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	<title>tassi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>tassi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>SinTassi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sintassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 16:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’era nulla da prevedere, perché era scontato che la Banca centrale europea alzasse ulteriormente il tasso d’interesse. Ieri l’Istat ha verificato un rallentamento dell’inflazione a febbraio (+9,1%), ma anche un’accelerazione nel carrello della spesa (+12,7%). Va raffreddata. Il mezzo punto era in programma e il 3,5% dell’attuale tasso era previsto. Poi c’è l’inflazione delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’era nulla da prevedere, perché era scontato che la Banca centrale europea alzasse ulteriormente il tasso d’interesse. Ieri l’Istat ha verificato un rallentamento dell’inflazione a febbraio (+9,1%), ma anche un’accelerazione nel carrello della spesa (+12,7%). Va raffreddata. Il mezzo punto era in programma e il 3,5% dell’attuale tasso era previsto.</p>
<p>Poi c’è l’inflazione delle chiacchiere. Vale per i tanti che accusano la Bce di indurre la recessione e fanno pressioni supponendo che l’era dei tassi a zero potesse essere infinita quanto il cammino della speranza. E vale anche per i banchieri centrali che annunciano prima che decideranno sulla base dei dati e poi non aspettano i dati e tracciano aumenti ripetuti, come fosse il cammino della penitenza. Oltre ai tassi d’interesse c’è anche una sintassi del discorso economico: per comunicare con profitto occorre che ci si attenga a un codice, a un linguaggio condiviso. Altrimenti s’assemblano parole senza comporre un significato.</p>
<p>Del linguaggio fanno parte anche i mezzi di comunicazione. Se si vuole evitare che diffondano informazioni nocive, si deve evitare di fornire spiragli interpretativi o consentire che opinioni diverse si prestino a divenire fazioni in lotta. Modello “falchi e colombe”, utile solo ad attirare allocchi. Siccome molta dell’efficacia delle misure monetarie ha a che vedere con le aspettative, l’informazione conta. E la cattiva informazione costa. Non è possibile che un giorno si paventi un nuovo crollo del sistema bancario e si registri un effettivo ribasso in Borsa; il giorno dopo si trascuri d’informare che le Borse sono salite, mentre la banca innesco della crisi globale è già messa in sicurezza dal governo Usa; il giorno appresso riprenda la danza delle banche che saltano, ripartendo dalla Svizzera, con nuovi ribassi borsistici. E così via. Il risultato è che l’informazione comunica il crescere del pericolo e la perdita di ricchezza. Che la realtà sia diversa, a quel punto, conta pure poco.</p>
<p>In Ue abbiamo regole e controlli bancari che non debellano il male nel mondo, ma sono in grado di evitare che si producano casi come quelli statunitense e svizzero. Tale consapevolezza non solo non arriva al pubblico, ma si confondono continuamente le idee, equivocando il ruolo delle banche. Un preventivo contenimento del panico (che di suo è distruttivo) potrebbe consistere nel fare in modo che:</p>
<p>a. tutti i depositi, ovvero i soldi miei che metto sul conto in banca, come anche i soldi della società che amministro e che attendono d’essere utilizzati, siano esenti da qualsiasi rischio: pago la banca perché li custodisca, non vedo perché dovrei pagarla io se sbaglia la banca;</p>
<p>b. oggi la garanzia è fino a 100mila euro, ma un contribuente onesto e ad alto reddito potrebbe ben tenere una liquidità superiore in vista delle tasse, ci manca pure che sia una colpa, quindi la garanzia sarebbe bene salisse;</p>
<p>c. tutti gli investimenti, che siano in azioni od obbligazioni, comportano un rischio: quel rischio è a carico del privato, così come i guadagni sono a suo pro;</p>
<p>d. se comperi le azioni di una banca e quella fallisce perdi i tuoi soldi, come è bene che perdano i loro quanti l’hanno diretta;</p>
<p>e. i soldi del contribuente non entrano in gioco, semmai si fanno funzionare regole e controlli;</p>
