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	<title>Alain Finkielkraut, Autore presso Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>Non c’è differenza tra Isis e Hamas: vogliono entrambe distruggere Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alain Finkielkraut]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 15:46:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Benjamin Netanyahu è un dirigente catastrofico, ma non è per questo che Israele è stato colpito da Hamas». Secondo il filosofo francese Alain Finkielkraut, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti all&#8217;Olocausto, le cause dell&#8217;attacco condotto da Hamas sono riconducibili «ai tentativi di normalizzazione tra Israele e l&#8217;Arabia saudita». Sulla minaccia islamista in Europa, diventata più concreta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-ce-differenza-tra-isis-e-hamas-vogliono-entrambe-distruggere-israele/">Non c’è differenza tra Isis e Hamas: vogliono entrambe distruggere Israele</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Benjamin Netanyahu è un dirigente catastrofico, ma non è per questo che Israele è stato colpito da Hamas». Secondo il filosofo francese Alain Finkielkraut, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti all&#8217;Olocausto, le cause dell&#8217;attacco condotto da Hamas sono riconducibili «ai tentativi di normalizzazione tra Israele e l&#8217;Arabia saudita». Sulla minaccia islamista in Europa, diventata più concreta dopo l&#8217;attacco avvenuto venerdì nel nord della Francia dove un ventenne originario del Caucaso ha ucciso un insegnante a coltellate, l&#8217;intellettuale ricorda l&#8217;esistenza «una comunità arabo-musulmana che si identifica da sempre alla causa palestinese». «La questione sta nel sapere fino a dove arriverà questo riconoscimento», spiega il filosofo.</p>
<p><strong>Come giudica gli ultimi avvenimenti che hanno scosso la Francia? </strong><br />
«Stiamo assistendo allo spirito e alla messa in atto dei pogrom condotti da Hamas sotto forma di guerriglia urbana e al modo in cui si installano sul nostro continente. Gli ebrei di Israele e quelli della diaspora sono sulla stessa barca, uniti da un destino comune. Nessuno poteva immaginare una simile situazione, ma c&#8217;è un nuovo antisemitismo in marcia, che non ha nulla a che vedere con il nazismo e si presenta sotto le vesti dell&#8217;antirazzismo. Bisognerà affrontarlo, ma penso che, nonostante le divisioni di Israele, gli ebrei non sono mai stati così solidali tra loro come oggi».</p>
<p><strong>Che conseguenze potrà avere la risposta militare di Israele in Occidente?<br />
</strong>«Gli israeliani hanno chiesto agli abitanti della parte nord di Gaza di rifugiarsi a sud dell&#8217;enclave. Hamas, che non si preoccupa della sua popolazione, respinge questa richiesta, così come l&#8217;Onu. Il rischio è quello di avere molte vittime civili, con conseguenze devastanti per l&#8217;Europa. Le manifestazioni palestinesi si moltiplicheranno, così come gli atti antisemiti. Vorrei però ricordare che i bombardamenti effettuati dall&#8217;Occidente per distruggere l&#8217;Isis hanno fatto molti più danni rispetto a quelli mirati di Israele. In quel caso, però, nessuno ha urlato allo scandalo».</p>
<p><strong>A proposito, che ne pensa dei tanti cortei pro-palestinesi di questi giorni?<br />
</strong>«Dimostrano l&#8217;esistenza e la forza di quello che in Francia è chiamato islamo-gauchisme, termine utilizzato per indicare una parte della sinistra che vede nei musulmani dei dominati in rivolta contro un occidente dominatore e colonialista».</p>
<p><strong>Che responsabilità ha in questa crisi l&#8217;esecutivo del premier Benjamin Netanyahu?</strong><br />
«Il governo israeliano ha dimostrato la sua incapacità. Il fronte sud è rimasto sguarnito. I miliziani di Hamas hanno superato la barriera di sicurezza con una facilità incredibile perché una parte dell&#8217;esercito israeliano è stata inviata a proteggere gli insediamenti in Cisgiordania, mentre sotto la pressione dei religiosi ultra ortodossi il 40% dei soldati ha ottenuto un permesso per festeggiare in famiglia le feste ebraiche. È stata una situazione delirante e una volta che questa crisi sarà finita il governo dovrà pagare».</p>
<p><strong>È d&#8217;accordo con il parallelo tra l&#8217;Isis e Hamas?<br />
</strong>«L&#8217;attacco contro Israele dimostra che non c&#8217;è nessuna differenza tra questi due gruppi. Del resto, molte bandiere dello Stato islamico sono state piantate nei kibbutz attaccati. L&#8217;unica missione di Hamas, fin dalla sua creazione, è quella di distruggere Israele, non di obbligarlo a lasciare i territori occupati. Il principale nemico dei palestinesi e della causa palestinese è Hamas».</p>
<p><strong>Da filosofo, cosa pensa delle recenti dichiarazioni di Papa Francesco, che in riferimento ai tanti conflitti in corso ha parlato di una &#8220;Terza Guerra mondiale combattuta a pezzi&#8221;?<br />
</strong>«Sono sbalordito dalle posizioni del Pontefice, che non si preoccupa dell&#8217;Europa e in nome dell&#8217;ospitalità incondizionata approva la scomparsa programmata della civilizzazione europea. Fa esattamente il contrario dei suoi predecessori: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Non ha mai condannato come si deve l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e non ha mai nemmeno voluto prendere in considerazione la realtà della violenza islamista. Per me Papa Francesco è ormai totalmente screditato e rappresenta una catastrofe per la Chiesa e per l&#8217;Europa».</p>
<p><strong>Quindi non è d&#8217;accordo con le sue parole?</strong><br />
«Temo naturalmente un ampliamento del conflitto. Se Hezbollah interverrà, si aprirà un nuovo fronte, con il rischio di veder entrare anche l&#8217;Iran nelle danze. Tuttavia, credo che questa guerra rimarrà circoscritta. C&#8217;è però un blocco anti- occidentale in fase di costruzione, che comprende la Russia, l&#8217;Iran e altri Paesi membri dei Brics. È come se all&#8217;orizzonte si stesse delineando quello che il politologo Samuel Huntington definiva &#8220;scontro di civiltà&#8221;».</p>
<p><strong>Pensa che questo scontro sia già iniziato?</strong><br />
«C&#8217;è qualcosa del genere in atto. La mia unica speranza è che una parte dei musulmani residente in Europa si rivolti contro questa radicalizzazione e dica &#8220;Not in my name&#8221;».</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/"><em><strong>La Stampa </strong></em></a></p>
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