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	<title>sciopero Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>sciopero Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Ma quale &#8220;attentato alla Costituzione&#8221;: i sindacati non hanno letto von Hayek</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-quale-attentato-alla-costituzione-i-sindacati-non-hanno-letto-von-hayek/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 18:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[von hayek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affari&#38;Finanza &#8211; La Repubblica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-quale-attentato-alla-costituzione-i-sindacati-non-hanno-letto-von-hayek/">Ma quale &#8220;attentato alla Costituzione&#8221;: i sindacati non hanno letto von Hayek</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Affari&amp;Finanza &#8211; La Repubblica</p>
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		<title>Il narcisismo della coppia Landini-Schlein</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/narcisismo-landini-schlein/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 18:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[Landini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto. Sui giornali odierni troneggia il gran [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto.</p>
<p>Sui giornali odierni troneggia il gran rifiuto di Elly Schlein. Giorgia Meloni aveva invitato la segretaria del Pd ad un confronto pubblico ad Atreju, la kermesse del movimento giovanile di Fratelli d’Italia. In passato, da Walter Veltroni a Enrico Letta fino a Giuseppe Conte, altri leader della sinistra erano stati invitati e nessuno aveva mai rifiutato. L’ha fatto Elly Schlein, e nel farlo ha disconosciuto la figura presidente del Consiglio come avversario politico e interlocutore legittimo, preferendo trattarlo da “nemico assoluto”, in ciò confermando le tesi di un vecchio saggio di Luca Ricolfi sull’arroganza intellettuale di certa sinistra (“Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”). “Dietro la scelta di Elly Schlein si intravede ancora l’ombra di quella presunzione e di quell’arroganza che tanto hanno allontanato la sinistra dal suo popolo”, ha scritto Federico Geremicca sulla Stampa. E ha scritto la verità.</p>
<p>Analogo atteggiamento hanno assunto i sindacati. Nelle scorse settimane, i segretari generali di Cgil e Uil hanno ostentatamente disertato gli incontri con il governo sulla legge di bilancio. E si capisce, dal momento che avevano programmato una giornata di sciopero quando della manovra non si conosceva ancora neanche una virgola. La giornata è infine giunta, ma oggi, in piazza, la coppia Landini-Bombardieri ha esibito una piattaforma politica pot-pourri che andava delle morti sul lavoro all’evasione fiscale. Tutto e nulla. Il senso dello sciopero risiede, evidentemente, nello sciopero in quanto tale. Una logica affine a quella dei Cobas, lontana anni luce dalla logica cgiellina dei Di Vittorio, dei Lama, dei Trentin. Demagogia allo stato puro.</p>
<p>Di ben altra pasta è fatto Luigi Sbarra. Lo si capisce dal suo inascoltato monito ai colleghi di Cgil e Uil: “State attenti a non svilire lo sciopero, a non farlo diventare un rito fine a se stesso, che, ripetuto in maniera compulsiva, alla lunga logora la rappresentanza sociale e dà spazio ai populismi”, ha detto il segretario generale della Cisl enunciando una tesi che in anni lontani accomunò personalità culturalmente distanti, ma accomunate da un prorompente senso dello Stato e della realtà, come il socialista Filippo Turati e il liberale Luigi Einaudi.</p>
<p>Sbarra, oggi, è rimasto a casa. Riunirà la sua piazza il prossimo sabato, ma lo farà su una serie di proposte circostanziate, che daranno dignità alla Cisl e metteranno in difficoltà il governo. La politica, che sia partitica o sindacale, si fa così: attraverso il metodo del confronto e con l’obiettivo della mediazione. In alternativa c’è solo la demagogia, che in politica si traduce nel narcisismo più inconcludente. Inconcludente come proclamare un grande sciopero per poi accorgersi che le adesioni nei comparti principali sono state, ma guarda un po&#8217;, molto al di sotto delle aspettative.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/11/narcisismo-coppia-landini-schlein/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Sciopera(n)ti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scioperanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 18:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La disfida dello sciopero è una sfida al buon senso e uno scioperare della ragionevolezza. Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione, nessuno lo mette in discussione ma – come capita all’articolo 1, anzi come capita a tutta la Costituzione – anche l’articolo 40 andrebbe letto tutto: «Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La disfida dello sciopero è una sfida al buon senso e uno scioperare della ragionevolezza. Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione, nessuno lo mette in discussione ma – come capita all’articolo 1, anzi come capita a tutta la Costituzione – anche l’articolo 40 andrebbe letto tutto: «Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano». Di quello si discute, sebbene con toni da ripicche infantili. Lo sciopero si farà, ma non risolverà nessuno dei problemi di cui ci si rifiuta di parlare. Ne vedo almeno tre.</p>
<p>1. Chi governa dovrebbe cercare di costruire il consenso attorno alle politiche che intende praticare; chi sciopera dovrebbe provare a correggere quelle politiche a favore degli interessi che rappresenta. Salvini non lavora per la prima cosa e Landini non lavora per la seconda. Si soddisfano della contrapposizione, avendo ciascuno da gestire la concorrenza nel proprio campo. Salvini approva una legge di bilancio che, in materia di pensioni, va in direzione opposta a quella che promise. Landini chiede un taglio del cuneo fiscale che sarà impossibile rendere significativo e permanente se non si ferma il crescere della spesa pensionistica, che si guarda bene dal proporre. La contrapposizione diventa la loro identità, il che li lega a sorte comune.</p>
<p>2. Quando la Costituzione fu scritta – prevedendo anche le mai giunte «norme di legge» sui sindacati, articolo 39 – sia i partiti politici che i sindacati erano organizzazioni di massa. Oggi gli iscritti sono una frazione di quel che erano allora. Al sindacato sono iscritti più i pensionati che non i lavoratori e i partiti (mentre diminuiscono i votanti) hanno preso il nome del capo di turno. Peccato che la democrazia funzioni male senza partiti e il mercato funzioni male senza sindacati. Intendendosi per tali, nell’uno e nell’altro caso, non dei comitati autolegittimati ma delle comunità vaste e popolate, capaci di vivace discussione interna.</p>
<p>3. Sono cambiati il mondo e il modo in cui viviamo. Nel 1948 nel dire “lavoratori” si indicavano non soltanto i titolari di un contratto da lavoro dipendente, ma una condizione sociale ed esistenziale. Scioperare significava porre il datore di lavoro davanti al pericolo di perdere capacità produttiva, quindi ricchezza. Valeva nelle società agricole e di prima industrializzazione. Oggi siamo una società di servizi e “lavoratori” potrebbe identificarsi con “contribuenti” – i cui antagonisti sono in gran parte i mantenuti e gli evasori – tanto che lo sciopero non lo convochi avverso il ‘padrone’ (evolutosi in imprenditore), ma contro il governo. Nella surreale condizione in cui l’impresa non avrebbe nulla in contrario a che il governo finanziasse altra spesa per ingraziarsi il sindacato, tanto più che questo aiuterebbe a tenere i salari bassi, mentre al governo c’è chi promette ai pensionandi ben più di quello che il sindacato osa chiedere (e chi ha qualche anno si ricorda di Carlo Donat Cattin, democristiano, che faceva la concorrenza alla triplice). Così procedendo non soltanto si è creato il più grande debito pubblico europeo, ma a pagare lo sciopero sono i lavoratori che lo fanno e quelli che lo subiscono. Tenuto presente che i trasporti non sono più da decenni uno sfizio per giramondo, ma l’esigenza dei pendolari e il sistema circolatorio delle aree metropolitane.</p>
<p>Sicché, da tempo, la principale efficacia dello sciopero consiste nell’annunciarlo. In qualche caso non aderisce quasi nessuno, divenendo strumento ricattatorio – anche verso i sindacati confederali – di sigle corsare. E lo si colloca a ridosso di feste e fine settimana, in un impeto di clemenza per sé e per gli altri.</p>
<p>Si potrebbe discutere di organizzazione produttiva e normativa sindacale, si potrebbe parlarsi anziché parlare alle telecamere, cercare il concerto anziché produrre lo sconcerto, ragionare di futuro anziché echeggiare il passato, ma volete mettere il bello di una sceneggiata la cui trama sarà dimenticata già il mattino appresso.</p>
<p>Davide Giacalone</p>
