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	<title>#banche Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>#banche Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Banche e interessi dei cittadini</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-interessi-dei-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 12:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-interessi-dei-cittadini/">Banche e interessi dei cittadini</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/rM4-BTXTirA" width="914" height="514" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>I rischi dei tassi alti per l&#8217;economia italiana</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-dei-tassi-alti-per-leconomia-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 16:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[tassi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nello scenario di tassi d’interesse alti ancora per alcuni anni, che è ormai previsto da un numero crescente di centri di ricerca economica e di analisti delle grandi istituzioni finanziarie, la più diffusa preoccupazione in Italia è per l’elevato debito pubblico il cui onere, seppur gradualmente, è destinato a lievitare. Tuttavia, motivo di ancor maggior [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-dei-tassi-alti-per-leconomia-italiana/">I rischi dei tassi alti per l&#8217;economia italiana</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scenario di tassi d’interesse alti ancora per alcuni anni, che è ormai previsto da un numero crescente di centri di ricerca economica e di analisti delle grandi istituzioni finanziarie, la più diffusa preoccupazione in Italia è per l’elevato debito pubblico il cui onere, seppur gradualmente, è destinato a lievitare.</p>
<p>Tuttavia, motivo di ancor maggior timore dovrebbe essere l’impatto dell’alto costo del denaro sull’economia italiana che, sotto questo profilo, appare più vulnerabile di quella di altri Paesi europei. Innanzitutto, il Pil del nostro Paese è notevolmente influenzato dal settore immobiliare il cui andamento incide sui servizi d’intermediazione delle case, su una parte rilevante dell’industria delle costruzioni (nuove edificazioni e ristrutturazioni) e anche sul settore turistico nel quale è importante l’ammodernamento delle strutture ricettive.</p>
<p>Tassi stabilmente più alti produrranno una riduzione pronunciata dei valori immobiliari e del numero di compravendite e freneranno gli investimenti di ristrutturazione e sviluppo delle case e degli immobili funzionali alle attività imprenditoriali. L’ampio sostegno che le banche italiane, fisiologicamente, hanno dato aquesti settori potrebbe generare perdite su crediti più elevate delle previsioni originarie incorporate negli spread creditizi. Inoltre, ed è un aspetto poco considerato, le caratteristiche della relazione banche-imprese in Italia rendono la performance di queste ultime più vulnerabile al rialzo dei tassi d’interesse e alle contrazioni del credito rispetto a quanto avviene in molti Paesi del Nord e del Centro Europa.</p>
<p>Da noi infatti le imprese, anche quelle medio-piccole, tendono ad avere rapporti bancari multipli e incentrati sul credito a breve revolving. La pluralità di relazioni bancarie, se da un lato protegge le imprese da problemi di liquidità di una singola banca, dall’altro costituisce un limite in caso di scenari di contrazione del credito perché le relazioni marginali ocomunque meno importanti sono le prime ad essere chiuse o ridotte. La prevalenza del credito a breve revolving rispetto ai finanziamenti a lungo termine determina non solo un costo del finanziamento più elevato (il credito a breve revolving risulta essere più costoso dei finanziamenti e delle linee ascadenza di circa il 3% secondo una recente ricerca relativa all’Europa) ma anche una sensibilità al rialzo dei tassi d&#8217;interesse maggiore perché a ogni rinnovo il tasso viene adeguato all’evoluzione del mercato.</p>
<p>Infine, queste caratteristiche implicano che la durata media del debito bancario delle imprese italiane è tendenzialmente inferiore a quella delle imprese di altri Paesi europei soprattutto del Nord e Centro Europa e quindi che le nostre aziende sono più esposte a eventuali contrazioni del credito collegate a scenari di recessione. La performance delle imprese determina la crescita economica e quindi il gettito fiscale e per questa via il pagamento degli oneri e il rimborso del debito pubblico chiudendo un cerchio che invita a una visione d’insieme.</p>
