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	<title>tasse Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>tasse Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>C&#8217;è qualcosa di malato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ce-qualcosa-di-malato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2024 12:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[redditometro]]></category>
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		<title>Giusto fermarsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giusto-fermarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bisogna stare attenti a non farsi prendere dal partito preso, a non valutare questa o quella proposta a seconda di chi la fa, a non soffiare sul fuoco del luogo comune e della faziosità. L’idea, avanzata in un ordine del giorno da sei senatori di Fratelli d’Italia, tesa a fermare al primo grado il contenzioso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna stare attenti a non farsi prendere dal partito preso, a non valutare questa o quella proposta a seconda di chi la fa, a non soffiare sul fuoco del luogo comune e della faziosità. L’idea, avanzata in un ordine del giorno da sei senatori di Fratelli d’Italia, tesa a fermare al primo grado il contenzioso fiscale nel caso in cui il giudice abbia dato ragione al contribuente, è giusta. E non c’entra un bel niente con la compiacenza verso l’evasione fiscale.</p>
<p>In materia fiscale la destra ha fatto la campagna elettorale e poi annunciato il proprio indirizzo di governo, proponendo la flat tax per tutti. È una tale corbelleria che per sostenerla sono costretti a barare sul significato di flat e a spostarne l’avvento alla fine della legislatura. Il cielo provveda. Poi è stata la Lega a proporre altri e osceni condoni, che sono schiaffi in faccia ai contribuenti che pagano il dovuto. Ma non è che, se penso questo, sono poi tenuto a dire che vada male qualsiasi cosa dicano.</p>
<p>I sei senatori scrivono: «Le modalità di gestione del contenzioso tributario non sempre sono caratterizzate da una gestione efficiente e imparziale». Se la lingua italiana la si rispettasse, oltre a esaltarla sconoscendola, non sarebbe male. Ma quel che propongono è giusto: se il giudice riconosce che il contribuente ha ragione non ha senso continuare. Anche perché: a. è l’Agenzia delle Entrate che mi chiede di pagare un determinato tributo od ottemperare a un adempimento; b. io cittadino obietto che no, non è dovuto e mi rivolgo a un giudice che, per giunta, fa capo all’amministrazione fiscale; c. il giudice riconosce che sono nel giusto; d. la differenza fra me e l’Agenzia è che io pago, mentre la controparte è pagata per reclamare. Le parti non sono affatto sullo stesso piano.</p>
<p>Sostiene l’ottimo Luigi Marattin, di Italia Viva: allora lo stesso criterio deve valere per tutti i processi, anche civili. No, vale e deve valere in tutti i casi in cui è lo Stato ad accusarmi e, quindi, spetta allo Stato dimostrare che sono colpevole o evasore. E se mi assolvono non ha il diritto di continuare a dire che sono un criminale o un evasore (al quotidiano “la Repubblica” ieri hanno messo in pagina il peggiore giustizialismo, partendo dalla presunzione di colpevolezza ed evasione). Nel civile è diverso, perché un cittadino ne cita un altro.</p>
<p>Piuttosto: si sono accorti che nel processo contabile (Corte dei conti) manca il terzo grado e l’accusato non ha manco il diritto di parlare? Prima di dire che tutti i processi hanno tre gradi, provino ad approfondire.</p>
<p>In sintesi: se lo Stato accusa, è lo Stato che deve dimostrare; se non ci riesce davanti al primo giudice non può inchiodarmi a vita nei ricorsi. Per la teorizzazione opposta rivolgersi all’inciviltà giuridica del governo Conte e all’abolizione della prescrizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/579"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>ConDono</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/condono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 14:26:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[condono]]></category>
