<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Matteo Grossi, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/author/matteo-grossi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/author/matteo-grossi/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 05 Nov 2025 20:53:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>Matteo Grossi, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/author/matteo-grossi/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Più lo mandi giù, più ti tira su</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/piu-lo-mandi-giu-piu-ti-tira-su/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 20:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=85888</guid>

					<description><![CDATA[<p>Soldi e libertà. È questa la miscela giusta di Lavazza che “più lo mandi giù, più ti tira su”. Non è soltanto una pubblicità ben riuscita: è una filosofia aziendale che oggi diventa esempio concreto, riconosciuto ufficialmente dalla classifica “Best Employers 2026. Prima in Italia, non a caso. Torino, Settimo Torinese e Gattinara non sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/piu-lo-mandi-giu-piu-ti-tira-su/">Più lo mandi giù, più ti tira su</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Soldi e libertà. È questa la miscela giusta di Lavazza che “più lo mandi giù, più ti tira su”. Non è soltanto una pubblicità ben riuscita: è una filosofia aziendale che oggi diventa esempio concreto, riconosciuto ufficialmente dalla classifica “Best Employers 2026. Prima in Italia, non a caso.<br />
Torino, Settimo Torinese e Gattinara non sono di certo la Silicon Valley, ma rappresentano un Paese fatto di caffè, produzione e industria solida. Eppure qui si trova ciò che molti predicano e pochi praticano: libertà contrattuale, valorizzazione del merito, rispetto per la persona. Non per ideologia, ma per convenienza reciproca. Non per carità aziendale, ma per crescita condivisa. Il liberalismo – quello serio, quello che non si ferma ai proclami ma guarda ai risultati – non si sorprende: quando lo Stato lascia spazio alla contrattazione, quando l’impresa premia il valore invece di distribuirlo a pioggia, il lavoro migliora, la vita migliora. E la produttività? Sale, ovviamente. Perché – banalità da ricordare – lavorare meglio conviene a tutti.<br />
Lavazza ha introdotto 10 giorni al mese di smart working, un venerdì corto, congedi estesi e flessibili, bonus fino a 15mila euro in tre anni. E ancora: permessi per accompagnare i familiari alle visite mediche o per portare dal veterinario il cane (o altri animali d’affezione). Fantascienza? Macché. Semmai contrattazione aziendale. Dietro queste iniziative non c’è un decreto né una direttiva né finanche un sussidio pubblico. C’è solo – e tanto basta – l’incontro libero tra le esigenze dell’impresa e quelle delle persone che ci lavorano. Una scelta autonoma nata dal dialogo, dalla fiducia reciproca e da una visione moderna del lavoro. E qui c’è davvero tutto ciò che un liberale dovrebbe applaudire: nessun controllo da parte del governo, niente inutili sussidi di Stato e nessuna imposizione normativa calata dall’alto. Solo accordi volontari, costruiti insieme da chi fa impresa e da chi lavora. E tutto ciò che serve per vedere un mercato che funziona e, per riflesso, relazioni industriali che evolvono. La responsabilità sostituisce il sospetto e la sfiducia. E i risultati parlano da soli. Anzi, parlano un linguaggio potente: quello della libertà.<br />
A chi storce il naso di fronte ai premi ‘sostanziosi’ oppure ai ‘permessi per gli animali’ rispondiamo che la questione non è il merito del singolo provvedimento. E il metodo che conta. Non è lo Stato a dover stabilire quanto lavorare, quanto riposare o come organizzare la propria giornata. È l’impresa – libera e responsabile – che comprende che un lavoratore sereno, motivato, trattato da adulto, rende di più. E rende meglio.<br />
Ed eccoci al fulcro della questione. “Più lo mandi giù, più ti tira su”: lo storico slogan di Nino Manfredi, lanciato esattamente quarant’anni fa, torna oggi più attuale che mai trasformandosi in una metafora perfetta. Il lavoratore manda giù la sfida, l’impegno e il senso della responsabilità. E si trova su: ascoltato, premiato e valorizzato.<br />
Dal canto suo l’azienda investe, rischia e – importante – si fida. Quindi cresce.<br />
Tutti vincono, nessuno perde e nessuno ruba nulla all’altro. A chi seguita a pensare che la soluzione ai problemi del lavoro sia una legge in più, un vincolo aggiuntivo, un tetto, un obbligo, Lavazza risponde con l’unica vera riforma che funge: la libertà. Di scegliere, di premiare, di costruire insieme. Che dire, allora? Se il buongiorno si vede dal caffè, forse è proprio così che dovrebbe svegliarsi l’Italia ogni mattina. Con un sorriso di fiducia, concretezza e buon senso.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/piu-lo-mandi-giu-piu-ti-tira-su/">Più lo mandi giù, più ti tira su</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ragazzi sempre più classificati e spesa per l’aiuto previsto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ragazzi-sempre-piu-classificati-e-spesa-per-laiuto-previsto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 07:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=85556</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle scuole italiane cresce ogni anno il numero di bambini e ragazzi che hanno bisogno di sostegno perché – a detta degli insegnanti – manifestano difficoltà. La richiesta è esplosa al punto da rendere difficile distinguere una condizione reale da ciò che, in fondo, è una normale fase legata allo sviluppo. In alcune classi si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ragazzi-sempre-piu-classificati-e-spesa-per-laiuto-previsto/">Ragazzi sempre più classificati e spesa per l’aiuto previsto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nelle scuole italiane cresce ogni anno il numero di bambini e ragazzi che hanno bisogno di sostegno perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é – </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a detta degli insegnanti </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">manifestano difficolt</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. La richiesta </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">esplosa al punto da rendere difficile distinguere una condizione reale da ci</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ò </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che, in fondo, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">una normale fase legata allo sviluppo. In alcune classi si sfiora il 20% dei casi, in altre si </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">superato il numero degli insegnanti disponibili. Ci s</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">interroga se siano stati alzati i parametri diagnostici o se invece sia la realt</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a essere cambiata. Come sovente accade, la risposta sta nel mezzo: qualcosa </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">cambiato, ma non tutto in meglio.