<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>concorrenza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/concorrenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/concorrenza/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Feb 2025 11:37:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>concorrenza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/concorrenza/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Produzione industriale in calo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/produzione-industriale-in-calo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 13:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[politica industriale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=82600</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/produzione-industriale-in-calo/">Produzione industriale in calo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="914" height="514" src="https://www.youtube.com/embed/mjoKtpDnIF4" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/produzione-industriale-in-calo/">Produzione industriale in calo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non si parla di Pil</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-si-parla-di-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 13:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=82549</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-si-parla-di-pil/">Non si parla di Pil</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="914" height="514" src="https://www.youtube.com/embed/gGfBogmzgBo" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-si-parla-di-pil/">Non si parla di Pil</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I benefici della concorrenza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-benefici-della-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[stabilimenti balneari]]></category>
		<category><![CDATA[taxi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=79455</guid>

					<description><![CDATA[<p>La concorrenza è lo spirito vitale di un’economia libera. Ma non è uno stato di natura, è una costruzione artificiale che va mantenuta in piedi istante per istante dal potere pubblico, per il benessere collettivo. Questa verità elementare è stata negletta in Italia per molto tempo: una legge e un’Autorità anti monopolistiche furono introdotte nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-benefici-della-concorrenza/">I benefici della concorrenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La concorrenza è lo spirito vitale di un’economia libera. Ma non è uno stato di natura, è una costruzione artificiale che va mantenuta in piedi istante per istante dal potere pubblico, per il benessere collettivo. Questa verità elementare è stata negletta in Italia per molto tempo: una legge e un’Autorità anti monopolistiche furono introdotte nel nostro paese soltanto nel 1990, con grave ritardo rispetto agli altri paesi avanzati. Perché da noi l’ordinamento giuridico, la cultura (prevalentemente) umanistica, i costumi sociali, gran parte delle forze politiche, tutto ha congiurato per alimentare una sorda diffidenza verso le istituzioni dell’economia di mercato. L’avversione è stata generale, è andata ben oltre la noncuranza verso la concorrenza. Un’economia di mercato, anche quando inclina pericolosamente verso i monopoli, è fondamentalmente privata, mentre in Italia le preferenze politiche e sociali sono a lungo andate sia verso una forte presenza dello stato nei soggetti produttori (imprese pubbliche), sia verso politiche di sussidio di soggetti privati, cioè politiche industriali verticali, a favore di specifici settori o aziende.</p>
<p>Tutto questo almeno fino agli anni Novanta del secolo scorso, allorché la trasformazione del sistema politico, in Italia, e l’affermarsi di linee di pensiero liberiste in economia, nel mondo, portarono a diffondere due slogan, che divennero rapidamente dei mantra: evviva le privatizzazioni, abbasso le politiche industriali. Dunque, prima facie, evviva la concorrenza, quella vera, quella fra produttori privati, senza intromissioni pubbliche, se non di tutela regolamentare della concorrenza stessa.</p>
<p>Da allora sono passati circa trent’anni, in cui hanno convissuto in Italia occasionali furori ideologici di teorici del libero mercato, fomentati anche dalla Commissione europea e che trovavano echi in alcuni apparati pubblici, con pratiche normative e politiche pervicacemente ostili alla concorrenza. Entrambi gli atteggiamenti hanno prodotto danni. Ad esempio, la difesa acritica, a oltranza, della concorrenza ha riguardato anche settori merceologici ad alta intensità di investimenti, i quali richiedono ingenti risorse e tempi lunghi di realizzazione. In quei settori è stato imposto per regolamento un livello così alto di concorrenza, e conseguentemente un livello così basso di prezzi, da disincentivare le imprese a programmare gli investimenti necessari a far avanzare tecnologicamente tutto il settore, con ciò danneggiando stabilmente i consumatori del futuro per far ottenere un effimero vantaggio ai consumatori del presente. Questo è avvenuto in tutta Europa, e particolarmente in Italia, nel caso delle telecomunicazioni, un caso estesamente citato da Mario Draghi nel discorso a La Hulpe con cui un mese fa ha anticipato i contenuti del rapporto sulla competitività europea da lui coordinato e che sarà presentato in giugno.</p>
