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	<title>Andrea Cangini, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Feb 2026 17:28:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Andrea Cangini, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il Parlamento approvi i ddl su scrittura e social</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-parlamento-approvi-i-ddl-su-scrittura-e-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 10:00:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Osservatorio Carta Penna e Digitale - Rassegna Stampa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/hFIBxU6Jyn0?si=4Bq4sGY3HReFP0zc" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Senza politica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/senza-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 17:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pro Pal a La Stampa &#8211; Più d&#8217;uno tra i giornalisti de &#8220;La Stampa&#8221; ci è rimasto sinceramente male: «Ma come, proprio contro di noi?». In effetti, tra i quotidiani di maggior blasone &#8220;La Stampa&#8221; di Torino è stato forse il più netto nel criticare Israele e il più comprensivo delle ragioni palestinesi. Rula Jebreal, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Pro Pal a La Stampa</em></strong> &#8211; Più d&#8217;uno tra i giornalisti de &#8220;La Stampa&#8221; ci è rimasto sinceramente male: «Ma come, proprio contro di noi?». In effetti, tra i quotidiani di maggior blasone &#8220;La Stampa&#8221; di Torino è stato forse il più netto nel criticare Israele e il più comprensivo delle ragioni palestinesi. Rula Jebreal, Massimo Cacciari, Francesca Mannocchi, Domenico Quirico&#8230; Sono diverse le firme che, con gran scorno della comunità ebraica locale, hanno aderito nel tempo alla tesi del &#8220;genocidio&#8221; israeliano e hanno menato scandalo per l&#8217;insensibilità della comunità internazionale nei confronti dei diritti del popolo palestinese. Eppure&#8230; Eppure, venerdì un manipolo di guastatori pro Pal ha fatto irruzione nella redazione centrale del giornale devastando ogni cosa, urlando minacce, svuotando sacchi di letame e vergando con vernice rossa sui muri slogan tipo: &#8220;Fuck Stampa&#8221;,&#8221;Free Palestine&#8221;,&#8221;Stampa complice di genocidio. Ma come, proprio conto di loro?</p>
<p>Non c&#8217;era, naturalmente, bisogno di questa ennesima dimostrazione per prendere atto dell&#8217;impoliticità della minoranza violenta pro Pal. Impoliticità in senso letterale, cioè contraria alla logica politica, che nelle liberaldemocrazie si fonda sulla ricerca del consenso e sulla mediazione. Dunque, come recita il dizionario Treccani, un gesto</p>
<p>&#8220;inopportuno&#8221; e &#8220;contro producente&#8221;. Ma ai ragazzi dei collettivi universitari, così come alle squadracce fasciste degli anni Venti, il consenso degli &#8216;altri&#8217; non interessa e la politica fa orrore. Sanno, forse lo sanno, che l&#8217;aver messo a ferro e fuoco le città italiane durante le manifestazioni pro Pal degli scorsi mesi ha allontanato una fetta significativa di opinione pubblica dalla causa palestinese e rappresentato il miglior favore che si potesse fare al governo delle destre. Sanno, forse lo sanno, che prendere di mira un giornale non ostile non lo renderà certamente più amichevole e comprensivo. Lo sanno, forse, ma &#8211; per usare lo slogan che Gabriele D&#8217;Annunzio coniò per i legionari di Fiume &#8211; se ne fregano.</p>
<p>Se ne fregano perché a loro interessa solo il bel gesto, il gesto fine a sé stesso. Il gesto emblematico che, in una sottocultura intrisa di nichilismo e antagonismo radicale, non può che essere un gesto violento, apprezzabile soltanto da chi è già arroccato sulle loro medesime barricate minoritarie. Una forma di ottusità, dal punto di vista politico. Una forma di narcisismo, dal punto di vista psichiatrico.</p>
<p>Non potendo pertanto attingere alle categorie della scienza politica, non resta che abbeverarsi alle teorie della scienza psicologica.</p>
<p>Il profilo è infatti quello dell&#8217; «imbecille morale» cui Cesare Lombroso dedicò a un intero capitolo del suo &#8220;L&#8217;uomo delinquente&#8221; (1876). La pazzia morale, scrive, « pazzia ragionante, o imbecillità morale, consiste, come de-nota il nome, in un&#8217;alterazione del senso morale, che può giungere sino alla sua assoluta mancanza».</p>