<p>Questa sintetica analisi ha alcune implicazioni. La prima è che l’effetto sull’economia del rialzo dei tassi d’interesse dipende anche dalla struttura del mercato del credito che è diversa nei vari Paesi europei e questa circostanza spiega la differente sensibilità dei policy makers alle scelte di politica monetaria. La seconda è che la migliore performance delle imprese italiane rispetto alle loro omologhe europee, registrata anche nella prima parte dell’anno corrente, potrebbe svanire in uno scenario di tassi d’interesse alti a lungo. La terza è che per controbilanciare gli effetti di uno scenario che ci è inevitabilmente sfavorevole l’arma più efficace è l’accelerazione degli investimenti finanziati mediante il Pnrr e debito bancario e finanziario a lungo termine.</p>
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		<title>Banche e sicurezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 11:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[crollo borsa]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[TITOLI]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Banche e sicurezza" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/ZlD9KRGuV6c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Le porcherie delle banche americane e svizzere ci fanno rivalutare la Bce</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-porcherie-delle-banche-americane-e-svizzere-ci-fanno-rivalutare-la-bce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Napoletano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 17:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[Credit Suisse]]></category>
		<category><![CDATA[SEC]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando crollano grandi banche di Stati piccoli il rischio di panico autoavverante è più alto. Per questo su Credit Suisse si intervenga con urgenza senza andare per il sottile e aggiusti chi ha rotto. È oggettivo che la pignola Banca centrale europea è sempre più rivalutata da questi fatti che riguardano banche americane e svizzere. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Quando crollano grandi banche di Stati piccoli il rischio di panico autoavverante è più alto. Per questo su Credit Suisse si intervenga con urgenza senza andare per il sottile e aggiusti chi ha rotto. È oggettivo che la pignola Banca centrale europea è sempre più rivalutata da questi fatti che riguardano banche americane e svizzere. Gli europei ci mettono tanto tempo a decidere, ma le crisi non le provocano mai loro. Abbiamo sempre criticato questa pignoleria, ma poi ci viene bene. È giusto, però, che gli scandali delle banche americane li paghino gli americani e gli scandali delle banche svizzere li paghino gli svizzeri.</strong></p>
<p>Credit Suisse ha sette e passa miliardi di franchi svizzeri di perdite. Ha contato molte fuoriuscite di capitali e di depositi. È passata attraverso mille scandali e ha dovuto rinviare l’approvazione del bilancio del 2022 perché è sotto inchiesta della Securities and Exchange Commission (SEC) che vuol dire Commissione per i Titoli e gli Scambi ed è l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori. Credit Suisse ha appena fatto un aumento di capitale di 4 miliardi, ma per fargli perdere ogni valore sono bastate poche parole del presidente di Snb, Ammar Al Khudairy, all’intervistatore di Bloomberg TV che gli chiedeva se la banca fosse aperta a fornire ulteriore liquidità al Credit Suisse.</p>
<p>Le parole sono state inequivoche: «La risposta è assolutamente no, per molte ragioni oltre a quelle più semplici, che sono regolatorie e statutarie». La banca saudita è la prima azionista del Credit Suisse con una quota poco sotto il 10%, acquistata lo scorso anno in occasione dell’aumento di capitale del gruppo svizzero. Il titolo era stato fortemente sotto pressione già nella seduta di martedì dopo che la banca aveva ammesso di avere trovato «concrete debolezze» nelle relazioni finanziarie degli ultimi due anni a causa di controlli interni inefficaci. Il mercato dà evidentemente per scontato che alla banca svizzera serva subito un altro aumento di capitale e il fatto che il suo nuovo principale azionista saudita non sia disponibile a scucire altri quattrini ha fatto crollare il mondo.</p>
