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	<title>salario minimo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>salario minimo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Minimalìa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/minimalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 18:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche sul salario minimo si rischia l’ennesima malìa, fra magica aspettativa e inutile seduzione. L’ennesima sfida fra sbandieratori, non troppo attenti al significato dei vessilli che sventolano. Lo strumento è così vario che, al contrario del purgante che conoscemmo con Carosello, non &#60;&#60;basta la parola&#62;&#62;. La prima questione è già equivoca in sé, ovvero dovere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/minimalia/">Minimalìa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche sul salario minimo si rischia l’ennesima malìa, fra magica aspettativa e inutile seduzione. L’ennesima sfida fra sbandieratori, non troppo attenti al significato dei vessilli che sventolano. Lo strumento è così vario che, al contrario del purgante che conoscemmo con Carosello, non &lt;&lt;basta la parola&gt;&gt;.</p>
<p>La prima questione è già equivoca in sé, ovvero dovere stabilire se quel minimo lo si iscrive in una legge o lo si regola con i contratti. L’opposizione e la Cgil, vorrebbero la prima cosa, mentre il governo, Cisl e Uil la seconda. Messa così non ha senso, perché i contratti collettivi esistenti hanno già un minimo retributivo applicabile, mentre ha senso parlare di salario minimo generale solo se la legge lo impone quale punto di partenza di ogni altra contrattazione. Quindi: a. in Italia esiste già per circa l’85% dei lavoratori dipendenti, assunti con contratti collettivi; b. se lo si vuole fissare per tutti occorre usare la legge. Solo che si usa “salario minimo” avendo ciascuno in mente ipotesi e rappresentazioni diverse.</p>
<p>Una cosa è la retribuzione minima consentita per ogni ora lavorata, altra la retribuzione minima consentita tenendo conto anche della tredicesima, del trattamento fine rapporto e di altri premi. Nel secondo caso la legge diventa uno strumento troppo rigido e non si può che cedere il passo alla contrattazione. Il che porta dritto allo stabilire il livello cui fissarlo. Mi pare ci si orienti sui 9 euro, ma anche questo significa poco se non si capisce cosa è compreso e cosa escluso. Dentro il mercato unico europeo, tanto per capirsi, si adottano salari minimi nazionali che vanno da circa 2 euro a poco più di 13. E ci vuole fantasia per supporre che si stia parlando delle stesse cose.</p>
<p>Sono diverse le regolamentazioni nazionali, ma anche il potere d’acquisto e il tasso d’inflazione. E questo vale anche dentro i nostri confini, sicché un salario minimo fissato a X sarà più alto dove il costo della vita è più basso e viceversa. Quindi non sarebbe uguale neanche fra due lavoratori italiani. Con uno strambo risultato: sembrerebbero favoriti gli italiani delle aree meno sviluppate, mentre buona parte di quelle tipologie salariali si concentra nei servizi, che si trovano prevalentemente nelle aree più sviluppate; mentre il lavoro in condizioni di sostanziale schiavitù, soprattutto nei campi, è e resterà in nero, quindi immune dal minimo codificato.</p>
<p>In queste condizioni supporre che il salario minimo cancelli il lavoro povero ha l’aria d’essere una pia illusione, rischiando, in alcune aree e settori di cancellare il lavoro, spingendo l’impresa fuori mercato. Tutto questo non significa né che le cose vadano bene come vanno, né che ci si debba rassegnare a che vadano male, significa, però, che portare il lavoro povero ad essere prima dignitosamente e poi lautamente retribuito non è una questione che si risolva tondeggiando le parole con cui compitare l’ennesimo decreto, destinato a sempiterna attesa della propria attuazione, bensì lavorando sulle ragioni profonde di quella condizione: 1. scarsa formazione del lavoratore, rimediabile, specie per i giovani, con il far funzionare non solo le scuole, ma anche gli aggiornamenti continui; 2. scarsa meritocrazia retributiva, che si rimedia con maggiore competizione ed elasticità del mercato del lavoro (che aiuterebbe anche il sindacato ad avere un ruolo più attivo nel lavoro e nel sottrarsi alla sorte presente, di rappresentare più che altro pensionati).</p>
