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	<title>calenda Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>calenda Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>I pericoli di un salario minimo in chiave etica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma anche i partiti del Terzo Polo (Azione e Italia viva).<br />
È una buona idea? Per certi versi è un’idea sacrosanta. Secondo una mia stima di pochi anni fa, in Italia esiste un’infrastruttura para-schiavistica di circa 3 milioni e mezzo di persone che lavorano in condizioni di precarietà, insicurezza e bassi salari non degne di un Paese civile (il caso limite sono gli immigrati addetti alla raccolta di frutta e ortaggi).</p>
<p>Altre stime suggeriscono che, a seconda del livello a cui verrebbe fissato il minimo legale, i beneficiari di aumenti salariali potrebbero oscillare nel Paese fra uno e 3 milioni di lavoratori.<br />
C’è un problema, tuttavia. In Italia i salari effettivi variano enormemente in funzione del settore produttivo, del costo della vita, della produttività. Inoltre, una parte delle micro-attività che impiegano manodopera male o malissimo pagata hanno margini estremamente ridotti, e non sarebbero in grado di sostenere gli aumenti salariali richiesti.<br />
In concreto, significa che la fissazione di un salario minimo legale a 9 o 10 euro lordi, uniforme su tutto il territorio nazionale, avrebbe effetti a loro volta tutt’altro che uniformi.</p>
<p>Nei contesti ad alta produttività porterebbe a miglioramenti retributivi sostanziali, in quelli a bassa produttività condurrebbe alla chiusura di attività che operano al limite della redditività (sempre, beninteso, che governo e sindacati si impegnino a far rispettare la legge, anziché continuare a chiudere ipocritamente un occhio come si è sempre fatto in passato). In concreto, vorrebbe dire: salari più alti in molte realtà del centro-nord, più disoccupati in molte aree del sud.<br />
Se i meccanismi fondamentali sono questi, forse sarebbe il caso di considerare l’ipotesi di un salario minimo legale differenziato per settore e zona del Paese, in modo da non penalizzare troppo le attività con la produttività più bassa.</p>
<p>Saprà l’opposizione di sinistra muoversi in questa direzione? È improbabile, vista la tendenza di Pd e Cinque Stelle ad affrontare tutte le questioni in termini etici e di principio, anziché in termini pragmatici e realistici. E non è questione di Schlein o non-Schlein, perché quella tendenza era già in atto in epoca pre-Schlein, e non su temi secondari. Pensiamo all’approccio ideologico in materia di immigrazione e accoglienza, o alla disastrosa gestione del Ddl Zan sull’omotransfobia, quando per preservare la purezza politica venne rifiutata l’offerta della destra di approvare il disegno di legge Scalfarotto (un’ottima legge, priva dei difetti del Ddl Zan).<br />
È verosimile che tutta la discussione che partirà sui contenuti esatti della proposta di salario minimo legale verterà sul suo livello, con i riformisti a tirare per un livello ragionevole, e i massimalisti per un livello irragionevole ma auto-gratificante. Il risultato sarà che il governo<br />
avrà gioco facile a ignorare le proposte dell’opposizione, mostrandone l’irrealismo e gli effetti perversi.</p>
<p>Eppure dovrebbe essere chiaro che è il modo peggiore per provare a costruire un campo largo. Per riconquistare la fiducia degli italiani, ai progressisti serve mostrarsi in grado di fare proposte così sensate che risulti difficile rifiutarle. E incalzare il governo a farle rispettare.<br />
Proporre un salario minimo elevato, uguale in tutta Italia, e quindi impossibile da rispettare per molte imprese, può scaldare il cuore dei militanti più ideologizzati o moralisti. Ma difficilmente può convincere la maggioranza degli italiani.</p>
<p><a href="https://shop.ilgazzettino.it/edicola"><em><strong>Il Gazzettino</strong></em></a></p>
