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	<title>Andrea Pruiti Ciarello, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Andrea Pruiti Ciarello, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Prime riflessioni sul DDL “Scudo Democratico”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 09:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Tutela della democrazia” o minaccia alla libertà? Il Disegno di Legge “Scudo Democratico”, proposto dai senatori Lombardo, Calenda, Richetti e Rosato, tutti di Azione, si propone di difendere il sistema elettorale italiano da interferenze esterne e campagne di disinformazione. Un proposito nobile sulla carta, ma che, letto tra le righe del DDL, solleva questioni spinose: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Tutela della democrazia” o minaccia alla libertà?</strong></p>
<p>Il Disegno di Legge “Scudo Democratico”, proposto dai senatori Lombardo, Calenda, Richetti e Rosato, tutti di Azione, si propone di difendere il sistema elettorale italiano da interferenze esterne e campagne di disinformazione. Un proposito nobile sulla carta, ma che, letto tra le righe del DDL, solleva questioni spinose: chi decide cosa è vero e cosa è falso? E soprattutto, chi vigila sui controllori?</p>
<p>Il rischio che questo provvedimento possa tradursi in un bavaglio all’informazione è tutt’altro che teorico. Nella storia recente abbiamo assistito a numerosi esempi in cui strumenti pensati per “proteggere” la democrazia si sono trasformati in strumenti di censura, soffocando il dissenso e alterando il libero mercato delle idee. <strong>La democrazia non si difende limitando la libertà d’espressione, ma garantendo il pluralismo e il confronto critico</strong>.</p>
<p><strong>La sottile linea tra tutela e censura</strong></p>
<p>Il DDL introdurrebbe un “comitato di analisi” che, in collaborazione con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), avrebbe il compito di monitorare e, se necessario, etichettare o rimuovere contenuti ritenuti fuorvianti. Ma chi stabilisce il confine tra un’opinione controversa e una notizia falsa? E chi garantisce che questo non si trasformi in un meccanismo di selezione delle informazioni favorevoli a chi è al potere?</p>
<p>L’AGCOM, a sua volta, avrebbe poteri di supervisione e di sanzione nei confronti delle aziende che non implementino le misure richieste. Questo solleva un’altra questione critica: è opportuno affidare a un’agenzia amministrativa poteri così estesi nella regolamentazione dell’informazione politica? Il rischio evidente è che le decisioni dell’AGCOM potrebbero essere influenzate da pressioni politiche, creando una pericolosa commistione tra regolazione e controllo dell’opinione pubblica.</p>
<p>Come scriveva George Orwell in <em>1984</em>, “La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Concesso questo, tutto il resto ne consegue”. Il pericolo di delegare a un’autorità il compito di determinare ciò che può o non può essere discusso è che, a lungo termine, la verità diventi solo quella sancita dall’alto.</p>
<p><strong>Le distorsioni nel mercato dell’informazione</strong></p>
<p>Un altro elemento critico riguarda il ruolo delle piattaforme digitali. Queste, secondo il DDL, sarebbero obbligate a conformarsi ai criteri stabiliti dai comitati di analisi, introducendo filtri, avvisi e persino la rimozione preventiva dei contenuti ritenuti “pericolosi”. Questo non solo crea un sistema di controllo pervasivo, ma altera anche il mercato dell’informazione.</p>
<p>Luigi Einaudi, nelle sue “Prediche inutili”, ammoniva: “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”, evidenziando come il buon funzionamento della democrazia dipenda dall’accesso a informazioni plurali e non filtrate da una mano invisibile. Imporre regole troppo rigide sui contenuti digitali significa consegnare ai grandi attori della rete, ma anche -come nel caso di questo DDL- all’apparato governativo, un potere assoluto e arbitrario, soffocando il vero giornalismo e soprattutto le voci critiche. I social media, già oggi soggetti a logiche algoritmiche che premiano la viralità rispetto alla qualità, potrebbero paradossalmente diventare strumenti di controllo piuttosto che di dibattito.</p>
<p><strong>Le cause di invalidità delle elezioni: una pericolosa estensione</strong></p>
<p>Un aspetto particolarmente critico del DDL è la possibilità di sospendere o annullare le elezioni in caso di “ingerenza esterna” accertata. Una misura estrema che solleva domande allarmanti: chi decide quando un’elezione è stata “compromessa”? Quale sarebbe il livello di “compromissione accettabile”? Con quali criteri si stabilisce che la volontà popolare sia stata alterata al punto da invalidarla?</p>
<p>La normativa vigente già prevede che un’elezione possa essere annullata in presenza di <strong>irregolarità gravi</strong> che incidano direttamente sulla libertà di voto, come <strong>brogli elettorali, coercizione degli elettori o manipolazione dei risultati</strong>. In particolare, per quanto concerne le elezioni politiche, la <strong>Camera e il Senato</strong> giudicano sulla validità dell’elezione dei propri membri attraverso le rispettive <strong>Giunte delle Elezioni</strong>, che possono invalidare il risultato; per ciò che riguarda le elezioni europee, invece, si può presentare ricorso al <strong>TAR</strong>, che può annullare l’elezione in caso di gravi violazioni. Le decisioni del TAR sono sempre sottoponibili al vaglio del <strong>Consiglio di Stato</strong>.</p>
