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	<title>rassegna stampa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>rassegna stampa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Emanuele Raco, libero di scegliere che voce portare &#8211; ecodellalocride.it</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 12:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica è uno dei più importanti e strategici in questa delicata fase politica, forse è per questo che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha deciso di affidarsi a un esperto di comunicazione politica e istituzionale di grande esperienza come Emanuele Raco. Una vita dedicata alla politica e alle Istituzioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica è uno dei più importanti e strategici in questa delicata fase politica, forse è per questo che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha deciso di affidarsi a un esperto di comunicazione politica e istituzionale di grande esperienza come Emanuele Raco.</p>
<p>Una vita dedicata alla politica e alle Istituzioni quella del cinquantenne giornalista nato a Reggio Calabria, appassionato di storia, laureato in Scienze Politiche all’Università di Messina con una tesi di laurea su Indro Montanelli, il re dei giornalisti italiani ma anche lo scrittore che ha fatto conoscere e amare la storia a milioni di italiani.<br />
«Ho il privilegio di essere stato un amico di Indro Montanelli. Nel corso delle nostre lunghe conversazioni mi ha insegnato a pensare e agire sempre controcorrente, a non cercare mai il favore o il consenso del potere – racconta Raco a Giornalisti Italia – perché l’auto censura è la peggiore delle censure. Per questo quando ho deciso di lasciare l’Università e l’insegnamento della Storia per dedicarmi soltanto alla comunicazione ho fatto la scelta di occuparmi solo di comunicazione Istituzionale».</p>
<p>«Si tratta – sottolinea Raco – di un modo diverso di intendere la comunicazione. L’ho spesso detto a Carlo Nordio, al fianco del quale ho iniziato questa Legislatura: servirebbe la separazione delle carriere dei giornalisti tanto quanto quella dei magistrati. Questa è una delle principali battaglie che ho condotto in Fondazione Einaudi, per la quale sono stato capo ufficio stampa per cinque anni».<br />
«La Fondazione Einaudi – spiega Emanuele Raco – è la casa dei liberali italiani, il punto di riferimento in Italia dei liberali europei. Un’avventura unica che mi ha consentito di battermi per le più straordinarie campagne di libertà che ha vissuto il nostro Paese negli ultimi anni, insieme al presidente Giuseppe Benedetto e a compagni di strada del calibro di Carlo Nordio, Davide Giacalone, Lorenzo Infantino, Giulio Terzi di Sant’Agata, Sabino Cassese».</p>
<p>E a Giornalisti Italia Emanuele Raco sottolinea con una punta d’orgoglio: «Ho avuto la fortuna di scegliere sempre che “voce portare”, per chi lavorare. Non sono mai stato uomo di parte e infatti prima di accettare la proposta di essere il portavoce di Pichetto Fratin e il capo della comunicazione del Ministero dell’Ambiente, ero portavoce di Irene Tinagli, presidente della Commissione ECON del Parlamento Europeo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Irene Tinagli è una delle migliori risorse del nostro Paese. La conosco e collaboro con lei dai tempi di Italia Futura, il Think Tank fondato da Luca di Montezemolo. La mia gioia più grande è quella di aver sospeso la nostra collaborazione, dopo anni di lavoro insieme, proprio la settimana in cui Irene è stata indicata come Parlamentare italiano più influente del Parlamento Europeo».<br />
In passato Emanuele Raco è stato varie volte portavoce di ministri e capo ufficio stampa di gruppi parlamentari e partiti politici.<br />
«Sicuramente – ci racconta mentre si imbarca per Bruxelles per l’ennesimo delicato Consiglio Europeo sull’Energia – quella con Mario Monti è stata una delle esperienze professionali più importanti della mia vita».</p>
<p><strong>Prima di quale, gli chiediamo?</strong></p>
<p>«Prima della prossima», risponde sorridendo, parafrasando Enzo Ferrari. «Di sicuro prima di questa, al fianco di un politico di razza e di un gentiluomo come Gilberto Pichetto Fratin. In fondo – aggiunge – era davvero il tempo che il Paese girasse pagina e che tornasse un governo politico. Ho lavorato bene sia con i tecnici che con i politici, ma i politici devono assumersi la responsabilità delle scelte che ritengono migliori per le famiglie e le imprese, per il bene del Paese».</p>
<p><strong>Spazio per la vita privata?<br />
</strong><br />
«Davvero poco, aggiunge con una punta di rammarico. Non posso più neppure occuparmi, per incompatibilità, del giornale che ho fondato durante il lockdown: ilcaffeonline. Il caffè come il giornale degli illuministi italiani, fondato da Pietro Verri e come Montanelli avrebbe voluto chiamare il settimanale che aveva in animo di fondare gli ultimi anni della sua vita».</p>
<p><strong>Una cosa alla quale non intendi rinunciare?</strong></p>
<p>«Alla mia libertà e all’olio di oliva, che la mia famiglia produce dal 1852. Non dico il nome per non fare pubblicità, ma ormai in Italia lo conoscono tutti. In fondo, anche questa è comunicazione».</p>
