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	<title>regno unito Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>Boris il russo fra Russia e caduta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/boris-il-russo-fra-russia-e-caduta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 09:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Boris Johnson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Simpatie e contraddizioni di Jhonson Non ha quel nome per caso, semmai è il cognome ad avere basi meno solide. Boris, per la precisione: Alexander Boris, si chiama in quel modo perché di origini anche russe, oltre che turche e musulmane. Di lui si possono dire molte cose, ma “russofobo” proprio no. Il bisnonno paterno, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/boris-il-russo-fra-russia-e-caduta/">Boris il russo fra Russia e caduta</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Simpatie e contraddizioni di Jhonson</h3>
<p>Non ha quel nome per caso, semmai è il cognome ad avere basi meno solide. Boris, per la precisione: Alexander Boris, si chiama in quel modo perché di origini anche russe, oltre che turche e musulmane. Di lui si possono dire molte cose, ma “russofobo” proprio no. Il bisnonno paterno, di cognome faceva Kemal. Ali Kemal, ministro dell’impero ottomano.</p>
<p>Fu suo figlio, il nonno di Boris, a cambiare il cognome di una famiglia imparentata con la nobiltà tedesca ed inglese, usando quello di Johnson. Lui, Boris, è americano, nato a New York. In queste ore il suo governo vacilla, ma nel suo dna e nelle sue contraddizioni c’è un pezzo importante di storia europea.</p>
<p>Esageratamente simpatico, anche nel suo essere bugiardo. Qualcuno lo ricorderà a Roma, in occasione di un vertice, nel mentre elenca i sette colli capitolini, ma non riesce a ricordarne uno. Davanti a lui il nostro presidente della Repubblica e quello del Consiglio, che non è non sappiamo aiutarlo, è che non sarebbero arrivati a sei. Perché Johnson ha una cultura classica a prova di bomba, capace di recitare in greco (antico) e latino. Laureato a Oxford, in lettere classiche. Ma quando lo prendono a fare il giornalista, al The Times, redige un pezzo su scavi archeologici, inventando citazioni e attribuendole a casaccio, allo scopo di rendere più accattivante l’articolo. Licenziato. Riesce a farsi assumere altrove.</p>
<p>Il padre di Boris è stato a lungo parlamentare europeo conservatore. Super europeista, al punto di essere uno degli animatori del “Club del Coccodrillo”, dal nome del ristorante dove s’incontravano. Su quella posizione si trova anche il figlio, fin quando non crede il vento tiri per Brexit.</p>
<p>A esito del referendum, per dire, il padre ha cambiato cittadinanza, per restare europeo. Boris aveva cambiato posizione, per restare in vetta. E qui si apre la contraddizione politica, che prescinde totalmente dai rimproveri d’incoerenza o altre facezie non commestibili: cavalca alla grande Brexit, la usa anche per far fuori Theresa May e prenderle il posto, mentre ora è uno dei più determinati e netti interpreti della linea anti Putin, però lo stesso Putin aveva dato una mano eccome, a Brexit.</p>
<p>Si era pronunciato a favore dell’elezione di Obama, ma all’arrivo del virus prende la posizione di Trump e Bolsonaro: chi se ne frega, è un’influenza. Un negazionista. Ma mentre quei due restano appiccicati a quel che dissero, Boris realizza che è una cretinata e cambia: chiusure e vaccinazioni. E Uk è in testa alla partenza (noi sorpassiamo in corsa), un buon successo. Così lo scapigliato viene ammirato da gente che la pensa all’opposto. Poi lo beccano a far festini. Lui ammette, ma con l’aria di dire: che sarà mai.</p>
<p>Salva la ghirba dalla sfiducia interna al partito conservatore, ma perde ministri. Vince le elezioni politiche (anche grazie ai labouristi, che si fanno guidare da un antisemita socialista della prima metà del secolo scorso) e perde tutto il resto. Procedendo con la Brexit ideologica rischia di sfasciare l’intero Regno Unito.</p>
<p>E ora s’appresta al capolinea, sfiduciato dai suoi. Il tutto senza mai smarrire ironia e una piacioneria così smodata da essere a sua volta piacevole. Ed è questo il punto: Boris ha capito e interiorizzato la politica al debutto di questo secolo, vivendola come palestra di trasformismo e protagonismo. Ma all’appuntamento con la storia si presenta puntuale: Putin deve perdere. Ed è a quel punto che ti dici: magari tutti i populisti trasformisti fossero così.</p>