<p>Inoltre, l’Ordinamento prevede alcuni reati, disciplinati dal Codice Penale, come “Frode elettorale” (art. 96 c.p.); “Violenza o minaccia contro elettori” (art. 97 c.p.); “Corruzione elettorale” (art. 98 c.p.). In caso di accertamento di gravi illeciti, un’elezione può essere annullata su disposizione della magistratura.</p>
<p>Tuttavia, queste cause di invalidità richiedono fatti concreti e dimostrabili che abbiano compromesso in modo sostanziale la regolarità del voto e che vengono accertati attraverso ricorsi amministrativi, procedimenti penali per reati elettorali o decisioni delle Giunte parlamentari. In tutti i casi tutte le parti godono pienamente del diritto di difesa previsto dall’art. 24 della Costituzione.</p>
<p>Il DDL, invece, introduce un concetto più vago: la propaganda preelettorale potrebbe diventare un motivo di sospensione delle consultazioni elettorali o di contestazione del voto già espresso. Questo è estremamente rischioso, poiché la propaganda politica è per sua natura un campo caratterizzato da toni accesi, strategie persuasive e talvolta da informazioni volutamente parziali o di parte. Se si conferisse a un’autorità il potere di decidere ex ante o peggio ex post, che un certo livello di propaganda possa giustificare l’annullamento del voto, si rischierebbe di scivolare in una zona grigia pericolosa, dove la distinzione tra “influenza indebita” e normale dibattito democratico diventa ambigua. Già oggi esistono regole per disciplinarla, ma esse non incidono sulla validità dell’elezione.</p>
<p>Estendere il concetto di “inquinamento del processo elettorale” fino a ricomprendere anche la disinformazione, potrebbe portare a contese infinite e un’instabilità politica cronica, con il rischio che qualunque elezione possa essere contestata e annullata con il pretesto di una campagna ritenuta scorretta.</p>
<p><strong>L’insidia della pena detentiva e la possibile strumentalizzazione</strong></p>
<p>Il DDL in commento per chiunque compia attività di <strong>disinformazione</strong> o <strong>ingerenza esterna</strong> volte ad alterare la competizione politica o a compromettere l’integrità del processo democratico prevede una sanzione amministrativa particolare alta (da 50.000 a 20 milioni di euro) e la <strong>reclusione da uno a sei anni</strong>.</p>
<p>L’applicazione di pene detentive superiori a cinque anni implica la possibilità di utilizzare strumenti investigativi come le intercettazioni telefoniche e telematiche. Se la disinformazione viene considerata un reato grave, è plausibile se non probabile che le autorità possano ricorrere a intercettazioni per individuare i responsabili. Tuttavia, questo non può non sollevare questioni di proporzionalità e tutela della privacy, soprattutto se l’ambito di applicazione della norma resta vago.</p>
<p><strong>Il vero scudo democratico è il pluralismo</strong></p>
<p>La lotta alla disinformazione è cruciale, ma il modo in cui viene combattuta fa la differenza tra una democrazia sana e un sistema repressivo. Un DDL come quello paradossalmente intitolato “Scudo Democratico”, sebbene animato da buone intenzioni, rischia di aprire la strada a forme di censura istituzionalizzate e terribilmente pervasive.</p>
<p>Piuttosto che creare comitati di controllo con poteri discrezionali, sarebbe più utile investire in <strong>educazione civica e alfabetizzazione digitale</strong>, fornendo ai cittadini gli strumenti per riconoscere la disinformazione in autonomia. Un’informazione libera e pluralista è il miglior antidoto contro la propaganda.</p>
<p>Come affermava Einaudi, supportato dal pensiero di John Milton e John Stuart Mill: “Il mercato delle idee deve rimanere aperto, perché solo il confronto e la libertà possono generare progresso e verità”. Se vogliamo davvero difendere la democrazia, dobbiamo assicurarci che ogni voce possa essere ascoltata, non che alcune vengano silenziate per decreto o, peggio, per decisione di comitati.</p>
<p><a href="https://www.centrostudilivatino.it/prime-riflessioni-sul-ddl-scudo-democratico/"><em><strong>Centro Studi Livatino</strong></em></a></p>
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		<title>Buon primo maggio 2022</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/buon-primo-maggio-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 07:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo maggio 2022 è una data importante, una data da ricordare, non perché, come ogni anno, coincide con la Festa dei lavoratori o perché si ricordano (o si dovrebbero ricordare) le proteste dei Cavalieri del Lavoro americani, che ottennero a partire dal 1867 la previsione legislativa delle otto ore lavorative giornaliere in Illinois, consentendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo maggio 2022 è una data importante, una data da ricordare, non perché, come ogni anno, coincide con la Festa dei lavoratori o perché si ricordano (o si dovrebbero ricordare) le proteste dei Cavalieri del Lavoro americani, che ottennero a partire dal 1867 la previsione legislativa delle otto ore lavorative giornaliere in Illinois, consentendo agli operai di non essere sfruttati.</p>
<p>Quest’anno, in questa data, decade l’obbligo di greenpass per accedere ai luoghi di lavoro e a molti esercizi commerciali, nonché ai luoghi della cultura, sport, svago e mezzi di trasporto.</p>
<p>Oggi decade, di fatto, per alcune categorie di lavoratori ultracinquantenni il ricatto statale: o ti vaccini o non lavori.</p>
<p>Finalmente, dopo un lungo periodo di compressione, molti cittadini italiani potranno tornare a esercitare i loro diritti costituzionali, senza esporre QR code.</p>
