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	<title>scuola di liberalismo 2019 - messina Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>scuola di liberalismo 2019 - messina Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Scuola di Liberalismo, borse di studio e attestati &#8211; Gazzetta del Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 10:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La consegna durante una cerimonia svoltasi nell&#8217;aula del Senato accademico La conclusione di un intenso anno che ha visto alternarsi numerosi relatori Nell&#8217;aula del Senato accademico, alla presenza del prorettore vicario Giovanni Moschella, si é tenuta la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti della Scuola di Liberalismo e la premiazione dei vincitori delle due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La consegna durante una cerimonia svoltasi nell&#8217;aula del Senato accademico</em></p>
<p><em>La conclusione di un intenso anno che ha visto alternarsi numerosi relatori</em></p>
<p>Nell&#8217;aula del Senato accademico, alla presenza del prorettore vicario Giovanni Moschella, si é tenuta la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti della Scuola di Liberalismo e la premiazione dei vincitori delle due borse di studio, rispettivamente stanziate dal Coordinamento messinese della Fondazione Luigi Einaudi e dal Consiglio notarile dei Distretti riuniti di Messina, Barcellona, Patti e Mistretta. Le borse di studio della Scuola di Liberalismo sono andate a Fabrizia Pasciuto (borsa indetta dal Consiglio notarile) e Fabrizio Morabito (borsa coordinamento messinese &#8216;Scuola Liberalismo&#8221;). Angelica Esposito ha ricevuto la borsa `Fondazione Einaudi &#8211; Premio “Franco Martino&#8221; nell&#8217;ambito di una cerimonia tenutasi al &#8220;Circolo&#8221; di via Garibaldi alla presenza della signora Silvana Martino e del presidente della Fondazione &#8220;Einaudi&#8221; Giuseppe Benedetto. Al termine di questa nuova edizione. il direttore della Scuola di Liberalismo Pippo Rao ha manifestato la sua soddisfazione per l&#8217;innovativo percorso che ha permesso di presentare alcuni importanti studiosi del Liberalismo, da Locke a Croce, da Popper a Smith, da Sturzo a Humboldt.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sergio Di Giacomo, Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Chiude in grande stile la Scuola di Liberalismo &#8211; 16/06/2016 Gazzetta del Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 09:32:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle 18 a &#8220;Il Circolo&#8221; sarà ricordata la figura di Franco Martino Sergio Di Giacomo Stamattina si conclude l&#8217;edizione 2019 della Scuola di Liberalismo di Messina, promossa dalla &#8220;Fondazione Luigi Einaudi&#8221; ed organizzata in collaborazione con l&#8217;Università e la Fondazione Bonino-Pulejo e con il patrocinio dei principali Ordini professionali della città. Alle 10, nell&#8217;aula del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alle 18 a &#8220;Il Circolo&#8221; sarà ricordata la figura di Franco Martino Sergio Di Giacomo</em></p>
<p>Stamattina si conclude l&#8217;edizione 2019 della Scuola di Liberalismo di Messina, promossa dalla &#8220;Fondazione Luigi Einaudi&#8221; ed organizzata in collaborazione con l&#8217;Università e la Fondazione Bonino-Pulejo e con il patrocinio dei principali Ordini professionali della città. Alle 10, nell&#8217;aula del Senato accademico, si terrà la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti e la premiazione dei vincitori delle due borse di studio, rispettivamente stanziate dal Coordinamento messinese della Fondazione Luigi Einaudi e dal Consiglio notarile dei Distretti riuniti di Messina, Barcellona, Patti e Mistretta. Le borse di studio verranno consegnate dal prof. Giovanni Moschella, prorettore vicario. Saranno presenti l&#8217;avv. Enzo Palumbo, componente della Commissione Giustizia della Fondazione Luigi Einaudi, il prof. Pippo Rao, direttore generale della Scuola di Liberalismo di Messina, il prof. Giuseppe Gembillo, direttore scientifico, l&#8217;Ing. Edoardo Milio, responsabile relazioni i istituzionali e il dott. Salvatore Totaro, responsabile del Comitato di segreteria.</p>
<p>Dedicato a Martino</p>