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		<title>Terzopolisti immaginari</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/terzopolisti-immaginari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 16:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[terzo polo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il carattere non c’entra niente. Assume un peso quando la politica se ne è già andata via. In quello che, temerariamente, ha accettato di farsi chiamare “Terzo polo”, la gara a chi comanda è appassionante solo per chi vi partecipa. Per tutti gli altri è solo una ragione ulteriore per non andare a votare o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il carattere non c’entra niente. Assume un peso quando la politica se ne è già andata via. In quello che, temerariamente, ha accettato di farsi chiamare “Terzo polo”, la gara a chi comanda è appassionante solo per chi vi partecipa. Per tutti gli altri è solo una ragione ulteriore per non andare a votare o acconciarsi a votare altro. Il modo in cui si sono infilati in questo vicolo cieco mi fa pensare che siano stati ciechi alla storia e sordi alla politica. Di voti ne hanno presi tanti, ma non basta. Se ne può prendere il quintuplo, contare nulla e sparire in fretta. Se la storia li avesse guidati e la politica assistiti avrebbero dovuto dire: no, non siamo un Terzo polo. Per le seguenti ragioni.</p>
<p>C’è un ricordo, che conserviamo fra le cose care. Un comizio per la chiusura della campagna referendaria, nel 1974, a favore del divorzio. La Malfa, Malagodi, Nenni e Saragat si tengono per mano. Perché non furono mai un partito unico? Perché quando s’univano, liberali e repubblicani o socialisti e socialdemocratici, prendevano meno voti che separatamente? Perché quella era la logica del sistema proporzionale. Dove, aprano le orecchie gli odierni identitaristi, non è che contassero le “identità”, ma la rappresentanza degli interessi e le idealità: per un liberale i lamalfiani erano praticamente socialisti, per un repubblicano i malagodiani dei contabili conservatori. Unendosi perdevano una quota di riottosi. Eppure si deve a loro un miracolo: l’Italia è un Paese conservatore, che vota destra e statalista, ma che deve la sua ricchezza alle riforme della sinistra democratica e il suo sistema produttivo al rigorismo della destra liberale. Poi ci si tiene per mano, in nome di una battaglia comune.</p>
<p>Se si resta in un sistema proporzionale le forze intermedie sono diverse fra loro, se si fa finta di passare a un sistema maggioritario non esistono terzaforzismi. In Germania c’è il sistema proporzionale e ci sono liberali e verdi. In Inghilterra c’è il maggioritario e non ci sono. Nel proporzionale ci si rappresenta da sé, nel maggioritario si lavora a modificare e colonizzare i due schieramenti.</p>
<p>Una politica intermedia, oggi e qui, può funzionare se apre un confronto-scontro a destra sul Pnrr e le riforme che mancano e un confronto-scontro a sinistra per l’uscita dal falso maggioritario. In questo modo provando a liberare la destra dal pauperismo protezionista e la sinistra dal masochismo dell’alleanza con il proprio becchino. Se, invece, si manovra a pescar fuoriusciti e organizzare sorprese parlamentari si rinuncia a fare politica e si usa la dote elettorale non per rappresentare un elettorato ancora più vasto, ma per giocarselo ballando la taranta del trasformismo altolocato.</p>
<p>Il carattere delle persone è quel che resta quando tutto il resto è perso. Il che è di nessun interesse politico e attiene all’egolatria imitativa di chi è in terapia intensiva. Miniature pretensiose.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-13-aprile-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Calenda in Fondazione per parlare di separazione delle carriere: “Sono favorevole, è un principio di civiltà giuridica”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/calenda-in-fondazione-per-parlare-di-separazione-delle-carriere-sono-favorevole-e-un-principio-di-civilta-giuridica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 18:32:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[carriere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La separazione delle carriere e ovviamente la separazione dei CSM