<p>Per molti altri lavoratori, appartenenti a diverse categorie e a prescindere dall’età, il ricatto rimane in vigore, come per il personale sanitario (in vigore fino al 31 dicembre 2022), forze dell’ordine, forze armate, personale della scuola (in vigore fino al 15 giugno 2022).</p>
<p>Personalmente, sono stato molto critico, fin dal primo istante, rispetto a queste misure (greenpass e obbligo vaccinale) utilizzate per il contrasto alla diffusione dell’epidemia da SAR-CoV-2, misure più adatte a regolare la vita di sudditi ignoranti che di cittadini consapevoli dei propri diritti e delle proprie responsabilità.</p>
<p>In moltissimi Paesi, con parametri economici oggettivamente superiori ai nostri, con parametri demografici di pari o superiore criticità, rispetto a quelli italiani, queste misure così restrittive non sono state adottate. Perché? Perché i cittadini di questi Paesi sono più consapevoli e non avrebbero accettato imposizioni degne di uno stato medievale? Perché avevano e hanno un sistema sanitario migliore del nostro? Perché avevano e hanno un ministro della sanità migliore di Roberto Speranza? Non saprei, anche se sull’ultimo interrogativo, sono pronto a scommettere su una risposta affermativa.</p>
<p>Allora quale è la peculiarità del sistema italiano?</p>
<p>Certamente, abbiamo un sistema mediatico totalmente appiattito su una narrazione a senso unico. TV e giornali negli ultimi due anni, sono stati solo la cassa di risonanza delle veline proveniente da Speranza e da Conte, prima di lui. Non un’inchiesta giornalistica sull’efficacia delle misure di contenimento della Pandemia, non un servizio comparativo approfondito e terzo tra le misure italiane e quelle del resto del mondo.</p>
<p>Certamente, il popolo italiano non ha dato dimostrazione di grande consapevolezza rispetto ai diritti di cittadinanza, che derivano dalla nostra Costituzione, così come è stato eccessivamente morbido nell’accettare imposizioni e restrizioni, soprattutto durante il Governo di Giuseppe Conte, praticate con strumenti ultralegali, che hanno posto l’Italia al di fuori dei confini dello Stato di Diritto. Ci vorrà del tempo per riflettere con sereno distacco su questi temi, e non sarà breve con ogni probabilità!</p>
<p>Intanto, nell’attesa che il Giudice delle Leggi si pronunci sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate con l’ordinanza n.351 del 22 marzo 2022 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana e ponga, auspicabilmente, un freno all’arbitrio di quelle norme, riflettiamo sulla necessità di porre un argine pratico, etico e intellettuale al potere dello Stato.</p>
<p>A tutti quelli che, aderendo ad una concezione meramente positivistica del diritto, diranno che non c’è nulla di arbitrario nelle norme prodotte, in questa materia, negli ultimi due anni, sol perché esse provengono da governi che hanno ottenuto la fiducia di un Parlamento democraticamente eletto e sono state adottate secondo le regole formali previste in Costituzione, sollecito una riflessione su quanto insegnava Friedrich von Hayek: “Non è l’origine ma la limitazione del potere che ne previene l’arbitrarietà”.</p>
<p>Serve un nuovo rinascimento, che produca nuovi cittadini, consapevoli e responsabili, serve una nuova Assemblea Costituente, che sappia limitare lo Stato e massimizzare la libertà e le aspirazioni dei cittadini.</p>
<p>Buon primo maggio 2022.</p>
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		<title>Vaccini, liberalizzare i brevetti fa bene al mercato e alla salute</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/vaccini-liberalizzare-i-brevetti-fa-bene-al-mercato-e-alla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 09:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da liberale, ho letto, senza la presunzione di averli integralmente compresi, gli scritti di Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises e sono consapevole che la concorrenza è il motore dello sviluppo umano, ciò che prima di ogni altra cosa, nel campo della tecnica, favorisce la ricerca e l’innovazione. Quindi sono estremamente consapevole del ruolo nefasto del concetto di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da liberale, ho letto, senza la presunzione di averli integralmente compresi, gli scritti di Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises e sono consapevole che la concorrenza è il motore dello sviluppo umano, ciò che prima di ogni altra cosa, nel campo della tecnica, favorisce la ricerca e l’innovazione. Quindi sono estremamente consapevole del ruolo nefasto del concetto di monopolio e di quanto esso possa rallentare, se praticato, la ricerca scientifica, soprattutto in settori strategici, altamente tecnologici e superbamente importanti per la qualità della vita.</p>
<p>In quest’ottica, i monopoli privati possono essere pericolosi tanto quanto i monopoli di Stato. Oggi, che l’umanità è sferzata dal SARS-CoV-2, abbiamo compreso quanto importante sia la ricerca scientifica in ambito medico, grazie alla quale sono stati sviluppati e commercializzati i vaccini che attenuano la gravità della malattia. Se nel campo della ricerca scientifica fosse esistito un monopolio di stato o non fosse stata tutelata la proprietà intellettuale sui brevetti, con assoluta probabilità non si sarebbe arrivati ad avere i vaccini anti-covid in così breve tempo. Ciò premesso, la sperimentazione sul campo dei vaccini anti-covid ha dimostrato l’efficacia degradante nel tempo della copertura immunitaria che i suddetti vaccini assicurano contro il Virus. Sotto un profilo strettamente economico, ciò porta ad un apparente cortocircuito: le aziende che producono i vaccini, consapevoli di avere raggiunto una posizione di restrittissimo oligopolio nella produzione e offerta di questi farmaci, potrebbero rallentare la ricerca di nuovi e più efficaci prodotti per soddisfare la domanda di salute che il mercato sanitario mondiale reclama.</p>
