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	<title>trasporti Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>trasporti Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il suicidio dell’Ue sull’elettrico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 10:09:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Serve razionalità civile, politica ed economica per analizzare un suicidio civile, politico ed economico. L&#8217;adesione incondizionata dell&#8217;Unione europea al totem dell&#8217;elettrico coincide con la mutilazione di una specializzazione (il diesel prima di tutto), con la cessione di sovranità tecnologica (l&#8217;elettrico è core business della Cina) e con la prospettiva di una desertificazione industriale, che comprende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Serve razionalità civile, politica ed economica per analizzare un suicidio civile, politico ed economico. L&#8217;adesione incondizionata dell&#8217;Unione europea al totem dell&#8217;elettrico coincide con la mutilazione di una specializzazione (il diesel prima di tutto), con la cessione di sovranità tecnologica (l&#8217;elettrico è core business della Cina) e con la prospettiva di una desertificazione industriale, che comprende sia i <em>carmakers</em> sia<br />
la filiera. Questo indebolimento dell&#8217;Europa delle fabbriche fa il paio con il rafforzamento dell&#8217;America delle fabbriche, che beneficia di un pacchetto di 400 miliardi di dollari –l’Ira, <em>Inflation reduction act</em> &#8211; con sussidi diretti alle imprese e sconti fiscali alle famiglie per l’acquisto di prodotti green, come le auto elettriche.</p>
<p>Il contesto europeo nasce dall&#8217;innestarsi di due fenomeni psico-politici prima che tecno-produttivi: il diesel gate tedesco e l&#8217;ecologismo radicale, con i suoi tratti da pseudo-religione. Il primo ha oscurato nella opinione pubblica europea ogni significativo miglioramento nell&#8217;impatto ambientale dei carburanti tradizionali. Il secondo ha ammantato di moralismo ogni discorso pubblico sulle nuove tecnologie. L&#8217;elettrico è assurto a dogma che ha cancellato ogni comparazione approfondita sugli effetti in Africa, in Sud America e in Asia dell&#8217;estrazione e della lavorazione delle terre rare con cui si fabbricano, per esempio, le batterie. Questo dogma astratto ha trascurato gli effetti reali sui cittadini-consumatori: in teoria i primi beneficiari, nei fatti le vittime di una selezione “classista” di portafoglio, perché le vetture elettriche sono in media più care.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un dogma ma anche un perno dei nuovi equilibri internazionali, con appunto la Cina in una posizione di leadership funzionale anche alla cessione di sovranità tecnologica da parte dell&#8217;Europa. Nell&#8217;elettrico servono meno addetti per produrre una automobile. E la componentistica è differente da quella attuale. In questo contesto esiste l&#8217;Unione europea. Ma esistono anche la Germania, la Francia e l&#8217;Italia. Con le proprie specificità. Sul piano nazionale per il nostro Paese le cose si complicano. Nella dimensione pubblica e nella dimensione privata. La Francia con il suo centralismo e la Germania con il sistema misto governo nazionale-Laender possono finanziare le politiche industriali di transizione con più agio rispetto all&#8217;Italia, perché hanno conti nazionali più in ordine. L&#8217;altro elemento sono i singoli produttori, appunto, nazionali.</p>
<p>In ogni tecnologia di frontiera la concentrazione delle risorse tecnologiche e finanziarie, scientifiche e manageriali avviene in nodi coesi e corposi, come appunto le grandi imprese, che producono ricadute sulle filiere sottostanti. I produttori tedeschi hanno reagito al dieselgate con imponenti piani di investimento sull&#8217;elettrico, beneficiando del connubio con il sistema cinese. Renault e Peugeot hanno nel tempo creato noccioli duri sull&#8217;elettrico che, adesso, costituiscono buone radici generative. Nella dinamica di Stellantis – nata dalla fusione formale e dall&#8217;annessione sostanziale di Fca a Peugeot – il sistema industriale nazionale italiano sconta un ritardo di trent&#8217;anni: la gracilità dei<br />
cicli di investimenti della Fiat negli anni ’90, la debolezza patrimoniale sua e di Chrysler e la sfiducia nel modello di business dell&#8217;elettrico di Marchionne hanno favorito lo svuotamento industriale del Paese di origine, l&#8217;Italia, dei suoi marchi, dei suoi centri di ricerca e delle sue fabbriche. Questo vale in ogni segmento. Tanto più nell&#8217;elettrico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://24plus.ilsole24ore.com/art/auto-perche-stop-diesel-e-benzina-mette-piu-rischio-l-industria-italiana-AEp3RNnC"><strong><em>Il Sole 24 Ore</em></strong></a></p>
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		<title>Alberto Mingardi: Appalti e semplificazioni. Se copiando si può imparare a fare meglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 05:31:13 +0000</pubDate>
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