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	<title>autovelox Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>autovelox Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il Fisco benpensante che ci sottomette coi limiti di velocità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2016 09:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Multe contro l'individuo. Piero Ostellino si scaglia contro l'uso dell'autovelox per fare cassa[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-fisco-benpensante-che-ci-sottomette-coi-limiti-di-velocita/">Il Fisco benpensante che ci sottomette coi limiti di velocità</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Multe contro l&#8217;individuo. Piero Ostellino si scaglia contro l&#8217;uso dell&#8217;autovelox per fare cassa.</em></p>
<p>Mentre Renzi e il governo continuano a parlare e a promettere ipotetiche riduzioni della esorbitante pressione fiscale, continua a crescere in modo esponenziale, e senza eguali in Europa, la parafiscalità degli enti locali attraverso la proliferazione di divieti e di multe, spesso paradossali e immotivati.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni, <strong>le contravvenzioni sono cresciute in Italia del 987%</strong>, ben oltre il 126% fatto registrare dalla Romania, il 121 della Grecia, il 103 della Bulgaria, fino alle distanziate Francia (37%) e Spagna, con il 26%, Germania (11%) e Svezia (9%). Sempre di più, le multe servono a fare cassa, non a garantire la sicurezza dei cittadini e una migliore viabilità, come vorrebbe il codice della strada, che impone ai Comuni di destinare non meno del 50% degli introiti delle contravvenzioni alla manutenzione delle strade e a tutto ciò che contribuisce a una maggiore sicurezza. Questo, però, non succede (ci sono Comuni che vi destinano non più del 6 per cento).</p>
<p>Il Paese dei benpensanti che viaggia in autostrada a 100 all&#8217;ora sulla corsia di sorpasso e non si sposta neppure con le cannonate gronda indignazione contro chi non rispetta i limiti (spesso assurdi) e imputa alla velocità la responsabilità degli incidenti. Un falso storico, come dimostra la Germania e l&#8217;incremento di incidenti provocato dalle automobili incollate a 110 e 130 km orari.</p>
<p>Nell&#8217;inconscio collettivo, opportunamente manipolato dallo Stato, il motivo conduttore politicamente corretto che ascoltiamo da anni è però che è la velocità a uccidere. Negli Stati Uniti, lo Stato ha imposto i limiti non per l&#8217;incolumità dei suoi cittadini, ma per fare fronte alla crisi energetica del 1973. In Europa, in primo luogo in Italia, la pubblica amministrazione usa gli <strong>autovelox</strong> semplicemente come esattore delle tasse. Ogni volta che pretende di imporre per legge la virtù invece di contare sul buon senso e sulla responsabilità dei cittadini (a nessuno piace perdere la vita andando oltre l&#8217;istinto di conservazione, cioè della paura), lo Stato finisce con essere di fatto oppressore (e più nei confronti del cittadino responsabile che di quello irresponsabile).</p>
<p>In Italia, la scarsa fiducia nel senso di responsabilità dell&#8217;individuo e la vocazione alla sudditanza livellatrice verso lo Stato hanno radici politiche. Il limite di velocità è così diventato una forma di <strong>lotta di classe</strong>: le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo d&#8217;inverno da assaltare e l&#8217;autovelox è l&#8217;incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria. Esemplare, per ciò che riguarda la sfiducia nel senso di responsabilità dei suoi cittadini-automobilisti, è il ritardo ventennale con cui <strong>le rotonde</strong> sono arrivate in Italia al posto dei semafori agli incroci. In molti vi si oppongono ancora oggi o non sanno che fare quando ne incontrano una. La rotonda incarna il principio di responsabilità (l&#8217;automobilista si autogestisce), mentre il semaforo incarna il principio di autorità (è lo Stato che dice cosa fare).</p>
<p>Non è vero che è difficile governare gli italiani. Basta subissarli di divieti che li sollevino dalle loro responsabilità. Ci penseranno loro a invocarli per gli altri e a eluderli secondo convenienza personale. Dicono che le leggi si rispettano. Ma non è vero che si rispettano, punto. <strong>Si rispettano quelle giuste</strong>. Anche a costo di mantenere la velocità che si ritiene opportuna (e incorrere in contravvenzioni salatissime e perdita di punti) per non avere rispettato un improvviso e insensato limite, che rischia di provocare incidenti e tamponamenti. Il limite di velocità non è un valore assoluto, ma relativo: dipende da chi guida che cosa, su quale strada e in quali condizioni. Su alcune autostrade tedesche, in buone condizioni, la nuova Bugatti, che raggiunge i 440 km orari, può essere ampiamente sfruttata. Sapendo che su quella stessa autostrada c&#8217;è il più basso tasso di incidenti e di incidenti mortali al mondo..</p>
<p><strong>Piero Ostellin</strong>o<em>, Il Giornale</em> 23 settembre 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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