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	<title>separazione delle carriere Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>separazione delle carriere Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Giustizia, l&#8217;Italia verso la separazione delle carriere: la Fondazione Einaudi guida il fronte del Si al prossimo referendum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 20:50:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Lomellina</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-85885" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025.jpeg" alt="" width="1118" height="934" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025.jpeg 1118w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-400x334.jpeg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-650x543.jpeg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-250x209.jpeg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-768x642.jpeg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-150x125.jpeg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/11/giustizia-italia-verso-separazione-carriere-05112025-800x668.jpeg 800w" sizes="(max-width: 1118px) 100vw, 1118px" /></a></p>
<p>La Lomellina</p>
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		<title>Separazione delle carriere, ci mancava solo l&#8217;accusa di piduismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-dele-carriere-ci-mancava-solo-laccusa-di-piduismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 13:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passate le settimane e dopo le settimane sono passati i mesi. Eppure,  nulla. Nessuno ci aveva ancora pensato, nessuno aveva ancora lanciato la ferale accusa. La madre di tutte le accuse, in effetti. Cominciavamo, dunque, a preoccuparci. Possibile che a 74 giorni dall’approvazione, alla Camera, della legge sulla separazione delle carriere tra magistrati requirenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passate le settimane e dopo le settimane sono passati i mesi. Eppure,  nulla. Nessuno ci aveva ancora pensato, nessuno aveva ancora lanciato la ferale accusa. La madre di tutte le accuse, in effetti. Cominciavamo, dunque, a preoccuparci. Possibile che a 74 giorni dall’approvazione, alla Camera, della legge sulla separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti nessuno abbia ancora pensato ad evocare il famigerato Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli? Cominciavamo a disperare. Cominciavamo a pensare che, caso più unico che raro nella storia riformista della seconda Repubblica, per una volta gli oppositori di una riforma cara al governo in carica intendessero criticarla nel merito piuttosto che delegittimarne gli autori con l’accusa di piduismo di ritorno.</p>
<p>Era successo con la riforma costituzionale del centrodestra nel 2006, con la riforma Renzi-Boschi del 2016, con la presentazione in Parlamento del premierato meloniano nel 2024. Ma sulla separazione delle carriere ancora nulla. Vuoi vedere che… E invece no. Ecco, infatti, comparire oggi sulla Stampa di Torino un accorato commento firmato dal magistrato Gian Carlo Caselli e dall’avvocato Vittorio Barosio in cui si evoca esplicitamente il “Piano di rinascita democratica P2” che, al comma V dei “Provvedimenti istituzionali” previsti nel “medio e lungo termine” per l’Ordinamento giudiziario, propone, appunto, di “separare le carriere requirente e giudicante”. È la prova regina. La pistola fumante. La dimostrazione inconfutabile dell’intento sovversivo della riforma.</p>
<p>Che poi, a prendersi la briga di leggere tutte le otto paginette del Piano, si scopre che molte delle riforme proposte dalla loggia di Licio Gelli sono state in effetti attuate. Ad esempio. Al comma V della parte relativa all’Ordinamento del Governo si prevede la “soppressione delle province” che fu disposta nel 2014 dal ministro del Pd Graziano Delrio. Mentre al comma I della parte relativa all’Ordinamento del Parlamento si prevede “la riduzione del  numero dei deputati… e dei senatori” imposta nel 2020 al sistema dei partiti dal Movimento 5stelle di Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Significa che la spada, anzi, il gladio della P2 è stata ritualmente poggiata sulla spalla dei grandi capi del Partito democratico del Movimento grillino? No, semplicemente non significa nulla.</p>
<p><em><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/03/31/news/che_noia_infinita_laccusa_di_piduismo_a_chi_fa_le_riforme-18811679/"><strong>Huffington Post</strong></a></em></p>