<p>Vi è pertanto una condizione di oligopolio privato, ma forse si potrebbe parlare anche di monopolio globale plurisoggettivo, tra pochissimi produttori, irrigidito anche da misure protezionistiche praticate dai paesi occidentali, che lede i principi economici del libero mercato e della concorrenza. Ci troviamo, pertanto, in una condizione straordinaria, in uno stato di emergenza mi verrebbe da scrivere. In questa condizione straordinaria, alla luce delle fluttuazioni costantemente al rialzo del valore di mercato delle imprese titolari dei brevetti sui vaccini anti-covid e alla luce dell’enorme fatturato già prodotto per la commercializzazione di questi farmaci, ampiamente sufficiente a remunerare i costi di investimento, il rischio di impresa e il legittimo guadagno, credo che sarebbe da riconsiderare l’opportunità che si proceda ad una liberalizzazione, su base internazionale, dei brevetti sui vaccini anti-covid già prodotti. Se quanto appena detto, può apparire eccessivo, si consideri anche che Pfizer-BioNtech, Johnson &amp; Johnson, Novovax e AstraZeneca, hanno già goduto di circa 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici per lo sviluppo dei vaccini. Quindi non si tratta di un prodotto (il vaccino) esclusivamente privato, bensì di un farmaco sviluppato anche grazie ad un imponente finanziamento pubblico.</p>
<p>Cosa avrebbero pensato al riguardo Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises? Sarebbero stati favorevoli o contrari? Non lo sappiamo! Ma forse in questo modo si assicurerebbe non soltanto la libera concorrenza tra le industrie farmaceutiche, si eviterebbero concentrazioni di mercato preoccupanti ma si spingerebbero le stesse ad investire ancora più risorse nella ricerca scientifica, nella speranza di riuscire a trovare la strada per un vaccino “definitivo”, che non intrappoli le istituzioni pubbliche nell’imposizione di vaccini di “breve durata”. Sotto altro aspetto, la liberalizzazione dei brevetti garantirebbe la possibilità ad altre imprese farmaceutiche di produrre farmaci ad un costo che sarebbe sempre più concorrenziale, a tutto beneficio del mercato ma anche dei paesi meno sviluppati economicamente, che si troverebbero così nella possibilità di approvvigionarsi.</p>
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<p><a href="https://www.ilriformista.it/liberalizzare-i-brevetti-dei-vaccini-fa-bene-al-mercato-e-alla-salute-262903/">Il Riformista, pag. 5, 24 novembre 2021</a></p>
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		<title>Green pass, come funziona negli altri paesi europei la certificazione verde</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/green-pass-come-funziona-negli-altri-paesi-europei-la-certificazione-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 08:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[green pass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo, con il Decreto Legge approvato il 16 settembre scorso e appena pubblicato, ha introdotto misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione della certificazione verde Covid-19. In pratica, senza il green pass i lavoratori pubblici e privati non potranno lavorare e non avranno diritto allo stipendio, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/green-pass-come-funziona-negli-altri-paesi-europei-la-certificazione-verde/">Green pass, come funziona negli altri paesi europei la certificazione verde</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo, con il Decreto Legge approvato il 16 settembre scorso e appena pubblicato, ha introdotto misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione della certificazione verde Covid-19. In pratica, senza il green pass i lavoratori pubblici e privati non potranno lavorare e non avranno diritto allo stipendio, conserveranno il posto di lavoro, perché non potranno essere licenziati, ma sarà difficile per loro mantenere la famiglia. Saremmo indotti a pensare che essendo la pandemia di estensione globale, tutti gli stati adottino strategie di contenimento del virus similari. È così? Come funziona il passaporto vaccinale negli altri paesi europei?</p>
<p>Germania e Spagna, al momento non hanno previsto limitazioni nei confronti di chi non ha il green pass e hanno lasciato alle singole regioni la discrezionalità sul suo utilizzo. In Spagna, la Comunidad autonoma di Madrid, ad esempio, non ha imposto alcuna restrizione generalizzata ma grazie a tamponi a tappeto, aumento dell’offerta di posti letto e terapie intensive, lockdown mirati e limitati ai singoli focolai, è riuscita a contenere il numero dei morti e, allo stesso tempo, ha consentito di mantenere uno stile di vita quanto più normale possibile. InFrancia, il green pass serve per bar, ristoranti, servizi pubblici di trasporto ma non serve per lavorare, né per le scuole o le università. In Irlanda, Austria, Olanda, Portogallo, Grecia, Romania Danimarca, Croazia il pass serve per frequentare ristoranti, palestre, hotel, musei, ma non per accedere a uffici pubblici, scuole, università e nemmeno per andare a lavorare. In Inghilterra, il governo di Boris Johnson ha deciso di non introdurre il pass, facendo marcia indietro rispetto a quanto annunciato in precedenza.</p>
