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	<title>recessione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>recessione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Scatenare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scatenare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2023 16:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sta scritto da nessuna parte che il 2023 debba essere un anno di sconfitte e recessione. Tutto sta a non innamorarsi delle sconfitte e della recessione, quali ottime giustificazioni delle mancate realizzazioni. All’alba del 2021 l’Italia era in condizioni miserevoli, sotto il peso di una recessione brutale e con un mondo politico sfasciato. In [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sta scritto da nessuna parte che il 2023 debba essere un anno di sconfitte e recessione. Tutto sta a non innamorarsi delle sconfitte e della recessione, quali ottime giustificazioni delle mancate realizzazioni. All’alba del 2021 l’Italia era in condizioni miserevoli, sotto il peso di una recessione brutale e con un mondo politico sfasciato. In quelle condizioni abbiamo inanellato un biennio di crescita senza pari nel recente (e anche meno recente) passato. Nessun miracolo, ma fiducia trasmessa a imprese e lavoratori. Troppo facile prevedere malanni in un anno che sarà di rallentamento economico globale, ma meglio prenderla con il piglio di Mario Moretti Polegato (Geox): possiamo crescere, l’Unione europea ha un ruolo crescente, continueremo a vivere in un mondo di scambi globali.</p>
<p>Ricordiamoci che noi cittadini Ue siamo meno del 7% della popolazione globale, generiamo il 25% della ricchezza globale prodotta ogni anno e consumiamo il 50% della spesa sociale mondiale. Siamo una ricca potenza, spesso all’insaputa di tanti polemisti europei ma antieuropei. Che la presidente della Commissione europea parli di un fondo comune per lo sviluppo industriale, finanziato con emissioni di titoli europei, è un punto rilevante. Ha ragione il governo tedesco a osservare che molti fondi europei sono ancora non spesi, ma – anziché trarne motivo per battibecchi improduttivi – se ne colga il contenuto rilevante: abbiamo molta energia ancora da mettere a frutto. Che la presidente della Banca centrale europea ribadisca l’opportunità delle scelte anti inflattive, come farà anche oggi (sperando abbia un testo scritto da leggere), è cosa ovvia e rientra nella missione istituzionale, ma anziché avviare geremiadi sarebbe bene osservare che i tassi sono cresciuti (assai meno che negli Usa), che sappiamo tutti che cresceranno di qualche cosa ancora ma che lo spread scende e si tiene basso. Vuol dire che, in assenza di mattane, gli investitori non vedono un rischio maggiore. Il che rende irragionevole che vogliano suggerirlo loro taluni ministri italiani.</p>
<p>Oltre tutto, se si ratificasse di gran carriera il Mes, si darebbe maggiore forza al disegno che fu di Draghi e Macron di farne una agenzia capace di assorbire i titoli dei debiti pubblici che la Bce – lentamente e gradualmente – venderà. Con il che il nostro debito pubblico rimarrebbe un macigno, ma poggiato su affidabili colonne. Se il motore produttivo globale rallenterà, nel 2023 avremo una spinta minore dalle esportazioni ma avremo una spinta maggiore dagli investimenti, grazie ai fondi Ngeu. Cerchiamo di fare in modo di non mettere anche quelli nella triste lista del non speso. E avranno un effetto propulsivo fantastico se messi in sinergia con riforme e investimenti privati.</p>
<p>Non è una confortante premessa che si discuta di intercettazioni come se fossero la giustizia italiana, per giunta facendo finta di non sapere che si chiamano con lo stesso nome cose assai diverse. Il risultato non sarà sapere chi è più per la giustizia, ma accertare che piacciono le discussioni più inutili. Non è confortante neanche sapere che, come hanno ripetutamente chiarito i conti di “Itinerari previdenziali”, mentre ai pensionati che hanno pagato i contributi si taglia l’adeguamento della pensione a quelli che non lo fecero e hanno le minime si fanno<br />