<p>Alle 18, nei locali de &#8220;Il Circolo&#8221;, alla presenza dell&#8217;assessore regionale Roberto Lagalla, si svolgerà la cerimonia di consegna della borsa di studio istituita dalla Presidenza nazionale della Fondazione Einaudi e intitolata a Franco Martino. La borsa di studio verrà consegnata dalla moglie Silvana. La cerimonia sarà preceduta da un ricordo della figura dell&#8217;on. Franco Martino, scomparso nell&#8217;ottobre del 2017, da parte del prof. Franco Vermiglio. Saranno presenti l&#8217;avv. Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi e il prof. Francesco Trimarchi, presidente de &#8220;Il Circolo&#8221;. Al termine della Scuola di Liberalismo Pippo Rao ringrazia i relatori e i partecipanti: «E stato possibile riflettere sulla natura della libertà affrontando autori diversi da Locke a Croce, da Popper a Smith, da Sturzo a Humboldt».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sergio Di Giacomo</p>
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		<title>Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: consegna borsa di studio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-consegna-borsa-di-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2019 07:08:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2019]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-consegna-borsa-di-studio/">Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: consegna borsa di studio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-consegna-borsa-di-studio/">Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: consegna borsa di studio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Scuola di liberalismo di Messina, domani la cerimonia di chiusura &#8211; 14/07/2019 tempostretto.it</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-di-messina-domani-la-cerimonia-di-chiusura-14-07-2019-tempostretto-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 19:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle 10 la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti e la premiazione dei vincitori delle due borse di studio, alle 18 appuntamento al Circolo di via Garibaldi L’edizione 2019, la nona della Scuola di Liberalismo di Messina, promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi ed organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina e la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-di-messina-domani-la-cerimonia-di-chiusura-14-07-2019-tempostretto-it/">Scuola di liberalismo di Messina, domani la cerimonia di chiusura &#8211; 14/07/2019 tempostretto.it</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alle 10 la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti e la premiazione dei vincitori delle due borse di studio, alle 18 appuntamento al Circolo di via Garibaldi</em></p>
<p>L’edizione 2019, la nona della Scuola di Liberalismo di Messina, promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi ed organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina e la Fondazione Bonino-Pulejo e con il patrocinio dei principali Ordini professionali della città di Messina (Architetti, Avvocati, Ingegneri, Medici chirurghi e Odontoiatri, Notai), è ufficialmente giunta al termine <a>dopo un ciclo di quindici lezioni, incentrate sulle principali figure e forme del pensiero liberale.</a></p>
<p>L’appuntamento conclusivo è fissato per sabato 15 giugno alle ore 10, presso l’aula del Senato Accademico dell’Università di Messina, per la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti e la premiazione dei vincitori delle due borse di studio, rispettivamente stanziate dal Coordinamento messinese della Fondazione Luigi Einaudi e dal Consiglio Notarile dei Distretti riuniti di Messina, Barcellona P.G., Patti e Mistretta. Le borse di studio verranno consegnate dal Prof. Giovanni Moschella (Pro-Rettore vicario dell’Università degli Studi di Messina).</p>
<div id="videoincontent"></div>
<p>Saranno presenti l’Avv. Enzo Palumbo (Membro della Commissione Giustizia della Fondazione Luigi Einaudi), il Prof. Pippo Rao (Direttore Generale della Scuola di Liberalismo di Messina), il Prof. Giuseppe Gembillo (Direttore Scientifico della Scuola di Liberalismo di Messina) l’Ing. Edoardo Milio (Responsabile Relazioni istituzionali della Scuola di Liberalismo di Messina) e il Dott. Salvatore Totaro (Responsabile Comitato di Segreteria della Scuola di Liberalismo di Messina).</p>
<p>Alle ore 18, invece, presso i locali de “Il Circolo” (Via Garibaldi n. 136), si svolgerà la cerimonia di consegna della borsa di studio istituita dalla Presidenza nazionale della Fondazione Luigi Einaudi ed intitolata a Franco Martino. La borsa di studio verrà consegnata dalla moglie, Sig.ra Silvana.</p>
<p>La cerimonia sarà preceduta da un ricordo della figura del Prof. Franco Martino, scomparso nell’ottobre del 2017, da parte del Prof. Franco Vermiglio.</p>
