<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Russia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/russia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/russia/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jun 2025 10:13:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>Russia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/russia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Russia, spettro recessione. Se ad ammetterlo è il Cremlino, la crisi è nera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/russia-spettro-recessione-se-ad-ammetterlo-e-il-cremlino-la-crisi-e-nera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=84305</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un regime in cui l’informazione è rigorosamente centralizzata e vagliata, se a riportare dati allarmanti sono persino i membri del Governo è indizio di un quadro ben più tetro delle aspettative. La crisi dell’economia di guerra russa, infatti, si acuisce al punto che non è più opportuno, per gli uomini di Putin, mentire platealmente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/russia-spettro-recessione-se-ad-ammetterlo-e-il-cremlino-la-crisi-e-nera/">Russia, spettro recessione. Se ad ammetterlo è il Cremlino, la crisi è nera</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un regime in cui l’informazione è rigorosamente centralizzata e vagliata, se a riportare dati allarmanti sono persino i membri del Governo è indizio di un quadro ben più tetro delle aspettative. La crisi dell’economia di guerra russa, infatti, si acuisce al punto che non è più opportuno, per gli uomini di Putin, mentire platealmente davanti all’evidenza di un Paese sempre più scosso e impoverito. Solo a inizio maggio, su queste pagine, analizzavamo la <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/">crescita esponenziale del deficit di Mosca</a>, imputabile al crollo dei proventi erariali da idrocarburi, e la contestuale stagnazione dell’economia. A distanza di un mese e mezzo, la situazione appare così compromessa da indurre lo stesso Ministro dello sviluppo economico Maxim Reshetnikov ad ammettere candidamente e per la prima volta che <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/russia-ministro-dell-economia-paese-e-sull-orlo-recessione-AHQh3JKB">il Paese è sull’orlo della recessione</a>.</p>
<p>Una confessione, considerati i toni abitualmente trionfalistici della propaganda del Cremlino, che lascia intendere una crisi ben più profonda e conclamata di quanto traspaia e che rientra in un graduale ma eloquente cambio di narrazione di un esecutivo in evidente imbarazzo. D’altronde, è stato lo stesso Putin ad ammettere, non più tardi di due settimane fa, che <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/06/04/news/patata_scarsita_allarme_putin_prezzi_record_guerra-424647218/#:~:text=Ma%20adesso%20rischiano%20di%20rimanerne,di%20molti%20negozi%20e%20supermercati.)">in Russia scarseggiano persino le patate</a>, alimento base della dieta nazionale e soggetto a severi <a href="https://tg24.sky.it/economia/2025/05/29/economia-russa-oggi">rincari del 133%</a> su base annua. In uno scenario di penuria di generi alimentari, marcato da un’<a href="https://it.tradingeconomics.com/russia/inflation-cpi#:~:text=febbraio%20del%202018.-,Il%20tasso%20di%20inflazione%20in%20Russia%20%C3%A8%20sceso%20al%209,e%20le%20aspettative%20degli%20analisti.)">inflazione stabilmente superiore al 10%</a> e quindi tecnicamente definibile come galoppante, il Ministro Reshetnikov ha aperto alla possibilità concreta di decretare ufficialmente la recessione con la revisione delle stime di crescita attesa in agosto.</p>
<p>Principale imputato la Banca di Russia che, a detta del politico, avrebbe raffreddato l’economia oltre il necessario, insistendo nel mantenimento di tassi d’interesse estremamente elevati, dallo scorso ottobre stabili <a href="https://it.tradingeconomics.com/russia/interest-rate">intorno a un roboante 20%</a> e considerati lesivi degli investimenti. Una lettura strumentale, questa, utile a mistificare una realtà in cui, con tassi più contenuti, l’indice dei prezzi toccherebbe punte insostenibili per i già provati consumatori, costretti a sopportare <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_maggio_29/russia-economia-frenata-putin-1e754400-c468-4309-941b-6aefede10xlk.shtml?refresh_ce=&amp;intcmp=skytg24_foglia+articolo_interlink_text">rincari persino del 100% in pochi mesi</a> sugli ortaggi. Alle considerazioni del Ministro fanno il paio quelle di <a href="https://www.reuters.com/business/finance/russias-sberbank-warns-economy-overcooling-says-key-rate-below-15-would-spur-2025-06-18/">Alexander Vedyakhin, vicepresidente di Sberbank</a>, principale gruppo bancario del Paese, che ai microfoni di Reuters ha confermato lo spettro della decrescita, evitabile, a sua detta, solo tramite un taglio drastico dei tassi di interesse, di almeno 5 punti percentuali; un’eventualità alquanto implausibile e certamente non auspicabile, dati i sicuri effetti inflazionistici, per i cittadini che già vedono fortemente erosi i propri risparmi e il potere d’acquisto, anche su beni di prima necessità.</p>
