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	<title>Putin Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jun 2025 10:13:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Putin Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Russia, spettro recessione. Se ad ammetterlo è il Cremlino, la crisi è nera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un regime in cui l’informazione è rigorosamente centralizzata e vagliata, se a riportare dati allarmanti sono persino i membri del Governo è indizio di un quadro ben più tetro delle aspettative. La crisi dell’economia di guerra russa, infatti, si acuisce al punto che non è più opportuno, per gli uomini di Putin, mentire platealmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un regime in cui l’informazione è rigorosamente centralizzata e vagliata, se a riportare dati allarmanti sono persino i membri del Governo è indizio di un quadro ben più tetro delle aspettative. La crisi dell’economia di guerra russa, infatti, si acuisce al punto che non è più opportuno, per gli uomini di Putin, mentire platealmente davanti all’evidenza di un Paese sempre più scosso e impoverito. Solo a inizio maggio, su queste pagine, analizzavamo la <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/">crescita esponenziale del deficit di Mosca</a>, imputabile al crollo dei proventi erariali da idrocarburi, e la contestuale stagnazione dell’economia. A distanza di un mese e mezzo, la situazione appare così compromessa da indurre lo stesso Ministro dello sviluppo economico Maxim Reshetnikov ad ammettere candidamente e per la prima volta che <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/russia-ministro-dell-economia-paese-e-sull-orlo-recessione-AHQh3JKB">il Paese è sull’orlo della recessione</a>.</p>
<p>Una confessione, considerati i toni abitualmente trionfalistici della propaganda del Cremlino, che lascia intendere una crisi ben più profonda e conclamata di quanto traspaia e che rientra in un graduale ma eloquente cambio di narrazione di un esecutivo in evidente imbarazzo. D’altronde, è stato lo stesso Putin ad ammettere, non più tardi di due settimane fa, che <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/06/04/news/patata_scarsita_allarme_putin_prezzi_record_guerra-424647218/#:~:text=Ma%20adesso%20rischiano%20di%20rimanerne,di%20molti%20negozi%20e%20supermercati.)">in Russia scarseggiano persino le patate</a>, alimento base della dieta nazionale e soggetto a severi <a href="https://tg24.sky.it/economia/2025/05/29/economia-russa-oggi">rincari del 133%</a> su base annua. In uno scenario di penuria di generi alimentari, marcato da un’<a href="https://it.tradingeconomics.com/russia/inflation-cpi#:~:text=febbraio%20del%202018.-,Il%20tasso%20di%20inflazione%20in%20Russia%20%C3%A8%20sceso%20al%209,e%20le%20aspettative%20degli%20analisti.)">inflazione stabilmente superiore al 10%</a> e quindi tecnicamente definibile come galoppante, il Ministro Reshetnikov ha aperto alla possibilità concreta di decretare ufficialmente la recessione con la revisione delle stime di crescita attesa in agosto.</p>
<p>Principale imputato la Banca di Russia che, a detta del politico, avrebbe raffreddato l’economia oltre il necessario, insistendo nel mantenimento di tassi d’interesse estremamente elevati, dallo scorso ottobre stabili <a href="https://it.tradingeconomics.com/russia/interest-rate">intorno a un roboante 20%</a> e considerati lesivi degli investimenti. Una lettura strumentale, questa, utile a mistificare una realtà in cui, con tassi più contenuti, l’indice dei prezzi toccherebbe punte insostenibili per i già provati consumatori, costretti a sopportare <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_maggio_29/russia-economia-frenata-putin-1e754400-c468-4309-941b-6aefede10xlk.shtml?refresh_ce=&amp;intcmp=skytg24_foglia+articolo_interlink_text">rincari persino del 100% in pochi mesi</a> sugli ortaggi. Alle considerazioni del Ministro fanno il paio quelle di <a href="https://www.reuters.com/business/finance/russias-sberbank-warns-economy-overcooling-says-key-rate-below-15-would-spur-2025-06-18/">Alexander Vedyakhin, vicepresidente di Sberbank</a>, principale gruppo bancario del Paese, che ai microfoni di Reuters ha confermato lo spettro della decrescita, evitabile, a sua detta, solo tramite un taglio drastico dei tassi di interesse, di almeno 5 punti percentuali; un’eventualità alquanto implausibile e certamente non auspicabile, dati i sicuri effetti inflazionistici, per i cittadini che già vedono fortemente erosi i propri risparmi e il potere d’acquisto, anche su beni di prima necessità.</p>
