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	<title>turchia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>turchia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>L&#8217;accordo Putin-Erdogan e gli anni buttati dall&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laccordo-putin-erdogan-e-gli-anni-buttati-dalleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Santucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2016 13:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La nuova alleanza russo-turca infatti, al di là dei richiami fascinosi del passato tardomedievale alla seconda e alla terza Roma, è destinata a rappresentare d'ora in poi un convitato di pietra tutt'altro che irrilevante nelle programmazioni delle nostre future politiche, soprattutto energetiche e militari.[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laccordo-putin-erdogan-e-gli-anni-buttati-dalleuropa/">L&#8217;accordo Putin-Erdogan e gli anni buttati dall&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Se tra la Russia e Turchia è tornato il sereno in Europa si aggira lo <b>spettro della nuova cortina di ferro</b>. Che la &#8220;crisi dell&#8217;aereo&#8221; abbattuto dai turchi nel novembre 2015 fosse stata archiviata da un pezzo lo avevamo già compreso nell&#8217;immediato post-golpe dello scorso 15 luglio ma il recente patto stilato da Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan conferma non solo la semplice ripresa dei normali rapporti diplomatici &#8211; mai realmente interrotti &#8211; ma una vera e <b>nuova alleanza</b> di ferro che altera pesantemente gli equilibri già precari dell&#8217;area mediorientale e caucasica, con inevitabili contraccolpi nelle economie più vicine.</p>
<p>Il crescente <b>dissenso della comunità internazionale</b> &#8211; Stati Uniti e molti Paesi europei in testa &#8211; attorno a queste figure carismatiche e ai loro governi hanno provocato, chissà quanto inconsapevolmente, il riemergere di una nuova cortina certo politicamente pericolosa di fronte alla quale, prima o poi, le cancellerie occidentali dovranno giocoforza fare i conti.</p>
<p>La nuova alleanza russo-turca infatti, al di là dei <b>richiami fascinosi del passato tardomedievale alla seconda e alla terza Roma</b>, è destinata a rappresentare d&#8217;ora in poi un convitato di pietra tutt&#8217;altro che irrilevante nelle programmazioni delle nostre future politiche, soprattutto energetiche e militari.</p>
<p>Va detto che questo rapido rassemblement non è certo frutto di un mutamento improvviso delle posizioni strategiche di questi Paesi ma è figlio, piuttosto, della inspiegabile <b>schizofrenia degli attuali governi occidentali</b> che, in pochissimo tempo, sono passati dall&#8217;entusiasmo dei festeggiamenti di vantaggiosi accordi bilaterali alla decretazione di inutili e dannose sanzioni, peraltro ampiamente criticate anche all&#8217;interno degli stessi governi che le hanno votate.</p>
<p>Per comprendere quanto gli equilibri siano mutati in pochissimi anni si ricordi, ad esempio, l&#8217;accordo del 2002 di <b>Pratica di Mare</b> promosso dall&#8217;allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi grazie al quale la Russia, in nome della comune battaglia contro il terrorismo, poté lasciarsi alle spalle un isolamento decennale per intraprendere un difficile percorso di cooperazione internazionale nelle aree maggiormente instabili dell&#8217;universo radicale islamico in concerto con le potenze occidentali.</p>
<p>Ammettiamolo: riproporre quell&#8217;accordo oggi rasenterebbe la fantascienza il che fa comprendere quante mosse, a distanza di 14 anni, abbiano potuto sbagliare i governi che si succedettero a quelli presenti in quel summit e quanti anni di difficili trattative siano stati buttati al vento. I fatti a cui stiamo assistendo, dalla Siria alla Libia, dovrebbeRoma far riflettere non poco sui rischi di una frammentazione cosí estesa dello scacchiere delle alleanze.</p>
<p>Mai prima d&#8217;ora s&#8217;era visto uno <b>scontro di questa entità</b> tra i due più potenti Paesi che aderiscono al Patto Atlantico, Usa e Turchia. Con 510.000 militari Ankara può infatti vantare &#8211; e conseguentemente far pesare &#8211;<b> il secondo esercito più numeroso</b>, appena subito dopo quello degli Stati Uniti nella NATO.</p>
<p>Ma come si è consumata questa frattura sicuramente non sanabile nell&#8217;immediato? Ancora una volta nella pretesa, soprattutto dell&#8217;area comunitaria, di poter coinvolgere la Russia e la Turchia nelle aree più remote come l&#8217;Afghanistan e di escluderle, viceversa, nelle decisioni e nella &#8220;spartizione&#8221; inevitabile degli interessi economici in aree credute, chissà in base a quale ragionamento, come semplici protettorati economicamente esclusivi.</p>
