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	<title>rassegna stampa scuola di liberalismo 2024 Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>rassegna stampa scuola di liberalismo 2024 Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il sistema politico italiano: del prof. Cassese l&#8217;ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 17:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di liberalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come Croce diceva che è impossibile non definirsi cristiani oggi è impossibile non definirsi liberali, ma al tempo stesso è impossibile non definirsi anche democratici e a favore dello Stato sociale. Siamo figli di diverse culture politiche. Si è tenuta questa sera l’ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Titolo dell’incontro: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-sistema-politico-italiano-del-prof-cassese-lultima-lezione-della-scuola-di-liberalismo-2024/">Il sistema politico italiano: del prof. Cassese l&#8217;ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come Croce diceva che è impossibile non definirsi cristiani oggi è impossibile non definirsi liberali, ma al tempo stesso è impossibile non definirsi anche democratici e a favore dello Stato sociale. Siamo figli di diverse culture politiche.</p>
<p>Si è tenuta questa sera l’ultima lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Titolo dell’incontro: “Il sistema politico italiano”, a cura del professor Sabino Cassese. Il professore in oltre un’ora di lezione ha approfondito l’aspetto statico e quello dinamico del nostro sistema politico.</p>
<p>“L’affluenza alle urne, per lungo tempo nel nostro Paese, ha raggiunto il 93%. Dopo un quarantennio abbondante l’elettorato si è abbassato a circa il 70. Ora nelle elezioni politiche nazionali è arrivato a poco più del 60%, mentre alle regionali è arrivato a meno della metà degli aventi diritto. Dati ufficiali Eligendo”. Altri dati Istat, ha spiegato, “riguardano la partecipazione politica attiva e passiva delle persone con più di 14 anni. La prima coinvolge solo il 7% di questi soggetti, mentre la partecipazione passiva raggiunge il 70%. A tutto questo c’è da aggiungere la forte volatilità dell’elettorato. Alle ultime elezioni politiche, rispetto alle precedenti, si sono registrate delle modificazioni radicali”.</p>
<p>Oggi, ha detto Cassese, “abbiamo un sistema basato sul multipartitismo e sappiamo che oggi i partiti hanno perduto quel carattere associativo insito nell’articolo 49 della Costituzione. I partiti avevano, nella prima parte della storia repubblicana, molto più seguito. Questa riduzione della struttura dei partiti dipende dal fatto che questi non sono più ramificati nel Paese come avveniva in passato”.</p>
<p>Un altro cambiamento importante riguarda i media: giornali, radio e tv. “Questo – ha detto il professore &#8211; è un cambiamento che viene sintetizzato con due espressioni: si è passati da una comunicazione one to many a una comunicazione many to many, ovvero da una comunicazione che va, ad esempio, dal giornale ai lettori, a una comunicazione che, grazie a internet, può essere da tutti a tutti”.</p>
<p>A cambiare nel tempo è stata anche la struttura del Parlamento, che ha diminuito il numero dei suoi rappresentanti. “Un Parlamento”, ha osservato, “che spesso non realizza più i principi del bicameralismo”, ovvero l’approvazione delle leggi con una reale discussione da una Camera all’altra. ”Quello di oggi viene definito monocameralismo alternato, che si ha quando un atto normativo proposto da uno dei due rami, per la ristrettezza dei tempi, impone al secondo ramo, quello che approva in via definitiva, di ratificare senza modificare. Inoltre va detto che da tempo gli atti normativi primari, quelli aventi forza di legge, sono sostanzialmente decreti legge”.</p>
<p>Il nostro sistema politico, in 78 anni di storia repubblicana, ha avuto 68 governi. “Possiamo dividere questo lasso di tempo in due periodi: fino al 1994 e la fase successiva. Nella prima fase l’instabilità era dovuta alla perdurante presenza della Democrazia Cristiana negli esecutivi”. Una democrazia che era definita fuori dal comune per la sua caratteristica principale: l’assenza di alternanza.</p>
<p>Relativamente all’aspetto dinamico del nostro sistema politico, ovvero al funzionamento del nostro sistema politico, il professor Cassese ha enunciato come problematici: lo squilibrio tra personale politico e personale amministrativo; il passaggio da politiche di tipo ideologico e programmatico a politiche di tipo puntiformi e incrementali (oggi non vi sono più programmi, ma slogan); la carenza di culture organizzative diffuse che si riflette nel sistema politico; il rapido comporsi e scomporsi del sistema politico (alleanze variabili rapidamente).</p>
