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	<title>churchill Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>Quando Churchill mandò la lingua inglese in battaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 15:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[churchill]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quando-churchill-mando-la-lingua-inglese-in-battaglia/">Quando Churchill mandò la lingua inglese in battaglia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Coronato da un immenso successi di critica, e dall&#8217;assegnazione dell&#8217;Oscar al protagonista <strong>Gary Oldman</strong>, il film <em>The Darkest Hour</em> ha riproposto al pubblico la figura di<strong> Winston Churchill</strong> da molti ritenuto, e a ragione, il più grande statista del ventesimo secolo.</p>
<p>La pellicola descrive <strong>i momenti più bui della Gran Bretagna</strong> quando le divisioni corazzate di Hitler, nel Maggio 1940, dilagavano tra le Ardenne, strapazzavano l&#8217;esercito francese e chiudevano quello inglese nella sacra di Dunkerque. Non potendo mobilitare più soldati, Churchill, come disse anni dopo John Kennedy, mobilitò la lingua inglese, e la mandò in battaglia. I suoi <strong>Great war speeches</strong> costituiscono infatti, più ancora di quelli di Pericle, il maggior esempio di eloquenza civile di ogni tempo. Giustamente gli valsero, assieme ai suoi libri, il Premio Nobel per la letteratura.</p>
<p><strong>Tuttavia Churchill non fu soltanto un brillante oratore</strong>. Fu anche, e force soprattutto, un uomo di spirito. Le sue battute germinarono nelle situazioni più diverse, e riguardarono la politica, le donne, il vino e tanti altri aspetti della vita. Il libro di James C. Humes, <strong><em>Churchill. Speaker of the Century</em></strong>, ne raccoglie un bel florilegio: queste arguzie piene di saggezza costituiscono una via di mezzo tra la corrosiva ironia di Oscar Wilde e il ruggito fulminante di Clemenceau, senza il disperato cinismo del primo e la rude intransigenza del secondo.</p>
<h2>I politici</h2>
<p>Si comincia con i politici. <strong>Clement Attlee</strong>: «Un uomo modesto con tutte le ragioni di esserlo»; ovvero: «Arriva un taxi vuoto e non esce nessuno: è Attlee!». Poi <strong>Stanley Baldwin</strong>, che «occasionalmente inciampa nella verità ma si rialza come se nulla fosse accaduto». Quindi <strong>sir Stafford Cripps</strong>, astemio e vegetariano, che «ha tutte le virtù che detesto e nessuno dei vizi che amo». E ancora <strong>Ramsay Mac Donald</strong>, «una pecora travestita da pecora». Infine<strong> Charles de Gaulle</strong>, di cui Churchill disse, sospirando: «Ognuno ha la sua croce, io ho la croce di Lorena». Non c’è da stupirsi che Winston si fosse fatto molti nemici. E quando <strong>la moglie di uno di loro</strong> lo apostrofò inviperita: «Se Voi foste mio marito vi metterei il veleno nel caffè», lui rispose perfido: «Se lei fosse mia moglie, berrei quel caffè volentieri». Poi gli intellettuali, verso i quali, dall&#8217;alto della sua cultura sovrana e della sua confidente personalità, non nutriva alcun timore riverenziale. <strong>A Bernard Shaw</strong>, che gli mandò due biglietti per la prima di una sua commedia, invitandolo a portarsi un amico, «ammesso che ne abbia uno», rispose che sarebbe andato alla replica «ammesso che ce ne sia una». E ancora, <strong>l&#8217;economia e il collettivismo</strong>: «Se distruggi il mercato libero crei il mercato nero»; «il vizio del capitalismo è l&#8217;ineguale condivisione delle ricchezze, quello del socialismo l&#8217;eguale condivisione della miseria». E infine il disincanto del protagonista di <strong>mezzo secolo di Storia</strong>: «La politica è eccitante quasi quanta la guerra, ma è altrettanto pericolosa: perché in guerra puoi essere ucciso una volta sola, in politica molte volte».</p>
<h2>La coerenza</h2>
<p>In effetti lui era stato data spesso per spacciato nella sua lunga carriera, e non senza ragione: con troppa disinvoltura, da giovane, aveva cambiato schieramento. Maturando, aveva capito portanza della <strong>coerenza e della disciplina elettorale</strong>: «Alcuni -disse &#8211; cambiano partito per amore dei loro principi; altri cambiano i loro principi per amore del loro partito». Lui aveva inghiottito parecchi bocconi amari nell&#8217;immediato anteguerra, quando aveva inutilmente avvertito i suoi colleghi del minaccioso riarmo hitleriano; tuttavia non tradì mai <strong>Neville Chamberlain</strong>, che l&#8217;aveva isolato e deriso. Quando ne prese il pasto, <strong>nell&#8217;ora più buia</strong>, disse che «se continuiamo a rivangare il passato perderemo il futuro. Andiamo avanti insieme, con le nostre forze unite». Un utile avvertimento in questi tempi di volatilità elettorale. Non sappiamo quanto questo umorismo fosse estemporaneo.</p>
<p><strong>Il suo amico Lord Birkenhead</strong> disse maliziosamente che «Winston ha dedicato i migliori anni della sue vita a preparare i suoi discorsi improvvisati»; ed in effetti nessun cervello umano, per quanto alimentato da vigorose quantità di champagne, può essere così effervescente da distillare tanta genialità senza una riflessione adeguata. Alcune sue battute sono, e vero, riedizioni adattate di citazioni altrui. <strong>Ma tutti i geni</strong> hanno spigolato nei terreni dove intelletti meno brillanti avevano seminato banalità: persino il più bel quartetto di Haydn, da dove e tratto l&#8217;inno tedesco, e ispirato da una marcetta ungherese. <strong>Churchill prese qua e là</strong> delle melodie dimenticate, e ne fece dei poemi sinfonici.</p>
<h2>Eleganza</h2>
<p>Come Mozart, sublimò i suoi momenti di volgarità con l&#8217;eleganza del genio. <strong>Un giorno, mentre stava pisolando</strong> ai Comuni, il segretario gli recapitò un biglietto allarmante: &#8220;Signore, ha la cerniera sbottonata». L&#8217;anziano gentiluomo restituì il foglio con un sorriso e una postilla: &#8220;Non si preoccupi, gli uccelli morti non cadono mai dal nido&#8221;.</p>
<p><strong>E quando il Lord del Sigillo Privato</strong> gli spedì un commesso per intimargli di raggiungerlo nel proprio officio, Churchill, che stava comodamente seduto in bagno, rimandò il poveretto con una risposta agghiacciante: «Dica al Lord che io sono sigillato nel mio cesso privato, e posso aver a che fare con un solo stronzo per volta!&#8221;. Non sappiamo quale sia stata la reazione dell&#8217;infelice interlocutore. Certo, avrebbe potuto replicargli con le stesse parole che proprio Churchill aveva pronunciato dopo la ritirata di Dunkerque: «Wars are not won by evacuations!&#8221;. Le guerre non si vincono con le evacuazioni. Sarebbe state una risposta ancor più turpe, ma siamo certi che sir Winston sarebbe stato il primo a sorriderne.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Carlo Nordio</strong>, Il Messaggero 26 marzo 2018</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quando-churchill-mando-la-lingua-inglese-in-battaglia/">Quando Churchill mandò la lingua inglese in battaglia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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