<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>tagli Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/tagli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/tagli/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Dec 2022 17:49:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>tagli Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/tagli/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Spandere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spandere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 17:49:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[spesa sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=61586</guid>

					<description><![CDATA[<p>Servono più soldi. Qualsiasi problema italiano sembra legato all’esiguità dei fondi a disposizione, essendo il medesimo Paese in cui si dubita di riuscire a spendere in tempo la pioggia di quattrini messa a disposizione dall’Unione europea. Ci sono o no, mancano o no, questi soldi? Spesso sono solo delle scuse. Leggo una dichiarazione del procuratore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spandere/">Spandere</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Servono più soldi. Qualsiasi problema italiano sembra legato all’esiguità dei fondi a disposizione, essendo il medesimo Paese in cui si dubita di riuscire a spendere in tempo la pioggia di quattrini messa a disposizione dall’Unione europea. Ci sono o no, mancano o no, questi soldi? Spesso sono solo delle scuse.</p>
<p>Leggo una dichiarazione del procuratore del tribunale dei minori, in quel di Milano: &lt;&lt;Non servono grandi trasformazioni (&#8230;) quello che manca sono risorse e investimenti&gt;&gt;. Al Beccaria di Milano manca un direttore che sia tale da venti anni. Supporre che si risolva con più soldi è non solo irreale, ma pure offensivo.</p>
<p>Giusto ieri abbiamo pubblicato una pagina dedicata alla spesa sanitaria, con dati elaborati dalla Fondazione Hume, scoperta: i tagli alla spesa sanitaria, di cui tantissimi parlano per sentito dire, non ci sono stati; la spesa, in valore assoluto, è sempre cresciuta, con due piccole e limitate flessioni; il rapporto percentuale con il prodotto interno lordo è anch’esso crescente nel tempo, ma in maniera più contenuta e con oscillazioni più considerevoli. Significa che la spesa esistente è sufficiente? Non è detto, perché il tema non è solo quello dell’inflazione (che per molti anni neanche si è vista), ma delle modifiche strutturali alla spesa, delle diverse terapie e medicinali, sicché si richiedere un’analisi molto disaggregata dei bisogni. Ma niente, la voce collettiva dice solo: più soldi. Invocazione che pare trovare conferma nei dati europei, visto che la nostra spesa sanitaria pro capite  (€ 2.609) è inferiore alla media Ue (€ 3.159) e nettamente inferiore a quella francese o tedesca (rispettivamente € 3.807 e 4.831). Per stare al pari degli altri si deve spendere di più.</p>
<p>Ma mica detto. In Germania l’assicurazione sanitaria è obbligatoria, il suo prezzo è parametrato al reddito e solo un quarto degli ospedali è pubblico. In Italia l’intera spesa privata per le prestazioni sanitarie neanche è contabilizzata nei dati aggregati (e una parte è pure in nero, da qui l’opportunità che i medici siano tenuti ad accettare pagamenti con il Pos). Se sommassimo le spese non saremmo poi distanti da altri, con il solito paradosso che chi è onesto con il fisco paga pure due volte. La nostra industria farmaceutica ha aumentato, in un anno, del 44.1% le esportazioni (nel manifatturiero cresciute del 20%), che non pare un segnale di penuria.</p>
<p>Reclamare sempre più soldi serve a nascondere le disfunzioni frutto di cattiva gestione, assente organizzazione, mancata valutazione dei risultati, a non fare i conti con la regionalizzazione, le troppe centrali d’acquisto, le convenzioni con i privati fino ad esaurimento dei fondi, a far passare sotto silenzio che il 31 dicembre sarà disattivata l’applicazione “Immuni”, che non ha mai funzionato, l’abbiamo pagata e ora si butta via. Ecco a cosa serve dire sempre che mancano i soldi, a non contare quelli che si buttano.</p>
<p>Come una famiglia che ha una finestra sfondata mentre nevica, sente freddino e propone: aumentiamo la spesa per il riscaldamento. Forse serve pure, ma, per evitare di spendere per spandere il caldo altrove, prima si ripari la finestra, altrimenti di sfondato si ritroveranno anche il bilancio. Cosa che all’Italia è già accaduto, senza che si mostri di avere capito e imparato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La Ragione</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spandere/">Spandere</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sanità in Italia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sanita-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 14:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=60206</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di quel che funziona nel nostro sistema sanitario dovremmo essere consapevoli, anche per migliorarlo. Chi ieri era all’opposizione gridava contro i tagli alla sanità, avvertendo che mancano i medici. Chi oggi è all’opposizione fa la stessa cosa. Tutti convinti, scambiandosi i ruoli, che qualsiasi problema si risolva mettendoci più soldi, mentre nessuno sembra disposto a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sanita-in-italia/">Sanità in Italia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Di quel che funziona nel nostro sistema sanitario dovremmo essere consapevoli, anche per migliorarlo.</h3>
