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	<title>sicurezza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>sicurezza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Legge e ordine per i più deboli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 13:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
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		<title>Sicurezza e controlli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sicurezza-e-controlli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 13:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[garantismo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza sul lavoro]]></category>
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		<title>Banche e sicurezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/banche-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 11:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[crollo borsa]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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<p><iframe title="Banche e sicurezza" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/ZlD9KRGuV6c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Il dilemma tra libertà e sicurezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dilemma-liberta-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Feltri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 14:12:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Temo che la disputa attorno alle intercettazioni sia molto male impostata. Perché se mi vogliono convincere dell&#8217;utilità delle intercettazioni nel combattere la criminalità, è uno sforzo vano: sono già convinto. Se mi vogliono convincere che intercettare sempre di più permetterebbe di combattere sempre meglio la criminalità, né più né meno, non obietto un solo istante. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Temo che la disputa attorno alle intercettazioni sia molto male impostata. Perché se mi vogliono convincere dell&#8217;utilità delle intercettazioni nel combattere la criminalità, è uno sforzo vano: sono già convinto. Se mi vogliono convincere che intercettare sempre di più permetterebbe di combattere sempre meglio la criminalità, né più né meno, non obietto un solo istante.</p>
<p>Se mi vogliono convincere delle nuove opportunità offerte dalla tecnologia per mettere in scacco i criminali, per esempio il famoso trojan, il malware attraverso il quale si intercetta anche se l&#8217;intercettato non parla al telefono e anche se il suo telefono è spento, credetemi: fatica sprecata. Tutto vero, tutto incontrovertibile.</p>
<p>Se, per esempio, si trovasse il modo di intercettare ognuno di noi, fino all&#8217;ultimo, per ventiquattro ore su ventiquattro, magari con il supporto dell&#8217;intelligenza artificiale, la questione sarebbe chiusa: diventeremmo una società perfettamente onesta, e i pochi imprudenti andrebbero a far compagnia a Messina Denaro in un quarto d&#8217;ora.</p>
<p>Avremmo perduto la libertà, ma avremmo guadagnato la sicurezza. Ed è questa la vera grande domanda: abbiamo costruito le società liberali e democratiche per garantire il massimo della libertà a ogni individuo o le abbiamo costruite per garantirgli il massimo della sicurezza?</p>
<p>Le abbiamo costruite per la libertà sapendo che la libertà è un rischio o le abbiamo costruite per non correre rischi? Perché se pensiamo di averle costruite per blindarci dentro un fortino inespugnabile, vuol dire che abbiamo dimenticato le ragioni dei nostri valori fondanti, ma almeno dobbiamo dircelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/rubriche/buongiorno/2023/01/20/news/dentro_il_fortino-12593596/"><em><strong>La Stampa</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 70: Globalizzazione e sicurezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-70-globalizzazione-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo,  come noto ai più e come raccontato più volte in questa rubrica, il conflitto legato all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha messo in discussione gli equilibri geopolitici mondiali e contribuito a rallentare ulteriormente il percorso di globalizzazione, iniziato con il crollo del muro di Berlino,  che era già [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo,  come noto ai più e come raccontato più volte in questa rubrica, il conflitto legato all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha messo in discussione gli equilibri geopolitici mondiali e contribuito a rallentare ulteriormente il percorso di globalizzazione, iniziato con il crollo del muro di Berlino,  che era già stato messo in discussione prima della pandemia dagli esiti della crisi finanziaria del 2008, dall’ascesa dei movimenti populisti e dalle guerre commerciali innescate da Donald Trump.</p>
