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	<title>riforma giustizia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Aug 2023 14:52:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>riforma giustizia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Interecettazioni, un potere mai così esteso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 18:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo Meloni ha dunque varato, per di più con decretazione di urgenza, la più sostanziosa e micidiale estensione del potere di intercettazione delle conversazioni tra privati della storia repubblicana. Il regime già eccezionale delle intercettazioni quando si è in presenza di associazioni mafiose, viene ora esteso anche a reati comuni che il PM ritenga [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo Meloni ha dunque varato, per di più con decretazione di urgenza, la più sostanziosa e micidiale estensione del potere di intercettazione delle conversazioni tra privati della storia repubblicana. Il regime già eccezionale delle intercettazioni quando si è in presenza di associazioni mafiose, viene ora esteso anche a reati comuni che il PM ritenga commessi &#8220;con modalità mafiose&#8221;. Insomma, mentre per poter fare uso di quei poteri davvero eccezionali di ascolto era almeno necessario che vi fossero indizi del reato di associazione mafiosa, ora sarà sufficiente la agevole contestazione di quella fumosa aggravante per consentirlo per una assai vasta platea di reati comuni. Ciò che la Corte di Cassazione (non un manipolo di penalisti esagitati) aveva fermamente escluso con costante giurisprudenza, a difesa dell&#8217;art 15 della Costituzione, viene ora reso possibile dal Governo con il Ministro di Giustizia più dichiaratamente liberale degli ultimi decenni, in deferente ossequio alle pressanti richieste di alcune Procure (o super Procure) di mettere a tacere quella giurisprudenza così rigorosamente fedele al quadro dei valori costituzionali. Un paio di settimane fa a chiedevamo, da queste colonne, come avrebbe mai potuto il Ministro Nordio giustificarsi per una simile scelta (allora solo preannunciata dalla Presidente Meloni): oggi lo sappiamo. Alle impietose domande del bravo Francesco Grignetti su La Stampa, il Ministro ha sbrigativamente risposto che la misura serve solo a rendere &#8220;più incisivi&#8221; gli strumenti di indagine, ed anzi a &#8220;tipizzarne&#8221; l&#8217;uso, in ossequio al principio della certezza del diritto (sic!). Aggiungeva poi, in modo risolutivo, di non avvertire alcuna contraddizione con i propri convincimenti giacché la dicotomia garantisti/giustizialisti è fuffa, esistendo solo &#8220;la complessità della realtà&#8221;. Pensate che ingenui noi siamo: eravamo convinti che, pur nel rispetto della complessità della realtà, un ministro liberale eletto e scelto dalla propria maggioranza esattamente per tale sua qualità, dovesse realizzare da subito riforme liberali. Invece, dopo aver parlato senza tregua proprio della riforma liberale delle intercettazioni telefoniche quale snodo cruciale ed identitario della propria politica della giustizia penale, il Ministro Nordio vara una riforma di segno plasticamente opposto, in ossequio -ben si intende- alla complessità della realtà La quale ultima suggerisce anche -ci ricorda il Ministro- tempi lunghi per la separazione delle carriere, perché lì necessita una riforma costituzionale, e le priorità ora sono altre. Ed anche qui ci siamo scoperti ingenui, per aver pensato -che stupidi- che proprio trattandosi di una riforma costituzionale dai tempi lunghi, essa avrebbe dovuto iniziare il suo percorso quanto prima possibile. Quanto alla superflua dicotomia tra garantismo e giustizialismo, potrà essere utile sapere che la risposta di Nordio è quasi testualmente identica a quella che diede il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 7 febbraio 2020. Anche la transustanziazione di Nordio in Conte deve probabilmente avere a che fare con la &#8220;complessità della realtà&#8221;.</p>
<p>Il Riformista</p>
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		<title>EsAgitati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esagitati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Boom! A leggere proclami e reclami, tonitruanti dichiarazioni e frementi indignazioni – il tutto amplificato ed estremizzato dai giornali, senza che ce ne sia alcun bisogno – sembra ogni giorno che si sia in procinto della fine del mondo o di un mondo nuovo, a seconda dei gusti, senza che il giorno appresso ci si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Boom! A leggere proclami e reclami, tonitruanti dichiarazioni e frementi indignazioni – il tutto amplificato ed estremizzato dai giornali, senza che ce ne sia alcun bisogno – sembra ogni giorno che si sia in procinto della fine del mondo o di un mondo nuovo, a seconda dei gusti, senza che il giorno appresso ci si ricordi più nemmeno di che diamine si stesse discutendo. Già presi dall’esagitazione per un nuovo tema e fronte. Non so se serva ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. È comunque un efficacissimo sistema per perdere credibilità.</p>