<p>A tal proposito ciò che accadde in Libia con la rimozione di Gheddafi decisa in fretta e in furia dal governo francese e in aperta opposizione all&#8217;opinione dell&#8217;allora governo Berlusconi ha dimostrato che la mancata partecipazione a certi processi decisionali della Russia e della Turchia possano generare il caos non solo a causa del fragile consenso attorno a queste operazioni ma, soprattutto, perché il rischio che lo scontro tra le diverse cancellerie si possa &#8220;traslare&#8221; &#8211; come in effetti accaduto &#8211; all&#8217;interno degli equilibri di quelle aree instabili. Il tutto, non va dimenticato, in uno scenario che vede la <b>completa assenza degli Stati Uniti</b>, totalmente incapaci sotto l&#8217;amministrazione Obama, di prendere parte come in passato ad operazioni militari su vasta scala.</p>
<p>Se a questo aggiungiamo che, nel prossimo futuro, il nuovo Presidente potrebbe essere il Segretario di Stato in carica durante la barbara uccisione dell&#8217;ambasciatore americano a Bengasi non si preannuncia affatto all&#8217;orizzonte un miglioramento dello status quo.</p>
<p>Adesso questa &#8220;strana&#8221; alleanza Putin-Erdogan è però attesa al <b>banco di prova</b>, tutt&#8217;altro che agevole, rappresentato dalla Siria, un territorio martoriato anche e soprattutto dalle profonde divergenze intercorse in questi mesi tra il governo turco e quello russo sul futuro di Assad.</p>
<p>Se nel recente passato molti degli scontri diplomatici tra questi due Paesi si sono consumati nella volontà del sunnita Erdogan di <b>rovesciare l&#8217;alauita Assad</b> e, di contro, in quella di Putin di mantenere il rais siriano al potere, oggi, il punto di svolta, potrebbe essere rappresentato da un nuovo equilibrio che permetta alla Russia di tenere fede alle proprie posizioni e alla Turchia di evitare, grazie a questo accordo, il rafforzamento curdo in quell&#8217;area di frontiera.</p>
<p>Con o senza Assad, a questo punto, poco importa. Un contesto, questo, che rischia, per la prima volta, di vedere gli Stati Uniti totalmente fuori da qualsiasi influenza o decisione, sia con la vittoria della Clinton e sia con la vittoria di Trump. Un futuro decisamente poco allettante è totalmente inaspettato anche per i più feroci oppositori dell&#8217;<b>interventismo dell&#8217;era Bush</b>, che, di fronte a tale immobilismo &#8211; ma in grande segreto &#8211; stanno addirittura cominciando a rimpiangere quegli anni ruggenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Simone Santucci</p>
<p>Capo della Segreteria della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p style="text-align: left;">Da<em> Il Giornale </em>del 26 agosto 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laccordo-putin-erdogan-e-gli-anni-buttati-dalleuropa/">L&#8217;accordo Putin-Erdogan e gli anni buttati dall&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Il dilemma Turchia e la grande occasione persa dall&#8217;Occidente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-dilemma-turchia-e-la-grande-occasione-persa-dalloccidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Santucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 06:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mare magnum delle cronache economiche e politiche di questi giorni ricorre frequente, anche nei più alti livelli delle istituzioni nazionali e comunitarie, il leit-motiv della presunta “colpa dell’occidente” per gli episodi più disparati. Lo si dice della situazione, disastrosa, della politica migratoria dell&#8217;Europa, della tenuta, abbastanza incerta, di alcuni istituti bancari e finanziari e, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-dilemma-turchia-e-la-grande-occasione-persa-dalloccidente/">Il dilemma Turchia e la grande occasione persa dall&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <em>mare magnum</em> delle cronache economiche e politiche di questi giorni ricorre frequente, anche nei più alti livelli delle istituzioni nazionali e comunitarie, il leit-motiv della presunta “<strong class="ui-sortable-handle">colpa dell’occidente</strong>” per gli episodi più disparati. Lo si dice della situazione, disastrosa, della politica migratoria dell&#8217;Europa, della tenuta, abbastanza incerta, di alcuni istituti bancari e finanziari e, soprattutto, della costante instabilità politica che, ormai da decenni, caratterizza il medio oriente.</p>
<p>Il fallito golpe turco, tra le mille letture che può offrire ad un osservatore occidentale attento, pone una serie di interrogativi di fronte ai quali l&#8217;Europa dovrebbe essere in grado di offrire delle risposte rispetto alle numerose scelte politiche intraprese nel recente passato.</p>
