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	<title>#storiedidonnecoraggiose Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>Manifesta per la libertà, contro il regime iraniano: Sarina Esmailzadeh uccisa a colpi di manganello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 05:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[#storiedidonnecoraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarina Esmailzadeh, appena sedicenne, era un&#8217;adolescente in cerca di libertà, contraria all&#8217;obbligo dell’hijab e si interessava molto ai problemi sociali del popolo iraniano. Amava discutere dei diritti delle donne. Era piena di energia e ballava senza il velo con un ragazzo di poco più grande di lei. Lo faceva nel chiuso della sua stanza, davanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/manifesta-per-la-liberta-contro-il-regime-iraniano-sarina-esmailzadeh-uccisa-a-colpi-di-manganello/">Manifesta per la libertà, contro il regime iraniano: Sarina Esmailzadeh uccisa a colpi di manganello</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarina Esmailzadeh, appena sedicenne, era un&#8217;adolescente in cerca di libertà, contraria all&#8217;obbligo dell’hijab e si interessava molto ai problemi sociali del popolo iraniano. Amava discutere dei diritti delle donne. Era piena di energia e ballava senza il velo con un ragazzo di poco più grande di lei. Lo faceva nel chiuso della sua stanza, davanti alla videocamera del suo computer o ripresa dal suo smartphone.</p>
<p>“Invece di chiamarci contestatrici ci chiamano provocatrici”, diceva, rivolta ai follower del suo canale YouTube, su Telegram e Instagram.</p>
<p>“Ci prendono di mira, anche se siamo a mani nude. Ci colpiscono, ci torturano, ci stuprano, ci accecano o ci ammazzano. Ci hanno stuprate nelle prigioni e torturate anche psicologicamente per spingerci al suicidio una volta uscite dal carcere e, dopo che ci hanno uccise, la tortura colpisce le nostre famiglie, i nostri genitori per indurli a dichiarare che invece siamo morte perché ci siamo suicidate, lanciandoci nel vuoto o perché drogate o ammalate”.</p>
<p>La rivoluzione in Iran, “Donna, Vita, Libertà”, nasce da una lunga storia di movimenti per i diritti delle donne e di attivismo all&#8217;interno e all&#8217;esterno del paese. Le cittadine iraniane da anni elaborano strategie per sfidare la discriminazione di genere, sia in politica che nella società. Nata e guidata da donne, la rivolta attraversa le divisioni di genere, di classe ed etnia e rappresenta la più seria sfida popolare ai leader teocratici e all’autoritarismo.</p>
<p>A scendere nelle piazze è soprattutto la “Generazione Z”, quella che non ha nulla da perdere; una generazione che rifiuta l’ipocrisia di vivere la libertà solo nello spazio privato e la rivendica ovunque, a cominciare dallo spazio pubblico.</p>
<p>Quella iraniana è anche per questo una rivoluzione nata dalla periferia, dagli ultimi, dalle minoranze delle più remote province del paese e subito divampata nei centri urbani con le donne protagoniste, con la generazione dei ventenni, con gli studenti a cui si sono uniti operai e lavoratori di settori produttivi strategici, che sta rivelando una inedita sintonia tra strati della società da sempre distanti, ma che ora sembrano uniti nella comune alta richiesta di libertà.</p>
<p>Quel che accade in Iran dal 16 settembre 2022 è un evento epocale anche perché allontana la preoccupazione che esisteva fino a poco tempo fa che faceva immaginare un destino per l’Iran drammatico.</p>
<p>Il paese, lacerato lungo linee di frattura etnica e religiosa, faceva presagire la possibilità di una sua balcanizzazione per le profonde divisioni esistenti. Fino a poco tempo fa si temeva che il centro e la periferia avrebbero finito per scontrarsi brutalmente. Fortunatamente sta accadendo il contrario. Grazie alle donne e ai giovanissimi.</p>