<p>L’Italia quindi è il paese più avanzato su questo fronte, non vi è l’imposizione esplicita di un obbligo vaccinale generalizzato, ma con l’ultimo decreto legge siamo molto vicini a raggiungere quell’effetto. Il green pass è esplicitamente adottato come strumento di salute pubblica, serve a contenere al minimo la diffusione del contagio. Ma è così? In Italia, a partire da gennaio 2021, sono state somministrate quasi 82 milioni di dosi, 40,6 milioni di persone hanno completato la vaccinazione, pari a poco meno del 65% della popolazione, 44 milioni sono i vaccinati con almeno una dose, pari al 73,1% della popolazione. L’obiettivo del Governo -parole di Figliuolo– è arrivare all’80% di vaccinati entro settembre. Ammesso che si raggiunga tale percentuale o che addirittura si superi, ciò basterebbe a contenere la diffusione del virus in termini accettabili per garantire un ritorno alla normalità? In Israele, la campagna di vaccinazione è iniziata il 20 dicembre dell’anno scorso e la percentuale di vaccinati raggiunta è del 61,5% con doppia dose Pfizer, mentre nel Regno Unito i vaccinati con doppia dose sono il 66,1% della popolazione.</p>
<p>Abbiamo imparato a conoscere il concetto di “immunità di gregge” e sappiamo che da quello dipende il ritorno alla normalità. I dati scientifici pubblicati a fine luglio, che giungono da Inghilterra e Israele, però, dimostrano che l’efficacia complessiva del vaccino nel prevenire l’infezione era del 39%, quella contro l’infezione sintomatica del 40,5% e quella contro l’ospedalizzazione e le forme gravi tra l’88% e il 91%. Ma la protezione contro l’infezione cambia molto a seconda del mese di vaccinazione, già a luglio era del 15% per chi si era vaccinato a gennaio e del 75% per chi aveva ricevuto la seconda dose ad aprile. Questo significa che con il trascorrere del tempo l’efficacia dei vaccini cala in maniera considerevole e dopo nove mesi la protezione raggiunge soltanto il 16%, con questa percentuale, il rischio di contrarre un’infezione sintomatica è molto alto anche per i vaccinati con doppia dose. Per questo motivo, anche in Italia è già stata avviata la terza dose vaccinale per i soggetti fragili. In Italia, da gennaio a settembre 2021, la media di somministrazioni vaccinali è di 2,5 milioni a settimana. Con questo ritmo, raggiungere l’immunità di gregge risulterà praticamente impossibile, visto che il rischio di infezione per i vaccinati a inizio anno è crescente nel tempo.</p>
<p>La strategia elaborata dal ministro Roberto Speranza -messa in pratica con l’ultimo decreto legge con l’estensione dell’obbligo di green pass– è una scommessa per allargare al massimo la platea dei vaccinati ma, con il calo progressivo dell’efficacia dei vaccini, il rischio che questa scommessa venga persa è molto alto. In questo caso, presumibilmente, la popolazione potrebbe perdere la fiducia nel vaccino e a quel punto sarebbe complicato convincere gli italiani sulla necessità della terza dose. Siamo certi che l’Italia stia mettendo in pratica la migliore strategia di contrasto al virus? Avanzare dei dubbi non significa ammiccare ai no vax, significa sforzarsi di essere realisti e garantire, con un approccio critico, un contributo costruttivo alla soluzione del problema.</p>
<p><a href="https://www.ilriformista.it/green-pass-come-funziona-negli-altri-paesi-europei-la-certificazione-verde-249353/">ilriformista.it</a></p>
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		<title>Lettera dell&#8217;avv. Andrea Pruiti Ciarello al Ministro Roberto Speranza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lettera-dellavv-andrea-pruiti-ciarello-al-ministro-roberto-speranza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 10:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2021/07/Lettera-per-il-Ministro-Roberto-Speranza.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA LETTERA</span></a></div>
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		<title>Regole e Caos</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/regole-e-caos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 10:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Andrea Pruiti e Rocco Todero La Ragione  &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2021/06/20210612-todero-pruiti-regole-e-caos.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><strong> Andrea Pruiti e Rocco Todero</strong></p>
<p><a href="https://laragione.eu/"><strong>La Ragione </strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>2 febbraio 2021, l&#8217;Italia non manca l&#8217;appuntamento con la Storia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/2-febbraio-2021-litalia-non-manca-lappuntamento-con-la-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 22:41:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>2 febbraio 2021, non una data qualunque, una data che sarà ricordata nella Storia, come il giorno nel quale -finalmente- la politica si è riappropriata della P maiuscola. Il merito di questa svolta, nell’aria già da parecchie settimane, è di Matteo Renzi, non ho difficoltà a riconoscerlo, da liberale che si è battuto contro il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/2-febbraio-2021-litalia-non-manca-lappuntamento-con-la-storia/">2 febbraio 2021, l&#8217;Italia non manca l&#8217;appuntamento con la Storia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>2 febbraio 2021, non una data qualunque, una data che sarà ricordata nella Storia, come il giorno nel quale -finalmente- la politica si è riappropriata della P maiuscola.<br />
Il merito di questa svolta, nell’aria già da parecchie settimane, è di Matteo Renzi, non ho difficoltà a riconoscerlo, da liberale che si è battuto contro il “suo” referendum costituzionale del 2016, pur non avendolo mai votato, Renzi ha condotto una trattativa politica al rialzo che ha trovato il suo acme nell’arroccamento del movimento 5 stelle sul nome dell’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.<br />