<p>Prendete il capitolo giustizia: sembra che tutto sia stato riformato o demolito (sempre a seconda dei gusti), mentre invece non è cambiato proprio niente. Il Consiglio dei ministri ha soltanto approvato un disegno di legge dalla portata tematica limitata, che non ha manco iniziato il suo iter parlamentare. Altro che «Fatta la riforma», come strillano i titoli. Se si monta una gran caciara è perché si ritengono più importanti l’annuncio e la denuncia rispetto alla sostanza. Che poi, per carità, non si può avere tutto e subito e quel disegno è un buon punto d’inizio, che condivido. Ma non è una buona cosa che le opposizioni – comprese quelle (Azione e Italia Viva) che dicono di condividere il merito – non sappiano fare altro mestiere che il coro o il controcanto.</p>
<p>Avrebbero potuto osservare: 1. È singolare che il governo ci tenga a far sapere che il disegno preparato dal ministro Nordio è stato approvato all’unanimità, come se intendessero coprire dissensi, inducendo così a chiederci quali contrasti abbiano accompagnato tutte le decisioni in cui non s’è rimarcata l’unanimità; 2. Cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale e separazione delle carriere non possono che viaggiare sul diverso binario delle riforme costituzionali, ma i due treni sarebbero dovuti partire assieme, mentre del secondo non c’è traccia neanche in officina; 3. Il disegno affronta soltanto alcuni punti, sicché sarebbe interessante sapere se, per il ministro e il governo, esauriscono i temi della legislazione ordinaria o se pensano di predisporre altri disegni. Nel primo caso sarebbe un moncherino; nel secondo si vorrebbe sapere quando arriveranno gli altri pezzi, se lo spezzatino serve ad agevolare i lavori parlamentari o se sul resto non c’era l’unanimità.</p>
<p>Così, tanto per dare l’impressione che opporsi non è soltanto il fare oggi quel che i governanti odierni fecero ieri – ovvero paventare sfracelli e piangere miseria – salvo poi dare del disfattista a chi dice esattamente le medesime cose (sbagliate) quando ci si trova al governo. Oramai la “sindrome Salvini” s’è impadronita di tanti e ha fatto scuola: basta che s’avvicini una telecamera e s’attacca a enumerare titoli, categorie, tragedie. Non una parola su possibili soluzioni o proposte, che tanto non c’è tempo e i seguaci si sono già stancati.</p>
<p>È da esagitati anche supporre che un evento – uno solo, benché finale come la morte – autorizzi a scrivere la storia in un giorno, lamentando gli altri che sia stata in un giorno riscritta. La storia ha bisogno di tempo. E non è mai, dicasi mai, una sola. Di sicuro uno storico che osi definirsi tale non va a copiare dagli atti giudiziari né si fa trascinare dall’amore o dall’odio. Difatti uno storico lavora su fatti non contemporanei, altrimenti sarebbe un cronista. L’esagitazione del presentismo, del credere che esista soltanto il tempo presente e soltanto in e per quello valga la pena agitarsi, spinge a raccontare ogni giorno e ogni fatto come epocale. Ho contato tre «più grandi romanzieri contemporanei» morti di recente. Come se un libro o una persona avessero maggior valore e il lutto desti maggior dolore nel caso in cui si tratti del “più” qualche cosa. In ogni caso: diteglielo da vivi, che magari fa loro piacere.</p>
<p>L’impressione è che tanta esagerazione ed esagitazione non derivino dalla consapevolezza che si sia innanzi a passaggi decisivi, ma dal bisogno di far credere importanti delle decisioni che sono di passaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/551"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Opposti giustizialismi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/opposti-giustizialismi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 17:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizialismo]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giustizia va maneggiata con molta cura. Se si vuol far rispettare le leggi occorre anche che si legiferi in modo rispettabile. E se si vuole essere rispettati nei propri diritti si deve cominciare con il rispettare quelli degli altri, specie se avversari. Fare un decreto legge, sostenendone l’urgenza, e dopo poche ore affermare che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La giustizia va maneggiata con molta cura. Se si vuol far rispettare le leggi occorre anche che si legiferi in modo rispettabile. E se si vuole essere rispettati nei propri diritti si deve cominciare con il rispettare quelli degli altri, specie se avversari.</p>