<p>Non solo. La fatwa contro la politica industriale ha colpito a lungo anche interventi pubblici di sostegno di attività svolgibili da tutte le imprese, di qualunque settore, come la ricerca di tecnologie innovative e la formazione continua dei propri dipendenti, o di promozione della stessa concorrenza. Politiche cosiddette orizzontali, meritevoli. Il rigetto delle politiche verticali si basava e si basa sull’ovvia constatazione che un burocrate pubblico, un politico, ne sanno sicuramente di meno di un imprenditore che vive nel mercato su quali possano i settori produttivi più promettenti. Infatti sono stati commessi in passato errori madornali, prevalentemente dovuti a un’interpretazione clientelare della politica industriale. Ma non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca.</p>
<p>Il secondo tipo di atteggiamento, l’ostilità verso la concorrenza, è quello che, ad esempio, tuttora impedisce da noi la liberalizzazione di molti servizi. Il problema è profondo. La platea dei consumatori quasi coincide con quella dell’elettorato, dunque favorirli tutelando quella concorrenza che terrà bassi i prezzi dovrebbe essere nell’interesse di qualunque forza politica. Tuttavia il consumatore medio è vittima di un’illusione cognitiva, non attribuisce meriti a un governo che genericamente sostenga la concorrenza, perché la connessione col proprio interesse è troppo indiretta e non la riconosce; mentre applaude a chi, ad esempio, protegge i posti di lavoro, magari stavolta non il suo, ma non si sa mai in futuro. Stabilire nell’economia il giusto livello di concorrenza, evitando sia eccessi dottrinari sia collusioni demagogiche con questo o quel settore produttivo, è la strada maestra che conduce allo sviluppo.</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2024/05/25/news/la-concorrenza-spiegata-ai-bambini-una-storia-italiana-di-ritardi-e-opportunita--6566166/"><strong><em>Il Foglio</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-benefici-della-concorrenza/">I benefici della concorrenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attualità dei precetti einaudiani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/attualita-dei-precetti-einaudiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Mingardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 18:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[anno einaudiano]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=78454</guid>

					<description><![CDATA[<p>Domenica cadono i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi. Nei mesi scorsi, il governo è stato generoso nel celebrare ricorrenze e anniversari. Ma il primo presidente della Repubblica eletto dal Parlamento non ha bisogno di targhe. A Einaudi forse piacerebbe, e al Paese gioverebbe, che un po’ di spirito «einaudiano» permeasse invece le politica pubbliche. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/attualita-dei-precetti-einaudiani/">Attualità dei precetti einaudiani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica cadono i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi. Nei mesi scorsi, il governo è stato generoso nel celebrare ricorrenze e anniversari. Ma il primo presidente della Repubblica eletto dal Parlamento non ha bisogno di targhe. A Einaudi forse piacerebbe, e al Paese gioverebbe, che un po’ di spirito «einaudiano» permeasse invece le politica pubbliche. Due esempi. Einaudi si batteva per togliere «qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuole».</p>
<p>Il valore legale trae «in inganno i diplomati medesimi» e alimenta l’ossessione per il titolo di «dottore», uso «spagnolesco» buono per considerarsi a vicenda «cavalieri borghesi». Il privato il valore legale l’ha già abolito, sa bene che i laureati non sono tutti uguali.</p>
<p>La finzione regge solo nell’amministrazione pubblica, peggiorandone le prassi di reclutamento. Il valore legale non si supera con un tratto di penna, ma cambiando le procedure, evitando di inquadrare professioni e mestieri in schemi corporativi, riconoscendo nel modo più efficace i diplomi di altri Paesi. Al Quirinale, Einaudi riscrisse di suo pugno un bando di concorso per i dipendenti del suo segretario, per smussare come poteva il requisito della laurea.</p>
<p>Il Presidente avrebbe voluto che l’art. 41 della Costituzione stabilisse che «la legge non è strumento di formazione di monopoli economici». Norme e cultura sono strumenti alternativi: le une servono dove manca l’altra. Il centrodestra può abbracciare una cultura di governo in cui, se non altro, non si usi la legge per restringere la concorrenza? La logica è la stessa del superamento del valore dei titoli. Viva la vita «disordinata, affannosa, antidisciplinata», è l’unica che può produrre innovazione a vantaggio delle generazioni future.</p>