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ho come l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">impressione che si sia allargata l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">area del sospetto patologico, perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">quello che una volta era </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un bambino vivace</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">oggi </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">diventato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un disturbo oppositivo-provocatorio</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">; colui che un tempo veniva considerato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">in ritardo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, oggi </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">profilo borderline: chi in passato tendeva a distrarsi spesso, oggi rientra nell</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Adhd (acronimo inglese che sta per </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Disturbo da deficit del neurosviluppo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">). Siamo passati da una scuola che ignorava le difficolt</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a una che ora le diagnostica a ogni costo. Lo si fa per prudenza, non sia mai, ma anche perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ormai </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">diventata un</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">azione automatica prevista dal sistema scolastico e istituzionale. Non si trascuri quanto segue: nessuno nega che esistono bambini e ragazzi con disabilit</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, disturbi dell</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">apprendimento o situazioni complesse. Ed </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">giusto e doveroso dar loro strumenti, sostegno e attenzione. Per</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ò </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">c</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">’è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">una differenza tra l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">aiutare chi ha bisogno e il trasformare ogni differenza in una diagnosi. Il costo che paghiamo non </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">soltanto economico ma culturale, poich</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">stiamo crescendo generazioni a cui insegniamo che il disagio </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">patologia e che quel percorso </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">unico valido.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Intanto le famiglie </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">spesso su indicazione delle scuole </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">si rivolgono sempre pi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ai Comuni per ottenere ore di assistenza specialistica, soprattutto per i casi in cui il sostegno ministeriale non </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">bastevole o non arriva. I sindaci, gi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">alle prese con bilanci asfittici, non sanno quale risposta dare di fronte a richieste sempre pi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">numerose. In certi territori il peso economico del sostegno scolastico rischia di superare quello dei servizi sociali essenziali. Sar</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">per questo che si scarica sui Comuni una responsabilit</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">culturale e nazionale, senza strumenti n</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">strategie? In molti casi </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e qui il discorso si fa scomodo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">– </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">i sistemi scolastico, sanitario e persino familiare incentivano la certificazione perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">una diagnosi d</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">accesso a risorse, insegnanti e percorsi privilegiati. Le famiglie chiedono, le scuole spesso segnalano per prudenza, i neuropsichiatri certificano perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">le linee guida lo impongono e cos</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ì </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">nessuno ha torto, ma il risultato pare imbarazzante. E quando un ragazzo sveglio, curioso e fuori schema viene incasellato come </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">problematico</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">solo perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">non si adatta all</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">inerzia della classe, non lo stiamo aiutando: stiamo proteggendo il sistema.