ulteriori regali. Non è rassicurante sapere che la spesa per l’assistenza è cresciuta fra il 2008 e il 2021 del 97,7%, ovvero il triplo della spesa pensionistica, passando da 73 a 144,2 miliardi. Tanto più che i poveri crescono assieme alla spesa per la povertà e si ha la cattiva impressione che non siano i poveri in aumento a generare la spesa, ma la spesa in aumento a generare i poveri, ovvero quanti si mettono nella condizione di potere prendere quei soldi.</p>
<p>Recessivo è tenersi strette le idee che generano assistenzialismo, il pietismo senza pietà. Aiutare i poveri non è spendere perché restino tali ma investire, riformare, cambiare, formare e scatenare. Le condizioni ci sono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-20-gennaio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L&#8217;anno che arriva</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lanno-che-arriva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2022 15:53:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2022 è iniziato in netta ripresa dopo un anno, il 2021, in cui l&#8217;Italia ha fatto numeri veramente molto significativi. Certo, incorporavano il rimbalzo rispetto al 2020, che era stato un anno terribile per tutti gli europei e in generale per i mercati aperti, ma era stato molto duro per l&#8217;Italia: noi abbiamo vissuto nel 2020 una recessione molto più forte di quanto non abbia colpito altri paesi europei. Nel 2021 abbiamo avuto una crescita molto più forte di quella di altri, anche perché appunto incorporava un rimbalzo rispetto a una recessione molto profonda.</p>
<p>Il 2022 è iniziato con quella ripresa ancora molto vivace e in corso, e per nostra fortuna siamo riusciti a mantenerla tale. Il &#8217;22 si chiude con una crescita record: nei 2 anni &#8217;21-&#8217;22 facciamo numeri che sono nettamente superiori alla media europea e sono sconosciuti all&#8217;Italia se non si ricorre alla memoria, agli anni &#8217;50. Nonostante questo abbiamo vissuto una campagna elettorale fatta fra agosto e settembre il cui racconto collettivo era il racconto di un paese in recessione, che andava molto male e che bisognava in qualche modo fare qualcosa perché ripartisse la crescita, e tutto questo era irreale, perché il paese stava crescendo. Chiudiamo il 22 con numeri record, con numeri importanti di crescita e adesso andiamo incontro a un 2023 in cui la crescita rallenterà ma al tempo stesso si metteranno in cantiere gli investimenti che serviranno a riprendere un passo più veloce nel &#8217;24-&#8217;25 e negli anni a seguire.</p>
<p>Gli investimenti possibili nel 2023 sono dovuti in grandissima parte ai fondi europei di <em>Next Generation</em> <em>EU, </em>da qui un nostro legame indissolubile con l&#8217;Unione Europea, fatto di ideali e di consapevolezza che è l&#8217;area più ricca e più libera del mondo, e fatta anche di convenienza, perché i soldi sono soldi e non guastano. Il 2022 purtroppo a febbraio aveva quasi cambiato aspetto: l&#8217;attacco insensato, imperialista, violento, inaccettabile, inescusabile della Russia all&#8217; Ucraina aveva gettato sul mondo un&#8217;oscura ombra di guerra che purtroppo ci siamo portati dietro e ce la porteremo dietro ancora nel &#8217;23. Però è successo qualcosa di molto importante: le democrazie occidentali non si sono disunite, gli interessi particolari non hanno in nessun modo prevalso sull&#8217;interesse generale politico di condanna della Russia, abbiamo avuto la forza di affrontare sanzioni che di primo acchito erano un danno per noi, ma che sono efficaci nel mettere in ginocchio l&#8217;economia russa, perché sono loro che vanno alla rovina, non noi. Noi siamo usciti, il pericolo l&#8217;abbiamo passato, pagando ma l&#8217;abbiamo passato. La Russia adesso inizia la sua discesa agli inferi. Mentre noi crescevamo più della media dell&#8217;Unione Europea, ma comunque cresceva anche l&#8217;Unione Europea, la Russia era già in recessione e sarà in recessione violenta nel corso dell&#8217;anno prossimo.</p>