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		<title>Resistere, resistere, resistere&#8230; alle pressioni di chi vuole strappare il cuore alla Separazione delle carriere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/resistere-resistere-resistere-alle-pressioni-di-chi-vuole-strappare-il-cuore-alla-separazione-delle-carriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resistere, resistere, resistere. Il ministro Carlo Nordio è asserragliato a via Arenula, protetto dalla guardia pretoria di Forza Italia comandata dal viceministro Francesco Paolo Sisto e insidiato da nemici tanto esterni quanto interni al suo dicastero. C’è la farà? Riuscirà il ministro della Giustizia a resistere alle pressioni, sia a quelle evidenti e macroscopiche, sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Resistere, resistere, resistere. Il ministro Carlo Nordio è asserragliato a via Arenula, protetto dalla guardia pretoria di Forza Italia comandata dal viceministro Francesco Paolo Sisto e insidiato da nemici tanto esterni quanto interni al suo dicastero. C’è la farà? Riuscirà il ministro della Giustizia a resistere alle pressioni, sia a quelle evidenti e macroscopiche, sia a quelle occulte e sottili, di chi in queste ore si sta adoperando con ogni mezzo per scardinare la riforma sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti?</p>
<p>Oggetto del contendere non è la riforma in quanto tale, ma la norma che della riforma rappresenta il cuore pulsante: lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura. Prevedere, come fa il Disegno di legge Nordio, due Csm è infatti l’unica maniera per spezzare la catena di interessi personali declinati in forma di carriere che da sempre fa di giudici e pubblici ministeri un’unica corporazione usa spartirsi le cariche e gli incarichi con logica da cosca. Leggere il libro-intervista dell’ex presidente dell’associazione nazionale magistrati Luca Palamara per convincersene.</p>
<p>Prevedere due Consigli superiori della magistratura, i cui membri togati vengono indicati per sorteggio come nella Atene di Pericle, significa scardinare un sistema di potere ormai consolidato. Ovvio che i diretti interessati facciano di tutto per evitarlo, e quel “di tutto” comincia ad allarmare anche gli uomini di governo più vicini a Giorgia Meloni. Primo tra tutti, il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ex magistrato. Forte della sponda con i magistrati distaccati a via Arenula e strategicamente dislocati nei gangli vitali del ministero della Giustizia, Mantovano starebbe esercitando tutte le pressioni di cui è capace per rivedere la norma sul doppio Csm.</p>
<p>L’Associazione nazionale magistrati fa, ovviamente, il tifo per lui. E non c’è da illudersi su quale sarà l’atteggiamento del neo presidente Cesare Parodi. È vero che il procuratore aggiunto di Torino appartiene alla corrente moderata di Magistratura indipendente, ma la natura delle correnti conta ormai poco e ancor meno contano ormai le inclinazioni politiche dei singoli magistrati: la magistratura organizzata è divenuta un corpo unico, compattamente determinato a preservare il proprio potere discrezionale sugli incarichi e gli assetti dell’ordine giudiziario.</p>
<p>Nei giorni scorsi è circolata la voce che l’offensiva avesse avuto successo e che il ministro fosse pronto a capitolare sul Csm. Non era vero. Chi, col fiato sospeso, ha telefonato a Carlo Nordio chiedendo spiegazioni si è sentito rassicurare: “Ma quando mai? Nessun cedimento c’è stato né<br />
ci sarà”. Sollievo tra i garantisti, e in modo particolare tra i ranghi di Forza Italia, che questa riforma l’ha voluta più di tutti. Paradossalmente, è diventata la riforma di Giorgia Meloni. Ora che l’autonomia differenziata cara alla Lega è stata fatta a pezzi dalla Consulta e il premierato caro Fratelli d’Italia è finito su un binario morto per paura del referendum, l’unica riforma di sistema che i partiti della maggioranza e il governo potranno esibire all’elettorato è, infatti, quella sulla separazione delle carriere.</p>
<p>Semmai dovesse saltare la norma sullo sdoppiamento del Csm, esibirebbero una scatola vuota. A chi gioverebbe farlo? Naturalmente, la partita non è finita. La riforma deve ancora approvata da un ramo del parlamento e se dovesse vedere la luce così com’è le resistenze corporative si scateneranno nel buio del ministero quando sarà il momento di scrivere i relativi decreti attuativi. È successo anche con la riforma Cartabia, in buona parte smontata dai magistrati in servizio permanente effettivo presso il ministero della Giustizia.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/02/19/news/la_riforma_meloni_che_non_piace_a_mantovano-18470120/"><em><strong>HuffingtonPost</strong></em></a></p>