<p>La concorrenza risponde a domande alle quali le risposte non sono già note. Era vero nel mondo di Einaudi, lo è a maggior ragione oggi che «conoscenza» e «capitale umano» sono sulla bocca di tutti.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/24_marzo_20/le-idee-di-einaudi-su-lauree-e-concorrenza-a7092052-8b7d-4c5f-83cd-c2641e6f9xlk.shtml"><em><strong>Corriere della Sera</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/attualita-dei-precetti-einaudiani/">Attualità dei precetti einaudiani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 105: Debito Pubblico e Concorrenza Sleale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-105-debito-pubblico-e-concorrenza-sleale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 11:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=76248</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oltre un anno questa rubrica si apre ricordando l’invasione operata dalla Russia ai danni del popolo Ucraino e precisando che le ragioni di chi ha a cuore la libertà individuale e la democrazia possono stare solo dalla parte del popolo invaso. A questo va aggiunto un pensiero sul conflitto in corso sulla striscia di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-105-debito-pubblico-e-concorrenza-sleale/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 105: Debito Pubblico e Concorrenza Sleale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da oltre un anno questa rubrica si apre ricordando l’invasione operata dalla Russia ai danni del popolo Ucraino e precisando che le ragioni di chi ha a cuore la libertà individuale e la democrazia possono stare solo dalla parte del popolo invaso. A questo va aggiunto un pensiero sul conflitto in corso sulla striscia di Gaza e l’augurio che le ostilità possano cessare in tempi brevi e con il minor numero possibile di vittime.</p>
<p>Venendo alle vicende e vicissitudini del nostro paese registriamo che lo stato italiano, che si caratterizza da tempo per un azione invadente e invasiva nel tessuto economico e sociale, ha ventilato di recente una nuova e fantasiosa distorsione dei meccanismi di mercato esentando i Buoni Poliennali del Tesoro dal calcolo dell’ ISEE.</p>
<p>Il governo italiano che già concorre con le aziende private nella raccolta del risparmio ed esercita una concorrenza sleale in virtù della fiscalità agevolata di cui beneficiano i titoli di stato ha quindi deciso che il possesso di BTP non costituisce un indicatore di ricchezza da tenere in considerazione ai fini delle valutazioni per l’accesso a prestazioni sociali agevolate.</p>
<p>Nel merito si tratta di una mera propaganda e marketing elettorale perché è difficile immaginare che una misura di questo genere possa in qualche modo incidere in modo significativo sulle scelte di risparmio degli italiani. Quello che va evidenziato è che ancora una volta la politica, nel tentativo di comprare il consenso degli elettori non esita a introdurre l’ennesimo elemento di distorsione sui mercati.</p>
<p>Dunque lo stato che invade costantemente la vita dei cittadini e delle imprese e che esercita una concorrenza sleale nei confronti di queste ultime in merito alla raccolta del risparmio dopo aver toccato il fondo ha deciso di iniziare a scavare con la proposta di esentare i BTP dal calcolo ISEE</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/mqFsy3J5Pik?si=2tDktlLBxkkiuI75" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-105-debito-pubblico-e-concorrenza-sleale/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 105: Debito Pubblico e Concorrenza Sleale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Idee draghiane di competitivà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/idee-draghiane-di-competitiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Draghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 16:56:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=75681</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ieri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della relazione sullo stato dell’Unione del 2023, ha comunicato di aver chiesto all’ex presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, un report sulla competitività. “Tre sfide – lavoro, inflazione e ambiente commerciale – arrivano in un momento in cui chiediamo anche all’industria di guidare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/idee-draghiane-di-competitiva/">Idee draghiane di competitivà</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della relazione sullo stato dell’Unione del 2023, ha comunicato di aver chiesto all’ex presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, un report sulla competitività. “Tre sfide – lavoro, inflazione e ambiente commerciale – arrivano in un momento in cui chiediamo anche all’industria di guidare la transizione pulita. Dobbiamo quindi guardare avanti e stabilire come rimanere competitivi mentre lo facciamo. Per questo motivo – ha detto Ursula – ho chiesto a Mario Draghi, una delle grandi menti economiche europee, di preparare un rapporto sul futuro della competitività europea”. Qui di seguito alcune chicche del pensiero draghiano sulla competitività. E su cosa significhi, per la politica, lavorare per avere un mondo dominato da più innovazione, più integrazione europea e più concorrenza.</p>
<p>L’area dell’euro si è basata fortemente sull’idea che il processo di integrazione stesso avrebbe creato gli incentivi per perseguire politiche solide. In presenza di una maggiore concorrenza attraverso il mercato unico e dell’impossibilità di svalutazioni, i governi sarebbero stati costretti ad affrontare i problemi strutturali di lungo periodo e ad assicurare la sostenibilità del bilancio. Se questo non è avvenuto è in parte perché il processo di realizzazione del mercato unico si è arrestato. Ma anche perché mancavano istituzioni fondamentali a livello di area dell’euro. Non avevamo un sistema comune di vigilanza bancaria per monitorare i flussi finanziari, situazione che in alcuni paesi ha consentito di celare le sempre maggiori perdite di competitività con una crescita non sostenibile trainata dal settore finanziario. E per le politiche economiche e di bilancio avevamo solo un processo decisionale comune debole. Sono stati compiuti molti passi importanti per porre rimedio a queste difficoltà, in particolare la realizzazione dell’unione bancaria”.</p>