<p>Chi ieri era all’opposizione gridava contro i tagli alla sanità, avvertendo che mancano i medici. Chi oggi è all’opposizione fa la stessa cosa. Tutti convinti, scambiandosi i ruoli, che qualsiasi problema si risolva mettendoci più soldi, mentre nessuno sembra disposto a guardare i numeri e a fare i conti con guasti la cui origine sta proprio nel lavoro dei legislatori.</p>
<p>Il nostro sistema sanitario fornisce prestazioni che altrove non sono accessibili a tutti. Di quel che funziona dovremmo essere consapevoli, anche per migliorarlo. Ma la qualità della sanità offerta ai cittadini non è affatto omogena e risiedere in un posto anziché in un altro può fare la differenza, per la vita. Quel che non funziona si dovrebbe riconoscerlo, per correggerlo ed evitare di finanziare anche quello.</p>
<p>L’accessibilità ai medici è uno dei parametri che aiuta a capire. Si dice che ce ne siano troppo pochi, ma le cose stanno diversamente. Nella media ne abbiamo quanti gli altri Paesi europei: circa il 10% in meno di Germania o Spagna, ma il 20-30% in più di Francia, Olanda o Regno Unito. Però è vero che da noi non si trovano, perché il problema non è il numero (come non lo è il numero chiuso all’Università, più che giusto) ma l’organizzazione. Da noi il 35% lavora in ospedale, in Germania il 50%, in Francia il 65%. I medici di base, quelli di famiglia, sono sempre di meno, anche perché li si è trasformati in burocrati della ricetta. Come il resto della popolazione, anche i medici invecchiano, solo che da noi il 56% ha più di 55 anni e il 23% più di 65. Significa che, nei prossimi anni, smetteranno di lavorare.</p>
<p>Che fine fanno i giovani medici? Intanto c’è la strozzatura delle specializzazioni, che il governo Draghi ha allargato per il futuro. Siccome non sono pagati per merito ma come se facessero una carriera burocratica, chi ci riesce sceglie le specializzazioni più remunerative, con il risultato che mancano al Pronto soccorso. Poi molti lavorano nella sanità privata, il che porta al tema della spesa: spesso si lamenta che la nostra spesa pubblica sia bassa, mentre si diffonde la leggenda che sia stata tagliata (è avvenuto per un solo anno).</p>
<p>Nella realtà la spesa italiana è alta, sommando quella pubblica alla privata. Com’è corretto fare. Dove c’è l’assicurazione obbligatoria, parametrata al reddito, pubblico e privato concorrono. Da noi funziona diversamente: è il pubblico che paga il privato convenzionato, sicché la spesa cresce e le strutture pubbliche lamentano tagli; oppure ci si rivolge al privato, di tasca propria, per indisponibilità o lunghe attese del pubblico. Tagliare le file cambierebbe la strutturazione della spesa. E per riuscirci non è che basti spendere di più; anzi, si può anche risparmiare (prego studiare il caso della Asl di Salerno e il suo risanamento operato da Maurizio Bortoletti).</p>
<p>La sanità non è solo un servizio essenziale, è anche un business che mobilita molta ricchezza e sempre più lo farà, visto l’invecchiamento della popolazione. Quando si volle chiudere le mutue, negli anni Settanta, avevano patrimonio e ricchezza, eppure i medici correvano a casa dei pazienti (“Il medico della mutua”, op. cit.). Ora le regioni accumulano debiti – avendo bilanci dedicati all’80% alla sanità – e i medici sono spariti. Che deve capitare perché ci si renda conto che questa statalizzazione regionalizzata è un fallimento?</p>
<p>Visto che siamo in campo sanitario: pompare soldi senza cambiare quel che visibilmente non funziona è come pompare sangue a uno con la giugulare aperta: o la tappi o si fa la fontana. I politici che sanno solo chiedere più soldi sono gli stessi che dovrebbero lavorare alle leggi che regolano sia la sanità che il mercato. Ma niente, ossessivamente si procede in modo dissociato, assecondando le pulsioni più varie, scassando quel che funziona e lottizzando, salvo poi chiedere più soldi per rimediare. E, a scanso di equivoci, i soldi li mette il contribuente, cui può capitare d’essere un paziente ma che farebbe meglio a essere impaziente.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/sanita-in-italia/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sanita-in-italia/">Sanità in Italia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