<p>Fare un decreto legge, sostenendone l’urgenza, e dopo poche ore affermare che il Parlamento potrà modificarlo (bella scoperta), anche perché contiene degli errori, è già grottesco. Avere detto di volere escludere le intercettazioni, invece rendendole possibili, è fantozziano. Partire volendo depenalizzare e cominciare con un nuovo reato è surreale.</p>
<p>Intanto giornalismo e opposizioni scoprono che fra il personale di governo vi è chi ha pendenze giudiziarie di varia natura, perdendo l’ottima occasione per ricordare la presunzione d’innocenza e la civiltà che impone di rispettarla.</p>
<p>Una gara fra opposti giustizialismi che ben spiega come ci si sia ridotti con una giustizia non funzionante e corporativizzata. Ditevi di smetterla. Potete solo perderci.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/4-novembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Referendum: “I miei cinque sì per sbloccare una crisi causata anche dai magistrati”, intervista a Sabino Cassese su La Stampa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/referendum-i-miei-cinque-si-per-sbloccare-una-crisi-causata-anche-dai-magistrati-intervista-di-sabino-cassese-su-la-stampa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 09:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giurista ed ex giudice costituzionale: «Il voto non è lo strumento più adatto ma può sollecitare un Parlamento che non riesce a decidere» ROMA. Al professor Sabino Cassese, eminente giurista ed ex giudice costituzionale, si addice il ruolo del fustigatore. Il suo ultimo libro «Il governo dei giudici» (Laterza) segnala che la grave crisi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/referendum-i-miei-cinque-si-per-sbloccare-una-crisi-causata-anche-dai-magistrati-intervista-di-sabino-cassese-su-la-stampa/">Referendum: “I miei cinque sì per sbloccare una crisi causata anche dai magistrati”, intervista a Sabino Cassese su La Stampa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il giurista ed ex giudice costituzionale: «Il voto non è lo strumento più adatto ma può sollecitare un Parlamento che non riesce a decidere»</h3>
<p>ROMA. Al professor Sabino Cassese, eminente giurista ed ex giudice costituzionale, si addice il ruolo del fustigatore. Il suo ultimo libro «Il governo dei giudici» (Laterza) segnala che la grave crisi della giustizia è innanzitutto una divaricazione fortissima tra domanda e risposta del sistema. E i magistrati italiani, secondo lui, non sono affatto esenti da errori. Perciò Cassese è pronto a rovesciare ogni tavolo. «Il referendum &#8211; dice &#8211; è uno strumento poco adatto alla riforma della giustizia, ma può diventare un mezzo di sollecitazione».</p>
<h3>Intanto, professore, i tempi del processo civile si sono allungati ancor di più. Eppure la pandemia c’è stata per tutti. Come se lo spiega?</h3>
<p>«I motivi sono numerosi. Innanzitutto, c’è una legislazione che non considera i tempi della giustizia e ignora che una giustizia in ritardo non è giusta. In secondo luogo, vi è un numero di eccessivo di avvocati: l’Italia ha 20 milioni di abitanti in meno della Germania e 100 mila avvocati in più. In terzo luogo, vi è l’organizzazione rudimentale del processo, a cui si sta ponendo mano con il cosiddetto ufficio del processo. Infine, c’è la completa disattenzione, da parte della magistratura, dei tempi della giustizia».</p>
<h3>Lei scrive che, anche in Italia, la giustizia acquista sempre maggior peso, solo che da noi il sistema non riesce a stare al passo con questo ruolo crescente. Colpa dei magistrati o colpa del sistema?</h3>
<p>«La macchina della giustizia è così complessa e le disfunzioni sono tante, che stabilire imputazioni e attribuire colpe è molto difficile. Vi è un insieme di concause che producono l’attuale situazione, a partire dalla antiquata distribuzione dei tribunali sul territorio fino alla irrazionale assegnazione dei magistrati ai tribunali, passando per la quasi completa assenza di attenzione per gli aspetti che riguardano i tempi e gli impatti delle decisioni sulla domanda di giustizia».</p>
<h3>Ritiene che le riforme Cartabia del penale e del civile riusciranno a farci invertire la china?</h3>
<p>«Non credo che risolveranno i problemi, ma credo che vadano nella direzione giusta. L’idea di fondo che la giustizia sia un organismo della cui organizzazione, della cui efficienza, delle cui performance ci si deve interessare, costituisce il punto d’avvio di ogni possibile riforma della giustizia. Purtroppo, tra i magistrati è diffusa un’idea diversa della giustizia, atemporale, incapace di misurare se stessa e i propri effetti, non correlata con la domanda sociale».</p>
<h3>Lo sciopero dei magistrati non è andato bene.</h3>
<p>«Ho già detto, prima dello svolgimento dello sciopero, che si trattava di un atto suicida. I risultati hanno confermato il giudizio. La motivazione ufficiale era: vogliamo essere sentiti. Di fatto, la motivazione era un’altra: vogliamo decidere noi».</p>
