialista europeo, ai liberali e a chi vorrà starci. Poi, se vorrà salvare le apparenze potrà sempre evitare di aderire formalmente alla maggioranza, trincerandosi dietro un voto di benevola astensione.</p>
<p>“L’ora delle decisioni irrevocabili” è dunque giunta, Giorgia Meloni dovrà sporcarsi le mani. E nel farlo dovrà decidere che atteggiamento assumere nei confronti di Marine Le Pen. In Europa si apre una fase nuova, ma come nella vecchia fase i partiti estremisti sono destinati a non toccare palla.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/06/giorgia-meloni-europee-decisioni-irrevocabili-cangini/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-meloni-e-giunta-lora-delle-decisioni-irrevocabili/">Per Meloni è giunta “l’ora delle decisioni irrevocabili”</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Andare a votare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andare-a-votare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 12:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/andare-a-votare/">Andare a votare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/M_pnLS_t4wk" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Perché a Meloni non conviene candidarsi alle europee</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perche-a-meloni-non-conviene-candidarsi-alle-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma siamo sicuri che a Giorgia Meloni converrebbe candidarsi alle elezioni europee del prossimo giugno? Ad oggi, il presidente del Consiglio non ha sciolto la riserva. Chi, tra i suoi fedelissimi, la invita a gettarsi nella mischia elettorale lo fa spinto dall’interesse di partito: con il premier capolista in tutte le circoscrizioni, Fratelli d’Italia confermerebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ma siamo sicuri che a Giorgia Meloni converrebbe candidarsi alle elezioni europee del prossimo giugno? Ad oggi, il presidente del Consiglio non ha sciolto la riserva. Chi, tra i suoi fedelissimi, la invita a gettarsi nella mischia elettorale lo fa spinto dall’interesse di partito: con il premier capolista in tutte le circoscrizioni, Fratelli d’Italia confermerebbe la propria posizione egemonica nella coalizione e raffredderebbe di conseguenza i bollenti spiriti di Matteo Salvini.</p>
<p>Due obiezioni. La prima è che tutti i sondaggi dicono che Fratelli d’Italia stacca la Lega di circa 20 punti percentuali: un distacco tale da non rendere necessario l’impegno in prima persona del leader. La seconda obiezione è di natura politico-diplomatica. C’è da credere che Matteo Salvini imposterà la campagna elettorale della Lega sui canoni identitari di destra e su quelli di un antieuropeismo di maniera. Difficile pensare che Giorgia Meloni avrebbe il coraggio di suonare uno spartito radicalmente diverso. Per un pugno di voti tutt’altro che necessari, perderebbe così l’autorevolezza che si è concretamente guadagnata agli occhi dei partner e delle istituzioni europee e correrebbe il rischio di alimentare la sfiducia dei mercati finanziari.</p>
<p>In campagna elettorale, si sa, ci si fa prendere la mano. Si tende ad esagerare, si strilla, si denuncia. La necessità di competere con gli alleati e di mobilitare la propria base elettorale sospingerebbe fatalmente Giorgia Meloni verso i temi e i toni degli anni trascorsi all’opposizione. Temi e toni opportunamente accantonati con l’assunzione delle responsabilità di governo. Sarebbe un balzo all’indietro, con evidenti ricadute negative sulla credibilità internazionale del presidente del Consiglio italiano e di conseguenza sull’interesse nazionale. Sarebbe un peccato. Di più, sarebbe un errore. E Giorgia Meloni dovrebbe saperlo bene. Gli basterebbe ricordare quello che è stato il suo principale passo falso sulla scena internazionale. Ovvero il suo esplicito sostegno al leader di Vox, Santiago Abascal, uscito a testa bassa dalla recenti elezioni spagnole.</p>