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Abbiamo bisogno di meno etichette. Meno schede, meno classificazioni. E di pi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ascolto, osservazione, cura. La scuola non </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un reparto clinico: </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un luogo di crescita per cui non serve diventare tutti specialisti in psicopatologia infantile. Serve tornare a essere maestri, nel senso nobile del termine, capaci di distinguere il disagio dalla vitalit</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Il sostegno deve restare uno strumento, non un sistema. Perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">non </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">normale che in una societ</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che invecchia si spendano pi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ù </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">risorse per </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">‘</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">normalizzare</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> bambini di sei anni che per riqualificare cinquantenni esclusi dal lavoro.</span></span></p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ragazzi-sempre-piu-classificati-e-spesa-per-laiuto-previsto/">Ragazzi sempre più classificati e spesa per l’aiuto previsto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A proposito di treni bloccati…</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-proposito-di-treni-bloccati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 13:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=85486</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Germania, un’italiana di Bolzano prende in mano le rotaie delle ferrovie pubbliche. Evelyn Palla, manager cresciuta all’estero ma di chiare origini italiane, è stata nominata alla guida della Deutsche Bahn. Sarà la prima donna a dirigere il colosso tedesco, con un compito ben chiaro: rimettere sui binari un sistema ferroviario che da orgoglio nazionale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-proposito-di-treni-bloccati/">A proposito di treni bloccati…</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Germania, un’italiana di Bolzano prende in mano le rotaie delle ferrovie pubbliche. Evelyn Palla, manager cresciuta all’estero ma di chiare origini italiane, è stata nominata alla guida della Deutsche Bahn. Sarà la prima donna a dirigere il colosso tedesco, con un compito ben chiaro: rimettere sui binari un sistema ferroviario che da orgoglio nazionale è diventato simbolo del declino infrastrutturale.</p>
<p>Il paradosso è servito: mentre in Germania puntano su competenza, risultati e responsabilità, in Italia i treni, oltre a perdere pezzi ci abituano al disastro come se fosse la norma. Gli italiani migliori ce li lasciamo scappare all’estero. Gli altri, li mandiamo in politica.</p>
<p>Certo, anche in Germania i problemi non mancano. Deutsche Bahn è piegata dai ritardi cronici (solo il 62% dei treni dono arrivati in orario lo scorso anno), da guasti, cantieri infiniti, carenza di personale e da una montagna di debiti pari a circa 22miliardi. Tuttavia, di fronte a tutto questo, il governo tedesco ha avuto la lucidità e il coraggio di cambiare. Il ministro dei Trasporti Patrick Schnieder ha rimosso l’amministratore delegato uscente, Richard Lutz, e ha messo al comando proprio lei: Evelyn Palla, che dal 2022 guidava i trasporti regionali che sono l’unico comparto a funzionare per davvero, con un tasso di puntualità vicino al 90%.</p>
<p>In conferenza stampa, Palla ha detto parole chiare: &#8220;La Deutsche Bahn deve cambiare. Deve diventare più chiara, più coraggiosa, più veloce. E noi la cambieremo&#8221;. Il governo tedesco non si limita agli annunci ma ha stanziato oltre 100miliardi per le infrastrutture ferroviarie entro il 2029, e una parte del fondo speciale da 500miliardi, approvato con la riforma del freno al debito, sarà dedicata proprio ai trasporti su rotaia. Di più, i bonus dei dirigenti saranno legati direttamente alla puntualità dei treni. Non è una rivoluzione, piuttosto una semplicemente gestione. E anche seria.</p>
<p>Facciamo ora un confronto impietoso. In Italia, le ferrovie regionali &#8211; quelle vere, quelle dei pendolari &#8211; sono un inferno quotidiano. I treni sono in ritardo, sporchi, sovraffollati. I guasti vengono riparati solo quando il treno è già fermo. La manutenzione preventiva è un concetto sconosciuto. Gli annunci si sprecano, le inaugurazioni pure, ma i passeggeri vivono sulla loro pelle la realtà di ritardi sistemici dove nessuno voglia metterci mano.</p>
<p>Il ministro dei Trasporti &#8211; chiunque sia, oggi o domani &#8211; appare e scompare come un fantasma. Nessun piano industriale, nessun vincolo di responsabilità, nessuna idea chiara sul da farsi. È tutto lasciato al caso, o al consenso. E nel frattempo, chi ha talento e visione se ne va. Evelyn Palla non è un’eccezione anzi, è l’esempio di un’Italia che funziona solo quando smette di essere gestita all’italiana.</p>
<p>All’estero c’è ancora chi sceglie i dirigenti pubblici in base ai risultati. Da noi si preferisce chi ha i contatti giusti. In Germania, per rimettere in piedi una macchina inceppata, hanno promosso chi ha fatto funzionare l’unico pezzo ancora efficiente. Da noi si premia chi sa dire che è colpa di qualcun altro.</p>
<p>Il treno del cambiamento in Italia passa raramente. E quando passa, è in ritardo. O guasto. O soppresso. La lezione tedesca ci insegna che i problemi si risolvono scegliendo chi li sa affrontare, non chi li racconta meglio.</p>