Quell’arroccamento sul nome di Conte ha posto in scacco contemporaneamente il movimento 5 stelle e il PD, la mossa da maestro di Renzi, quella dello scacco matto, è stata di elencare i temi divisivi, sui quali non si è trovata la quadra e fare saltare il tavolo delle trattative.<br />
A quel punto il Presidente della Repubblica aveva una sola via credibile da percorrere per il bene del Paese, quella che ha percorso! Tirare fuori dal cilindro il nome di Draghi, un nome sul quale nessuno può sollevare dubbi di competenza, che garantisce all’Italia il più alto livello di rappresentanza istituzionale possibile.<br />
Renzi lo sapeva, e ha fatto in modo che i suoi avversari si impiccassero da soli.<br />
Così in un sol colpo, possiamo dire addio a Giuseppe Conte, Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Lucia Azzolina e a tutta la corte dei miracoli del movimento 5 stelle e alle seconde fila del Partito Democratico. In un sol colpo, grazie a Matteo Renzi, l’Italia si risveglierà con un governo finalmente composto da personalità competenti, che ci garantiranno di non doverci più vergognare perché il Ministro degli Esteri sbaglia il nome del Presidente della Repubblica Popolare Cinese o quello del Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America o per un Ministro della Giustizia che non sa che una Sentenza civile è già un titolo esecutivo o ancora per un Presidente del Consiglio che sferza la Costituzione e impone restrizioni formidabili alle libertà degli italiani, con provvedimenti formalmente e sostanzialmente fuori dallo Stato di Diritto.<br />
Il 2 febbraio 2021 è la data nella quale soltanto chi non vuole vedere non percepisce che la politica demagogica e populista ha alzato finalmente bandiera bianca.<br />
Adesso abbiamo d’avanti a noi un libro bianco, ancora da scrivere, avremo un governo che ci farà comprendere nuovamente quanto importante sia la competenza in politica.</p>
<p>Grazie Renzi, Grazie Mario Draghi, auguri Italia!</p>
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		<title>Appello per il riconoscimento del Diritto alla Conoscenza*</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/appello-per-il-riconoscimento-del-diritto-alla-conoscenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 23:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Avvenimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenimenti FLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi sottoscritti, convinti che non sia più rinviabile un’azione a tutela della democrazia, dei valori e dei diritti fondamentali che plasmeranno la società globale e digitale di un futuro ormai alle porte, avvertiamo la necessità di munire i cittadini con lo scudo del diritto e la spada della conoscenza affinché siano in grado di comprendere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi sottoscritti, convinti che non sia più rinviabile un’azione a tutela della democrazia, dei valori e dei diritti fondamentali che plasmeranno la società globale e digitale di un futuro ormai alle porte, avvertiamo la necessità di munire i cittadini con lo scudo del diritto e la spada della conoscenza affinché siano in grado di comprendere e valutare le opzioni e le decisioni prese in loro nome. Occorre far emergere e affermare quale diritto umano fondamentale di nuova generazione, il Diritto alla Conoscenza. Tale diritto è uno strumento indispensabile per la difesa dello Stato di Diritto e per la salvaguardia delle libertà negli scenari di un mondo sempre più privo di frontiere e dominato dalla tecnologia.</p>
<p>Dinanzi al confronto evidente tra democrazia e autoritarismo, torniamo ad affermare la libertà riscoprendo il <em>satyagraha</em>, cioè l’insistente esercizio della nonviolenza con cui coltivare conoscenza e quindi il dibattito pubblico, la funzione legislativa dei Parlamenti, la fiducia nelle istituzioni, nei media e negli istituti scientifici, quali linfa vitale per alimentare la vitalità culturale ed educativa delle popolazioni. Esprimiamo dunque pieno sostegno al progetto di risoluzione “Libertà dei media, Fiducia Pubblica e Diritto alla Conoscenza” all’esame della Commissione Cultura, Scienza, Istruzione e Media dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Quello che chiediamo ai governi democratici di tutto il mondo, europei in primis, è di agire come tali. Lo facciamo con le parole immortali che Martin Luther King pronunciò il giorno prima di essere ucciso: “<em>Tutto ciò che diciamo all’America è: ‘Sii fedele a cosa hai scritto sulla carta’. Se vivessi in Cina o persino in Russia, o in qualsiasi Paese totalitario, forse potrei capire alcune di queste ingiunzioni illegali. Forse potrei capire la negazione di alcuni privilegi del Primo Emendamento, perché là non sono previsti. Ma da qualche parte ho letto della libertà di riunione. Da qualche parte ho letto della libertà di parola. Da qualche parte ho letto della libertà di stampa. Da qualche parte ho letto che la grandezza dell’America è il diritto di protestare per il diritto. E allora, non lasceremo che i cani o gli idranti ci facciano indietreggiare, non permetteremo a nessuna ingiunzione di farci indietreggiare</em>“.</p>
<p>*appello promosso nel corso del webinar “Martin Luther King Day: dai diritti civili al Diritto alla Conoscenza” organizzato il 15 gennaio 2021 dal Partito Radicale con il sostegno e la partecipazione di: Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, Fondazione Luigi Einaudi, Siracusa International Institute, Nessuno Tocchi Caino –Spes contra Spem, Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale.</p>