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		<title>Abusando degli scioperi la Cgil, come disse Turati, uccide la gallina dalle uova d’oro</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/abusando-degli-scioperi-la-cgil-come-disse-turati-uccide-la-gallina-dalle-uova-doro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 15:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[diritto allo sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando, a inizio Novecento, il marxismo rappresentava ancora il sol dell’avvenir, gli imprenditori erano chiamati “padroni” e per conflitto sociale si intendeva la lotta di classe, c’era chi nell’abuso del diritto di sciopero introdotto dal governo Giolitti vedeva un rischio mortale per la sinistra in generale e per il movimento operaio in particolare. Era il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, a inizio Novecento, il marxismo rappresentava ancora il sol dell’avvenir, gli imprenditori erano chiamati “padroni” e per conflitto sociale si intendeva la lotta di classe, c’era chi nell’abuso del diritto di sciopero introdotto dal governo Giolitti vedeva un rischio mortale per la sinistra in generale e per il movimento operaio in particolare. Era il leader socialista, di cultura riformista, Filippo Turati, che titolò “Scioperi vani” un pensoso articolo pubblicato sulla rivista milanese “Lotta di classe”. Vi si legge un avvertimento: “Lo sciopero è mezzo di estrema difesa, da usarsene con ogni riguardo”. L’articolo entusiasmò il giovane liberale Luigi Einaudi, che pure era distante anni luce dall’interpretazione marxista dell’economia e della società.  “Non esito a dire che questo è uno degli articoli più notevoli usciti dalla penna di Filippo Turati”, scrisse Einaudi.</p>
<p>Turati ribadì più volte il concetto, fino a trasformalo in un vero e proprio monito: “State attenti con gli scioperi, che rischiate di uccidere la gallina dalle uova d’oro”. Non fu ascoltato. Di lì a poco, tra il 1919 e il 1920, l’Italia visse il suo “biennio rosso” fatto di scioperi selvaggi, manifestazioni di piazza e violenze politiche d’ogni sorta, spalancando di conseguenza le porte della Storia al Fascismo in quanto fenomeno d’ordine. “La gallina dalle uova d’oro” finì in pentola per il successivo ventennio.</p>
<p>Sarebbe il caso che Maurizio Landini ripartisse da Filippo Turati. O quantomeno leggesse i resoconti del dibattito che nel 1947 animò i membri dell’Assemblea costituente. Pochi, ad esempio il fondatore dell’Uomo qualunque Guglielmo Giannini, erano contrati a riconoscere il diritto di sciopero (regolato per legge) in Costituzione. Tutti, anche il celebre segretario della Cgil Giuseppe Di Vittorio, mettevano in guardia dall’uso “politico” di tale diritto.</p>
<p>C’è da credere che tanto Turati quanto Di Vittorio avrebbero considerato “politico”, e pertanto sconveniente, lo sciopero generale annunciato nelle scorse settimane per l’autunno da Maurizio Landini contro la legge di bilancio del governo Meloni. Legge di bilancio di cui ancora non vi è traccia. Del resto, si tratta dello stesso Landini che, al pari di mezzo Pd, disse peste e corna del reddito di cittadinanza quando fu approvato dal primo governo Conte, ma ora che il governo Meloni lo ha smontato lo difende a spada tratta. Dallo sciopero preventivo al reddito tardivo, tutto lascia credere che si annunci un autunno caldo. Caldissimo.</p>
<p>Non resta che augurarsi che un soprassalto di buonsenso indirizzi le scelte e governi il linguaggio di vecchi e nuovi capipopolo. La povertà non è stata abolita, il malessere esiste. La brace delle tensioni sociali è sempre viva, a soffiarci sopra con intenti demagogici si rischia di alimentare una fiamma destinata a sfuggire ad ogni controllo.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/08/02/news/da_turati_per_landini_attenti_con_gli_scioperi_uccidete_la_gallina_dalle_uova_doro-13048863/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Non scioperate</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-scioperate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo s’è messo nei guai con le proprie mani, sul tema del prezzo dei carburanti. Ha abboccato ad informazioni inesatte, ha creduto vi fossero aumenti nel mentre il prezzo scendeva (comunque non aumentava), ha evocato la speculazione e diffuso dati sui controlli che la Guardia di Finanza aveva effettuato sui distributori di benzina, dati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo s’è messo nei guai con le proprie mani, sul tema del prezzo dei carburanti. Ha abboccato ad informazioni inesatte, ha creduto vi fossero aumenti nel mentre il prezzo scendeva (comunque non aumentava), ha evocato la speculazione e diffuso dati sui controlli che la Guardia di Finanza aveva effettuato sui distributori di benzina, dati che con la speculazione non c’entrano nulla. Per giunta ha preso un provvedimento inutile, l’esposizione del prezzo medio, che sembra confermare la disonestà dei benzinai.</p>