<p>Nel frattempo, con buona pace del suddetto scaricabarile (di petrolio), prosegue il <a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/04/30/7509844/">crollo dei proventi fiscali da combustibili fossili</a>, con un <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-06-04/russia-s-rainy-day-fund-lost-around-6-billion-in-may">calo annuo stimato da Mosca stessa al 24%</a> e su cui Putin non può più fare affidamento per sostenere la reale causa del dissesto: le spese militari. Giunte al rapporto record del <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/difesa-2024-piu-forte-aumento-spesa-militare-guerra-fredda-usa-all-india-ecco-chi-spende-piu-AH2PGTV#U15421335244IGD">7,1% del Pil, del 19% della spesa pubblica</a> e del <a href="https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2024-11-22/russias-budget-2025-war-above-all">43% del budget 2025</a>, che rappresenta il massimo mai toccato dai tempi dell’Urss, vengono ormai ampiamente finanziate con ricorso all’indebitamento. Così, con l’<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/difesa-2024-piu-forte-aumento-spesa-militare-guerra-fredda-usa-all-india-ecco-chi-spende-piu-AH2PGTV#U15421335244IGD">esborso per lo sforzo bellico in aumento del 38%</a> nel 2024 sul 2023 e con le <a href="https://www.themoscowtimes.com/2025/05/01/russia-triples-2025-budget-deficit-forecast-to-17-of-gdp-a88939">stime del Cremlino sul deficit triplicate</a> rispetto a inizio anno, Mosca si vede sempre più costretta ad <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-06-04/russia-s-rainy-day-fund-lost-around-6-billion-in-may">attingere alle riserve del proprio Fondo sovrano</a>. La sua liquidità, infatti, nel solo mese di maggio, si è contratta di 6 miliardi di euro, pari al 14%, registrando un -68% dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina. Parafrasando Ennio Flaiano, insomma, la situazione in Russia è grave, e anche seria.</p>
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		<title>A parlare è Putin, ma potrebbe essere Trump</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-parlare-e-putin-ma-potrebbe-essere-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 12:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intervista al Presidente è durata 90 minuti, a seguire ne riportiamo cinque passaggi emblematici estrapolati in ordine cronologico. Il primo: “I migranti possono uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti devono essere tutelati…”. Il secondo, che è poi quello centrale: “L’ideale liberale é divenuto obsoleto. É entrato in conflitto con gli interessi della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervista al Presidente è durata 90 minuti, a seguire ne riportiamo cinque passaggi emblematici estrapolati in ordine cronologico. Il primo: “I migranti possono uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti devono essere tutelati…”. Il secondo, che è poi quello centrale: “L’ideale liberale é divenuto obsoleto. É entrato in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione…”. Il terzo: “Il tradimento è il crimine più grave possibile e coloro i quali si macchiano di tale reato devono essere puniti in maniera esemplare”. Il quarto: “Non sto cercando di insultare nessuno, perché siamo stati condannati per la nostra presunta omofobia, ma non abbiamo nessun problema con le persone LGBT”. E, infine, il quinto frammento: “Non ci saremo per caso dimenticati di vivere in un mondo basato su valori biblici?”.</p>