<p>No, a Giorgia Meloni non conviene affatto candidarsi alle elezioni europee. Le conviene volare alto e coltivare un sano aplomb istituzionale. Il premier spagnolo Sanchez è in grave difficoltà, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Sholz attraversano una fase di instabilità politica in patria e usciranno indeboliti dalle elezioni: a Giorgia Maloni basterà evitare passi falsi per accreditarsi come uno dei capi di governo più solidi dell’intera Unione Europea.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/11/giorgia-meloni-europee-candidatura-perche-no/"><strong><em>Formiche.net</em></strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Prepariamoci, le prossime europee saranno le elezioni della storia più inquinate dalla disinformazione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/prepariamoci-le-prossime-europee-saranno-le-elezioni-della-storia-piu-inquinate-dalla-disinformazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 17:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[TikTok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Breve premessa in tre punti essenziali. Punto primo. Da una ricerca realizzata dal Censis due anni fa risulta che un italiano su tre si informa esclusivamente sui social; nel 2021 il trend era in forte crescita, c’è pertanto da credere che la percentuale sfiori oggi il 50%. Punto secondo. Uno studio del Mit di Boston [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Breve premessa in tre punti essenziali. Punto primo. Da una ricerca realizzata dal Censis due anni fa risulta che un italiano su tre si informa esclusivamente sui social; nel 2021 il trend era in forte crescita, c’è pertanto da credere che la percentuale sfiori oggi il 50%. Punto secondo. Uno studio del Mit di Boston ha dimostrato che su Twitter, ma non c’è ragione di ritenere che su Tik Tok o altri social network la percentuale sia inferiore, le notizie false si diffondono sei volte più velocemente delle notizie vere. Punto terzo. Come ha osservato nel lontano 1917 il senatore americano Hiram Johnson, “quando scoppia la guerra, la prima vittima è la verità&#8221;; di guerre guerreggiate ne sono scoppiate due (la prima conseguente l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, la seconda conseguente l’attacco ad Israele da parte di Hamas), mentre la guerra tra il risorgente impero cinese e quel che resta del vecchio impero americano è per il momento contenuta ai livelli commerciali, di intelligence, di propaganda. È quella che gli esperti chiamano guerra “ibrida”.</p>
<p>Non occorre, dunque, disporre di informazioni riservate per prevedere che le prossime elezioni europee saranno le più inquinate dalla disinformazione della storia democratica dei 27 Paesi che fanno parte dell’Ue. Per convincersene, basta unire con spirito critico i tre punti della premessa. Minare la legittimità dei processi democratici e favorire le forze politiche meno affini alla sensibilità europeista ed atlantista sarà, allora, l’obiettivo della propaganda russa, di quella cinese e di quella islamica filo Hamas, per l’occasione unite in un unico fascio legato insieme da interessi strategici comuni.</p>
<p>Grazie ai social, e grazie al progressivo abbandono da parte dei cittadini-elettori delle fonti di informazione per così dire tradizionali, l’opera di disinformazione appare oggi quantomai semplice. Un recente studio dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr) ne ha dimostrato le potenzialità. Nei mesi tra la caduta del governo Draghi e le successive elezioni politiche, gli analisti del Ecfr hanno studiato l’output di 235.428 account su Twitter e ne hanno trovato 1763 insolitamente attivi. Rappresentavano l’1,2% del totale, ma hanno pubblicato il 33,3% di tutte le attività identificate come discussione politica su Twitter in quel periodo. Poco più dell’un per cento dei profili ha determinato oltre il trenta per cento delle conversazioni. Naturalmente, si trattava di profili filo russi e filo cinesi, filo sovranisti e filo grillini, che hanno sistematicamente avvelenato i pozzi dell’informazione con false notizie tese a determinare una forte, fortissima polarizzazione nell’elettorato.</p>
<p>Allora, la questione arabo israeliana non era ancora esplosa. Da quando è esplosa, tutte le agenzie di intelligence riscontrano un’esorbitante crescita sui social della propaganda anti occidentale e pro Hamas. In parte il fenomeno è dovuto all’attività cyber dei gruppi filo russi, filo cinesi e filo islamici. In parte è dovuta alla natura stessa della Rete. L’obiettivo di tutti gli operatori del Web è tenere gli utenti incollati il più a lungo possibile al video dello smartphone. Come? Radicalizzando le discussioni grazie ad una sapiente programmazione degli algoritmi e ad una consistente dose di fake news capaci di alimentare i pregiudizi di ciascuno di noi.</p>