<p>Qualcuno dirà non completamente a torto che è una caduta fuori luogo, perché il maxi aumento di capitale è avvenuto a febbraio, ma la verità è che i mercati hanno i nervi talmente tesi che basta niente e salta tutto e poi la banca è sotto osservazione da tempo. Di fatto si genera una crisi di sfiducia su Credit Suisse che rischia di diventare una profezia autoavverante anche perché il problema esiste e la banca centrale svizzera ha aperto una linea di liquidità ma non è la Federal Reserve. Se è a rischio una banca grossa e lo Stato al quale appartiene questa banca è uno Stato piccolo il rischio diventa più elevato. Perché i mercati danno più credito alla crisi bancaria e i depositi scappano come lepri.</p>
<p>Le incolpevoli banche italiane e francesi, come tutte quelle europee, crollano e dopo avere pagato il conto delle porcherie americane della banca della Silicon Valley pagano anche quello delle porcherie del colosso bancario svizzero di un Paese che dà lezioni di civiltà a tutti. Bisogna rendersi conto che i nervi sono davvero scoperti ed è bene che la cintura di sicurezza delle banche centrali sia potente, che i depositi siano garantiti, non è il momento questo delle prediche liberali. Però, sia chiaro, aggiusti chi ha rotto. Si intervenga, dunque, con urgenza senza andare troppo per il sottile. La storia irlandese nella grande crisi dei debiti sovrani ci ricorda che quando le banche sono grandi e gli Stati sono piccoli a rischiare di saltare per aria sono gli ultimi. Con tutto quello che c’è in giro di rischi geopolitici e finanziari non è proprio il caso di scherzare con il fuoco.</p>
<p>La pignola Banca centrale europea è sempre più rivalutata da questi fatti che riguardano banche americane e svizzere. Gli europei ci mettono tanto tempo a decidere, ma le crisi non le provocano mai loro. Abbiamo sempre criticato questa pignoleria, questo eccesso di regole, ma poi ci viene bene. Sarebbe giusto a questo punto che gli scandali delle banche americane li paghino gli americani e gli scandali delle banche svizzere li paghino gli svizzeri.</p>
<p><a href="https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/economia/2023/03/15/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-il-mondo-rivaluti-la-pignoleria-della-bce"><strong><em>Il Quotidiano del Sud</em></strong></a></p>
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		<title>Banche e tassi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-tassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 17:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Silicon Valley Bank non c’entra con le nostre banche e non c’entra con l’Unione europea. Abbiamo regole e controlli decisamente più severi. Un crollo può sempre avvenire, il rischio non è mai eliminabile, ma quel genere di squilibrio nei conti di una banca no, verrebbe visto prima. Resta il fatto che quel fuoco è acceso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Silicon Valley Bank non c’entra con le nostre banche e non c’entra con l’Unione europea. Abbiamo regole e controlli decisamente più severi. Un crollo può sempre avvenire, il rischio non è mai eliminabile, ma quel genere di squilibrio nei conti di una banca no, verrebbe visto prima. Resta il fatto che quel fuoco è acceso e ha indotto il Tesoro statunitense a introdurre una novità: i titoli del debito pubblico verranno considerati garanzie (collaterali) al loro valore di libro e non di mercato. Lo ha qui spiegato ieri Lavaggi: al rialzo dei tassi d’interesse i titoli emessi precedentemente e a un tasso inferiore perdono valore se intendo liquidarli subito, ma restano immutati se attendo la scadenza.</p>
<p style="text-align: left;">Credit Suisse non c’entra con le nostre banche e con l’Unione europea. Ha da tempo notevoli problemi: erano intervenuti capitali sauditi, che ora annunciano di non rilanciare oltre. La banca ha passività per l’equivalente di 525 miliardi di euro, mentre dopo gli ulteriori crolli ha un valore in Borsa (capitalizzazione) di 7 miliardi. Ad avere allertato i mercati è stata la stessa banca, che non poteva certo nascondere i risultati della revisione (effettuata dalla società indipendente PwC). Ha quindi chiesto l’intervento della Banca centrale svizzera. Come a dire: noi affondiamo, tocca a voi un eventuale salvataggio o la messa in sicurezza.</p>
