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	<title>rating Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>rating Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 98 – Imprese e Cervelli in Fuga</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-98-imprese-e-cervelli-in-fuga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 09:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Famularo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa rubrica ribadisce in apertura il sostegno alla causa del popolo Ucraino ingiustamente invaso dalla Russia e ribadisce Si licet magnis componere Parva che la rilevanza di questa tragedia umanitaria per gli equilibri sociopolitici mondiali si sono pronunciati banchieri centrali di oggi e di ieri come Visco e Draghi. Di recente si è discusso della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa rubrica ribadisce in apertura il sostegno alla causa del popolo Ucraino ingiustamente invaso dalla Russia e ribadisce Si licet magnis componere Parva che la rilevanza di questa tragedia umanitaria per gli equilibri sociopolitici mondiali si sono pronunciati banchieri centrali di oggi e di ieri come Visco e Draghi.</p>
<p>Di recente si è discusso della possibilità che la Brembo, una importante azienda italiana che produce impianti frenanti, possa trasferire la propria sede legale nei Paesi Bassi come peraltro hanno fatto in passato altri nomi importanti.</p>
<p>L’elemento di attenzione è che la sede fiscale dell’impresa rimarrebbe in Italia, così come le azioni continuerebbero ad essere quotate alla borsa di Milano.</p>
<p>La nota dolente è che si tratta dell’ennesima conferma di quanto il nostro apparato giuridico e istituzionale sia inadeguato alla presenza di grandi imprese multinazionali. Non si può gridare con demagogia alla fuga dalla tasse, ma occorre prendere atto che si tratta di una scelta strategica per non sacrificare le aspirazioni globali di una grande impresa italiana.</p>
<p>Siamo dunque un paese dal quale oltre ai cervelli in fuga, che si spostano alla ricerca di ambienti più fertili e meritocratici, anche le aziende più innovative e vocate all’eccellenza sono costrette a uscire se vogliono perseguire l’obiettivo concreto di sviluppare il proprio potenziale.</p>
<p>I problemi dalle distorsioni del sistema giuridico alle inefficienze della pubblica amministrazione sono ampiamente noti, come sono note le soluzioni e le riforme necessarie. Possiamo chiederci per quanto ancora competenze,  capitali, energie individuali dovranno defluire dal nostro paese prima che ci si renda conto che sono questi oggi i fattori determinanti la ricchezza delle nazioni e che, in mancanza di una drastica inversione di tendenza ci attende un futuro di povertà e arretratezza rispetto ai paesi a noi comparabili.</p>
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<p><iframe title="#laFLEalMassimo – Episodio 98 – Imprese e Cervelli in Fuga" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/1vUyi1PqvXE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo/">Rubrica #laflealmassimo</a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 95 – Considerazioni Finali Libertà e Crescita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-95-considerazioni-finali-liberta-e-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 10:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilevo con una certa soddisfazione che anche le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia, così come l’autorevole relazione annuale sullo stato dell’Economia italiana esordiscono condannando l’ingiusta invasione perpetrata dalla Russia ai danni del popolo Ucraino. Si tratta di un segnale importante e di una fondamentale manifestazione di civiltà e raziocinio in un paese dove [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rilevo con una certa soddisfazione che anche le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia, così come l’autorevole relazione annuale sullo stato dell’Economia italiana esordiscono condannando l’ingiusta invasione perpetrata dalla Russia ai danni del popolo Ucraino.</p>
<p>Si tratta di un segnale importante e di una fondamentale manifestazione di civiltà e raziocinio in un paese dove una parte non piccola della classe politica mette in discussione il sostegno alla nazione invasa non solo in modo aperto come avviene per alcune frange estreme, ma anche in modo surrettizio come nel caso dei “Pacifinti di Giuseppe Conte” o delle recenti critiche della leader PD Elly Schlein in merito all’uso dei fondi del PNRR per la produzione di armamenti.</p>
<p>Nel discorso del governatore troviamo un’Italia che ha resistito piuttosto bene ad una serie di circostanze impreviste dalla Pandemia da Covid19 al ritorno della guerra in Europa con le conseguenti tensioni sui prezzi di molti prodotti non solo nell’energia e nelle materie prime.</p>
<p>Si tratta di un paese che però deve ancora risolvere diversi nodi strutturali, dalla scarsa produttività del settore privato all’inefficienza della pubblica amministrazione aggravati da una normativa fiscale contorta e disfunzionale e un sistema previdenziale sempre meno sostenibili a fronte dei mutamenti nella struttura demografica.</p>
