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	<title>responsabilità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>responsabilità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>GiustaMente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giustamente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 15:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due questioni di giustizia occupano le cronache: l’ipotesi di una revisione processuale per gli ergastolani della strage di Erba e la fuga di un detenuto in procinto d’essere estradato. Sono casi diversi, ma che hanno in comune la distrazione dal nocciolo del problema. Che è grave e pericoloso. Due coniugi, Rosa Bazzi e Olindo Romano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due questioni di giustizia occupano le cronache: l’ipotesi di una revisione processuale per gli ergastolani della strage di Erba e la fuga di un detenuto in procinto d’essere estradato. Sono casi diversi, ma che hanno in comune la distrazione dal nocciolo del problema. Che è grave e pericoloso.</p>
<p>Due coniugi, Rosa Bazzi e Olindo Romano, sono condannati all’ergastolo, con tre sentenze conformi, per avere ucciso quattro persone e ferito gravemente una quinta l’11 dicembre del 2006. Un sostituto procuratore generale, presso il Tribunale di Milano, chiede ora che il processo sia rivisto, ritenendo innocenti i condannati. C’è chi sostiene di averlo sempre detto e chi (“Le Iene”) ne ha recentemente fatto oggetto di trasmissioni televisive con analoga finalità: sostenere che sono innocenti. Tutto legittimo. Ma, ove mai la richiesta venga accolta, il processo si rifarà in tribunale e non in televisione, sulla stampa o al bar. Capisco che tutto faccia spettacolo, purché sia chiaro che quello cui assistiamo è solo spettacolo. La questione è tutt’altra e anche gravida di dolorose conseguenze.</p>
<p>Fra le ragioni che il sostituto procuratore generale adduce, oltre a una diversa valutazione di prove e testimonianze, vi è un preciso e gravissimo rilievo. Leggo che considera «indotte, con modalità che definire poco ortodosse è fare esercizio di eufemismo, le “confessioni”, trattate invece alla stregua di prove regine». E aggiunge: «certo è che i due sono soggetti a qualche “manipolazione” da parte dei Carabinieri». Ed è qui che si apre una voragine, perché sotto processo deve finire qualche magistrato o responsabile dell’Arma.</p>
<p>Nessuno di noi crede che in tribunale possa agguantarsi una verità assoluta e non smentibile, sappiamo bene che l’errore non è mai cancellabile. Ma ritenere che dei collegi giudicanti considerino «prove regine» delle confessioni è come dare loro degli incapaci, se non analfabeti del diritto. Ritenere che le indagini abbiano indotto o coartato gli indagati a confessare quel che non hanno commesso è ipotizzare un reato in capo a chi interrogava, sia nel caso della polizia giudiziaria che del pubblico ministero responsabile delle indagini. Affermare che i Carabinieri possano «manipolare» gli indagati è immaginare loro come violatori della legge e il pm come loro complice o incapace di accorgersene. Fine. È questo il problema: qualcuno deve rispondere di quel che successe o di quel che sta accadendo, perché gli uni o l’altro stanno facendo il possibile per togliere credibilità e affidabilità alla pur fallace giustizia.</p>
<p>L’altro è il caso di Artem Uss, cittadino russo, tratto in arresto all’aeroporto perché ricercato negli Stati Uniti quale trafficante e complice degli aggiramenti delle sanzioni alla Russia. Dopo più di un mese in carcere, i giudici assegnano ai domiciliari la custodia cautelare, con braccialetto elettronico. Uss si libera del braccialetto e se ne va. Il ministro della Giustizia invia gli ispettori al Tribunale di Milano e la presidente del Consiglio considera dubbie le motivazioni dei domiciliari. Errori a catena.</p>