		<category><![CDATA[Condono fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio perché si tratta di una questione con forti risvolti morali, va affrontata senza moralismi. La “pace fiscale” è quella che chiede il contribuente onesto, cui vengono chiesti troppi soldi e con le entrate che inseguono le uscite, anziché le uscite che si adeguano alle entrate. La “pace fiscale” la desidera chi partecipa a una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio perché si tratta di una questione con forti risvolti morali, va affrontata senza moralismi. La “pace fiscale” è quella che chiede il contribuente onesto, cui vengono chiesti troppi soldi e con le entrate che inseguono le uscite, anziché le uscite che si adeguano alle entrate. La “pace fiscale” la desidera chi partecipa a una guerra fiscale continua e ossessiva, che al prelievo eccessivo unisce regole, ostacoli, complicazioni e astrusità che rendono infernale la vita delle persone per bene. L’evasione fiscale “per necessità” è una scusa elaborata per giustificare gli evasori, ma non esiste in un sistema appena appena accettabile. Se la necessità è reale, la causa sta in norme fiscali che fanno schifo, quindi si cambiano. Se invece ho speso diversamente i soldi che non mi ritrovo quando si tratta di versare al fisco, la sola necessità esistente è che questa condotta venga sanzionata e non premiata. I favoreggiatori dell’evasione fiscale provano e riprovano a corrompere anche il vocabolario.</p>
<p>I condoni, perché così si chiamano, hanno tutti i possibili aspetti negativi ma anche due positivi: 1. sono utili a chiudere i contenziosi passati una volta cambiate le regole; 2. servono a prendere soldi a chi non li ha versati, anziché continuare a rivolgersi soltanto a chi li versa.</p>
<p>Il dramma è che si sono fatti condoni – e ora li si propongono – senza che ricorra nessuna delle due condizioni. La legge delega sulla riforma fiscale si trova al Senato. Se tutto dovesse andare secondo i piani del governo potrebbe essere approvata prima della pausa estiva, il che comporta la possibilità di mettere mano ai decreti attuativi e sperare (sperare) di avere operatività all’inizio del 2024. Tenendo presente che quella legge prevede una gradualità molto estesa, fino al 2027, il che esclude la piena operatività immediata. Se si comincia ora a parlare di condoni va a finire che smettono di pagare pure i timorati del fisco.</p>
<p>E siccome nessuno crede più al fatto che il condono in arrivo sia l’ultimo, salta anche la seconda condizione, come dimostrano i 4 condoni fatti in 7 anni, denominati “rottamazioni” e il cui gettito è stato largamente al di sotto del previsto. A questo aggiungete che il fisco vanta crediti verso evasori per 1.153,38 miliardi, ma conta, se tutto va bene, di poterne incassare 114. Meno del 10%. Significa che il 90% dell’evaso non lo si vedrà mai più. Ecco perché i condoni non raccolgono i soldi che promettono, giacché la minaccia di andarseli a prendere con le brutte non ha credibilità.</p>
<p>A parte che tutti i giorni dell’anno hanno la loro ricorrenza fiscale, questa settimana noi partite Iva, <em>alias</em> “autonomi”, versiamo il nostro consistente obolo. Per chi onora le regole una quota enorme di quanto incassato. Ma entro la fine dell’anno arriva l’altra botta. Proprio perché paghiamo e paghiamo moltissimo, ci va la mosca al naso quando sentiamo dire una cosa vera, cioè che parte consistente dell’evasione fiscale si annida nel lavoro autonomo. Ci arrabbiamo, perché l’incapacità fiscale dello Stato finisce con il dilapidare i nostri soldi e pure con il farci aggregare agli evasori. Il millesimo condono lo prendiamo come una pernacchia in faccia e se anche sarà chiesto tutto il dovuto una cosa è pagare questa settimana, un’altra l’anno prossimo. Avrete fatto caso all’inflazione?</p>
<p>Dice Matteo Salvini che il condono dev’essere fatto per i bisognosi, non per «gli evasori totali, completamente ignoti al fisco, che per me possono andare in galera buttando la chiave». Non è la prima volta che si trova al governo: che fine fece la chiave? A proposito del catasto, manco chi ha una casa intera non dichiarata volevano scovare!</p>