<p style="text-align: left;">Questi due incendi non ci riguardano, ma segnalano un problema che ci riguarda: dopo anni di denaro quasi senza costo sono cresciute bolle finanziarie che, a seguito del rialzo dei tassi d’interesse, possono esplodere con conseguenze sistemiche. Il che porta al dilemma delle nostre banche centrali, europea e statunitense. I rialzi dei tassi servono a contrastare l’inflazione. Nessuno, seriamente, contesta quei rialzi. I problemi sono: a. di quanto e che non sia “troppo” (misura indefinita), in modo da non favorire la recessione; b. se le banche centrali annunciano in anticipo i rialzi futuri ne aumentano l’effetto, ma vale per l’inflazione come per gli effetti recessivi; c. se smettono di dare programmi a medio termine vengono accusate di aumentare l’incertezza.</p>
<p style="text-align: left;">A oggi i tassi saliranno ancora, ma l’efficacia di questa operazione scema proprio all’emergere di taluni effetti sulle banche (è vero che guadagnano di più, ma i titoli in portafoglio perdono valore e i clienti entrano in difficoltà, traslandole sulle banche). Non c’è politica monetaria che funzioni se non accompagnata da politiche fiscali. Detto diversamente: o le banche centrali e i governi si muovono all’unisono o ne deriva una pericolosa cacofonia. Di sicuro, in questa condizione, scaricare le difficoltà politiche sulle banche centrali – così trascinandole in polemiche e dilemmi politici – è il modo sicuro per farsi del male.</p>
<p style="text-align: left;">A ciascuno la propria parte. E quella di chi governa non consiste nel lamentarsi.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-16-marzo-2023/">La Ragione</a></em></strong></p>
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		<item>
		<title>Credito e porcheria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/credito-e-porcheria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Occhio a quel che può succedere in banca, perché a credere d’essere furbi c’è il rischio di far la fine dei fessi. Sostituire il credito vecchio con quello nuovo, a tassi più bassi e garantito dallo Stato sarebbe una porcheria. C’è sempre un nesso fra la buona salute del mercato e la buona salute delle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Occhio a quel che può succedere in banca, perché a credere d’essere furbi c’è il rischio di far la fine dei fessi. Sostituire il credito vecchio con quello nuovo, a tassi più bassi e garantito dallo Stato sarebbe una porcheria.</p>
<p>C’è sempre un nesso fra la buona salute del mercato e la buona salute delle banche. In un sistema sano sono preziose entrambe. Al sopraggiungere di una recessione violenta, come è già successo, le banche si trovano in difficoltà, generata dai mancati pagamenti di clienti a corto di quattrini. È questa la ragione per cui, al giro precedente, taluni governi europei aiutarono le loro banche imparagonabilmente più di quanto non sia successo in Italia, dove, invece, demagogicamente, si spesero i soldi nel far credere che si tutelavano i risparmiatori, denominando tali anche quanti avevano investito in azioni e obbligazioni bancarie. Le banche saltate, comunque, furono poca cosa, rispetto a un sistema che resse.</p>
<p>A questo giro le banche giocano un ruolo nuovamente importante, perché sono il tramite per portare ai produttori bisognosi l’enorme liquidità messa a disposizione dalla Banca centrale europea. In Italia, come altrove, si è scelto di offrire garanzia pubblica a quei prestiti. Da noi limitata, sebbene abbondante, altrove totale (ed è la scelta più saggia, in modo da avere un passaggio più veloce). Restando una quota di rischio bancario resta operativo il Testo unico, sicché è necessaria una istruttoria, che non può essere derogata, pena anche eventuali conseguenze penali. Da qui la richiesta dei banchieri di potere disporre di uno scudo. Il fatto è che ogni volta che per fare una cosa nei tempi necessari si chiede uno scudo (vale per tutto, Ilva compresa) vuol dire che sia la regolazione che il controllo fanno cilecca. Ma il problema esiste.</p>
<p>Mentre di questo si parla, però, si tace sul rischio più grosso, ovvero la sostituzione del credito. Il cliente ha un debito con la banca, a suo tempo negoziato a tassi di mercato, e ora si trova in difficoltà, a quel punto la banca non eroga un finanziamento ulteriore, destinato a consentirgli di ripartire, ma si accordano nel sostituire il vecchio debito con uno nuovo. La convenienza consiste nel fatto che il tasso è più basso, a garantire ci sono i soldi del contribuente e la banca prende due volte la commissione. Spero sia solo un cattivo pensiero, ma questa roba deve essere fermata. Non entro nel campo reati, di sicuro è una porcheria.</p>