<p>La struttura che assumerà la globalizzazione nei prossimi anni e il grado di libertà nella circolazione di merci persone e capitali e dipende dallo scontro attualmente in atto tra istanze di sicurezza e stabilità, emerse in seguito all’emergenza sanitaria e al conflitto bellico e la legittima aspirazione di imprese e individui a cercare di perseguire gli indubbi vantaggi derivanti libertà di azione e scambio.</p>
<p>Esiste un rischio fondato che le precauzioni volte ad evitare il ripetersi delle criticità che abbiamo sperimentato nell’ultimo periodo si traducano in protezionismo, in ingerenza indebita degli stati nazionali e prevaricazione della politica sulla libertà di iniziativa.</p>
<p>Il messaggio di questa rubrica va nella direzione dell’aperture e non della chiusura. Le esigenze di stabilità, resilienza e mitigazione dei rischi possono essere perseguite mediante diversificazione dei canali di approvvigionamento. Probabilmente la ricerca estrema di ridurre i costi delocalizzando e ricorrendo a paesi nei quali non sono garantiti i diritti umani, piuttosto che acquistando materie prime da regimi totalitari è stata un errore, che non dovrebbe tuttavia essere sostituito da un altro errore resuscitando istanze protezionisti e chiudendosi in se stesso.</p>
<p>I benefici dell’apertura e della commercio internazionale sono indubbi e si misurano concretamente nella rilevante porzione della popolazione mondiale che è uscita dalla soglia della povertà e ha conseguito condizioni di vita più dignitose.</p>
<p>Per evitare gli inconvenienti legati all’interruzione delle catene del valore e l’impennata nei prezzi delle materie prime occorre promuovere una globalizzazione sostenibile nella quale non si pongano limiti alla circolazione delle cose, ma si introducano requisiti di rispetto dei diritti umani e di assetto democratico della società. Per la Fondazione Einaudi avete ascoltato la FLE al Massimo.</p>
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		<title>Al margine</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/al-margine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 07:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema del branco e della violenza va affrontato senza timori e senza ipocrisie. Non mancano le formazioni indigene, ma neanche quelle di immigrati. Se non si vuole concentrarsi sul colore della pelle si dovrà farlo sul calore della risposta. Il tema non è: come deprecare, ma: come fermare. La Francia c’è arrivata prima, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema del branco e della violenza va affrontato senza timori e senza ipocrisie. Non mancano le formazioni indigene, ma neanche quelle di immigrati. Se non si vuole concentrarsi sul colore della pelle si dovrà farlo sul calore della risposta. Il tema non è: come deprecare, ma: come fermare.</p>
<p>La Francia c’è arrivata prima, per ragioni storiche, ed ha commesso errori dai quali possiamo prendere esempio, per non ripeterli: serve a nulla osservare che si tratta della periferia, della banlieue, e non serve definire racaille, la feccia, i violenti che ne arrivano, come fece Sarkozy. Quelli sono francesi come questi sono italiani, ma quelli e questi sono figli di chi venne da fuori. Non dobbiamo far finta di non saperlo, dobbiamo chiederci in cosa sbagliano loro e in cosa noi.</p>
<p>L’errore comune è generalizzare. I bianchi e i neri. Nel nostro passato abbiamo un razzismo feroce e abietto, fra bianchi. Non è sparito, ma lo abbiamo superato. Ci sono, fra noi, razzisti per il colore della pelle, ma la nostra Costituzione e le nostre leggi li condannano. In quel convoglio dell’orrore, che avrebbe dovuto portare delle ragazze da Gardaland a casa, dei neri le hanno assalite, molestate e offese.</p>
<p>Un nero le ha aiutate a scendere, a Desenzano, sottraendole alla violenza. Quel branco, del resto, le aveva individuate come “le bianche”, producendosi in un razzismo che non è “al contrario”, è solo e soltanto: razzismo.</p>