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		<title>Carriere separate, riforma sacrosanta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carriere-separate-riforma-sacrosanta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 11:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Dubbio, 28 Settembre 2024</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Dubbio, 28 Settembre 2024</p>
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		<item>
		<title>Separazione delle Carriere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 12:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
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		<title>Separazione delle carriere, un primo passo verso lo Stato di diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere-un-primo-passo-verso-lo-stato-di-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
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		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su cui si incardina lo Stato diritto, della parità tra accusa e difesa nel processo. Se, infatti, la carriera di chi rappresenta l’accusa è identica a quella di chi giudica, se entrambe dipendono dallo stesso Csm e appartengono al medesimo ordine, è chiaro che difficilmente il giudice potrà essere percepito come terzo e che sicuramente la difesa dell’imputato avrà l’impressione di un confronto squilibrato a vantaggio dell’accusa. Come in Turchia e in pochi altri Paesi, in Italia vige invece l’unificazione delle carriere, introdotta, fatto emblematico, nel 1942 durante il regime fascista. Un’inconguenza che anche Giovanni Falcone sosteneva andasse corretta.</p>
<p>Ma allora, perché una riforma di così evidente buonsenso e di cui si parla da così tanto tempo non è stata ancora approvata? La risposta è semplice: per paura. La paura di ministri e leader politici di maggioranza d’essere travolti da una valanga di inchieste e di avvisi di garanzia scatenati in maniera pretestuosa dai magistrati più politicizzati con l’obiettivo di ostacolare una riforma notoriamente sgradita alla corporazione giudiziaria.</p>
<p>Ebbene, dopo oltre trent’anni di parole mai seguite dai fatti, un fatto, oggi, c’è stato. E si è trattato di un fatto rivoluzionario: il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale messo a punto dal guardasigilli Carlo Nordio e dal viceministro alla Giustizia Francesco Sisto che scinde le carriere dei magistrati che giudicano da quelle dei magistrati che accusano. Si prevedono concorsi separati e due Csm distinti entrambi presieduti dal Capo dello Stato, si introduce il sorteggio per designare la componente laica del Csm, si demanda ad un’Alta Corte composta non solo da magistrati il giudizio sulle questioni disciplinari che attengono alle toghe. L’Anm, naturalmente, ha già alzato le barricate.</p>
<p>L’Italia si avvia così a diventare un Paese normale e Forza Italia può esibire, nel nome di Silvio Berlusconi, la propria riforma-bandiera al pari del premierato per Fratelli d’Italia e dell’autonomia differenziata per la Lega. Dirà il tempo se il “coraggio” dimostrato oggi è destinato a durare. Dirà il tempo se il destino della riforma costituzionale approvata dal Consiglio dei ministri è quello di finire impantanata in Parlamento come molti credono. Si vedrà. Oggi, però, chi crede nello Stato di diritto e nel primato della politica è autorizzato a festeggiare.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/05/separazione-carriere-anomalia-italiana/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>La separazione delle carriere è la madre delle riforme della giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/75983/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 15:58:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[giuseppe benedetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì alla Camera dei deputati abbiamo lanciato un appello e una raccolta firme, che trovate sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, a favore della separazione delle carriere dei magistrati, tra giudici e Pm. Una riforma costituzionale necessaria per equilibrare il nostro sistema giustizia, per garantire l’effettiva parità tra accusa e difesa nel processo, e una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/75983/">La separazione delle carriere è la madre delle riforme della giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì alla Camera dei deputati abbiamo lanciato un appello e una raccolta firme, che trovate sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, a favore della separazione delle carriere dei magistrati, tra giudici e Pm. Una riforma costituzionale necessaria per equilibrare il nostro sistema giustizia, per garantire l’effettiva parità tra accusa e difesa nel processo, e una battaglia di civiltà. Abbiamo promosso questa iniziativa indipendentemente dalle proposte di legge già depositate in Parlamento, perché pensiamo sia importante mantenere alta l’attenzione sul tema e arrivare a una rapida approvazione.</p>
