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	<title>riforma Cartabia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>riforma Cartabia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Ma la giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ma-la-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 12:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/34hrIjyHEdQ" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>L’insano aumento dei magistrati a presidio del Ministero della Giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linsano-aumento-dei-magistrati-a-presidio-del-ministero-della-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dal precedente ministro, Marta Cartabia, non ha rappresentato certo una rivoluzione. “Timidi passi nella giusta direzione, ovvero a garanzia dei principi cardine dello Stato di diritto”: è così che il mondo forense l’ha grossomodo valutata. Tuttavia l’Associazione nazionale magistrati ne ha paventato effetti dirompenti e ha fatto fuoco e fiamme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dal precedente ministro, Marta Cartabia, non ha rappresentato certo una rivoluzione. “Timidi passi nella giusta direzione, ovvero a garanzia dei principi cardine dello Stato di diritto”: è così che il mondo forense l’ha grossomodo valutata. Tuttavia l’Associazione nazionale magistrati ne ha paventato effetti dirompenti e ha fatto fuoco e fiamme per impedirne l’approvazione.</p>
<p>La riforma Cartabia è stata approvata sul finire della scorsa legislatura, ma gli addetti ai lavori danno per scontato che non vedrà mai la luce. Il motivo è semplice: i magistrati fuori ruolo che occupano le funzioni apicali del ministero della Giustizia lo impediranno. La tesi non è peregrina. Lo conferma il fatto che lo scorso ottobre la Cartabia non è entrata in vigore a causa, ma guarda un po’, della mancanza dei relativi decreti attuativi che avrebbero dovuto essere licenziati dal Ministero. Non era mai successo prima.</p>
<p>Ebbene, la notizia è che lo strapotere informale della magistratura sulle scelte politiche del ministro della Giustizia di turno non è destinata ad affievolirsi, ma ad accrescersi. Nel Palazzo circola, infatti, un emendamento firmato dal governo che, col pretesto del Pnrr, fa saltare il tetto previsto dal decreto legge 143 del 2008 portando da 65 a 75 il numero massimo di magistrati che possono essere destinati a ricoprire funzioni apicali nel ministero della Giustizia. Dieci magistrati in meno ad occuparsi della giurisdizione, dieci magistrati in più ad impedire che qualsivoglia riforma prenda vita contro il parere della corporazione togata.</p>
<p>Un secondo emendamento governativo prevede la costituzione di una nuova Direzione generale presso il gabinetto del ministro al costo di poco meno di 300mila euro, ed è chiaro a tutti che a ricoprire quella funzione sarà un magistrato. Altri due emendamenti, questa volta di iniziativa parlamentare, firmati da senatori Lega e di FdI, aggira il divieto, previsto della legge Cartabia, di rientro in ruolo per i magistrati che hanno assunto incarichi di governo.</p>
<p>C’è n’è abbastanza per dichiarare ufficialmente defunto l’antico principio del primato della politica. Questione che in tempi ormai lontani il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga così riassunse: “La funzione legislativa è stata ormai usurpata manu militari dalla magistratura, che, con la complicità di politici timorosi delle conseguenze in caso di diniego, impedirà qualsivoglia riforma vagamente seria dell’ordinamento giudiziario”.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/05/26/news/cartabia_adieu_cosi_le_manine_di_governo_la_stanno_cancellando-12234472/#:~:text=La%20riforma%20dell'ordinamento%20giudiziario,forense%20l'ha%20grossomodo%20valutata."><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>La riforma Cartabia accentua per il pm il carattere di “accusatore”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-riforma-cartabia-accentua-per-il-pm-il-carattere-di-accusatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2023 14:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carriere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistrati]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblica accusa o organo di giustizia? Parte nel processo o garante della legalità? La natura del pubblico ministero è una vexata quaestio del dibattito giuridico, mai realmente conclusa. Nota è la definizione di parte