<p>Saranno presenti il Prof. Roberto Lagalla (Assessore Regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale), l’Avv. Giuseppe Benedetto (Presidente della Fondazione Luigi Einaudi), il Prof. Francesco Trimarchi (Presidente de “Il Circolo”), l’Avv. Enzo Palumbo, il Prof. Pippo Rao, il Prof. Giuseppe Gembillo, l’Ing. Edoardo Milio e il Dott. Salvatore Totaro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da <a href="https://www.tempostretto.it/news/scuola-di-liberalismo-di-messina-domani-la-cerimonia-di-chiusura.html">tempostretto.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-di-messina-domani-la-cerimonia-di-chiusura-14-07-2019-tempostretto-it/">Scuola di liberalismo di Messina, domani la cerimonia di chiusura &#8211; 14/07/2019 tempostretto.it</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: cerimonia conclusiva</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-cerimonia-conclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 17:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-cerimonia-conclusiva/">Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: cerimonia conclusiva</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Rosmini, don Sturzo e il pensiero di Humboldt &#8211; Gazzetta del Sud</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rosmini-don-sturzo-e-il-pensiero-di-humboldt-gazzetta-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 15:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rosmini-don-sturzo-e-il-pensiero-di-humboldt-gazzetta-del-sud/">Rosmini, don Sturzo e il pensiero di Humboldt &#8211; Gazzetta del Sud</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ordini professionali nella società liberale, una vigilanza preziosa &#8211; Gazzetta del Sud 06/06/2019</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ordini-professionali-nella-societa-liberale-una-vigilanza-preziosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 15:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ordini-professionali-nella-societa-liberale-una-vigilanza-preziosa/">Ordini professionali nella società liberale, una vigilanza preziosa &#8211; Gazzetta del Sud 06/06/2019</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ordini-professionali-nella-societa-liberale-una-vigilanza-preziosa/">Ordini professionali nella società liberale, una vigilanza preziosa &#8211; Gazzetta del Sud 06/06/2019</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: tavola rotonda sul tema &#8220;Il Liberalismo e gli Ordini professionali&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-tavola-rotonda-sul-tema-il-liberalismo-ordini-professionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 22:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2019]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ringrazio subito i rappresentanti degli Ordini professionali per la presenza di stasera ma anche per aver patrocinato, come per il passato, la nostra Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi. Intendo precisare che lo scopo di questa Tavola rotonda, attese le posizioni diverse che si registrano sulla opportunità della presenza degli Ordini professionali, non è “un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-di-liberalismo-2019-messina-tavola-rotonda-sul-tema-il-liberalismo-ordini-professionali/">Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: tavola rotonda sul tema &#8220;Il Liberalismo e gli Ordini professionali&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio subito i rappresentanti degli Ordini professionali per la presenza di stasera ma anche per aver patrocinato, come per il passato, la nostra Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi.<br />
Intendo precisare che lo scopo di questa Tavola rotonda, attese le posizioni diverse che si registrano sulla opportunità della presenza degli Ordini professionali, non è “un finale di partita “di beckettiana memoria, ma vuole essere una occasione per dibattere, senza pregiudizi, su un tema che riguarda l’autonomia individuale e le scelte di tipo collettivo.</p>
<p>Quando, alcuni anni or sono, con gli amici Gembillo e Palumbo, abbiamo deciso di coinvolgere alcuni Ordini professionali nella Scuola di Liberalismo, lo abbiamo fatto per aprirci, attraverso loro,espressioni delle cosiddette professioni liberali, ad una parte della società civile e per iniziare, al fine conoscitivo, un incontro-dibattito permanente sulle ragioni della nascita degli Ordini professionali e sulla opportunità di mantenerli, di modificarli o di sopprimerli.</p>