rappresentano un principio di civiltà giuridica: chi indaga non può essere collega di chi ti giudica. È fondamentale per passare in questo paese da una cultura della magistratura contro l&#8217;imputato a un confronto per verificare la verità processuale e arrivare a una decisione giusta”, è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La separazione delle carriere e ovviamente la separazione dei CSM rappresentano un principio di civiltà giuridica: chi indaga non può essere collega di chi ti giudica. È fondamentale per passare in questo paese da una cultura della magistratura contro l&#8217;imputato a un confronto per verificare la verità processuale e arrivare a una decisione giusta”, è quanto ha affermato Carlo Calenda nel corso del dibattito sostenuto nel pomeriggio con il presidente della Fondazione Luigi Einaudi Giuseppe Benedetto, che si è svolto a Roma presso la sede della Fondazione.</p>
<p>Un incontro che si inserisce nell’ambito di una serie di confronti che la Fondazione Luigi Einaudi ha avviato con tutti i leader delle forze politiche per affrontare il tema cruciale, relativo alla riforma della Giustizia, della separazione delle carriere dei magistrati.</p>
<p>Incalzato dal Segretario Generale Andrea Cangini, in merito alla proposta della FLE di eleggere una Assemblea di cento competenti, indicati dai partiti, per riformare la seconda parte della Costituzione, Calenda si è detto favorevole pur riscontrando però “un clima politico di conflitto permanente” che non agevola una soluzione. Il leader di Azione si è comunque detto disponibile ad aprire un dialogo, e a cercare punti di raccordo, con la maggioranza. Come, ad esempio, in merito al fisco, “è ragionevole – ha detto Calenda &#8211; che il Terzo Polo trovi una convergenza con la maggioranza sulla riforma fiscale in generale, e in particolare sullo Statuto del contribuente, perché è praticamente la stessa riforma fatta da Draghi. L&#8217;unico problema è che c&#8217;è la flat tax, e se diventa la battaglia della flat tax, allora no. Ma credo che sulla riforma fiscale ci sia margine di lavoro”, ha concluso.</p>
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		<title>Una casa per i liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/una-casa-per-i-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 16:26:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato a Milano la prima della costituente liberale. Calenda e Renzi ci sono Era il 1945. Il Fascismo era stato sconfitto militarmente, ma non culturalmente, il comunismo avanzava sotto le spoglie apparentemente bonarie del Pci e il Partito d’azione aveva già esibito, con rispetto parlando, tutto il proprio snobbismo. Luigi Einaudi prese carta e penna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/una-casa-per-i-liberali/">Una casa per i liberali</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Sabato a Milano la prima della costituente liberale. Calenda e Renzi ci sono</h3>
<p>Era il 1945. Il Fascismo era stato sconfitto militarmente, ma non culturalmente, il comunismo avanzava sotto le spoglie apparentemente bonarie del Pci e il Partito d’azione aveva già esibito, con rispetto parlando, tutto il proprio snobbismo. Luigi Einaudi prese carta e penna e scrisse righe importanti inneggiando al “secondo risorgimento” italiano esplicitamente rivolto agli intellettuali e ai giornalisti di cultura liberale. Si legge: “Non è più il tempo dei chiostri del primo medioevo… oggi è il tempo dei missionari. Ma la maggioranza di noi continua a parlare come ieri. E scende nella lotta politica &#8211; che è il proselitismo &#8211; con lo stesso linguaggio che userebbe a una riunione di iniziati: un linguaggio che per il pubblico è un rumore affaticante, incomprensibile, che lo annoia, che lo scoraggia, che lo allontana”. L’esortazione è chiara. I liberali debbono mettersi in gioco, affermare i propri valori e difendere i propri principi preoccupandosi di renderli, nei limiti del possibile, popolari. Le democrazie, funzionano così. Senza la capacità di fare “proseliti” anche le  migliori tra le idee ristagnano e prima o poi avvizziscono.</p>