<p>Nel frattempo, con buona pace del suddetto scaricabarile (di petrolio), prosegue il <a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/04/30/7509844/">crollo dei proventi fiscali da combustibili fossili</a>, con un <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-06-04/russia-s-rainy-day-fund-lost-around-6-billion-in-may">calo annuo stimato da Mosca stessa al 24%</a> e su cui Putin non può più fare affidamento per sostenere la reale causa del dissesto: le spese militari. Giunte al rapporto record del <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/difesa-2024-piu-forte-aumento-spesa-militare-guerra-fredda-usa-all-india-ecco-chi-spende-piu-AH2PGTV#U15421335244IGD">7,1% del Pil, del 19% della spesa pubblica</a> e del <a href="https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2024-11-22/russias-budget-2025-war-above-all">43% del budget 2025</a>, che rappresenta il massimo mai toccato dai tempi dell’Urss, vengono ormai ampiamente finanziate con ricorso all’indebitamento. Così, con l’<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/difesa-2024-piu-forte-aumento-spesa-militare-guerra-fredda-usa-all-india-ecco-chi-spende-piu-AH2PGTV#U15421335244IGD">esborso per lo sforzo bellico in aumento del 38%</a> nel 2024 sul 2023 e con le <a href="https://www.themoscowtimes.com/2025/05/01/russia-triples-2025-budget-deficit-forecast-to-17-of-gdp-a88939">stime del Cremlino sul deficit triplicate</a> rispetto a inizio anno, Mosca si vede sempre più costretta ad <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-06-04/russia-s-rainy-day-fund-lost-around-6-billion-in-may">attingere alle riserve del proprio Fondo sovrano</a>. La sua liquidità, infatti, nel solo mese di maggio, si è contratta di 6 miliardi di euro, pari al 14%, registrando un -68% dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina. Parafrasando Ennio Flaiano, insomma, la situazione in Russia è grave, e anche seria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/russia-spettro-recessione-se-ad-ammetterlo-e-il-cremlino-la-crisi-e-nera/">Russia, spettro recessione. Se ad ammetterlo è il Cremlino, la crisi è nera</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giù il petrolio, su il deficit: il dissesto dell’economia di guerra russa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=83723</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con un investimento che ha recentemente toccato la quota del 6,3% del Pil, la spesa militare russa è ormai tornata ai livelli record della Guerra Fredda. Un esborso obbligato per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma la cui sostenibilità, giunti al quarto anno di conflitto, si scontra con una congiuntura in vistoso affanno, che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/">Giù il petrolio, su il deficit: il dissesto dell’economia di guerra russa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un investimento che ha recentemente toccato la quota del <a href="https://www.reuters.com/markets/europe/russia-raises-2025-deficit-forecast-threefold-due-low-oil-price-risks-2025-04-30/">6,3% del Pil</a>, la spesa militare russa è ormai tornata ai livelli record della Guerra Fredda. Un esborso obbligato per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma la cui sostenibilità, giunti al quarto anno di conflitto, si scontra con una congiuntura in vistoso affanno, che presenta ormai i connotati propri di un&#8217;economia di guerra.</p>
<p>Non bastano più gli idrocarburi a togliere le castagne dal fuoco a Mosca; al contrario, è proprio il costo del petrolio a inchiodare i conti pubblici russi. Il Ministero delle Finanze, infatti, si è visto costretto a ritoccare sensibilmente a ribasso le stime del costo del barile, sceso bruscamente dai 70 ai 56 dollari. Tanto è bastato a prevedere un allarmante aumento del deficit di bilancio, cresciuto in breve tempo dallo 0,5% all’1,7% del Pil, eccedendo anche le stime che lo calcolavano all’1,5%. È la conseguenza diretta del crollo delle entrate fiscali da idrocarburi, che solo a marzo hanno registrato un <a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/04/30/7509844/">sonoro -17%</a> su base annua e che, stando alle previsioni, si contrarranno del 24% nel 2025. Una testimonianza, certamente, dell’efficacia del price cap imposto sul greggio russo dall&#8217;Occidente, ma anche di quanto l’economia del Paese sia ancora di stampo “fisiocratico”, asservita alle fluttuazioni del mercato dell’energia per incapacità di differenziare a sufficienza nei settori <em>non-oil</em>.</p>
<p>Ad aggravare il dissesto dei conti vi sono poi i dati sul rallentamento della crescita. Infatti, uno <a href="https://www.economist.com/finance-and-economics/2025/04/27/vladimir-putins-money-machine-is-sputtering">studio di Goldman Sachs</a> stima che, dal robusto 5% rilevato a fine 2024, questa si sia pressoché azzerata nei primi mesi del 2025. Sono gli effetti della guerra commerciale in atto tra Trump e il resto del mondo, che ha risparmiato Mosca nell’applicazione diretta di dazi, ma che non la rende immune dagli esiti di larga scala sui commerci globali e sulla domanda di carburante.</p>