<p>Questa unità dei paesi occidentali è un fatto importante, è una grande conquista, è un valore politico inestimabile, e in coda a quest&#8217;anno &#8217;22 abbiamo visto riemergere la pandemia con il fatto che in Cina il tentativo di bloccare tutti, di usare la repressione per non diffondere il virus è stato molto ma molto meno efficace di quello che qui abbiamo fatto noi con le vaccinazioni, con la profilassi, con le mascherine, quello che siamo riusciti a fare è un grande successo È un peccato che questo non si possa dirlo senza sentirsi accusare di essere fuori dalla realtà, perché​ la retorica​ di chi ama gli errori e di chi ama i fallimenti per potersi far risarcire è quello di dire che le cose vanno sempre male. Bene, nel 2022 sono andate bene e se noi ne saremo consapevoli, questo si trascinerà e si porterà anche nell&#8217;anno avvenire.<br />
È l&#8217;occasione buona per fare i migliori auguri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="Davide Giacalone   L&#039;anno che arriva" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/8XqZYG20G2E?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Crescere</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crescere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recessione, più che essere uno spettro da cui fuggire, sembra essere una condizione gradita alle propagande politiche, più a loro agio con la sovvenzione che con la produzione. Per tanta parte della cultura politica italiana equidistribuire la miseria è ideale considerato più nobile rispetto al promuovere la ricchezza. I dati resi pubblici dal Fondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La recessione, più che essere uno spettro da cui fuggire, sembra essere una condizione gradita alle propagande politiche, più a loro agio con la sovvenzione che con la produzione. Per tanta parte della cultura politica italiana equidistribuire la miseria è ideale considerato più nobile rispetto al promuovere la ricchezza. I dati resi pubblici dal Fondo monetario internazionale dovrebbero essere una buona base per ragionare, non per piagnucolare.</p>
<p>L’Italia è il solo Paese sviluppato per cui le previsioni sono state riviste al rialzo, per l’anno in corso. Segno che, nella prima parte dell’anno, non sono stati commessi errori. Hanno festeggiato facendo cadere il governo.</p>
<p>Per il 2023 la previsione di crescita non solo si riduce, ma diventa la più bassa in Europa: 0.7%. La Germania dovrebbe arrivare a 0.8, che non è una grande differenza, ma neanche una consolazione (piuttosto, il Regno Unito è posizionato allo 0.5, alla faccia dell’affare Brexit). Crescere dello 0.7 non è recedere, ma è poco, è meno di quel che serve, come è anche la conseguenza del rialzo dei tassi d’interesse in un Paese troppo indebitato (i titoli tedeschi sono ridiscesi sotto l’1%, il che non porta bene ai nostri). Sarà il caso di ricordare che quel debito è un ostacolo alla crescita e un attentato alla sovranità. Sarebbe interessante che nei programmi elettorali si trovasse almeno un cenno al taglio della spesa pubblica improduttiva, se non altro per rendere meno prive di fondamento le promesse di sgravi fiscali e maggiori spese sociali.</p>
<p>Da quegli stessi dati, però, riemerge quel che sappiamo da molto tempo: il mondo, nel suo complesso, continua a crescere: 3.2% quest’anno e 2.9 il prossimo. In recessione ci va la Russia, con -6% ora e -3.5 nel 2023. Prendano nota i devoti alla potenza russa e gli spiantati delle sanzioni che non funzionano. Se il Mondo cresce l’ambiente è positivo per i Paesi esportatori. E noi lo siamo.</p>
<p>Tutto sta a essere capaci non solo di usare i fondi europei, ma di farlo con il massimo profitto e la massima efficienza, superando pezzi indecenti di arretratezza interna. L’effetto moltiplicatore di ricchezza non è legato tanto alla loro spesa, ma al farlo puntando ad aumentare la produttività. Che sia un’occasione irripetibile sembra una frase fatta, ma a sentire tanta politica sembra ci si rassegni alla disfatta. Crescere si può eccome, mettendosi al passo e al vento del Mondo che chiede i nostri prodotti. Il che comporta investire nella formazione, gettando alle ortiche la ridicolaggine di esami di Stato passati dal 99.9% dei candidati. Comporta aiutare chi ne è fuori ad entrare nel mondo del lavoro, non a restarne fuori. Puntare a che le aziende abbiano margini per investire in innovazione, non solo per la contrattazione salariale. Ricordarsi che la sovranità è data dalla credibilità, non dalla sempre insufficiente prodigalità. Se cominciamo a dire che a 35° percepiti (da chi? come?) si smette di lavorare, anziché approntare pause e rinfresco, si perpetua l’idea che il lavoro sia una disgrazia e non una conquista (inoltre facendo finta di non sapere che in quei lavori all’aperto il tasso di irregolarità è alto, senza cassa integrazione e non seriamente contrastato).</p>