<p>Nel corso della Prima repubblica, il Partito liberale italiano e il Partito repubblicano inastarono le bandiere del liberalismo, ma lo fecero da posizioni a dir poco minoritarie. Parteciparono ai governi con la Democrazia cristiana, ma di sicuro non riuscirono a condizionarne radicalmente l’approccio ai problemi dello Stato e a quelli dei cittadini. Con la cosiddetta Seconda repubblica si cambiò strategia. Si provò a fare quel che il fondatore della Fondazione Luigi Einaudi, l’allora segretario del Pli Giovanni Malagodi, riteneva inopportuno, per non dire impossibile. Si provò a condizionare da dentro culture politiche oggettivamente illiberali. Pattuglie di intellettuali più o meno conclamatamente liberali permearono, di conseguenza, Forza Italia, sperando di condizionare anche Alleanza nazionale. La stessa cosa, pur se in forma minore, avvenne a sinistra con il Pds, con i Ds e infine col Pd. Non si può dire sia stato un successo.</p>
<p>Se il metodo liberale consiste in un approccio realista e competente ai problemi, e se l’obiettivo dei liberali è quello di dare a ciascun cittadino le stesse possibilità di partenze per realizzarsi materialmente e spiritualmente riducendo al minimo i privilegi, le consorterie e i monopoli, per onestà intellettuale va detto che l’obiettivo è stato fallito.</p>
<p>Nasce su questi presupposti la costituente liberale che si è tenuta sabato a Milano. Ospiti i leader del Terzo polo Calenda e Renzi, le molte anime della diaspora liberale sembrano aver deciso di superare antichi rancori, pregiudizi e personalismi per dare corpo ad un’unità politica considerata necessaria al futuro dell’Italia. Il tentativo è ambizioso, gli esiti incerti, il metodo e le scelte strategiche, come tutti i metodi e come tutte le scelte strategiche, discutibili. Ma se non altro qualcosa si muove sul campo oggi arido delle idee e delle identità politiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/01/15/news/dopo_einaudi_e_malagodi_i_liberali_ci_riprovano_almeno_qualcosa_si_muove-11079552/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>La necessità di un partito liberaldemocratico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-necessita-di-un-partito-liberaldemocratico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 11:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[alde]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[liberaldemocratici]]></category>
		<category><![CDATA[Renew Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Direttore, domani un gruppo di disperati si riunisce in una sala molto grande al centro di Milano. Saranno più di mille. Disperati senza speranza? Vediamo di analizzare la situazione. Si tratta di cittadini, elettori, italiani che ritengono a torto o a ragione di non avere, ormai da tanti anni, rappresentanza politica in Italia. Non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Direttore,<br />
domani un gruppo di disperati si riunisce in una sala molto grande al centro di Milano.<br />
Saranno più di mille. Disperati senza speranza? Vediamo di analizzare la situazione.<br />
Si tratta di cittadini, elettori, italiani che ritengono a torto o a ragione di non avere, ormai da tanti anni, rappresentanza politica in Italia. Non hanno FDP di Lindner, VVD di Rutte, Renaissance di Macron. Non hanno neanche molto meno. E siccome non si può votare per partiti tedeschi, olandesi o francesi, in linea di massima non vanno a votare e se lo fanno (ancora per poco) votano quello che ritengono il meno peggio.</p>
<p>Ecco i disperati di Milano, con la sola ed unica bandiera di Renew Europa, la felice e vincente coalizione che raggruppa tutti i liberali al<br />
Parlamento Europeo, diranno a Renzi e Calenda &#8211; i due riferimenti più vicini al loro sentire -: &#8220;Mettiamo da parte egoismi, personalismi,<br />
interessi di parte e diamoci una casa comune&#8221;. Comune ai liberali, democratici, riformisti, europeisti italiani.<br />
Si chiama Partito la casa a cui aspiriamo. Non altro.</p>