<p>Ciononostante, dal Cremlino non trapela alcuna intenzione di contenere le commesse militari. Al contrario, dal dicastero delle Finanze giunge chiara l’intenzione di tirare dritto, con un aumento della spesa pubblica di oltre 9 miliardi di euro, a scapito di cittadini e imprese che sono già chiamati a sostenere una pressione fiscale più elevata, alla luce del recente rincaro delle imposte sui redditi delle persone fisiche e sui profitti delle aziende. Tasse, queste, che vedono gli economisti concordi nel prevedere ulteriori aumenti nei mesi a venire, al fine di scongiurare dissesti di bilancio ancor più severi.</p>
<p>Nel frattempo, <a href="https://www.reuters.com/markets/europe/russian-economy-slows-sharply-with-more-turmoil-horizon-2025-04-08/">l’inflazione galoppa oltre il 10%</a> e la crescita della produzione industriale è crollata dal 2% allo 0,2%. A deprimere ulteriormente gli investimenti, ad aprile i tassi di interesse della banca centrale hanno raggiunto il 21%: il dato più alto riportato dai primi anni 2000.</p>
<p>A completare il quadro di “bellicizzazione” dell&#8217;economia nazionale, ci sarebbe la volontà, <a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2025/05/04/news/il_petrolio_va_giu_e_putin_sinventa_loro_alla_patria_in_salsa_russa-19101355/">esplicitamente dichiarata dal viceministro delle Finanze Chebeskov</a>, che “entro il 2030 il 40% dei risparmi dei russi diventi a lungo termine”, leggasi titoli del debito pubblico russo, in quanto unici strumenti di investimento di tale genere rimasti nel Paese: di fatto, una nazionalizzazione silenziosa del risparmio come ultima frontiera di finanziamento di uno sforzo bellico sempre più estenuante, che si somma alla fuga di capitali, al collasso del commercio estero e all’embargo tecnologico. In un contesto di stimata stagflazione, appare evidente come la crescita sostenuta degli anni precedenti, trainata dalla cavalcata dell&#8217;industria bellica, mostri ora i segni di cedimento e il vero volto di ogni economia di guerra, in cui il costo degli armamenti è sopportato da una popolazione sempre più provata e impoverita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/">Giù il petrolio, su il deficit: il dissesto dell’economia di guerra russa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La contraddizione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-contraddizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=82202</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-contraddizione/">La contraddizione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="914" height="514" src="https://www.youtube.com/embed/m54A6Vbm1OM" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-contraddizione/">La contraddizione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>#LaFLEalMassimo &#8211; Se l’Ucraina perde, perdiamo tutti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-se-lucraina-perde-perdiamo-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 10:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=78802</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-se-lucraina-perde-perdiamo-tutti/">#LaFLEalMassimo &#8211; Se l’Ucraina perde, perdiamo tutti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/BASmn0TJzJ8" width="893" height="502" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-se-lucraina-perde-perdiamo-tutti/">#LaFLEalMassimo &#8211; Se l’Ucraina perde, perdiamo tutti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La farsa elettorale di Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-farsa-elettorale-di-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 15:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=78375</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-farsa-elettorale-di-putin/">La farsa elettorale di Putin</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. Ma l’esortazione ad andare a votare non manca mai. Anche se si sa già come va a finire. Oggi inizia la tre giorni di voto per eleggere il prossimo presidente della Federazione russa e, come l’altra volta e quella precedente, la scelta ricadrà su Vladimir Putin con la consueta maggioranza ‘alla russa’. Quindi una maggioranza bulgara.</p>
<p>Una giornata che a Mosca viene vissuta con un’apatia persino superiore alle edizioni precedenti. La novità di quest’anno, è che chi vuole potrà anche non recarsi al seggio. Il voto elettronico dovrebbe essere il grande protagonista e il Cremlino sta facendo in modo che se ne avvalga il maggior numero di elettori. Con mezzi più o meno persuasivi. L’obiettivo è, soprattutto, fare votare i dipendenti pubblici, che notoriamente sono una miniera di voti. Per essere sicuri che lo facciano, tutti hanno ricevuto un link a un sito sviluppato da Russia Unita, il partito di maggioranza in parlamento e da cui viene anche il presidente Putin. Cliccando sul collegamento, è possibile vedere dove si trova il proprio seggio elettorale e come arrivarci nel minor tempo possibile. Con buona pace della privacy, può diventare un metodo molto efficace per capire se la gente abbia votato o meno.</p>