<p>La mamma di Sarina si sarebbe tolta la vita, impiccandosi poco dopo aver appreso che le forze di sicurezza iraniane avevano picchiato sua figlia fino alla morte. L’adolescente è stata uccisa da un duro colpo di manganello infertole sulla testa dai miliziani volontari pasdaran dei Guardiani della rivoluzione islamica durante una manifestazione anti regime a Karaj, pochi giorni dopo l’uccisione di Jîna, Mahsa Amini, la ventiduenne curda-iraniana picchiata fino alla morte dalla cosiddetta “polizia morale” di Tehran per presunta violazione del rigido codice di abbigliamento islamico.</p>
<p>Dopo la fine del suo corso di lingua, Sarina si era unita a un raduno di studenti nei pressi della sua scuola per sostenere le proteste.</p>
<p>Durante la manifestazione gli agenti di sicurezza l’hanno colpita violentemente alla testa facendola sanguinare copiosamente.</p>
<p>Le sue amiche l&#8217;hanno portata per le cure in una delle abitazioni vicine al luogo dell’aggressione poiché non c&#8217;erano le condizioni per il suo trasferimento in ospedale, ma Sarina non ce l&#8217;ha fatta ed è morta lì, dissanguata.</p>
<p>Il 23 settembre 2022, intorno alle ore 12, le forze di sicurezza hanno chiamato i familiari di Sarina chiedendo loro di recarsi rapidamente al cimitero per ricevere il corpo senza vita della ragazza e per poter procedere al &#8220;ghusul&#8221;, l&#8217;abluzione secondo il rito islamico che prescrive che il corpo del defunto venga disinfettato e pulito da tutte le impurità visibili.</p>
<p>Affinché la sua famiglia identificasse Sarina, le forze di sicurezza hanno mostrato il suo volto, che ha rivelato numerose ferite; la parte destra della fronte della ragazza era completamente fracassata.</p>
<p>Dopo la sua sepoltura, Hossein Fazeli Harikandi, il capo della magistratura di Alborz, ha affermato che la giovane si sarebbe suicidata lanciandosi dal tetto della casa di sua nonna ad Azimieh, a Karaj, la mattina del 23 settembre.</p>
<p>I pasdaran hanno minacciato sua madre dicendole che non avrebbe mai visto il fratello di Sarina nel caso in cui non avesse suffragato la versione fornita dalle autorità iraniane.</p>
<p>I pasdaran avevano deriso la mamma straziata dal dolore, dicendole che sua figlia era immorale, che era una terrorista perché teorizzava sui social uno stile di vita come quello occidentale. La famiglia stava cercando da due giorni Sarina che non aveva fatto ritorno a casa dal 21 settembre, giorno della sua morte. Dopo averne finalmente visto il corpo martoriato, sua madre, vessata dai pasdaran nel tentativo di metterla a tacere affinché non rivelasse la causa reale della morte di sua figlia, è tornata a casa dove si sarebbe impiccata.</p>
<p>I genitori dei manifestanti uccisi dalle forze paramilitari volontarie chiamate basij che desiderano seppellire i propri figli sono spesso soggetti a severe normative da parte delle autorità iraniane e a un ricatto: quello di poter ottenere la restituzione del corpo del congiunto morto solo in cambio del silenzio.</p>
<p>Sarina era orfana di padre dal 2013, da quando aveva appena sei anni, e viveva con sua madre e col fratello maggiore. La sua mamma era gravemente malata, aveva un tumore al cervello. La ragazza è stata sepolta in una tomba a due piani accanto a suo padre Aref nel cimitero di Behesht Sakineh di Karaj.</p>
<p>Nel quarantesimo giorno dalla sua morte, i compagni di classe di Sarina hanno tenuto una cerimonia commemorativa e hanno rimosso la foto di Khamenei dalla parete della loro classe affiggendo al suo posto la foto della loro compagna. Una sua amica ha scritto sul account Telegram: “La primavera sta arrivando. Anche se ci uccidi, anche se ci tagli la testa, anche se ci colpisci, cosa farai con gli inevitabili germogli?&#8221;</p>
<p>Su Telegram e YouTube la giovane ripeteva ai suoi fan: “Non siamo come la generazione precedente, quella, di 20 anni fa, che non sapeva com&#8217;era la vita fuori dall&#8217;Iran. Noi siamo consapevoli di ciò che accade oggi nel mondo e ci chiediamo cosa abbiamo in meno rispetto agli altri adolescenti che vivono in altri paesi. Perché dobbiamo soffrire costrette a vivere una doppia vita, quella pubblica in cui dobbiamo celare la nostra identità e quella privata nel chiuso delle nostre stanze?”</p>