<p>Dunque, senza moralismi: gli evasori non credono più alla minaccia fiscale. E non hanno torto, visto che i voti li si raccatta non promettendo di far pagare il dovuto a tutti, non annunciando meno prelievi in ragione di meno spesa, ma promettendo di favorire chi evade, assicurando che la spesa sarà sostenuta a debito. Un (con)dono avvelenato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/573"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>In Pizzo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-pizzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 18:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Escluderei che la presidente del Consiglio possa anche solo immaginare di paragonare lo Stato alla mafia, l’onore della Repubblica alla disonorata società. Vero che i comizi sono comizi, ma vero anche che le parole sono parole e hanno un significato. Queste sono state le sue: «L’evasione (fiscale, ndr.) devi combatterla dove sta: big company, banche, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Escluderei che la presidente del Consiglio possa anche solo immaginare di paragonare lo Stato alla mafia, l’onore della Repubblica alla disonorata società. Vero che i comizi sono comizi, ma vero anche che le parole sono parole e hanno un significato. Queste sono state le sue: «L’evasione (fiscale, ndr.) devi combatterla dove sta: big company, banche, non sul piccolo commerciante a cui chiedi il pizzo di Stato solo perché devi fare la caccia al reddito più che all’evasione fiscale». Non soltanto non va bene, ma segnala una vicinanza, anzi una coincidenza fra le posizioni della destra e quelle della più estrema sinistra.</p>
<p>Il fisco – se funziona, e farlo funzionare tocca a chi governa – non dà “la caccia” al reddito e neanche al patrimonio, ma cerca di scovare i redditi e i patrimoni non dichiarati o mascherati, con illecita sottrazione di gettito fiscale. Quella sottrazione comporta due conseguenze: a. gli evasori si fanno pagare strade, scuole, ospedali, pensioni e tutto il resto dai contribuenti onesti; b. le imprese, piccole o grandi che siano, quando evadono fanno concorrenza sleale alle imprese oneste. Lo Stato che non persegue l’evasione, quindi, è loro complice ed è nemico delle persone e delle imprese per bene.</p>
<p>Nei giorni scorsi un tassista ha segnalato di avere e dichiarare un reddito decoroso, utilizzando carte di credito e bancomat per farsi pagare, ma ha anche aggiunto che molti (moltissimi, troppi) suoi colleghi si regolano diversamente, dichiarando redditi da fame che, in realtà, sono il risultato di evasione fiscale. Posto che gli hanno anche tagliato le ruote, comunicargli che i “piccoli” non devono essere costretti a pagare il dovuto è come dirgli che è un fesso. Definizione che si deve a Prezzolini, che la destra dice di avere caro. Una doppia offesa: all’onestà fiscale e al suo essere vittima di vandalismo intimidatorio. Legge e ordine dovrebbero essere (giustamente) cari alla destra.</p>
<p>In quella distinzione fra “piccoli” e “grandi” si annida un altro equivoco, fattuale e culturale. Nella realtà è evidente che un singolo evasore, se è grande, sottrae di più all’erario rispetto all’avere un giro d’affari limitato, ma è anche vero che il montante complessivo dell’evasione è dato dal sommarsi di tante evasioni. E in quella miriade di scontrini non battuti, di ricevute non rilasciate e di fatture non emesse gli evasori non sono soltanto quanti incassano, ma anche quanti pagano. Così l’Italia ha il triste primato della più alta quota europea di Iva evasa. Si tratta della ricorrente domanda, dall’idraulico al ristoratore: «Con o senza Iva?». Un Paese in cui viene formulata qualche migliaio di volte al giorno non sarà mai un Paese onesto. E manco una Nazione rispettabile.</p>
<p>Poi c’è il lato culturale, che vede l’evasione come un male legato alla ricchezza, con ciò stesso indirizzandole un giudizio moralmente negativo. In questo destra e sinistra ideologiche si somigliano come due gocce d’acqua. Come se la miseria fosse moralmente ammirevole. Tanto è forte questo pregiudizio da avere generato il concetto di “evasione per necessità”, che sarebbe poi la confessione di avere governato o star governando un fisco ingiusto per esosità. Che è pure vera, quest’ultima cosa, ma non la si affronta dando a me del pagatore di pizzi, offendendomi, ma costringendo tutti a pagare, diminuendo le spese e così il bisogno di portar via soldi alle libere scelte dei privati.</p>