<p>Ci sono poi gli incentivi e quest’anno al Cremlino si sono davvero superati, con i moscoviti che sono più fortunati degli altri russi. Come nel 2020 è stata ripristinata la lotteria ‘un milione di premi’. Una novità che aveva portato al voto 12 milioni di cittadini, per un totale di 5 milioni di vincitori. Quest’anno chi vota on line per la prima volta, qualcosa lo vince di sicuro. I giovani con meno di 25 anni e le famiglie sposate o con figli accumulano punti supplementari. Non è un particolare da poco perché, e questa è la novità di quest’anno, più ‘punti elettore virtuale’ accumuli più ottieni sconti per acquistare merci di vario genere. Le istruzioni di trovano sui cartelli appesi nelle bacheche pubbliche o sui portoni dei palazzi.</p>
<p>Il presidente Putin, così, spera di venire incoronato per la terza volta consecutiva e di sfondare l’80% dei consensi. Visti gli sfidanti non dovrebbe essere difficile. Fra il comunista, Nikolaij Kharitonov, e il liberal democratico, che in Russia significa ultra conservatore, Leonid Slutsky, se arrivano al 15% è tanto. Il punto, però, è quanti andranno a votare e gli incentivi a usare il voto elettronico servono proprio a questo.</p>
<p>Il presidente Putin, ieri, ha cercato di fare leva sul senso della nazione, sempre molto vivo nei russi. &#8220;Spetta solo a voi, cittadini russi, determinare il futuro della Patria. Non solo dovrete dare il vostro voto, ma dichiarare con fermezza la vostra volontà e aspirazioni, il vostro ruolo personale nell’ulteriore sviluppo della Russia. Perché le elezioni sono un passo verso il futuro&#8221;. Un futuro che si ripete da oltre 20 anni, per la precisione.</p>
<p>E, alla vigilia delle elezioni più apatiche di sempre, non manca un ultimo colpo di scena. Vitaly Robertus, vice presidente del colosso petrolifero Lukoil, è stato trovato morto. Secondo la stampa indipendente si sarebbe impiccato. Si unisce alle decine di dirigenti di Lukoil e altre società di Stato, deceduti in modo misterioso.</p>
<p><a href="https://www.quotidiano.net/esteri/russia-voto-on-line-rischio-frodi-putin-9c3c39d0"><em><strong>Quotidiano Nazionale</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-farsa-elettorale-di-putin/">La farsa elettorale di Putin</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ipocrisia di chi manifesta per Navalny e poi consegna gli ucraini a Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lipocrisia-di-chi-manifesta-per-navalny-e-poi-consegna-gli-ucraini-a-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 17:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[navalny]]></category>
		<category><![CDATA[putiniani]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=78055</guid>

					<description><![CDATA[<p>È sempre cosa buona e giusta quando tutte le forze politiche convergono senza distinzione tra maggioranza e opposizione su un punto dirimente di politica estera. È cosa buona e giusta, purché sia chiaro che di politica estera si tratta. Ma non sempre è così. Ad esempio. L’odierna manifestazione promossa dal leader di Azione Carlo Calenda in memoria [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lipocrisia-di-chi-manifesta-per-navalny-e-poi-consegna-gli-ucraini-a-putin/">L’ipocrisia di chi manifesta per Navalny e poi consegna gli ucraini a Putin</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È sempre cosa buona e giusta quando tutte le forze politiche convergono senza distinzione tra maggioranza e opposizione su un punto dirimente di politica estera. È cosa buona e giusta, purché sia chiaro che di politica estera si tratta. Ma non sempre è così.</p>
<p>Ad esempio. L’odierna manifestazione promossa dal leader di Azione Carlo Calenda in memoria del dissidente russo Alexei Navalny ha un sottinteso politico evidente (Putin è un autocrate che ammazza senza pietà chi si oppone al suo regime) e, avvenendo nel pieno di un conflitto che lambisce l’Europa, un’altrettanto evidente implicazione strategica (la guerra di aggressione della Federazione Russa all’Ucraina va fermata). Concetto, quest’ultimo, ben chiarito da Marina Litvinenko, vedova dell’ex agente del Kgb assassinato a Londra nel 2006 dai killer del Cremlino con qualche goccia di polonio radioattivo in una tazza di te. “La reazione migliore dell’Occidente alla morte di Navalny è il sostegno all’Ucraina, perché quella è anche una guerra per una nuova Russia: se Putin perde, a Mosca le cose possono cambiare”, ha detto la Litvinenko. Concetto chiaro a tutti i leader dei partiti che oggi parteciperanno alla manifestazione indetta da Carlo Calenda. A tutti tranne a due.</p>