<p>I furbi fanno la fine dei fessi perché queste cose son segreti di Pulcinella e quando il nostro governo negozia in sede europea qualcuno farà notare il giochino e, conseguentemente, la fine che fanno i soldi europei una volta infilati nello stivale. Sarebbe esiziale, tanto più che reso possibile da un decreto governativo che non ha previsto (nel migliore dei casi) il rischio.</p>
<p>Quindi: diciamo che mi sono svegliato male e che il dubbio sorto è infondato. Ma diciamo anche che va accertato ed eventualmente bloccato.</p>
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		<title>Garanzia contro il virus delle nazionalizzazioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-ripartire-garanzia-contro-il-virus-delle-nazionalizzazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 16:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[finanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si deve agire subito, perché dopo avere chiuso per evitare i contagi ci si deve preparare a riaprire. Non basterà che sia cessato il pericolo, occorre che non s’incorra in quello, gravissimo, che quel giorno molti soggetti non siano più esistenti. Molte attività produttive hanno già chiuso, si pensi alla filiera del turismo e della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si deve agire subito, perché dopo avere chiuso per evitare i contagi ci si deve preparare a riaprire. Non basterà che sia cessato il pericolo, occorre che non s’incorra in quello, gravissimo, che quel giorno molti soggetti non siano più esistenti.</p>
<p>Molte attività produttive hanno già chiuso, si pensi alla filiera del turismo e della ristorazione, altre restano aperte riducendo drasticamente o azzerando il fatturato. Nel primo caso i costi fissi continuano a correre, nel secondo a quei costi si sommano anche quelli di gestione, ivi compreso il pagamento dei collaboratori. Senza un immediato intervento tutte queste attività finiranno con il non riaprire o per chiudere.</p>
<p>Ciò provocherà il non pagamento dei fornitori, avviando così una catena di fallimenti. Quando questa emergenza finirà, pertanto, non solo non è scontato che tutti riaprano, ma è sicuro che molti produttori si troveranno già fuori dal mercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rimedi possibili e convenienti:</strong></p>
<ol>
<li>Prevedere un ben più ampio ed esteso rinvio dei pagamenti all’erario e alla previdenza. Valga per tutti, come per tutti valgono le restrizioni.</li>
<li>Il rinvio non è una cancellazione, mentre la pretesa a fronte di una impossibilità farebbe divenire inesigibili le somme, cancellandole.</li>
<li>Ciò eliminerebbe un aggravio, ma non risolverebbe il problema: occorre intercettare l’enorme liquidità creata dalle decisioni della Banca centrale europea (a parte gli 870 miliardi per acquisto titoli ve ne sono 3mila messi a disposizione delle banche, a tasso negativo).</li>
<li>Il rischio che corriamo è che quella liquidità scorra potente nei tubi, ma non siano in funzione i rubinetti per portarla ai soggetti produttivi. Il che indebolirebbe l’intero sistema Paese.</li>
<li>Occorre che lo Stato offra direttamente garanzia per i prestiti bancari necessari a coprire i costi di gestione e le obbligazioni verso fornitori, così come esistenti già nei primi due mesi dell’anno, o maturati a fronte di contratti o costi successivi. Almeno fino a giugno. Meglio se per l’intero 2020.</li>
<li>Le garanzie dovrebbero consentire l’attivazione di finanziamenti a lunga scadenza. Toccherà a ciascun operatore economico onorare quei debiti. La garanzia non è un costo immediato e facilita l’apertura dei rubinetti. Anche per i casi che, nel tempo, evidenzieranno incapacità di onorare gli impegni presi il costo per la collettività sarebbe imparagonabilmente minore di quello che altrimenti nascerebbe dalle chiusure che certamente ci sarebbero, perché non solo farebbero venire meno la produzione di ricchezza, ma azzererebbero (non solo rinvierebbero) il gettito fiscale.</li>
<li>Questo approccio cancella l’ipotesi delle nazionalizzazioni, che oltre a lacerare l’intero tessuto connettivo della libera impresa porterebbe a sommare i costi di acquisizioni a quelli delle croniche perdite di gestione. Il caso Alitalia, purtroppo, ne è il fin troppo evidente esempio.</li>