<p>f. quelli che si lamentano delle regole stringenti e poi si lamentano dei fallimenti devono essere indicati per svalvolati.</p>
<p>Economie e banche sono interconnesse, per questo i rischi ci sono anche senza colpe specifiche di chi li corre e per questo è importante che la comunicazione sia chiara e rassicurante. Il che porta alla politica: se propongo l’acquisto di un estintore, che non si sa mai, e mi sento rispondere che sto favorendo o addirittura volendo gli incendi, avverto i pompieri ma anche la neurodeliri. I meccanismi di sicurezza bancaria europea devono essere completati e uno di questi è il Meccanismo europeo di stabilità. L’incendio non lo vuole nessuno, ma il rogo lo chiama chi è contro gli estintori.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-17-marzo-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Banche e tassi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-tassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 17:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
		<category><![CDATA[TITOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Silicon Valley Bank non c’entra con le nostre banche e non c’entra con l’Unione europea. Abbiamo regole e controlli decisamente più severi. Un crollo può sempre avvenire, il rischio non è mai eliminabile, ma quel genere di squilibrio nei conti di una banca no, verrebbe visto prima. Resta il fatto che quel fuoco è acceso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Silicon Valley Bank non c’entra con le nostre banche e non c’entra con l’Unione europea. Abbiamo regole e controlli decisamente più severi. Un crollo può sempre avvenire, il rischio non è mai eliminabile, ma quel genere di squilibrio nei conti di una banca no, verrebbe visto prima. Resta il fatto che quel fuoco è acceso e ha indotto il Tesoro statunitense a introdurre una novità: i titoli del debito pubblico verranno considerati garanzie (collaterali) al loro valore di libro e non di mercato. Lo ha qui spiegato ieri Lavaggi: al rialzo dei tassi d’interesse i titoli emessi precedentemente e a un tasso inferiore perdono valore se intendo liquidarli subito, ma restano immutati se attendo la scadenza.</p>
<p style="text-align: left;">Credit Suisse non c’entra con le nostre banche e con l’Unione europea. Ha da tempo notevoli problemi: erano intervenuti capitali sauditi, che ora annunciano di non rilanciare oltre. La banca ha passività per l’equivalente di 525 miliardi di euro, mentre dopo gli ulteriori crolli ha un valore in Borsa (capitalizzazione) di 7 miliardi. Ad avere allertato i mercati è stata la stessa banca, che non poteva certo nascondere i risultati della revisione (effettuata dalla società indipendente PwC). Ha quindi chiesto l’intervento della Banca centrale svizzera. Come a dire: noi affondiamo, tocca a voi un eventuale salvataggio o la messa in sicurezza.</p>
<p style="text-align: left;">Questi due incendi non ci riguardano, ma segnalano un problema che ci riguarda: dopo anni di denaro quasi senza costo sono cresciute bolle finanziarie che, a seguito del rialzo dei tassi d’interesse, possono esplodere con conseguenze sistemiche. Il che porta al dilemma delle nostre banche centrali, europea e statunitense. I rialzi dei tassi servono a contrastare l’inflazione. Nessuno, seriamente, contesta quei rialzi. I problemi sono: a. di quanto e che non sia “troppo” (misura indefinita), in modo da non favorire la recessione; b. se le banche centrali annunciano in anticipo i rialzi futuri ne aumentano l’effetto, ma vale per l’inflazione come per gli effetti recessivi; c. se smettono di dare programmi a medio termine vengono accusate di aumentare l’incertezza.</p>
<p style="text-align: left;">A oggi i tassi saliranno ancora, ma l’efficacia di questa operazione scema proprio all’emergere di taluni effetti sulle banche (è vero che guadagnano di più, ma i titoli in portafoglio perdono valore e i clienti entrano in difficoltà, traslandole sulle banche). Non c’è politica monetaria che funzioni se non accompagnata da politiche fiscali. Detto diversamente: o le banche centrali e i governi si muovono all’unisono o ne deriva una pericolosa cacofonia. Di sicuro, in questa condizione, scaricare le difficoltà politiche sulle banche centrali – così trascinandole in polemiche e dilemmi politici – è il modo sicuro per farsi del male.</p>