<p>Se guardo le strade dello spaccio di droga vedo molti neri. Non è una vocazione, ma una condizione. Prima erano tutti bianchi e tutti drogati, che spacciavano per avere la loro dose. È cambiato il terminale, non il sistema: si usano i deboli, i sacrificabili, quelli che pensano di avere poco o nulla da perdere e che bramano quel che lo spaccio offre loro.</p>
<p>La pensavo così dei drogati spacciatori bianchi la penso così degli spacciatori neri: arrestarli, non per qualche ora, avviarli al recupero non è solo difesa della società, ma anche della loro vita. Lasciarli spacciare è abbandono alla disgrazia. Per dirla più ruvidamente: la repressione è generosa, la tolleranza egoista.</p>
<p>Sul davanzale al mio fianco irrigo, alla sera, una pianta di basilico. I terroni di prima pare lo coltivassero nel bidet, avvalorando l’idea che avessero le chiappe sporche. Anche questa l’abbiamo superata (non tutti). Quando si arriva da un altro posto si è riconoscibili: per costumi, abitudini, fede. La convivenza fra fedi diverse e fra fedeli e non fedeli, non è una nostra generosa concessione, ma la nostra identità (e non esito a dire: superiorità) culturale. Se la negassimo ci suicideremmo.</p>
<p>C’è un limite? Certo, vale per tutti: la legge dello Stato viene prima. Posso educare i miei figli secondo le mie convinzioni, ma non posso costringerli, neanche se minorenni. Quelle ragazze che si ribellano e chiedono aiuto alla legge sono il nostro trionfo. Sempre che la legge sappia farsi rispettare.</p>
<p>Non credo il problema sia l’ “integrazione”, concetto scivoloso. Circa la rivendicazione dei diritti mi pare altissima. La falla si apre sul lato scuola. Non solo per gli abbandoni, ma per il venire meno alla promessa che saranno i più capaci a fare più strada. La rabbia dei capaci disillusi è più temibile di quella del teppista troglodita, perché è fondata.</p>
<p>Ma quella falla colpisce tutti, senza distinzione di fede e colore. Colpisce chi si trova al margine e lì lo si lascia a languire. Colpisce italiani e stranieri. Ed è la nostra grande colpa. Non verso questo o quello, ma verso tutti e noi stessi.</p>
<p>Quindi: poche dolcezze inutili, la repressione del crimine aiuta gli onesti, quella dei violenti le persone per bene, gli ascensori sociali partano dalla scuola e ai margini resti chi spera di schiavizzare gli altri per conservare le proprie rendite.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/category/tutti-i-numeri/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Francesco Giavazzi: Cambiamo così la scuola</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-giavazzi-cambiamo-cosi-la-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 06:59:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/08/giavazzi-corriere-02.08.20.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Mieli: Il principio di realtà rifiutato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/paolo-mieli-il-principio-di-realta-rifiutato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 05:37:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di partenza. Non esiste ormai più un solo punto su cui qualcuno nella maggioranza si attenga al principio di realtà. Prendiamo il dibattito sugli aiuti europei (di cui, sia chiaro, dipendesse da noi faremmo richiesta all&#8217;istante). Quel che sconforta sono le argomentazioni messe in campo: tali aiuti devono essere donati e, nel caso si configurino come prestiti, va garantito che siano senza «condizionalità». I Paesi che pretenderebbero di ridurne l&#8217;ammontare e verificare come quei soldi saranno spesi, vengono descritti come egoisti, avidi e insensibili alla causa europea. Perché insensibili? Per il fatto che &#8211; se la Comunità non ci regala quei soldi all&#8217;istante o non ce li presta alla maniera che noi pretendiamo &#8211; noi non faremo nulla per impedire che vada a monte l&#8217;intera costruzione europea. Conta poco che noi quei soldi non sappiamo neanche bene come spenderli. E che probabilmente una parte li butteremo via. L&#8217;importante è prenderli.</p>