<p>E abbiamo da subito raccolto adesioni in modo trasversale. Nella sala stampa della Camera dei deputati erano presenti insieme a noi il nuovo presidente dell’Unione camere penali, Francesco Petrelli, Enrico Costa di Azione, Roberto Giachetti di Italia Viva, Raffaele Nevi di Forza Italia, Stefano Maullu di Fratelli d’Italia, e il presidente della Fondazione Unione Camere Penali, Beniamino Migliucci. Tutti convinti sostenitori dell’importanza di questa riforma.</p>
<p>Per noi la questione centrale a favore della separazione delle carriere non è l’enorme potere di questo o di quel Pm, ma la totale irresponsabilità dello stesso nel sistema giudiziario italiano che non vede eguali in nessun altro Paese europeo. Oggi pensiamo sia indispensabile avere un doppio Csm, uno per i giudici e uno per la pubblica accusa. In uno Stato liberal-democratico il magistrato non deve essere il sacerdote dell’etica pubblica, ma deve limitarsi ad applicare correttamente le leggi.</p>
<p>Chiariamo, nessun Pm deve essere controllato dall’esecutivo, infatti quella dei magistrati controllati dal Ministero della Giustizia è una bufala, una strumentalizzazione che arriva da una certa parte di magistratura militante che ogni volta che viene messa sul tavolo questa riforma si attiva per farla fallire. Il primo a dire che, pur separando le carriere dei magistrati, nessuno vuole mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, è stato proprio il ministro Carlo Nordio.</p>
<p>A chi ci chiede quando sia il momento giusto per arrivare a questa riforma, noi rispondiamo “ieri”. Separare le carriere dei magistrati rappresenterebbe il completamento logico e cronologico del percorso di riforma iniziato nel 1989 con il nuovo Codice di Procedura Penale di Giuliano Vassalli, che ha segnato il passaggio dal rito inquisitorio al rito accusatorio, e proseguito dieci anni dopo con la riforma dell’art. 111 della Costituzione, che vede il giudice terzo. Oggi manca proprio quest’ultimo step, ci auguriamo che il Parlamento non si lasci sfuggire questa occasione.</p>
<p><em><strong><a href="https://formiche.net/2023/10/perche-la-separazione-della-carriere-e-un-atto-di-civilta/">Formiche.net</a></strong></em></p>
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		<title>Necessario arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/necessario-arrivare-alla-separazione-delle-carriere-dei-magistrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fausto Carioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 16:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guzzetta]]></category>
		<category><![CDATA[magistrati]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il costituzionalista loda l’attivismo del guardasigilli: «Dividere pm e giudici garanzia di indipendenza E che ci sia un “abuso” dell’abuso d’ufficio lo ha detto persino la Corte costituzionale nel 2022» Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto Pubblico e costituzionalista di cultura liberale, è da anni in prima fila tra coloro che chiedono la separazione delle carriere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il costituzionalista loda l’attivismo del guardasigilli: «Dividere pm e giudici garanzia di indipendenza<br />
E che ci sia un “abuso” dell’abuso d’ufficio lo ha detto persino la Corte costituzionale nel 2022»</h3>
<p>Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto Pubblico e costituzionalista di cultura liberale, è da anni in prima fila tra coloro che chiedono la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e altre riforme della giustizia a tutela delle libertà individuali. «Bene che ci siano delle proposte da parte del guardasigilli, che ci mette la faccia, e bene che se ne discuta», dice a Libero commentando l’iniziativa di Carlo Nordio. «Il dibattito sulla giustizia si trascina da decenni senza che si riesca a fare una discussione laica, perché tutte le parti  lucranoi  vantaggi della contrapposizione ideologica. Ma i problemi vanno risolti pragmaticamente e con equilibrio».</p>