<p>Ad Emanuele Raco le più viVe congratulazioni e il più sincero in bocca al lupo dal Direttore e dalla Redazione di Giornalisti Italia per questo nuovo, meritatissimo, incarico che premia la sua passione e il suo lavoro al servizio delle istituzioni, senza mai rinunciare all’etica della professione giornalistica e alla sua libertà e all’amore per la terra, la sua terra (che lo ha visto muovere i primi passi con il periodico “laltrareggio” di Franco Arcidiaco) e il suo “ferlitano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ecodellalocride.it/news/emanuele-raco-libero-di-scegliere-che-voce-portare/"><strong><em>ecodellalocride.it</em></strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il pescarese Jacopo D’Andreamatteo premiato a Roma per il suo volume &#8211; hgnews.it</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pescarese-jacopo-dandreamatteo-premiato-a-roma-per-il-suo-volume-hgnews-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 09:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[60 anni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A inizio dicembre a Roma, nella splendida sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, si è tenuto l’evento commemorativo per il 60° anniversario di attività della Fondazione Luigi Einaudi. Tra i partecipanti, autore anche di un testo pubblicato all’interno del volume celebrativo dal titolo “Sessant’anni di diffusione del pensiero liberale” c’era anche Jacopo D’Andreamatteo, pescarese, da anni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A inizio dicembre a Roma, nella splendida sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, si è tenuto l’evento commemorativo per il 60° anniversario di attività della Fondazione Luigi Einaudi. Tra i partecipanti, autore anche di un testo pubblicato all’interno del volume celebrativo dal titolo “Sessant’anni di diffusione del pensiero liberale” c’era anche Jacopo D’Andreamatteo, pescarese, da anni componente della direzione della Fondazione Luigi Einaudi nonché referente in Abruzzo della stessa. Il volume, presentato anche con interventi oltre che del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, del presidente della Fondazione Luigi Einaudi Giuseppe Benedetto anche di lhan Kyuchyuk presidente di Alde e parlamentare europeo del gruppo Renew Europe, Hakima El Haité presidente di Liberal International e del senatore Matteo Renzi.</p>
<p>“È stato un vero privilegio poter scrivere delle pagine della nostra fantastica storia racconta Jacopo D’Andreamatteo – figlio del compianto onorevole Piero D’Andreamatteo – e del rapporto che lega la Fondazione a Liberal International anche grazie a Giovanni Malagodi che ne è stato presidente per ben due mandati”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.hgnews.it/2022/12/15/il-pescarese-jacopo-dandreamatteo-premiato-a-roma-per-il-suo-volume/"><strong><em>Hg News</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pescarese-jacopo-dandreamatteo-premiato-a-roma-per-il-suo-volume-hgnews-it/">Il pescarese Jacopo D’Andreamatteo premiato a Roma per il suo volume &#8211; hgnews.it</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Ue: la FLE organizza domani incontro a Ventotene per 80 anni del Manifesto &#8211; DIRE</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ue-fle-organizza-incontro-ventotene-80-anni-manifesto-dire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 10:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UE. FLE ORGANIZZA DOMANI INCONTRO A VENTOTENE PER 80 ANNI DEL MANIFESTO (DIRE) Roma, 6 mag. &#8211; Nell&#8217;ambito delle iniziative per la Valorizzazione della Memoria Storica del Lazio, la Fondazione Luigi Einaudi, con la partecipazione del Liceo Statale &#8220;Tito Lucrezio Caro&#8221; di Napoli e della Biblioteca Comunale &#8220;Maovaz&#8221; di VENTOTENE, presenta l&#8217;evento &#8220;Dal Manifesto di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>UE. FLE ORGANIZZA DOMANI INCONTRO A VENTOTENE PER 80 ANNI DEL MANIFESTO (DIRE) Roma, 6 mag. &#8211; Nell&#8217;ambito delle iniziative per la Valorizzazione della Memoria Storica del Lazio, la Fondazione Luigi Einaudi, con la partecipazione del Liceo Statale &#8220;Tito Lucrezio Caro&#8221; di Napoli e della Biblioteca Comunale &#8220;Maovaz&#8221; di VENTOTENE, presenta l&#8217;evento &#8220;Dal Manifesto di VENTOTENE all&#8217;Europa Unita: una memoria per il futuro&#8221; che si terrà sabato 7 maggio dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso il Centro Polivalente &#8220;Terracini&#8221; di VENTOTENE. L&#8217;evento di sabato 7 maggio concluderà un ciclo di incontri organizzati dalla Fondazione Luigi Einaudi per celebrare gli 80 anni della redazione del manifesto di VENTOTENE, dove, dal confino sull&#8217;isola del mar Tirreno, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, prigionieri politici, scrissero uno dei più importanti documenti della storia dell&#8217;Europa. Il dibattito, alla presenza della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, sarà avviato dal commissario straordinario per il Comune di VENTOTENE, Monica Penna e vedrà gli interventi del Presidente dell&#8217;Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli, Stefano Castagnoli, e della Dirigente del liceo Scientifico Statale &#8220;Caro&#8221; di Napoli. Interverranno Gian Marco Bovenzi, Project Manager della Fondazione luigi Einaudi; Michele Gerace, responsabile del progetto &#8220;La FLE per le Scuole, e ideatore della &#8220;Scuola sulla Complessità&#8221;; il Direttore dell&#8217;Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli, Mario Leone; Maria Gabriella Taboga e Oleh Opryshko, ricercatori e tutor del progetto &#8220;Percorsi di formazione per le nuove generazioni di europei&#8221;. Concluderà i lavori Maria Letizia Sebastiani, Direttrice della Biblioteca della Fondazione Einaudi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ue-fle-organizza-incontro-ventotene-80-anni-manifesto-dire/">Ue: la FLE organizza domani incontro a Ventotene per 80 anni del Manifesto &#8211; DIRE</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 14:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La Stampa, nell'edizione di domenica 4 settembre 2016, dà risalto alla lettera aperta del viceministro Zanetti al Presidente FLE Giuseppe Benedetto.[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Stampa</em>, nell&#8217;edizione di domenica 4 settembre 2016, dà risalto alla lettera aperta del viceministro Zanetti al Presidente FLE Giuseppe Benedetto.</p>