<h3>Lei denuncia una «continuità» tra alcune procure, una parte dell’informazione, e pezzi della politica. Ciò creerebbe un vulnus quantomeno culturale nel corpo stesso della magistratura. Se questa è la diagnosi, che cosa pensa del quesito referendario per la separazione assoluta delle funzioni tra inquirente e giudicante?</h3>
<p>«Ritengo che sia un dovere di tutti i cittadini partecipare ai referendum ed esprimersi. Ritengo, in secondo luogo, che bisognerà votare a favore di quei quesiti che affrontano problemi che non saranno stati risolti dal Senato nell’ultimo passaggio della riforma Cartabia. Il referendum è uno strumento poco adatto alla riforma della giustizia, ma può diventare un mezzo di sollecitazione di un Parlamento che non riesce a decidere. Non credo che la separazione delle carriere sia risolutiva, ma ha acquisito sia nella percezione pubblica, sia nel modo in cui viene considerata dal corpo della magistratura, un significato tale per cui può servire da stimolo per i magistrati assegnati alle funzioni requirenti e inquirenti al rispetto di quell’articolo della Costituzione che prescrive la riservatezza dell’accusa. Detto questo, ritengo che si tratta di due mestieri diversi e che sarà bene reclutare le persone chiamate svolgerli con criteri diversi».</p>
<h3>Sugli altri quesiti: quale la sua posizione sul quesito che limita la carcerazione preventiva? E sull’abrogazione della legge Severino, nella parte che colpisce gli amministratori in presenza di sentenze non definitive? Sulla valutazione estesa agli avvocati e professori universitari nei giudizi di professionalità per i magistrati (idea recepita parzialmente anche questa nella riforma in itinere)?</h3>
<p>«Ripeto: se il Parlamento non decide per tempo, sarà giocoforza rispondere positivamente ai quesiti referendari».</p>
<h3>Il tema del Csm è ovviamente centrale in ogni disegno di riforma. Il quesito referendario elimina la raccolta di firme per una candidatura. Il problema è affrontato in maniera simile dal ddl in discussione, ma si intende cambiare anche la legge elettorale dei giudici. Lei pensa che si arriverebbe sul serio a limitare le degenerazioni del correntismo, oppure auspica un intervento più radicale?</h3>
<p>«Certamente il problema non sarà risolto. Tuttavia ci si sarà avviati verso una soluzione, da tanto tempo attesa. Per questo motivo, anche i primi passi vanno salutati con favore. Il Csm vedrà la soluzione dei suoi problemi quando la smetterà di ritenersi organo di autogoverno e comincerà a svolgere davvero le funzioni che ad esso assegna la Costituzione. Ben due volte, all’articolo 87 e all’articolo 104, la Costituzione dispone che il presidente della Repubblica presiede il Consiglio superiore della magistratura. L’articolo 105 definisce chiaramente i compiti del Consiglio: «Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti nei riguardi dei magistrati». Solo queste sono le funzioni e vanno svolte secondo i criteri dettati dalla legge».</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/politica/2022/05/26/news/cassese_i_miei_cinque_si_per_sbloccare_una_crisi_causata_anche_dai_magistrati_-4732763/"><strong>Intervista di Francesco Grignetti su <em>La Stampa</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/referendum-i-miei-cinque-si-per-sbloccare-una-crisi-causata-anche-dai-magistrati-intervista-di-sabino-cassese-su-la-stampa/">Referendum: “I miei cinque sì per sbloccare una crisi causata anche dai magistrati”, intervista a Sabino Cassese su La Stampa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;: intervista di Giuseppe Benedetto su Il Tempo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-si-per-una-riforma-vera-intervista-di-giuseppe-benedetto-su-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>REFERENDUM GIUSTIZIA &#8220;Un sì per una riforma vera&#8221; Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi: &#8220;Il silenzio sul voto dipende dalla paura che hanno i magistrati di non avere più potere&#8221; e ancora: &#8220;Bisogna riportare l&#8217;ordine giudiziario dentro la Costituzione&#8221;. Il Tempo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-si-per-una-riforma-vera-intervista-di-giuseppe-benedetto-su-il-tempo/">&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;: intervista di Giuseppe Benedetto su Il Tempo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">REFERENDUM GIUSTIZIA</h2>
<h3 style="text-align: center;">&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;</h3>
<p>Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi: &#8220;Il silenzio sul voto dipende dalla paura che hanno i magistrati di non avere più potere&#8221; e ancora: &#8220;Bisogna riportare l&#8217;ordine giudiziario dentro la Costituzione&#8221;.</p>
