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	<title>tsipras Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>tsipras Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>C’è tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 14:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gara al rilancio non ha senso ed è dannosa per tutti. Il più capace è quello che smorza per primo, avendo in mente la difesa degli interessi nazionali. Del problema degli sbarchi ci siamo occupati. Nella distribuzione degli sbarcati non ho mai creduto, in ogni caso non è fra le cose che stanno in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ce-tempo/">C’è tempo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La gara al rilancio non ha senso ed è dannosa per tutti. Il più capace è quello che smorza per primo, avendo in mente la difesa degli interessi nazionali. Del problema degli sbarchi ci siamo occupati. Nella distribuzione degli sbarcati non ho mai creduto, in ogni caso non è fra le cose che stanno in cima agli interessi italiani. Dopo l’efficace tessitura fatta dalla presidenza Draghi, nei rapporti con la Francia, sarebbe una follia tornare all’insensato sparacchiare del primo governo Conte.</p>
<p>Il governo italiano è appena partito, l’opposizione non sembra godere di invidiabile salute, senza secessioni nella maggioranza di destra non esistono maggioranze alternative. Ciò comporta che il governo appena nato ha del tempo, tendenzialmente abbondante, davanti a sé. Visto che lo ha, se lo prenda. Con calma. Senza la fretta di dovere subito dimostrare tutto il dimostrabile. Tanto più che si è votati non per compiacere i votanti, ma per provare a realizzare le cose che si sono promesse. E ci vuole tempo.</p>
<p>È più facile prodursi in alcune azioni dimostrative che non in fatiche realizzative. Ma le prime volano via, mentre contano le seconde. Interpretare l’avvio del governo come continuazione della campagna elettorale può compiacere, ma porta male, perché incorpora una fretta che è assai cattiva consigliera. Il decreto legge su rave e invasioni ne è una dimostrazione, tanto che gli stessi autori ne auspicano la modifica, riconoscendone la necessità.</p>
<p>Alexis Tsipras, da sinistra, aveva costruito il successo elettorale soffiando sul fuoco di paure e proteste. Giunto al governo è stato subito pressato dal protagonismo alternativo del suo ministro dell’economia, Yanis Varoufakis, che lo incalzava chiedendogli di dimostrare coerenza e andare alla rottura dei vincoli europei. Tsipras scelse di rompere con Varoufakis, regalandogli il ruolo di adorato leader europeo di tutte le minoranze antagoniste e irrilevanti di sinistra, scelse di mettere in sicurezza i conti della Grecia. Il suo Paese gli deve molto. La sua capacità di fare politica (vera) gli ha conquistato un posto nella storia greca. E, dettaglio di passaggio, non gli ha fatto perdere voti (è Varoufakis che non li prende).</p>
<p>La Francia e l’Italia hanno comuni interessi nella più importante partita europea in corso: la modifica del patto di stabilità. Draghi è riuscito a rimediare a un guasto storico, interno all’Unione europea, ovvero che la Francia non facesse mai blocco con i latini, preferendo l’asse con la Germania. Per ottenere questi risultati occorre perizia e prudenza, mentre è puerile supporre che tutto si giochi su un miserevole tavolo del dare e avere.</p>
<p>Tanto è vero che l’importante unità europea è stata mantenuta sulla linea dura, nei confronti dei russi invasori, nonostante la Francia non sentisse proprio lo slancio e avesse ripetutamente provato a mediare (e i rifiuti di Putin a Macron restano la prova che voleva la guerra, non il negoziato), e nonostante per la Germania fosse un danno economico grande e permanente. Non serve la logica del baratto. Serve la capacità di inserire le questioni particolari nella logica dei più alti interessi nazionali e comuni. E se qualche nodo ferma il pettine, il saggio non ne forza la corsa, rompendolo o strappando lo scalpo, ma lo aggira per scioglierlo.</p>