<p>“Il mercato unico è visto non di rado come una semplice trasposizione del processo di globalizzazione a cui nel tempo è stata tolta persino la flessibilità dei cambi. Non è così. La globalizzazione ha complessivamente accresciuto il benessere in tutte le economie, soprattutto di quelle emergenti, ma è oggi chiaro che le regole che ne hanno accompagnato la diffusione non sono state sufficienti a impedirne profonde distorsioni”.</p>
<p>“L’apertura dei mercati, senza regole, ha accresciuto la percezione di insicurezza delle persone particolarmente esposte alla più forte concorrenza, ha accentuato in esse il senso di essere state lasciate indietro in un mondo in cui le grandi ricchezze prodotte si concentravano in poche mani. Il mercato interno, invece, sin dall’inizio è stato concepito come un progetto in cui l’obiettivo di cogliere i frutti dell’apertura delle economie era strettamente legato a quello di attutirne i costi per i più deboli, di promuovere la crescita, ma proteggendo i cittadini europei dalle ingiustizie del libero mercato. Questa era senza dubbio anche la visione di Delors, l’architetto del mercato interno”.</p>
<p>“Gli ostacoli agli investimenti in Italia risiedono anche nella complessità e nella lentezza della Giustizia. Quest’ultimo aspetto mina la competitività delle imprese e la propensione a investire nel paese: il suo superamento impone azioni decise per aumentare la trasparenza e la prevedibilità della durata dei procedimenti civili e penali. La lentezza dei processi, seppur ridottasi, è ancora eccessiva e deve essere maggiormente contenuta con interventi di riforma processuale e ordinamentale. A questi fini è necessario anche potenziare le risorse umane e le dotazioni strumentali e tecnologiche dell’intero sistema giudiziario”.</p>
<p>“Basso numero di ricercatori e perdita di talenti. Una barriera importante allo sviluppo e alla competitività del sistema economico è rappresentata dalla limitata disponibilità di competenze, con un numero di ricercatori pubblici e privati più basso rispetto alla media degli altri paesi avanzati (il numero di ricercatori per persone attive occupate dalle imprese è pari solo alla metà della media Ue: 2,3 per cento contro 4,3 per cento nel 2017). Diventa, pertanto, necessario frenare la perdita, consistente e duratura, di talento scientifico tecnico, soprattutto giovani, recuperando il ritardo rispetto alle performance di altri paesi”.</p>
<p>“Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza. La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale. La Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella loro indipendenza istituzionale, svolgono un ruolo efficace nell’accertare e nel sanzionare cartelli tra imprese, abusi di posizione dominante e fusioni o acquisizioni di controllo che ostacolano sensibilmente il gioco competitivo. Il governo s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza e ad approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti. Il governo si impegna inoltre a mitigare gli effetti negativi prodotti da queste misure e a rafforzare i meccanismi di regolamentazione. Quanto più si incoraggia la concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale”.</p>
<p>“La tutela e la promozione della concorrenza – principi-cardine dell’ordinamento dell’Unione europea – sono fattori essenziali per favorire l’efficienza e la crescita economica e per garantire la ripresa dopo la pandemia. Possono anche contribuire a una maggiore giustizia sociale. La concorrenza è idonea ad abbassare i prezzi e ad aumentare la qualità dei beni e dei servizi: quando interviene in mercati come quelli dei farmaci o dei trasporti pubblici, i suoi effetti sono idonei a favorire una più consistente eguaglianza sostanziale e una più solida coesione sociale”.</p>
<p>“Protagonisti della tutela e della promozione della concorrenza sono la Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Ma la concorrenza si tutela e si promuove anche con la revisione di norme di legge o di regolamento che ostacolano il gioco competitivo. Sotto quest’ultimo profilo, si rende necessaria una continuativa e sistematica opera di abrogazione e/o modifica di norme anticoncorrenziali. Questo è il fine della legge annuale per il mercato e la concorrenza”.</p>
<p>“Le misure che accrescono il grado di concorrenza nei mercati favoriscono maggiori investimenti e maggiore competitività tra le imprese. Attrarre investimenti e rendere i mercati più concorrenziali significa innanzitutto mettere le imprese in condizione di competere in termini di qualità dei prodotti, ma anche in termini di costi, spesso motivo rilevante di delocalizzazione. Un secondo effetto è incentivare la creazione di nuove imprese grazie ad un ambiente economico più attrattivo. Il grado di concorrenza può essere sinteticamente misurato dell’Indice di regolamentazione del mercato dei prodotti (Pmr) sviluppato dall’Ocse47. Sulla base di questo indicatore, l’Italia ha una qualità della regolamentazione in linea con la media dei Paesi Ocse, ma risulta meno competitiva se confrontata con Spagna e Germania, due dei principali concorrenti del paese sui mercati. Miglioramenti del Pmr, quindi maggiori livelli di concorrenza, sono correlati ad una più efficiente allocazione delle risorse, minori margini di profitto (quindi prezzi più bassi per i prodotti consumati dalle famiglie) e maggiori investimenti”.</p>