<p>Donald Trump? No, Vladimir Putin. Si tratta della nota intervista rilasciata dall’autocrate del Cremlino al Financial Times la notte precedente il summit del G20 di Osaka. Siamo nel luglio del 2019, a parlare è Putin, ma chi scrive ritiene che tra i lettori nessuno si sarebbe stupito nel leggere gli stessi, identici concetti attribuiti all’attuale presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>È solo un piccolo test, un modo per rendere comprensibili le affinità tra i due presidenti. L’intervista è stata realizzata dal direttore del Financial Times al Cremlino, in una sala costellata dalle statue russe di epoca imperiale e sotto lo sguardo vigile dell’immagine di Pietro I il Grande, lo zar che dopo decenni di conflitti nel XVIII secolo diede forma ad un impero che andava dalla Finlandia, agli Stati baltici del Nord fino al Mar Morto al Sud. Nell’intervista, Vladimir Putin chiama confidenzialmente Trump per nome, “Donald“, e di lui dice: “Non è un politico di carriera… Penso che sia una persona di talento. Sa molto bene che cosa i suoi lettori si aspettano da lui”.</p>
<p>Sappiamo, dunque, che Putin stima Trump e sappiamo, perché ce lo ha confermato il consigliere per la sicurezza del suo primo governo, che Trump a Putin invidia il potere assoluto di cui dispone. Sappiamo anche, perché ne abbiamo avuto dimostrazione concreta nelle ultime settimane, che Donald Trump, tra forzature interne all’assetto costituzionale statunitense e barriere protezionistiche all’esterno, ha posto in essere una politica oggettivamente illiberale. È, dunque, lecito domandarsi se con Donald Trump gli Stati Uniti abbiano definitivamente rigettato i principi liberaldemocratici che negli ultimi ottant’anni hanno rappresentato la bussola che ha guidato i passi dei diversi presidenti in carica.</p>
<p>L’attacco ai principi liberali, e cioè allo Stato di diritto, al pluralismo, alla tutela inderogabile dei diritti umani e senz’altro coerente con la storia della Federazione russa. Una storia integralmente vissuta al di fuori di questi principi, eccezion fatta per la rivoluzione borghese del 1905 e per i primi anni del governo Eltsin successivo al disfacimento dell’Urss. Evidentemente, la tradizione politica e culturale degli Stati Uniti è radicalmente diversa. Il punto, dunque, oggi è capire se Donald Trump sia il frutto di una palingenesi culturale e politica dell’America o se sia semplicemente un errore della Storia. Nel primo caso, dovremmo celebrare il funerale dei modelli liberaldemocratici occidentali e rassegnarci ad un ordine globale affidato alle aree di influenza dei grandi imperi secondo la logica di Carl Schmitt. Nel secondo caso, dovremmo solo attendere l’inesorabile caduta di Trump.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/04/11/news/limpossibilita_di_distinguere_putin_e_trump-18894035/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>La contraddizione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-contraddizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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		<title>La disinformazione russa è un problema, ma la qualità dell’informazione sui social è un problema maggiore</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-disinformazione-russa-e-un-problema-ma-la-qualita-dellinformazione-sui-social-e-un-problema-maggiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 15:02:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato, due giornali animati da un populismo uguale e contrario come il Fatto quotidiano e la Verità hanno “sparato” in prima pagina un allarmato giudizio sull’annullamento del primo turno delle elezioni presidenziali rumene inquinate dalla Russia attraverso TikTok. Giudizio categorico, in serata fatto proprio anche dalla Lega: quando “il popolo“ sceglie un candidato sgradito all’establishment [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato, due giornali animati da un populismo uguale e contrario come il Fatto quotidiano e la Verità hanno “sparato” in prima pagina un allarmato giudizio sull’annullamento del primo turno delle elezioni presidenziali rumene inquinate dalla Russia attraverso TikTok. Giudizio categorico, in serata fatto proprio anche dalla Lega: quando “il popolo“ sceglie un candidato sgradito all’establishment europeista ed atlantista (il filoputiniano Calin Georgescu) una manina élitista (la Corte costituzionale rumena) cancella il risultato delle elezioni. Insomma, fanno strame dei principi democratici sovvertendo la volontà popolare. Interpretazione legittima, fors’anche fondata, ma parziale.</p>
<p>Come nel celebre apologo del dito e della luna, si tende a concentrare l’attenzione sul primo, trascurando di conseguenza la seconda. La luna, nell’era dei social network, è il rapporto tra l’informazione e la democrazia.</p>