<p>Accertare l’evasione è compito dello Stato, senza criminalizzare cittadini e imprese e senza giustificare la disonestà. Ha gli strumenti per accertamenti sui grossi e deve spingere per la tracciabilità dei piccoli. Due cose possibilissime usando i dati. Lavorino su quello, ricordando d’essere partiti male, sfottendo gli onesti che usano il Pos, come il nostro benemerito tassista.</p>
<p>Quelle parole sono un errore, che giustifica un comportamento asociale. Escludo fosse nelle intenzioni, ma quello significano. Averle pronunciate per prendere voti è di suo inquietante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-30-maggio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Accatastare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/accatastare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cuneofiscale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel decreto festivo è previsto uno sgravio fiscale (il cuneo) fatto in deficit. Sgravare a debito è come la droga: dà assuefazione, tolleranza ed è mortale. Non è di destra o di sinistra, è condiviso spendarolismo. La materia fiscale ha molte tecnicalità, ma è un errore credere che sia pane per i soli denti dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/accatastare/">Accatastare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel decreto festivo è previsto uno sgravio fiscale (il cuneo) fatto in deficit. Sgravare a debito è come la droga: dà assuefazione, tolleranza ed è mortale. Non è di destra o di sinistra, è condiviso spendarolismo.</p>
<p>La materia fiscale ha molte tecnicalità, ma è un errore credere che sia pane per i soli denti dei commercialisti. Una delle conseguenze di un sistema infernalmente complicato è far perdere di vista il suo significato. Stabilire a chi, per cosa e quanto togliere, per poi decidere a chi, per cosa e quanto dare, è materia eminentemente politica e risponde all’idea che ciascuno ha di equità. Proporre meno tasse senza aggiungere quali spese tagliare è un raggiro. Abitudine diffusissima.</p>
<p>Maggiori sono le spese, maggiore è il debito che si accumula e maggiore sarà il prelievo fiscale. Pochi italiani (non a torto) hanno creduto alla spending review, ma senza quella la diminuzione della pressione fiscale è una bubbola. Con l’aggravante che il prelievo percentuale sul Pil è molto alto, ma altissimo per chi paga veramente. Si usino le banche dati, incrociandole e favorendo i pagamenti elettronici. Ostacolarli fu uno dei primi errori di questo governo. Non servono anatemi contro il contante, basta agevolare. Nell’incrocio dei dati deve essere assicurata la riservatezza delle faccende private. I soldi miei li spendo dove mi pare. Ma se la presunta privacy impedisce l’incrocio, quello non è un favore a chi vuole farsi gli affari propri ma a chi vuole che i propri li paghino gli altri, agli evasori.</p>
<p>Tassiamo troppo i redditi da lavoro. Per incentivare assunzioni e regolarizzazioni introduciamo sgravi che poi divengono a loro volta distorsivi, modellando il mercato a una convenienza che non è quella produttiva. Per questo il sistema fiscale non si riforma a spizzichi e bocconi, ma in modo coerente e complessivo. Tassiamo poco il patrimonio. Se lecitamente accumulato è frutto di guadagni sui quali sono già state pagate le tasse, ma si giova anche della spesa pubblica: una casa senza fogne perde valore. Basta dire “patrimonio” che già parte l’urlo «Patrimoniale!», ma sbaglia sia chi la demonizza sia chi la adora. La casa del nonno era una e si stava in sette fratelli; quelle del padre erano due e in famiglia quattro in tutto; il figlio ne ha ereditate tre e messo al mondo un solo nipote; il quale vive altrove, in affitto, ma è una piccola potenza immobiliare. In questo modo il patrimonio immobiliare si depaupera e a tutelarlo non serve dire che puoi avere il riscaldamento a carbone. Per valorizzare il patrimonio si deve conoscerlo: serve la revisione del catasto.</p>
<p>Nel 2013 il governo Monti la propose al Parlamento. Fu poi approvata nella legislatura successiva, ma il governo (Renzi) lasciò cadere la delega. Altri dieci anni buttati. Per favorire non i proprietari di casa, in un Paese in cui lo siamo quasi tutti, ma quelli che la casa manco l’hanno accatastata, gli evasori totali e i facoltosi che hanno trasformato in regge (bravi) i palazzetti dei centri storici. S’è fregato il ceto medio che ha comprato casa nuova fuori dal centro, visto che sembrano più ricchi di quelli con l’altana sulla piazza centrale. Lo stesso ceto medio che genera la gran parte del gettito da tassazione sui redditi.</p>