<p>Perché la discussione abbia un senso è necessario, almeno, che si scriva sulla lavagna il significato delle parole, di modo da cogliere non solo le evocazioni sentimentali, ma le conseguenze fattuali delle posizioni di ciascuno. Altrimenti ci si muove nel solito “significante” lacaniano, il cui lato divertente è che quasi nessuno capisce quel che legge e dice, mentre quelli che dicono di capirlo o sono fra i re degli allocchi o concorrono per la corona degli imbonitori. La malìa non aiuta, fosse anche mini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/562"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/minimalia/">Minimalìa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>I pericoli di un salario minimo in chiave etica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-pericoli-di-un-salario-minimo-in-chiave-etica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calenda]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
		<category><![CDATA[terzo polo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra sia stato soprattutto Carlo Calenda, nei giorni scorsi, a infervorarsi per l’idea di proporre una legge sul salario minimo legale che abbia il sostegno di tutti i partiti di opposizione. E si capisce bene perché: quella del salario minimo legale è, finora, l’unica proposta che potrebbe coalizzare non solo Pd e Cinque Stelle, ma anche i partiti del Terzo Polo (Azione e Italia viva).<br />
È una buona idea? Per certi versi è un’idea sacrosanta. Secondo una mia stima di pochi anni fa, in Italia esiste un’infrastruttura para-schiavistica di circa 3 milioni e mezzo di persone che lavorano in condizioni di precarietà, insicurezza e bassi salari non degne di un Paese civile (il caso limite sono gli immigrati addetti alla raccolta di frutta e ortaggi).</p>
<p>Altre stime suggeriscono che, a seconda del livello a cui verrebbe fissato il minimo legale, i beneficiari di aumenti salariali potrebbero oscillare nel Paese fra uno e 3 milioni di lavoratori.<br />
C’è un problema, tuttavia. In Italia i salari effettivi variano enormemente in funzione del settore produttivo, del costo della vita, della produttività. Inoltre, una parte delle micro-attività che impiegano manodopera male o malissimo pagata hanno margini estremamente ridotti, e non sarebbero in grado di sostenere gli aumenti salariali richiesti.<br />
In concreto, significa che la fissazione di un salario minimo legale a 9 o 10 euro lordi, uniforme su tutto il territorio nazionale, avrebbe effetti a loro volta tutt’altro che uniformi.</p>
<p>Nei contesti ad alta produttività porterebbe a miglioramenti retributivi sostanziali, in quelli a bassa produttività condurrebbe alla chiusura di attività che operano al limite della redditività (sempre, beninteso, che governo e sindacati si impegnino a far rispettare la legge, anziché continuare a chiudere ipocritamente un occhio come si è sempre fatto in passato). In concreto, vorrebbe dire: salari più alti in molte realtà del centro-nord, più disoccupati in molte aree del sud.<br />
Se i meccanismi fondamentali sono questi, forse sarebbe il caso di considerare l’ipotesi di un salario minimo legale differenziato per settore e zona del Paese, in modo da non penalizzare troppo le attività con la produttività più bassa.</p>
<p>Saprà l’opposizione di sinistra muoversi in questa direzione? È improbabile, vista la tendenza di Pd e Cinque Stelle ad affrontare tutte le questioni in termini etici e di principio, anziché in termini pragmatici e realistici. E non è questione di Schlein o non-Schlein, perché quella tendenza era già in atto in epoca pre-Schlein, e non su temi secondari. Pensiamo all’approccio ideologico in materia di immigrazione e accoglienza, o alla disastrosa gestione del Ddl Zan sull’omotransfobia, quando per preservare la purezza politica venne rifiutata l’offerta della destra di approvare il disegno di legge Scalfarotto (un’ottima legge, priva dei difetti del Ddl Zan).<br />