<p>Fino a quando? All&#8217;infinito? Ammesso che fosse ammissibile ragionare in questo modo a marzo, aprile, nell&#8217;esaurimento nervoso da crisi pandemica, oggi forse dovremmo definire meglio cosa noi, con le nostre forze, siamo pronti a fare per il nostro Paese oltre a spendere i soldi che riusciremo a farci dare dall&#8217;Europa. Al momento non si vede all&#8217;orizzonte neanche un&#8217;idea di qualcosa che ci imponga di risanare ciò che va risanato. Siamo solo capaci di spendere facendo debito, debito e ancora debito. Un&#8217;attitudine che almeno trenta o quarant&#8217;anni fa serviva a render saldi gli accordi tra partiti. Oggi non c&#8217;è più neanche quello. Nessun&#8217;intesa è in grado di reggere. Neanche quelle di impianto etico. Vari ministri avevano annunciato mesi fa che nel caso sulle nostre coste fossero approdati dei migranti li avremmo accolti e parzialmente smistati in altri Paesi (grazie ad accordi internazionali presi dalla ministra Lamorgese). Invece quando questi migranti arrivano, restano tuttora al largo per una decina di giorni con la sola differenza che non ci sono più scrittori o parlamentari che vadano su quelle navi a portar loro conforto. Qualcosa deve essere cambiato nella sensibilità dei soccorritori che si mobilitarono l&#8217;estate scorsa. Neanche sulla modifica dei cosiddetti decreti Salvini sembra esserci all&#8217;orizzonte uno straccio di intesa. Né su una decina o più di punti che non stiamo qui ad elencare.</p>
<p>Su un solo dettaglio l&#8217;accordo tra Pd e Cinque Stelle appare granitico: quello di un sistema elettorale che renda l&#8217;attuale stato delle cose immodificabile. Un sistema per fare in modo che sia impossibile per l&#8217;elettore scegliere una maggioranza e un programma di governo come tuttora accade per sindaci e presidenti di Regione. Lo scopo è quello di agevolare al massimo i rimescolamenti parlamentari divenuti da tempo l&#8217;unica, vera specialità della sinistra italiana. Il tutto accompagnato da spudorate ammissioni del vero motivo per cui si procede in questa direzione: disarticolare l&#8217;attuale opposizione e impedirne la vittoria. Qui non abbiamo niente da dire su coloro che negli ultimi quarant&#8217;anni sono rimasti coerentemente proporzionalisti.</p>
<p>Ma nei confronti di coloro che ai tempi si iscrissero con giubilo alle grandi tribù del maggioritario, vorremmo suggerire una riflessione in extremis non tanto sul loro cambiamento di idee (le idee si possono sempre, a volte si devono modificare) quanto sulla sospetta unanimità di tale trasformazione. Un fenomeno non nuovo nella storia d&#8217;Italia. Che è arduo annoverare tra le caratteristiche migliori della nostra tradizione.</p>
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		<title>De Gasperi, Schuman, Adenauer e l&#8217;Europa tradita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/de-gasperi-schuman-adenauer-e-leuropa-tradita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 13:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com&#8217;era prevedibile, la riunione di Salisburgo si sta orientando verso un nulla di fatto. La stessa affermazione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che l&#8217;immigrazione non deve essere strumentalizzata a fini di lotte politiche, sembra suonare come un velato rimprovero a chi cerca di cambiare le cose. Al netto delle usuali dichiarazioni programmatiche, l&#8217;Italia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Com&#8217;era prevedibile, la <strong>riunione di Salisburgo</strong> si sta orientando verso un nulla di fatto. La stessa affermazione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che l&#8217;immigrazione non deve essere strumentalizzata a fini di lotte politiche, sembra suonare come un velato rimprovero a chi cerca di cambiare le cose. Al netto delle usuali dichiarazioni programmatiche, l&#8217;Italia sarà dunque, ancora una volta, lasciata sola. È facile capire cosa accadrà nell&#8217;immediato futuro. Le anime belle, esaurite le polveri contro Orban, se la prenderanno con noi; quelle più pure diranno che abbiamo tradito lo spirito dell&#8217;Europa, e ne stiamo minando l&#8217;unità. Quest&#8217;ultima affermazione è in parte vera. Ma la prima è radicalmente falsa.</p>
<p>L&#8217;Europa di oggi non ha infatti niente a che vedere con quella immaginata dai padri fondatori, ma ne è soltanto una vaga e grottesca caricatura. <strong>De Gasperi, Schuman e Adenauer</strong>, che avevano assistito alla dissacrazione dei valori occidentali in due guerre fratricide, avevano auspicato una comunità ideale che assumesse forma politica.</p>