<p>E finché in Italia non torneremo a credere che la competenza conta più della propaganda, continueremo a perdere i treni migliori. E i passeggeri migliori.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-proposito-di-treni-bloccati/">A proposito di treni bloccati…</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come una bomba ad orologeria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-una-bomba-ad-orologeria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=85176</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nostro sistema pensionistico è una bomba a orologeria che fa già sentire il suo tic-tac, ma sembra che nessuno si stia affrettando a disinnescarla. Le varie riforme succedutesi nel corso dei decenni sono state approvate più per interesse politico che per necessità economica e hanno creato un sistema ingiusto e sbilanciato. Il modello a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-una-bomba-ad-orologeria/">Come una bomba ad orologeria</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro sistema pensionistico è una bomba a orologeria che fa già sentire il suo tic-tac, ma sembra che nessuno si stia affrettando a disinnescarla. Le varie riforme succedutesi nel corso dei decenni sono state approvate più per interesse politico che per necessità economica e hanno creato un sistema ingiusto e sbilanciato. Il modello a ripartizione è ormai obsoleto poiché si fonda su una premessa demografica che non esiste più, dato che l’Italia ha la popolazione più anziana d’Europa e il tasso di natalità è in continuo calo. I dati Eurostat ci dicono che spendiamo in pensioni più di ogni altro Paese europeo: il 15,5% del Prodotto interno lordo, finanziando il tutto con le stesse tasse pagate da chi lavora e contribuisce al sistema. Ma i contributi versati non bastano a coprire l’intero importo delle pensioni correnti.<br />
Dunque, è facile accorgersi che la miccia si sta avvicinando alla carica esplosiva.</p>
<p>Un primo elemento di disuguaglianza è il trattamento di chi è andato in pensione prima del 1995, quando era in vigore il sistema retributivo. Queste persone hanno infatti contribuito con una percentuale del loro reddito inferiore rispetto a quella degli attuali lavoratori e soprattutto godono di pensioni che spesso superano di gran lunga i contributi versati. Questo è dovuto al fatto che il calcolo pensionistico si basava sull’ultimo stipendio percepito, nella maggior parte dei casi fra i più alti dell’intera carriera lavorativa. Chi andrà invece a riposo nel 2070 con il sistema contributivo avrà probabilmente una pensione che si aggirerà – stando larghi – intorno al 60% dell’ultimo stipendio, mentre chi oggi percepisce la pensione ha visto a volte un tasso di sostituzione superiore al 70%.</p>
<p>Tutto questo si traduce in un’altra grande distorsione: il sistema premia chi è in pensione a discapito di chi lo sostenta. Nonostante la spesa per le pensioni continui a crescere, non si riesce più a garantire ai giovani lavoratori una pensione degna, se non a livello di sussistenza. Ma questo non è soltanto un problema di bilancio, è anche un problema di giustizia. Le nuove generazioni stanno pagando per un sistema che non è stato costruito con una visione di lungo termine ma come uno strumento di consenso immediato. L’altro grande limite dell’attuale meccanismo previdenziale è che non si regge sui fondi accumulati ma sui trasferimenti pubblici. Ogni anno l’Inps deve ricorrere alla fiscalità generale per coprire il divario tra i contributi versati e le pensioni da pagare. Nel 2024 ha incassato contributi per soltanto 284 miliardi di euro. Per questo motivo lo Stato ha dovuto trasferire 181 miliardi all’istituto per colmare il divario e finanziare le pensioni.</p>
<p>Detto ciò, c’è chi suggerisce di ricalcolare gli attuali assegni previdenziali e chi vorrebbe modificare il sistema contributivo. L’errore più grave che si possa fare è quello di proporre soluzioni senza una strategia complessiva. La soluzione non dev’essere solamente il taglio delle pensioni oppure la riduzione del tasso di sostituzione – come suggerito da alcuni – ma una riforma strutturale che garantisca la sostenibilità a lungo termine del sistema previdenziale. Le scelte fatte finora sono state dettate più dalla necessità di mantenere il consenso che dalla capacità di guardare al domani. Se vi è qualcuno che intende inserire delle vere riforme nella prossima legge di bilancio lo faccia e anche in fretta. Perché fino a quel momento l’unica certezza sarà quella di una bomba il cui scoppio sembra ormai inevitabile.</p>
<p><a href="http://www.lalomellina.it/?p=13860">La Lomellina</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-una-bomba-ad-orologeria/">Come una bomba ad orologeria</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Va curato senza dimenticare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/va-curato-senza-dimenticare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 10:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=85147</guid>

					<description><![CDATA[<p>Renato Vallanzasca è detenuto e sta male –Di fronte a una petizione che ha racimolato un migliaio di firme per chiedere a Sergio Mattarella la grazia per Renato Vallanzasca -promossa da uno degli ex membri della sua banda, Alfredo “Tino” Stefanini – è facile lasciarsi investire dal giudizio morale, dall’indignazione oppure, per converso, da una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/va-curato-senza-dimenticare/">Va curato senza dimenticare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Renato Vallanzasca è detenuto e sta male –Di fronte a una petizione che ha racimolato un migliaio di firme per chiedere a<br />
Sergio Mattarella la grazia per Renato Vallanzasca -promossa da uno degli ex membri della sua banda, Alfredo “Tino” Stefanini – è facile lasciarsi investire dal giudizio morale, dall’indignazione oppure, per converso, da una malintesa compassione. C’è chi grida allo scandalo e chi invoca clemenza.<br />
Ma il punto non è chi sia Vallanzasca oggi. Il punto è se uno Stato di diritto debba rimanere tale anche quando è scomodo e anche quando il nome sulla scrivania del Presidente della Repubblica suscita un riflesso viscerale.<br />
Vallanzasca è stato un criminale a tutto tondo. Negli anni Settanta e Ottanta il “bel René”- così lo chiamavano i giornali per il suo aspetto curato, la sua presunta eleganza e un certo fascino che esercitava anche dietro le sbarre – ha seminato sangue e paura per le strade di Milano e non solo. La sua fedina penale parla chiaro: quattro omicidi accertati (tra cui quelli di due agenti di Polizia), decine di rapine a mano armata, sequestri di persona, traffico d’armi, detenzione illecita, evasione. È stato il capo di una delle più spietate bande criminali dell’epoca, tanto da divenire un simbolo del crimine organizzato di quegli anni.<br />
Condannato a quattro ergastoli e a oltre 260 anni di carcere, ha scontato più di cinquant’anni in prigione. Una detenzione lunga e ininterrotta, senza benefici, se non quello, previsto dalla legge, del trasferimento in una struttura sanitaria quando le sue condizioni di salute sono peggiorate.<br />