<p>Il vaso scoperchiato dall’Unione Europea con il caso Apple in Irlanda rischia di provocare importanti ripercussioni politiche. Tra i Paesi Ue monta l’irritazione verso Dublino, che dopo la crisi finanziaria si era risollevata proprio grazie al piano di salvataggio europeo. La decisione di ricorrere contro il verdetto della Commissione, peraltro già annunciata, non è piaciuta per niente. Ma l’Irlanda ha scelto di continuare l’alleanza con Apple e di sfidare l’Ue, contestando l’esito dell’indagi.</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/09/Gli-aiuti-alla-Apple-spaccano-i-Paesi-Ue.pdf">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>La guerra tra Fisco e cittadini. Contenziosi per 33 miliardi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-tra-fisco-e-cittadini-contenziosi-per-33-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 09:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[contribuenti italiani]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sos Partita Iva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Tempo del 28 luglio 2016 riporta I dati choc del dossier di Fondazione Einaudi e SOS partita IVA[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-tra-fisco-e-cittadini-contenziosi-per-33-miliardi/">La guerra tra Fisco e cittadini. Contenziosi per 33 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="intro-articolo">
<h3>I dati choc del dossier di Fondazione Einaudi e SOS partita IVA</h3>
</div>
<div id="contenitore-articolo">
<div id="corpo-articolo">
<div id="testo-articolo">
<p class="TESTO-BASE">La battaglia tra fisco e contribuenti italiani va avanti da decenni. E le cifre contenute nel Rapporto 2016 del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e della direzione della Giustizia Tributaria, analizzate dalla Fondazione Luigi Einaudi e da Sos Partita Iva, sono impressionanti. Alla fine del 2015 risultano pendenti ben 530mila ricorsi, per un valore complessivo di 33,5 miliardi di euro di tasse contestate. E anche se nell’arco di un anno sono stati smaltiti più di 298.313 ricorsi, di progressi se ne vedono ben pochi, perché gli italiani, nel frattempo, ne hanno presentati altri 256.901. Significa che il numero delle cause per fisco è&#8230; <a href="http://www.iltempo.it/economia/2016/07/28/la-guerra-tra-fisco-e-cittadini-contenziosi-per-33-miliardi-1.1562515">Il Tempo</a></p>
<p class="TESTO-BASE"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-4863 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-400x561.png" alt="ilTEMPO_28.07.16" width="214" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-400x561.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-250x351.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-768x1078.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-650x912.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-150x210.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-800x1122.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-1200x1684.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-17x24.png 17w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-26x36.png 26w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16-34x48.png 34w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/ilTEMPO_28.07.16.png 1248w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a></p>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-tra-fisco-e-cittadini-contenziosi-per-33-miliardi/">La guerra tra Fisco e cittadini. Contenziosi per 33 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cos’è l’emergenza giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cose-lemergenza-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[il foglio]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Foglio del 15 giugno 2016 scrive della ricerca della FLE sulla giustizia italiana[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cose-lemergenza-giustizia/">Cos’è l’emergenza giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>I numeri della Fondazione Einaudi</strong> – Quelli pubblicati in questa pagina sono stralci di uno studio in uscita oggi a cura della Fondazione Luigi Einaudi, intitolato “Il costo della (in)giustizia italiana”. Presidente della Fondazione è Giuseppe Benedetto. Direttore scientifico, invece, Lorenzo Castellani.</em></p>
<p><em>di <strong>Giacomo Bandini</strong>, <strong>Luca Bellodi</strong> e <strong>Lorenzo Castellani</strong></em></p>
<p>Gli stati liberali occidentali sono contraddistinti da alcuni paradigmi come la democrazia, il parlamentarismo, la libertà. C’è in realtà un valore che li racchiude tutti, o che comunque rappresenta un punto di partenza per tutti gli altri: la rule of law. Come tutti i valori politici più importanti, anche la rule of law – come scriveva Ronald Dworkin – è vittima di un paradosso: è tanto facile concordare sulla bontà del valore quanto è difficile definirlo.</p>
<p>Per quanto riguarda la bontà del principio, la rule of law è il fondamento delle attività di una società complessa e organizzata, che garantisca sicurezza, risoluzione delle controversie e la prosperità di un paese. La sostanza, invece, è più opaca. Si può però ritenere che la rule of law sia costituita principalmente da quattro elementi:</p>
<p>1. Stato di diritto: la legittimità è fondata sulla legge e non sul potere arbitrario e discrezionale;</p>
<p>2. Le leggi sono chiare, pubbliche e uguali per tutti;</p>
<p>3. I processi attraverso cui far valere i propri diritti sono accessibili a tutti, giusti ed efficienti;</p>
<p>4. La giustizia è amministrata in tempi ragionevoli da strutture indipendenti e competenti.</p>
<p>I punti 3 e 4 rimandano esplicitamente all’amministrazione della giustizia. Attraverso il sistema giudiziario, infatti, gli individui risolvono le controversie, fanno valere i loro diritti e operano in un ambiente sicuro, in cui possono crearsi legittime aspettative e non lasciare le loro vite alla mercé del più forte. Così, un’impresa che dovesse decidere in quale luogo installare le proprie attività, guarderà a quei paesi in cui la giustizia – in particolare quella civile – è garantita in modo efficiente, permettendole di programmare i propri investimenti e di accedere in modo celere alla risoluzione delle controversie.</p>