<p>Il webinar è andato in onda in diretta sui canali social del Partito Radicale e su RadioRadicale.</p>
<p>Sono intervenuti: Roberto Rampi, Giulio Terzi di Sant’Agata, Luigi Manconi, Giuseppe Giulietti, Fausto Bertinotti, Koloman Brenner, Rita Bernardini, Franco Frattini, Marco Beltriandi, Andrea Pruiti, Laura Harth, Mariano Giustino, Norman Baker, Paolo Reale, Roberto Baldoli, Elisabetta Zamaprutti, Luciano Floridi, Thubthen Wangchen, Maria Rosaria Lo Muzio, Matteo Angioli.</p>
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		<item>
		<title>La finta trasparenza del governo Conte: dati secretati e pieni di cancellature</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-finta-trasparenza-del-governo-conte-dati-secretati-e-pieni-di-cancellature/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 11:15:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Tecnico Scientifico 2020 articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso lunedì 28 settembre è stata discussa alla Camera dei Deputati la mozione presentata dai deputati Meloni (FdI), Molinari (Lega), Gelmini (Forza Italia) e Lupi (Misto) concernente iniziative volte a garantire la pubblicazione dei verbali delle riunioni del Comitato tecnico-scientifico istituito dal Capo del Dipartimento della protezione civile. Quella mozione prendeva le mosse dalla Sentenza del 23 luglio 2020, con la quale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-finta-trasparenza-del-governo-conte-dati-secretati-e-pieni-di-cancellature/">La finta trasparenza del governo Conte: dati secretati e pieni di cancellature</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso lunedì 28 settembre è stata discussa alla Camera dei Deputati la mozione presentata dai deputati <strong>Meloni</strong> (<strong>FdI</strong>),<strong> Molinari</strong> (<strong>Lega</strong>), <strong>Gelmini</strong> (<strong>Forza Italia</strong>) e <strong>Lupi</strong> (<strong>Misto</strong>) concernente iniziative volte a garantire la pubblicazione dei verbali delle riunioni del Comitato tecnico-scientifico istituito dal Capo del Dipartimento della protezione civile. Quella mozione prendeva le mosse dalla Sentenza del 23 luglio 2020, con la quale il <strong>TAR Lazio</strong>, su impulso di alcuni giuristi siciliani, facenti capo alla<strong> Fondazione Luigi Einaudi</strong>, aveva obbligato il Governo a rendere disponibili all’accesso quei verbali del <strong>Comitato Tecnico Scientifico</strong>, che erano stati oggetto di specifica richiesta di ostensione da parte dei giuristi.</p>
<p>Quei verbali furono <strong>“desecretati”</strong> e inviati ai richiedenti, che li misero a disposizione di tutti, sul sito della Fondazione Luigi Einaudi.<br />
La pubblicazione di quegli atti imbastì una serrata polemica nei confronti del Governo, in particolare sulla scelta adottata con<strong> DPCM</strong> del 9 marzo 2020 di serrare il Paese in un<strong> “lockdown”</strong> nazionale, nonostante il <strong>CTS</strong> avesse sconsigliato tale soluzione, avendo il 7 marzo suggerito al Governo una limitazione delle restrizioni da “zona rossa” da attuare soltanto in<strong> Lombardia</strong> ed in altre poche province di <strong>Emilia Romagna, Piemonte</strong> e <strong>Veneto.</strong> Per sedare quella polemica, il Presidente del Consiglio <strong>Giuseppe Conte,</strong> durante un’intervista rilasciata il 9 agosto a <strong>Ceglie Messapica,</strong> ha assicurato «che quando c’è un processo decisionale così delicato io rivendico che quei verbali restino riservati. E vi annuncio che sono il primo che consentirà la pubblicazione di tutto, non abbiamo nulla da nascondere». Un’assunzione di responsabilità politica rispetto alle scelte operate ma anche una rassicurazione rispetto alla trasparenza dell’attività del Governo.</p>
<p>Il 4 settembre, a distanza di quasi un mese da quell’annuncio, sul sito della <strong>Protezione Civile</strong> sono stati pubblicati i primi 100 verbali del <strong>CTS,</strong> ovvero quelli riguardanti il periodo 7 febbraio-10 agosto 2020. A discapito delle premesse governative, però, i verbali del CTS non sono stati pubblicati integralmente, bensì infarciti di omissis e cancellature che non consentono l’esercizio di quella attività di controllo generalizzato, che era stata riconosciuta con la sentenza del<strong> TAR Lazio</strong>. Le domande che, a questo punto, sorgono prepotentemente sono: se l’obiettivo della<strong> pubblicazione dei verbali</strong> è quello di rendere trasparente l’operato del Governo, a cosa servono gli omissis? Quali sono gli interessi che meriterebbero di essere tutelati con gli omissis a discapito del diritto dei cittadini italiani di avere accesso a tutte le informazioni riguardanti la gestione scientifica, politica e amministrativa della pandemia da<strong> Covid-19</strong>? Chi ha deciso di apporre quegli omissis ai verbali del CTS e in base a quale potere? Interrogativi legittimi che tuttavia non trovano riscontro negli atti pubblicati e che fanno emergere più di qualche dubbio sulla reale intenzione del Governo, di conformare ai principi di trasparenza la propria attività amministrativa.</p>