<p>Giorni fa hanno chiesto a Matteo Salvini se la Lega parteciperà alla manifestazione. “Assolutamente sì – ha risposto il segretario – spero che il 2024 sia l’anno della chiusura delle troppe guerre in corso, tra Russia e Ucraina, tre Israele e Palestina. La guerra è sempre morte, sofferenza, sconfitta e quindi conto che l’Italia sia protagonista di pace”. Ora, delle due l’una: o Salvini non ha compreso il senso della manifestazione odierna, oppure finge di non averlo compreso. In entrambi i casi c’è un problema, e a lume di naso si tratta di un problema di coerenza.</p>
<p>Discorso simile per Giuseppe Conte. Che senso ha mandare, come annunciato oggi a Repubblica dal leader del Movimento 5 Stelle, una delegazione di partito alla manifestazione sull’omicidio di Navalny, e al tempo stesso spianare la strada dell’espansionismo militare russo negando gli armamenti necessari al popolo ucraino per difendersi? Nessun senso, evidentemente. Si tratta di una mossa furbesca volta ad allinearsi allo sconcerto dell’opinione pubblica per la morte del dissidente, senza per questo assumere impegni politici conseguenti. In una parola: un’ipocrisia.</p>
<p>È sempre cosa buona e giusta quando tutte le forze politiche convergono senza distinzione tra maggioranza e opposizione su un punto dirimente di politica estera. È cosa buona e giusta, purché sia chiaro che di politica estera si tratta. Una chiarezza che manca ad almeno due leader politici tra i tanti che oggi parteciperanno alla fiaccolata di protesta contro la satrapia putiniana.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/02/navalny-fiaccolata-italia-salvini-conte/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lipocrisia-di-chi-manifesta-per-navalny-e-poi-consegna-gli-ucraini-a-putin/">L’ipocrisia di chi manifesta per Navalny e poi consegna gli ucraini a Putin</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un uomo in marcia a testa alta verso la morte</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-uomo-in-marcia-a-testa-alta-verso-la-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 17:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[navalny]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=78050</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo perso la memoria, e di conseguenza smarrito il senso, di scelte come questa. Scelte che, infatti, ci affascinano e ci sconvolgono in modo particolare. Con tutta evidenza, Aleksej Navalny sapeva che sarebbe stato ucciso. E tuttavia non si è sottratto, ma ha scelto di consegnarsi al proprio destino per testimoniare con la vita un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-uomo-in-marcia-a-testa-alta-verso-la-morte/">Un uomo in marcia a testa alta verso la morte</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo perso la memoria, e di conseguenza smarrito il senso, di scelte come questa. Scelte che, infatti, ci affascinano e ci sconvolgono in modo particolare. Con tutta evidenza, Aleksej Navalny sapeva che sarebbe stato ucciso. E tuttavia non si è sottratto, ma ha scelto di consegnarsi al proprio destino per testimoniare con la vita un principio generale e rendere onore ad una particolare idea di sé. Del proprio stile, della propria incrollabile identità. Sacrificio, destino, principi, coerenza, identità: parole oggi dimenticate, a volte ridicolizzate e tuttavia essenziali alla dignità umana. Parole possenti, di cui ciascuno di noi riconosce istintivamente il valore e patisce naturalmente l’assenza, per poi rimanere folgorato al loro inaspettato manifestarsi.</p>
<p>È stato per questo che, in un’epoca in cui la fedeltà ideale è considerata il vezzo degli imbecilli e l’immolazione di sé il costume dei perdenti, la vicenda gloriosa e tragica di Aleksej Navalny ci ha colpiti nel profondo più dei precedenti, pur numerosi, casi di dissidenti o di giornalisti russi assassinati dai sicari di Putin. Evidentemente, il caso Navalny è diverso. E non è diverso solo perché di lui conosciamo più di altri il volto e la storia, ed entrambi ci piacciono. La vicenda di Aleksej Navalny è più choccante e potente delle altre perché choccante e potente più di ogni altra è l’immagine dell’uomo che sceglie, sceglie di non piegarsi e accetta implicitamente il proprio martirio. È la figura, classica, dell’eroe. Perché è vero che, come canta Guccini, “gli eroi sono tutti giovani e belli” e di conseguenza affascinanti, ma ancor più vero e che, come osservava Plutarco, “eroi sono solo quelli morti”. Ed è proprio il rapporto esibito con la propria morte che della vicenda di Aleksej Navalny più ci seduce. Ha scritto il poeta Emil Cioran che “di tutti gli uomini, l’eroe è colui che pensa meno alla morte. Eppure, nessuno vi aspira, sia pure inconsciamente, quanto lui. Questo paradosso definisce la sua condizione: volontà di morire senza il sentimento della morte”.</p>