È verosimile che tutta la discussione che partirà sui contenuti esatti della proposta di salario minimo legale verterà sul suo livello, con i riformisti a tirare per un livello ragionevole, e i massimalisti per un livello irragionevole ma auto-gratificante. Il risultato sarà che il governo<br />
avrà gioco facile a ignorare le proposte dell’opposizione, mostrandone l’irrealismo e gli effetti perversi.</p>
<p>Eppure dovrebbe essere chiaro che è il modo peggiore per provare a costruire un campo largo. Per riconquistare la fiducia degli italiani, ai progressisti serve mostrarsi in grado di fare proposte così sensate che risulti difficile rifiutarle. E incalzare il governo a farle rispettare.<br />
Proporre un salario minimo elevato, uguale in tutta Italia, e quindi impossibile da rispettare per molte imprese, può scaldare il cuore dei militanti più ideologizzati o moralisti. Ma difficilmente può convincere la maggioranza degli italiani.</p>
<p><a href="https://shop.ilgazzettino.it/edicola"><em><strong>Il Gazzettino</strong></em></a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 68: Salario minimo: buone intenzioni e cattive semplificazioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-68-salario-minimo-buone-intenzioni-e-cattive-semplificazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 16:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo, in apertura rivolgiamo sempre un pensiero al conflitto ancora in corso in Europa in seguito alla vile invasione perpetrata dalla Russia, con l’auspicio che la guerra possa terminare al più presto con la piena vittoria del popolo Ucraino. Dopo questa doverosa premessa, proviamo a fare due riflessioni sul salario [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo, in apertura rivolgiamo sempre un pensiero al conflitto ancora in corso in Europa in seguito alla vile invasione perpetrata dalla Russia, con l’auspicio che la guerra possa terminare al più presto con la piena vittoria del popolo Ucraino.</p>
<p>Dopo questa doverosa premessa, proviamo a fare due riflessioni sul salario minimo, un tema su cui si discute molto a causa del recente accordo assunto in sede europea per la fissazione di un quadro uniforme.</p>
<p>Come l’abolizione della povertà o le leggi contro tutti i mali, il salario minimo è un’idea nobile che ha molto senso in teoria, ma che risulta maledettamente complicata da mettere in pratica.</p>
<p>Se non è troppo complicato individuare quale può essere un livello di retribuzione adeguato a mantenere un tenore di vita dignitoso, molto più complicato associarlo al lavoro svolto.</p>
<p>Imporre lo stesso salario minimo tra città con un costo della vita molto diverso sarebbe ingiusto, così come applicare la stessa soglia tra tipologie di lavori che comportano competenze, esperienze ed impegno fisico molto diversi. Ancora come applicare il minimo a quei progetti che non prevedono una quantità predefinita o pre-definibile di lavoro da svolgere?</p>
<p>Insomma, ci vorrebbe un minimo diverso per ciascun comune (ma poi come si fa a controllare?), ciascun tipo di lavoro, eccetera. Quindi è complicato, ma delle complicazioni non piace parlare a nessuno.</p>
<p>Forse la scelta più razionale è lasciare che sia il mercato a determinare il valore del lavoro e intervenire con dei sussidi da parte dello stato qualora questo valore non consenta una vita dignitosa.</p>
<p>Dite che è troppo semplice? Capita spesso quando  si tolgono alla propaganda ideologica e politica gli strumenti per rubare il consenso e si analizza la realtà senza pregiudizi.</p>
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		<item>