<p>Il dibattito è sempre più acceso.</p>
<p>Premesso che nell’antica Roma esistevano già alcuni gruppi professionali che si costituivano, certamente con obiettivi diversi, dando un segnale di aggregazione tra persone che svolgevano la stessa attività, nel Medioevo assistiamo alla nascita delle Corporazioni di arti e mestieri, associazioni create per regolamentare e tutelare le attività manuali o intellettuali che fossero.</p>
<p>Nell’800, con l’avvento dello Stato liberale si assistette ad un fenomeno di vero e proprio assorbimento degli Ordini professionali nell’organizzazione statale allo scopo di garantire allo Stato la regolazione ed il controllo sugli stessi.</p>
<p>L’apice dell’intervento statale sulla regolamentazione degli Ordini professionali, si raggiunge, in Italia, con l’avvento del regime fascista che si ispirò proprio alle “Corporazioni“, gli organismi sindacali da esso costituiti, che riunivano i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro in un dato settore economico.</p>
<p>Il corporativismo costituiva la pietra angolare del regime, tanto che lo stesso Mussolini diceva: ”Lo stato fascista è corporativo o non è fascista!”</p>
<p>E Bottai, Ministro per le corporazioni scriveva: ”L’interesse individuale si esplica attraverso la volontà delle associazioni professionali, l’interesse delle stesse, attraverso le Corporazioni, l’interesse delle Corporazioni attraverso il Consiglio “Insomma, ogni volontà si realizza attraverso quella immediatamente superiore!       L’ordinamento corporativo trovo‘ attuazione con la legge del 1934 e nel 1939 il Consiglio nazionale delle Corporazioni si fuse col Consiglio Nazionale del Partito Fascista per dare vita alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni che divenne l’organo legislativo del Regno, in sostituzione della Camera dei Deputati.</p>
<p>La soppressione dell’ordinamento corporativo avvenne in seguito alla caduta del regime fascista.</p>
<p>Tuttavia,l’urgenza di ricostruzione dell’Italia, non portò ne’allo smantellamento, ne’alla riforma degli Odini professionali e dei Collegi.</p>
<p>Einaudi sostenne che per conservare un regime liberale, sarebbe risultata fondamentale l’esistenza di numerosi centri di potere autonomi, tra cui gli Ordini e i Collegi, lasciando immutata la normativa precedente corretta negli aspetti più strettamente legati al regime fascista.</p>
<p>Oggi in Italia sono presenti una trentina di Ordini e Collegi che disciplinano le professioni il cui esercizio è consentito dalla legge solo dopo l’iscrizione agli Ordini ed ai Collegi relativi chiamati ad avere un albo specifico, un codice deontologico, l’obbligo della vigilanza sulla professionalità e della formazione continua.</p>
<p>Gli Ordini e i Collegi sono sottoposti alla vigilanza dei vari Ministeri.</p>
<p>Gli iscritti, in Italia, risultano 2200000!</p>
<p>Alla fine, bisogna dire che la differenza la fanno, comunque, i singoli professionisti con la loro competenza ,passione, esperienza sul campo.</p>
<p>Questo fa cadere alcuni luoghi comuni, credo, sugli Ordini come casta.</p>
<p>Fatta questa carrellata veloce sulla Storia degli Ordini, devo dire del rapporto col Liberalismo.</p>
<p>Come è noto, il Liberalismo, che è la teoria politica a difesa della libertà individuale di scelta e di azione, conseguita attraverso la limitazione ed il controllo del potere politico, avversa qualsiasi limite posto ai diritti fondamentali dell’individuo.</p>
<p>Ne consegue che come è necessario il rispetto dei diritti individuali,allo stesso modo deve esserci il rispetto del diritto ad esercitare qualsiasi professione.</p>
<p>Ragione per cui gli Ordini venivano considerati un ostacolo al diritto individuale di scegliere l’occupazione ritenuta più adatta.</p>
<p>Nella seconda metà del ‘900, in concomitanza col mutamento dell’economia nel suo complesso e all’allargamento della sfera dell’intervento pubblico anche i liberali hanno cominciato a rivisitare le loro argomentazioni non fondandole solo sul principio dei diritti fondamentali ma attenzionando i temi concreti della vigilanza, della sicurezza professionale per il cittadino, della formazione.</p>
<p>Ne consegue che punti di riferimento diventano Hayek il quale sostiene che “il vero liberale deve auspicare il maggior numero possibile di quelle società particolari all’interno dello Stato“</p>
<p>Egli vuole però privarle di qualsiasi potere esclusivo ed obbligatorio, Einaudi che si pronunciò a favore degli Ordini con l’eliminazione della obbligatorietà della iscrizione ai fini dell’esercizio professionale.</p>