<p>Il cantiere nel Pnrr non è solo la capacità di redigere progetti e dare loro attuazione nei tempi e nei modi stabiliti. Onestamente. È già molto, ma è solo una parte, perché il resto consiste nell’accompagnare quegli investimenti con i cambiamenti, con le necessarie riforme. Alcune realizzate, altre impostate, altre ancora da farsi. Accarezzare rendite e star dalla parte di chi vuol proteggere il proprio mercato impedendone la crescita è la ricetta sicura per il declino.</p>
<p>La maledizione dei riformisti è di doversela vedere da soli contro corporazioni e rendite, nel mentre i massimalisti son lì a lamentare che non è mai abbastanza. Questa trappola ci inchioda da trenta anni. Invece crescere si può, si deve ed è la sola cosa socialmente sana che possa farsi.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<item>
		<title>Recessione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/recessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Borse valori non sono l’intera economia. Non ne sono neanche l’oroscopo. Sono, però, posti dove si può sentire l’aria che tira. Per fiutarla bene ci si deve difendere dall’informazione troppo urlata, perché, se frugate nella vostra memoria, ci trovate un notevole numero di volte in cui sono “crollate”, in cui miliardi sono stati “bruciati”, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Borse valori non sono l’intera economia. Non ne sono neanche l’oroscopo. Sono, però, posti dove si può sentire l’aria che tira. Per fiutarla bene ci si deve difendere dall’informazione troppo urlata, perché, se frugate nella vostra memoria, ci trovate un notevole numero di volte in cui sono “crollate”, in cui miliardi sono stati “bruciati”, mentre ricorderete pochi titoloni inneggianti alla risalita e alla “creazione” di denaro (che, difatti, né si brucia né si crea).</p>
<p>Eppure, nel medio periodo, le Borse sono sempre salite e si può essere fiduciosi che continuerà ad essere così. Epperò, se Wall Streat chiude il peggiore semestre dal 1970, qualche cosa significa (sempre ricordando che la ricchezza accumulata dal 1970 è solo scheggiata dal peggiore semestre appena concluso).</p>
<p>Significa che le Borse, ovvero la collettività di soggetti investitori professionali, uno diverso e in competizione con gli altri, sicché ciascuno spera di vedere quel che gli altri non vedono e fregarli, quella collettività sente odore di recessione e non scorge rimedi all’opera.</p>
<p>La pandemia non è stata uno scherzo, ma ci sarebbe voluto poco a riprendere la ricchezza consumata e non prodotta. Logistica e inflazione hanno creato un problema immediato, ma sarebbe velocemente passato. Il guaio della criminale invasione dell’Ucraina non è solo l’avere aggravato e gettato benzina sul fuoco dell’inflazione, ma dall’avere inceppato il giocattolo che ha creato la più poderosa crescita di ricchezza, la sua più massiccia diffusione e la più vasta e spettacolare sottrazione di moltitudini alla fame: la globalizzazione.</p>
<p>Lasciate perdere quelli che ne cantano la fine, perché la globalizzazione non è finita affatto e riprenderà la sua corsa, ma in condizioni diverse: dove le filiere produttive inseguivano la convenienza prenderanno a mettersi al riparo dell’affidabilità. Il mondo resterà globale, ma dovendo riscoprire il ruolo dei confini. Che è poi la ragione per cui la Cina, con la globalizzazione divenuta fabbrica del mondo, dovrà decidere se fare della Russia una propria colonia sia più conveniente rispetto al perdere il resto dei mercati.</p>
<p>Le più recenti crisi globali sono state risolte in breve tempo e con strumenti a disposizione delle banche centrali. Chi ne abbia dedotto che sono onnipotenti, però, si sbaglia. Oggi, appunto, possono ben scegliere di fermare l’inflazione, aumentando i tassi, ma in un mercato in cui i Paesi sono a loro volta assai indebitati e con il rischio di strozzare la crescita, chiamando la recessione.</p>