<p>Se lo farete, non andremo, non andrete, sempre e comunque d&#8217;accordo su tutto (non saremmo liberali se lo facessimo), ma creeremmo una forza politica dove l&#8217;affectio socletatis sarà più forte dell&#8217;interesse del singolo leader o presunti tali. E se leader vuoi esserlo, guadagnati i galloni sul campo di una partito democratico e contenibile. Per i liberali, infatti, il merito vince sempre.</p>
<p>Sarà la casa di chi crede che un sistema fiscale come quello italiano ha raggiunto livelli di pressione ormai insostenibile; di chi conosce bene la differenza tra assistenza ai più deboli e assistenzialismo al clientes; di chi conosce e riconosce una giustizia giusta, contrapposta ai forcaioli e tagliagole di destra e di sinistra; di chi è consapevole che ad un&#8217;Europa in evidenti difficoltà, si risponde con più Europa.<br />
Non basta tutto questo? Forse no! Ma sapremo accontentarci. E lo faremo felici e soddisfatti. Al di fuori di questo per i liberali italiani non ci sono partitini o federazioni, c&#8217;è la disperazione di cui sopra.</p>
<p><a href="https://shop.ilmessaggero.it/"><em><strong>Il Messaggero</strong></em></a></p>
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		<title>Serve un uomo nuovo per cambiare le cose</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/serve-un-uomo-nuovo-per-cambiare-le-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 11:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/serve-un-uomo-nuovo-per-cambiare-le-cose/">Serve un uomo nuovo per cambiare le cose</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2021/10/uomo-nuovo-cambiare-cose-cassese-01102021.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA PDF ARTICOLO</span></a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Renzi e Calenda, giù la maschera: è l&#8217;ora delle decisioni (liberali) per l&#8217;Italia. Parla Benedetto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/renzi-e-calenda-giu-la-maschera-e-lora-delle-decisioni-liberali-per-litalia-parla-benedetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 15:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente della Fondazione Einaudi a Impaginato: &#8220;In Italia è caduto il fantoccio di centrodestra/centrosinistra: manca un centro liberal-democratico&#8221; Se fino a ieri in Italia c&#8217;erano semplici spazi per un&#8217;area lib-dem, oggi ci sono praterie sconfinate. Ne è convinto Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Einaudi, che coglie l&#8217;occasione della crisi di governo per ragionare sull&#8217;attuale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/renzi-e-calenda-giu-la-maschera-e-lora-delle-decisioni-liberali-per-litalia-parla-benedetto/">Renzi e Calenda, giù la maschera: è l&#8217;ora delle decisioni (liberali) per l&#8217;Italia. Parla Benedetto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il Presidente della Fondazione Einaudi a Impaginato: &#8220;In Italia è caduto il fantoccio di centrodestra/centrosinistra: manca un centro liberal-democratico&#8221;</p></blockquote>
<p>Se fino a ieri in Italia c&#8217;erano semplici spazi per un&#8217;area lib-dem, oggi ci sono praterie sconfinate. Ne è convinto Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Einaudi, che coglie l&#8217;occasione della crisi di governo per ragionare sull&#8217;attuale quadro politico italiano, spaccato in due come una mela tra destra e sinistra e a cui manca un centro liberal-democratico. “Si tratta solo di coprire quell&#8217;area, ma se poi dovesse arrivare Cairo&#8230;”.</p>
<p>Ha ottimi contenuti. Non ne comprendiamo però i tempi, perché un manifesto di questo genere che viene esposto in piena crisi di governo da parte di chi dice di non aver ancora deciso, qualche perplessità me la lascia. Circa il merito sono tematiche condivisibili: si tratta di un imprenditore che sviluppa quei ragionamenti analiticamente e prende posizioni anche molto nette. Come su <strong>quota 100 e sul reddito di cittadinanza.</strong></p>