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		<title>Il totalitarismo fascista, di Tarquini l&#8217;ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 17:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il totalitarismo fascista”, a cura della professoressa Alessandra Tarquinio, è il titolo dell’ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024, che si è svolta questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi. “Abbiamo diverse definizioni di totalitarismo”, ha spiegato la professoressa Tarquinio, “ci sono studi che, dagli anni ‘50 a oggi, si sono occupati di questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il totalitarismo fascista”, a cura della professoressa Alessandra Tarquinio, è il titolo dell’ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024, che si è svolta questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>“Abbiamo diverse definizioni di totalitarismo”, ha spiegato la professoressa Tarquinio, “ci sono studi che, dagli anni ‘50 a oggi, si sono occupati di questa definizione: da un lato gli studi degli scienziati della politica dall’altro quelli degli storici. Una definizione più «precisa» la andrei a cercare nei lavori degli storici. Un regime totalitario è un regime a partito unico che ha il monopolio del potere e della forza, che diffonde una ideologia, una religione politica, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e controlla la società. La cosiddetta creazione dell’«uomo nuovo» è uno dei pilastri dei regimi totalitari, a differenza dei regimi autoritari, che non hanno tra i loro obiettivi quello di educare”.</p>
<p>Sono in molti, tra cui Hannah Arendt, a negare inizialmente che quello fascista fosse un fenomeno totalitario, “attraverso la riflessione sul totalitarismo si è capito che il fascismo è stato un fenomeno moderno con le sue specialità, non una riproposizione di vecchie ideologie”. I veri nemici dei totalitaristi sono i liberali: il totalitarismo, infatti è una “religione politica”, un regime neo pagano che fa della politica una divinità. “Oggi – ha sottolineato la professoressa – abbiamo desemantizzato il termine fascista. Il sovranismo, ad esempio, non ha nulla a che vedere con il fascismo. Mentre i populisti sono estremamente legati all’antipolitica, il fascismo è stato un fenomeno iper-politico: è stato il tentativo di controllare i cittadini dalla culla alla bara”.</p>
<p>Al termine della lezione, i molti studenti partecipanti, in presenza e collegati da remoto, ha posto alla professoressa Tarquinio molte domande dando vita a un dibattito interessante.</p>
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		<title>La tenuta dei sistemi democratici rispetto alla sfida delle dittature, di Margelletti la sesta lezione della Scuola di Liberalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 18:34:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta questa sera la sesta lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Nell’Aula Malagodi, con pochi posti a sedere liberi, il presidente del centro studi internazionali, Andrea Margelletti, ha parlato de &#8220;La tenuta dei sistemi democratici rispetto alla sfida delle dittature&#8221;. “La forza delle democrazie risiede nel loro essere fondate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta questa sera la sesta lezione della Scuola di Liberalismo 2024 della Fondazione Luigi Einaudi. Nell’Aula Malagodi, con pochi posti a sedere liberi, il presidente del centro studi internazionali, Andrea Margelletti, ha parlato de &#8220;La tenuta dei sistemi democratici rispetto alla sfida delle dittature&#8221;.<br />
“La forza delle democrazie risiede nel loro essere fondate sul dissenso. La vera Libertà è insita nel poter contestare una classe dirigente, anche in maniera dura”, ha spiegato. “L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina non è una semplice campagna di conquista territoriale: è la sfida globale del Cremlino ad un modello politico e di sviluppo basato su libertà, democrazia e benessere per tutti”.</p>
<p>La Democrazia è un sistema imperfetto, ha sottolineato Margelletti “ma il migliore che abbiamo. La nostra sfida è proteggerla e migliorarla respingendo la maligna seduzione dell&#8217;autoritarismo e dell&#8217;Uomo forte. Democrazia vuol dire fiducia nel prossimo e nella collettività”. Al termine della lezione, molto partecipata, si è sviluppato un interessante dibattito con i tanti presenti in aula e collegati da remoto.</p>