<li>La ripartenza sarà una stagione di crescita, se si sarà capaci ora, subito, di non perdere il patrimonio di imprenditori e lavoratori, mai come oggi non solo sulla stessa barca, ma anche sulla sola che possa portare l’Italia a navigare con forza nel futuro.</li>
</ol>
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		<title>Decretando recessione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/decretando-recessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 13:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[federal reserve]]></category>
		<category><![CDATA[lagarde]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federal Reserve taglia notevolmente i tassi, allineandosi alla Banca centrale europea, e promette iniezioni di liquidità per reggere l’apertura di Borsa. Che invece scende. Vedremo poi, ma la prima risposta è in linea con le altre Borse, in giro per il Mondo. La ragione c’è: si va verso la recessione. Anche le asimmetrie temporali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Federal Reserve taglia notevolmente i tassi, allineandosi alla Banca centrale europea, e promette iniezioni di liquidità per reggere l’apertura di Borsa. Che invece scende. Vedremo poi, ma la prima risposta è in linea con le altre Borse, in giro per il Mondo. La ragione c’è: si va verso la recessione. Anche le asimmetrie temporali nei contagi spingono in quella direzione: prima rallenta la produzione da una parte, poi, quando prova a riprendersi, rallenta dall’altra assieme ai consumi di quegli stessi prodotti. A questo ci si deve preparare, il che indica la necessità di spesa pubblica. Ma meglio intendersi.<br />
Non discuto le misure specifiche adottate dal governo italiano. Non è questo il momento. Comunque ragionevoli. Ma vorrei non si dimentichi che in quello stesso decreto è contenuta l’autorizzazione a emettere debito per l’eguale ammontare della spesa prevista: 25 miliardi. È necessario, prima di tutto in quel che serve alla sanità, ma il fatto che lo sia non significa non abbia un costo. Che oggi è basso, perché siamo in area protetta da moneta e banca centrale comuni. Quando s’affaccia una recessione il debito cresce, per contrastarla. Quando passa deve scendere. In Italia non lo abbiamo fatto, così consegnandoci al debito più alto e la crescita più bassa. Una maledizione, che oggi diventa velenosa, con il sismografo dello spread che lo segnala. Vedo che taluno spera di ovviare piagnucolando e facendo la vittima, ma è puerile.<br />
Tassi bassi e liquidità aggiuntiva decisa (3mila miliardi, da sommare ai 150 destinati all’acquisto di titoli) servono. Ma non bastano. C’è l’emergenza che giustifica la spesa e la crescita del debito, però ci sarà il dopo e una ripresa da attivare con investimenti pubblici. Sarebbe la stagione ideale, anche presso le opinioni pubbliche, per far nascere un debito europeo per investimenti europei. Non dimentichiamo che la nostra condotta del  passato è un ostacolo esattamente al pari delle chiusure (giustamente) rimproverate ad altri, Germania in testa.<br />
Da qui si riparte, senza insipidi appelli al volemose bene. Semmai: famose del bene. Il tempo della clausura sia quello della riscrittura delle nostre regole interne, finiamola con le scuse (il ministro della funzione pubblica che attribuisce la non digitalizzazione dei servizi pubblici alla mancanza di larga banda non sa di che parla: il commercio on line fiorisce ovunque, i certificati no).<br />
Rispetto all’era Draghi c’è stato un ribaltamento: la perizia tecnica e la lungimiranza portarono la Bce a sopperire alle deficienze della politica; ora è stata la politica, la Commissione europea, a dovere rimediare all’ottusa imperizia dei nuovi vertici Bce. Un guaio? Quello immediato sì, ma per il resto un bene.<br />
Questa difficile stagione serva a lasciarsi alle spalle quel che ci bloccava, che se si cerca di salvarlo e proiettarlo nel futuro, finanziando la non produzione a debito, è segno che neanche nell’emergenza riesce a emergere la serietà. Voglio essere sicuro del contrario.</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://formiche.net/">Formiche</a></p>