<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/05/giuseppe-benedetto-referendum-giustizia-iltempo-17052022.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><em><strong>Il Tempo</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-si-per-una-riforma-vera-intervista-di-giuseppe-benedetto-su-il-tempo/">&#8220;Un sì per una riforma vera&#8221;: intervista di Giuseppe Benedetto su Il Tempo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 07:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[csm]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé. La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta</h3>
<p><strong>Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé.</strong> La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi pensa che una parte della società, la magistratura, possa ‘portare a processo’ un’altra parte della società, la politica”.  Lo sciopero? “Sarebbe la prova che le toghe amano farsi del male”. Mario Draghi deve mettere la fiducia? “Dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà”.</p>
<p>Caro professore, cosa preferisce? Sorteggiamo le domande o  i magistrati? “Io non farei tante ironie sul sorteggio. Nell’antica Grecia e a Venezia, quando questa era una potenza mondiale, il sorteggio fu ritenuto uno strumento autenticamente democratico e fu anche ampiamente utilizzato. I costituenti americani l’hanno preso in attenta considerazione come alternativa all’elezione”.</p>
<p>Dunque anche per il Csm? “Non può essere utilizzato perché sarebbe in contrasto con il chiaro dettato dell’articolo 104 della Costituzione nel quale c’è scritto che i membri del Csm sono ‘eletti’ dai magistrati”.  Nuovo Csm eletto con sistema maggioritario, aggiustamento proporzionale, ma con sorteggio dei collegi. Un successo della ministra Cartabia o solo un rompicapo? “La riforma imbocca la strada giusta, è da salutare come un successo, anche se parziale”.</p>
<p>“Un successo ma parziale”. Professore Cassese, continuiamo? “Ora bisognerà lavorare al modo di funzionamento del Csm. Questo non può operare come una specie di Parlamento dei giudici”. Prendiamo il calendario. Il 19 aprile la riforma andrà in Aula per il voto ed è già stato annunciato lo sciopero. “Trafitti da un raggio di riforma ed è subito sciopero”.</p>
<p>Una curiosità: i magistrati sono crepuscolari o sono solo malmostosi che leggono Ungaretti? “Nulla di tutto questo. Se si ricorrerà allo sciopero e se saranno molti a scioperare, bisognerà concludere che i membri dell’ordine giudiziario amano farsi male. Dovrebbero leggere l’ultimo libro di Stephen Breyer sull’autorità della Corte e il pericolo della politica. Breyer, uno dei più acuti giuristi nordamericani, che ha appena lasciato la Corte suprema, nella quale ha lavorato per più di un quarto di secolo, sottolinea l&#8217;importanza della fiducia dei cittadini nei giudici. In Italia, negli ultimi dieci anni, questa fiducia è fortemente diminuita e uno sciopero, specialmente in queste condizioni del paese e del mondo, la farebbe diminuire ancor di più”.</p>
<p>Sarebbe una specie di sciopero a “futura riforma”? “Peggio: uno sciopero contro il governo e il Parlamento sarebbe la dimostrazione che l’ordine giudiziario si ritiene una cittadella nello stato”.</p>
<p>Con la riforma è stop alle porte girevoli. Evviva! L’autore de “Il governo dei giudici” (Laterza) un noto consumatore di minestrine, Sabino Cassese, ricorda che già nel 1968, Cesare Castellano parlava di crisi della giustizia. E’ un trionfo stabilire che i magistrati eletti non possono tornare a giudicare o solo un ritardo con la modernità? “Lei confonde minestra e passato di verdure. Lasciando gli aspetti gastronomici, è fondamentale che la giustizia sia indipendente e imparziale e che venga percepita come tale. Posso ritenere imparziale un giudice del quale so che, prima di giudicarmi, ha fatto parte di un partito o è stato attivo nel mondo politico? Partito e imparzialità sono due concetti contrapposti. Se il ministero della giustizia è occupato da magistrati, che senso ha l’articolo 110 della Costituzione secondo il quale “ferme le competenze del Csm, spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”? Questo articolo non presuppone che i magistrati siano presenti nel Csm, ma non nel ministero?”.</p>
<p>La riforma spezza il potere delle correnti o è solo una piccola corrente d’aria fresca? “Il problema non sono le correnti, ma il fatto che esse si comportino come partiti e trasformino il Csm in un Parlamento. Se il Csm funzionasse in tutt’altro modo, come un collegio di ponderazione delle qualità e del merito dei magistrati, valutando il loro curriculum, giudicando la loro opera, scegliendo su base comparativa e secondo il criterio del merito, il problema sarebbe risolto”.</p>
<p>Professore, la Lega dice che la giustizia si cambia con i referendum. Lei voterà? “L&#8217;articolo 75 della Costituzione parla del ‘diritto di partecipare al referendum’. Il referendum è uno dei modi con cui il cittadino partecipa alla comunità. Se i cittadini si astengono dalla partecipazione, lo Stato avrà un minore tasso di democrazia”.</p>