<p>I giudici devono restare liberi di sentenziare quel che credono e, semmai, la responsabilità dev’essere fatta valere ove sia il procedimento stesso a smentirli, non il potere esecutivo. I giudici non si occupano della sicurezza nazionale o di rapporti internazionali, ma della responsabilità penale, che è personale. Se Uss era da sorvegliare (e lo era) potevano circondare la casa con l’esercito o potevano chiedere ai servizi di sicurezza (che sostengono di nulla sapere!!), non sindacare i giudici. In ogni caso, una volta scappato, sia lui che il padre hanno tenuto a ringraziare gli «amici italiani» che lo hanno aiutato. Questa non è cortesia ma il manifestarsi di un ricatto attivo, teso a far sapere che potrebbero uscire i nomi degli «amici», veri o inventati. Quindi ci si preoccupi di quel che sarà fatto (o non fatto) per evitarlo. E si usi la mente nel parlare di giustizia.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-18-aprile-2023/"><em><strong>LA RAGIONE</strong></em></a></p>
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		<title>FuoriLegge</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/davide-giacalone-fuorilegge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 11:14:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è nessuno che sostenga la giustizia italiana funzioni bene. Ci si può ben spingere a parlare di bancarotta. Ma le cose possono andare peggio, fino a giungere alla bancarotta culturale che si coglie nelle parole di chi crede che se non funziona la giustizia giudicante si possa rimediare applicando le pene senza giudizio. Sembra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è nessuno che sostenga la giustizia italiana funzioni bene. Ci si può ben spingere a parlare di bancarotta. Ma le cose possono andare peggio, fino a giungere alla bancarotta culturale che si coglie nelle parole di chi crede che se non funziona la giustizia giudicante si possa rimediare applicando le pene senza giudizio. Sembra severità, ma è solo severamente fuori dalla civiltà del diritto.</p>
<p>Dice il procuratore aggiunto di Napoli che quanti vengono arrestati, ad esempio dopo le violenze dei giorni scorsi, sta in carcere pochi giorni e non teme la pena, perché il processo ha tempi lunghi, sicché servono misure cautelari più severe. No, servono giudizi più celeri. Aggiunge: &lt;&lt;Il principio della presunzione di innocenza, che capisco e rispetto, presuppone tempi rapidi per il processo. Paesi con ricorso limitato al carcere preventivo arrivano a sentenza in 6 mesi, non in 5 anni&gt;&gt;. Fa piacere che capisca e rispetti un principio iscritto nella Costituzione e in un paio di fondamentali trattati internazionali, è incoraggiante, ma gli sfugge un dettaglio: senza quel principio non c’è giustizia possibile, senza quello i tribunali possono pure chiudere e si passa ai guardiani della morale, esecutori invasati, per ideologia o misticismo, del dispotismo. Senza si è fuori legge.</p>
<p>Il punto, comunque, è far funzionare la giustizia in tempi ragionevoli. Per ottenere questo risultato, possibile da agguantare anche perché considerato normale fra i Paesi civilizzati, non è che si debbano fare leggi settoriali o stringere qualche bullone, ma agire sul modo stesso in cui la macchina penale è concepita:</p>
<p>1. a processo deve arrivare la minoranza dei casi, non la pressoché totalità, in che significa rendere convenienti riti e pene alternative;</p>
<p>2. la procura non deve essere obbligata a procedere anche quando sa che sarà una perdita di tempo, quindi via l’obbligatorietà dell’azione penale;</p>
<p>3. le carriere, di accusatori e giudici, devono essere separate non per un puntiglio culturale, ma perché è il solo modo per valutare l’efficienza di ciascuno, senza che la cosa vada a finire sul tavolo di un Csm che eleggono uniti, dividendosi in correnti, cordate e camarille.</p>
