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	<title>riforma costituzionale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>riforma costituzionale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Separazione delle carriere, un primo passo verso lo Stato di diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere-un-primo-passo-verso-lo-stato-di-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su cui si incardina lo Stato diritto, della parità tra accusa e difesa nel processo. Se, infatti, la carriera di chi rappresenta l’accusa è identica a quella di chi giudica, se entrambe dipendono dallo stesso Csm e appartengono al medesimo ordine, è chiaro che difficilmente il giudice potrà essere percepito come terzo e che sicuramente la difesa dell’imputato avrà l’impressione di un confronto squilibrato a vantaggio dell’accusa. Come in Turchia e in pochi altri Paesi, in Italia vige invece l’unificazione delle carriere, introdotta, fatto emblematico, nel 1942 durante il regime fascista. Un’inconguenza che anche Giovanni Falcone sosteneva andasse corretta.</p>
<p>Ma allora, perché una riforma di così evidente buonsenso e di cui si parla da così tanto tempo non è stata ancora approvata? La risposta è semplice: per paura. La paura di ministri e leader politici di maggioranza d’essere travolti da una valanga di inchieste e di avvisi di garanzia scatenati in maniera pretestuosa dai magistrati più politicizzati con l’obiettivo di ostacolare una riforma notoriamente sgradita alla corporazione giudiziaria.</p>
<p>Ebbene, dopo oltre trent’anni di parole mai seguite dai fatti, un fatto, oggi, c’è stato. E si è trattato di un fatto rivoluzionario: il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale messo a punto dal guardasigilli Carlo Nordio e dal viceministro alla Giustizia Francesco Sisto che scinde le carriere dei magistrati che giudicano da quelle dei magistrati che accusano. Si prevedono concorsi separati e due Csm distinti entrambi presieduti dal Capo dello Stato, si introduce il sorteggio per designare la componente laica del Csm, si demanda ad un’Alta Corte composta non solo da magistrati il giudizio sulle questioni disciplinari che attengono alle toghe. L’Anm, naturalmente, ha già alzato le barricate.</p>
<p>L’Italia si avvia così a diventare un Paese normale e Forza Italia può esibire, nel nome di Silvio Berlusconi, la propria riforma-bandiera al pari del premierato per Fratelli d’Italia e dell’autonomia differenziata per la Lega. Dirà il tempo se il “coraggio” dimostrato oggi è destinato a durare. Dirà il tempo se il destino della riforma costituzionale approvata dal Consiglio dei ministri è quello di finire impantanata in Parlamento come molti credono. Si vedrà. Oggi, però, chi crede nello Stato di diritto e nel primato della politica è autorizzato a festeggiare.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/05/separazione-carriere-anomalia-italiana/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Melenzi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/melenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 18:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è (soltanto) scritta male, ma mal concepita. La riforma costituzionale che s’avvia a essere discussa è pensata per la ragione sbagliata, sicché non potrà arrivare alla meta proposta, ovvero rendere più forte il governo. Potrà essere approvata, come furono approvate quella di Berlusconi (2005 e referendum perso nel 2006) e quella di Renzi (varata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è (soltanto) scritta male, ma mal concepita. La riforma costituzionale che s’avvia a essere discussa è pensata per la ragione sbagliata, sicché non potrà arrivare alla meta proposta, ovvero rendere più forte il governo. Potrà essere approvata, come furono approvate quella di Berlusconi (2005 e referendum perso nel 2006) e quella di Renzi (varata e cancellata nel 2016), potrà pure arrivare a referendum nel 2026, tanto per farne uno ogni 10 anni, ma non arriverà mai a ottenere il risultato a parole indicato.</p>
<p>I contenuti della riforma Meloni sono diversi da quelli della riforma Renzi. Il secondo commise lo stesso errore di Berlusconi, insalsicciando questioni diverse e finendo con il porre al cittadino tante domande diverse e consentirgli una sola risposta, che fu No. Purtroppo non avvenne la stessa cosa per la sciagurata riforma costituzionale del 2001, voluta dalla sinistra e che ora la Lega intende applicare. E non avvenne con il taglio dei parlamentari. Meloni ha capito la lezione: si riforma un tema per volta. Questo è un suo vantaggio. Ma lo scopo dell’esercizio è uguale a quello che si prefisse Renzi: arrivare al referendum e colà incassare la consacrazione. Andò diversamente.</p>
<p>C’è un altro aspetto che Renzi e Meloni hanno in comune: si sono trovati alla guida di governi che controllano e con un Parlamento che gli vota tutto. Sicché appare suggestivo ma insensato chiedere che il governo e chi lo guida si rafforzino: più di così non si può. Il fatto è che l’uno e l’altra hanno capito di vivere in un’illusione, quindi meglio incassare e liberarsi della propria maggioranza prima che si dissolva. Eccolo qua il punto comune: non si prova a rafforzare il governo nei confronti del Parlamento o del Presidente della Repubblica, ma nei confronti della sua stessa maggioranza, sapendo bene che è un raccogliticcio assemblaggio di diversi, in cui l’uno vedrebbe volentieri l’altro cadere.</p>
