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	<title>riformismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>riformismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>“Colpevoli e vincenti”: alla FLE presentato il nuovo libro di Davide Giacalone, con Gelmini e Paita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 18:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Colpevoli e vincenti. Gli occidentali contro se stessi” è il titolo del nuovo libro del direttore de La Ragione, Davide Giacalone. Il volume, edito da Rubbettino, è stato presentato questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi. “Viviamo nell’area più ricca, libera, sana e longeva del mondo. Eppure non si sente che parlare delle colpe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/colpevoli-e-vincenti-alla-fle-presentato-il-nuovo-libro-di-davide-giacalone-con-gelmini-e-paita/">“Colpevoli e vincenti”: alla FLE presentato il nuovo libro di Davide Giacalone, con Gelmini e Paita</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Colpevoli e vincenti. Gli occidentali contro se stessi” è il titolo del nuovo libro del direttore de La Ragione, Davide Giacalone. Il volume, edito da Rubbettino, è stato presentato questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi. “Viviamo nell’area più ricca, libera, sana e longeva del mondo. Eppure non si sente che parlare delle colpe occidentali, del declino, della soccombenza, della debolezza, della povertà”, ha detto Giacalone. “Ma c’è una radice profonda, in quell’antioccidentalismo degli occidentali, e va cercata nella paura della libertà, che comporta sempre una collettiva e personale responsabilità. Molti orfani delle ideologie novecentesche non apprezzano la libertà di sognare e realizzare, ma tremano alla mancanza delle false certezze. Senza le quali si vive assai meglio”.</p>
<p>Dopo i saluti introduttivi del presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, la senatrice di Azione, Maria Stella Gelmini, e la senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita, hanno dato vita a un dibattito sui temi affrontati dal libro, moderate dal vicedirettore del TgLa7, Andrea Pancani.</p>
<p>“Ringrazio la Fondazione Einaudi e Davide Giacalone per questo libro, che ci aiuta molto perché ci dà le ragioni delle conquiste che l’occidente ha conseguito negli anni e prova, forte di questa consapevolezza, ad affrontare le sfide del presente e del futuro”, ha detto Gelmini. “Dobbiamo recuperare l’orgoglio e la consapevolezza di queste conquiste, abbandonare i populismi e riscoprire la complessità. Oggi abbiamo un appuntamento con la storia, a partire dall’Ucraina. Non si possono interrompere gli aiuti, è una battaglia fondamentale che vede di fronte la democrazia contro le autocrazie. Per troppi anni ci siamo occupati solo di politica interna e ora la politica estera ci presenta il conto: l’Ucraina, il Medio Oriente, quello che succede in Iran, tutto si tiene. Dobbiamo ripartire e riscoprire la fatica della democrazia, e dobbiamo farlo attraverso il riformismo. Ristabilire un nuovo patto di fiducia con gli elettori creando uno spartiacque tra riformisti e populisti, ovvero chi banalizza e cavalca soltanto le paure”.</p>
<p>Per Raffaella Paita, quello di Giacalone “è un libro di amore e di speranza verso l’occidente”, oggi però “un grande sistema burocratico si è mangiato questa speranza”. Il problema più profondo che abbiamo”, ha detto, “è quello di essere arrivati ad avere una società con logiche autorefenziali che non riesce a raggiungere i suoi obiettivi di cambiamento. E l’occidente ha rinunciato al suo primato culturale. La cancellazione della cultura è un elemento sul quale dobbiamo discutere e dobbiamo farlo in termini spietati. La sfida più importante che abbiamo davanti è quella di una grande riforma istituzionale dell’Europa, una sfida che dobbiamo legare alla competizione elettorale che avremo tra pochi mesi”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/colpevoli-e-vincenti-alla-fle-presentato-il-nuovo-libro-di-davide-giacalone-con-gelmini-e-paita/">“Colpevoli e vincenti”: alla FLE presentato il nuovo libro di Davide Giacalone, con Gelmini e Paita</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>In Italia convivono due populismi. È la «democrazia dell’altalena»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-italia-convivono-due-populismi-e-la-democrazia-dellaltalena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancristiano Desiderio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 11:01:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gianristiano Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[liberale]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero liberale]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