<p style="text-align: left;">A ciascuno la propria parte. E quella di chi governa non consiste nel lamentarsi.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-16-marzo-2023/">La Ragione</a></em></strong></p>
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		<title>Decretando recessione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/decretando-recessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 13:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federal Reserve taglia notevolmente i tassi, allineandosi alla Banca centrale europea, e promette iniezioni di liquidità per reggere l’apertura di Borsa. Che invece scende. Vedremo poi, ma la prima risposta è in linea con le altre Borse, in giro per il Mondo. La ragione c’è: si va verso la recessione. Anche le asimmetrie temporali [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Federal Reserve taglia notevolmente i tassi, allineandosi alla Banca centrale europea, e promette iniezioni di liquidità per reggere l’apertura di Borsa. Che invece scende. Vedremo poi, ma la prima risposta è in linea con le altre Borse, in giro per il Mondo. La ragione c’è: si va verso la recessione. Anche le asimmetrie temporali nei contagi spingono in quella direzione: prima rallenta la produzione da una parte, poi, quando prova a riprendersi, rallenta dall’altra assieme ai consumi di quegli stessi prodotti. A questo ci si deve preparare, il che indica la necessità di spesa pubblica. Ma meglio intendersi.<br />
Non discuto le misure specifiche adottate dal governo italiano. Non è questo il momento. Comunque ragionevoli. Ma vorrei non si dimentichi che in quello stesso decreto è contenuta l’autorizzazione a emettere debito per l’eguale ammontare della spesa prevista: 25 miliardi. È necessario, prima di tutto in quel che serve alla sanità, ma il fatto che lo sia non significa non abbia un costo. Che oggi è basso, perché siamo in area protetta da moneta e banca centrale comuni. Quando s’affaccia una recessione il debito cresce, per contrastarla. Quando passa deve scendere. In Italia non lo abbiamo fatto, così consegnandoci al debito più alto e la crescita più bassa. Una maledizione, che oggi diventa velenosa, con il sismografo dello spread che lo segnala. Vedo che taluno spera di ovviare piagnucolando e facendo la vittima, ma è puerile.<br />
Tassi bassi e liquidità aggiuntiva decisa (3mila miliardi, da sommare ai 150 destinati all’acquisto di titoli) servono. Ma non bastano. C’è l’emergenza che giustifica la spesa e la crescita del debito, però ci sarà il dopo e una ripresa da attivare con investimenti pubblici. Sarebbe la stagione ideale, anche presso le opinioni pubbliche, per far nascere un debito europeo per investimenti europei. Non dimentichiamo che la nostra condotta del  passato è un ostacolo esattamente al pari delle chiusure (giustamente) rimproverate ad altri, Germania in testa.<br />
Da qui si riparte, senza insipidi appelli al volemose bene. Semmai: famose del bene. Il tempo della clausura sia quello della riscrittura delle nostre regole interne, finiamola con le scuse (il ministro della funzione pubblica che attribuisce la non digitalizzazione dei servizi pubblici alla mancanza di larga banda non sa di che parla: il commercio on line fiorisce ovunque, i certificati no).<br />
Rispetto all’era Draghi c’è stato un ribaltamento: la perizia tecnica e la lungimiranza portarono la Bce a sopperire alle deficienze della politica; ora è stata la politica, la Commissione europea, a dovere rimediare all’ottusa imperizia dei nuovi vertici Bce. Un guaio? Quello immediato sì, ma per il resto un bene.<br />
Questa difficile stagione serva a lasciarsi alle spalle quel che ci bloccava, che se si cerca di salvarlo e proiettarlo nel futuro, finanziando la non produzione a debito, è segno che neanche nell’emergenza riesce a emergere la serietà. Voglio essere sicuro del contrario.</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://formiche.net/">Formiche</a></p>
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