<p>Ragion per cui è fiato perso quello di chi grida al sorgere del regime o pensa che saranno soppresse le opposizioni: il vero e grande pericolo consiste nel provare a regolare conti politici – sapendo di non avere né di potere avere una maggioranza propria – mediante una riforma costituzionale che porti poi a un personale trionfo referendario. E questa roba porta male, perché la via plebiscitaria scatena l’avversione di tutti gli altri (alleati compresi, prego chiedere a Renzi) ed è destinata o a far perdere la guida del governo o a far perdere al governo la guida del Paese.</p>
<p>Tanto più che la riforma nasce da un raggiro, perché Repubblica presidenziale, semi presidenziale e premierato non sono parenti manco per niente. Sicché non si può dire che avendo promesso agli elettori la prima si mantiene la parola realizzando il terzo. E son tutti e tre sistemi sani, ma che funzionano soltanto se il resto dell’apparato costituzionale è coerente, se i contrappesi sono effettivi, se la separazione dei poteri è tutelata e se la legge elettorale è cooperante con lo schema scelto. Ma se lo scopo che ci si prefigge è quello di affrancare chi guida il governo senza avere mai avuto la maggioranza assoluta dei voti dai presunti alleati che ne intralciano il cammino e promettono di farlo cadere, allora non basta stabilire che si elegge il capo dello Stato o del governo, perché così si introdurrà la figura di un falso potente. E sono quelli che fanno la fine peggiore.</p>
<p>Della confusione è responsabile anche chi alla riforma s’oppone, paventando sottrazione di poteri dal Quirinale. Ma quei poteri sono essenziali e benefici nello schema costituzionale presente; se lo si cambia possono mutare, tutto sta a capire se coerentemente o meno. E se la rassicurazione è «Non li tocchiamo», è segno che il resto non regge.</p>
<p>Ne “La coscienza di Zeno” Italo Svevo scrisse: «Il vero furbo, in commercio, secondo me, doveva fare in modo di apparire melenso». Melenzi non è soltanto un errore ortografico, ma una crasi metodologica che rende la furberia troppo sfacciata e l’esito troppo sgradevole.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Nordio: &#8220;Una nuova Costituente per la riforma della Carta&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-nuova-costituente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 07:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea per la riforma della Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;aspirante guardasigilli boccia l&#8217;idea di una Bicamerale Sarà che è nato nel 1947, quando l&#8217;Assemblea Costituente era in piena attività. E che, non da oggi, sostiene che quella sia la via maestra per mettere mano alla nostra legge fondamentale. Fatto sta che Carlo Nordio, fresco di elezione a senatore nelle file di Fdi e in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">L&#8217;aspirante guardasigilli boccia l&#8217;idea di una Bicamerale</h3>
<p>Sarà che è nato nel 1947, quando l&#8217;Assemblea Costituente era in piena attività. E che, non da oggi, sostiene che quella sia la via maestra per mettere mano alla nostra legge fondamentale. Fatto sta che Carlo Nordio, fresco di elezione a senatore nelle file di Fdi e in pole come futuro Guardasigilli, ieri è tornato sull&#8217;ipotesi di riformare la Costituzione facendo eleggere dagli italiani una nuova Assemblea costituente.</p>
<p>L&#8217;ha fatto in un&#8217;intervista al Messaggero, raccogliendo l&#8217;assist del capogruppo Fdi alla Camera, Francesco Lollobrigida, che nella prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale ha ricordato come la Costituzione sia «bella», ma «che ha anche 70 anni di età». In realtà ne ha qualcuno di più, proprio come Nordio, che saggiamente chiude la strada all&#8217;ipotesi di cambiarla «senza le opposizioni».</p>
<p>La nostra Costituzione, spiega l&#8217;ex magistrato, «fu un miracolo di compromessi, scritta da grandi statisti ma oggi è invecchiata, come tutte le cose di questo mondo, e va riadattata alle nuove esigenze». Ma non certo da soli, a prescindere dai numeri del nuovo Parlamento. «Ovviamente si può e si deve farlo solo con il concorso e il contributo della maggior parte delle forze politiche», spiega il neo-senatore, che poi snocciola, appunto, la sua soluzione: «Personalmente preferirei un&#8217;Assemblea Costituente, come da tempo suggerisce la Fondazione Einaudi di cui mi onoro di far parte».</p>
<p>Niente riesumazione della Bicamerale, mai più rispolverata dopo il fallimento di quella di D&#8217;Alema nel 1997, niente tentativi di riforma come quelli non andati a buon fine di Berlusconi e Renzi. Ma un organo dedicato, eletto dal popolo, insomma. La cosa interessante è che è un&#8217;ipotesi che ha già ricevuto adesioni trasversali dal mondo della politica.</p>
<p>Il «suggerimento» a cui accenna Nordio è il progetto della Fondazione Einaudi che era stato presentato ai partiti, come disegno di legge costituzionale, alla fine di luglio 2021. Raccogliendo, appunto, il sì di quasi tutte le parti politiche. Il presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto, aveva raccontato proprio al Giornale a dicembre scorso i punti della proposta, rilanciata ieri da Nordio: «L&#8217;elezione dovrebbe avvenire con un sistema proporzionale puro (&#8230;) Dovrebbe essere composta da cento componenti e dovrebbe durare un anno. (&#8230;) Noi abbiamo disegnato una cornice che non dovrebbe essere riempita dal Parlamento, bensì da cento persone che si dedicherebbero a rivedere la seconda parte della Costituzione, facendo solo quello».</p>