<p>“In Italia, la riforma della concorrenza serve a promuovere la crescita, ridurre le rendite, favorire investimenti e occupazione. Con questo spirito abbiamo approvato norme per rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati, alla tutela dei consumatori. La riforma tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari. Il disegno di legge deve essere approvato prima della pausa estiva, per consentire entro la fine dell’anno l’ulteriore approvazione dei decreti delegati, come previsto dal Pnrr. Ora c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’esecutivo – non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo”.</p>
<p>“Il progresso dell’efficienza è ostacolato da una struttura sbilanciata nella dimensione d’impresa, poco compatibile con i nuovi paradigmi tecnologici e competitivi. Vi si associa una specializzazione settoriale ancora eccessivamente orientata alle produzioni più tradizionali. Rimuovere gli ostacoli alla crescita delle imprese è condizione necessaria per cogliere le occasioni offerte dalla globalizzazione dei mercati e per stimolare una diffusione ampia e sistematica di innovazioni nell’organizzazione aziendale, nei processi produttivi, nella gamma dei prodotti. E’ questa la via per recuperare competitività internazionale e rilanciare lo sviluppo”.</p>
<p>“La difesa della competitività, in Europa, attraverso la svalutazione del cambio, che peraltro alleviava solo temporaneamente gli effetti di un differenziale di produttività, è divenuta impossibile. Non vi è alternativa se non tra l’incremento del prodotto per ora lavorata e il contenimento dei redditi nominali. Alla lunga solo il progresso della produttività genera benessere economico”.</p>
<p>“Dalla metà dello scorso decennio la produttività del lavoro aumenta in Italia di un punto percentuale l’anno meno che nella media dei paesi dell’Ocse. Questo fenomeno è alla radice della crisi di crescita e di competitività che il paese vive. Il rapido aumento dell’occupazione degli ultimi anni, favorito dalla moderazione salariale, dalla legalizzazione di parte dell’immigrazione, dalle riforme del mercato del lavoro, ha portato a un fisiologico e atteso rallentamento nella dinamica della produttività”.</p>
<p>“L’intensificazione della concorrenza, l’ampliamento dello spazio per l’esplicarsi dei meccanismi di mercato sono necessari al rilancio produttivo e complementari a scelte di equità. La concorrenza costituisce il miglior agente di giustizia sociale in un’economia, in una società, come quella italiana, nella cui storia è ricorrente il privilegio di pochi fondato sulla protezione dello stato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2023/09/14/news/a-strasburgo-von-der-leyen-comunica-la-richiesta-a-mario-draghi-di-un-report-sulla-competitivita--5673418/"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/idee-draghiane-di-competitiva/">Idee draghiane di competitivà</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal monopolio alla concorrenza, la rivoluzione culturale del centrodestra sui tassisti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dal-monopolio-alla-concorrenza-la-rivoluzione-culturale-del-centrodestra-sui-tassisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 16:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[monopolio]]></category>
		<category><![CDATA[salvini]]></category>
		<category><![CDATA[taxi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=75106</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un anno, è passato solo un anno. Lo scorso 13 luglio, i Palazzi della politica al centro di Roma erano blindati, la celere schierata, il traffico deviato. Esplodevano le bombe carta, lo sbuffo dei fumogeni tingeva l’aria di rosso mentre una folla di tassisti cingeva d’assedio il Senato della Repubblica. Ad arringarli, il senatore Matteo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dal-monopolio-alla-concorrenza-la-rivoluzione-culturale-del-centrodestra-sui-tassisti/">Dal monopolio alla concorrenza, la rivoluzione culturale del centrodestra sui tassisti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno, è passato solo un anno. Lo scorso 13 luglio, i Palazzi della politica al centro di Roma erano blindati, la celere schierata, il traffico deviato. Esplodevano le bombe carta, lo sbuffo dei fumogeni tingeva l’aria di rosso mentre una folla di tassisti cingeva d’assedio il Senato della Repubblica. Ad arringarli, il senatore Matteo Salvini: “C’è qualcuno che a Palazzo Chigi mal consiglia Mario Draghi. In un momento economico planetario come questo, perché infilare 40.000 lavoratori in un decreto senza nessuna motivazione?”. In piazza, Salvini era schierato senza se e senza ma dalla parte dei tassisti, mentre nelle commissioni i parlamentari della Lega chiedevano (e ottenevano) lo stralcio dell’articolo 10 del decreto Concorrenza, quello che prevedeva la liberalizzazione del settore. Salvini non era solo. Chi più chi meno, leader e parlamentari del centrodestra erano (come sempre) graniticamente schierati al fianco dei conducenti di auto pubbliche.</p>