<p>Quello che va tenuto a mente quando si considera la rule of law è che non è un concetto “tutto-o-niente”. La rule of law è una meta a cui si tende asintoticamente e che si sviluppa per gradi. Per questo motivo si possono costruire indici attraverso cui comparare i paesi e definire delle correlazioni con altri indicatori e trend. Questo focus, tralasciando le questioni morali della giustizia e il suo rapporto con i diritti dell’uomo, vuole invece analizzare gli effetti che un malfunzionante sistema giudiziario ha sull’economia di un paese. In particolare si evidenzierà come in Italia l’incertezza del diritto e un sistema giudiziario farraginoso siano un freno allo sviluppo imprenditoriale e all’attrazione di capitali esteri.</p>
<p><strong>Il caso italiano in numeri</strong></p>
<p>Nonostante l’azione di riforma degli ultimi anni abbia introdotto nuove e apprezzabili procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, la situazione italiana rimane ancora problematica. Ciò è osservabile attraverso alcuni indicatori internazionali che verranno presi come termine di confronto fra l’Italia e altri paesi dell’Ue con sistemi di giustizia civile simili. I due indicatori principali che registrano il grado di intensità della rule of law sono il Prosperity Index e il Rule of Law Index.</p>
<p>Tra gli 8 sub-indici che compongono il Prosperity Index vi è quello relativo alla Governance, che a sua volta misura i) la rule of law, ii) l’accountability del governo e iii) la partecipazione politica e la correttezza delle elezioni.</p>
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<p><img decoding="async" src="http://static.ilfoglio.it/redazione/articoli/2016/06/15/143284/Schermata%202016-06-15%20a%2014_37_02.png" alt="" /></p>
<p><em>Fonte: Prosperity Index – Governance</em></p>
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<p>Dalla Tabella si evince non solo che l’Italia si classifica in una posizione nettamente inferiore rispetto a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, ma che – rispetto agli altri paesi – non è nemmeno riuscita a difendere la sua posizione, passando dal 39° posto nel 2012 al 42° nel 2015.</p>
<p>Il World Justice Program (WJP), un’organizzazione indipendente la cui mission è diffondere la rule of law nel mondo, elabora annualmente il Rule of Law Index, classificando i paesi in base al punteggio che ottengono, compreso tra 0 e 1. Nel 2015 gli stati ai vertici della classifica sono Norvegia e Danimarca (0,87), mentre all’ultimo posto c’è il Venezuela (0,32). L’Italia si piazza al 30° posto, dopo paesi economicamente meno maturi come Repubblica Ceca, Polonia, Uruguay, Costa Rica, Slovenia e Georgia. Suddividendo i paesi in quattro gruppi basati sulla ricchezza, l’Italia si posiziona al 28° posto della classifica dei 31 paesi a più alto reddito pro capite.</p>
<p>Per quanto riguarda la giustizia civile – che è uno degli 8 fattori con cui l’indice è costruito – l’Italia nel 2015 scende al 36° posto della classifica globale, al 29° se si considera l’income group di riferimento e quartultima (21°) tra i 24 paesi Ue-Efta-Nord America. Il settore in cui l’Italia soffre maggiormente è quello dei ritardi e della durata dei processi (0,32/1).</p>
<p>Stando ai dati del 2016, una causa civile in Italia dura in media 1.120 giorni, più del doppio della media Ocse dei paesi sviluppati (583 giorni). Per una sentenza di bancarotta si arriva fino a 12 anni e prima che un istituto di credito possa recuperare le garanzie reali in caso di fallimento passano, in media, 7 anni. L’Italia ha poi il più alto numero di condanne per violazione del diritto a un processo in tempi ragionevoli comminate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Se guardiamo poi al dato disaggregato, si nota come al problema della malagiustizia non sia immune nemmeno l’efficientissimo Nord Italia. Nonostante un ampio scarto tra alcune città (Torino 855 giorni e Bari 2.022 giorni), la varianza della distribuzione non è significativa (Napoli 1.280 giorni e Milano 1.291, ad esempio).</p>
<p>Se l’efficienza di un processo è il rapporto tra input e output, ovvero tra risorse e prodotto, si potrebbe pensare che la scarsa efficienza della giustizia italiana sia dovuta alla scarsità delle risorse impiegate. In realtà, l’Italia non spende meno degli altri paesi in rapporto al pil.</p>
<hr />
<p><img decoding="async" src="http://static.ilfoglio.it/redazione/articoli/2016/06/15/143284/Schermata%202016-06-15%20a%2014_37_16.png" alt="" /></p>
<p><em>Fonte: Consiglio d&#8217;Europa, Commissione per l&#8217;efficienza della giustizia (2014)</em></p>
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<p>Questi dati non sono sorprendenti, i problemi della malagiustizia italiana sono noti, percepiti e anche esperiti dagli Italiani e dalle imprese estere che, nonostante tutto, decidono di operare nel nostro paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli effetti sull’economia italiana</strong></p>
<p>Data l’equazione di domanda aggregata una flessione degli investimenti è una delle prime determinanti della riduzione della crescita economica. Nonostante non sia possibile un’elencazione circoscritta degli effetti del sistema giudiziario su un tessuto economico, è chiara l’esistenza di una correlazione tra giustizia efficiente e investimenti.</p>
<p>Stando alla relazione annuale della Banca d’Italia, nel 2014 il trend degli investimenti in Italia si mantiene negativo: rispetto al 2007 il calo è del 30 per cento e in rapporto al pil passa dal 21,6 al 16,9 per cento. Le determinanti della caduta degli investimenti sono rinvenibili nel costo del capitale, nell’accesso al credito, nell’incertezza e nel clima di sfiducia. E’ chiaro come tempi ed esiti incerti dei processi siano discordanti con la certezza e la fiducia per il futuro.</p>
<p>La relazione del 2015 sottolinea come l’andamento degli investimenti in Italia da parte dei privati e delle imprese sia leggermente migliorato nell’ultimo anno. Relativamente alle imprese gli investimenti fissi lordi, che non includono le scorte, sono aumentati dello 0,8 per cento e, in rapporto al pil, si sono assestati al valore minimo storico del 16,6 per cento. Se si osservano attentamente i dati ci si accorge come i fattori più determinanti di questa lieve crescita siano stati di tipo esogeno, riconducibili soprattutto al basso costo dell’energia e alla politica economica espansiva adottata dalla Banca centrale europea. Complessivamente viene rilevato come gli unici fattori endogeni positivi per l’andamento degli investimenti siano correlati agli sgravi fiscali e alle politiche di maggiore flessibilità del mercato del lavoro. Nessun miglioramento significativo invece nei settori giustizia civile, burocrazia ed efficienza amministrativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Investimenti diretti esteri (Ide)</strong></p>