		<title>L’inflazione e l’equivoco sul salario minimo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linflazione-e-lequivoco-sul-salario-minimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Mingardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 10:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bassi salari italiani riflettono la storia del Paese, le rigidità del sistema, la scarsa certezza del diritto. Problemi che non si risolvono con slogan ma con riforme &#160; «Per ogni problema complesso c’è una risposta che è chiara, semplice e sbagliata», diceva H.L. Mencken. In Italia, fra il 1990 e il 2020, il salario medio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">I bassi salari italiani riflettono la storia del Paese, le rigidità del sistema, la scarsa certezza del diritto. Problemi che non si risolvono con slogan ma con riforme</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Per ogni problema complesso c’è una risposta che è chiara, semplice e sbagliata», diceva H.L. Mencken. In Italia, fra il 1990 e il 2020, il salario medio (a parità di potere d’acquisto) è diminuito del 2,9 per cento. Per questo la discussione sulla nuova direttiva europea in tema di salario minimo nel nostro Paese ha avuto più eco che altrove.</p>
<p>L’inflazione non è più materia per arcane discussioni fra economisti. Le persone la misurano andando a fare la spesa. La situazione internazionale alimenta l’incertezza: l’economia italiana non crescerà quanto ci aspettavamo nel 2022, probabilmente non crescerà affatto e comunque troppo poco. Nella preoccupazione, ci si aggrappa alla speranza di un aumento dei salari.</p>
<p>È questo l’equivoco di fondo: non sarà una soglia minima delle retribuzioni a farle crescere. Anche se il non detto, la speranza nascosta sembra essere questa quando si rincorrono nei dibattiti di politici e cittadini il rincaro dei prezzi e il salario minimo. Ma si rischia di cadere in una trappola. Innanzi a un problema, vorremmo che tutto si potesse sistemare con una singola decisione. La politica si offre con slancio di fare le sue magie. Facile che si rivelino mere illusioni.</p>
<p>In Europa, alcuni Paesi hanno il salario minimo, altri, come noi, i contratti collettivi nazionali validi erga omnes. I due strumenti sono alternativi. I contratti collettivi definiscono già la remunerazione del grosso della forza lavoro (oltre l’80%). In Italia abbiamo anche un salario minimo di fatto. Avendo introdotto il reddito di cittadinanza, quest’ultimo diventa una sorta di valore di riferimento.</p>
<p>Lo stipendio offerto da un datore di lavoro non può situarsi al di sotto di quella soglia, altrimenti il lavoratore saluta e si mette in fila per il sussidio. Negli scorsi mesi, si è scritto molto sulla contrazione dell’offerta di lavoro. Avendo affrontato la pandemia a suon di «ristori», molti Paesi, Italia inclusa, si ritrovano con una forza lavoro non più disponibile ad accettare alcuni impieghi e le rispettive retribuzioni. Gli stessi Paesi non sono propensi ad aprire le frontiere a chi quei lavori e quelle retribuzioni accetterebbe.</p>
<p>Il salario minimo implica una maggiore rigidità sul lato della domanda. L’effetto sul lavoro poco qualificato è prevedibile: all’aumentare del prezzo, se ne chiederebbe di meno. Altrimenti perché ragionare (come fa l’Ue) su valori ben inferiori al salario di equilibrio? E sul resto delle professioni non ci sarebbe quella sorta di «spinta al rialzo» in cui molti sembrano sperare.</p>
<p>Tutti tendiamo a pensare al salario come a qualcosa che il datore di lavoro decide per noi. Crediamo che se qualcun altro (lo Stato) gli ordinasse di pagarci di più, lo farebbe. Le cose non stanno proprio così. L’imprenditore remunera i fattori produttivi in modo coerente con i costi che ritiene possibile sostenere, in vista della realizzazione di un dato bene o servizio e della sua vendita a un certo prezzo. Per questo, gli operai della Ferrari se la passano meglio degli altri. Le doti (gli skill) e la produttività del lavoro influenzano la remunerazione.</p>
<p>Salari più alti certificano il buono stato di salute di un Paese perché segnalano, ad esempio, che il sistema educativo funziona e forma persone qualificate ma anche che le produzioni utilizzano macchinari e strumenti i più avanzati. E certificano quegli incrementi di produttività che dal 1995 in Italia è cresciuta solo del 10% mentre nei Paesi della zona euro è salita di quasi il 40%.</p>
<p>Simmetricamente, il basso costo del lavoro «compensa» bassi investimenti in tecnologia, competenze inadeguate, alti costi legati, per esempio, ai servizi che un’impresa deve acquistare e anche alla scarsa certezza del diritto.</p>