<p><strong>Equilibrio, almeno in certe dichiarazioni, se ne vede poco. Per il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, la separazione delle carriere condurrebbe all’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, che diventerebbe discrezionale e sottoposta al controllo del potere politico. «Una cosa molto pericolosa per la democrazia», dice.</strong><br />
«Ho un po’ di difficoltà a comprendere il nesso tra separazione delle carriere e rischio di un’azione penale soggiogata dal controllo politico. Perché la prima questione riguarda una distinzione strutturale. La seconda una modalità di garanzia dell’indipendenza del pm. C’è un salto logico, l’azione penale può essere discrezionale o obbligatoria indipendentemente dalla circostanza che il pm faccia parte dello stesso corpo dei giudici. Mi sembra un modo di agitare fantasmi eludendo il nodo dei problemi»</p>
<p><strong>Qual è questo nodo?</strong><br />
«Sulla separazione delle carriere mi pare difficile mettere in dubbio che l’appartenere allo stesso corpo e alla stessa carriera non possa, almeno astrattamente, indurre ad un atteggiamento di benevolenza verso il collega con cui si è condiviso magari per anni il medesimo ufficio. Né mi ha mai convinto l’affermazione che separando le carriere si priverebbe il pm della cosiddetta “cultura della giurisdizione”, a garanzia di legalità. È un argomento che prova troppo ed è anche un po’ offensivo verso i pubblici ministeri».</p>
<p><strong>Perché “prova troppo”?</strong><br />
«Prova troppo perché, così come tenere unite le carriere può favorire la condivisione di una cultura garantista pressoi pm, può anche favorire la diffusione di una cultura inquisitrice presso i giudici. L’argomento vale in entrambe le direzioni. Poi non capisco perché un funzionario qualificato, come dovrebbe essere un pubblico ministero indipendente, debba essere sospettato per ciò stesso di trasformarsi in un Torquemada solo perché la sua carriera è distinta. Purtroppo la mentalità inquisitrice può esistere &#8211; ed esiste, come molti episodi dimostrano &#8211; anche in un sistema come l’attuale. Il rischio di abuso si cura in altri modi, innanzitutto con i controlli e con la responsabilità, spezzando la chiusura corporativa che i costituenti temevano e che l’unificazione delle carriere certamente non frena»</p>
<p><strong>Resta il fatto che di abolire l’obbligatorietà dell’azione penale se ne parla da anni.</strong><br />
«Ma tutti sanno che il problema non è abolire l’obbligatorietà dell’azione penale sul piano giuridico, ma trovare soluzioni per la sua inattuazione in via di fatto. Nessuno oggi può dire, con onestà intellettuale, che tutti i reati vengono perseguiti. Allora la domanda è un’altra. Là dove non si riesce a perseguire tutti i reati chi decide la priorità nell’azione? I pm? I capi degli uffici? Il governo? Il parlamento? Questo è il vero quesito».</p>
<p><strong>E lei come risponde?</strong><br />
«Piero Calamandrei pensava che a decidere dovesse essere un “procuratore generale commissario della giustizia”, nominato tra i procuratori generali dal presidente della repubblica su voto delle Camere, componente di diritto del Consiglio dei ministri e passibile di sfiducia da parte delle Camere. E Calamandrei non era cero vittima di tentazioni autoritarie».</p>
<p><strong>Nordio ha presentato il suo primo disegno di legge di riforma del sistema penale. Sull’abuso d’ufficio ha scelto la strada più netta: l’abrogazione della fattispecie. È la scelta giusta?</strong><br />
«L’abuso d’ufficio è forse uno dei reati su cui più si è intervenuti. Perché è un reato “di chiusura” rispetto a quelli più tipici come la corruzione o la concussione. E dunque i suoi contorni finiscono per essere sfuggenti, malgrado gli sforzi per tipizzare la fattispecie. Che ci sia stato un abuso dell’abuso d’ufficio nell’interpretazione e nell’applicazione giurisdizionale lo ha detto persino la Corte costituzionale nella<br />
sentenza 8/2022. E questo ha generato quel fenomeno di amministrazione difensiva e di “paura della firma” che ormai paralizza l’intero Paese. Tutte le riforme tese a limitarlo sono state eluse. Immagino sia per questo motivo che il ministro ha deciso perla via radicale dell’abrogazione».</p>
<p><strong>L’accusa al disegno di Nordio è la solita: abolendo il reato d’abuso d’ufficio si fa un favore a corrotti e corruttori.</strong><br />