<p>La linea europea sembra andare verso il riconoscimento dell’attività professionale come attività d’impresa, la liberalizzazione delle professioni e la concorrenza dei mercati.</p>
<p>Concludendo, mi pare che un ragionamento a parte vada fatto per l’Ordine dei notai considerata la peculiarità della figura del Notaio nella duplice veste di libero professionista e pubblico ufficiale il cui percorso si articola in tre tappe: Laurea in Giurisprudenza, pratica per 18 mesi in uno studio notarile, il concorso pubblico gestito dal Ministero della Giustizia.</p>
<p>Il dibattito fra chi vede gli Ordini non necessari e chi invece li valorizza come enti atti a garantire un minimo di regolamentazione continua.</p>
<p>E stasera avremo altre notizie che faciliteranno di schierarsi con maggiore consapevolezza.</p>
<p>Conoscere per deliberare!</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: lezione di Enzo Palumbo sul tema &#8220;Humboldt e il Liberalismo come limite dell&#8217;autorità dello Stato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2019 22:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2019]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo avere raffrontato i compiti dello Stato nell’età antica (quella greca, in particolare), e in quella moderna, Humboldt fa questa riflessione: sebbene lo Stato moderno si occupi «piuttosto di ciò che il cittadino possiede, e non di ciò che è, del suo sviluppo fisico, intellettuale e morale, come lo stato antico», esso tuttavia «tende a imporgli, come leggi, le sue idee»; e poiché «le restrizioni della libertà sopprimono l’energia individuale», che Humboldt considera «la fonte di ogni virtù attiva e la condizione di ogni svolgimento pieno», occorre fissare confini rigorosi all’autorità pubblica.</p>
<p>Humboldt considera lo Stato come un «male necessario», perché consente di superare la condizione d’isolamento dell’individuo, ma ritiene che lo Stato debba limitarsi a garantire la sicurezza interna ed esterna.</p>
<p>Emblematico è ciò che scrive in proposito: “Lo Stato deve assolutamente astenersi da ogni desiderio di agire, direttamente o indirettamente, nei costumi e sul carattere della nazione, &#8230;”, limitandosi ad assicurare a ogni individuo sicurezza da aggressioni esterne, ma non deve entrare “nella sfera degli affari privati dei cittadini”; e aggiunge: “quando lo stato promuove agricoltura, industria, commercio, credito, traffici interni ed esterni, assistenza per gli indigenti, esso finisce per produrre “uniformità” che deprime la creatività degli individui e li trasforma in sudditi che dipendono dallo Stato”;</p>
<p>E vien fatto di pensare, per un verso, alla sempiterna polemica tra dirigisti e liberisti, e per altro verso alla politica assistenzialistica di oggi, che vorrebbe sconfiggere la povertà coi sussidi paternalistici invece che col lavoro e con la promozione sociale attraverso la scuola, per sanare le ineguaglianze incolpevoli dovute alla nascita.</p>
<p>Quando poi passa a esaminare ciò che lo Stato deve fare, e ciò che deve essere riservato all’individuo, troviamo delle affermazioni che stupiscono per la loro modernità, al punto che possiamo ritrovarle richiamate in molti articoli della nostra Costituzione.</p>
<p>Per Humboldt, lo Stato deve assicurare ai cittadini il diritto di godere “della libertà più vasta di svilupparsi spontaneamente nella propria peculiarità”; tuttavia, l’attenzione alla personalità individuale, non deve fare venire meno il senso dei doveri dell’individuo verso la società; e il bilanciamento di questi due fattori, che considera coessenziali, porta Humboldt a individuare i compiti dello Stato, e quindi i limiti della sua autorità, lasciando tutto il resto all’individuo perché possa esprimere la sua personalità senza indebite costrizioni.</p>
<p>Abbiamo qui una sorta di summa politica dei diritti civili, in un’epoca in cui questi concetti, che a noi sembrano patrimonio inalienabile, erano tutt’altro che scontati.; e vien fatto di pensare al nostro art.  2 Cost., per il quale, per un verso, “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”; e poi, per altro verso, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.</p>