<p>Il che ci porta nel campo della politica. Se si prendono le cose scritte da Carlo Nordio, nel corso di molti anni, si trova tanto di quel che serve. Molto bene. Se si prendono le scelte, in materia penale, fin qui fatte dal governo di cui Nordio fa parte si trova l’esatto contrario. Molto male. Naturale che non sarebbe stato neanche immaginabile trovare lo scrittore in tutti gli atti, lo è meno che si debba fare affidamento alla speranza nel cercarcelo. Ma questa è la logica della politica, dove Nordio arriva forte di un invidiabile bagaglio culturale, ma privo di forza propria. Siamo solo all’inizio, entro maggio è promesso l’arrivo, in Consiglio dei ministri, di un pacchetto di riforme. Attenderemo che venga fuori la legge. Ma è onesto avvisare subito: una cosa sono i testi licenziati dai ministri, altra il risultato dei lavori parlamentari. Vero che la politica è l’arte del compromesso, ma conta il risultato, altrimenti ci si è solo compromessi.</p>
<p>Basta avere chiaro che tutto dipende da un solo punto: la separazione delle carriere. Ci si può incaponire sulla disciplina delle intercettazioni telefoniche e ambientali, ad esempio, ma il momento della verità consiste nel far dipendere il successo (e la carriera) di un procuratore non dalla conferenza stampa a fine indagini, ma dal verdetto. Scritto da non colleghi. Idem per la ricorribilità delle assoluzioni: Nordio ha ragione, è illogico volere riprocessare un assolto, ma l’assurdo si estingue quando le procure smetteranno di ricorrere in automatico, non rispondendone, e cominceranno ad essere responsabili dei risultati. Senza il cardine della separazione le ruote delle riforme correranno senza meta in direzioni diverse.</p>
<p>Meno processi, più responsabilità di ciascuno, tempi ridotti, certezza della pena. L’alternativa è la certezza del penoso.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-18-marzo-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Chi deve sentirsi responsabile</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/chi-deve-sentirsi-responsabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Calise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 17:25:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[ischia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Va dato atto all’esecutivo di aver fornito una risposta tempestiva, almeno per l’emergenza immediata. E di avere evitato di entrare nel merito della polemica che subito si è affacciata sulla stampa. Dove i titoli più frequenti hanno parlato di una «tragedia annunciata». Con riferimenti fin troppo espliciti alle due cause principali, strettamente intrecciate, dissesto idrogeologico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Va dato atto all’esecutivo di aver fornito una risposta tempestiva, almeno per l’emergenza immediata. E di avere evitato di entrare nel merito della polemica che subito si è affacciata sulla stampa. Dove i titoli più frequenti hanno parlato di una «tragedia annunciata». Con riferimenti fin troppo espliciti alle due cause principali, strettamente intrecciate, dissesto idrogeologico e abusivismo edilizio: quasi trentamila richieste di condono su sessantamila abitazioni nell&#8217;isola &#8211; come ha ricordato Giuseppe Conte intervistato da Lucia Annunziata. Certo, poi ci sono i complici.</p>
<p>I ritardi negli interventi pubblici con stanziamenti già disponibili, e una burocrazia con passo di lumaca che non consente di dipanare matassa di ciò che potrebbe essere sanato e ciò che invece andrebbe abbattuto, prima che ci pensi l&#8217;alluvione. Ma ora, puntare il dito a cosa serve? Davvero c&#8217;è qualcuno che pensa di aver una via d&#8217;uscita?</p>
<p>Ciò che colpisce è l&#8217;ampiezza ormai strutturale del problema: un&#8217;isola &#8211; una delle più belle del Mediterraneo &#8211; trasformata in pochi decenni in un resort globale, con ogni anfratto finalizzato all&#8217;unica impresa fruttuosa, quella del mattone turistico. A dispetto di una conformazione organica che molto poco si presta allo scopo.</p>
<p>Basta guardare la mole imponente del monte Epomeo che, con balze scoscese, domina i paesi che si scavano &#8211; letteralmente &#8211; un po&#8217; di spazio tra le sue pendici e il mare, per capire quanto sia precario l&#8217;equilibrio del gioiello estetico che richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori.</p>