<p>Nel suo ultimo video su Telegram, Sarina, ha pronunciato queste parole: &#8220;Mi sembra di essere in esilio nella mia stessa patria&#8221;.</p>
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		<title>Masoumeh aveva 14 anni, è stata stuprata e uccisa dai pasdaran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano Giustino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 05:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La libertà svelata, storie di donne coraggiose]]></category>
		<category><![CDATA[#storiedidonnecoraggiose]]></category>
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		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Masoumeh aveva 14 anni e viveva in un quartiere povero di Tehran e, quotidianamente, con alcune sue compagne di classe metteva in atto un’azione di disobbedienza civile che consisteva nel togliersi il velo davanti ai ritratti della guida suprema Ali Khamenei e del fondatore della Repubblica islamica, Ruḥollāh Khomeynī, mostrando il dito medio. Le telecamere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/masoumeh-aveva-14-anni-e-stata-stuprata-e-uccisa-dai-pasdaran/">Masoumeh aveva 14 anni, è stata stuprata e uccisa dai pasdaran</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Masoumeh aveva 14 anni e viveva in un quartiere povero di Tehran e, quotidianamente, con alcune sue compagne di classe metteva in atto un’azione di disobbedienza civile che consisteva nel togliersi il velo davanti ai ritratti della guida suprema Ali Khamenei e del fondatore della Repubblica islamica, Ruḥollāh Khomeynī, mostrando il dito medio. Le telecamere l&#8217;hanno identificata ed è stata arrestata.</p>
<p>Masoumeh aveva detto no all’hijab e manifestava pubblicamente il suo rifiuto di rispettare il codice di abbigliamento islamico postando sui suoi social le foto delle performance messe in atto a scuola con le sue amiche. In queste foto le ragazze erano riprese di spalla con i neri e lucenti capelli sciolti, raccolti in trecce o a coda di cavallo, con l’hijab in una mano e con l’altra mostravano il dito medio.</p>
<p>Le milizie pasdaran l’avevano identificata attraverso le telecamere di videosorveglianza e l’avevano arrestata dopo aver fatto irruzione nella sua scuola. Poco dopo è finita in ospedale per una grave emorragia vaginale, è entrata in coma ed è morta.</p>
<p>“La Repubblica islamica in Iran è come l’Isis”, gridano i manifestanti. Usa la violenza contro le donne, anche adolescenti, per una perversa rieducazione ad una aberrante loro nozione di castità e mettere a tacere le giovani.</p>
<p>In un recente e dettagliato rapporto della CNN, ripreso dal &#8220;New York Times&#8221;, si descrive la nuova strategia adottata dalle autorità iraniane per imporre il rispetto del rigido codice di abbigliamento femminile dopo il fallimento della cosiddetta “polizia morale” mostratasi del tutto inefficace nella repressione delle donne coraggiosamente in rivolta.</p>
<p>Ora gli agenti della buoncostume sembrano scomparsi dagli angoli delle strade e nella repressione sono impiegate direttamente le guardie rivoluzionarie che dopo segnalazioni e rilevamenti con telecamere di videosorveglianza si recano a casa, nelle scuole e nelle università ad arrestare le ragazze senza velo con l’accusa di &#8220;immoralità&#8221; per poi aggredirle sessualmente. I rapporti riferiscono testimonianze di una tattica organizzata dello &#8220;stupro&#8221; praticata dai cosiddetti agenti di sicurezza della Repubblica islamica.</p>
<p>La madre di Masoumeh, che intendeva rivelare l&#8217;orrore che aveva vissuto la propria figlia, è scomparsa. Non si ha più notizia di lei.</p>
<p>Riferire sul numero di aggressioni sessuali e confermarle è difficile perché le vittime rimangono in silenzio per vergogna, per paura o per il grave trauma subito. La CNN riferisce che in alcuni casi gli agenti di sicurezza filmano le vittime durante gli stupri per costringerle a rimanere in silenzio.</p>