<p>I tentativi da parte degli <strong class="ui-sortable-handle">Stati Uniti</strong> e dei suoi alleati europei, di “esportare” la democrazia, a vario modo e a vario titolo, in <strong class="ui-sortable-handle">Iraq</strong> e <strong class="ui-sortable-handle">Libia</strong>, hanno provocato una serie di fallimenti che hanno certificato la totale impreparazione delle cancellerie occidentali. I risultati scaturiti dalle rimozioni forzose di due criminali come<strong class="ui-sortable-handle"> Saddam Hussein</strong> e <strong class="ui-sortable-handle">Muammar Gheddafi</strong> hanno infatti generato una situazione politica e umanitaria molto più caotica e pericolosa di quella precedente. Imporre le briglie alle proto-democrazie islamiche, la convinzione di poterle docilmente addomesticare e plasmare ad immagine e somiglianza della nostra maturata esperienza storica ha dimostrato, infatti, quanto errata possa essere questa illusione. La previsione espressa di meccanismi elettorali e di competizioni pur accese tra i vari partiti o fazioni, non basta, di certo, a trasformare molte repubbliche islamiche in autentiche democrazie. E se appare certamente forzoso affermare che non esiste affatto un islam moderato, di contro, si può certamente sostenere come oggi non ci sia, invece, uno stato islamico in grado di soddisfare, a pieno, le caratteristiche basilari dei sistemi democratici a noi più vicini. In un contesto caratterizzato da secoli da religione e radicalismo oltre che totalmente privo di un processo democratico maturo, l’innesto è, purtroppo, destinato a morire velocemente.</p>
<p>Poco prima degli interventi militari in Iraq e del sostegno occidentale alle varie <strong class="ui-sortable-handle">primavere arabe</strong> non si era compreso, o ci si era rifiutati di ammetterlo, che con Saddam e con Gheddafi queste nazioni erano riuscite ad esprimere (o meglio, a subire) quanto di meno peggio si potesse offrire in quel momento. Iraq e Libia, nel dopo-dittatura, sono emersi agli operatori internazionali come due stati falliti. Ma lo erano anche prima, solo che le repressioni e lo scorrere dei decenni ci avevano portato a credere che potesse essere diverso. Era, invece, tutto uguale.</p>
<p>A complicare lo scacchiere è, infine, sopraggiunto, pochi giorni fa, il <strong class="ui-sortable-handle">golpe in</strong> <strong class="ui-sortable-handle">Turchia</strong>, una scintilla accesa proprio nell&#8217;unica nazione islamica che ha saputo avvicinarsi, con un certo successo ed una certa credibilità in questi anni, ai principi e ai modelli di democrazia a noi familiari. Una “conversione” resa possibile proprio perché nessuno, dall&#8217;esterno, ha avuto mai l&#8217;ardire di imporre.</p>
<p>A tal proposito Silvio Berlusconi, nei primi anni duemila, fu uno dei pochissimi leader europei a parlare ed a proporre apertamente l&#8217;entrata della Turchia in Europa. Erano anni diversi, si dirà, tuttavia ugualmente caratterizzati dalla grande difficoltà di stabilizzare l&#8217;area mediorientale. Ma anche la Turchia era diversa, come diverso era lo stesso Erdogan. Seguendo la proposta di Berlusconi, probabilmente, la Turchia attuale, più che diversa, sarebbe stata migliore.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea, in quei mesi, era alle prese con il proprio <strong class="ui-sortable-handle">assetto istituzionale</strong>, confusa proprio come oggi, su quali fossero davvero i principi che giustificassero la sua stessa esistenza. Si parlava, allora, di introdurre espressamente nella Costituzione europea un riferimento alle radici giudaico-cristiane dell&#8217;Europa e molte cancellerie, all&#8217;interno di una battaglia che i fatti dimostrarono essere solo di facciata, non furono in grado di giustificare un simile passo in avanti in un frangente già complesso di suo. Fu così che l&#8217;Europa fece finta di non accorgersi dei progressi del sistema democratico turco e la Turchia, per la prima volta dopo quasi un secolo, smise di guardare ad occidente per concentrarsi in improbabili ritorni di fiamma sul proprio glorioso passato di potenza a metà tra due continenti.</p>
<p>Il resto, infine, è cronaca di questi giorni: la timidezza e l&#8217;imbarazzo con cui i leader europei tentano di condannare la pericolosa reazione di Erdogan al tentato golpe è esattamente la presa di coscienza di un ulteriore fallimento. Un <strong class="ui-sortable-handle">fallimento</strong> caratterizzato non tanto dal non aver permesso alla Turchia di entrare nell&#8217;Unione Europea ma, più precisamente, dall&#8217;aver “congelato” le proprie relazioni con essa, disinteressandosi completamente dei propri progressi in un&#8217;area di per sé ingovernabile e sempre più in preda ai fondamentalismi. È questo l&#8217;ennesimo treno perso dall&#8217;Europa. Auguriamoci che sia l&#8217;ultimo.</p>
<p>Simone Santucci</p>
<p>Capo della Segreteria della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/dilemma-turchia-e-grande-occasione-persa-dalloccidente-1295198.html"><em>Il Giornale </em>del 9 agosto 2016</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-dilemma-turchia-e-la-grande-occasione-persa-dalloccidente/">Il dilemma Turchia e la grande occasione persa dall&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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