<p><strong>Un&#8217;entità fondata sui principi greco-romani e soprattutto giudaico-cristiani</strong>: quelle fonti che, integrate dall&#8217;illuminismo, avevano consentito a questo Continente di raggiungere grandi risultati nell&#8217;arte, nella filosofia, nella letteratura, nelle scienze e più in generale nello svolgimento dello Spirito. Tutti campi in cui sono stati conquistati vertici mai raggiunti, e forse mai più raggiungibili nella storia dell&#8217;umanità. Non erano né bigotti né utopisti, avevano patito le dittature e la miseria, conoscevano l&#8217;importanza dell&#8217;economia e i pericoli della speculazione e della finanza allegra. Ma sapevano altresì che, a differenza del pensiero materialista, quello umanista antepone alla correttezza dei bilanci consolidati il consolidamento dei concetti sottostanti, senza i quali una casa regge un tetto pericolante sopra fondamenta precarie.</p>
<p><strong>Ed è proprio questo che è accaduto all&#8217;Europa</strong>. Quando non si è riusciti a darle una Costituzione; quando il laicismo degli stenterelli si è rifiutato di inserire nel preambolo il riferimento alla tradizione cristiana; quando non si è data alla creatura un&#8217;unità legislativa, operativa, giudiziaria e fiscale; quando insomma ci si è limitati a introdurre, come unico elemento unificante, una moneta cui molti Stati erano peraltro impreparati, allora si è capito che il bambino nasceva malaticcio e storto, e senza una formidabile cura ricostituente si sarebbe presto ammalato. La cura non è arrivata e il morbo si è diffuso, aggravato da egoismi ipocritamente travestiti da esuberante europeismo. I primi sintomi si son visti con le varie crisi dell&#8217;euro nelle nazioni più deboli.</p>
<p><strong>Oggi i nodi vengono al pettine</strong> sull&#8217;elemento fondamentale, che è la sicurezza. Perché un paese può vivere, o almeno sopravvivere, anche con un&#8217;economia disastrata, e persino senza libertà, come avvenne per i regimi comunisti e nazifascisti; ma non può sopravvivere senza sicurezza. E quando questa paura ha cominciato a serpeggiare e a diffondersi, l&#8217;Europa ha cominciato a frantumarsi. Non hanno cominciato né Orban né Salvini. Hanno cominciato i democraticissimi paesi baltici, Danimarca in testa , seguiti a ruota dai francesi con le vergogne, quelle si davvero inumane, di Calais e di Ventimiglia. Poi sono arrivati gli austriaci, e poi i polacchi, e via via tutti gli altri.</p>
<p><strong>Nessuno in realtà ha agito per nazionalismo sovranista</strong>. Ha agito solo perché il proprio elettorato aveva paura. Non paura dei neri o dei musulmani, ma delle centinaia di migliaia di disperati senza lavoro, senza soldi e senza nulla che sarebbero stati inevitabilmente destinati a finire tra le strade, nei ghetti, e nelle periferie, alimentando prostituzione, droga e microcriminalità. Parigi e Londra ospitano da decenni persone di ogni etnia e confessione religiosa. Se adesso si manifestano insofferenze e disordini non è per il colore della pelle dei migranti, ma perché molti cittadini sono esasperati da un&#8217;invasione che alimenta le loro paure.</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;entra questo con il tradimento degli originari ideali europei?</strong> C&#8217;entra perché l&#8217;Europa di De Gasperi e di Schuman avrebbe sin dall&#8217;inizio affrontato questo problema con un indirizzo unitario, con risoluzioni condivise e attuazioni concrete e programmate, senza scaricare le difficoltà sulle spalle degli stati rivieraschi appellandosi alle formalità di accordi stipulati tra ambiguità e riserve mentali. Avrebbe applicato a questi ultimi il criterio della buona fede, che nel diritto internazionale ha valore vincolante. Avrebbe sostenuto, se necessario anche davanti alle Nazioni Unite, che la legge del mare non prevede i naufragi programmati, e che non si può confondere il soccorso umanitario con l&#8217;alimentazione di una criminalità che specula sulle disgrazie altrui. Avrebbe, in sostanza, invocato la Ragione, che ora è soffocata da una pedante e ipocrita burocrazia, senza cervello per comprendere, senza cuore per decidere, e senza braccio per operare.</p>
<p>Carlo Nordio, Il Messaggero 20 settembre 2018</p>