Chi oggi vuole la sua grazia – dice Stefanini – lo fa partendo da un presupposto medico e umano: è malato, affetto da demenza senile, non è più in grado di intendere né di volere. Non è più un pericolo poiché non è più autonomo. È un corpo che si spegne lentamente e lo fa in una struttura protetta, ma formalmente resta un detenuto, sottoposto al sistema penitenziario dello Stato. Allora la domanda che pongo è: lo Stato a cosa serve? E le leggi a cosa servono? La giustizia esiste per garantire i diritti di tutti – anche quelli di coloro che hanno commesso i peggiori crimini – ma questo non significa cancellare il senso della pena. Che una persona stia bene o stia male, la condanna resta e deve trovare una forma coerente di applicazione. Se le condizioni di salute non permettono più la detenzione ordinaria, si può e si deve intervenire per evitare sofferenze inutili, ma questo non giustifica il venir meno dal vincolo penale.<br />
E c’è una domanda che pesa più di ogni altra: dove sono finiti oggi quelli del giustizialismo facile, delle manette come baluardo di giustizia? Quelli che continuano a gridare «Buttiamo via le chiavi»?<br />
Quando la realtà si sporca, quando il carnefice non fa più paura e diventa solo un vecchio smemorato, l’isteria punitiva si ammutolisce. La durezza invocata a gran voce svanisce quando il nemico non fa più comodo.<br />
Chi ha ricevuto una condanna definitiva non può tornare a essere semplicemente un cittadino libero.<br />
Può ricevere assistenza, ma non riabilitazione simbolica. È giusto trovare una struttura adatta, garantire cure, rispetto e dignità. Ma pur sempre in un contesto detentivo.<br />
Perché il diritto non è una forma di compassione e la pena non è un’opinione che cambia con l’età o con la memoria.<br />
Chiedere allo Stato di restare giusto anche con chi non lo è stato mai non è un gesto di debolezza, ma il più grande atto di civiltà. Non perché Vallanzasca sia diventato buono, ma perché noi dobbiamo restare migliori di lui.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/va-curato-senza-dimenticare/">Va curato senza dimenticare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valgano i medesimi criteri</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/valgano-i-medesimi-criteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 19:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=84806</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il disegno di legge che introduce il reato di femminicidio Alcuni giorni fa la Commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge proposto dal governo Meloni per introdurre nel codice penale il reato di femminicidio. Una parte politica lo chiede da tempo ed è libera di chiederlo, non è una novità e di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/valgano-i-medesimi-criteri/">Valgano i medesimi criteri</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il disegno di legge che introduce il reato di femminicidio</em></p>
<p>Alcuni giorni fa la Commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge proposto dal governo Meloni per introdurre nel codice penale il reato di femminicidio. Una parte politica lo chiede da tempo ed è libera di chiederlo, non è una novità e di questo non ci stupiamo.</p>
<p>Siamo infatti &#8211; credo &#8211; tutti d&#8217;accordo nel dire che l&#8217;omicidio è una realtà da combattere e che il diritto penale ha il compito di intervenire. Tuttavia, nel formulare questa legge, è fondamentale non cadere nell&#8217;inganno di creare una normativa a senso unico ovvero che rischi di tradursi in una discriminazione giuridica nei confronti di altre categorie di vittime.</p>
<p>Attenzione, c&#8217;è una cosa importante da sapere: il testo dovrebbe essere approvato entro l&#8217;estate, prima dal Senato e poi dalla Camera. Ma è bene mettere in conto imprevisti come la conversione del decreto infrastrutture e l&#8217;esame del disegno di legge sul fine vita. Restiamo in attesa con fiducia.</p>
<p>Inizialmente il disegno di legge proponeva di introdurre un nuovo articolo nel codice penale (il 557 bis) punendo con l&#8217;ergastolo chiunque causi «la morte di una donna per atti di discriminazione od odio verso di lei in quanto donna». Sebbene la proposta fosse intesa a dare una risposta forte e specifica contro la violenza di genere, il problema risiede nel fatto che tale formulazione escludeva qualsivoglia riferimento alle vittime maschili di violenza, ignorando una realtà drammatica che troppo spesso viene messa in ombra.</p>
<p>Suonerà strano, ma anche gli uomini sono vittime di violenza, come confermato ormai da diverse indagini condotte da istituti di ricerca.</p>
<p>Benché in minor misura, pure le donne possono essere responsabili di comportamenti molto gravi, compresi gli omicidi. Questo non significa che gli uomini non debbano essere tutelati dalla legge con le stesse intensità e severità. E non possiamo permetterci di ignorare i dati forniti dal Censis e dalle associazioni che si occupano di uomini maltrattati: ogni anno 4mila uomini sono vittime di violenza, ma solo una piccola parte di questi crimini viene denunciata. Le vittime non si rivolgono alle Forze dell&#8217;ordine per paura di non essere creduti o per vergogna di essere giudicati in modo negativo dalla società. La questione della denuncia è importante: se l&#8217;omertà femminile nelle violenze domestiche è ormai ben conosciuta, lo stesso &#8211; se non di più &#8211; vale per gli uomini.</p>
<p>In ogni modo, sebbene il disegno di legge sia stato modificato dai senatori Giulia Bongiorno e Susanna Donatella Campione, non cambia l&#8217;impostazione originaria: la differenza tra la proposta iniziale e la riformulazione del reato di femminicidio riguarda la definizione del crimine. Se la versione iniziale era troppo generica, poiché indicava motivazioni quali «odio» o «repressione dei diritti», la riformulazione specifica invece motivi più concreti come «controllo», «possesso», «dominio» o la limitazione delle libertà individuali della donna. Questo rende la legge più chiara e applicabile in modo pratico, ma non cambia l&#8217;orientamento di fondo, che seguita a concentrarsi esclusivamente sulla violenza contro le donne senza includere quella contro gli uomini.</p>