<p>L&#8217;imbecillità morale &#8211; che ai tempi di Lombroso era considerata una patologia dalla medicina ufficiale e di conseguenza relegata ai margini della società &#8211; ha oggi permeato il senso comune e della società, ha inopinatamente occupato posizioni centrali. I giovani dei centri sociali ne rappresentano la punta più avanzata, ma imbecille morale è anche l&#8217;arcitaliano che evade sistematicamente il fisco e si accanisce contro &#8220;i politici ladri&#8221;, il grillino che dopo aver aperto il Parlamento come una scatola di tonno ne ha divorato il contenuto sbraitando contro &#8220;la Casta, il putiniano che dà di &#8220;nazista&#8221; a Zelensky, il magistrato che dà di sovversivo al ministro della Giustizia&#8230; Ci sono tante forme di imbecillità morale, e a ben vedere quella violenta è la più innocua.</p>
<p>La Lomellina</p>
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		<title>Storia del governo che sottomise a sé la magistratura (no, non successe)</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/storia-del-governo-che-sottomise-a-se-la-magistratura-no-non-successe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 08:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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		<title>Un terzo che non è un terzo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-terzo-che-non-e-un-terzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 08:00:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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		<title>Sulla separazione delle carriere, la campagna di Pd e Anm è faziosa e falsificante</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sulla-separazione-delle-carriere-la-campagna-di-pd-e-anm-e-faziosa-e-falsificante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 11:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In principio fu Giovanni Falcone. “Chi, come me, richiede che giudice e pubblico ministero siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo”, lamentò lo stimato magistrato in un’intervista rilasciata a Mario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In principio fu Giovanni Falcone. “Chi, come me, richiede che giudice e pubblico ministero siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo”, lamentò lo stimato magistrato in un’intervista rilasciata a Mario Pirani di Repubblica nel lontano ottobre 1991. Sette mesi dopo fu assassinato dalla mafia.</p>
<p>È mai possibile che un uomo come Giovanni Falcone auspicasse la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti con l’obiettivo recondito di “calpestare la Costituzione”, “ridurre al silenzio la magistratura” o, peggio, “favorire le mafie e la criminalità”? E Marco Pannella? E gli ex giudici costituzionali Sabino Cassese e Nicolò Zanon? E il politologo Angelo Panebianco? E lo storico Ernesto Galli della Loggia? E l’ex pm Antonio Di Pietro? E gli attuali vertici della Fondazione Luigi Einaudi? Tutti parte della medesima associazione per delinquere volta a realizzare un diabolico disegno eversivo?</p>
<p>L’accusa, con tutta evidenza, non sta in piedi. Eppure è questa l’accusa che si leva dai ranghi dell’Associazione nazionale magistrati, così come dalle colonne del Fatto quotidiano e dalle file del Partito democratico, del Movimento 5stelle, di Alleanza Verdi Sinistra…</p>
<p>In vista del referendum costituzionale della prossima primavera, i critici della riforma Nordio evitano accuratamente di entrare nel merito della legge. Evitano di dire che, in un Paese dove 1000 innocenti vengono incarcerati mediamente ogni anno, separare la carriere di chi giudica dalla carriera di chi accusa è l’unico modo per dare concreta attuazione al principio della parità tra accusa e difesa fissato dall’articolo 111 della Costituzione e coerente con l’introduzione del rito accusatorio avvenuta nel 1989. Evitano di dire che la separazione delle carriere è prevista dagli ordinamenti di tutte le democrazie occidentali, mentre la carriera unica è regola in Turchia e in pochi altri sistemi semi autoritari. Evitano di dire che l’introduzione del criterio del sorteggio per i membri dei due Csm è il solo modo per disarticolare il potere clientelare delle correnti emerso in occasione dello scandalo Palamara. Evitano di dire che l’introduzione di un’Alta Corte con il compito di giudicare disciplinarmente l’azione dei magistrati consentirà di superare l’imbarazzante dato delle 15-20 sanzioni disciplinari erogate mediamente ogni anno dall’attuale Csm.</p>