<p>I quali hanno ragione a risentirsi e protestare, ma non ne avrebbero a scioperare. Hanno annunciato la chiusura per il 25 e 26 gennaio. Solo che, in quel modo, a pagare sarebbero i cittadini e la libertà di movimento. Ci sarà la corsa al pieno il 24.</p>
<p>Il governo chiarisca in fretta che no, non ci sono stati ladrocini generalizzati alla pompa, che quei controlli sono normale routine. E i benzinai rinuncino a fermare l’Italia. Non se ne sente alcun bisogno, semmai dovremmo correre.</p>
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		<title>#laFLEacasatua &#8211; Sciopero da non evocare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lafleacasatua-sciopero-da-non-evocare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 15:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEacasatua]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2020]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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		<item>
		<title>Sullo sciopero degli studenti riguardo il riscaldamento climatico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullo-sciopero-degli-studenti-riguardo-il-riscaldamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 21:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[greta thunberg]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non va preso sottogamba lo sciopero degli studenti di venerdì 27 sul clima. Né sul metodo né sul merito, ambedue aspetti di grande rilievo e non positivi. L’aspetto di metodo è che il ministro dell’Istruzione sponsorizza lo sciopero, in contrasto con la funzione della scuola. Che non è quella di  agevolare spettacoli emotivi secondo la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non va preso sottogamba lo sciopero degli studenti di venerdì 27 sul clima. Né sul metodo né sul merito, ambedue aspetti di grande rilievo e non positivi.</p>
<p>L’aspetto di metodo è che il ministro dell’Istruzione sponsorizza lo sciopero, in contrasto con la funzione della scuola. Che non è quella di  agevolare spettacoli emotivi secondo la moda. La funzione della scuola è formare i singoli studenti. Sviluppare lo spirito critico individuale. Renderli capaci di conoscere il noto  al momento. Dotarli del più ampio ventaglio di esperienze. Metterli in grado di affrontare i problemi della vita di ciascuno.</p>
<p>Stupisce molto che lo faccia un docente d’esperienza internazionale. Certo, lui cita la Montessori e don Milani ma non segue la loro lezione. Liberare l’anima dello studente non significa affatto schermarne la percezione delle difficoltà della vita. E lo stesso lo testimonia il severo rigore praticato a Barbiana.  Lo sciopero degli studenti ha un senso su temi come attentati alla libertà, non rispetto dell’uguaglianza nei diritti, minare le condizioni economiche violando i patti. Qui sono chiari i soggetti responsabili e gli studenti, qualora lo vogliano,  manifestano il loro no. Non ha invece alcun senso uno sciopero su un tema come il clima, ove le responsabilità  includono tutti i cittadini e ove i rimedi  sono in larga parte assai nebbiosi se non  ancora ignoti (da cui la scorciatoia di imporre stili di vita detti virtuosi).  Viene agitato un problema senza preoccuparsi di risolverlo. La vicenda non è una buona prova del M5S che vuol cambiare per aiutare il cittadino.</p>
<p>L’aspetto di merito è che Greta Thunberg non è spuntata all’improvviso nella lotta al pericoloso riscaldamento climatico. E’ il frutto di una campagna dell’Associazione svedese “Non abbiamo  tempo”  fondata nel 2016 da ricchi finanzieri, tra cui Ingmar Rentzhog. La 16enne Greta è figlia di attori svedesi di cui la donna è stata dichiarata eroina ambientalista (anno ’17). Dopo l’incontro ad una conferenza sul clima, ad agosto ’18   Rentzhog fece fotografare dall’Associazione Greta sola scioperante al Parlamento e postò su facebook. Quattro giorni dopo uscì un’autobiografia di Greta che mescola la crisi nervosa personale con quella del clima. L’indomani il più venduto quotidiano svedese  fece una pagina sul libro.  Evidente il fine della campagna. Influenzare la politica contro il riscaldamento climatico. E’ legittimo. Non lo è mobilitare gli studenti e farli sentire inarrestabili. Perché non contribuisce a risolvere la questione.</p>