<p>Per superare queste sfide l’unica strada è tornare a crescere in modo sostenuto e per raggiungere questo obiettivo è necessario portare avanti le riforme collegate al PNRR che mi permetto di aggiungere costituiscono una condizione necessaria, ma forse non ancora sufficiente per garantire un futuro sostenibile sul piano sociale ed economico al nostro paese.</p>
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<p><a href="https://youtu.be/mG3yw2A9wJE">https://youtu.be/mG3yw2A9wJE</a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 94 &#8211; Rating e Sostenibilità dei Debiti Sovrani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-94-rating-e-sostenibilita-dei-debiti-sovrani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 14:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2023]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa rubrica continuerà a sostenere la causa del popolo ucraino ingiustamente invaso dalla Russia finché il conflitto non sarà terminato e l’invasore sarà stato respinto definitivamente entro i propri confini. Di recente si è discusso di Rating sul debito sovrano con riferimento al braccio di ferro politico tra democratici e repubblicani per l’innalzamento del tetto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-94-rating-e-sostenibilita-dei-debiti-sovrani/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 94 &#8211; Rating e Sostenibilità dei Debiti Sovrani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="Rating e sostenibilità dei debiti sovrani" width="1333" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/7FTuehCouIo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questa rubrica continuerà a sostenere la causa del popolo ucraino ingiustamente invaso dalla Russia finché il conflitto non sarà terminato e l’invasore sarà stato respinto definitivamente entro i propri confini.</p>
<p>Di recente si è discusso di Rating sul debito sovrano con riferimento al braccio di ferro politico tra democratici e repubblicani per l’innalzamento del tetto negli Stati Uniti e al giudizio dell’agenzia Moodys sul nostro paese che è stato rinviato.</p>
<p>Si tratta di un argomento nel quale si sovrappongono profili politici ed economici: il merito di credito misurato dalle agenzie di rating, riferito alla capacità di uno stato sovrano di tenere fede ai propri impegni rimborsando gli interessi sul proprio debito e rifinanziando il capitale alle scadenze prestabilite dipende indicativamente dalle prospettive di crescita della sua economia e dalla dimensione dello stock di debito in rapporto al PIL.</p>
<p>Nessuno ad oggi ha dubbi sulla solidità dell’economia americana o sulla sostenibilità del suo debito pubblico, tuttavia il ricatto operato dai repubblicani nei confronti del presidente ha indotto gli operatori a ventilare concretamente la possibilità che un default si possa verificare e potrebbe avere conseguenze negative sul rating come già successo in passato.</p>
<p>Per l’Italia il discorso è differente perché la scarsa crescita e la dimensione elevata del debito hanno per molti anni impensierito gli analisti e portato il giudizio da parte di Moodys al livello più basso della classe investment grade.</p>
<p>Se negli Stati Uniti la cattiva politica può mettere in discussione e danneggiare un’economia forte, in Italia possiamo augurarci che un miglioramento delle prospettive economiche, come quello prospettato da un’altra agenzia di rating DBRS, anche in virtù delle riforme collegate al PNRR, possa in qualche modo arginare i danni di una classe politica inadeguata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-94-rating-e-sostenibilita-dei-debiti-sovrani/">#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 94 &#8211; Rating e Sostenibilità dei Debiti Sovrani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Declassamento isolato ma significativo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/declassamento-isolato-ma-significativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 14:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[fitch]]></category>
		<category><![CDATA[rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fitch ha declassato il debito italiano. Un giudizio pesante, ma isolato. Per Fitch siamo a un gradino dalla spazzatura, ma con previsione stabile. Ovvero di restarci. Per le altre due agenzie siamo a due gradini, ma con previsione negativa. Ovvero di scendere. Non ci sono conseguenze immediate, ma è bene preoccuparsene immediatamente. Il nostro debito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fitch ha declassato il debito italiano. Un giudizio pesante, ma isolato. Per Fitch siamo a un gradino dalla spazzatura, ma con previsione stabile. Ovvero di restarci. Per le altre due agenzie siamo a due gradini, ma con previsione negativa. Ovvero di scendere. Non ci sono conseguenze immediate, ma è bene preoccuparsene immediatamente.</p>
<p>Il nostro debito pubblico era patologicamente alto prima dell’epidemia, ora non può che crescere. Tale evidenza non deve però indurre alla rilassata rassegnazione. Se non ci fosse stata l’epidemia quel declassamento sarebbe, forse, stato meno isolato. In un certo senso il necessario venir meno delle regole precedenti finisce con il favorirci. Ma il problema è solo rimandato, non risolto.</p>