<p>Ebbene, par di capire che molto sia cambiato. Sembra che le responsabilità implicite nella funzione di governo abbiano determinato una vera e propria rivoluzione culturale tra i ranghi del centrodestra. Decisive sono state le file di turisti davanti alle stazioni ferroviarie in attesa di taxi che non arrivano.</p>
<p>“Servono più auto in strada da subito”, ha infatti scandito ieri Matteo Salvini dismessa la felpa del leader di lotta e di governo e indossata la grisaglia del ministro dei Trasporti. Cartina di tornasole dell’avvenuto mutamento, il Giornale. All’indomani della rumorosa manifestazione dello scorso 13 luglio, il quotidiano della famiglia Berlusconi dava conto della cronaca (“I tassisti assediano Palazzo Chigi”, era il titolo dell’articolo), ma evitava con cura di esprimere commenti. Oggi, invece, il Giornale pubblica nella collocazione più nobile, quella dell’editoriale, un sacrosanto commento di Vittorio Macioce che, sotto il titolo “Tassisti, l’estate della sconfitta”, non lascia margine al dubbio. Alcuni passaggi: “Le richieste sono tante e i taxi sono pochi&#8230; La domanda non incontra l’offerta&#8230; I taxi in Italia sono un servizio pubblico al tracollo… Se i taxi sono pochi perché non si aumentano le licenze? Perché non si fanno più turni? Troppo facile. C’è sempre un alibi, una paura, un disinteresse, una ragione in più per aspettare che il caos si spenga… Dopo anni è arrivato il momento… Si è andati oltre il limite&#8230; Non si può fare finta di nulla”.</p>
<p>Dalla tutela del monopolio alla tutela della concorrenza; dalla difesa della corporazione alla difesa del consumatore: la rivoluzione culturale del centrodestra è in atto e se il ministro Salvini si mostrerà coerente con l’annuncio fatto, sarà il caso di dire meglio tardi che mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/07/taxi-rivoluzione-culturale-centrodestra/"><em><strong>Formiche</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dal-monopolio-alla-concorrenza-la-rivoluzione-culturale-del-centrodestra-sui-tassisti/">Dal monopolio alla concorrenza, la rivoluzione culturale del centrodestra sui tassisti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Taxiiiii</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/taxiiiii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 14:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[licenze]]></category>
		<category><![CDATA[taxi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=74328</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sola cosa che otterranno è l’allargarsi dell’illegalità e dell’evasione fiscale. L’assurdo blocco del mercato dei taxi – assieme all’insabbiata questione dei balneari – resterà negli annali quale esempio d’impoverimento collettivo e distorcimento del mercato, indotto da piccole corporazioni agguerrite e da forze politiche vili. Plurale senza confini di maggioranza e opposizione visto che, nella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/taxiiiii/">Taxiiiii</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sola cosa che otterranno è l’allargarsi dell’illegalità e dell’evasione fiscale. L’assurdo blocco del mercato dei taxi – assieme all’insabbiata questione dei balneari – resterà negli annali quale esempio d’impoverimento collettivo e distorcimento del mercato, indotto da piccole corporazioni agguerrite e da forze politiche vili. Plurale senza confini di maggioranza e opposizione visto che, nella scorsa legislatura, a stralciare i taxi dalla legge sulla concorrenza furono la destra e la sinistra, unite contro quanto era stato predisposto dal governo Draghi (di cui pure erano parte).</p>
<p>Il taxi non si può più prenotare e non si trovano vetture libere, non presso villaggi sperduti ma direttamente a Piazza San Babila a Milano e a Piazza di Spagna a Roma. Presso stazioni e aeroporti le file comportano un tempo di percorrenza terrestre di pochi chilometri largamente superiore a quello impiegato per volare da una città all’altra. Il risultato non è che i tassisti guadagnino di più, ma che s’impedisce la concorrenza accrescendo l’offerta con macchine che si muovono in un mercato parallelo, spesso amministrato dai singoli tassisti (al cliente danno il numero di cellulare e quando un taxi non si trova mandano un amico). Tutto in rigorosa assenza di licenze e tassametro, con conseguente evasione fiscale.</p>
<p>Non assegnare nuove licenze porta al commercio illegale delle esistenti. Illegale perché mascherato da cessione – magari a cooperative – e perché non adeguatamente fiscalizzato. Le cifre di cui si parla, nel mercato reale, sono inoltre incompatibili con i redditi dichiarati da un tassista: chi è il matto che paga una licenza quanto l’incasso di dieci anni? Dice il ministro del Turismo che la faccenda riguarda i Comuni. Bisognerebbe chiederle perché mai, allora, era nella legge sulla concorrenza ed è stata stralciata per essere poi abbandonata al nulla. O se crede che siano i Comuni a dovere fare i decreti attuativi relativi alla legge del 2019, mai fatti.</p>