<p>I bassi salari italiani non sono un «problema» per cui ci sia una «soluzione». La dinamica degli stipendi riflette la storia del Paese, le rigidità del sistema, persino la poca certezza del diritto, i limiti di università e scuola.</p>
<p>A questo si aggiunge ora l’inflazione che innegabilmente taglia il potere d’acquisto, per di più in modo differenziato, pesando di più sui redditi bassi. E si capisce come questo non sia il tempo degli slogan e delle misure bandiera, ma quello, ancora una volta, delle riforme mai fatte.</p>
<p><em><strong><a href="https://www.corriere.it/editoriali/22_giugno_08/inflazione-l-equivocosul-salario-minimo-fe60ee96-e763-11ec-bc81-fb93af2ab36c.shtml">Il Corriere della Sera</a></strong></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Minimo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/minimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 16:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla festa del nulla va di moda presentarsi indossando il “salario minimo”. S’ammicca lasciando credere che saranno più soldi per tutti, mentre basterebbe seguire il dibattito europeo per sapere che si tratterà, e sarà un bene, di regole da rispettare. Le nostre retribuzioni sono rimaste basse perché bassa è stata la crescita e nanerottola la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla festa del nulla va di moda presentarsi indossando il “salario minimo”. S’ammicca lasciando credere che saranno più soldi per tutti, mentre basterebbe seguire il dibattito europeo per sapere che si tratterà, e sarà un bene, di regole da rispettare.</p>
<p>Le nostre retribuzioni sono rimaste basse perché bassa è stata la crescita e nanerottola la produttività. Che dipende da quanto s’investe in ricerca e innovazione, dalla dimensione delle aziende, dal funzionamento del mondo che le circonda, scuola e pubblica amministrazione comprese, mentre il risultato complessivo dipende anche da quanti e quanto si lavora. Recuperare produttività è il solo modo serio di far crescere le retribuzioni, ma per farlo occorrono riforme a fronte delle quali le quattro cosucce che tanto hanno agitato le politiche degli opposti e convergenti demagoghi conservatori sono meno d’un’oliva d’antipasto.</p>
<p>Dopo le “politiche attive del lavoro”, nel Paese in cui i navigator hanno salpato per le vacanze retribuite senza mai avere svolto alcuna funzione e i centri per il lavoro si chiamano così perché pagano lo stipendio a chi vi ha trovato lavoro, è la volta del “salario minimo”. Si tratta della paga minima consentita per un’ora di lavoro (era previsto anche dal Codice di Hammurabi, Babilonia, 1750 a.C.). Quindi riguarda quanti lavorano e lo fanno con un regolare contratto. Ma quanti già ne dispongono, se rientranti nelle categorie con contratti nazionali, già sono regolati sia nel minimo che negli incrementi. Per tutti loro fissare il salario minimo alla pari di quanto già previsto sarebbe una collettiva presa in giro, fissarlo al di sopra un non senso che indurrebbe al suicidio i sindacati, sicché resta solo il fissarlo al di sotto. Basta capirsi. Quanti, invece, non sono coperti da contratto nazionale (e non sono lavoratori autonomi) potrebbero trarre vantaggio dalla fissazione di un minimo consentito, ma potrebbe funzionare solo se: a. non sia al di sopra della loro produttività, altrimenti sparirebbe quel posto di lavoro; b. si sia in grado di interdire il lavoro nero, come sappiamo praticato sia da imprese con contabilità in evasione fiscale che da lavoratori che così cumulano sussidi e paghe irregolari.</p>
<p>I paladini del salario minimo si mostrano difensori degli interessi dei lavoratori. In realtà quella difesa dovrebbe consistere nel controllo di legalità, sia per il nero offerto che per i contratti violati, chiedendo più ore di lavoro di quanto contrattualizzato. Ma mettiamola sul piano del soldo: in Unione europea si oscilla fra i 12.38 euro previsti in Lussemburgo all’euro e 87 centesimi fissato in Bulgaria. In Germania è a 9.35 euro. Considerato che, dal 1995 a oggi, la produttività tedesca è cresciuta il quadruplo dell’italiana, possiamo pure inchiodarlo allo stesso livello, ma varrebbe la pena di chiedersi se si prende in giro o ci si prende in giro da sé soli.</p>