<p>Il nostro non è solo il pesante debito, ma la debolissima crescita. La ragione di scarsa affidabilità è data dal rapporto fra le due cose: troppo debito e troppo poca crescita. Ora il debito sale ulteriormente, sicché si deve puntare sulla crescita. Si può farlo, anche in questo difficile momento, usando il tempo del blocco per fare quello che non si è voluto fare, schiodando l’Italia dalle sue arretratezze consolidate. Si guardi Genova: accantonando il codice appalti e usando le regole europee non si è derogato al diritto e alla trasparenza, ma messa in moto una macchina produttiva che non si è fermata neanche con i contagi. Vero che tutto è andato a passo di carica, data la rilevanza nazionale di quella tragedia, ma anche questo dimostra che si può fare. Ora soldi per gli investimenti ce ne sono di più, vanno usati. E il modello vale anche sul fronte epidemia, colà fronteggiata e contenuta.</p>
<p>Purtroppo ci sono due elementi che scoraggiano. Il primo è il delirio regolatorio dei decreti succedutisi, che vanno in direzione esattamente opposta alla semplificazione e responsabilizzazione. Il secondo è il silenzio della politica, su altro fin troppo loquace, sul fronte della produzione. Il periodo del blocco deve essere vissuto come una dannazione da cui uscire appena possibile, invece mi pare molti l’abbiano preso per una benedizione nella quale accomodarsi.</p>
<p>E c’è un terzo elemento: il continuo e ripetuto riferimento al patrimonio privato per portarlo a soccorso del debito pubblico, laddove, all’opposto, va portato a sostegno della macchina produttiva. Anziché favorire fiscalmente chi consegna i propri soldi allo Stato lo si faccia per chi li investe nella produzione.</p>
<p>Fitch oggi non morde, ma presto il problema si porrà. Non quello dei giudizi relativi al rating (pur importanti, nonostante un folto gregge di stolti crede d’affrontarlo maledicendo le agenzie, che serve a meno di niente), ma quello della sostenibilità del debito. Abbiamo solo due armi: la copertura europea e la crescita. La prima basterebbe non metterla in discussione. La seconda richiede una scossa interna e i congiunti, chiunque essi siano, più che stabilire come andarli a trovare si tratta di organizzarsi per metterli a lavorare.</p>
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<p>Pubblicato da Formiche.net</p>
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		<title>Non fidarsi della bonaccia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-fidarsi-della-bonaccia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2019 10:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adattarsi anche alle situazioni sgradevoli può essere una scelta saggia, specie quando non c’è modo di porre rimedio. Ma fare l’abitudine alle notizie negative, sottovalutare gli allarmi, specie se questo induce a non adottare i necessari e possibili rimedi, è condotta assai stolta. Le agenzie di rating, ovvero quanti misurano il rischio d’investimento, vanno confermando [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-fidarsi-della-bonaccia/">Non fidarsi della bonaccia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Adattarsi anche alle situazioni sgradevoli può essere una scelta saggia, specie quando non c’è modo di porre rimedio. Ma fare l’abitudine alle notizie negative, sottovalutare gli allarmi, specie se questo induce a non adottare i necessari e possibili rimedi, è condotta assai stolta. Le agenzie di rating, ovvero quanti misurano il rischio d’investimento, vanno confermando il giudizio sull’Italia. Da ultimo Standard &amp; Poor’s, collocandoci ad appena due gradini dal livello spazzatura, che significherebbe bancarotta, e con una previsione negativa per il futuro.</p>
<p>Quelle valutazioni possono essere sbagliate, ma quando convergono suggeriscono di non prendersela con il termometro. Ed è vero che nulla cambia, perché questa era già la loro indicazione. Ma è ben magra consolazione, vuol dire che male eri e male sei messo. Per un solo giorno i titoli del debito italiano sono risultati meno affidabili (quindi più cari, per chi riceve il denaro in prestito) di quelli greci. Poche ore, ma un segnale potente. Pazzesco che in Italia si sia già dimenticato, ammesso che ce ne si sia accorti.</p>
<p>A seconda dei governi che si avvicendano i supporters di turno provano a sostenere che quei giudizi sono viziati da antipatia per i propri beniamini. Sono gli stessi che poco dopo li indicano come oracoli, certificanti l’incapacità dei successori. Ora prevale l’apatia.</p>
<p>Il guaio (serio) è che viviamo una stagione di lunga pace nei mercati, grazie alle scelte della Bce. Supporre che sia senza fine è dissennato. Quando si esaurirà quei giudizi negativi torneranno a generare dolore. Ciò perché, nel frattempo, non si è diminuita la spesa improduttiva, non è scesa la pressione fiscale, non si sono fatte riforme pro produttività. Non si sono fatte scelte. S’è vissuta la bonaccia litigando sul nulla e facendo ancora meno. Non un governo, ma diversi governi diversi fra loro.</p>
<p>Nessuno pensa  un debito possa dissolversi, men che meno in tempi brevi, ma le previsioni negative dipendono proprio da quella litigiosa immobilità. Meglio svegliarsi, prima d’essere bruscamente sbrandati.</p>
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