imparziale, un bisticcio terminologico, come evidenziato anche dalla Cassazione. Il tema è di estrema rilevanza e di particolare attualità, essendo un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblica accusa o organo di giustizia? Parte nel processo o garante della legalità? La natura del pubblico ministero è una vexata quaestio del dibattito giuridico, mai realmente conclusa. Nota è la definizione di parte imparziale, un bisticcio terminologico, come evidenziato anche dalla Cassazione. Il tema è di estrema rilevanza e di particolare attualità, essendo un nodo cruciale nella strada per la separazione delle carriere. I magistrati requirenti e la Anm propendono per il carattere dell’imparzialità. Al contrario, i penalisti italiani ritengono prevalente la natura di parte del pubblico ministero, a sostegno della necessità di costituire due distinti Csm, come ricordato da Giuseppe Benedetto nel saggio Non diamoci del tu.</p>
<p>La nuova regola di giudizio per l’archiviazione e l’udienza preliminare, tra le più significative modifiche della riforma Cartabia, ha riacceso il dibattito sul punto. Già nel 2021, quando in Parlamento si approvava la legge delega, il Csm e il Procuratore Capo di Bologna, Giuseppe Amato, rilevavano che la prognosi di condanna attribuisse una inedita funzione di controllo al pm. Il vaglio più stringente sul bivio azione/ inazione sarebbe la nitida dimostrazione della natura super partes degli uffici di Procura, che non devono patire la chiusura delle indagini come una “sconfitta”. Ecco, allora, che sarebbero smontate tutte le tesi di coloro che domandano la separazione delle carriere.</p>
<p>A giudizio di chi scrive, la novella in esame è indice dell’esatto contrario, perché, come si dirà, la nuova regola di giudizio avvicinerà molto il pubblico ministero italiano al public prosecutor degli ordinamenti di Common Law.</p>
<p>Una premessa necessaria: il carattere di parte del pubblico ministero non può ovviamente emergere durante le indagini, quando la notizia di reato è ancora sfumata. È in dibattimento, dopo l’esercizio dell’azione, che prevarrà il carattere di “accusatore”. In tal senso, la riforma Cartabia ci fornisce un dato di nitida evidenza: il pubblico ministero eserciterà nel processo soltanto le funzioni d’accusa. Infatti, se ha agito ritenendo di avere elementi a sostegno di una prognosi di condanna, delle due l’una: o si giunge all’accertamento della responsabilità dell’imputato, o ha errato nelle sue valutazioni.</p>
<p>Tertium non datur. Pertanto, il carattere di parte del requirente è accentuato dalla riforma, non ridotto. Non si trascuri, inoltre, il significativo condizionamento psicologico a cui potrebbe essere soggetto il giudice del dibattimento. Si troverà davanti a un fascicolo su cui il pm (e anche il Gup) si è già pronunciato in termini di probabile responsabilità penale. Ne consegue, allora, che le istanze per la separazione delle carriere siano ancor più fondate di prima. La riforma ha prodotto significativi effetti anche sull’azione penale. Non si dimentichi, infatti, che la Corte costituzionale ha dedotto dal principio dell’obbligatorietà il criterio del favor actionis (sent. 88/1991). In tal senso, l’art. 112 Cost. imporrebbe che l’azione sia esercitata ogni qualvolta manchi l’oggettiva infondatezza della notizia di reato. Questo elemento va letto in combinato disposto con la nuova regola per l’iscrizione della notitia criminis: il fatto deve essere determinato, non inverosimile e riconducibile ad una fattispecie incriminatrice. Si rende immediatamente percettibile il maggior ambito di valutazione di cui godrà il magistrato circa l’inizio delle indagini. L’azione penale obbligatoria, già oggetto di evidentissimi deficit di attuazione, potrebbe essere erosa ancor di più dalla riforma. In conclusione, emerge che la nuova regola di giudizio accentui il carattere di parte del pm e si allontani dalla stretta osservazione dell’obbligatorietà dell’azione. Vi è anche un dato empirico che appare schiacciante: l’evidential succiciency è il criterio fondamentale del pubblico ministero nord- americano, che va a dibattimento solo quando è certo della condanna. Infatti, i suoi progressi di carriera dipendono dal numero di “vittorie”. E allora, se così stanno i fatti, la strada non può che essere una: la separazione delle carriere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il Dubbio</em></strong></p>