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		<title>Conti pubblici e bilanci banche, il perché di un circolo vizioso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/conti-pubblici-e-bilanci-banche-il-perche-di-un-circolo-vizioso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 13:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[conti pubblici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conti pubblici e bilanci banche: in maniera semplice e al tempo stesso esauriente, Carlo Cottarelli ne illustra il &#8220;delicato&#8221; legame A metà maggio i titoli decennali italiani rendevano circa l’1,8%. Da metà giugno in poi hanno oscillato tra il 2,5 e il 3% (sono attualmente vicino a quest’ultimo livello). Insomma, le banche italiane saranno anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Conti pubblici e bilanci banche: in maniera semplice e al tempo stesso esauriente, Carlo Cottarelli ne illustra il &#8220;delicato&#8221; legame</em></p>
<p>A metà maggio i titoli decennali italiani rendevano circa l’1,8%. Da metà giugno in poi hanno oscillato tra il 2,5 e il 3% (sono attualmente vicino a quest’ultimo livello). Insomma, <strong>le banche italiane</strong> saranno anche disposte a detenere una maggiore quantità di titoli di Stato, ma per farlo vogliono ricevere un tasso di interesse più elevato, come compensazione per il maggior rischio affrontato. Il secondo motivo è che, al crescere della quantità di titoli di Stato detenuti dalle banche italiane, il legame tra situazione dei <strong>conti pubblici</strong> e <strong>bilancio delle banche</strong> diventa più stretto.</p>
<p><strong>Cosa significa?</strong> Significa che possibili futuri aumenti dei tassi sui titoli di Stato causati da un deterioramento dei conti pubblici avrebbero maggiori effetti negativi per le banche. Infatti, quando il tasso sui titoli di Stato sulle nuove emissioni aumenta il valore dei titoli di Stato già in circolazione scende. <strong>È una legge finanziaria</strong>: visto che il rendimento di un titolo di una certa scadenza residua (per esempio 10 anni) deve essere più o meno lo stesso indipendentemente dal fatto che il titolo sia stato appena emesso o che sia già in circolazione (gli investitori fanno in modo che questo avvenga con i loro acquisti e vendite), se i tassi di interesse all’emissione salgono i prezzi dei titoli già in circolazione scendono per garantirne lo stesso rendimento. Ma la discesa del prezzo dei titoli comporta per le banche una perdita in conto capitale. E tanto maggiore è la quantità di titoli di Stato detenuta dalle nostre banche, tanto maggiore sarà la perdita subita.</p>
<p><strong>Non è finita qui</strong>: se le banche sono in difficoltà si presume che lo Stato debba intervenire in loro sostegno (la disciplina del<em> bail in</em> non è stata ancora ben assorbita a livello di opinione pubblica e politica…). Il che comporta che, se le banche hanno perdite, queste si potranno riversare sui conti pubblici: la situazione di questi peggiora ulteriormente, portando a un ulteriore aumento dei tassi di interesse. <strong>Insomma si avvia un circolo vizioso</strong>, un feedback loop, per dirla all’inglese, che ha caratterizzato molte crisi finanziarie in passato, compresa quella del 2011-12 in Italia. Questo feedback loop contribuisce a spiegare la forte correlazione negativa tra andamenti dei tassi di interesse sui titoli<br />
di Stato e la quotazione delle azioni bancarie.</p>
<p>Ora, la graduale uscita nel corso degli ultimi anni di investitori esteri dall’Italia ha ulteriormente stretto il legame tra bilancio delle banche e bilancio dello Stato. Nel giugno del 2011 i titoli di Stato rappresentavano meno del 6% dell’attivo bancario; a giugno di quest’anno rappresentavano un po’ più del 10%. Dobbiamo quindi aspettarci che quel circolo vizioso cui ho appena fatto riferimento sia diventato ancora più pericoloso di quanto fosse nel 2011. Tutto questo comporta la necessità di <strong>evitare nel modo più assoluto un ulteriore aumento dello spread</strong> e dei tassi di interesse sui titoli di Stato, anche per i riflessi che questo avrebbe sulle nostre banche. Il che richiede una legge di bilancio per il 2019 che ponga le basi per una rapida discesa del rapporto tra debito pubblico e Pil.</p>
<p>In proposito, ricordiamoci che quello che determinerà <strong>l’aumento o meno dei tassi di interesse</strong> non sarà la maggiore o minore flessibilità che ci daranno gli «euroburocrati», ma sarà l’azione di migliaia di investitori nazionali ed esteri cui non interessano per nulla i pareri, spesso troppo politici, espressi dalle istituzioni europee. Lo tengano presente quelli che pensano che basti fare la voce grossa a Bruxelles per poter aumentare a piacere il deficit pubblico.</p>