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		<title>&#8220;Donne libere, uomini nuovi&#8221; di Anna Paola Concia la quarta lezione della Scuola di Liberalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/donne-libere-uomini-nuovi-di-anna-paola-concia-la-quarta-lezione-della-scuola-di-liberalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 18:48:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rivoluzione femminista ha liberato le donne, ma gli uomini non si sono messi in discussione di fronte a questo cambiamento. È possibile costruire nuove relazioni tra donne e uomini? È troppo ambizioso pensare che accanto a donne libere ci siano uomini nuovi? Sono i temi affrontati da Anna Paola Concia, già parlamentare e attivista, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/donne-libere-uomini-nuovi-di-anna-paola-concia-la-quarta-lezione-della-scuola-di-liberalismo/">&#8220;Donne libere, uomini nuovi&#8221; di Anna Paola Concia la quarta lezione della Scuola di Liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La rivoluzione femminista ha liberato le donne, ma gli uomini non si sono messi in discussione di fronte a questo cambiamento. È possibile costruire nuove relazioni tra donne e uomini? È troppo ambizioso pensare che accanto a donne libere ci siano uomini nuovi? Sono i temi affrontati da Anna Paola Concia, già parlamentare e attivista, nella lezione, “Donne libere, uomini nuovi”, che ha tenuto questa sera alla Scuola di Liberalismo della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>La lezione, inizialmente non prevista, è stata fortemente voluta dal presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, e inserita nel programma della Scuola, a seguito della vicenda che, a inizio anno, ha coinvolto la stessa Concia, nominata dal ministro dell’Istruzione Valditara quale garante del progetto “Rieducare alle relazioni”, salvo poi vedersi revocare l’incarico a causa delle polemiche politiche scaturite attorno al suo nome.</p>
<p>Quella della Fondazione Einaudi è stata una scelta coerente con il principio del pluralismo delle idee e questo invito nasce anche del desiderio di dar dita a un dibattito tra posizioni diverse.</p>
<p>Affiancata dall’avvocato Andrea Bitetto, che ha aperto la lezione facendo un’analisi storica del tema basata sull’evoluzione della cultura liberale, Concia ha spiegato: “Il femminismo ha cambiato completamente la vita delle donne. Parliamo della cosiddetta ‘rivoluzione gentile’, anche se io di gentile ci vedo poco, sicuramente è stata una rivoluzione non violenta. Il femminismo ha cambiato le donne, ma nello stesso tempo non ha cambiato gli uomini, che non hanno voluto cambiare. Ecco perché qualcuno oggi chiama i rapporti tra uomini e donne, rapporti non felici”.</p>
<p>Le donne, ha sottolineato Concia, “devono liberarsi da alcune catene, quali ad esempio quelle psicologiche, le più pericolose, o quelle economiche. L’idea di sottomissione, ancora oggi esistente anche se meno rispetto al passato, è un’idea che si radica dalla nascita e che va distrutta perché ‘imprigiona’ le donne”. Nelle relazioni tossiche, ha aggiunto, “la violenza non è solo quella fisica”. Mentre per essere uomini nuovi, ha detto Concia, “l’uomo deve fare una rivoluzione molto faticosa e rinunciare ai propri privilegi, a essere ‘il numero uno’, per arrivare a vivere in una società con eguali privilegi, che significa avere lo stesso posto. Riconoscere questo da vita a un nuovo tipo di rapporto tra uomini e donne, un rapporto felice”.</p>
<p>I tanti partecipanti, in Aula Malagodi e collegati da remoto, tra cui molti giovani, al termine della lezione hanno dato vita a un interessante dibattito sul tema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/donne-libere-uomini-nuovi-di-anna-paola-concia-la-quarta-lezione-della-scuola-di-liberalismo/">&#8220;Donne libere, uomini nuovi&#8221; di Anna Paola Concia la quarta lezione della Scuola di Liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>”La concezione liberale del diritto penale”, di Francesco Petrelli la terza lezione della Scuola di Liberalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-concezione-liberale-del-diritto-penale-di-francesco-petrelli-la-terza-lezione-della-scuola-di-liberalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 18:12:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il “reato penale” e il panpenalismo come sintomi della crisi della legalità e il diritto penale liberale come antidoto. Sono i temi affrontati da Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, nella