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		<title>Scuola di Liberalismo 2019 &#8211; Messina: lezione di Eugenio Guccione sul tema &#8220;Dal Liberalismo di Rosmini al popolarismo di Sturzo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 16:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2019]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo 2019 - messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tredicesima lezione alla «Scuola di liberalismo di Messina 2019» sul tema “Dal liberalismo di Rosmini al popolarismo di Sturzo” è stata tenuta il 23 maggio, presso l’Aulario dell’Ateneo, da Eugenio Guccione, già ordinario di «Storia delle dottrine politiche» all’Università di Palermo e, attualmente, “docente invitato” di «Filosofia politica» alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La tredicesima lezione alla «Scuola di liberalismo di Messina 2019» sul tema “Dal liberalismo di Rosmini al popolarismo di Sturzo” è stata tenuta il 23 maggio, presso l’Aulario dell’Ateneo, da Eugenio Guccione, già ordinario di «Storia delle dottrine politiche» all’Università di Palermo e, attualmente, “docente invitato” di «Filosofia politica» alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Un’attenta esplorazione ci consente, secondo Guccione, di rilevare che, in un periodo di condanna e di emarginazione delle teorie rosminiane, Sturzo ne fu in buona parte attratto e convinto. Egli non ebbe scrupoli per il fatto che queste teorie, nei loro contenuti fondamentali, erano state messe all’Indice dal Sant’Uffizio a seguito di un’affrettata, superficiale valutazione dei gesuiti. E non si limitò ad approfondirle, ma, affrontando il rischio di un provvedimento disciplinare, svolse un corso di logica e di gnoseologia rosminiana per i suoi allievi  del seminario di Caltagirone.</p>
<p>Nella teoria rosminiana della conoscenza, imperniata sull’idea dell’essere, che è anche idea del bene e lume della ragione, Sturzo avrebbe trovato il «presupposto per intendere l’uomo come attività, cioè come razionalità-moralità che si esprime nell’operare pratico»[1]. Tutto, in altri termini, concorrerebbe a fare del giovane sacerdote siciliano – portato allora più alla filosofia che alla politica –,  un epigono clandestino di Antonio Rosmini. Sturzo aveva piena coscienza che, nel fermento delle idee liberali e delle iniziative costituzionalistiche del secolo XIX, stessero le radici e gli stimoli del successivo sviluppo ideologico che presto favorì la nascita di un concetto cristiano di democrazia, fortemente in contrasto con quello rivoluzionario francese di matrice rousseauiana, nei confronti del quale egli nutriva molta diffidenza.</p>
<p>A fronte della denominazione «democrazia moderna», un  contenitore tanto eterogeneo quanto complesso e vuoto, Sturzo è consapevole di prodigarsi per la maturazione di taluni fondamentali aspetti del liberalismo sino a farli sfociare nel popolarismo, un termine da lui coniato ed entrato nel vocabolario politico a indicare una nuova teoria dello Stato e la corrente di pensiero che costituisce la base dottrinale del Partito Popolare Italiano fondato nel gennaio del 1919. Il popolarismo, in sfida allo statalismo e al socialismo materialista, rimarca la centralità della persona e della sovranità popolare, una contenuta presenza dello Stato in economia, una partecipazione interclassista alla gestione della cosa pubblica e l’aconfessionalità della politica. E per trasformare lo Stato nella «più sincera espressione del volere popolare», segue nel documento una serie di richieste, tra le quali la riforma dell’Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, il voto delle donne, un senato elettivo come espressione degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali, la libertà di insegnamento in ogni ordine e grado, la libertà e l’indipendenza della Chiesa, l’autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali, la formazione e la tutela della piccola proprietà.</p>
<p>L’Appello ai liberi e forti è, certamente, la magna charta del popolarismo sturziano. Ne rappresenta l’atto di nascita.  Ma deve essere anche considerato come il momento e il documento d’approdo del liberalismo di matrice rosminiana alla democrazia e, per l’esattezza, a un progetto di democrazia in senso cristiano.  Si badi: non un progetto cristiano di democrazia, che, in quanto tale, sarebbe totalizzante, fondamentalista, bensì, come era solito insistere Sturzo, «un progetto di democrazia in senso cristiano»,  ossia rispettoso dei valori del cristianesimo, fatti propri dalla civiltà occidentale, aperto al dialogo e ai contributi di aderenti ad altre confessioni religiose.</p>