<p>Ci vuole scienza, per occuparsi di fisco, ma serve anche coscienza. A pagare non è il lavoro ma i lavoratori, non è il patrimonio ma i cittadini con un patrimonio. Perlopiù le stesse persone. A quelli che pagano la politica multicolore propone di continuo esenzioni e detrazioni per ingraziarseli – in questo modo accatastando un sistema pazzotico in cui si può essere guidati solo da un buon commercialista – oppure sgravi in deficit, vale a dire tasse future. A quelli che non pagano si offrono due diversi prodotti: da destra, la difesa dalla “persecuzione”; da sinistra, il conforto che i “veri evasori” sono gli altri. E la giostra riparte, con la giugulare della spesa corrente improduttiva aperta e la rivolta fiscale sopita dalle scappatoie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-3-maggio-2023/"><em><strong> La Ragione</strong></em></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aggravio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aggravio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 17:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[sgravi fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Me lo trovate, per favore, un politico che non sia per la diminuzione della pressione fiscale? Già che vi mettete alla ricerca, me ne trovate uno che non sia per l’aumento di questa o quella spesa? Siccome non li troverete, in mezzo alla marea di quelli che vogliono meno tasse e più spese, vi sarà [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Me lo trovate, per favore, un politico che non sia per la diminuzione della pressione fiscale? Già che vi mettete alla ricerca, me ne trovate uno che non sia per l’aumento di questa o quella spesa? Siccome non li troverete, in mezzo alla marea di quelli che vogliono meno tasse e più spese, vi sarà chiaro in che consiste il problema: hanno smesso di fare politica. E i politici senza politica diventano vagamente inutili, il che spiega il proliferare di quanti ben rispondono a questo non esaltante profilo.</p>
<p>Promettere sgravi programmando aggravi è sport avvincente per gli amanti del raggiro, ma si risolve in un rumoroso nulla. Fra il tortellino e lo zampone sarà approvata la legge di bilancio, nella rituale corsa che si conclude con il rituale traguardo. Tutto secondo tradizione. Stiamo ai fatti: attorno all’equilibrio dei saldi si muove un pulviscolo di abbozzi senza senno.</p>
<p>Forza Italia avrebbe voluto aumentare le pensioni minime a 1.000 euro, il che sarebbe costato 36 miliardi l’anno, che non ci sono. Se anche ci fossero stati sarebbe stato interessante guardare la faccia di quelli che prendono una pensione da 1000 euro con i contributi effettivamente versati, raggiunti da quanti versarono meno o nulla. Non essendoci soldi per finanziare questa genialata, ci si è accontentati di aumentare le minime in ragione dell’età (ma che criterio è?), al prezzo di 859 milioni in due anni. Prego segnare, perché qualcuno deve pagare.</p>
<p>Questo avviene avendo l’Italia una spesa per le pensioni pari al 17.6% del prodotto interno lordo, superati solo dalla Grecia, a dimostrazione non certo dell’equità sociale, ma della dispendiosa e sperequata iniquità. La media dell’Unione europea è al 13.6%. La Germania si ferma al 12.6%. Spendiamo più degli altri europei, ovvero degli altri Paesi ricchi in cui nessuno fa la fame, e la gara politica è a chi riesce a trovare lo scivolo per fare andare prima in pensione e/o aumentare quelle in pagamento. Ergo chi lavora non potrà pagare di meno, altrimenti la baracca delle regalie s’accartoccia. Siccome la scena è piena di politici che promettono più pensioni e meno cuneo fiscale, ne deriva che anziché cercare il retroscena si dovrà stabilire se tenersi l’avanspettacolo.</p>