<p>Facciamo un passo indietro.</p>
<p>La libertà dell’informazione, le responsabilità di chi ne ha l’onere e il pluralismo sono da sempre capisaldi del pensiero liberale, nella convinzione che soprattutto da questi fattori dipenda la qualità di un sistema democratico. La libera stampa, osservò Benedetto Croce, “tiene l’ufficio che nelle piccole città antiche avevano tenuto le agorà”. Trasmette, cioè, conoscenze e anima il dibattito. Un “ufficio” essenziale, basato sulla consapevolezza che, come osservò il sociologo statunitense Walter Lippman nel lontano 1922, di per sé l’opinione pubblica non esiste: è il risultato della rappresentazione che i mezzi di comunicazione danno della realtà. Rappresentazioni distorte generano opinioni distorte.</p>
<p>È per questo che in tutte le democrazie liberali del mondo l’informazione è stata ed è regolamentata da norme antitrust, carte deontologiche, articoli del codice civile e persino di quello penale. Un direttore di giornale, ad esempio, è civilmente e penalmente responsabile di tutto ciò che viene scritto sulla propria testata. Una responsabilità esorbitante, non essendo realistico che possa controllare ogni articolo di ogni pagina locale e nazionale del giornale che dirige. Ma una responsabilità giusta. Giusta in via di principio.</p>
<p>Si dà, però, il caso che il mondo dell’informazione sia stato letteralmente sovvertito dalla rivoluzione digitale. Oggi, la metà degli elettori si informa, e di conseguenza si forma un’opinione, esclusivamente sui social network. E i social network non sono (ancora?) soggetti alle regole cui sono assoggettati i media tradizionali. L’informazione, dunque, può essere legittimamente concentrata nelle mani di pochi e nessuno è concretamente responsabile di nulla. Per i padroni dei social, quello che conta è creare traffico, perché dal volume del traffico e dalle interazioni che sono in grado di provocare dipende il loro business. Il problema è che a funzionare sui social, e dunque a determinare il traffico più consistente, sono la logica oppositiva, le banalizzazioni e le balle. Per capirci, una ricerca del Mit di Boston ha dimostrato che su Twitter le notizie false si diffondono sei volte più velocemente delle notizie vere.</p>
<p>Come ha ben documentato il libro “La democrazia migliore” scritto dal professore Gianluca Sgueo sulla base di una ricerca realizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi, la tecnologia digitale sta letteralmente “trasformando” il potere. E assieme al potere sta trasformando la democrazia. Una trasformazione che potrebbe rivelarsi sia positiva sia negativa, ma che in ogni caso necessita di regole.</p>
<p>Il punto, dunque, non è tanto quello che accade in Romania, ma quello che accade nel mondo. Il punto non è tanto l’opera di disinformazione messa in atto dalla Russia di Putin né l’annullamento straordinario dei risultati elettorali in Romania, quanto la dinamica ordinaria dei social network e l’anarchia che ancora caratterizza il loro rapporto con le società. Il punto non è il dito, il punto è la luna.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/cultura/2024/12/08/news/non_solo_romania_come_sopravvive_la_democrazia_al_tempo_dei_social-17936051/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>La differenza che passa tra pace negoziata e resa incondizionata</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-differenza-che-passa-tra-pace-negoziata-e-resa-incondizionata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Rampini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al vertice svizzero sull’Ucraina non c’era Xi Jinping: ha declinato l’invito. Da Mosca Vladimir Putin (non invitato) ha dettato le condizioni di un cessate il fuoco. Includono l’annessione di tutto ciò che la Russia ha già occupato con una guerra criminale; più altre zone che Putin non ha neppure conquistato. Il diktat più pesante è che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al vertice svizzero sull’Ucraina non c’era Xi Jinping: ha declinato l’invito. Da Mosca Vladimir Putin (non invitato) ha dettato le condizioni di un cessate il fuoco. Includono l’annessione di tutto ciò che la Russia ha già occupato con una guerra criminale; più altre zone che Putin non ha neppure conquistato. Il diktat più pesante è che l’Ucraina rinunci ad ogni cooperazione militare con l’Occidente. Una capitolazione. L’Ucraina dovrebbe regalare all’aggressore perfino più territorio di quanto non si sia preso con la violenza. E dovrebbe rinunciare alla propria sicurezza anche futura. Il veto sull’ingresso nella Nato, nonché su patti bilaterali di difesa come quelli offerti dall’America e alcune nazioni europee, è il preludio a nuove aggressioni. L’alto bilancio di vite sacrificate per difendersi dall’invasione russa sarebbe stato inutile.</p>