<p>L’Appello, sintesi di tradizione e di innovazione, esorta ad «attingere dall’anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso»: da un lato, quindi, ripropone i concetti-cardine del liberalismo, quali il diritto alla vita,  il rispetto della persona, un marcato principio di libertà politica ed economica, il diritto alla proprietà privata, dall’altro lato, in forza e in espansione di tali concetti liberali,   introduce la sovranità popolare quale effettiva essenza di una vera democrazia, indica l’impellente necessità della «elevazione delle classi lavoratrici» attraverso «urgenti riforme nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà».</p>
<p>Esiste, in particolare, tra i due sacerdoti un concetto in comune che da solo, per i suoi possibili sviluppi in senso democratico, lascia comprendere quanto il popolare Sturzo abbia preso e appreso dal liberale Rosmini. Questi, nella sua opera La filosofia del diritto (Milano, Pogliani, 1841-1843)[2], aveva sostenuto che «”la persona dell’uomo è il diritto umano sussistente”: quindi anche l’essenza del diritto». Ciò vuol dire che il diritto ha il suo fondamento nella persona, nel senso che la persona, più che destinataria del diritto, è essa stessa il diritto. Il diritto, in altri termini, non scaturisce dal legislatore, non proviene dalla volontà sovrana dello Stato, non ha un fondamento politico, bensì «esso è l’attività della persona, allorché è rivolta ad altre persone per uno scopo considerato lecito dalla morale»[3]. Lo Stato ha solo il compito di stabilire i modi per la regolamentazione del diritto. Da tutto ciò scaturisce il primato della morale sulla politica, il primato dell’uomo sul cittadino e sulla società.</p>
<p>Per Rosmini la garanzia fondamentale di dignità e di libertà della persona è data dalla proprietà, “una sfera attorno alla persona, della quale la persona è il centro”. La proprietà – ovviamente la proprietà legittima, non la proprietà acquisita con il furto o la frode &#8211; è un principio regolativo della convivenza civile. Ciascuno, insomma, sui propri beni è sovrano. E   la sua libertà è massima, finché non confligge con le proprietà altrui. Lo Stato per Rosmini è una realtà artificiale, che deve preservare la libertà dei singoli e dei corpi intermedi e il cui potere dev’essere fortemente circoscritto. Sturzo,  in piena sintonia con Rosmini, in un articolo titolato Popolarismo e pubblicato  a Parigi il 15 agosto 1929 su “Politique”, scrive che «il popolarismo nega lo Stato fonte di diritto, in quanto la fonte di diritto è la personalità umana nella sua relatività sociale»[4]. E, subito dopo, aggiunge: «e lo Stato non è che una delle forme di società umana, la forma di società politica limitata per un territorio determinato»[5].</p>
<p>Confluente nell’idea di popolarismo e nelle analisi sociologiche di Sturzo appare la teoria rosminiana sulle forme di socialità, consistenti nella società coniugale (famiglia), in quella civile (Stato) e in quella teocratica (Chiesa). Tale teoria è rielaborata con impostazione originale dal sacerdote siciliano nel volume La società, sua natura e leggi (Bologna, Zanichelli, 1960). Il filosofo roveretano, più di un secolo prima, ne aveva fatta ampia trattazione nella citata Filosofia del diritto e, soprattutto, nell’opera La società e il suo fine (Milano, Pogliani, 1839), titolo molto affine, come si nota, a quello dell’opera sturziana [Società, sua natura e leggi]. Altro punto di sicura convergenza tra i due pensatori sarebbe il federalismo sollecitato da Rosmini ne La Costituzione secondo la giustizia sociale (1848) e nell’allegato saggio Sull’unità d’Italia[6] allo scopo di scongiurare la formazione di uno Stato accentratore. E, in seguito, riproposto da Sturzo, sotto forma di federalizzazione delle regioni o di accentuata autonomia degli Enti Locali, come correttivo al centralizzato nuovo regime italiano. Esigenza questa, come si è visto, ribadita anche nell’Appello ai liberi e forti  e nel Programma del Partito Popolare.</p>
<p>La Costituzione secondo la giustizia sociale è la summa del pensiero liberale di Rosmini. Ma già vi si preannuncia la stagione del popolarismo.  È lo stesso autore  a precisare, in una nota, che questo suo «progetto di Costituzione può ugualmente applicarsi ad una forma repubblicana qualora si cangi il Re in un Presidente: le leggi proprie della società civile su cui egli si fonda sono le medesime nell’uno e nell’altro caso»[7]. A parte la preferenza di Rosmini  per il sistema elettorale censitario e talune giustificate riserve nei confronti dei partiti, dei quali, più che l’esistenza, condanna la degenerazione, egli, sin da giovane, appena venticinquenne, lasciava intravedere qualche spiraglio in senso democratico nella Politica prima (1822-1827). Il progetto di Stato, elaborato in quest’opera e destinato a prendere maggiore consistenza nella Filosofia della politica (1839),  nella Filosofia del diritto (1841-1844)  e, appunto, ne La Costituzione secondo la giustizia sociale (1848), ha tutte le caratteristiche per essere classificato come liberale e accostato al modello inglese.</p>