«I cittadini dovrebbero sapere che, al di là dell’abuso d’ufficio, il nostro ordinamento è tra quelli in cui esistono più norme repressive, penali, amministrative, disciplinari, civilistiche contro la corruzione. Il problema è che forse la corruzione non si combatte solo con la repressione, ma anche con incentivi a comportamenti virtuosi. Ancora una volta una cultura eccessivamente inquisitrice rischia di determinare effetti<br />
inintenzionali molto dannosi. L’eccesso di legislazione repressiva rischia di condurci alle gride manzoniane o alla cultura da colonna infame».</p>
<p><strong>Il ddl Nordio prevede anche che il pm non possa appellare le sentenze di proscioglimento, salvo che per i reati più gravi. Il guardasigilli usa</strong><br />
<strong>un argomento interessante: se l’imputato, per essere condannato, deve essere colpevole «al di là di ogni ragionevole dubbio», basta che il giudice di primo grado l’abbia assolto per creare questo dubbio. La convince?</strong><br />
«Da costituzionalista, non mi avventuro a commentare considerazioni di chi ha un’esperienza specialistica sul campo e conosce ogni sfumatura dell’ordinamento penale. Quel che posso dire è che, soprattutto se limitato ai reati minori, non vedo scandaloso che un proscioglimento sia sufficiente per destinare le risorse che i pm dedicherebbero all’appello verso il perseguimento di altri reati, magari più gravi. Il potenziale repressivo dello Stato è anch’esso una risorsa scarsa».</p>
<p><strong>Dopo quanto avvenuto al sottosegretario Andrea Delmastro, il governo ha deciso di intervenire sul potere del gip di ordinare l’imputazione </strong><strong>coatta al pm che vorrebbe archiviare la posizione dell’indagato. Al di là della tempistica, che può far storcere il naso, se il pm ha il monopolio </strong><strong>dell’azione penale, come può il gip surrogarlo e costringerlo a fare una cosa in cui non crede?</strong><br />
«A mio parere non si può sostenere che la Costituzione imponga il monopolio dell’azione penale in capo al pm. E aggiungo che, se l’azione penale dev’essere obbligatoria, ci vuole qualcuno che controlli che il pm non rimanga inerte o non chiuda un occhio, magari per una qualche interesse personale. Non mi scandalizza, quindi, che ci siano controlli. Il punto è che, se abbiamo accolto la prospettiva del modello accusatorio, non può essere un giudice a sostituirsi al pm e fare il pm al suo posto. Occorre trovare altre soluzioni».</p>
<p><strong>I divieti di pubblicare le intercettazioni relative alle inchieste giudiziarie sinora sono serviti a nulla. Il ddl del governo dà un giro di vite: giusto farlo o si comprime la libertà d’informazione?<br />
</strong> «Non so se sia un giro di vite o il tentativo di arginare un fenomeno che, nelle sue  manifestazioni patologiche, rappresenta una violenza alla civiltà giuridica. Soprattutto se, oltre che agli indagati, comunque presunti non<br />
colpevoli fino a condanna definitiva, colpisce tutte le persone che, senza nemmeno entrare nelle indagini, vengono sbattute nelle intercettazioni pubblicate per soddisfare i peggiori istinti voyeuristici».</p>
<p><strong>Altro ragionamento di Nordio: il concetto di concorso esterno in associazione mafiosa «è un ossimoro: o si è esterni, e allora non si è concorrenti, o si è concorrenti, e allora non si è esterni». E dunque occorre tipizzarlo con una norma ad hoc, che oggi non c’è.<br />
</strong>«Non sono un penalista e mi muovo con rispetto di fronte a un dibattito che ha una lunga storia e un alto tasso di tecnicità. Non vi sono dubbi sul fatto che il reato di concorso esterno rappresenta una creazione della giurisprudenza, sul quale il legislatore non è mai intervenuto. Fa un po’ riflettere l’idea di concorrere in un reato che consiste nell’associarsi, senza però&#8230; associarsi ed essere associati».</p>
<p><a href="https://www.liberoquotidiano.it/"><strong><em>Libero</em></strong></a></p>
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		<title>Intervista al Presidente Giuseppe Benedetto per EXTREMA RATIO</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intervista-al-presidente-giuseppe-benedetto-per-extrema-ratio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Galati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 09:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[nondiamocideltu]]></category>