<p>Al punto in cui siamo, cosa si può fare? Passati i primi giorni di dolore per queste vite straziate dal fango, è sperabile che non si aggiunga al lutto la beffa di una disputa ideologica che non avrà mai un verdetto ragionevole. Già, su qualche giornale del Nord, si è affacciata la reprimenda sui meridionali extra-legem. Solleticando una reazione razzista magari in quegli stessi lettori che, d&#8217;estate, vorrebbero avere servizi all-inclusive a basso costo, e che certo non si domanderanno se tutte le licenze sono in ordine Mentre sulla stampa di sinistra si rispolverano leggi trascurate e/o inapplicate, che dovrebbero garantirci (?!) la salvaguardia dell&#8217;ambiente. Magari insinuando che il governo di centrodestra in carica volentieri le metterebbe in naftalina.</p>
<p>Senza, però, riuscire mai a calcolare quali sarebbero i costi effettivi &#8211; finanziari ed amministrativi &#8211; che renderebbe almeno in parte applicabile l&#8217;obiettivo di messa in sicurezza di una penisola pervicacemente saccheggiata. E, una volta calcolati i costi, spiegare chi pagherebbe il conto.</p>
<p>Forse, dobbiamo rassegnarci a riconoscere che che l&#8217;Italia è molto più simile all&#8217;America che ai paesi nordeuropei che vorremmo prendere a modello. Ogni volta che &#8211; con implacabile regolarità stagionale &#8211; siti web e televisione si riempiono delle devastazioni degli incendi californiani e delle inondazioni dei cicloni che spazzano le coste della Florida, la mia istintiva reazione di cittadino europeo mi fa sbattere su due domande: come è possibile che migliaia di abitanti siano stati colti impreparati, e chi pagherà per questi danni? Poi, contro il mio istinto e controvoglia, mi ripeto la spiegazione che chiunque frequenti quel paese conosce. E che si racchiude in due principi, due abiti culturali e sociali.</p>
<p>Il primo comandamento è che suae quisque fortunae faber est. Ciascuno è artefice del proprio destino. È il cosiddetto credo liberale, che dai tempi della frontiera è il motore, nel bene e nel male, del progresso &#8211; e regresso &#8211; americano.</p>
<p>In molte zone della Florida, una casa è esposta a rischiosissimi eventi atmosferici, che &#8211; per chi è in grado di pagare &#8211; portano i prezzi delle assicurazioni alle stelle. Chi sceglie di vivere in quei posti, è consapevole dei rischi che corre. E, in ogni caso, non si aspetta che il governo se ne faccia carico. Questo è il secondo comandamento. Con un importante corollario.</p>
<p>Se poco o niente ci si può aspettare dal governo statale o federale, molto arriva in tantissimi casi dalla generosità dei soccorsi volontari. Sono le comunità locali la vera risorsa nei momenti di maggiore difficoltà.</p>
<p>Forse, l&#8217;America resta un mondo diverso. Ed è giusto che noi si continui a cercare altre soluzioni, altre strade. Ma la piega che sta prendendo il mondo sembra indicare almeno un punto fermo. La coperta statale si è ristretta. È bene che ciascuno sia pronto ad assumersi le proprie responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilmattino.it/pay/edicola/frana_casamicciola_ischia_ultime_notizie-7079099.html"><em><strong>Il Mattino</strong></em></a></p>
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		<title>Bambino in una scatola</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/bambino-in-una-scatola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 19:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino appena nato abbandonato è sempre una notizia triste, che ci lascia amareggiati e sconvolti. L&#8217;ultimo di questi casi riguarda un bambino lasciato appena nato, con il cordone ombelicale appena chiuso, in una scatola di scarpe nel parcheggio di un ospedale. Un’infermiera, andando al lavoro la mattina presto, l&#8217;ha sentito piangere e, fortunatamente, l&#8217;ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/kj-UIp8KqV4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Un bambino appena nato abbandonato è sempre una notizia triste, che ci lascia amareggiati e sconvolti. L&#8217;ultimo di questi casi riguarda un bambino lasciato appena nato, con il cordone ombelicale appena chiuso, in una scatola di scarpe nel parcheggio di un ospedale. Un’infermiera, andando al lavoro la mattina presto, l&#8217;ha sentito piangere e, fortunatamente, l&#8217;ha messo in sicurezza.</p>