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		<title>Fisc(hi)o</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2023 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il senso dell’incontro a Palazzo Chigi è chiaro e positivo: il governo non può arretrare, rispetto al programma esposto in tema di giustizia, al tempo stesso non può avanzare rompendo a testate il fuoco di sbarramento acceso con polemiche strumentali e infondate, provando a mettere in bocca al ministro Nordio cose che non ha mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il senso dell’incontro a Palazzo Chigi è chiaro e positivo: il governo non può arretrare, rispetto al programma esposto in tema di giustizia, al tempo stesso non può avanzare rompendo a testate il fuoco di sbarramento acceso con polemiche strumentali e infondate, provando a mettere in bocca al ministro Nordio cose che non ha mai detto, quindi ribadisce gli obiettivi e il punto più rilevante e decisivo, ovvero la separazione delle carriere oltre quanto già disposto dalla riforma Cartabia, ma abbassa i toni, allunga i tempi e apre al dialogo. L’ultima cosa è anche una perfida ironia, visto che il ministro è magistrato da una vita e lo rimarrà intellettualmente a vita, diciamo che farà un giro d’ascolti fra le correnti, mentre il problema politico vero resta in capo al Partito democratico: se non coglie l’occasione di dare una mano a un’impostazione civile e responsabile, non prona alle corporazioni, si ritroverà in futuro, magari con diverso nome, prigioniero di quel che ancora lo tiene in vincoli.</p>
<p>Sul fronte della scuola, dopo avere iscritto il “merito” nella carta intestata ministeriale, si trovano a dover guadare il fiume del rinnovo contrattuale. Se riusciranno a metterci meccanismi e somme premiali per gli insegnanti meritevoli, avranno fatto un ottimo lavoro. Altrimenti potranno contare sul trofeo impagliato che ogni ministro mette sulla propria scrivania: la modifica degli esami di maturità. La più inutile, frequentata e velocemente abbandonata riforma della storia, dal 1861 ad oggi. Avere approcciato il tema con l’evocazione delle gabbie salariali, quando le scuole meno qualificate si trovano dove il costo della vita è inferiore, è stato gesto di generosa imperizia. Circa i rapporti internazionali, la solidarietà atlantica e la collocazione europea, conti e vincoli compresi, siamo nel campo della continuità. Come è bene che sia. Certo che si possono introdurre novità (magari si riuscisse a stabilizzare la Libia, il che comporta sintonia con Francia e Ue, ma anche sponda Usa per gli altri Paesi coinvolti nell’area), ma non modificherebbero la sana continuità. Chi temeva o sperava in sfracelli, ne prenderà<br />
atto.</p>
<p>Il tema su cui il governo può far risuonare un fischio di scossa e novità, conciliando la propria identità politica con l’assennatezza delle proposte, il tema su cui, al tempo stesso, potrebbe sentirsi un fischio di fine dei giochi preliminari, è quello fiscale. Sì, è vero che il punto di partenza è la “flat tax”, che non ci sarà, ma qui le riforme di oggi possono camuffarsi con la propaganda di ieri, lavorando sulla “flat” per questo o quel gruppo di contribuenti, per un determinato reddito o un altro, che è l’opposto della “flat”, in realtà è un regime forfettario come altri già ne sono stati varati, ma il travestimento può riuscire. Più interessante quel che viene presentato come uno stadio di passaggio, ma è in sé già sostanza, ovvero la riduzione del numero delle aliquote.</p>
<p>In qualsiasi modo lo si realizzi comporta che, nelle aree a cavallo dell’aliquota cancellata, ragionevolmente le intermedie, qualcuno pagherà di meno e qualcuno dovrà pagare di più. Non meno interessante vedere come ci si muoverà sul lato delle detrazioni e degli adempimenti, in modo che il fisco non sia oltraggioso oltre che esoso. Il governo non potrà permettersi sgravi che generino un calo delle entrate e quando tocca riformare “a gettito costante” è evidente che non si susciterà la felicità, ma sarebbe già molto la ragionevolezza e la serenità. Il governo prenda il tempo necessario. Non senta la fregola dell’intervista e dell’annuncio. Non consenta la gara di visibilità fra colleghi ministri e fra alleati di maggioranza. Energia sprecata che consuma le batterie. Fin qui è stata proprio la moderazione nell’esibizione a farne il tema più promettente e affidabile. Cancellare un’aliquota non è la rivoluzione, ma è un apprezzabile gesto verso quei (troppo pochi) italiani che pagano il conto