<p>Che si tratti di femminicidio oppure di un uomo assassinato, il reato dev&#8217;essere trattato con la stessa severità. Fa specie che nessun politico si sia ancora fatto portavoce di una proposta che tuteli anche gli uomini vittime di violenza. Chissà, forse i maschi del nostro Parlamento hanno paura di essere derisi.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/valgano-i-medesimi-criteri/">Valgano i medesimi criteri</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il bonus per andare in vacanza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-bonus-per-andare-in-vacanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 13:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=84664</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia è forse l’unico Paese al mondo disposto a indebitarsi per mandare i propri cittadini in vacanza. Un gesto certamente generoso, ma che suona stonato in un Paese in cui mancano fondi per questioni più importanti.Milioni di italiani considerano irrinunciabile soggiornare tra mari e monti, anche quando le condizioni economiche personali non lo consentirebbero. Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-bonus-per-andare-in-vacanza/">Il bonus per andare in vacanza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è forse l’unico Paese al mondo disposto a indebitarsi per mandare i propri cittadini in vacanza. Un gesto certamente generoso, ma che suona stonato in un Paese in cui mancano fondi per questioni più importanti.Milioni di italiani considerano irrinunciabile soggiornare tra mari e monti, anche quando le condizioni economiche personali non lo consentirebbero.<br />
Per assecondare questa aspettativa sociale, lo Stato ha pensato al bonus vacanze Inps.<br />
Introdotto nel 2020 come risposta alla crisi pandemica – e rinnovato in varie forme fino a oggi – è uno strumento di sussidio per famiglie con redditi medio-bassi. Prevede uno sconto immediato dell’80%sull’importo del soggiorno presso le strutture aderenti, mentre il restante 20% può essere recuperato come detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi. Il suo valore varia in base all’Isee del nucleo familiare, con un massimo di 500 euro per quelli con più di tre componenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere il turismo interno e garantire il ‘diritto’ alle ferie anche ai meno abbienti. Si stima che finora il bonus sia costato alle casse dello Stato tra 1.2 e 1.5 miliardi di euro, finanziati per buona parte tramite nuovo debito.<br />
A novembre dell’anno passato abbiamo festeggiato i 3mila miliardi di euro di debito pubblico, pari al 138% del Pil. In questo contesto, ogni euro speso deve essere valutato con attenzione. Finanziare bonus per andare sul pedalò o all’ombra delle conifere ricorrendo a nuovo deficit è un modo per sottrarre risorse a settori importanti quali sanità, scuola, ricerca. Un chiaro esempio di cattiva gestione delle risorse. Lo Stato non dovrebbe distribuire sussidi per consumi individuali, ma creare le condizioni affinché si possa crescere investendo in infrastrutture, istruzione e incentivi al lavoro e al risparmio.<br />
Il vero cortocircuito si manifesta quando la spesa pubblica si somma a quella privata, altrettanto poco sostenibile. In molti, pur beneficiando del bonus, finiscono comunque per indebitarsi per una vacanza più lunga, più lussuosa e più instagrammabile, cosicché la rateizzazione dei viaggi ha smesso di essere un’eccezione per mutarsi in una prassi. Secondo un rapporto di Bankitalia dello scorso anno, un quinto delle famiglie italiane si indebita per spese superflue, tra cui gli elettrodomestici, i regali e appunto le vacanze. La richiesta di finanziamenti per coprire tali spese è in crescita, rispecchiando la mentalità della gratificazione immediata, in cui il futuro viene sistematicamente sacrificato sull’altare del presente.<br />
Tuttavia chi si indebita non è libero ma vincolato a obblighi futuri, riducendo la propria capacità di affrontare imprevisti o di investire in obiettivi a lungo termine.<br />
Secondo Scope Rating – società che valuta la solidità finanziaria assegnando un punteggio al governo – la combinazione di debito pubblico e debito privato sta divenendo una seria minaccia per la stabilità economica italiana.<br />
La libertà non si realizza con sussidi che drogano il cittadino, ma con strumenti che ne potenziano la responsabilità. Il desiderio di andare in vacanza è più che legittimo, ma non deve trasformarsi in pretesa da soddisfare a prescindere dalle circostanze. Sarebbe molto più sano – e più libero – pianificare e risparmiare durante l’anno, piuttosto che affidarsi all’assistenzialismo o al credito facile.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-bonus-per-andare-in-vacanza/">Il bonus per andare in vacanza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per i balneari non si fanno gare ma sconti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-i-balneari-non-si-fanno-gare-ma-sconti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 10:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=84480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno stessa spiaggia e stesso mare. Ma soprattutto stessi privilegi. Peggio: privilegi rinnovati e addirittura ampliati. C&#8217;è una categoria che seguita a beneficiare di condizioni di rendita assurde: i balneari. E, se possibile, lo fa oggi con ancora maggior convenienza grazie al nuovo decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Tale provvedimento, appena [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-i-balneari-non-si-fanno-gare-ma-sconti/">Per i balneari non si fanno gare ma sconti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno stessa spiaggia e stesso mare. Ma soprattutto stessi privilegi. Peggio: privilegi rinnovati e addirittura ampliati. C&#8217;è una categoria che seguita a beneficiare di condizioni di rendita assurde: i balneari. E, se possibile, lo fa oggi con ancora maggior convenienza grazie al nuovo decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Tale provvedimento, appena varato, riduce in modo sostanziale i canoni demaniali marittimi ovvero i corrispettivi dovuti allo Stato per l&#8217;occupazione delle spiagge: per le aree scoperte passano da 3,3 a 2 euro al metro quadro, quelli per le aree attrezzate da 5,5 a 3,4 euro e per le aree di maggior valore economico si scende da 7,3 a 4,5 euro. Un intervento che arriva mentre lo Stato continua a registrare una morosità media del 25% sulle concessioni (30 milioni di euro annui) e che porta il gettito complessivo da 120 a 74 milioni di euro. Una perdita secca che neppure si sforzano di nascondere. Tutto in nome dei voti.</p>