<p>Come noto l’efficienza della giustizia civile incide sensibilmente sulla positiva valutazione dell’investimento in un dato sito. Prima di addentrarci nell’esplorazione del rapporto tra risoluzione delle controversie giudiziarie e investimenti diretti esteri occorre qui effettuare una precisazione metodologica: le cifre utilizzate in questo paragrafo per stimare la perdita di investimenti provenienti dall’estero si riferiscono agli Investimenti diretti esteri (Ide) non agli stock di investimenti diretti esteri. Sono definiti Ide gli investimenti internazionali volti all’acquisizione di partecipazioni “durevoli” (di controllo, paritarie o minoritarie) in un’impresa estera (mergers and aquisitions) o alla costituzione di una filiale all’estero (investimenti greenfield), che comportano un certo grado di coinvolgimento dell’investitore nella direzione e nella gestione dell’impresa partecipata o costituita. Lo stock di Ide rappresenta il capitale diretto totale posseduto dai non residenti di un determinato paese (Fmi e Ocse, 1996).</p>
<p>I lunghi tempi dell’applicazione dei contratti e l’incertezza nella conclusione di una vicenda giudiziaria scoraggiano l’ingresso nel mercato di nuove imprese e allontanano gli investimenti, che tendono a concentrarsi dove i casi di contenzioso si risolvono in modo celere. La reputazione a livello globale è sempre di più un fattore decisivo per favorire la competitività e l’attrattività di un paese. In questo senso, l’Italia sta subendo le conseguenze della scarsa reputazione internazionale dovuta a corruzione diffusa, lentezza della giustizia civile, farraginosità di leggi e regolamenti, inefficienza della pubblica amministrazione, infrastrutture carenti.</p>
<p>Sul punto, ad esempio, risulta particolarmente interessante la classifica del Reputation Institute di New York, il cui obiettivo è misurare fiducia, stima e interesse verso 50 paesi. Nel 2015 l’Italia si colloca al 14° posto su 20 tra i paesi più avanzati, ottenendo un buon punteggio per quanto concerne indicatori culturali come lo stile di vita, ma presenta performance molto negative nei fattori “Favorable environment for business”, “Technologically advanced”, “Effective government” ed “Ethical country”. Le cause sono molteplici ma, tra i valori che impattano negativamente sul punteggio, l’incertezza del diritto e la lunghezza dei processi in sede civile rappresentano insieme alla corruzione gli ostacoli maggiori allo sviluppo economico e alla competitività, nonché al potenziale di attrazione di capitali esteri.</p>
<p>Non a caso i tempi della giustizia civile sono uno dei fattori principali valutati dagli investitori prima di effettuare un’operazione in un paese estero.</p>
<p>Nel 2013, anno in cui l’Italia è stata richiamata più volte anche dall’Ue sul problema della giustizia civile, gli investimenti diretti esteri in Italia ammontano ad appena 12 miliardi di euro (vi è discordanza fra i calcoli ufficiali), con un calo del 58 per cento rispetto al 2007 (circa 20 miliardi). Inoltre, nel medesimo anno (2013) lo stock mondiale di Ide del nostro paese ammonta solamente all’1,6 per cento del totale, quota molto meno significativa rispetto ai principali competitor europei: Spagna 2,8 per cento, Germania 3,1, Francia 4,8 e Regno Unito 5,8. Nel 2015, mentre gli Ide in Italia ammontano a 15 miliardi, in Francia sono il triplo (43 miliardi), in Regno Unito 40 miliardi e in Spagna 22 (dati Ocse).</p>
<p>Se consideriamo il 2007, in cui gli Ide ammontavano a 20 miliardi, come anno base del calcolo l’Italia ha perso una media di 7 miliardi di investimenti esteri ogni anno fino al 2011. Nel 2012, secondo alcuni dati, si calcola che gli Ide totali fossero pari a 0,09 miliardi, praticamente inesistenti. Come precedentemente descritto, il trend è stato invertito solamente nel 2013 per poi superare nel 2014 la cifra del 2007. Nel 2015, invece, l’andamento è rimasto stabile, ma inferiore al 2014.</p>
<p>È possibile così formulare una stima della perdita di investimenti diretti esteri e di valore aggiunto derivante dagli Ide, utilizzando sempre l’anno 2007 come base di riferimento. Secondo le stime effettuate, l’Italia ha perso negli ultimi 9 anni circa 6 miliardi di valore aggiunto sull’indotto, 15 miliardi di valore aggiunto diretto e 1,38 punti percentuali complessivi di crescita strutturale sul pil (lo 0,3 per cento di media ogni anno).</p>
<p>Ovviamente, le colpe di questo mancato afflusso di capitali e di valore aggiunto generato non vanno attribuite solamente alla lentezza della giustizia civile, ma essa ne è innegabilmente uno dei fattori principali. Va inoltre aggiunto che il trend relativo alla regolazione dei contratti e ai costi burocratici legati alla risoluzione delle controversie è peggiorato.</p>
<p>La gravità di questo peggioramento risulta evidente nella Tabella 3, che mostra il rapporto diretto tra un buon posizionamento nel ranking del WJP e la capacità di attirare investimenti esteri. Più un paese è alto in graduatoria, più è ampio l’ammontare di Ide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Investimenti e imprese</strong></p>
<p>Nella relazione annuale del 2014 della Banca d’Italia si riconosce la lentezza della giustizia civile tra le principali cause che ostacolano la produttività delle imprese. In particolare, gli investimenti e le scelte delle aziende sono fortemente condizionate dalla qualità del sistema giudiziario in quanto questo incentiva comportamenti connotati da una minor propensione al rischio, risultando in una generale perdita di competitività.</p>
<p>Anche la relazione del 2015, nonostante abbia riconosciuto segnali di miglioramento per quanto riguarda i processi in pendenza, ribadisce come la “la durata dei processi, specialmente in alcuni tribunali, rimane però elevata”, evidenziando l’insufficienza delle misure fino ad oggi adottate per migliorare la concorrenza e il tenore degli investimenti.</p>