<p>Nell’agosto 2020 Navalny è stato avvelenato, nel gennaio 2021 si è spontaneamente consegnato al suo avvelenatore. Un uomo in marcia a testa alta verso morte come Gesù Cristo e come Gesù Cristo consegnato di conseguenza all’immortalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2024/02/18/news/la_morte_gli__testimone_navalny_ovvero_quando_unidea_vale_piu_della_vita-15166505/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-uomo-in-marcia-a-testa-alta-verso-la-morte/">Un uomo in marcia a testa alta verso la morte</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 100: Prometeo Il distruttore di Mondi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-100-prometeo-il-distruttore-di-mondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 12:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Famularo]]></category>
		<category><![CDATA[Oppenheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=75567</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre le bombe dell’invasore russo continuano a cadere sul popolo ucraino che resiste eroicamente, negli schermi cinematografici dell’occidente lampeggiano le esplosioni nucleari del nuovo film di Cristopher Nolan dedicato al fisico Oppenheimer e alla sua controversa figura divisa tra il contributo dato alla realizzazione della prima bomba atomica e la resistenza nei confronti degli sviluppi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-100-prometeo-il-distruttore-di-mondi/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 100: Prometeo Il distruttore di Mondi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre le bombe dell’invasore russo continuano a cadere sul popolo ucraino che resiste eroicamente, negli schermi cinematografici dell’occidente lampeggiano le esplosioni nucleari del nuovo film di Cristopher Nolan dedicato al fisico Oppenheimer e alla sua controversa figura divisa tra il contributo dato alla realizzazione della prima bomba atomica e la resistenza nei confronti degli sviluppi successivi che hanno portato l’America ad emarginarlo. </p>
<p>C’è un filo logico, semantico e simbolico che lega la realtà e la finzione, non troppo dissimile dalla fallacia intellettuale, con la quale troppo spesso intellettuali di parte e media distorti nascondono ipocritamente il proprio sostengo al regime criminale di Putin.</p>
<p>Come il fuoco di Prometeo, la tecnologia delle armi nucleari ha cambiato per sempre il modo in cui si può intendere la politica internazionale e gli equilibri che la caratterizzano. La Russia può permettersi di invadere impunemente uno stato libero confinante senza che il resto del mondo possa intervenire in modo diretto perché dispone di armi nucleari. </p>
<p>Il film di Nolan, ricco di spunti filosofici e di riferimenti storici ci racconta il punto di partenza del dilemma civile che caratterizza la guerra in corso ai confini dell’Europa: ci sono armi che nessuno dovrebbe avere, perché nelle mani sbagliate possono portarci alla fine del genere umano. Tuttavia il vaso di pandora è già stato aperto, la reazione a catena è in corso quelle armi sono già nelle mani di un criminale genocida. </p>
<p>Non esiste dunque alternativa al pieno supporto dell’occidente alla resistenza del popolo ucraino e dalla vittoria di questo popolo glorioso dipende l’unica possibilità di pace che esiste per il mondo intero, confidando che come cantava Sting negli anni “anche i russi abbiano a cuori il futuro dei propri figli”.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2XqJY-54x3o?si=o3yGnfnlzB5ga5cL" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-100-prometeo-il-distruttore-di-mondi/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 100: Prometeo Il distruttore di Mondi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ImPotenza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/impotenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 18:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[wagner]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=74792</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come in tutti i sistemi dispostici e secondo la tradizione degli scontri di potere in Russia, l’opacità regna sovrana. Al punto che, nel torbido, ciascuno può vedere muoversi quel che gli pare: chi l’astuto inganno putiniano per consolidare il potere, chi il liquefarsi dell’intera Russia. Il guaio di concentrare lo sguardo sul torbido è quello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/impotenza/">ImPotenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come in tutti i sistemi dispostici e secondo la tradizione degli scontri di potere in Russia, l’opacità regna sovrana. Al punto che, nel torbido, ciascuno può vedere muoversi quel che gli pare: chi l’astuto inganno putiniano per consolidare il potere, chi il liquefarsi dell’intera Russia. Il guaio di concentrare lo sguardo sul torbido è quello di non riuscire a mettere a fuoco i fatti evidenti, che sono due: a. lo smottare del fronte interno è una conseguenza della sconfitta su quello esterno ucraino, talché la grande potenza militare che mosse alla conquista del piccolo Paese da masticare alla svelta è lì, trincerata come può, spinta alla criminalità di far saltare le dighe, pur di non vedere il contrattacco degli ucraini sfondare le proprie linee; b. fin dall’inizio era chiara la rissosa rivalità fra le forze armate russe e i mercenari della Wagner, con le prime che consideravano l’invasione un errore e i secondi un’occasione, ma prima di sabato si vedeva Putin tenere al guinzaglio i suoi cagnacci, ora si vede il dominatore che viene dominato. Che sia sotto tutela delle forze armate o dei mercenari non è chiaro, ma la potenza ha generato impotenza.</p>