		<category><![CDATA[recensione non diamoci del tu]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista all’Avvocato penalista Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, sul suo ultimo libro “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”, edito da Rubbettino Editore. Un serio dibattito sulle regole del gioco della giustizia penale non può evadere la separazione delle carriere tra giudici e pm: questa, la profonda convinzione da cui muove l’Autore, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista all’Avvocato penalista Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, sul suo ultimo libro “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”, edito da Rubbettino Editore. Un serio dibattito sulle regole del gioco della giustizia penale non può evadere la separazione delle carriere tra giudici e pm: questa, la profonda convinzione da cui muove l’Autore, fondando la sua riflessione su ragioni di rango prima di tutto giuridico, senza trascurare uno sguardo comparativo.</p>
<p>La carriera unica, infatti, rappresenta una peculiarità italiana soprattutto nei paesi liberal-democratici occidentali, ed esemplifica un’incoerenza del sistema interno, ancora oggi capace d’inibire il pieno compimento del processo accusatorio (introdotto più di trent’anni fa dalla Riforma Vassalli) e della riforma costituzionale del 1999, che volle incidere l’art. 111 Cost. nel segno del giusto processo e della parità delle parti di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Nel descrivere questa rappresentazione, Benedetto incalza sollevando l’attenzione sulle ulteriori e connesse storture dell’ordinamento, indicando una proposta di legge già depositata e giocando con le provocazioni sulla “riserva mentale” nella quale sembra arroccata la magistratura.</p>
<p>La discussione non riguarda la compromissione dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, ma appartiene all’esfoliazione del nostro sistema da vecchie e diffuse tracce inquisitorie. Tutto ciò che precede, infatti, attiene al rispetto del giusto processo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Intervista a Giuseppe Benedetto | EXTREMA RATIO" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/j1e1f-zeZrs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>«Il pm non cerchi più le prove a favore dell’indagato&#8230;»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pm-non-cerchi-piu-le-prove-a-favore-dellindagato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennaro Grimolizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 10:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[il dubbio]]></category>
		<category><![CDATA[non diamoci del tu]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA PROVOCAZIONE DEL CELEBRE AVVOCATO: «IO NON HO MAI VISTO UN PUBBLICO MINISTERO CHE TI INTERROMPE PER DIRTI CHE HA FATTO DELLE INDAGINI E INTEGRA LA TESI DIFENSIVA» IL SOTTOSEGRETARIO OSTELLARI, HA DATO INCARICO AGLI UFFICI PREPOSTI PER TROVARE CASI DI PM CHE HANNO AGITO PER RICERCARE PROVE A SOSTEGNO DELL’INDAGATO &#160; L’avvocato Giuseppe Benedetto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">LA PROVOCAZIONE DEL CELEBRE AVVOCATO: «IO NON HO MAI VISTO UN PUBBLICO MINISTERO CHE TI INTERROMPE PER DIRTI CHE HA FATTO DELLE INDAGINI E INTEGRA LA TESI DIFENSIVA»</h3>
<p style="text-align: center;"><strong>IL SOTTOSEGRETARIO OSTELLARI, HA DATO INCARICO AGLI UFFICI PREPOSTI PER TROVARE CASI DI PM CHE HANNO AGITO </strong><strong>PER RICERCARE PROVE A SOSTEGNO DELL’INDAGATO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’avvocato Giuseppe Benedetto è autore del libro “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere” (ed. Rubbettino, pp. 134, euro 16).<br />
Il presidente della “Fondazione Einaudi” pone all’attenzione dei lettori un tema di strettissima attualità, al centro dell’agenda politica, e da sempre oggetto di un’attenta analisi da parte di Carlo Nordio, che firma la prefazione, ben prima che l’ex magistrato diventasse ministro della Giustizia.</p>
<p>«Le idee sulla separazione delle carriere del ministro Nordio – dice al Dubbio Giuseppe Benedetto -, al di là di quanto scrive nel mio libro, sono nette e chiare da sempre. Una riforma di questo genere, però, passa più che dal governo dal Parlamento. Il timore del pantano parlamentare, comunque, è forte».</p>
<p><strong>Avvocato Benedetto, il suo libro è un manifesto a sostegno della separazione delle carriere?</strong><br />
È una deduzione logica e cronologica. Cronologica perché facciamo una ricostruzione storica della vicenda. Partiamo dal Codice di procedura penale riformato nel 1989 e dalla susseguente riforma costituzionale di dieci anni dopo. Nel libro si sostiene che sono state due riforme che hanno introdotto cambiamenti profondi nel nostro sistema processuale e costituzionale, ma mancano dell’ultimo tassello: il giudice terzo.<br />