<p>Si preferisce, comprensibilmente, parlare d’altro. Evocare spettri, ergersi a difensori della democrazia, lanciare accuse generiche. Come quella di voler assoggettare i pubblici ministeri al governo. Un falso assoluto, dal momento che l’articolo 104 della Costituzione riformato sostiene nero su bianco che la magistratura è “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.</p>
<p>La campagna referendaria è, dunque, cominciata all’insegna di una drammatizzazione e di una falsificazione senza precedenti. Spiace, a dir poco spiace, che a rendersene protagonisti siano stati l’associazione di rappresentanza di un ordine dello Stato (l’Anm) e un partito politico che un tempo aveva vocazione di governo e senso delle istituzioni (il Pd).</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/10/30/news/sulla_separazione_delle_carriere_la_campagna_di_pd_e_anm_e_faziosa_e_falsificante-20396716/"><em><strong>HuffPost</strong></em></a></p>
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		<title>Palazzi di giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/palazzi-di-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 10:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le premesse sono chiare, l’intensità del conflitto destinata a crescere: l’Associazione nazionale magistrati e il Partito democratico hanno avviato quella che si annuncia come la campagna referendaria più avvelenata della storia repubblicana, tanto che viene da chiedersi se e in che misura il Capo dello Stato, nella doppia veste di presidente del Csm e garante [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le premesse sono chiare, l’intensità del conflitto destinata a crescere: l’Associazione nazionale magistrati e il Partito democratico hanno avviato quella che si annuncia come la campagna referendaria più avvelenata della storia repubblicana, tanto che viene da chiedersi se e in che misura il Capo dello Stato, nella doppia veste di presidente del Csm e garante degli equilibri costituzionali, userà la propria influenza per riportare il confronto ad un livello compatibile con la dinamica democratica e la responsabilità istituzionale.</p>
<p>Pare infatti chiaro che chi si oppone alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente non abbia intenzione di attenersi al merito della riforma. L’obiettivo dei comitati per il No è evidentemente quello di delegittimare i sostenitori del Sì, e con essi le Istituzioni repubblicane, processandone le presunte intenzioni (“vogliono mettere i pubblici ministeri alle dipendenze del governo”, principio che alberga in quasi tutti gli ordinamenti europei, ma di cui non vi è traccia nella riforma Nordio) e diffondendo l’infamante accusa di voler favorire le mafie e scardinare il sistema democratico. Veleno puro.</p>
<p>Un avvelenamento dei pozzi testimoniato dalla prassi, inaugurata a Napoli, di utilizzare per fini di parte i Palazzi di Giustizia. Emblematica la locandina dell’evento organizzato sabato nel Tribunale partenopeo. Si legge: “I magistrati del Distretto di Napoli accoglieranno giovani, studenti, associazioni e cittadini in una maratona di idee, dibattiti e spettacolo”, “ascolteremo le storie di studenti, magistrati, personaggi dello spettacolo e della cultura”, “discuteremo di giustizia, di pace, di parità di genere” e solo da ultimo “sarà presentato anche il comitato promotore per il No alla riforma costituzionale in materia di separazione di carriere”. Il procuratore Nicola Gratteri, primo testimonial del No, l’ha già detto in diverse uscite pubbliche: la riforma non punta, come pure è evidente, a garantire la parità tra accusa e difesa e a smantellare il sistema correntizio del Csm grazie al sorteggio, ma punta ad asservire la magistratura che si batte contro la criminalità organizzata. Di qui il reclutamento delle associazioni antimafia, come Libera di don Ciotti.</p>
<p>La recente uscita della segretaria del Pd, Elly Schlein, contro il governo a proposito dell’attentato subito dal conduttore di Report Sigfrido Ranucci si inserisce in questa dinamica. Ad illustrarne la strategia è stato, in un articolo firmato da Maria Teresa Meli sul Corriere, il senatore Andrea Giorgis: “Dobbiamo lanciare messaggi semplici ed efficaci per far capire che la posta in gioco non è rappresentata dagli aspetti tecnici della riforma ma dal fatto che è un ulteriore passo verso la democrazia totalitaria, quella della destra, secondo cui chi vince può tutto”.</p>
<p>Si è, dunque, programmaticamente deciso di ignorare “gli aspetti tecnici” della riforma, cioè il merito della riforma stessa, ritenendo evidentemente più efficace l’evocazione di spettri inesistenti. Un approccio falso e distruttivo, forse tollerabile in un partito politico, ma difficilmente accettabile da parte di funzionari dello Stato.</p>