<p>Non è un segreto, è una regola. Regola involontariamente svelata dal proprietario di X, il vecchio Twitter, Elon Musk, che nei giorni scorsi ha suggerito ai propri follower di seguire due siti in particolare per informarsi su quanto stava accadendo in Medio Oriente. Erano due due siti dichiaratamente anti semiti. Quando, travolto dalle polemiche, Musk li ha cancellati, i suoi post erano già stati visualizzati, e si presume introiettati, da 11 milioni di utenti.</p>
<p>Le prossime europee saranno le elezioni più inquinate della Storia, impensabile governare il mondo senza essere prima riusciti a governare la Rete.</p>
<div><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/10/24/news/governare_il_mondo_e_impossibile_se_non_si_governa_il_web-13918015/">Huffington Post</a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Europee, la differenza la retorica e la realtà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/europee-la-differenza-la-retorica-e-la-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 16:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel garbuglio delle dichiarazioni più o meno conflittuali dei leader del centrodestra in vista delle prossime elezioni europee si intravedono almeno due bluff. Il primo è quello di Matteo Salvini. Il leader leghista cerca come meglio può di erodere i consensi di Giorgia Meloni e per farlo dà libero sfogo a quel sentimento antieuropeista che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel garbuglio delle dichiarazioni più o meno conflittuali dei leader del centrodestra in vista delle prossime elezioni europee si intravedono almeno due bluff. Il primo è quello di Matteo Salvini.</p>
<p>Il leader leghista cerca come meglio può di erodere i consensi di Giorgia Meloni e per farlo dà libero sfogo a quel sentimento antieuropeista che fino alle scorse Politiche caratterizzava anche Fratelli d’Italia. È una strategia spregiudicata, che compromette l’immagine dell’Italia come Paese affidabile agli occhi delle istituzioni europee e dei mercati finanziari. Ma quando Salvini invoca una maggioranza organica di centrodestra in Europa analoga a quella che governa l’Italia sa di chiedere l’impossibile. Così come i gollisti francesi non concepiscono alcun accordo politico con il Fronte nazionale di Marine Le Pen, i Cristiano democratici tedeschi non lo concepiscono con i neonazisti di Alternativa per la Germania (AfD). Nel negare tale prospettiva (“con Salvini è senz’altro possibile un’alleanza in Europa, il problema sono a AfD e Le Pen, che sono antieuropeisti”) Antonio Tajani ha dunque detto quel che tutti sanno. Anche Salvini. Il quale si arrocca di conseguenza nel gruppo europeo di Identità e democrazia assieme a Le Pen e AfD senza avere alcuna concreta possibilità di uscirne. Un bluff ai limiti del masochismo politico.</p>
<p>Ma è, tutto sommato, un bluff anche quello di Giorgia Meloni, che teorizza un’alleanza tra il Ppe e i Conservatori fingendo di non sapere che ad oggi tale alleanza non avrebbe i numeri per costituire una maggioranza all’Europarlamento. Come ha ricordato Giovanni Orsina sulla Stampa, a Bruxelles la maggioranza necessaria per eleggere il presidente della Commissione conta infatti 353 europarlamentari, ma per una navigazione politica vagamente serena ne occorrerebbero 400. Se il prossimo anno gli attuali sondaggi verranno confermati dal voto dei cittadini, i Conservatori saranno 83: troppo pochi per dar vita ad un’alleanza di governo con i soli popolari (la somma dei due partiti darebbe 248 parlamentari) senza Identità e democrazia. Ad oggi, pertanto, una coalizione su modello di quella che nel 2019 elesse Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea appare l’unica prospettiva realistica, dal momento che i socialisti vengono accreditati dai sondaggi di ben 142 parlamentari.</p>
<p>È dunque cominciata la campagna elettorale per le europee. È cominciata con due bluff e con un conflitto interno alla maggioranza che può forse fare l’interesse di questo o quel leader, ma che ci certo non fa l’interesse dell’Italia.</p>
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