<p>Riguardo a questa vicenda ho letto alcuni commenti di questo tipo: <em>“chissà la disperazione della madre”</em> e, ancora, <em>“l&#8217;abbiamo lasciata sola, non siamo stati capaci di essere vicini a quella donna”</em>.</p>
<p>Ecco, sono commenti che non mi convincono affatto, perché sono rivelatori della concezione di libertà e, di conseguenza, di responsabilità di ciascuno di noi. Questa storia della colpa che è sempre della società è una cretinata: presuppone che siamo collettivi, che siamo sbagliati alla nascita e, quindi, abbiamo tutte le colpe. È un modo di pensare che deresponsabilizza.</p>
<p>In Italia vige una legge assolutamente civile che consente ad una donna in stato interessante di andare in ospedale, partorire e, se non intende tenere il bambino, può lasciarlo in ospedale nel totale anonimato. Questa legge è importante, perché mette in sicurezza un bambino appena nato.</p>
<p>Se la donna partorisce per i fatti suoi e lascia il bambino in una scatola di scarpe non è una poverella. È una criminale da acchiappare. Tanto è vero – ed è giusto così – che c’è un&#8217;indagine aperta, perché questa donna ha commesso un reato. Innanzitutto, c’è l’abbandono di minore, ma potrebbe starci anche il tentato omicidio. Infatti, per quel bambino poteva andare in modo diverso: poteva essere messo sotto da una macchina, visto che era notte e buio. Poteva non avere la forza di piangere e, quindi, morire.</p>
<p>Perché bisogna essere comprensivi? Perché nella mentalità dei cosiddetti “comprensivi” c&#8217;è il fatto che ciascuno di noi non è responsabile delle proprie azioni. La responsabilità è sempre della società, della collettività, della legge o dello Stato.</p>
<p>Invece no, perché ciascuno è artefice della propria vita. Ciascuno di noi fa le proprie scelte e ne paga le conseguenze o ne incassa i benefici, perché il merito è personale e, quindi, anche la responsabilità è personale e non della collettività.</p>
<p>Se uno studente studia e va avanti prendendo buoni voti, il merito è suo. Se, invece, non vuole studiare e non apprende niente la responsabilità è sua e, finché minorenne, anche dei genitori che non lo prendono a scapaccioni.</p>
<p>Quello che vuole lavorare, cerca il lavoro, lo trova e ha un reddito e questo è un beneficio per lui, è un suo merito e, quindi, giustamente, ne incassa i risultati.</p>
<p>Non c&#8217;è la società che ci corrompe. Sì, è vero che siamo praticamente delle pecore, perché chi non ha la responsabilità di quello che fa è un gregge che viene portato al pascolo da una presunta responsabilità collettiva.</p>
<p>Quindi, fortunatamente, questo bambino è stato preso e messo in assoluta sicurezza. La sua partenza non è stata delle migliori, ma avrà sicuramente una vita migliore di quella disgraziata che l&#8217;ha lasciato in quelle condizioni e che è bene che paghi e che si assuma le proprie responsabilità.</p>
<p>Bisogna capire che si è responsabili delle scelte​ che si fanno.</p>
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		<title>Carlo Nordio: Ma le colpe del fallimento lombardo sono politiche</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carlo-nordio-ma-le-colpe-del-fallimento-lombardo-sono-politiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 07:08:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
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<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Covid-19 e infortunio sul lavoro, gravi rischi per gli imprenditori</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/covid-19-e-infortunio-sul-lavoro-gravi-rischi-per-gli-imprenditori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 10:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come si può pensare di sottoporre a queste forche caudine chi già sta soffrendo tanto? Chi scrive certe norme si rende conto dei danni che può causare, soprattutto ai piccoli imprenditori? Il commento degli avvocati Giuseppe Benedetto e Antonio Trimboli La torrenziale produzione normativa delle ultime settimane appare inarrestabile. È interessato ogni settore della società, [&#8230;]</p>