<p>Nel Paese in cui quasi tutte le famiglie hanno una casa di proprietà e sui conti correnti sono fermi 2mila miliardi di euro, fa impressione che 50 miliardi siano stati ritirati per pagare le bollette. Ci si dovrebbe impressionare anche, però, del fatto che è il medesimo Paese in cui tutti reclamano d’essere aiutati. Che è il medesimo Paese in cui le imprese fanno sapere che il 41% dei lavori che offrono restano senza lavoratori adeguati. Una enormità. Ma mettiamo che stiano mentendo, gli imbroglioni, diciamo che sono il 30%, anzi no: diamo che sono la metà, il 20%, comunque i conti non tornano, perché basta formare le persone, che mica si deve essere tutti ingegneri aerospaziali, e quei lavori trovano il loro lavoratore che guadagna e paga contributi e imposte. Invece abbiamo una disoccupazione altissima. Ma abbiamo anche la più alta evasione europea dell’Iva, il che significa avere la più alta evasione anche fiscale (fatture mai emesse) e contributiva (lavori in nero). Ed ecco che i conti cominciano a tornare: abbiamo una spesa pubblica alta e disfunzionale; un’evasione alta che sottintende lavori e pagamenti in nero; il che spiega i redditi bassi e i consumi non altrettanto; e aiuta a capire le richieste d’aiuto, che servono a mascherare l’insieme. I politici non sono marziani, ma figli di questo mondo, sicché si presentano promettendo i soldi di altri e assicurando che prenderanno meno. Il nero (si sa) sfina, il Pos (s’è capito) sfila.</p>
<p>Il solo modo per tenere assieme questo autentico falso nel racconto collettivo è dire che si è sempre in crisi e alla fame, anche dopo due anni di crescita imponente e diminuzione del peso percentuale del debito pubblico. Il fastidioso aggravio è ammettere che ce la meritiamo, questa roba.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-28-dicembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;eco del reddito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leco-del-reddito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 07:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano lavoratori per la stagione estiva e si deve provvedere. Anche perché è già iniziata. Si deve procedere con pragmatismo, dice il ministro del turismo, Massimo Garavaglia, e se lasciare una parte del reddito di cittadinanza e chi (bontà sua) accetta di lavorare può servire, lo si faccia. Ha ragione, procediamo con pragmatismo. Due cittadini [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano lavoratori per la stagione estiva e si deve provvedere. Anche perché è già iniziata. Si deve procedere con pragmatismo, dice il ministro del turismo, Massimo Garavaglia, e se lasciare una parte del reddito di cittadinanza e chi (bontà sua) accetta di lavorare può servire, lo si faccia.</p>
<p>Ha ragione, procediamo con pragmatismo. Due cittadini potrebbero fare uno stesso lavoro, ma uno non prende il reddito di cittadinanza e l’altro sì. Il lavoro prevede una retribuzione pari a 100. Se il secondo mantiene una parte del reddito di cittadinanza significa che anche il datore di lavoro paga meno (concorrendo il sussidio) o che il lavoratore incassa di più (sommandosi)?</p>
<p>Nel primo caso i contribuenti starebbero finanziando quell’impresa, distorcendo il mercato rispetto alla concorrenza. Nel secondo si storcerebbero le budella a quello senza sussidio, che non solo non ebbe i soldi del contribuente, ma ora, lavorando, incassa anche meno. Pragmaticamente, quale delle due? Perché nel vuoto le astruserie fanno l’eco ed è già il secondo ministro che ripete questa tesi.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-10-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Rivoltarsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rivoltarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 09:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani che pagano tasse, imposte e contributi pagano troppo. Hanno (abbiamo) non solo il diritto, ma anche il dovere di rivoltarsi. Pagare, ovvero dovere rinunciare a una parte dei soldi lecitamente guadagnati e regolarmente dichiarati, non è mai piacevole. Checché ne dica qualche moralista fiscale. Ma è conveniente, è un buon affare, se serve [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani che pagano tasse, imposte e contributi pagano troppo. Hanno (abbiamo) non solo il diritto, ma anche il dovere di rivoltarsi. Pagare, ovvero dovere rinunciare a una parte dei soldi lecitamente guadagnati e regolarmente dichiarati, non è mai piacevole. Checché ne dica qualche moralista fiscale.</p>