<p>È un grosso guaio se chi governa non riesce ad essere protagonista delle scelte che compie, restando attore secondario che si esibisce per strappare un applauso alla propria tifoseria. Ed è un guaio anche peggiore se i nazionalismi raggiungono il grado di ottusità che spinge a non distinguere gli interessi che si confrontano, sollecitando solo la difesa dei propri colori. L’Italia in cui ci si rimproverava d’essere “al servizio” di altri Paesi era quella in cui si era: &lt;&lt;calpesti ,derisi/ perché non siam popolo,/ perché siam divisi&gt;&gt;. Il canto degli italiani. Dal suo incipit: Fratelli d’Italia. E si era &lt;&lt;pronti alla morte&gt;&gt;. Mentre altri canta: &lt;&lt;l’etendard sanglant est levé&gt;&gt; (Marsigliese).</p>
<p>Quello è il glorioso passato. Oggi siamo concittadini. Calma, quindi. E si badi al sodo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/12-novembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Grecia libera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/grecia-libera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fondo monetario internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[varoufakis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, 20 agosto, la Grecia esce dalla “sorveglianza rafforzata” delle istituzioni europee. È in sicurezza. Salvata. Secondo alcuni è stata “massacrata”, peccato i greci la pensino diversamente. Secondo alcuni la responsabilità del massacro è del “Meccanismo europeo di stabilità”, da cui ci si deve tenere lontani. Falso. Ed è una storia istruttiva. Quando la Grecia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 20 agosto, la Grecia esce dalla “sorveglianza rafforzata” delle istituzioni europee. È in sicurezza. Salvata. Secondo alcuni è stata “massacrata”, peccato i greci la pensino diversamente. Secondo alcuni la responsabilità del massacro è del “Meccanismo europeo di stabilità”, da cui ci si deve tenere lontani. Falso. Ed è una storia istruttiva.</p>
<p>Quando la Grecia è collassata il Mes non esisteva. È nato proprio perché quell’evento ne mise in luce l’esigenza. Ma esisteva l’Fesf, suo genitore, obiettano. Falso. Il “Fondo europeo di stabilità finanziaria” nasce nel maggio del 2010, per far fronte a crisi finanziarie di Paesi dell’area dell’euro, la crisi greca inizia nell’autunno del 2009, quando il primo ministro riconosce che i conti trasmessi dal governo precedente sono falsi. Ciò porta, nell’aprile del 2010, al declassamento dei titoli greci, considerati spazzatura (occhio, quindi, alle valutazioni del rating). Per questo, in fretta e furia, a maggio nasce l’Fesf.</p>
<p>Sono stati commessi molti errori, non tutti innocenti. Il disastro greco è responsabilità dei greci. Hanno tratto un giovamento enorme dall’ingresso nell’euro, con ampio accesso ai mercati, credito a basso costo e protezione esterna, solo che lo hanno usato per aumentare significativamente il tenore di vita (corretto), elargire prebende, pensioni, assunzioni e spesa pubblica fuori controllo (scorretto), nel mentre prosperava l’evasione fiscale (masochista). Per far campagne elettorali ciascuno dei contendenti prometteva sempre di più (vi suona familiare?) e per far quadrare i conti li hanno falsificati. Quando hanno smesso di sbagliare loro hanno cominciato gli altri.</p>