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<div id="ec-excerpt">Come si può pensare di sottoporre a queste forche caudine chi già sta soffrendo tanto? Chi scrive certe norme si rende conto dei danni che può causare, soprattutto ai piccoli imprenditori? Il commento degli avvocati Giuseppe Benedetto e Antonio Trimboli</div>
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<p>La torrenziale produzione normativa delle ultime settimane appare inarrestabile. È interessato ogni settore della società, a partire da quello economico. In questi suoi interventi il Governo sembra avere una particolare attenzione per lo spirito imprenditoriale, tanto che oggi i cittadini/imprenditori non solo devono far fronte da soli agli effetti economici causati del virus cinese ma, a seguito dell’art. 42 del decreto Cura Italia, vedono anche accresciute le loro aree di responsabilità, ivi compresa quella penale. La norma in questione prevede che se un lavoratore venisse contagiato dal virus in occasione dell’ attività lavorativa ciò costituirebbe infortunio sul lavoro, con conseguente responsabilità dell’evento morboso (lesione o morte) in capo al datore di lavoro ove si ritenesse quest’ultimo inadempiente al proprio onere di garantire la sicurezza del lavoratore.</p>
<p>Si tratta di un’ipotesi per nulla remota, laddove si consideri tanto l’ampiezza del concetto di occasione di lavoro, il quale può ricomprendere anche quanto accade al di fuori del luogo o dell’orario di lavoro, quanto l’elevata diffusività del virus e il lento sviluppo della sua sintomatologia.</p>
<p>La combinazione di questi fattori costituisce un amplificatore fenomenale del rischio penale del datore: il lavoratore potrebbe aver contratto la malattia in famiglia o altrove ma, continuando a lavorare prima della manifestazione dei sintomi, attribuirne la causa al posto di lavoro.</p>
<p>Se poi rimanessero ancora dubbi su un eventuale ricorso generalizzato allo strumento penale in caso di infortunio sul lavoro, nulla di meglio per fugarli che guardare alla nostra giurisprudenza, la quale ha sempre ampliato a dismisura gli obblighi cui il datore deve sottostare per essere esente da responsabilità penale, tanto da ritenere doveroso per l’imprenditore l’adozione di misure di sicurezza non previste da norme ad hoc o la sorveglianza continuativa dei lavoratori.</p>
<p>Pertanto anche un aggiornamento preventivo dei modelli organizzativi conformi al TU 81 del 2008, magari attraverso la previsione di presidi che vadano oltre guanti e mascherine (es. tamponi o test sierologici), non basterebbe a mettere al riparo l’imprenditore da responsabilità penali o le società ai sensi del D.lgs. 231 del 2001.<br />
Ancora una volta si continua ad intervenire senza una visione di sistema, bensì attraverso norme di cui non si ponderano gli effetti, specie quando questi interessano la categoria degli imprenditori che è l’unica a creare valore e permettere, grazie alle esose tasse dovute ogni anno allo Stato padrone, anche il pagamento degli stipendi pubblici.<br />
Immaginiamo l’angoscia del datore di lavoro, che dopo una penosa visita allo studio del suo Avvocato, può trarne due conclusioni: chiudere la propria attività o affidarsi alle preghiere.</p>
<p>Come si può pensare di sottoporre a queste forche caudine chi già sta soffrendo tanto? Chi scrive certe norme si rende conto dei danni che può causare, soprattutto ai piccoli imprenditori?</p>
<p>E poco vale il sostenere “ma alla fine se l’imprenditore ha fatto quanto era in suo dovere sarà riconosciuta la sua estraneità ai fatti contestati”. I costi e i patimenti causati da un procedimento penale o civile saranno comunque sofferti dal solito albergatore, barbiere, barista, ristoratore, estetista, panettiere…</p>
<p>Avv.ti Giuseppe Benedetto e Antonio Trimboli</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style">Articolo pubblicato su <a href="https://formiche.net/2020/05/infortunio-lavoro-covid-imprenditore/">Formiche.net</a></div>
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