per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-28-gennaio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fischio/">Fisc(hi)o</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intercettazioni, le falsità dei giustizialisti sulla Cartabia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intercettazioni-le-falsita-dei-giustizialisti-sulla-cartabia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Barbano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 17:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[giustizialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta. Il giustizialismo di lotta e di governo ha colpito all’unisono, dimostrando quanto fragile e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta. Il giustizialismo di lotta e di governo ha colpito all’unisono, dimostrando quanto fragile e incerta sia, nella politica e nel giornalismo allo stesso modo, la cultura delle garanzie e l’accertamento della veridicità dei fatti. La prima mossa è un notizia confezionata chiavi in mano: riferisce che la mancanza della querela fa impuniti ladri, sequestratori e picchiatori. Chi, e come, la faccia giungere alle redazioni dei giornali è un mistero. Però dai giudiziaristi viene rilanciata, com’è costume dei tempi, senza alcun fact cecking.</p>
<p>In realtà la riforma Cartabia ha esteso la procedibilità a querela per le ipotesi meno gravi di alcuni reati, tra cui violenza privata, furto non in casa, sequestro di persona semplice e lesioni personali, puniti dal legislatore con sei mesi o poche settimane nel minimo. Negli ultimi quarant’anni è accaduto quattro volte, nel 1981, nel 1999, nel 2018 e adesso, sempre con lo stesso obiettivo: consentire alla macchina della giustizia di concentrare le proprie risorse sui delitti più pericolosi. Tra il 2015 e il 2021 trentunomila furti sono andati impuniti per «particolare tenuità del fatto», riconosciuta in primo o in secondo grado dopo anni e anni di udienze. La riforma si propone di evitare il processo tutte le volte in cui l’interesse della vittima viene meno, o perché risarcita o perché disinteressata. La querela rimette l’azione penale in connessione con l’offensività del reato, cioè con la concreta lesione di un bene giuridico. La quale, nel caso del furto, è il danno subito per la sottrazione della cosa. La misura di questo non può prescindere dalla rappresentazione che la vittima esprime del fatto con una manifestazione di volontà. Non si può qualificare il furto senza una percezione soggettiva della sottrazione della cosa, o il sequestro di persona senza una percezione soggettiva della compressione della propria libertà, fuori dai casi in cui possa ravvisarvi una violenza che coarta all’inerzia la volontà della vittima. In questo senso la querela riporta la fattispecie in asse con i principi di un diritto penale liberale.</p>
<p>Senonché a Jesolo due ladri, pizzicati a rubare in un hotel, vengono scarcerati perché il titolare è un oligarca russo, che non è nella condizione di presentare querela. A Vicenza la storia si ripete con una società di noleggio, il cui rappresentante legale è assente. Ciò che viene meno è l’arresto in flagranza, non certo l’azione penale nei confronti degli autori, la quale si ferma per improcedibilità solo se entro tre mesi la querela non giunge. Eppure gli allarmi che connotano queste notizie parlano d’impunità. Sarà per il malinteso senso della sanzione penale, che ormai nella percezione collettiva coincide con la custodia cautelare. «Se proprio la si volesse disporre &#8211; spiega ai giornali il giurista Gian Luigi Gatta, già consigliere di Marta Cartabia – basterebbe prevedere che la querela giungesse nelle 48 ore che passano tra il fermo del pm e la convalida del gip». Ma è più utile gridare all’impunità e dire, come fa il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, che «la riforma Cartabia fa solo gli interessi dei delinquenti. Mi auguro che finisca in soffitta».</p>