<p>Lo sciopero del 27 non va preso sottogamba perché interessarsi al proprio destino non è risolutivo. La priorità è capire il meccanismo alla base e trovare il rimedio. Scioperare e non stare in classe,  provoca due illusioni (che la scienza conosca fonte e tempistica del riscaldamento, che sia nota la terapia efficace) ed è un grave errore educativo (che studiare e sperimentare al fine di risolvere i problemi di vita, non sia decisivo).</p>
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		<title>Esiste il diritto allo sciopero? Non proprio&#8230;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esiste-il-diritto-allo-sciopero-non-proprio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 10:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo intervento a RTL del 17 giugno, Davide Giacalone parla degli scioperi ai trasporti che hanno paralizzato l&#8217;Italia e della pessima abitudine di farli il venerdì. Guarda il video</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esiste-il-diritto-allo-sciopero-non-proprio/">Esiste il diritto allo sciopero? Non proprio&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo intervento a RTL del 17 giugno, Davide Giacalone parla degli scioperi ai trasporti che hanno paralizzato l&#8217;Italia e della pessima abitudine di farli il venerdì.</p>
<p><a href="http://www.rtl.it/redazione/l-opinione-di-davide-giacalone/il-diritto-di-sciopero/">Guarda il video</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esiste-il-diritto-allo-sciopero-non-proprio/">Esiste il diritto allo sciopero? Non proprio&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Sindacati e toghe vogliono lasciare l&#8217;Italia a terra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sindacati-e-toghe-vogliono-lasciare-litalia-a-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 16:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Carlo Lottieri sul Giornale del 23 luglio scrive dello sciopero dei controllori di volo[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli aeroporti italiani quello di oggi potrebbe essere un giorno dominato dal caos. Nell&#8217;ordine: prima i sindacati dei controllori di volo proclamano uno sciopero nel pieno della stagione estiva (quando gli aeroporti sono pieni di turisti), quindi un&#8217;ordinanza del ministro delle Infrastrutture <strong>Delrio</strong> differisce lo sciopero ad altra data, poi i giudici del Tar annullano la decisione governativa e, infine, un&#8217;azione del ministro degli Interni Alfano ripropone lo stop allo sciopero per ragioni di ordine pubblico.</p>
<p>Siamo alla follia, insomma. E siamo in questa situazione a causa di sindacati e giudici irresponsabili, che non tengono in considerazione le esigenze delle compagnie aeree, i diritti dei viaggiatori, gli interessi del sistema turistico.</p>
<p>Gli autori di <strong>scuola liberale</strong> hanno sempre guardato con sospetto alla pretesa (tipicamente socialista) di considerare lo sciopero un diritto e hanno ritenuto un&#8217;assurdità l&#8217;idea di farne un diritto di livello costituzionale. Se ci si basa sui fondamenti giuridici e si utilizza la logica, lo sciopero non è altro che la violazione di un impegno contrattuale. Oggi questa posizione coerentemente liberale è di pochi, ma è pur vero che nel caso dei servizi pubblici non sono solo i difensori della proprietà e del mercato a comprendere che un piccolo gruppo di persone non può abusare della sua posizione per ricattare un intero Paese.</p>
<p>Perfino in Italia è ormai patrimonio comune. Questa diffusa consapevolezza ha cominciato ad affermarsi dopo che nel 1981 <strong>Ronald Reagan</strong> decise il licenziamento in blocco di 11mila controllori di volo perché 300 milioni di americani non potevano essere nelle mani di un pugno di ricattatori. Da noi nessuno licenzierà nessuno, sia chiaro. Però una legge che garantisce i servizi essenziali alla fine siamo riusciti a darcela: il guaio è abbiamo questi giudici e sindacati, e in questa situazione è difficile che si possa garantire i diritti del cittadino comune. Certo, se non troveremo il modo di difendere le nostre prerogative fondamentali dinanzi all&#8217;arroganza dei piccoli gruppi organizzati, vedremo indebolirsi ancor più le nostre libertà e ci troveremo ben presto entro una società dominata dal disordine e dall&#8217;arbitrio.</p>
<p>Carlo Lottieri, <em>Il Giornale</em> del 23 luglio 2016</p>
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