<p>In questa dettagliata inchiesta vi sono i racconti spaventosi di medici che hanno preso in cura le vittime dello stupro e, coperti, dall’anonimato, hanno svelato orrori indicibili.</p>
<p>Oltre quattro di decenni di propaganda statale nel sistema educativo sarebbero dovuti servire a fare il lavaggio del cervello ai minori condizionandone la formazione. Ma la Repubblica islamica ora si rende conto del suo fallimento e sta ricorrendo ad una vera e propria pratica terroristica ricorrendo a rapimenti, torture, avvelenamenti e stupri, diventati un modus operandi distintivo della pratica di repressione delle rivolte innescate il 16 settembre 2022 dall’uccisione della giovane ragazza curda, Mahsa Amini.</p>
<p>In una sua dichiarazione, l&#8217;Unicef ha denunciato le «continue irruzioni e perquisizioni condotte in alcune scuole dell’Iran» e, secondo l&#8217;Associazione per la protezione dei bambini con sede a Tehran, almeno 60 minori sono stati uccisi dall&#8217;inizio delle proteste. «La Repubblica islamica fa parte di quella manciata di paesi che ancora giustiziano i minorenni, quindi non sorprende che stia ricorrendo a uccisioni e torture per reprimere il dissenso, la libertà di parola e la libertà di pensiero anche dei bambini».</p>
<p>Masoumeh non è stata l’unica ragazza ad aver subito questa atroce violenza che l’ha condotta alla morte. A Karaj una ragazza di 20 anni è stata arrestata con l&#8217;accusa di aver guidato le proteste e poi rilasciata dal centro di detenzione. I medici che l’avevano presa in cura hanno raccontato in anonimato che “la giovanissima donna era giunta in ospedale con i capelli rasati, con le gambe che le tremavano e con l’ano lacerato&#8221;. Dopo le cure mediche era stata di nuova tradotta in carcere e nulla si è più saputo di lei.</p>
<p>Nell’agosto del 2021 il presidente Ebrahim Raisi aveva inasprito la legge sull’hijab, imponendo un codice di abbigliamento più rigido e accaniti pedinamenti per farlo rispettare. La polizia morale aveva installato telecamere di videosorveglianza nei pressi di scuole, università e uffici e ad ogni angolo di piazze e strade. Ora le telecamere sono presenti anche nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado.</p>
<p>Ricordiamo il caso di Nika Shakarami, una ragazza di 16 anni che nell’ottobre scorso diede fuoco al suo chador. Nika amava cantare in pubblico a capo scoperto. Fu arrestata. Dopo qualche giorno, le autorità della Repubblica islamica annunciarono la sua morte che sarebbe avvenuta a causa di un incidente. Ma l&#8217;autopsia ha invece accertato la vera causa del suo decesso: il suo bacino, il suo cranio, le sue braccia, le sue gambe erano completamente fratturate.</p>
<p>Nima Nouri, aveva 17 anni, è stato assassinato a Karaj dalle milizie pasdaran che gli avevano sparato due colpi di arma da fuoco. Due mesi prima della sua uccisione aveva pubblicato un messaggio su Instagram in cui lanciava un appello chiedendo di unirsi alle manifestazioni: &#8220;Sono pronto a sacrificare la mia vita per questo&#8221;, aveva scritto.</p>
<p>I genitori di Nima hanno commemorato la morte del loro figliolo liberando colombe bianche sulla sua tomba. Sua madre urlava il suo nome, suo padre si colpiva in testa come se avesse voluto inveire contro colui che aveva ucciso il figlio.</p>
<p>L’organizzazione umanitaria curda Hengaw documenta gli orrori che avvengono nelle carceri iraniane dove sono rinchiusi anche minori. In una di queste, trenta ragazze minorenni sono state messe in una cella che poteva contenere al massimo cinque persone ed erano sotto il controllo di carcerieri maschi. Erano tutte accusate di aver bruciato il loro velo e di aver insultato la guida Suprema Ali Khamenei. Queste giovanissime ragazze alle quali sono state negate le cure mediche necessarie, sono state rinchiuse in celle senza servizi igienici e lavabi, senza cibo, senza acqua, esposti al freddo e in isolamento prolungato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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