<p>La guerra russa in Ucraina è persa fin dall’inizio. Ora porta Putin a finire. Il disegno imperialista e neozarista si è dimostrato per quel che è: un’allucinazione mistico-nazionalista che porta con sé la riduzione della Russia a vassallo della Cina. Chi ha pensato d’essere espressione della storia russa ha dimostrato di non conoscerla o, meglio, di averne assorbito una versione mitica, incapace di imparare dagli errori del passato.</p>
<p>Con tre conseguenze si dovranno fare i conti, nel torbido.</p>
<p>1. I tempi restano incerti e, anzi, quelli della guerra rischiano di allungarsi. È escluso possa farlo Putin, che lo ha sempre rifiutato, ma è ben difficile che altri siano in condizioni e in tempi prevedibili capaci di negoziare una conclusione. Incerti anche i tempi e le modalità della fine di Putin, che sarà un bene per l’umanità e per la Russia.</p>
<p>2. Nello scontro russo non ci sono buoni e cattivi, non ci sono “i nostri” e, con ogni probabilità, quel che succederà dopo la fine sarà orribile quanto quel che c’era. Prigozhin, che riconosce essere tutte balle quelle raccontate sulla minaccia o provocazione della Nato, non per questo diventa un “amico”. Resta un macellaio prezzolato. Ma l’esistenza stessa dello scontro dimostra che le sanzioni (che hanno funzionato eccome) hanno morso gli equilibri economici del potere e dei suoi complici; dimostra che il sostegno politico, civile e di forniture militari all’Ucraina è stato non soltanto giusto ma utile ed efficace. Quindi si continua.</p>
<p>3. La chiave che ha serrato Putin nel suo dannato labirinto è stata quella dell’unità occidentale, che lui aveva escluso. Quello è stato l’atto politico decisivo. Non sufficiente, certo, ma decisivo. E sarebbe spreco di opportunità e di peso se qui da noi non lo si capisse, continuando a biascicare di debolezza europea o di divisioni Nato o dei danni subiti. I danni sono frutto di una scelta criminale, fatta da Putin. Il resto è stata una conquista di maturità politica. Che ora va evoluta, certamente, sul terreno sia dell’integrazione militare che del dialogo diplomatico, ricordando che non è nei nostri interessi la dissoluzione russa, mentre siamo tenuti al confronto costante, anche difficile, con Cina e India.</p>
<p>La torsione guerrafondaia voluta da Putin ha spaccato il suo mondo, anziché il nostro. Non di meno ha generato squilibri pericolosi, i cui effetti devono ancora vedersi. Il convertirsi alla finzione pacifista e alla negoziazione sbracante di quello che fu il vecchio filocomunismo e il suo predecessore filozarista è soltanto l’ultimo travestimento di una natura profonda, che ha in uggia l’Occidente proprio perché orgogliosamente imperfetto nel suo essere libero e democratico. Gli adoratori delle perfezioni dispotiche avranno presto un nuovo cadavere storico su cui versare le loro lacrime.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/557"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/impotenza/">ImPotenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È ufficiale, il gigante russo ha i piedi d’argilla</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/e-ufficiale-il-gigante-russo-ha-i-piedi-dargilla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nathalie Tocci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2023 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=74756</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo cosa accadrà in Russia, se il leader dei mercenari della Wagner Yevgheny Prigozhin cadrà misteriosamente da una finestra di Minsk, se la milizia sarà smantellata, se il capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov e il ministro della difesa Sergei Shoigu saranno rimossi dai loro incarichi o se Vladimir Putin, la cui immagine di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/e-ufficiale-il-gigante-russo-ha-i-piedi-dargilla/">È ufficiale, il gigante russo ha i piedi d’argilla</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sappiamo cosa accadrà in Russia, se il leader dei mercenari della Wagner Yevgheny Prigozhin cadrà misteriosamente da una finestra di Minsk, se la milizia sarà smantellata, se il capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov e il ministro della difesa Sergei Shoigu saranno rimossi dai loro incarichi o se Vladimir Putin, la cui immagine di uomo forte è stata gravemente lesa dal tentato golpe, riuscirà a recuperare credibilità agli occhi dell’establishment e della popolazione. Una cosa però è chiara: se la Wagner ha impiegato nove sanguinosi mesi per conquistare Bakhmut in Ucraina e sole nove ore per spingersi fino alle porte di Mosca, lo Stato russo si è rivelato un gigante dai piedi d’argilla.</p>