<p>Assistiamo, così, alla sistematica negazione del metodo einaudiano, che individua nello studio approfondito della materia e nel dibattito con chi la pensa diversamente i presupposti della deliberazione politica. Per questo, per coerenza con l’insegnamento del suo autorevole predecessore e in nome della tutela delle Istituzioni e della fisiologia democratica che ne contraddistinguono il magistero, ci chiediamo se e in che misura il presidente Mattarella riterrà di esercitare la propria <em>moral</em> <em>suasion</em> sull’Anm e sul Pd.</p>
<p><em><strong>La Ragione</strong></em></p>
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		<title>Candidarsi e svignarsela. Il nuovo gioco di destra e sinistra: chi perde, fugge</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/candidarsi-e-svignarsela-il-nuovo-gioco-di-destra-e-sinistra-chi-perde-fugge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 17:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Enrico Michetti, Catello Maresca, Fabio Battistini: chi erano costoro? Occorre un notevole sforzo di memoria per ricordare il nome degli uomini che il centrodestra candidò alla carica di sindaco di Roma, di Napoli e di Bologna alle elezioni amministrative del 2021. Occorre un certo sforzo di memoria non solo perché si trattava di personalità provenienti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Michetti, Catello Maresca, Fabio Battistini: chi erano costoro? Occorre un notevole sforzo di memoria per ricordare il nome degli uomini che il centrodestra candidò alla carica di sindaco di Roma, di Napoli e di Bologna alle elezioni amministrative del 2021. Occorre un certo sforzo di memoria non solo perché si trattava di personalità provenienti dalla società civile, ma soprattutto perché nella società civile si sono immediatamente rifugiati una volta perse le elezioni. Non uno, tra loro è rimasto in consiglio comunale. Non uno ha pensato di mettersi a capo dell’opposizione. Né, a dirla tutta, questo ruolo gli è stato offerto dai partiti che li sostenevano.</p>
<p>Un malcostume, o, meglio, un errore di strategia politica, largamente diffuso ed effettivamente trasversale. Al di là del fatto che la loro candidatura ha di per sé vanificato la volontà degli elettori che appena due anni fa li avevano votati affinché li rappresentassero al Parlamento europeo, sbocco analogo ha rappresentato la parabola politica di Matteo Ricci e Pasquale Tridico. Il primo è stato candidato dal Pd come governatore delle Marche in rappresentanza dell’intero Campo largo, il secondo è stato candidato come governatore della Calabria dal Movimento 5stelle: entrambi hanno perso, entrambi torneranno da dove sono venuti.</p>
<p>Eppure, così come i candidati sindaco del centrodestra, sia Ricci sia Tridico si sono presentati ai rispettivi elettorati con un programma politico che nella retorica di ciascuno avrebbe cambiato il destino sia dei cittadini sia dei territori che ambivano governare. Un programma evidentemente scritto sulla sabbia. Così non fosse, gli sconfitti ora trascinerebbero le opposizioni alle giunte vittoriose guidati dalla bussola dei propri intenti riformatori. Invece, no: se la sono svignata e dei loro buoni propositi elettorali non è rimasta traccia alcuna né alcuna eco sulla scena politica.</p>
<p>Passa, così, l’idea che in politica a contare sia solo la vittoria. Passa l’idea che il lavoro delle opposizioni non richieda un coordinamento né una bussola programmatico-valoriale. Passa l’idea che i candidati a cariche monocratiche siano scelti più o meno casualmente in base alle contingenze del momento e che se perdono il treno che avrebbe dovuto condurli al successo di loro si possono perdere anche le tracce.</p>