<p>Carlo Cottarelli, &#8220;La Stampa&#8221; 23 agosto 2018</p>
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		<title>Su banche e immigrati il Papa fa il comunista</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/su-banche-e-immigrati-il-papa-fa-il-comunista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2016 18:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[papa Bergoglio]]></category>
		<category><![CDATA[sistema finanziario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Nella sua visione del mondo non sembra esserci alcun riconoscimento della proprietà: del diritto di ogni uomo a disporre delle proprie risorse<br />
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/su-banche-e-immigrati-il-papa-fa-il-comunista/">Su banche e immigrati il Papa fa il comunista</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È ragionevole contrapporre le banche e i migranti, come ieri ha fatto <strong>papa Francesco</strong>, accusando la nostra società di destinare somme rilevanti al salvataggio degli istituti di credito invece che all&#8217;accoglienza di quanti vengono senza un soldo dall&#8217;Africa e dall&#8217;Asia? Con tutto il rispetto che si deve al Pontefice, si tratta di un&#8217;opposizione che non ha senso: per una serie di ragioni.</p>
<p>Innanzi tutto, se la nostra economia è ancora in grado di disporre di risorse è anche grazie al <strong>sistema finanziario</strong>: un settore che certo è criticabile da tanti punti di vista (basti pensare che è più facile rapinare una banca che fondarne una&#8230;), ma che svolge comunque una funzione importante. Se i Paesi europei sono oggi in grado di offrire un tetto a quanti arrivano da lontano, questo si deve anche a una lunga storia fatta anche di risparmi, investimenti e prestiti. La finanza quale specifica attività umana, incaricata di gestire le risorse nel migliore dei modi ha una sua dignità e va rispettata.</p>
<p>Oltre a ciò, tanto radicalismo lascia perplessi se si considera che la Chiesa cattolica, e giustamente, ha svolto un ruolo importante proprio in questa vicenda. Non soltanto sono stati teologi e predicatori cattolici del tardo Medioevo e del primo Rinascimento a legittimare <strong>il prestito a interesse</strong> e il ruolo fondamentale dei banchieri, ma anche in tempi più recenti abbiamo avuto in Italia e non solo una serie importante di istituti cattolici. Esiste perfino oggi una finanza specificamente vaticana e solo per evitare di infierire qui non ricorderemo al papa talune vicende che hanno visto protagonista <strong>lo Io</strong>r: in mano ad individui fallibili, come lo è ogni essere umano.</p>
<p>Perché il punto è tutto qui: che la finanza non può essere condannata in quanto tale. E se certo non è bello vedere i soldi dei contribuenti spesi per salvare le banche (che quando vanno male devono fallire, come qualsiasi altri impresa), ugualmente non si può condividere l&#8217;idea che il semplice arrivo di masse di migranti dal Sud debba comportare un salasso crescente a danno dei cittadini europei.</p>
<blockquote><p>Ugualmente non si può condividere l&#8217;idea che il semplice arrivo di masse di migranti dal Sud debba comportare un salasso crescente a danno dei cittadini europei</p></blockquote>
<p>Quello che purtroppo traspare dalle parole del papa è che nella sua visione del mondo non sembra esserci alcun riconoscimento della <strong>proprietà</strong>: del diritto di ogni uomo a disporre delle proprie risorse (il che non esclude, ovviamente, il dovere morale di farne l&#8217;uso migliore, improntato a generosità e apertura di cuore). Senza proprietà, non c&#8217;è però alcun vero rispetto dell&#8217;altro: di quella persona umana che è sempre incarnata in un mondo, in relazioni, in beni, in storie, in patrimoni.</p>
<p>Oltre a ciò, la semplificista demonizzazione della modernità finanziaria che quel cenno alle banche segnala con chiarezza sembra parlarci di una Chiesa che finisce per confondere il suo messaggio con tutta una retorica socialista e populista che ben poco ha a che fare con l&#8217;annuncio evangelico.<br />
Per i cristiani, è certo questo l&#8217;elemento più problematico della «novità Bergoglio». E non si tratta di una difficoltà da poco.</p>
<p><strong>Carlo Lottieri</strong>, <em>Il Giornale</em> 6 novembre 2016</p>
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