<p>L&#8217;assennatezza è evidente: mentre il ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti parla di tagli della spesa, lo stesso governo e lo stesso partito regalano ai balneari un trattamento di favore che non ha eguali in Unione Europea. La Commissione Ue lo sa, l&#8217;ha detto e ridetto che le concessioni andrebbero messe a gara, secondo quanto previsto dalla direttiva Bolkestein. Nel nostro Paese invece le gare si rinviano da oltre un decennio, con la scusa delle proroghe. La questione è però ben più profonda. L&#8217;Italia è da anni in violazione della direttiva 2006/123/CE, una norma europea che abbiamo formalmente recepito ma di fatto costantemente eluso prorogando quelle esistenti, spesso senza alcuna selezione competitiva. La Corte di Giustizia dell&#8217;Ue e il Consiglio di Stato ci hanno più volte tirato le orecchie in quanto le proroghe sono illegittime e la scadenza ultima resta fissata al 31 dicembre 2023. In teoria da quest&#8217;anno dovrebbero partire le gare; in pratica ci si muove ancora a rilento o si reintroducono benefici economici difficilmente giustificabili.</p>
<p>Non è normale che uno stabilimento balneare paghi allo Stato quanto un normale dipendente versa all&#8217;Irpef. Questa è una fotografia che racconta l&#8217;iniquità del sistema: rendite elevate, bassissimo contributo alla finanza pubblica e accesso bloccato per nuovi gestori che potrebbero offrire servizi migliori e, come spesso capita, al miglior prezzo. Pur promettendo che il 2025 sarà «l&#8217;ultimo anno» delle proroghe (e noi lo speriamo vivamente), il decreto Salvini introduce un sistema tariffario che di fatto continua a premiare i concessionari attuali, senza risolvere le gravi distorsioni del mercato. Anziché valorizzare il demanio e aprire alla sana e leale concorrenza, si ‘scontano’ ulteriormente i prezzi a vantaggio di chi già sfrutta quei beni in assenza di una trasparente procedura pubblica.</p>
<p>Tutto questo preoccupa anche chi non gestisce alcuno stabilimento, dal momento che si tratta di risorse pubbliche sottoutilizzate, di un mercato bloccato e di un principio di equità fiscale sistematicamente violato. In Europa le spiagge sono gestite tramite gare pubbliche e a valori di mercato. Da noi restano appannaggio di pochi, spesso da generazioni, senza concorrenza e a prezzi simbolici. Il vero riformismo non sta nelle misure populiste, ma nel ristabilire regole eque per tutti. Rispettare la direttiva Bolkestein, mettere a gara le concessioni, adeguare i canoni al valore di mercato sono i passi di una politica economica seria. Il resto è soltanto rendita assistita.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-i-balneari-non-si-fanno-gare-ma-sconti/">Per i balneari non si fanno gare ma sconti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le pandemie non hanno confini</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-pandemie-non-hanno-confini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=84030</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Organizzazione mondiale della sanità ha proposto un piano globale per preparare il mondo alle prossime pandemie. Un patto internazionale che punta a creare un sistema coordinato per prevenire, rispondere rapidamente, condividere dati essenziali e garantire equità nell&#8217;accesso a cure e vaccini. Un&#8217;iniziativa che ha ottenuto il sostegno di 124 Paesi. L&#8217;Italia ha però deciso di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-pandemie-non-hanno-confini/">Le pandemie non hanno confini</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organizzazione mondiale della sanità ha proposto un piano globale per preparare il mondo alle prossime pandemie. Un patto internazionale che punta a creare un sistema coordinato per prevenire, rispondere rapidamente, condividere dati essenziali e garantire equità nell&#8217;accesso a cure e vaccini.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa che ha ottenuto il sostegno di 124 Paesi. L&#8217;Italia ha però deciso di astenersi. E non è la sola: anche Russia, Bulgaria, Iran e altri 8 Stati hanno scelto di non firmare.</p>
<p>Una decisione che, oltre a sollevar perplessità, ha lasciato l&#8217;amaro in bocca a molti. Non soltanto tra gli esponenti sanitari, ma anche tra i cittadini che ricordano bene cos&#8217;abbia significato vivere nel cuore di una pandemia senza precedenti.</p>
<p>L&#8217;Oms non intende sostituirsi ai governi, ma costruire una rete di collaborazione globale.</p>
<p>Lo abbiamo imparato a caro prezzo poiché nessun Paese è in grado di gestire da solo un&#8217;emergenza sanitaria mondiale. Il Covid-19 ha attraversato Continenti senza chiedere il permesso, ha bloccato economie, isolato persone e messo in ginocchio i sistemi sanitari. Chi si oppone all&#8217;accordo solleva il tema della sovranità nazionale. E ci risiamo: come sempre, appena si parla di collaborazione internazionale scatta la paura di cedere potere.</p>
<p>Eppure un po&#8217; di sovranità condivisa, in nome del bene comune, farebbe bene a tutti noi.</p>
<p>Ma niente da fare: per alcuni questa è una storia che non si può nemmeno raccontare. Temono che accettare un piano globale significhi doversi piegare in futuro a decisioni prese altrove, senza possibilità di replica. Un timore che rasenta l&#8217;assurdo.</p>
<p>Nel 2020 fu proprio l&#8217;Oms a dichiarare l&#8217;emergenza globale e poi la pandemia, quandoancora molti governi minimizzavano. Fu una voce autorevole e tempestiva. L&#8217;Italia, tra i primi Paesi colpiti, ricevette supporto tecnico e aiuti concreti grazie a quella rete di cooperazione. Non riconoscere oggi quel ruolo non soltanto è una mancanza di riconoscenza ma pure un errore strategico. Scegliere di restare fuori da un accordo così importante significa, in concreto, rinunciare ad avere voce in capitolo nei prossimi scenari d&#8217;emergenza. Meno informazioni, meno risorse, meno accesso prioritario a vaccini e cure con il rischio di trovarsi di nuovo in fila, come accadde nel 2020 quando iniziò la corsa globale ai vaccini.</p>