<p>Un grave errore di prospettiva. La politica, infatti, quando è tale, richiede un lavoro costante e metodico che può e deve essere esercitato non solo quando si milita nei ranghi della maggioranza ma anche e soprattutto quando ci si ritrova nei ranghi dell’opposizione. Un lavoro che, se svolto con capacità e visione, servirebbe a creare le condizioni per la vittoria la volta successiva. Invece, niente. Una volta subita la sconfitta, le coalizioni si sfasciano, i candidati si perdono, i territori si svuotano. Nessuno costruisce più nulla, nessuno pensa al futuro, nessuno osa impostare il conflitto con le neonate maggioranze di governo sulla base di programmi elettorali di cui si è persa anche la memoria. Sì che, invece di costruire una rete di relazioni sociali e politiche funzionali alle sfide del quinquennio successivo, la politica entra in sonno e tutto si riduce a piccoli show polemici quotidianamente messi in scena da singoli esponenti di questo o di quel partito di opposizione. Salvo poi ritrovarsi a ridosso delle elezioni successive senza un candidato, senza una base sociale e soprattutto senza una politica.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/10/08/news/candidarsi_e_svignarsela_il_nuovo_gioco_di_destra_e_sinistra_chi_perde_fugge-20213641/"><strong>HuffPost</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mutazione non passeggera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mutazione-non-passeggera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 10:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È umanamente comprensibile il fatto che una “sinistra senza popolo” (copyright Luca Ricolfi) sia rimasta sbalordita dalla mobilitazione popolare a favore della causa palestinese e di istinto abbia provato a metterci il cappello. Umanamente comprensibile, ma politicamente disastroso. Parliamo del Partito democratico, naturalmente, che di quel che accade alla sua sinistra appare inutile curarsi. Con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mutazione-non-passeggera/">Mutazione non passeggera</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È umanamente comprensibile il fatto che una “sinistra senza popolo” (copyright Luca Ricolfi) sia rimasta sbalordita dalla mobilitazione popolare a favore della causa palestinese e di istinto abbia provato a metterci il cappello. Umanamente comprensibile, ma politicamente disastroso.</p>
<p>Parliamo del Partito democratico, naturalmente, che di quel che accade alla sua sinistra appare inutile curarsi.</p>
<p>Con il voto su Gaza espresso giovedì alla Camera, il Partito democratico di Elly Schlein ha, di fatto, conclamato la propria mutazione genetica: non più un partito solido con vocazione di governo, ma un movimento effimero con inclinazioni antagoniste. Nei giorni in cui, per la prima volta da due anni a questa parte, con il consenso di tutti i paesi arabi dell’area si stava negoziando un accordo di pace che, con gran scorno delle componenti messianiche del governo Netanyahu, prevede la permanenza dei palestinesi a Gaza così come in Cisgiordania e crea le premesse per un loro autogoverno sottratto al tallone criminale di Hamas, il Pd ha rifiutato di sottoscrivere una risoluzione parlamentare unitaria sul tema. Lo ha fatto per non essere scavalcato a sinistra dal Movimento 5stelle e da Avs, e per non perdere il consenso della Cgil, più che mai concentrata nella competizione con i sindacati di base, oltre che delle frange più radicali del movimento ProPal.</p>
<p>Alla Politica, il Pd ha preferito la Piazza. E non si tratta solo di un calcolo di convenienza elettorale. La verità è che questa è, come dice chi la conosce bene, la vera natura di Elly Schlein, che in effetti da Bologna si impose sul Pd nazionale militando e confliggendo alla sua sinistra. Una sinistra movimentista e radicale. Questa, dunque, la vera natura di Elly Schlein e questa l’odierna natura del partito di cui è segretaria.</p>
<p>Durante l’ultima Direzione, Schlein ha detto chiaramente ai dirigenti del Pd che le elezioni non si vincono al centro, ma mobilitando la propria base elettorale su temi identitari. Temi identitari come i diritti del popolo palestinese, spesso paravento di pulsioni anticapitaliste e/o antiamericane e/o antisemite. Nasce così la brillante idea di fare della bandiera palestinese il vessillo del Pd alle regionali marchigiane. Idea sconsideratamente fatta propria dal candidato dem Matteo Ricci. Idea che ha portato Ricci alla sconfitta e &#8211; di questo siamo convinti, ma non ci sono prove &#8211; molti elettori moderati di centrodestra a superare la tentazione dell’astensionismo e a votare per il governatore uscente di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli. In Calabria, col candidato grillino Tridico, è andato in scena lo stesso copione.</p>
<p>Il risultato è che il Pd, ormai imbarcato sulla Flottilla, ha perso credibilità di governo. E come dimostra il rifiuto dell’appello di Sergio Mattarella a consegnare a Cipro gli aiuti per i palestinesi, ha perso anche sensibilità istituzionale. Che abbia per questo guadagnato elettori è cosa a di poco dubbia. Chi è scosso da fremiti antagonisti non vota per il Pd: si astiene, o vota per partiti più credibili quanto a proposta radicale, o attende che nasca il partito di Francesca Albanese.</p>