<p>La prima domanda era: può un Paese dell’euroarea trovarsi o essere messo fuori? No, si rispose. Giustamente. La seconda: può, allora, andare in bancarotta? No, si rispose. Giustamente. Ma le due risposte avevano una conseguenza: gli altri si fanno carico del debito, o, almeno, del modo per gestirlo. No, fu la risposta. Disastro. L’area ricca chiamò il Fondo monetario internazionale. Se non ci si fosse impiccati al dogma secondo cui ciascuno deve pagare i propri debiti e mai uno Stato paga quello di altri, principio più che giusto (vale anche dentro gli Stati Uniti d’America), ma che c’è modo e modo per praticare, se, in quel momento, si fosse coperto il debito greco, trovando il modo di scrivere che i greci avrebbero dovuto rifondere, sarebbe costato una frazione di quel che poi costò. Il tutto aggravato dal fatto che istituti bancari europei, prevalentemente tedeschi e francesi, ma anche italiani, avevano prestato soldi alla Grecia. Si volevano tutelare le banche investitrici? Avrebbe avuto un senso, ma rilevi il debito. Se neghi di volerlo fare poi non devi creare un fondo, finanziato con i soldi degli altri contribuenti europei, e fra i soggetti da rifondere ci metti quelle banche. Epperò: il debito greco è stato tagliato due volte. Due volte sono stati alleggeriti dei loro obblighi e due volte i creditori, banche comprese, hanno visto decurtato il loro avere.</p>
<p>Nel momento in cui la Grecia si era trovata a non avere più accesso ai mercati s’è seccata la liquidità, le banche avevano chiuso e chi andava a prelevare soldi al bancomat non ne cavava nulla. La disperazione si toccava con mano e a quel momento si riferiscono immagini drammatiche, come quella di un uomo seduto per terra, in lacrime. Era quello il risultato del salvataggio europeo? No, questo era quello che accadeva prima che lo si mettesse in atto.</p>
<p>I greci non stanno oggi bene come stavano prima del dissesto. Capita, quando trucchi i conti e vai in bancarotta, ma: a. stanno meglio di come stavano prima di entrare nell’euro; b.  grazie ai trasferimenti europei la loro gracile economia s’è rimessa in moto. Sono stati salvati, anche a nostre spese.</p>
<p>La cosa curiosa è che lo nega chi dice di stare dalla parte dei greci, ma i greci non lo negano affatto. Con le doppie elezioni del 2012 (la prima volta non si riuscì a formare un governo) diedero quasi il 27% dei voti al partito guidato da Alexis Tsipras, che promette di rinegoziare gli accordi che erano alla base dell’intervento finanziario di soccorso, ma la maggioranza elettorale e parlamentare è con Antonis Samaras, che quegli accordi ha accettato. Alle successive elezioni, nel 2015, Syryza, il partito di Tsipras, prende più del 36% dei voti e (con una coalizione eterogenea) va a governare. Ma cade subito e, quello stesso anno, si rivota. Convocano un referendum, chiedendo agli elettori se approvano o meno le condizioni dei creditori (originale, chiedere ai debitori se plaudono i creditori), e il 61% risponde di no. A quel punto Tsipras, ancora governante, deve scegliere: o respinge condizioni e aiuti o li accetta. Il suo ministro dell’economia e suo compagno di partito, il sinistro Gïanis Varoufakïs, è per il rifiuto, ma Tsipras prende la direzione opposta. La Grecia gli deve molto, per quella scelta. Accettando e, poi, rinegoziando è riuscito ad ottenere un allungamento enorme del debito e un costo assai ridotto. E su questa base governerà fino al 2019, senza che le sollecitazioni dei radicali alle rivolte e agli sfaceli sortiscano alcunché.</p>
<p>Lui stesso interrompe la legislatura, con un anticipo di pochi mesi, e convoca le elezioni, nel 2019. Il suo partito raccoglie quasi il 32% dei voti. Significa che dopo scissioni e allontanamenti dei ministri e dopo avere governato per anni, su una linea che secondo quelli che credono di essere i soli interpreti della volontà dei greci sarebbe da loro condannata con sdegno, ottiene ancora un ottimo risultato. Ma perde, perché a vincere le elezioni è Nuova Democrazia, di Kyriakos Mitsostakis, ovvero un leader e un partito di centro destra, che gli accordi non ha messo in discussione. Quel che risulta misterioso, nella tesi secondo cui i greci sono stati massacrati e non salvati, è perché mai i greci siano di opinione diversa.</p>
<p>La ripartenza è costata vendite e tagli dolorosi, ma forse insegna a non sperperare per ammaliare gli elettori. Questi i fatti.</p>
<p>La Ragione</p>
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