<p>I tempi sono maturi? Considerando la materia, rispondere non è semplice. Ma, come detto, la proposta rilanciata dall&#8217;ex magistrato e varata dalla Fondazione Einaudi aveva incontrato il favore di molti, con l&#8217;eccezione dei Cinque Stelle. Nella conferenza stampa a Montecitorio, un anno e mezzo fa, c&#8217;erano parlamentari di ogni colore: il leghista Dimitri Coin, l&#8217;azzurro Roberto Occhiuto, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, di Fdi, che ha rilanciato la proposta anche mesi dopo, ad Atreju.</p>
<p>Tra i più entusiasti si segnalava l&#8217;ex capogruppo Pd in Senato, Andrea Marcucci (non rieletto domenica), che si era definito «recidivo» dopo aver sostenuto la riforma Renzi e caldeggiava un «vero ammodernamento della nostra Carta», come pure il vicepresidente di Iv alla Camera, Marco di Maio.</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/nordio-nuova-costituente-riforma-carta-2071213.html"><strong>Massimo Malpica su</strong><em><strong> Il Giornale</strong></em></a></p>
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		<title>Parlamentare o presidenziale. Quale sistema per l&#8217;Italia?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/parlamentare-o-presidenziale-quale-sistema-per-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 09:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pregi e difetti: il sistema scelto dai nostri costituenti non tutela fino in fondo la stabilità di governo, il modello concorrente presenta il rischio di derive autoritarie “La Seconda Sottocommissione, udite le relazioni degli onorevoli Mortati e Conti, ritenuto che né il tipo del governo presidenziale, né quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Tra pregi e difetti: il sistema scelto dai nostri costituenti non tutela fino in fondo la stabilità di governo, il modello concorrente presenta il rischio di derive autoritarie</h3>
<p style="text-align: left;">
“La Seconda Sottocommissione, udite le relazioni degli onorevoli Mortati e Conti, ritenuto che né il tipo del governo presidenziale, né quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni della società italiana, si pronuncia per l’adozione del sistema parlamentare da disciplinarsi, tuttavia, con dispositivi costituzionali idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di Governo e ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo”.</p>
<p style="text-align: left;">Questo era il famoso ordine del giorno Perassi, approvato il 4 settembre 1946 dalla seconda sottocommissione della Commissione per la costituzione dell’Assemblea costituente. Egidio Tosato, un altro costituente, in un libro scritto nel 1947 sul capo dello Stato, sottolineava la necessità di adottare la forma di governo parlamentare, ma di adottarla “con quei dispositivi costituzionali che valgano ad ovviare ai più gravi inconvenienti che essa presenta”.</p>
<p style="text-align: left;">Quindi, i costituenti più avveduti avevano ben chiari degenerazioni e inconvenienti propri del parlamentarismo. Tuttavia, non li corressero.</p>
<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/04/sabino-cassese-parlamentare-presidenziale-sistema-italia-ilfoglio.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2022/04/19/news/parlamentare-o-presidenziale-quale-sistema-per-l-italia--3919758/"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/parlamentare-o-presidenziale-quale-sistema-per-litalia/">Parlamentare o presidenziale. Quale sistema per l&#8217;Italia?</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>#ilcafFLEespresso – Giovanni Guzzetta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffleespresso-giovanni-guzzetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 13:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilcafFLEespresso]]></category>
		<category><![CDATA[diritto costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritto pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Referendum, legge elettorale e riforme strutturali della Costituzione. E&#8217; intervenuto: Giovanni Guzzetta, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;Tor Vergata&#8221; Hanno condotto: Emanuele Raco, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi e Andrea Davola, ricercatore della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffleespresso-giovanni-guzzetta/">#ilcafFLEespresso – Giovanni Guzzetta</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Referendum, legge elettorale e riforme strutturali della Costituzione.</p>
<p>E&#8217; intervenuto: <strong>Giovanni Guzzetta</strong>, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;Tor Vergata&#8221;</p>
<p>Hanno condotto: <strong>Emanuele Raco</strong>, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi e <strong>Andrea Davola</strong>, ricercatore della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/S47zLfLf2Tc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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