<p>Bene. Tenendo conto che la riforma è essenziale per ottenere le risorse del Recovery, Draghi dovrebbe porre la questione di fiducia? “È una scelta politica che va fatta in relazione alla congiuntura e agli atteggiamenti delle forze politiche; dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà, salvo il problema più generale dell’eccessivo ricorso alla questione di fiducia, che è sempre segno di un malfunzionamento dei rapporti tra governo e la sua maggioranza”.</p>
<p>Cassese scrive che “i magistrati italiani iniziano a lavorare con un livello retributivo quasi doppio di quello dei loro colleghi francesi e tedeschi”. Non è che i magistrati italiani guadagnano troppo? “Quei dati sul trattamento retributivo dei magistrati italiani, comparato con quello dei magistrati degli altri paesi sono pubblicati nelle statistiche giudiziarie europee. Io penso che dovrebbero guadagnare anche di più e che il vero problema non è quanto guadagnano, ma quanto lavorano, con quanta dedizione, con quanto rispetto delle regole di giustizia e di riservatezza, quanto l’offerta di giustizia risponde alla domanda di giustizia”.</p>
<p>Concludiamo. La riforma della giustizia Cartabia risponde, citiamo un&#8217;intervista al pm Nino Di Matteo, “a una voglia di vendetta nei confronti della magistratura che è stata capace di portare a processo la politica”? “Il silenzio è d’oro, si diceva una volta”. E se parlassimo ancora un po’? “In quella frase ci sono tre errori. Quello di ritenere che una parte della società, la magistratura, possa “portare a processo” un&#8217;altra parte della società, la politica. Quello di pensare che un governo presieduto da Draghi, con Cartabia ministra della giustizia, possa essere animato da un desiderio di “vendetta”. Quello di ritenere che un magistrato possa esprimersi in tal modo sugli organi costituzionali della Repubblica”.<br />
<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2022/04/16/news/-lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese-3913231/"><strong>L&#8217;intervista di Carmelo Caruso su <em>Il</em></strong><em><strong> Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Tortora tradito dai Davigo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tortora-tradito-dai-davigo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Tony]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 09:16:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[gogna mediatica]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione carriere]]></category>
		<category><![CDATA[tenzo tortora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Da Mannino a Capua, da Errani a Sollecito. Le parole del capo dell’Anm dimostrano che la magistratura non ha intenzione di estirpare alla radice l’orrore della gogna mediatica[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tortora-tradito-dai-davigo/">Tortora tradito dai Davigo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una delle &#8220;Lettere a Francesca&#8221; , pubblicate recentemente a cura di <strong>Francesca Scopelliti</strong>, nel commentare la vicenda processuale in cui si sentiva drammaticamente impaniato il detenuto <strong>Enzo Tortora</strong> esclamava che con quel sistema processuale cosi poco garantito &#8220;tutto&#8221; poteva accadere a qualsiasi persona, proprio &#8220;tutto&#8221;. A difesa di Tortora e della civiltà giudiziaria, sempre in quei giorni, le stesse parole vennero scritte da <strong>Enzo Biagi</strong> in un&#8217;accorata lettera al presidente Pertini. Era l&#8217;anno 1983 . Quando intervenne la sua definitiva assoluzione, il 13 giugno 1987 e dunque a 4 anni dall&#8217;arresto, l&#8217;allora presidente dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati <strong>Alessandro Criscuolo</strong> tentò di rassicurare l&#8217;opinione pubblica proclamando che quanto successo era frutto di norme &#8220;di tempi bui ed autoritari&#8221; ma che l&#8217;imminente nuovo codice di procedura penale non avrebbe più consentito il ripetersi di drammi del genere, evidentemente perché avrebbe riallineato la giustizia a canoni trasparenti e democratici.</p>
<p>Ciò accadeva quasi 30 anni fa. Il consuntivo che si può fare oggi — cioè a distanza di quasi ben 30 anni dall&#8217;intervento di Criscuolo — è terribile, perché consente di annoverare centinaia di analoghi casi di imperterrita malagiustizia, tutti caratterizzati non da sfortunata casualità, non dall&#8217;ineludibile eccezionalità di quell&#8217;errore giudiziario che entro certi limiti piace a molti definire fisiologico, bensì da condotte e dinamiche bene individuate e denunciate ed ormai ripetute a ritornello: <strong>obbligatorietà dell&#8217;azione penale</strong> ( art.112 Cost.) di fatto impraticabile e divenuta solo alibi o paravento o scusa per via di un arretrato ingovernabile, una esiziale lentezza del procedimento tipo respira ma non troppo con conseguente centralità delle indagini preliminari, investigazioni di polizia tanto vaste e complesse da non poter non sfuggire ad un attento controllo