<p>Ma è conveniente, è un buon affare, se serve a vivere in una società più giusta, in cui a tutti sia offerta una paragonabile (uguale è impossibile) opportunità di farsi strada per merito e capacità, in cui ci sia pari accesso alla salute, in cui chi è svantaggiato non sia abbandonato. È un mondo migliore, che vale il prezzo. Ma se serve a finanziare falsi poveri, a pagare il conto degli evasori fiscali, a retribuire la nullafacenza, allora no: è uno sporco affare, da contrastare con ogni mezzo, contro cui rivoltarsi.</p>
<p>Convivere con l’evasione fiscale significa rinunciare alla rivolta fiscale, perché consente di far scendere la pressione sociale affrancando troppi dal dovere di versare. E consente di spostare la maggioranza degli elettori a favore di chi promette nuove spese, che sono la premessa di nuovi prelievi o il lievito di nuovi debiti, vale a dire promessa di maggiore fiscalità.</p>
<p>A questo andazzo corrotto e corruttivo dovrebbero ribellarsi non solo i 5 milioni di italiani che, in pratica, mantengono tutti gli altri, ma anche i veri bisognosi, che ricevono meno di quel che sarebbe possibile e sotto forma di elemosina degradante anziché di investimento in competenza, produzione e dignità.</p>
<p>Un italiano che vive in una casa non accatastata è un evasore fiscale che ha realizzato l’opera in evasione fiscale. Bisogna stanarlo e costringerlo a pagare non perché lo chiede l’Unione europea, ma perché lo chiedono quanti stanno pagando il suo conto.</p>
<p>Il mio interesse è non pagare per chi non paga. E chi difende quanti non pagano offende il mio interesse. Se non la si mette chiaramente in questi termini va a finire che anche l’evasione diventa un diritto, sostenendo che pagare è impossibile, perché troppo oneroso. Lo è di già, ma solo in capo a chi è onesto. E ha il diritto e il dovere di rivoltarsi.</p>
<p>L’Italia è il Paese che più di ogni altro ha interesse a che si crei un debito comune europeo. Ma è anche il Paese che più di ogni altro crea ostacoli a che quel debito prenda forme serie, strutturali e permanenti. Noi creiamo ostacoli perché andiamo raccontando che è un diritto occupare i beni del demanio pagando quattro soldi e affittando un ombrellone a otto. Raccontando che sarebbe una specie di furto farla finita con le case non accatastate.</p>
<p>Inventando sempre nuovi bonus da distribuire, in una corsa assistenzial-clientelare che neanche più fidelizza l’elettore comprato, che tanto poi vota quelli che promettono di più. Una scena simile non intendo finanziarla non in quanto contribuente tedesco od olandese, non intendo finanziarla in quanto contribuente italiano. Gli italiani onesti sono massacrati da questo andazzo, non certo dal tentativo di drenare e risanare questo pantano d’illegalità. Che si compiace pure di sé stesso.</p>
<p>Abbiamo preso degli impegni, in cambio del più consistente trasferimento di ricchezza europeo a nostro favore. La contabilità del dare e avere non si fa solo su contributi versati e incassati (logica miserabile), ma su quanto abbiamo risparmiato grazie ai tassi bassi, quanto vale il 60% delle nostre esportazioni, quanto avere vissuto due decenni senza sottrarre ricchezza al risparmio privato.</p>
<p>Abbiamo preso degli impegni. Sono stati votati dal Parlamento. Non rispettarli non significa solo sciropparsi “moniti”, ma essere inaffidabili. Buffoneschi. Incapaci. Mentre gli italiani che mantengono la baracca hanno caratteristiche opposte e rispettate. Non si deve dirlo, perché tanto alle elezioni vince ci scassa e promette? L’opposto: si deve urlarlo, perché finanziando ignoranza e non lavoro, difendendo gli evasori si corre alla rovina. Loro avranno solo il vantaggio di non averla finanziata, ma la pagheranno ugualmente.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-24-maggio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Carlo Cottarelli: Pioggia di bonus inutile senza una strategia. E il taglio delle tasse al Sud non convince</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carlo-cottarelli-pioggia-di-bonus-inutile-senza-una-strategia-e-il-taglio-delle-tasse-al-sud-non-convince/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 06:36:21 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Cottarelli: L&#8217;ennesimo condono fiscale vero difetto del piano Colao</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carlo-cottarelli-lennesimo-condono-fiscale-vero-difetto-del-piano-colao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 06:04:10 +0000</pubDate>
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