<p><strong>Proposte: due direttive per la riforma</strong></p>
<p><strong>Decongestionare i tribunali:</strong></p>
<p>1. Incentivare la sottoscrizione delle polizze di tutela legale a copertura dei costi del processo. Come in Germania e Olanda, esiste una relazione positiva tra la diffusione delle polizze di tutela legale e la riduzione del contenzioso perché gli accordi stragiudiziali, quando opportuni e convenienti per entrambi, vengono favoriti.</p>
<p>2. Introdurre una nuova e seria disciplina della mediazione e dell’Adr (Alternative dispute resolution). Attraverso il ricorso alle procedure di Adr (negoziazione diretta con valore di titolo esecutivo in presenza degli avvocati, tavoli paritetici, mediazione e arbitrato) si amplia l’offerta degli strumenti di risoluzione delle controversie a disposizione dei cittadini e delle imprese, senza gravare sulla spesa pubblica, affiancando i tribunali che con meno carico di lavoro potranno essere più efficienti.</p>
<p>3. Generalizzare la possibilità, ancora poco utilizzata, di pronunciare la sentenza con lettura immediata del dispositivo, con concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, riducendo i tempi della stesura della sentenza.</p>
<p><strong>Aumentare la produttività a parità di risorse: verso una giustizia managerializzata.</strong></p>
<p>1. Come sta accadendo per il servizio sanitario, occorre una profonda spending review che identifichi ed elimini inefficienze. Occorre spendere meglio e incassare di più erogando il servizio giustizia per avere risorse finanziarie da reinvestire nel sistema.</p>
<p>2. Promuovere una riorganizzazione della struttura degli uffici giudiziari, da ottenersi, se necessario, anche con l’inserimento di figure manageriali scelte dagli operatori di giustizia in loco attraverso una selezione professionale, che contribuiscano a velocizzare le procedure interne agli uffici e ne riducano i costi, liberando altresì il tempo a disposizione dei magistrati.</p>
<p>3. Per generalizzare tali comportamenti virtuosi è necessario, pur garantendo la massima indipendenza della magistratura, valorizzare la performance dei giudici anche in termini di efficienza e produttività, in termini sia di remunerazione sia di responsabilità. In particolare, nel giudicare la performance, al fine dei passaggi di carriera a posizioni direttive o che comunque comportino responsabilità di uffici, il Csm deve necessariamente avvalersi di tecnici specializzati nella valutazione delle risorse umane.</p>
<p>4. Per contribuire in termini di efficacia e di efficienza il lavoro della giustizia occorre una profonda revisione del sistema di leggi e normativa vigenti. La presenza infatti di impianti legislativi mastodontici e di scarsa utilità e applicazione ha comportato un deficit di chiarezza, certezza e interpretazione immobilizzante per le attività produttive e per la risoluzione delle controversie in tempi brevi.</p>
<p>Giacomo Bandini, Luca Bellodi e Lorenzo Castellani,<em> Il Foglio</em> del 15 giugno 2016</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h.png"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-4814 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-400x559.png" alt="h" width="215" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-400x559.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-250x349.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-650x908.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-150x209.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-17x24.png 17w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-26x36.png 26w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h-34x48.png 34w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/h.png 739w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cose-lemergenza-giustizia/">Cos’è l’emergenza giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Scuola, caro prof estivo, quanto mi costi: il tesoretto in nero delle ripetizioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-caro-prof-estivo-quanto-mi-costi-il-tesoretto-in-nero-delle-ripetizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2016 18:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[focus]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La Repubblica del 16 maggio 2016 riporta la ricerca della FLE sulla scuola italiana[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-caro-prof-estivo-quanto-mi-costi-il-tesoretto-in-nero-delle-ripetizioni/">Scuola, caro prof estivo, quanto mi costi: il tesoretto in nero delle ripetizioni</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;anno scolastico è agli sgoccioli e lo spauracchio delle &#8220;rimandature&#8221; si avvicina. Ma a temerle di più sono forse i genitori costretti a fare i conti col bilancio familiare. In questi giorni, infatti, gli studenti si stanno giocando le ultime chance per evitare di sudare sui libri anche d&#8217;estate, magari col conforto di un prof privato. E proprio sulle lezioni private, la <strong>fondazione Einaudi</strong> ha concentrato la sua attenzione qualche giorno fa, stimando un giro d&#8217;affari vicino al miliardo di euro, che però resta quasi completamente sconosciuto al fisco. Lo studio, già dal titolo che lascia poco spazio agli equivoci (&#8220;Quanto vale il mercato nero delle ripetizioni scolastiche?&#8221;), prova a quantificare, per la prima volta, una realtà antica quanto il sistema stesso dell&#8217;istruzione, ma del quale si sa sempre poco.</p>