		<category><![CDATA[riformismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa presto a dire riformismo. Forse, perché non c’è cosa più difficile. Svolgere quotidianamente un lavoro serio che altro non è che una continua opera di manutenzione della democrazia e della società è, appunto, cosa ardua. Più facile, invece, è gridare che ciò che serve è una «rivoluzione» perché solo con un cambiamento radicale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-italia-convivono-due-populismi-e-la-democrazia-dellaltalena/">In Italia convivono due populismi. È la «democrazia dell’altalena»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa presto a dire riformismo. Forse, perché non c’è cosa più difficile. Svolgere quotidianamente un lavoro serio che altro non è che una continua opera di manutenzione della democrazia e della società è, appunto, cosa ardua. Più facile, invece, è gridare che ciò che serve è una «rivoluzione» perché solo con un cambiamento radicale si possono risolvere tutti i problemi. Risultato? L’immobilismo.</p>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">Non solo perché in Italia si pretende di fare la rivoluzione con l’autorizzazione dei carabinieri, come diceva Longanesi, ma anche e soprattutto perché il movimento rivoluzionario ritorna al punto di partenza scendendo di volta in volta un gradino del girone infernale. Il riformismo, al contrario, non gira in tondo ma svolge la logica dei piccoli passi reali, che sono quelli del governo possibile, aggiustando le cose che non vanno. Karl Popper, ad esempio, riteneva che la politica riformatrice fosse la via giusta per tenere in forma la democrazia liberale la quale, del resto, per funzionare ha continuamente bisogno di essere rinfrescata per tenere in equilibrio i due elementi che la compongono: il popolo e la libertà. Quando l’equilibrio si smarrisce, la democrazia diventa facile preda della demagogia che oggi in Italia, prendendo il nome di populismo, alimenta il mito della soluzione facile e definitiva di tutti i problemi che si avrebbe ora con la decrescita felice, ora con il debito, ora con il sovranismo, ora con il salvatore della patria. Tutte illusioni che le nuove generazioni e perfino i figli delle nuove generazioni pagano e pagheranno a caro prezzo se la politica non riuscirà a rinsavire e a recuperare il meglio delle tre culture politiche novecentesche: liberali, popolari, socialisti. Sul tema Alessandro Barbano ha scritto un libro tanto generoso quanto intenso: La visione. Una proposta politica per cambiare l’Italia (Mondadori).</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Il giornalista — ha diretto «Il Mattino» — prende le mosse da un’analisi spietata della malattia italiana in cui il bipolarismo non è diventato l’auspicata «democrazia dell’alternanza», con in sostanza due classi dirigenti accomunate dagli stessi valori di riferimento che si alternano alla guida del Paese, bensì una micidiale, ci si passi la definizione, «democrazia dell’altalena» in cui si fronteggiano due populismi che per quanto si prendano a pesci in faccia hanno in comune più di quanto non siano disposti ad ammettere: «Lo statalismo distributivo, fatto di sostegno ai redditi e incentivi a pioggia, che finisce per declinare in welfare assistenziale l’intento keynesiano di sostenere la domanda, trova lo stesso consenso tanto in una sinistra pentita, di fronte agli incerti della globalizzazione, delle sue aperture liberali, quanto in una destra sovranista che fa uso spregiudicato della mano pubblica per blindare il consenso». Questi due schieramenti, gialloverde e giallorosso, che si guardano allo specchio fingendosi di non riconoscersi, hanno dato il peggio durante la stagione del Covid-19, che Barbano critica in modo severo ma rigoroso nel tentativo di uscire dalla selva oscura in cui l’Italia sembra essere caduta: «La pandemia ha testato il livello di efficienza delle democrazia. Per l’Italia è stata una Caporetto».</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Le difficoltà nostrane, inoltre, non riguardano solo la gestione dell’epidemia, affidata dalla politica al Comitato tecnico-scientifico, ma alla stessa «ripartenza» che è invocata ma non attuata perché in Italia esiste la «società signorile di massa», secondo la definizione del sociologo Luca Ricolfi che il giornalista fa propria per descrivere «una condizione tutta italiana» in cui vige da oltre vent’anni la stagnazione, in cui la rendita sopravanza i redditi, in cui il numero di chi non lavora è superiore al numero di chi lavora e chi non lavora conduce una vita al di sopra dei suoi mezzi, in cui c’è un’infrastruttura para-schiavistica composta da gruppi provenienti dall&#8217;Est e dall&#8217;Africa, in cui la distruzione della scuola, dell’università e di «tutto l’apparato formativo del Paese» ha gonfiato le aspettative oltre i meriti effettivi (tipico risultato, direbbe Luigi Einaudi, dell’illusione generata dall’indebito valore legale dei titoli di studio). A fronte di questa, davvero, Caporetto, quale strada si può imboccare per uscire da quello che Saverio Vertone all&#8217;inizio degli anni Novanta chiamava l’ultimo manicomio? Alessandro Barbano non propone una ricetta ma, come recita il titolo del libro, una visione che scaturisce dalla sintesi culturale delle tre famiglie dei liberali, dei popolari e dei socialisti che hanno più cose in comune che cose in contrasto. Si dirà: nulla di nuovo sotto il sole. E, tuttavia, Barbano rilancia: «Cos’altro c’è nella cassetta degli attrezzi della democrazia occidentale? E con quali arnesi altrove e in Europa si è posto argine all&#8217;avanzare del populismo?». Si tratta, in definitiva, di un «usato sicuro» che ha uno spazio politico ma non una forma partito distinta dai due populismi.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-italia-convivono-due-populismi-e-la-democrazia-dellaltalena/">In Italia convivono due populismi. È la «democrazia dell’altalena»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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