<p>Oppure potrebbero scegliere, come nel recente passato, di favorire il sostegno alla crescita, con tassi molto bassi, ma così soffiando sul fuoco dell’inflazione. La quale andrebbe anche bene agli Stati indebitati, diminuendo il valore del debito, ma assai meno ai risparmiatori privati che vedrebbero diminuito il valore dei loro soldi, e dai cittadini tutti, che continuerebbero a reclamare l’indicizzazione del loro potere d’acquisto.</p>
<p>Ma, ad esempio, il governo italiano non ha il potere di tagliare o congelare gli aumenti dei prezzi energetici, sicché si limita a spostarli, toglierli, in parte, dalle bollette e trasferirli nei conti pubblici. Peccato che:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>il “taglio” non sarà mai abbastanza;</li>
<li>l’averlo raccontato diffonderà la convinzione che sia possibile;</li>
<li>con i tassi in crescita lo spostamento costa, agli stessi che pagano le bollette.</li>
</ol>
<p>Stanti così le cose, non vedendo all’orizzonte soluzioni miracolose (che non esistono), le Borse s’affliggono e non credono al ribasso di qualche giorno, pertanto i titoli in discesa non vengono ricomprati (mentre le obbligazioni vanno benino, beneficiando del trasloco).</p>
<p>Noi italiani siamo in una condizione particolare: lo Stato è esageratamente indebitato, mentre le famiglie meno della media europea. Il nostro debito è pubblico, mentre l’aggregato nella media. Imprecare contro il passato, serve a nulla. L’importante è non commettere gli stessi errori. Inseguire l’inflazione importata finisce con il riprodurla e ingigantirla.</p>
<p>Il debito per spesa corrente è un suicidio. Mentre sui piani d’investimento, con fondi europei e sborsati dai (pochi) contribuenti, sarebbe economicamente conveniente un impegno di ciascuno a proseguirli quali sono, chiunque governi. Si sopportano le chiacchiere inutili, non quelle costose.</p>
<p><a href="http://www.laragione.eu"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Federico Fubini: L&#8217;aiuto tedesco non è per sempre</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/federico-fubini-laiuto-tedesco-non-e-per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 06:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un&#8217;immagine che aiuta a capire Angela Merkel è quella del suo sguardo durante un incontro con una scolaresca, il 15 luglio 2015. Una rifugiata adolescente arrivata dai campi palestinesi in Libano le chiede se davvero, come sembra, dovrà tornare indietro. La cancelliera le risponde che la Germania non può accogliere tutti, «das kann [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un&#8217;immagine che aiuta a capire Angela Merkel è quella del suo sguardo durante un incontro con una scolaresca, il 15 luglio 2015. Una rifugiata adolescente arrivata dai campi palestinesi in Libano le chiede se davvero, come sembra, dovrà tornare indietro. La cancelliera le risponde che la Germania non può accogliere tutti, «das kann man nicht schaffen», non ci si riesce. Il momento rivelatore arriva subito dopo, quando Merkel – mentre parla &#8211; si rende conto che la ragazza sta piangendo: la maschera della leader cade e per un istante gli occhi lasciano presagire quel che avrebbe deciso qualche settimana più tardi. All&#8217;inizio di settembre la cancelliera apre la Germania a più di un milione di rifugiati. «Wir schaffen das» , disse , noi ci riu sciamo. La frase uguale e contraria. Il Recovery Fund finanziato da eurobond non è dunque la prima volta che la cancelliera sfida i tabù dei suoi elettori. Giuseppe Conte, che al vertice del 27 marzo disse alla collega tedesca «Guardi alla realtà di oggi con gli occhiali di dieci anni fa», non è un adolescente che chiede asilo. Ma la risposta della cancelliera quel giorno («Non dovremmo promettere alle persone cose che non possiamo dar loro») è l&#8217;equivalente finanziario di quel «non ci si riesce» alla giovane rifugiata. Anche qui, in meno di due mesi Merkel ha invertito la rotta e la domanda ora è se i parallelismi finiscono qui. Perché all&#8217;epoca la folla alla stazione di Monaco applaudì i primi rifugiati siriani all&#8217;arrivo ma poi, nel giro di pochi mesi, l&#8217;umore cambiò.</p>