<p><strong><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-6-luglio-2022-2/"><em>La Ragione</em></a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/boris-il-russo-fra-russia-e-caduta/">Boris il russo fra Russia e caduta</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Sovranità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sovranita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 09:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[luigi einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guardate le immagini dell’ultimo Consiglio europeo, appena concluso a Versailles. Guardate quel grande tavolo quadrato, con tante persone sedute, che parlano a turno. Taluno ci vedrà l’impotenza della democrazia, il caos delle tante posizioni diverse, il lavorio della mediazione politica, il tempo perso inseguendo un compromesso. Facile che siano gli stessi che vedendo Putin in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate le immagini dell’ultimo Consiglio europeo, appena concluso a Versailles. Guardate quel grande tavolo quadrato, con tante persone sedute, che parlano a turno. Taluno ci vedrà l’impotenza della democrazia, il caos delle tante posizioni diverse, il lavorio della mediazione politica, il tempo perso inseguendo un compromesso. Facile che siano gli stessi che vedendo Putin in pizzo al lungo tavolo da pazzo, vi vedono la forza dell’uomo al comando. Io ci vedo il potere dell’impotente, che ha bisogno di simboli per far credere il falso. Mentre il tavolo quadrato e le tante voci mi dicono che quella è la nostra forza, quella la nostra ricchezza. La mediazione e i compromessi sono faticosi, ma fruttuosi. Noi vinciamo. L’autocrate perde. Soprattutto, attorno a quel tavolo affollato di voci e Paesi, si trova la cosa più preziosa: la sola sovranità possibile, quella europea.</p>
<p>Veniamo da anni in cui la nostra superiorità democratica (esatto: superiorità, perché il relativismo non è apertura, ma fuga dalla responsabilità) ha difeso il diritto di parola di correnti che volevano dirsi “sovraniste” e, nell’esserlo, contestavano la sovranità europea. Ci sta, è una tesi, anche forte, venata di un nazionalismo che non osa chiamarsi tale, ma è comunque un sentire legittimo. Ha trovato consensi crescenti da noi, in Francia, Germania, Austria, nel Regno Unito ha fatto guai. In poche ore è emerso che i sovranisti nostrani erano al servizio del sovrano altrui. Mandare al macero le foto servirà loro a nulla. I sovranisti d’Ovest si sentivano commilitoni di quelli ad Est, poi è arrivata l’invasione criminale dell’Ucraina e a Est s’è chiesta protezione all’Unione europea e alla Nato, nel mentre suggerivano ai presunti amici di vergognarsi per l’avere tifato a favore dell’impero dell’Est. La storia corre veloce, in certe giornate. Ma torniamo al tavolo europeo.</p>
<p>Francia e Italia dimostrano una consonanza che da anni si riteneva necessaria. Finalmente. Propongono un secondo Recovery, altro debito comune, da impegnarsi sul fronte energetico e della difesa. Chi ragiona diversamente osserva che ci sono ancora i soldi del primo, che il solo Paese ad avere preso tutto, regali e prestiti, è l’Italia, sicché avanzano fondi e non ha senso accendere altri debiti se prima non li si è esauriti. I primi fanno leva sulla minaccia per approfondire l’integrazione. I secondi guardano ai bilanci, per evitare che gli squilibri portino disintegrazione. Tesi diverse. Significa che siamo divisi? L’opposto: che siamo uniti nel più ricco e bello dei mondi possibili, quello per sua natura imperfetto e che procede per approssimazioni, che condivide gli obiettivi ma mette in campo idee e interessi diversi per arrivarci. Sono obiettivi molto ambizioni, segnano cambiamenti epocali, necessitano di un forte impegno finanziario, di cui si discute l’indirizzo e la garanzia. Sono scelte politiche, quindi è bene che esistano approcci diversi. Se ne riparlerà fra qualche giorno, al Consiglio europeo formale.</p>
<p>Da noi, nelle democrazie, si tiene conto anche di chi protesta perché il pieno all’auto costa di più. Da Putin si nega il diritto di migliaia di madri di piangere il cadavere di figli mandati a crepare con l’inganno. Da noi si perde più tempo a discutere. Da lui il tempo lo ricorderà come l’uomo che distrusse la Russia. Il che non dispiace a lui, ebbro di morte altrui e gloria propria, ma a noi, che amiamo la Russia e i russi e, per questo, chiediamo loro di liberarsi dal demone.</p>
<p>Che la sola sovranità possibile sia quella europea lo vedeva già Luigi Einaudi, un secolo addietro. Lo insegnò agli antifascisti. Lo videro economisti e letterati in ogni parte d’Europa. Lo videro i popoli della riconquistata pace. Lo persero di vista i molti contemporanei che credevano eterna la meravigliosa stagione iniziata nel 1989. Ora lo vedono tutti, solo che non abbiano venduto i loro occhi o non se li siano cavati in nome della plurisecolare avversione alle fatiche della libertà.</p>
<p>La Ragione</p>
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