e perfino ad una completa conoscenza da parte dei magistrati, sostanziale abolizione del mod. 45 (atti relativi a fatto da approfondire) ed iscrizione automatica del malcapitato di turno &#8211; come atto dovuto, al modello 21 del registro degli indagati -per qualsiasi corbelleria denunciata da qualsiasi mancamentato, intercettazioni degli spasmi viscerali più profondi ed impunita pubblicazione di atti per legge non pubblicabili, diritto del PM di non acquietarsi di fronte ad una sentenza di assoluzione che sconfessa le sue tesi e di impugnarla anche per rinviare la definitività dello smacco subito, amore dei PM per visibilità e notizie gustose da prima pagina e conseguente immediata gogna mediatica (per fortuna destinata a sbiadire rapidamente nel dimenticatoio in quanto fagocitata da quella successiva) per lo sventurato di turno, abuso della custodia cautelare anche per anticipazione della pena nel senso che intanto paga per le sue malefatte e poi si vedrà, minuetto con cortocircuito finale tra media, politica e magistratura, PM e giudici accomunati nello stesso ufficio dalla stessa carriera , etc. etc. etc..</p>
<p>Per non parlare ancora del cd concorso esterno di cui agli <strong>artt. 110, 416 bis cp</strong> (volo pindarico , concorso esterno&#8230;.in concorso interno) o dei dibattimenti dialettizzati non più in maniera diretta immediata orale e concentrata come prevede il codice ma in videoconferenza.<br />
Consuntivo terribile per tante ragioni. Perché a distanza di quei quasi 30 anni l&#8217;ex senatore ed ex assessore del comune di Firenze <strong>Graziano Cioni</strong> ha pubblicamente raccontato qualche giorno fa, in occasione di un convegno presso il Consiglio regionale della Toscana sul tema Giustizia, politica ed informazione , che l&#8217;assoluzione dal <strong>reato di corruzione</strong>, intervenuta dopo 8 anni di calvario giudiziario, non lo aveva ripagato ne della grave malattia che lo aveva nel frattempo colpito ne del fatto che ben due volte aveva pensato al suicidio fino &#8220;a mettersi la canna della pistola in bocca&#8221;. Si riferiva alla stessa inchiesta Fondiaria-Sai che il 5 dicembre 2008 porta il sindaco di Firenze Leonardo Domenici ad incatenarsi a Roma per disperata protesta davanti alla sede di <em>Repubblica</em>.</p>
<p>Ancora. A distanza di quei quasi 30 anni dalle dichiarazioni ottimistiche del presidente ANM Alessandro Criscuolo pressappoco le stesse parole, &#8220;quello che 6 successo a me in Italia accade troppo spesso e può succedere a chiunque&#8221;, sono state dette qualche giorno fa anche dalla nota virologa <strong>Ilaria Capua</strong> nel rassegnare le dimissioni da deputato della Repubblica italiana. Crocifissa per oltre due anni quale &#8221; trafficante di virus &#8221; imputata di reati gravissimi (naturalmente immancabile l&#8217;associazione per delinquere) e poi completamente prosciolta dai giudici di Verona se ne è andata sbattendo la porta; infatti Ilaria Capua ha annunciato alla Camera sia le dimissioni sia di essere in procinto di lasciare l&#8217;Italia per un importante incarico direttivo all&#8217;università della Florida e, soprattutto &#8211; udite udite &#8211; per proteggere la famiglia dal vigente sistema giudiziario italiano.</p>
<p>Sarebbe utile elencarli tutti, o almeno gli esempi di malagiustizia più eclatanti dell&#8217;ultimo trentennio, ma occorrerebbe un trattato e questa non 6 la sede adatta. Mi limito a ricordare gli analoghi casi di Mannino (24 anni di gogna), Carnevale, Mori, Errani, Sollecito, Sabani, Antonelli, Luttazzi, Ciancio e, negli ultimi giorni, di Vincenzo De Luca, Guido Bertolaso, Ignazio Marino, Roberto Cota, dei 116 i di Mafia Capitale e delle decine di consiglieri regionali archiviati o prosciolti. Tutti casi che non sarebbero nati o al più sarebbero stati archiviati a tamburo battente, e non dopo anni, se fossero state svolte indagini non solo verificazioniste dell&#8217;iniziale ipotesi accusatoria ma anche falsificazioniste ovvero controfattuali. Se fosse stato ben governato quel benedetto <strong>art.358 cpp</strong> che impone al Pm di svolgere anche indagini a favore dell&#8217;indagato.</p>
<p>Se &#8211; infine &#8211; il sapere e l&#8217;esperienza, professionali e di vita, fossero stati tali da consentire una ragionevole prognosi degli sviluppi e soprattutto dei risultati delle indagini. Sapere ed esperienza di cui non è possibile fare a meno visto che indizi, dichiarazioni ed ipotesi vanno valutati, soppesati, confrontati e non solo conteggiati in proposizioni di stile più o meno calligrafiche. Prognosi peraltro pretesa dall&#8217;<strong>art.125</strong> delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, norma che come 6 noto impone al Pm di richiedere l&#8217;archiviazione degli atti anche quando gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiono &#8220;idonei a sostenere l&#8217;accusa in giudizio&#8221;.</p>