<p>Stiamo, dunque, con tutta evidenza assistendo ad una mutazione genetica che spinge il Partito democratico fuori dall’area del governo: un problema per chi crede negli effetti benefici della democrazia dell’alternanza. Perché se a Giorgia Meloni non vi è un’alternativa credibile, la concorrenza sfuma e la maggioranza sarà incoraggiata a dare il peggio di sé.</p>
<p><em><strong>La Ragione</strong></em></p>
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		<title>Accidenti, il genocidio è già finito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/accidenti-il-genocidio-e-gia-finito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 09:55:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E ora, come la mettiamo con l’ipotesi genocidaria? Ora che Benjamin Netanyahu ha accettato un piano di pace che non prevede la deportazione dei palestinesi da Gaza, ma, al contrario, la nascita di un governo guidato da “palestinesi”, come potranno i teorici dell’orrida similitudine tra lo Stato di Israele e il Terzo Reich andare avanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E ora, come la mettiamo con l’ipotesi genocidaria? Ora che Benjamin Netanyahu ha accettato un piano di pace che non prevede la deportazione dei palestinesi da Gaza, ma, al contrario, la nascita di un governo guidato da “palestinesi”, come potranno i teorici dell’orrida similitudine tra lo Stato di Israele e il Terzo Reich andare avanti con la loro retorica?</p>
<p>Martedì mattina, ad Omnibus, su La7, mi è capitato di porre la questione all’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi, in collegamento da un’imbarcazione della Global Sumud Flottilla. Scuderi non ha fatto una piega: “Il genocidio si è già avverato”, ha detto. Se ne deduce che fino all’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, Benjamin Netanhyauh abbia inteso sterminare uno a uno i palestinesi in quanto tali, e che poi, chissà perché, avrebbe cambiato radicalmente strategia. È un’interpretazione credibile? A giudizio di chi scrive è un’ipotesi che non sta in piedi. Senza contare la bontà degli argomenti opposti alla tesi genocidaria dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy, ferocemente contrario al governo Netanyahu. In sintesi, se l’obiettivo era quello di sterminare i palestinesi, perché le Forze armate israeliane avevano l’abitudine di avvertire la popolazione di Gaza degli attacchi imminenti, consentendo così ai civili di sottrarsi a morte certa? E perché, se l’obiettivo era la sistematica cancellazione di un intero popolo, Israele ha, come certificato dal <em>Financial</em> <em>Times</em>, consentito l’ingresso a Gaza di almeno 120 camion al giorno di aiuti alimentari destinati alla popolazione civile? Domande, evidentemente, senza risposta.</p>
<p>Che Benjamin Netanyahu e il suo governo si siano macchiati di crimini di guerra e/o contro l’umanità è piuttosto evidente. Che bisogno c’è, allora, di insistere con l’accusa di genocidio?</p>
<p>La Convenzione adottata il 9 dicembre del 1948 dalle Nazioni Unite qualifica come genocidio l’uccisione di membri di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso e le lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo, fattori che, purtroppo, si riscontrano in quasi tutte le guerre. Ma prevede anche la sottomissione del gruppo a condizioni di esistenza che ne comportino la distruzione fisica, totale o parziale, l’attuazione di misure tese a impedire nuove nascite in seno al gruppo, quali l’aborto obbligatorio, la sterilizzazione, gli impedimenti al matrimonio ecc., il trasferimento forzato di minori da un gruppo all’altro. E di queste condizioni, evidentemente, non vi è traccia. E allora, perché insistere con l’infamante accusa?</p>
<p>In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha paventato che l’obiettivo sia quello di relativizzare l’Olocausto fino a farne perdere la memoria. Condizione che, come certificano le migliaia di violenze ai danni degli ebrei &#8211; degli ebrei, non degli israeliani &#8211; che in questa drammatica fase storica si perpetuano nelle democrazie occidentali, sembra fatta apposta per creare le condizioni di una nuova persecuzione antisemita.</p>
<p>Se non è questo l’obiettivo strategico di chi, oggi, evoca il “genocidio” dei palestinesi, viene da consigliare un uso dei termini più prudente, e soprattutto più attinente alla realtà.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/10/01/news/accidenti_il_genocidio_e_gia_finito-20162946/"><strong><em>HuffPost Italia</em></strong></a></p>