<p>Da questo fatto nascono tre riflessioni. La prima riguarda il nesso tra l’andamento di una guerra esterna e la tenuta interna di un regime. Le sconfitte militari in Russia hanno spesso generato sconquassi interni, sebbene in forme e tempi diversi. Nel 1905, la sconfitta contro il Giappone creò le condizioni per la prima rivoluzione. Nel 1917, la prima guerra mondiale diede il la alla seconda rivoluzione: prima quella di febbraio, poi quella d’ottobre, che a sua volta scaturì in una guerra civile. Nel 1991, due anni dopo la ritirata dall’Afghanistan, ci fu l’implosione dell’Unione sovietica. Questa fu preceduta da un tentato colpo di Stato contro Mikhail Gorbachev. Il tentativo fallì dopo tre giorni, ma fu solo questione di tempo perché venisse giù il castello di carta sovietico. La sconfitta strategica russa in Ucraina, determinata dal fallimento dell’unico vero obiettivo di guerra di Putin &#8211; eradicare l’Ucraina come Stato libero, democratico e indipendente da Mosca &#8211; causerà sconvolgimenti interni. Non ci è dato sapere se assomiglieranno più al 1905, al 1917 o al 1991, o se saranno cambiamenti immediati o scaglionati nel tempo. La storia si ripete, sebbene non allo stesso modo. Ma è evidente che il tentato golpe di Prigozhin, il primo dopo oltre trent’anni, è l’atto più eclatante di una crisi profonda in Russia.</p>
<p>Da qui discende la seconda riflessione: gli eventi delle ultime ore validano quella che viene definita la “teoria della vittoria” di Kyiv. In guerra, ogni combattente ha una sua “teoria della vittoria”, cioè un’idea di come raggiungere, militarmente, i propri obiettivi. La “teoria della vittoria” russa fa perno sull’inconsistenza dello Stato e dell’identità dell’Ucraina, così come sulla mollezza dell’Occidente, cioè le condizioni che &#8211; secondo il Cremlino &#8211; avrebbero dovuto portare Mosca a prevalere. L’invalidazione di queste premesse ha aperto la via alla sconfitta strategica russa. Per contro, per gli ucraini, la vittoria &#8211; ossia la liberazione del territorio e della popolazione occupati &#8211; è improbabile attraverso il solo strumento militare. Gli ucraini sanno di non avere le capacità militari per ristabilire l’integrità dei confini del 1991. Ma credono che una sconfitta relativa della Russia &#8211; ad esempio con la liberazione delle regioni del sud mettendo in discussione l’occupazione della Crimea, oppure con la riconquista di parte dei territori del Donbas persi nel 2014 &#8211; possa generare instabilità a Mosca, e che in questo caos si possa aprire un varco per liberare il resto del loro Paese. Il tentato golpe di Prigozhin suggerisce che la “teoria della vittoria” dell’Ucraina è quantomeno plausibile. Per le potenze occidentali che sostengono Kyiv questo dato è fondamentale. La guerra probabilmente sarà ancora lunga, ma l’Ucraina è sulla strada giusta.</p>
<p>L’ultima riflessione va, in un certo senso, in direzione opposta: l’Occidente non ha alcun potere su ciò che accade in Russia, per quanto terribile ciò sia. Capiamoci: l’Europa e gli Stati Uniti possono influenzare la vittoria dell’Ucraina. Sostegno militare, ricostruzione e adesione alle istituzioni euro-atlantiche sono ingredienti chiave della vittoria di Kyiv. Al contrario, gli sviluppi interni in Russia sono totalmente al di fuori della nostra sfera di controllo. E qui sta il più grande dei paradossi: nei primi anni Duemila, con le rivoluzioni colorate in Georgia e proprio in Ucraina, Putin si era convinto che dietro le rivolte nello spazio post-sovietico ci fosse la “longa manus” dell’Occidente, il cui vero obiettivo era un cambio di regime a Mosca. Il capo del Cremlino non ha mai creduto, infatti, che queste rivoluzioni potessero essere genuinamente animate dall’interno. Oggi si ritrova a fare i conti con la stessa situazione, ma stavolta in casa sua. Prigozhin è una sua creatura, un Frankenstein creato non dalla Cia, dalla Nato, dall’Ue o da Soros, ma dalle sue stesse mani. L’Occidente non può che stare alla finestra: non abbiamo il men che minimo potere sulla faida interna in Russia, né candidati che vorremmo vedere al potere. È Putin il solo artefice della sua eventuale disfatta. Qualche mese fa, alla domanda su chi fossero i consiglieri più ascoltati da Putin, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov rispose: “Caterina (la Grande), Pietro (il Grande) e Ivan (il Terribile)”. Sbagliava. Sembrerebbe, semmai, che Putin stia dando retta a Nicola II. L’ultimo imperatore.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2023/06/26/news/putin_zar_nicola_russia_commento_tocci-12877282/#:~:text=Non%20sappiamo%20cosa%20accadr%C3%A0%20in,incarichi%20o%20se%20Vladimir%20Putin%2C"><em><strong>La Stampa</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/e-ufficiale-il-gigante-russo-ha-i-piedi-dargilla/">È ufficiale, il gigante russo ha i piedi d’argilla</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