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		<title>Post terremoto. Gli ostacoli alla ricostruzione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/post-terremoto-gli-ostacoli-alla-ricostruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Paganini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 20:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[risostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Pietro Paganini analizza le difficoltà legate alla costruzione e ricostruzione degli edifici[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo davvero in grado di costruire edifici sicuri? La risposta non è così scontata come gli eventi degli ultimi anni purtroppo dimostrano, a cominciare da quest’ultimo tragico<strong> terremoto</strong>. Eppure negli ultimi anni ci siamo entusiasmati per le città e le case intelligenti. Abbiamo giustamente ambito al futuro senza essere necessariamente preparati al presente. L’innovazione costante dei materiali, le tecniche di progettazione e costruzione sempre più sofisticate oltre all’esperienza millenaria hanno consentito di costruire opere straordinarie e di ridurre al minimo i rischi per la nostra sicurezza. Le agevolazioni fiscali e le assicurazioni antisismiche sono tra le tante proposte che circolano in questi giorni e che dovrebbero, se implementate dal Governo, incentivare la messa in sicurezza delle abitazioni che ancora non lo sono. Tutto questo non è sufficiente.</p>
<p>Le agevolazioni si applicano solamente a chi può permettersi di spendere, così come è stato per il risparmio energetico e le ristrutturazioni. Chi non ha le risorse non investe. Le tecniche e i materiali di costruzione valgono poco se non sono messi in pratica correttamente. Dovremmo chiedere all’<strong>ANCE</strong> e alle migliaia di imprese edili presenti sul territorio nazionale così come ai professionisti del settore edile, se davvero applicano a fondo tecniche e materiali. A fronte delle grandi imprese impegnate a livello globale nella costruzione di grandi opere, ci sono una moltitudine di imprese, solo poche delle quali hanno quel know-how. Quanti professionisti del settore affrontano il tema <strong>sicurezza</strong> con troppa leggerezza quando non con ignoranza? Costruire un edificio non è semplice, renderlo sicuro è ancora più difficile perché i fattori coinvolti sono molti. I cittadini non sono tenuti a conoscerli, si devono fidare delle certificazioni che ricevono. Paradossalmente un’auto o un’aspirapolvere nuova sono accompagnate da più specifiche tecniche di una casa. Il collaudatore è colui che certifica cioè che riconosce o meno la congruità alle norme antisismiche, ma valuta solo quel che vede e può verificare in corso o a fine opera. Egli giunge troppo spesso quando la costruzione è già ultimata. Il suo giudizio si ferma a pochi fattori. Le costruzioni sono come gli iceberg. Ne vediamo solo la punta. Prima del collaudo ci sono fasi molto importanti, l&#8217;indagine geologica, il calcolo delle strutture, la scelta e il controllo dei materiali, l’esecuzione e la direzione dei lavori. Ciascuna richiede un livello di professionalità molto alto, cioè sapere e competenze di cui non tutti sono provvisti.</p>
<p>La resa degli edifici dipende molto dalla qualità dei materiali, per esempio. Chi ci assicura che sono stati scelti quelli giusti o che nessuno ci ha speculato? Lo stesso vale per le tecniche. Ancora, quanti in cantiere controllano la zigrinatura dei ferri per conoscerne l’origine o la viscosità del calcestruzzo  con il cono di Abrams? Un buon geologo così come un architetto e un ingegnere tendono a sbagliare meno, scovando anche gli errori e le piccole furbizie delle cattive imprese. La buona impresa può aiutare il cattivo professionista a limitare gli errori. Ma insieme professionisti e imprese cattivi fanno il disastro. Il lavoro del costruttore o del muratore è stato poco considerato, perché per troppo tempo si è ritenuto che non necessitasse di competenze e conoscenze se non l’esperienza degli anni. Non può essere più così. Il muratore deve essere un operatore specializzato, un tecnico che si aggiorna di continuo e che innova, cosciente dell’importanza dei materiali che usa. Deve sapere collaborare con gli altri tecnici coinvolti. Gli italiani stanno nuovamente fornendo una prova di straordinario senso di solidarietà, ma faticano a dimostrare la medesima attenzione per la qualità del lavoro che svolgono. A volte è l’ignoranza, a volte l’eccessiva furbizia e l’ingordigia, a volte è semplicemente quella complicità amicale tra professionisti, imprese e acquirenti per cui tutto va bene e si possono chiudere gli occhi. Per la città intelligente ci vogliono tecnici e operai intelligenti e soprattutto responsabili.</p>
<p>Pietro Paganini, <em>La Stampa</em> del 3 settembre 2016</p>
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