<p>Stando alla fotografia fornita dalla fondazione, è un vero e proprio mercato sommerso, se è vero che il 90% degli intervistati dichiara di non aver ottenuto, dal prof incaricato di colmare le lacune scolastiche, nessun tipo di ricevuta. Una galassia del nero che spesso si autoalimenta con poca trasparenza e in base al passaparola: il 70% dei genitori spiega di aver reclutato il docente privato nello stesso istituto che il figlio frequenta. &#8220;È presumibile &#8211; si legge così nello studio &#8211; che studenti di un&#8217;insegnante A prendano lezioni privatamente da un&#8217;insegnante B e viceversa&#8221;. Tutte informazioni ottenute grazie a un sondaggio anonimo perché, spiegano gli esperti della fondazione, &#8220;in caso contrario, gli intervistati avrebbero rifiutato di sostenere il questionario e di indicare cifre e metodi di pagamento&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le cifre &#8211; commenta Giorgio Rembado, presidente dell&#8217;Associazione nazionale presidi &#8211; mi colpiscono per la loro entità. Non mi sembra sia cambiato molto, perché la scuola italiana si pasce di novità che restano sulla carta per mancanza di risorse&#8221;. Il riferimento è al 1995, quando l&#8217;allora ministro della Pubblica istruzione Francesco D&#8217;Onofrio, proprio per evitare discriminazioni tra studenti ricchi e poveri, abolì gli esami di riparazione alle superiori, sostituendoli con i Corsi di recupero. Nel 2007, per gli Idei (&#8220;Interventi didattici educativi e integrativi&#8221;), erano stati stanziati 240 milioni di euro. Poi, il finanziamento si è via via assottigliato fino a rendere oggi quasi impossibile per le scuole organizzare i corsi di recupero. Chiarisce Rembado: &#8220;Gli insegnanti, per impartire lezioni private agli alunni della stessa scuola, dovrebbero chiedere un&#8217;autorizzazione al dirigente scolastico. Il fenomeno, però, resta spesso sommerso&#8221;.</p>
<p>Per le famiglie costrette a rivolgersi ad uno o più insegnanti privati, la situazione è complicata. Alle superiori, spiega la fondazione Einaudi, un&#8217;ora di lezione costa in media 27 euro, per una spesa mensile che si aggira sui 324 euro per materia. Così a fine anno le famiglie devono mettere a bilancio, sempre mediamente, ben 1.620 euro per le lezioni private. Un bel gruzzolo, che potrebbe essere speso per una vacanza.</p>
<p>Del resto, spiega il Miur, i rimandati a giugno ammontano a circa un quarto dei 2 milioni di studenti che frequentano le prime quattro classi di licei, istituti tecnici e professionali. Anche se le famiglie, per scongiurare le rimandature, si rivolgono spesso al privato ad anno scolastico ancora in corso. Un aspetto che porta la fondazione Einaudi ad asserire che metà degli studenti prenda lezioni private. Per un giro d&#8217;affari che, tra medie e superiori, raggiunge gli 890 milioni di euro annui. Con gli studenti italiani tra i più impegnati d&#8217;Europa anche nei compiti a casa. Per Angela Nava, presidente del Coordinamento genitori democratici, è &#8220;il fallimento totale del recupero attraverso le scuole stesse. Sono latino, greco, matematica e fisica le materie che costano di più, e questo tipo d&#8217;intervento pesa moltissimo sui bilanci familiari. Ma spesso va a lezione solo chi se lo può permettere, e alle superiori la scuola è tornata ad essere &#8220;di classe&#8221;&#8221;. &#8220;I corsi di recupero</p>
<p>sono assolutamente inefficienti &#8211; aggiunge Danilo Lampis, a capo dell&#8217;Unione degli studenti &#8211; Se i finanziamenti fossero adeguati e le scuole potessero, specialmente nelle zone a maggiore dispersione scolastica, organizzarli per tutte le materie, il fenomeno si attenuerebbe parecchio&#8221;.</p>
<p>Salvo Intravia, <em>La Repubblica del 16 maggio 2016</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g.png"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-4823 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-400x562.png" alt="g" width="214" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-400x562.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-250x351.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-650x914.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-150x211.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-17x24.png 17w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-26x36.png 26w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g-34x48.png 34w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/g.png 739w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a></p>
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		<title>Ripetizioni in nero, evasione da 800 milioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ripetizioni-in-nero-evasione-da-800-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2016 18:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[focus]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Tempo dell'11 maggio 2016 scrive sulla ricerca della FLE sulla scuola italiana[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="intro-articolo">
<h3><strong><em>Ricerca della Fondazione Einaudi: metà degli studenti fa lezioni private La spesa media è di 1600 euro. Ma 9 insegnanti su 10 non ci pagano tasse</em></strong></h3>
</div>
<div id="contenitore-articolo">
<div id="corpo-articolo">
<div id="testo-articolo">
<p class="TESTO-BASE">Milleseicento euro l&#8217;anno di ripetizioni a pagamento. Tanto investe una famiglia italiana per far recuperare al proprio figlio, che frequenti il liceo od altri istituti superiori, le carenze in una materia. Se a prendere insufficienze che si traducono in debiti da recuperare, dunque in materie scolastiche non di scarso valore per un determinato corso di studi, sono almeno uno studente su due delle superiori, allora bisognerebbe interrogarsi sulla validità dei metodi didattici e un dubbio sorge spontaneo, manifestando il fallimento della scuola italiana. La metà degli studenti delle scuole superiori dichiara infatti di avvalersi di ripetizioni private oltre l’orario scolastico. Un esercito di 500 mila ragazzi che spende 27 euro a lezione. Numeri che non si registrano nel resto d’Europa e del mondo. Se contiamo che per recuperare la sufficienza uno studente necessita mediamente tra le 50 e le 70 ore di lezioni private, tradotte in due ore a settimana per 25-30 settimane (6 mesi), arriva a sborsare 1620 euro all’anno ed il giro d’affari per gli operatori diventa allettante. Numeri estratti da un sondaggio effettuato dalla <strong>Fondazione Einaudi</strong> sul mercato delle ripetizioni private, peraltro sommerso, e molto fruttuoso, con un giro d’affari che si aggira intorno agli 810 milioni circa di euro, ma che va a pesare sul bilancio di una famiglia italiana per 1620 euro all’anno. Infatti il 90% delle lezioni private non sono dichiarate al fisco. Calcolando dunque la media di 3 ore di ripetizioni a settimana, si tratta di un esborso mensile pari a circa 324 euro, cifra che sale nei mesi di agosto e settembre, quando le ore di lezione si moltiplicano per recuperare debiti in vista degli esami di riparazione, che attendono gli studenti a settembre.</p>