<p>Proprio nella Politica prima si riconosce la libertà dei cittadini, tanto che si raccomanda al Principe di riservare per sé appena due gradi di potere e di concedere al popolo ben otto gradi di libertà; il senso del limite è consigliato non solo ai cittadini, ma anche e soprattutto ai governanti, il cui potere non deve essere mai «assoluto e arbitrario»;  il rapporto tra chi comanda e chi ubbidisce è disciplinato da norme fondamentali di tipo costituzionale; è segnalata l’opportunità di un sistema censitario corretto con l’apertura dell’elettorato passivo ai nullatenenti purché cittadini onesti e capaci;  si tiene anche  in conto il suffragio universale per l’elezione dei giudici del Tribunale Politico, che, sul modello della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America,  andrebbe  istituito a salvaguardia della Costituzione e a protezione dei diritti della minoranza. Tali diritti nei regimi liberaldemocratici, come alcuni anni prima era stato dimostrato da Tocqueville[8], vengono molto spesso calpestati dalla tirannide  della maggioranza[9].</p>
<p>Da queste teorie politiche di sicuro marchio liberale scaturirà un processo di maturazione che, comprendendo apporti di varia provenienza dottrinale e geografica, condurrà, attraverso un percorso quasi obbligato, a un concreto concetto di democrazia e, specificatamente nell’area del movimento sociale cattolico, alla nascita del popolarismo. Nel 1924, a seguito delle elezioni politiche regolate dalla Legge Acerbo, l’impatto con il regime fascista fu fatale per Luigi Sturzo e per la sua creatura. Essa, il PPI, dopo un ventennio, rinacque da sotto le ceneri della Seconda Guerra Mondiale con le vesti della Democrazia Cristiana, non del tutto legittimata da Sturzo quale eredità del popolarismo. Essa, tuttavia, almeno negli impegni programmatici, ne custodì i valori e i propositi, tanto da realizzare alleanze con autorevoli personalità del liberalismo politico contemporaneo, come Luigi Einaudi, Carlo Sforza, Giovanni Malagodi, Gaetano Martino, Valerio Zanone. Oggi, nel fermento ideologico per un rinnovamento della politica italiana, si parla anche di neopopolarismo, postulante l’opportunità di un ritorno ai contenuti sturziani aggiornati dalla più recente dottrina sociale della Chiesa. Buon segno a conferma dell’interesse per un antico progetto liberal-popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
[1] Cfr. M. d’Addio, Sturzo e Rosmini,  in AA. VV., Universalità e cultura nel pensiero di Luigi Sturzo, Atti del Convegno Internazionale di studio (Roma, Istituto Luigi Stuzo, 28-30 ottobre 1999), Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, p. 74. Il saggio, a firma di un attento e autorevole studioso di Sturzo e di Rosmini è illuminante per la conoscenza dei due pensatori e per un loro confronto.<br />
[2] Ora: A. Rosmini, Filosofia del diritto, vol. 1, a cura di Rinaldo Orecchia, Padova, Cedam, 1967, n. 49, p. 191.<br />
[3] M. d’Addio, Religione e libertà: Lamennais, Rosmini, in Storia delle dottrine politiche, vol. 2, Genova, Ecig, 1992, p. 264.<br />
[4] Apparso anche su “Il Pungolo”, Paris, 1-15 giugno 1929. E ora in L. Sturzo, Scritti storico-politici 1926-1949, Roma, 1984, p. 36.  Nella pagina precedente Sturzo scrive anche d’essere stato lui ad avere usato per la prima volta la parola popolarismo.<br />
[5] Ibidem.<br />
[6] Per il testo cfr. A. Rosmini, La Costituzione secondo la giustizia sociale, in Scritti politici, con introduzione di Mario d’Addio, a cura di Umberto Muratore, Edizioni Rosminiane, Stresa, 1997. Per un’esposizione critica e i riferimenti storici cfr. M. d’ Addio, Libertà e appagamento, politica e dinamica sociale in Rosmini, cit., pp. 187-219 e bibliografia ivi riportata.<br />
[7] Cfr. A. Rosmini, La Costituzione secondo la giustizia sociale, in Scritti politici, cit., pp. 43-249. per la nota citata v. p. 52.<br />
[8] Tocqueville, La democrazia in America, in Scritti politici, vol. 2, cit., pp. 292-308.<br />
[9] Cfr. A. Rosmini, Politica prima. Appendice: Frammenti della Filosofia della politica (1826-1827), a cura e con introduzione di Mario d’Addio, Istituto di Studi Filosofici &#8211; Centro Internazionale di Studi Rosminiani-Stresa, Roma, Città Nuova Editrice, 2003.</p>

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