lezione, “La concezione liberale del diritto penale”, che ha tenuto questa sera alla Scuola di Liberalismo della Fondazione Luigi Einaudi. “L&#8217;espressione ‘reato penale’ [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “reato penale” e il panpenalismo come sintomi della crisi della legalità e il diritto penale liberale come antidoto. Sono i temi affrontati da Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, nella lezione, “La concezione liberale del diritto penale”, che ha tenuto questa sera alla Scuola di Liberalismo della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>“L&#8217;espressione ‘reato penale’ costituisce l&#8217;esempio paradigmatico della deriva del panpenalismo”, ha spiegato Petrelli. “Si tratta di fenomeni che sono il sintomo della crisi della legalità sostanziale che deve essere arginata, e il diritto penale liberale costituisce certamente un possibile antidoto contro tale deriva”.</p>
<p>I tanti partecipanti, in Aula Malagodi e collegati da remoto, tra cui tanti ragazzi, hanno dialogato con il presidente Petrelli sui principi che identificano il diritto penale liberale, basato sul sistema normativo delle garanzie e dunque sulla protezione dei diritti individuali, civili e politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-concezione-liberale-del-diritto-penale-di-francesco-petrelli-la-terza-lezione-della-scuola-di-liberalismo/">”La concezione liberale del diritto penale”, di Francesco Petrelli la terza lezione della Scuola di Liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>&#8220;Adam Smith a trecento anni dalla nascita&#8221;, del prof. Infantino la prima lezione della Scuola di Liberalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 18:55:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è svolta questa sera la prima lezione della Scuola di Liberalismo 2024, “Adam Smith a trecento anni dalla nascita. Alle origini delle scienze sociali” a cura del professore Lorenzo Infantino. Nelle quasi due ore di lezione di fronte a numerosi partecipanti, in sala e da remoto, il professore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/adam-smith-a-trecento-anni-dalla-nascita-del-prof-infantino-la-prima-lezione-della-scuola-di-liberalismo/">&#8220;Adam Smith a trecento anni dalla nascita&#8221;, del prof. Infantino la prima lezione della Scuola di Liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è svolta questa sera la prima lezione della Scuola di Liberalismo 2024, “Adam Smith a trecento anni dalla nascita. Alle origini delle scienze sociali” a cura del professore Lorenzo Infantino. Nelle quasi due ore di lezione di fronte a numerosi partecipanti, in sala e da remoto, il professore ha ripercorso tutta l’opera del filosofo ed economista scozzese.</p>
<p>“Le biblioteche sono piene di scritti dedicati all’opera di Adam Smith”, ha spiegato Infantino. “Il maggior numero di commentatori si è soffermato sulla <em>Ricchezza delle nazioni</em>, molti meno sono stati coloro che hanno rivolto la loro attenzione ai <em>Sentimenti morali</em>, ancor meno sono stati gli studiosi che hanno preso in considerazione i saggi postumi. A proposito di questi ultimi Joseph A. Schumpeter ha scritto: «Oso dire che chi non conosce questi saggi non può avere un’idea adeguata della statura di Smith».”</p>
<p>Smith sosteneva che: “Nessuno può raggiungere i propri scopi senza interagire e senza collaborare con gli altri”. Per il professor Infantino questa è la spiegazione della “società aperta”, che si basa sul presupposto che ogni azione umana intenzionale determini conseguenze in intenzionali. È quella che il filosofo scozzese chiamava “la mano invisibile del mercato”. La teoria della mano invisibile attraversa tutta l’opera di Smith. La pagina in cui l’autore fa ricorso a questa metafora è la più importante della <em>Ricchezza delle nazioni</em>. Essa infatti contiene una premessa senza cui non è possibile avere contezza della funzione del mercato e da cui si giunge a una teoria della limitazione del potere e all’indicazione dell’habitat normativo della Grande Società.</p>
<p>Al termine della lezione è seguito un dibattito con gli iscritti, segno che il professor Infantino ha stimolato la curiosità dei presenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/adam-smith-a-trecento-anni-dalla-nascita-del-prof-infantino-la-prima-lezione-della-scuola-di-liberalismo/">&#8220;Adam Smith a trecento anni dalla nascita&#8221;, del prof. Infantino la prima lezione della Scuola di Liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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