<p>Anche sul piano interno, questa scelta manda un messaggio egoistico: preferiamo la logica del &#8220;prima noi&#8221; a quella del &#8220;insieme&#8221;. Ma i virus non conoscono frontiere e pensare di difendersi chiudendosi è un&#8217;illusione perché i veri strumenti di difesa si costruiscono solamente attraverso la cooperazione. Molti analisti leggono dietro questo rifiuto motivazioni più politiche che sanitarie e in un clima internazionale segnato dal ritorno dei nazionalismi e della retorica identitaria ogni accordo globale viene visto con sospetto. Ma la salute pubblica è una sfida che non si vince a colpi di slogan: si affronta con scienza, con responsabilità e con visione.</p>
<p>Il Covid ci ha tolto tanto: affetti, libertà, sicurezza. Ma ci ha anche insegnato che non possiamo più permetterci di farci trovare impreparati. Oggi che il peggio sembra alle spalle, rischiamo di dimenticare. E dimenticare è il primo passo verso l&#8217;errore. L&#8217;Oms forse non è un organismo perfetto, ma è l&#8217;unico che può coordinare una risposta globale alle pandemie. Voltargli le spalle ora sarebbe un errore giacché l&#8217;Italia ha già pagato un prezzo altissimo, per questo ha il dovere &#8211; e l&#8217;interesse &#8211; di essere parte attiva. Non da sola, ma insieme al resto del mondo.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-pandemie-non-hanno-confini/">Le pandemie non hanno confini</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’abitudine leghista di esagerare e travisare le cose</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/labitudine-leghista-di-esagerare-e-travisare-le-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 07:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=83993</guid>

					<description><![CDATA[<p>In politica, si sa, ogni occasione è ghiotta per salire sul carro dei vincitori. Ma negli ultimi tempi sembra che questa tendenza abbia preso una piega grottesca, soprattutto dalle parti della Lega di Salvini. L’ultima dimostrazione riguarda la delibera dell’Enac del 12 maggio scorso, accolta con toni trionfalistici dal partito del Carroccio, che ha subito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/labitudine-leghista-di-esagerare-e-travisare-le-cose/">L’abitudine leghista di esagerare e travisare le cose</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In politica, si sa, ogni occasione è ghiotta per salire sul carro dei vincitori. Ma negli ultimi tempi sembra che questa tendenza abbia preso una piega grottesca, soprattutto dalle parti della Lega di Salvini. L’ultima dimostrazione riguarda la delibera dell’Enac del 12 maggio scorso, accolta con toni trionfalistici dal partito del Carroccio, che ha subito tappezzato i social di slogan come «Promessa mantenuta!» e «Dalle promesse ai fatti!», esaltando un presunto via libera generalizzato agli animali domestici – anche di grossa taglia – nelle cabine degli aerei. Peccato che le cose non stiano proprio così.<br />
Il testo completo di tale delibera non è ancora pubblico, tuttavia il contenuto ufficiale dell’Enac parla chiaro: le compagnie aeree possono – e non devono – adottare nuove regole per superare il limite di peso (8-10 kg) per gli animali in cabina. Nessun obbligo, solo una facoltà. In più, i vettori potranno stabilire liberamente tariffe, condizioni e limiti quantitativi. Soprattutto, restano le regole fisiche e tecniche: l’animale deve entrare in un trasportino omologato, fissabile al sedile e compatibile con lo spazio della cabina. In soldoni: se hai un animale di 30 kg, niente sogni di gloria. Stiva era prima e stiva resterà in futuro. Eppure questo non ha impedito alla macchina della comunicazione leghista di rivedere l’episodio come una «grande conquista», facendo passare per rivoluzione un semplice aggiustamento tecnico e per traguardo politico una decisione amministrativa dell’Enac, che si è limitata a recepire un indirizzo ministeriale che comunque non garantisce in alcun modo un effettivo cambiamento delle condizioni di viaggio.<br />
Questa strategia, ormai ricorrente, fa parte del repertorio politico salviniano: prendersi il merito di tutto ciò che accade, possibilmente ingigantendolo, anche quando è marginale o inesistente. È successo anche con l’uso della bandiera italiana negli stadi durante gli Europei di calcio. Ve lo rammento. Agli inizi di giugno dell’anno scorso, poco prima dell’inizio del torneo, sui social giravano segnalazioni secondo cui l’Uefa sembrava aver vietato l’uso della nostra bandiera italiana sugli spalti. In realtà non c’era stato alcun divieto: erano soltanto stati proibiti, come da protocollo, vessilli e striscioni troppo grandi o con contenuti offensivi. Nonostante ciò Salvini – nella sua veste di ministro delle Infrastrutture, quindi senza competenza diretta in materia – aveva subito affermato che avrebbe fatto tutto il possibile per «difendere l’orgoglio nazionale». Peccato che di lì a poco l’Uefa chiarì di non aver mai vietato il semplice ingresso della bandiera italiana negli stadi e che quindi i tifosi avrebbero potuto tranquillamente continuare a portare le proprie, purché rispettassero le solite regole di sicurezza. Salvini scrisse così: «Vittoria! Dopo le nostre proteste, si potrà sventolare la nostra bandiera negli stadi degli Europei!».<br />
In un momento in cui il consenso elettorale della Lega è ai minimi, questa narrazione celebrativa serve (forse) a ricompattare la base e a dare l’illusione di un’azione politica efficace. È una forma di propaganda povera e spicciola, che si affida più alle emozioni che ai fatti e che racconta una realtà alternativa in cui Salvini è sempre al centro delle decisioni e ogni minima variazione normativa viene trasformata in una conquista epocale. Alla fine, più che governare, sembra che l’obiettivo sia apparire come colui che governa.<br />
E ogni trovata va bene per farlo. Anche quella di far immaginare un San Bernardo seduto accanto a noi in aereo. Salvo poi lasciarlo, come sempre, in stiva.</p>
<p>La Lomellina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/labitudine-leghista-di-esagerare-e-travisare-le-cose/">L’abitudine leghista di esagerare e travisare le cose</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