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		<title>La fiducia sia nella giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-fiducia-sia-nella-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 09:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giustizia non è sinonimo di magistratura: sovrapporre i due concetti è un errore da cui discendono pericolose storture. Antefatto. Nei giorni scorsi, durante una puntata di Omnibus su La7, mi sono trovato a dibattere con Nicola Gratteri. Il conduttore, Gerardo Greco, mi ha chiesto cosa pensassi delle polemiche sulla sovraesposizione mediatica dell’attuale procuratore della Repubblica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giustizia non è sinonimo di magistratura: sovrapporre i due concetti è un errore da cui discendono pericolose storture. Antefatto. Nei giorni scorsi, durante una puntata di Omnibus su La7, mi sono trovato a dibattere con Nicola Gratteri. Il conduttore, Gerardo Greco, mi ha chiesto cosa pensassi delle polemiche sulla sovraesposizione mediatica dell’attuale procuratore della Repubblica di Napoli. Ho risposto che la scelta di Gratteri di condurre una trasmissione televisiva è legittima, che la trasmissione in questione (Lezioni di mafie, su La7) ha un’evidente finalità civica, ma che in generale depreco il fatto che i magistrati, e i pubblici ministeri in particolare, assurgano a notorietà mediatica parlando, come usa fare anche Gratteri, delle inchieste che seguono: una sovraesposizione destinata, fatalmente, a condizionare la loro funzione pubblica, oltreché la pubblica opinione e di conseguenza le deliberazioni del giudice teoricamente terzo.</p>
<p>La replica di Gratteri mi è parsa, per così dire, interessante. Interessante perché rivelatrice di un’impostazione precisa. “Vedo &#8211; ha detto Gratteri &#8211; preoccupazioni per il fatto che ora che andiamo nelle televisioni abbiamo audience. Dopo il caso Palamara eravamo al 36% di gradimento, adesso siamo al 52, quindi stiamo salendo. Vedo una politica un po’ nervosa che si preoccupa del fatto che è aumentata la nostra credibilità: lei da cittadino dovrebbe essere felice se l’opinione pubblica torna a credere nella magistratura”.</p>
<p>Da cittadino, preferirei che i cittadini credessero nella Giustizia, ma, evidentemente, Gratteri ritiene che la fiducia nei magistrati equivalga alla fiducia nella Giustizia. Errore grave. Grave e pericoloso.</p>
<p>In uno Stato di diritto, la fiducia dei cittadini deve essere riposta nella Giustizia come istituzione, non nei magistrati come individui. Può sembrare una distinzione sottile, ma è decisiva: perderla significa poggiare la base del sistema giudiziario sulla sabbia dell’arbitrio personale, anziché sul cemento delle regole condivise.</p>
<p>La Giustizia, con la maiuscola, è un ordine normativo: un insieme di principi, leggi, garanzie, procedurale e organi preposti alla loro applicazione. I magistrati, invece, sono uomini e donne chiamati a far rispettare quelle norme. E, come tutti gli esseri umani, possono sbagliare. Possono essere animati da buone intenzioni o da pregiudizi, da rigore o da protagonismo. Possono – e devono – essere criticati, valutati, messi in discussione. Il rispetto per il loro ruolo non può mai diventare fideismo. La funzione giudiziaria merita tutela, ma proprio per questo deve essere esercitata nel perimetro rigoroso della Costituzione, del contraddittorio e del rispetto dei diritti dell’imputato.</p>
<p>La Giustizia, ci ricordava il grande giurista, nonché padre costituente, Piero Calamandrei, “è amministrata in nome del popolo. Non in nome dei giudici”. Ma, da Mani Pulite in poi, questa distinzione si è persa. Molti magistrati ritengono di essere <em>la</em> Giustizia e di essere i depositari ultimi dell’etica pubblica, la quale, semmai, spetterebbe al legislatore. “I magistrati &#8211; diceva Giovanni Falcone &#8211; devono avere l’umiltà di capire che non sono i padroni della giustizia, ma i servitori della legge”. Umiltà che, con tutta evidenza, non appartiene a Nicola Gratteri né a buona parte dei pubblici accusatori, pericolosamente assimilabili, ormai, al Grande inquisitore di Dostoevskij: un potere assoluto, quasi religioso; un potere arbitrario da cui dipende la libertà personale di ogni singolo cittadino e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.</p>
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