<p>In questi giorni è nuovamente tornata di stretta attualità la questione della proroga dello stato di emergenza, disposto per la prima volta il 31 gennaio di quest’anno e già prorogato dal <strong>Consiglio dei Ministri</strong> fino al prossimo 15 ottobre, con delibera del 29 luglio. Nelle motivazioni della delibera di proroga dello stato di emergenza del 29 luglio si leggeva che la necessità di prorogare quella condizione straordinaria fosse necessaria per garantire la continuità degli interventi allora in corso<strong> “per il superamento del contesto di criticità”</strong> e per “adottare le opportune misure volte all’organizzazione e realizzazione degli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione di cui al decreto legislativo n. 1 del 2018, nonché di quelli diretti ad assicurare una compiuta azione di previsione e prevenzione”. Cosa abbia fatto il Governo per dare seguito a quelle necessità e quali siano state, al riguardo, le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico non è dato saperlo. La pubblicazione degli atti del CTS si ferma al 10 agosto e quindi non possiamo sapere quali siano oggi gli “interventi in corso per il superamento delle criticità”, né quali dovranno essere le “ulteriori misure organizzative per il soccorso e l’assistenza alla popolazione” individuate dal CTS.</p>
<p>Da una parte il Governo vuole prorogare lo “stato di emergenza” ma dall’altro non solo non rende noto cosa abbia fatto fin qui per evitare la proroga ma nemmeno cosa abbia intenzione di fare per evitare che di proroga in proroga lo “stato di emergenza” divenga una prassi amministrativa accettata come normale dalla popolazione. Il rischio, in questo caso, non è solo la terribile pandemia da <strong>Covid-19</strong>, il rischio è lo slittamento sul terreno scivoloso dello <strong>Stato di Diritto,</strong> sul quale ogni distrazione può essere fatale. L’interventismo sanitario ed assistenziale dello Stato, promosso dal Governo di Giuseppe Conte, attraverso l’impiego massivo di<strong> DDPCM,</strong> per potere essere sostenuto nell’ambito di un <strong>Ordinamento Giuridico</strong> che non vuole rinunciare ad essere manifestazione di uno Stato di Diritto, deve necessariamente essere temporalmente circoscritto. Non si deve essere seguaci di <strong>Friedrich von Hayek</strong> o di <strong>Luigi Einaudi</strong> per sostenere che il ruolo principale dello Stato è il mantenimento dello Stato di Diritto. Con uno<strong> Stato di Diritto</strong> in perenne ostaggio di uno “stato di emergenza”, i cittadini non potranno esercitare quelle libertà e quei diritti che la nostra Costituzione riconosce come inviolabili, a partire proprio dal diritto alla salute, che è quello che in questo momento si vorrebbe più tutelare.</p>
<p>E così, la mozione presentata dalla minoranza parlamentare non è stata accolta dalla maggioranza, che anzi l’ha contestata e minimizzata. L’on.<strong> Stefano Ceccanti</strong> (<strong>PD</strong>), intervenendo in aula ha minimizzato l’importanza della pubblicazione degli atti del CTS ma soprattutto ha definito la richiesta di trasparenza, sostenuta nella mozione della minoranza, come un «mito semplicistico», che può «disorientare e creare problemi immediati», aggiungendo anche che è «il Governo che prende le decisioni, il Governo, che è responsabile verso il Parlamento, finché ha la fiducia, e che non può non avere un margine di discrezionalità nei tempi di divulgazione». A chi formula queste osservazioni nella maggioranza parlamentare, bisogna ricordare che l’Italia è una repubblica parlamentare, la funzione legislativa è esercitata dalle due camere del Parlamento (art. 70 Cost.) e non dal Governo e che la libertà personale è inviolabile e potenzialmente coercibile soltanto per atto motivato dell’<strong>Autorità giudiziaria</strong> e nei soli casi e modi previsti dalla legge (<strong>art. 13 Cost</strong>.).</p>
<p>Un’impostazione verticistica dello Stato, con la centralizzazione decisoria in capo al Governo, non è in linea con la nostra Costituzione, a nulla rilevando che il <strong>Governo</strong> abbia la fiducia del <strong>Parlamento</strong>, giacché la fiducia attiene alla legittimazione politica del Governo, mentre la centralità del Parlamento afferisce alla forma di stato e garantisce, mediante la rappresentanza della nazione, la difesa dello Stato di Diritto.<br />
In frangenti come quello attuale, il ruolo della minoranza parlamentare è fondamentale quale presidio critico, così come fondamentale è il ruolo dell’opinione pubblica, al fine di evitare che la dovuta e tempestiva <strong>trasparenza amministrativa</strong> possa essere considerata un <strong>“mito semplicistico”</strong> e non per quello che invece è: un preciso dovere del <strong>Governo</strong> e dello <strong>Stato</strong>, nei confronti dei cittadini, sancito dalla Costituzione. Non è una questione di merito delle scelte del Governo, è una questione di metodo: la trasparenza è tale solo se è tempestiva, ogni intempestività, soprattutto al di fuori di chiari perimetri normativi e costituzionali, è arbitrio autoritario, che sgretola pericolosamente lo Stato di Diritto.</p>
<p><a href="https://www.ilriformista.it/la-finta-trasparenza-del-governo-conte-dati-secretati-e-pieni-di-cancellature-166110/">ilriformista.it</a></p>
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		<item>
		<title>La trasparenza del governo piena di omissis</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-trasparenza-del-governo-piena-di-omissis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 13:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[andrea pruiti ciarello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Riformista </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-trasparenza-del-governo-piena-di-omissis/">La trasparenza del governo piena di omissis</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/10/20201007-pruiticiarello-trasparenza-governo-piena-omissis.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><strong>Il Riformista </strong></p>
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