<p><strong>Il mantra della diminuzione della pressione fiscale è una promessa decennale in Italia, al pari di un migliore l’accesso al credito, del taglio del cuneo fiscale e di una riforma che tagli i tempi della giustizia. Perché questa volta dovrebbe funzionare?</strong></p>
<p>Non solo ha fatto quelle proposte, ma anche di più: a differenza di tanti altri Cairo ha indicato anche dove andare a recuperare le coperture. Ad esempio il governo Pd-M5s nasce sulle tasse perché non sanno più dove andare a raschiare il barile. Osservo che da parte dei dem non vi è stata una sola parola sulla manovra: temo una nuova patrimoniale, così come fatto dal dopoguerra ad oggi.</p>
<p><strong>Cosa l&#8217;ha colpita maggiormente?</strong></p>
<p>Cairo ha fatto anche precisi riferimenti personali al suo excursus oltre che una battuta, non casuale, sul taglio dei taxi a La7 che incidevano per 500mila euro. Un&#8217;inezia, certo, ma il segno dell&#8217;imprenditore che vuole tagliare la spesa pubblica improduttiva.</p>
<p><strong>Come intrecciare il manifesto di Cairo alla scissione di Calenda e alle strategie di Renzi?</strong></p>
<p>Mi pare un po&#8217;azzardato immaginarli assieme, anche se in questo mondo tutto è possibile. A me pare che se Cairo decidesse di occuparsi della cosa pubblica con le idee che ha espresso nel manifesto allora diventerà un polo di attrazione, che poi porterà anche Calenda ed altri. Se non dovesse scegliere, allora si aprirebbero altri scenari. Aspettiamo comunque il 18 ottobre quando alla <strong>Leopolda</strong> Renzi dirà cosa intende fare. Dove andrà l&#8217;ex premier? Ancora oggi non lo so ancora. Ma i dubbi sono anche su <strong>Calenda.</strong></p>
<p><strong>In che termini?</strong></p>
<p>Lui dice di voler restare nel Pse, ma se rompe su quel fronte programmatico come mai vi rimane? E&#8217;un&#8217;altra delle sue contraddizioni. Renzi invece va con l&#8217;Alde oppure no? Non dimentichiamo che questo governo è nato su una vicenda tutta europea, ovvero il voto per il nuovo presidente della Commissione, <strong>Ursula Von der Layen</strong>, isolando la Lega. E quindi può essere decrittato solo guardando ancora all&#8217;Europa, come dimostra la vicenda di Conte delle ultime ore. Cairo al momento non è ancora un soggetto politico, potrà diventarlo in futuro. Ma Renzi e Calenda, che players lo sono, dovranno chiarire queste contraddizioni su cui non c&#8217;è la sufficiente attenzione da parte dei media italiani.</p>
<p><strong>Come vive il mondo liberale italiano il passaggio dal berlusconismo, al renzismo e oggi al possibile governo giallo-rosso?</strong></p>
<p>Il mondo del liberalismo classico italiano non ha casa ormai dai tempi di Spadolini e Malagodi. Ma in questo momento c&#8217;è un interesse straordinario da parte di tanti giovani formatisi nelle migliori università italiane ed europee. Se fino a ieri in Italia c&#8217;erano semplici spazi per un&#8217;area lib-dem, oggi ci sono praterie sconfinate perché un governo (di sinistra, non di centrosinistra) c&#8217;è. Uso il termine sinistra con grande rispetto, intendiamoci. Però ciò che denuncio è la falsità tutta italiana del centrosinistra e del centrodestra. Non esistono più.</p>
<p><strong>Cosa vede?</strong></p>
<p>Solo destra e sinistra. Quindi all&#8217;Italia manca il centro di ispirazione liberal-democratica, che invece c&#8217;è in tutta Europa. Se c&#8217;è un aspetto positivo, tra i tanti negativi che verranno dopo la nascita di questo governo, è che finalmente è caduto il fantoccio di centrodestra e centrosinistra. Il primo è ormai a guida nazionalista, il secondo non è più il Pd renziano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Francesco De Palo, <a href="https://impaginato.it/article/11004/renzi-e-calenda-gi-la-maschera-l-ora-delle-decisioni-liberali-per-l-italia.-parla-benedetto">impaginato.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/renzi-e-calenda-giu-la-maschera-e-lora-delle-decisioni-liberali-per-litalia-parla-benedetto/">Renzi e Calenda, giù la maschera: è l&#8217;ora delle decisioni (liberali) per l&#8217;Italia. Parla Benedetto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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