<p>Anche il criceto degli esperimenti su memoria e intelligenza ha capito di dovere scegliere se andare a destra o sinistra, per raggiungere il boccone da sgranocchiare, ma il demagogo multicolore sa che scegliere è la più pericolosa delle attività, sì che taluno ha sfiorato la meraviglia: fissiamo il salario minimo, ma senza fissarlo. Anziché una cifra, come ovunque, mettiamoci un parametro. Se il suo emolumento lo si commisurasse alla competenza ed efficacia, alla sera toccherebbe sfamarlo. Ma è ancora un artigiano senza manualità, rispetto alla pirotecnica genialità del collega che lascia intendere il salario minimo sia il quantum che spetta comunque a tutti, in un impeto di egualitarismo assistenzialista.</p>
<p>Morale della favola: stabilire il minimo regolare per la retribuzione di un lavoro regolarizzato può essere utile, ma la chiave sta nel doppio richiamo alla regolarità. In quanto ai cultori della generosità con soldi altrui, si chieda loro quanto son disposti a pagare, possibilmente di tasca propria, la pizza che intendono manducare senza doversi scomodare.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Reddito di cittadinanza e salario minimo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/reddito-di-cittadinanza-e-salario-minimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 13:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il reddito di cittadinanza e il salario minimo non sono due cose diverse, ma due cose opposte Il reddito di cittadinanza e il salario minimo non sono due cose diverse, sono due cose opposte: il primo ha effetti negativi, mentre il secondo può avere effetti positivi. Il reddito di cittadinanza è la sovvenzione al [&#8230;]</p>
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<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Il reddito di cittadinanza e il salario minimo non sono due cose diverse, ma due cose opposte</h3>
<p>Il reddito di cittadinanza e il salario minimo non sono due cose diverse, sono due cose opposte: il primo ha effetti negativi, mentre il secondo può avere effetti positivi.</p>
<p>Il reddito di cittadinanza è la sovvenzione al &#8220;non lavoro&#8221; ed è un errore, perché la spesa pubblica, che va a pesare sui contribuenti, cioè su quanti guadagnano e pagano le tasse, le imposte e i contributi, deve servire a trasformare il &#8220;non lavoro&#8221; in lavoro: bisogna portare la gente al lavoro.</p>
<p>Come? Con la formazione, l&#8217;informazione e il collocamento. In questo modo si introducono le persone alla dignità del lavoro e si aumenta la ricchezza collettiva.</p>
<p>Al contrario, il salario minimo ha a che vedere con la regolarità del mercato del lavoro: cioè quanti lavorano non possono essere pagati, a seconda delle diverse attività che fanno, meno di una determinata cifra. Questo porta con sé due conseguenze: la prima è che quella cifra non può essere al di sopra della produttività di determinati lavori e lavoratori, altrimenti, semplicemente, sparisce il posto di lavoro.</p>
<p>Tanto è vero che dentro l&#8217;Unione Europea si oscilla tra la Romania che ha un 1,87 euro come salario minimo e il Lussemburgo che ha 12,38 euro: sono piuttosto distanti, perché siamo in contesti diversi.</p>
<p>La seconda conseguenza è che deve esistere un continuo controllo di legalità: cioè che chi è al lavoro sia al lavoro regolarmente; che sia eliminata l&#8217;evasione fiscale e il nero da parte dell&#8217;impresa e l&#8217;evasione fiscale e previdenziale da parte del lavoratore. Infatti, c&#8217;è anche c&#8217;è anche il lavoro in nero ed è uno degli effetti negativi dell&#8217;assistenzialismo, in generale e del reddito di cittadinanza, in particolare. Il controllo di legalità fa bene alla salute economica e civile di un Paese.</p>
<p>Quindi, il salario minimo può essere adottato. Naturalmente, come sempre, se una cosa la fai bene, hai effetti positivi. Se una cosa la fai propagandisticamente, allora diciamo che i demagoghi di oggi sappiano che Hammurabi ci aveva già pensato 1750 anni prima di cristo.</p>
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