<p>Per anni la cancelliera è stata circondata e paralizzata dal rancore verso quella sua scelta, in Germania e nel suo stesso partito. Sarebbe dunque ingenuo escludere che a un certo punto il consenso &#8211; o il silenzio &#8211; dei tedeschi sulle concessioni offerte all&#8217;Italia non si muti in risentimento e poi in rivolta aperta. Del resto la cancelliera ha ancora quattordici mesi di potere &#8211; almeno lei assicura così &#8211; poi lascerà a un successore.</p>
<p>È dunque il caso di guardare dove siamo per vedere quali siano le strade davanti a noi. La polvere non si è ancora depositata dopo la tragica primavera 2020, ma è possibile che la peggiore recessione in tempo di pace sia anche una delle più brevi ( ovviamente, a meno di una seconda ondata del virus). In Spagna il ricorso a Erte, la cassa integrazione, è già dimezza to. In giugno il livello di fiducia dei manager dell&#8217;industria nell&#8217;area euro (e un po&#8217; di più anche in Italia) è risalito da livelli comatosi a quelli tipici di una contrazione lieve. A maggio rispetto ad aprile gli acquisti delle famiglie sono risaliti del 17% in Germania e del 24% in Italia. Dal 18 maggio, quando Merkel ha annunciato il suo sì al Recovery Fund, l&#8217;indice più ampio delle borse europee (Eurostoxx 600) è salito al passo con lo S&amp;P500 di Wall Street. E i mobility report di Apple &#8211; una fotografia dei movimenti degli smartphone – mostra che in Italia, Germania, Francia o Spagna gli spostamenti in auto hanno già superato di netto i livelli di gennaio. In ritardo sembrano semmai gli Stati Uniti e soprattutto la Gran Bretagna.</p>
<p>Niente di tutto questo significa che l&#8217;Europa stia guarendo. Ne siamo lontani.</p>
<p>Il crollo dei redditi e il timore di un ritorno della pandemia continueranno a frenare gli investimenti, le assunzioni e i viaggi. Per ora assistiamo solo ai primi segni di un rimbalzo meccanico, dopo che l&#8217;economia ha toccato il fondo durante il lockdown.</p>
<p>Salito il primissimo scalino, la ripresa potrebbe rivelarsi faticosa e diseguale: all&#8217;interno stesso dell&#8217;Italia i dati di Apple segnalano che Napoli, Padova o Genova si stanno rimettendo in moto più facilmente di Roma, Firenze o della stessa Milano.</p>
<p>Le conseguenze politiche dei primi accenni di (relativa) stabilità però potrebbero non essere lontani. Al Corriere Valdis Dombrovskis ha detto che bisognerebbe tornare ad applicare le regole europee sui conti «una volta finita la recessione»; sarà discutibile chiedere una stretta di bilancio quando il reddito è del 10% più basso di prima, ma il vicepresidente della Commissione riflette idee diffuse anche in Germania. Merkel, giorni fa, ha chiesto a Conte cosa intende fare sulle pensioni. E Isabel Schnabel, la tedesca nell&#8217;esecutivo della Banca centrale europea, ha già osservato che forse non ci sarà bisogno di eseguire tutti gli acquisti di titoli decisi dalla Bee in giugno (con un a scelta di tempo che ha profondamente diviso il consiglio direttivo).</p>
<p>Insomma, come sui migranti nel 2015, anche oggi un a reazione tedesca a Merkel è solo questione di tempo. E l&#8217;Italia deve farsi trovare pronta. Se non vuole che arrivi troppo presto la richiesta di un giro di vite sui conti, il Paese deve dimostrare che non si affida solo all&#8217;aiuto degli altri. Sa aiutarsi</p>
<p>da sé, con atti concreti. Evitando promesse irrealistiche di tagli di tasse coperte con spending review, per esempio.</p>
<p>O evitando una «semplificazione» per decreto che dà alla Corte dei conti un potenziale controllo «concomitante» al lavoro degli amministratori.</p>
<p>Ma quanto a questo, la strada sembra lunga davvero.</p>
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		<title>Nicola Saldutti: La coesione sociale che deve essere salvata</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 06:24:49 +0000</pubDate>
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		<title>Alessandro De Nicola: Arrivano i dollari e sono guai</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 06:16:05 +0000</pubDate>
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		<title>Soldi per la ricchezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/soldi-per-la-ricchezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 15:45:39 +0000</pubDate>
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