<p>Ci si chiederà perché io scriva cose ormai trite e ritrite, più che ovvie e risapute. E&#8217; che sono rimasto fortemente colpito dalle ultime esternazioni dell&#8217;attuale presidente dell&#8217;Anm, insomma l&#8217;omologo di quel magistrato Criscuolo dalle cui rassicurazioni sono partito per questa mia riflessione. Mi riferisco a <strong>Piercamillo Davigo</strong>, quell&#8217;ottimo ed esperto magistrato supernoto sia per l&#8217;esperienza acquisita in importanti processi sia per un temperamento visibilmente ardente anzi focoso che gli rende saltellante il passo e che nelle interviste lo fa saltabeccare da witz in witz o meglio da frizzo in frizzo, tutti gustosissimi. Orbene , nell&#8217;ultimo convegno di Autonomia ed Indipendenza si 6 parlato anche della legge di riforma del processo penale che sta bollendo in pentola.</p>
<p>Riforma che si dovrebbe aggiungere ai numerosi aggiustamenti finora operati dagli attuali governanti — ne va dato atto &#8211; nel tentativo di migliorare il funzionamento della giustizia; mi riferisco ad esempio al decollo della digitalizzazione e del processo telematico, al regolamento di attuazione sulla banca dati del Dna, alla legge sulla responsabilità civile, al nuovo istituto della sospensione con messa alla prova (art, 168 bis cp), all&#8217;esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art.131 bis cp), all&#8217;opportuna depenalizzazione di circa 40 reati davvero bagatellari, all&#8217;incremento dell&#8217;esecuzione delle pene lievi all&#8217;esterno del carcere e cosi via. Novità frammentarie ma sicuramente utili viste le drammatiche disfunzioni del sistema giudiziario. Come per le stesse ragioni non può che prospettarsi sicuramente utile la ventilata riforma del processo penale, utile seppure non esauriente perche non strutturale.</p>
<p>Ciononostante pare, per quanto ha riportato la stampa, che <strong>il presidente Davigo</strong> a codesto convegno sia focosamente andato in bestia obiettando che le norme di detta riforma &#8220;nell&#8217;ipotesi migliore sono inutili se non dannose&#8221;, che il problema della politica &#8220;non è quello che i politici fanno ma quello che non fanno&#8221;, che il problema della giustizia in Italia&#8221; è che è sommersa da una domanda patologica&#8221; e cosi via. Chissà perché mi è tornata subito in mente la rassicurazione di Criscuolo. Quella di 30 anni fa.</p>
<p>Le disfunzioni sono colpa di una domanda patologica e quei tentativi di riforma migliorativa nel migliore dei casi sono inutili. Ma come, inutili se non dannosi? E bene lasciare le cose cosi come stanno e come stavano 30 anni fa, con la cultura della giurisdizione sempre più vicina al precipizio dell&#8217;incertezza e della sfiducia? E risentire tra 30 anni le stesse parole di conforto del presidente Anm pro tempore? E continuare a pazientare su calvari e gogne mediatiche nell&#8217;attesa che la domanda di giustizia ed il relativo carico di lavoro diminuiscano per via delle solite manovre deflattive? C&#8217;e da restare esterrefatti. Per tutto ciò.</p>
<p>Ma soprattutto perché continua il silenzio delle istituzioni — la solita censura del silenzio? Paura di far innervosire la cd casta? sul problema più importante della <strong>giustizia penale</strong>, quello strutturale relativo alle sue fondamenta ossia alla separazione delle carriere. E codesta la causa principale delle accennate gravi disfunzioni ossia dei ricordati mostri giudiziari. Perché senza separazione — stessa carriera di appartenenza, stessa casa ed organizzazione, stesso Csm, stessa autorità disciplinare, stessa quotidiana familiarità — viene spesso a mancare la necessaria <strong>equidistanza e terzietà del giudice</strong> (art 111 Cost) ed il procedimento — con il difensore spesso relegato nel ruolo di convitato di pietra — non può non restare altamente inquisitorio con buona pace per l&#8217;etichetta accusatoria.</p>
<p>Con Gip e tribunale della liberty sempre meno incisivi nella loro funzione di organi di garanzia. Con indagini che, più che ricostruire orizzontalmente il puzzle dell&#8217;accaduto, con sinergiche disinvolture non poche volte edificano verticalmente il fascicolo, rimpolpando pazientemente l&#8217;iniziale ipotesi accusatoria. Insomma con giudici e Pm che, avvinti in un appassionato abbraccio per via di tanti comuni interessi, non possono disinteressarsi dell&#8217;immagine della categoria. E poco? Si può non gioire per una qualsiasi riforma, una qualsiasi che rompa il ghiaccio della diffusa inefficienza? Vogliamo restare tutti in silenzio per altri 30 anni ? 30+30 fa 60, forse troppo per un sistema che langue a discapito delle persone.</p>
<p><strong>Piero Tony</strong>, <em>Il Foglio</em> 12 ottobre 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tortora-tradito-dai-davigo/">Tortora tradito dai Davigo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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