<p>Può un rappresentante del governo attaccare una legge del Parlamento senza subire alcuna conseguenza disciplinare? La risposta è sì. Può farlo perché la nostra ha smesso di essere una democrazia parlamentare per somigliare a uno Stato di polizia. Dove i poliziotti sono irresponsabili non solo per quello che fanno, ma anche per quello che dicono. Prendete il super poliziotto Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e oracolo di molti talk televisivi, dove sdottoreggia senza contraddittorio sullo scibile umano, sollecitato da giornalisti compiacenti. Dopo aver detto che il governo Draghi ha fatto disastri nella lotta alla mafia, adesso fa l’agente incursore contro la riforma Cartabia: «È un disastro – ripete -, non degno di un Paese civile». E rilancia la confusione tra mancati arresti e impunità, arrivando a sostenere che da oggi in poi i ladri aggrediranno i beni degli stranieri, lontani dall’Italia, essendo certi di farla franca. L’artificio dialettico del magistrato è una sineddoche: si racconta una parte, del tutto residuale ed eccezionale, per il tutto, allo scopo di demolire il tutto.</p>
<p>Ma al peggio non c’è fine. «Riforma Cartabia, il caso scarcerazioni: a Palermo salvi tre boss, nessuno denuncia», recita il titolo di un grande quotidiano. In realtà è accaduto che, sollecitati da un imprenditore che subiva di continuo assalti nei suoi negozi, i tre mafiosi abbiamo individuato, sequestrato e picchiato gli autori delle rapine, ottenendo da questi anche la promessa di restituire quanto portato via dalla cassa. Per questo sono stati condannati rispettivamente a sedici, tredici e cinque anni di carcere. La mancata querela delle vittime, indotta dalla paura, fa cadere la meno grave accusa di sequestro. Ma nessuna scarcerazione è mai avvenuta, né mai avverrà. Perché gli imputati rispondono, come normalmente accade in contesti mafiosi, anche dei reati tipici della criminalità organizzata, che erano e restano &#8211; anche dopo la riforma &#8211; procedibili d’ufficio: associazione mafiosa ed estorsione. È del tutto improbabile che un mafioso a cui è contestato un reato comune e non grave (sequestro di persona semplice, lesioni personali lievi) non abbia a suo carico anche i classici e più gravi reati di criminalità organizzata, come l’associazione per delinquere semplice e di tipo mafioso, l’estorsione, l’usura, il sequestro di persona a scopo di estorsione, l’omicidio, le lesioni personali, anche lievi, commesse da più persone (anche solo due), oppure con armi. Tutti reati che erano e restano procedibili d’ufficio. In ogni caso il governo ha rinviato la riforma di due mesi per correggere eventuali criticità. Sé queste c’erano, sia pure nell’ipotesi di casi eccezionali, c’è da chiedersi perché non abbia adempiuto prima al suo impegno. Avrebbe evitato di dare ai mazzieri della menzogna l’occasione di gridare all’impunità e di lanciare l’allarme inesistente di un’ondata di scarcerazioni, chiedendo, come fa Marco Travaglio sul «Fatto Quotidiano», un esame psichiatrico per quei magistrati che, come Carlo Nordio, «vanno in pensione e poi diventano ministri della giustizia». Gli fa eco Maurizio Belpietro su «La Verità»: «Con la riforma Cartabia – scrive – delinquenti subito liberi».</p>
<p>Il disegno occulto non si vede ma c’è. Marta Cartabia ha tolto il microfono dalle mani dei procuratori showman, riaffermando la presunzione di innocenza per gli indagati, ha staccato la spina della prescrizione «sine die», ha chiamato i pm alla responsabilità con un primo abbozzo di valutazione e imponendo loro un giudizio di probabilità di condanna su chi portano a processo, ha cercato di svuotare il buco nero delle carceri, simboli del totalitarismo giudiziario. Nordio ha detto di voler rendere tassativo il codice penale, compiuti il rito accusatorio e la separazione della carriere, inappellabili le sentenze di assoluzione di primo grado, inservibili le intercettazioni come mezzo di gogna giudiziaria. Ce n’è quanto basta per metterli entrambi alla gogna, da destra e da sinistra, dai giornali e dai talk, dai giudici e dai prefetti. Il partito dello sfascio non ha colore né ideologia, ma una concrezione di poteri, pregiudizi e interessi diversi che si tengono insieme. I suoi protagonisti, palesi e nascosti, non hanno bisogno di consultarsi, perché difendono tutti la stessa ditta, a danno del Paese e della sua necessità di cambiare. C’è un solo filtro che potrebbe fermare il loro assalto alla democrazia liberale: un giornalismo non supino, ma indipendente, capace di sottrarsi al fascino dell’emergenza. È merce rara.</p>
<p><a href="https://www.ildubbio.news/giustizia/sulla-riforma-cartabia-una-pioggia-di-menzogne-e-malizie-scatenata-da-pm-e-media-faziosi-de6h0v4v"><strong><em>Il Dubbio</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intercettazioni-le-falsita-dei-giustizialisti-sulla-cartabia/">Intercettazioni, le falsità dei giustizialisti sulla Cartabia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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