<p class="TESTO-BASE">Un mercato sommerso, quello delle lezioni private, in quanto il 90% delle famiglie interpellate, ha dichiarato di non ricevere alcuna ricevuta fiscale dal che ha impartito la ripetizione privata. Ovvero, 9 insegnanti su 10 non dichiarano al fisco quanto incassato per ripetizioni e lezioni private fuori dall’orario scolastico. E si tratta nella maggioranza dei casi di lezioni impartite dagli stessi professori che lavorano nella scuola frequentata dagli alunni giuidicati con insufficienza, secondo quanto dichiarato dal 70% degli intervistati, che dunque si riducono a chiedere aiuto, per recuperare il proprio ritardo in una materia, ad un altro insegnante della stessa materia del medesimo istituto. Come dire che studenti di un’insegnante A prendono lezioni privatamente da un’insegnante B e viceversa. Uno scambio di scolaresca dunque, fra colleghi.</p>
<p class="TESTO-BASE">E non dimentichiamo gli studenti delle scuole medie, di cui il 20% &#8211; 150mila studenti &#8211; prende lezioni private dal costo medio di 15 euro, per circa due ore a settimana ed una durata media inferiore, rispetto ai ragazzi più grandi, di 4 mesi. Il giro d’affari annuo prodotto dal mercato privato delle ripetizioni per gli studenti delle scuole medie si aggira intorno agli 80 milioni di euro che, sommati al costo delle ripetizioni a livello della scuola superiore, produce un costo totale annuo in Italia di circa 900 milioni di euro di cui solo una minima parte, il 10% stando allo studio della Fondazione, viene dichiarato al fisco.</p>
<p class="TESTO-BASE">Da qui la necessità di regolamentare il mercato delle lezioni private, attraverso un incentivo fiscale mirato, secondo la proposta della Fondazione Luigi Einaudi, che chiede perciò al Ministro dell’Istruzione di aprire un’indagine sul fenomeno delle lezioni a pagamento, ricercando una soluzione quanto prima.</p>
<p class="TESTO-BASE">Sarebbe infatti la scuola italiana a non passare l’esame a questo punto, in quanto carente dal punto di vista formativo, se la metà dei suoi allievi, alle superiori, ricorre a lezioni a pagamento, per di più presso docenti del medesimo istituto di appartenenza. Fermo restando – sostengono alla Fondazione – che il dopo scuola debba essere dedicato ad attività extrascolastiche, in caso di necessità determinate da carenze didattiche, le ripetizioni vanno impartite all’interno della scuola, che se ne deve assumere il costo, azzerando gli oneri aggiuntivi per i contribuenti che con le proprie tasse già finanziano l’apparato pubblico scolastico. Un dovere dunque che si chiede al Governo, che la «Buona Scuola stronchi il mercato nero del dopo scuola, che spesso costituisce il doppio stipendio di quegli insegnanti che la mattina sono in classe ad insegnare ed il pomeriggio sono a casa a dare ripetizioni».</p>
<p class="author">Laura Candeloro, <em>Il Tempo</em> del 11 maggio 2016</p>
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		<title>Due settimane in più per autocertificare che non si ha una tv</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/due-settimane-in-piu-per-autocertificare-che-non-si-ha-una-tv-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 17:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia entrate]]></category>
		<category><![CDATA[canone rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Libero del 22 aprile 2016 scrive della FLE e del canone Rai[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 14.5pt; background: white; margin: 0cm 0cm 4.5pt 0cm;"><span style="font-family: 'Open Sans',serif; color: #333333;">I contribuenti hanno più tempo per presentare la dichiarazione sostitutiva relativa al canone Rai. Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate viene spostato dal 30 aprile al 16 maggio il termine unico entro cui presentare la dichiarazione, sia in forma cartacea che online. In questo modo, i contribuenti possono presentare la dichiarazione in tempo utile per evitare l’addebito del canone da parte delle imprese elettriche, a partire dal mese di luglio 2016, qualora abbiano i requisiti previsti dalla legge. </span></p>
<p style="line-height: 14.5pt; background: white; margin: 0cm 0cm 4.5pt 0cm;"><span style="font-family: 'Open Sans',serif; color: #333333;">Resta il fatto che per la <strong>Fondazione Einaudi </strong></span><span style="color: #333333;">«</span><span style="font-family: 'Open Sans',serif; color: #333333;">la riscossione del canone Rai in bolletta è uno sfregio fiscale e burocratico nei confronti dei cittadini. È un principio pericolosissimo d’imposizione fiscale da Stato di polizia, per questo la <strong>Fondazione Luigi Einaudi</strong> ha scelto di intervenire con uno studio approfondito sulla materia</span><span style="color: #333333;">»</span><span style="font-family: 'Open Sans',serif; color: #333333;">. La Fondazione ha lanciato una petizione di governo.</span></p>
<p style="line-height: 14.5pt; background: white; margin: 0cm 0cm 4.5pt 0cm;">Da <em>Libero</em> del 22 aprile 2016</p>
<p style="line-height: 14.5pt; background: white; margin: 0cm 0cm 4.5pt 0cm;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4808" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/b.jpg" alt="b" width="242" height="857" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/b.jpg 242w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/b-150x531.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/b-7x24.jpg 7w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/b-10x36.jpg 10w" sizes="auto, (max-width: 242px) 100vw, 242px" /></p>
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