<p>Lo spettro qual è, Uber? A parte il fatto che alcune grosse cooperative di tassisti hanno già fatto un accordo con Uber – sicché non si può dire neanche per scherzo che sia contro i tassisti, semmai invisa ad alcuni – il modello secondo cui il pagamento avviene automaticamente e con carta di credito già registrata dovrebbe comunque essere sostenuto da un governo che volesse contrastare l’evasione fiscale, magari ricordandosi di mostrarsi solidale con i contribuenti onesti, a partire dal tassista di Bologna che ha raccontato come altri evadono e s’è ritrovato con le ruote tagliate. Ove il governo, naturalmente, non si consideri un esattore di pizzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La Ragione</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/taxiiiii/">Taxiiiii</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Concorrenza, i rischi della disunità europea</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/concorrenza-i-rischi-della-disunita-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Cerretelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2023 14:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Inflation Reduction Act]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=62619</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra Stati Uniti ed Europa è colossale la posta in gioco sull’IRA, l’Inflation Reduction Act americano in vigore dal 1° marzo, almeno quanto quella sulla guerra d’Ucraina. In ballo, le nuove fondamenta verdi e digitali dell’industria del futuro. Tra meno di un mese sarà operativo il piano Usa da 369miliardi di sovvenzioni, per finanziare la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/concorrenza-i-rischi-della-disunita-europea/">Concorrenza, i rischi della disunità europea</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra Stati Uniti ed Europa è colossale la posta in gioco sull’IRA, l’<em>Inflation Reduction Act</em> americano in vigore dal 1° marzo, almeno quanto quella sulla guerra d’Ucraina. In ballo, le nuove fondamenta verdi e digitali dell’industria del futuro. Tra meno di un mese sarà operativo il piano Usa da 369miliardi di sovvenzioni, per finanziare la corsa all’industria verde senza esclusione di colpi, compreso il drenaggio di capitali Ue. L’Europa vuole scongiurare la guerra dei sussidi, la propria deindustrializzazione, un conflitto commerciale e procurare nuovo futuro e non lenta agonia alla sua industria. Logica avrebbe quindi voluto che la missione di oggi a Washington fosse stata di statura europea o che, in formato ridotto, includesse almeno l’Italia, con una produzione manifatturiera seconda nell’Ue solo a quella tedesca. Invece a discutere con gli Stati Uniti di interessi europei collettivi davvero vitali, è andato il tandem franco-tedesco, i ministri delle Finanze Bruno Le Maire e tedesco Robert Habeck.</p>
<p>In fondo c’è da rallegrarsi che, malgrado i pesanti danni che rischia di infliggere all’intera industria europea, l’IRA almeno un successo europeo l’abbia ottenuto, rappezzando i cocci del dialogo in panne tra Parigi e Berlino. Sarebbe un’ottima notizia per l’Unione impegnata in un durissimo negoziato con gli Usa se non ci fosse il sospetto che, a tacitare i malumori reciproci, più che la forza del superiore interesse collettivo sia stata l’ansia di tutelare i rispettivi interessi industriali nazionali. Storie vecchie ma solo in parte. Perché il duo non gioca in casa ma a Washington: e i Trattati Ue affidano le politiche della concorrenza e commerciale a Bruxelles, non a Berlino o Parigi. Perché, peggio, da quando il codice Ue degli aiuti di Stato è stato ammorbidito con il Covid prima, la guerra ucraina poi e a breve l’IRA, Francia e Germania hanno sovvenzionato le rispettive economie e industrie con ben il 77% del totale degli aiuti autorizzati da Bruxelles.</p>
<p>Con l’IRA saranno ancora più soft, per la pressione franco-tedesca, le nuove regole presentate dalla Commissione che saranno discusse a 27 dal vertice di dopodomani e approvate a fine marzo. Per ora hanno l’impronta della legge del più forte, di chi ha e vuole usare la sua maggiore potenza di fuoco finanziaria a scapito di chi non ce l’ha. Ma, senza il contrappeso di un Fondo Sovrano europeo per ridurre i divari intra-Ue, andrà in pezzi il mercato unico indispensabile all’industria europea per reggere alla concorrenza di Stati Uniti e Cina. Quando si fa protezionismo in casa, che si possa poi condannare quello altrui e anche negoziarci sopra, è un esercizio spudorato che toglie credibilità all’Europa e ai suoi pesi massimi. Sarà rissa al vertice di Bruxelles, 25contro 2, un altro miracolo dell’IRA. Senza un serio riequilibrio delle regole sugli aiuti però sarà l’Europa a perdere. E non è detto che vinceranno le industrie tedesche e francesi.</p>
<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/"><em><strong>Il Sole 24 Ore</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/concorrenza-i-rischi-della-disunita-europea/">Concorrenza, i rischi della disunità europea</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ddl concorrenza, Mario Draghi contro i monopoli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ddl-concorrenza-draghi-contro-monopoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 08:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=56981</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il disegno di legge presentato dal governo, se attuato, rappresenta una svolta. Ma i partiti vogliono depotenziare la norma. Chi vede minacciata la propria rendita di posizione fa di tutto per difendere il privilegio Il disegno di legge sulla concorrenza recentemente presentato dal governo Draghi non è perfetto ma contiene una serie di spunti importanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ddl-concorrenza-draghi-contro-monopoli/">Ddl concorrenza, Mario Draghi contro i monopoli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il disegno di legge presentato dal governo, se attuato, rappresenta una svolta. Ma i partiti vogliono depotenziare la norma. Chi vede minacciata la propria rendita di posizione fa di tutto per difendere il privilegio</h3>