Questo non è effettivamente terzo se non c’è una reale separazione della magistratura inquirente da quella giudicante. È un passaggio non di poco conto. La deduzione logica si basa sul fatto che abbiamo cercato di dimostrare alcune tesi non con argomenti da<em> politique politicienne</em>, ma con argomenti politici nel migliore senso del termine, perché la politica alta ci appartiene, anche come Fondazione Einaudi. Ma, soprattutto, con argomenti che evidenziano che il sistema odierno non regge e ci pone al di fuori dalle liberal-democrazie occidentali, sia quelle europee che quelle anglosassoni.</p>
<p><strong>Il Parlamento si sta muovendo. Alla Camera sono state presentate delle proposte di legge per separare giudici e pm. Il Terzo Polo, la Lega e Forza Italia vanno nella stessa direzione. Al momento è assente su questo fronte Fratelli d’Italia. Il legislatore è più determinato rispetto al passato? Il traguardo della separazione è alla portata?</strong><br />
Non me la sento di dire che il traguardo è alla portata. Sarei troppo ottimista. Lo stesso presidente della Commissione Affari Costituzionali ha detto martedì che, se tutto va ve bene, ci vorrebbero almeno due anni e mezzo. In politica due anni e mezzo sono due vite e mezza. Il fatto, però, che ci si muova è positivo. Io ho paura del pantano parlamentare, ma ovviamente bisognerà passare dal Parlamento. Ci potrebbe però essere una alternativa.</p>
<p><strong>A cosa si riferisce?</strong><br />
Il Parlamento potrebbe tenere conto di alcune indicazioni della Fondazione Einaudi: una rapida Assemblea Costituente per rivedere complessivamente la seconda parte della Costituzione. Potrebbe esserci in questo caso una riforma complessiva della giustizia. Siccome si è avviato l’iter parlamentare, mi hanno già chiesto in Parlamento di intervenire in audizione. Porterò le tesi della Fondazione Einaudi. Spero che anche Fratelli d’Italia e il Pd possano fare una riflessione sul tema. Dei quattro progetti presentati sulla separazione delle carriere tre sono esattamente la riproduzione di quello che la Fondazione Einaudi e l’Unione Camere penali hanno presentato sei anni fa, raccogliendo oltre 60mila firme. È un disegno di legge costituzionale, come ricorda l’avvocato Migliucci, nell’introduzione al mio libro. L’altra proposta di Forza Italia si discosta di poco da quanto suggeriamo. Spero che non si avviino varie forme di ostruzionismo da parte di potenti forze politiche e della società presenti nel nostro paese.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa lei ha sostenuto che il pm deve sostenere l&#8217;accusa nel nostro sistema processuale non ricercare le prove a favore dell&#8217;indagato.</strong><br />
<strong>Una proposta concreta, ben più di una provocazione, per mettere mano al nostro sistema giudiziario?</strong><br />
È una provocazione. Io non ho mai visto un pubblico ministero che ti interrompe per dirti che ha fatto delle indagini e integra la tesi difensiva. Se poi vogliamo passare dal momento empirico alla teoria, questo è un retaggio classico del sistema inquisitorio. Con il sistema accusatorio le cose vanno diversamente. Dunque, non giriamo attorno al problema. La mia provocazione è stata fatta alla luce del sole, alla<br />
presenza del sottosegretario alla Giustizia Ostellari, il quale ha apprezzato la mia proposta, dando incarico agli uffici preposti per una serie di approfondimenti. A partire dai casi di pm che hanno agito per ricercare prove a sostegno dell’indagato.</p>
<p><strong>Nel suo libro lei dimostra un amore profondo per la toga. Quanto è cambiata la professione forense negli ultimi vent&#8217;anni?</strong><br />
La professione forense è completamente cambiata già rispetto a pochi anni fa. Possiamo fare un semplice esempio, prendendo in considerazione la fase antecedente al Covid e quella successiva alla pandemia. Nel post Covid ho difficoltà a relazionarmi con i sistemi informatici che oggi reggono anche il penale. Ma questo è solo un aspetto. I giovani che si avviano alla professione sono favoriti su questo<br />
fronte. È come quando la mia generazione ha iniziato la professione con il nuovo Codice di procedura penale. Ai colleghi che si affacciano alla professione consiglio di utilizzare il “metodo laico”, quello del dubbio. Leonardo Sciascia, lo scrivo pure nel mio libro, lo richiama chiaramente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ildubbio.news/"><strong><em>Il Dubbio</em></strong></a></p>
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