<p>Il disegno di legge sulla concorrenza recentemente presentato dal governo Draghi non è perfetto ma contiene una serie di spunti importanti che se attuati appieno potrebbero rappresentare una svolta. E infatti i partiti politici, sforniti di cultura economica, aggrappati a posizioni di potere e ostaggio delle pressioni delle lobby, affilano le armi per depotenziare la norma.</p>
<p>In Commissione Industria al Senato sono già stati depositati più di mille emendamenti con lo scopo di stralciare dalla liberalizzazione settori come il trasporto, (proteggendo, tra l&#8217;altro, i soliti taxi) o di estromettere l&#8217;Autorità Antitrust dal suo ruolo di censore delle pratiche degli enti locali che non fanno affidamento al mercato o di esimere il commercio ambulante dalle prescrizioni liberalizzatrici derivanti della direttiva europea.</p>
<p>Questo atteggiamento della politica viene da lontano e lo possiamo ripercorrere nel libro di Alberto Saravalle e Carlo Stagnaro, l&#8217;uno giurista e l&#8217;altro economista, entrambi con esperienze di coinvolgimento diretto nei processi decisori pubblici, il cui appropriato titolo è <em>Molte riforme per nulla</em>.</p>
<p>Fin dai tempi dell&#8217;Assemblea Costituente, la posizione moderna di Luigi Einaudi che avrebbe voluto introdurre nella nostra Carta fondamentale il principio che &#8220;la legge non è strumento di formazione di monopoli economici&#8221; risultò sconfitta dalle prevalenti visioni di comunisti, socialisti e democristiani.</p>
<p>Nel corso degli anni successivi poi, non solo si assistette a un espandersi della mano pubblica all&#8217;interno dell&#8217;economia, ma si vennero a creare numerosi monopoli (si pensi all&#8217;energia elettrica o alla televisione o ai trasporti) con la giustificazione dell&#8217;interesse pubblico e del &#8220;monopolio naturale&#8221;.</p>
<p>Il corso degli eventi sembrò mutare negli anni &#8217;90 quando venne approvata una dignitosa legge Antitrust ricalcata sulla normativa europea, cominciarono a essere recepite le direttive Ue sulle liberalizzazioni in vari settori (telefonia, energia, gas, poste, trasporti) e, prima nel 1998 e poi nel 2007, l&#8217;allora ministro dell&#8217;Industria Bersani fece approvare quelle che passarono alla cronaca politica come le &#8220;lenzuolate&#8221;.</p>
<p>Alcune erano in realtà provvedimenti pro-consumatori che, fanno notare Saravalle e Stagnaro, avevano conseguenze non pro-competitive. Altre misure, però, relative al commercio e alle professioni ebbero un impatto favorevole alla concorrenza. Seguirono i tentativi del governo Monti con il Decreto Cresci Italia e del governo Renzi, con la rediviva Legge annuale (di nome ma non di fatto) sulla concorrenza, approvata nel 2017.</p>
<p>Ognuna di queste disposizioni conteneva miglioramenti incrementali (ad esempio, aumento delle farmacie, creazione dell&#8217;Autorità indipendente dei Trasporti, abolizione della riserva di legge per le Poste sulla consegna di atti giudiziari) ma nessuna riuscì nel riassetto complessivo dell&#8217;economia italiana, in particolar modo nel settore dei servizi pubblici.</p>
<p>Anzi, in Parlamento sono passate controriforme (ad esempio &#8220;sull&#8217;equo compenso&#8221; per gli avvocati) e lo sciagurato referendum del 2011, basato sulla fake news della &#8220;privatizzazione di sorella acqua&#8221;, in realtà ha tolto l&#8217;obbligo delle gare consegnando tutto il settore delle <em>utility</em> all&#8217;immobilismo.</p>
<p>Perché la concorrenza è un tema secondo i due autori così &#8220;radioattivo&#8221;? Ovviamente esiste un problema culturale nel Paese, ma soprattutto gli interessi concreti di chi vede minacciata la propria rendita di posizione (si pensi agli <em>exempla mirabilia</em> di notai, farmacisti e taxisti o ai politici locali o certi semi-monopoli) ed è disposto a spendere qualsiasi cifra o capitale politico o pressione (si pensi ai consueti scioperi dei taxi) per difendere il privilegio.</p>
<p>I beneficiari sono tanti, dispersi, non organizzati e non si mobilitano per un ipotetico futuro guadagno, per di più di non grande entità. Dovrebbe sopperire un governo forte e lungimirante, ma in Italia entrambe le caratteristiche difettano in gran parte della classe politica.</p>
<p>Ecco perché, pur angosciata dalla criminale invasione dell&#8217;Ucraina e ancora preoccupata del Covid, l&#8217;opinione pubblica informata deve far sentire tutto il suo appoggio alla proposta di riforma del governo Draghi: se va in porto sarà uno dei suoi lasciti più duraturi per il Paese.</p>
<p><em><strong><a href="https://www.repubblica.it/commenti/2022/04/23/news/legge_sulla_concorrenza_governo_mario_draghi-346484712/">La Repubblica</a></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ddl-concorrenza-draghi-contro-monopoli/">Ddl concorrenza, Mario Draghi contro i monopoli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