<p>Chi si autodefinisce pacifista e da due anni invoca una «soluzione diplomatica», dovrebbe aprire gli occhi: questo è Putin. Non da oggi. Sono rivelatrici le carte pubblicate dal New York Times sui negoziati tra febbraio e aprile del 2022, nei primi mesi di guerra. Già allora Putin, oltre alle amputazioni territoriali, esigeva un’Ucraina vassallo della Russia, senza possibilità di accordi di sicurezza con altri Paesi. Chi ha passato questi anni a rimproverare «noi» — Zelensky, Biden, l’Unione europea — di non puntare sulla diplomazia, guardi la realtà in faccia: Putin vuole la resa come premessa per conquiste future; e rispetta solo i rapporti di forze.<br />
Oggi può alzare ancora più in alto le sue pretese perché si sente sicuro di sé. Sul fronte militare l’Occidente ha accumulato ritardi, cautele infinite; ha sottoposto le armi che forniva a Kiev a restrizioni d’uso, tali da regalare vantaggi enormi ai russi.</p>
<p>L’Occidente è pavido anche nell’uso delle sanzioni. La vicenda delle ricchezze russe congelate nelle banche europee è desolante. Due anni e quattro mesi di carneficina sul suolo europeo non sono bastati a espropriare le ricchezze russe, per versarle come risarcimento al popolo ucraino. Il G7 non ha cancellato questa vergogna. Le ricchezze restano congelate ma sempre di proprietà russa. Solo una parte degli interessi che quei fondi fruttano, verrà usata per garantire un prestito all’Ucraina. Un prestito, non un risarcimento. La giustificazione di cotanta viltà? Espropriare il patrimonio estero di Mosca metterebbe in dubbio che gli europei rispettino le regole dello Stato di diritto, cioè la sacralità della proprietà. Gli europei — in questo caso l’America chiedeva una linea dura — hanno scelto la codardia, mettendo il diritto di proprietà di Putin al di sopra del diritto alla vita, alla libertà, e alla sovranità del popolo ucraino.</p>
<p>Il G7 ha fatto qualche passo avanti — a parole — sull’aiuto cinese a Putin. Il comunicato finale denuncia che «il continuo sostegno della Cina all’industria militare russa consente di proseguire la guerra illegale contro l’Ucraina ed ha ampie ripercussioni sulla sicurezza». Non solo la sicurezza ucraina ma di tutta l’Europa, visti gli appetiti imperiali di Putin. Questa frase del G7 è la presa d’atto di una realtà che dura dal febbraio 2022. Xi Jinping ha promesso «amicizia illimitata» a Putin ed è stato di parola. L’armata d’invasione russa non avrebbe mai potuto risollevare le proprie sorti sul terreno, senza il massiccio supporto economico, finanziario, tecnologico da Pechino. La velocità con cui Putin ha riconvertito il proprio Paese ad una economia di guerra, è legata al flusso di forniture dalla Repubblica Popolare. Chi s’illudeva che Xi volesse fare da paciere, non ha capito: il leader comunista ha preso dei rischi scommettendo su Putin, pur di accelerare il declino dell’Occidente.</p>
<p>Il G7 ha cominciato a ridefinire il ruolo della Cina: è citata 28 volte nel comunicato finale, quasi sempre come una potenza pericolosa, protagonista di atti ostili come i continui cyber attacchi contro di noi. Il summit in Puglia ha evocato sanzioni allargate ad aziende cinesi. Non è detto che seguano atti adeguati. La Repubblica Popolare in trent’anni di globalizzazione si è resa indispensabile alle nostre economie. I dazi che Washington e Bruxelles hanno varato di recente contro le sue auto elettriche sono la reazione al fatto che tutta la nostra de-carbonizzazione è in ostaggio al made in China. Perciò Xi è sicuro di farla franca, continuando a tenere i piedi in due mondi: invade i nostri mercati con le sue esportazioni, mentre costruisce una globalizzazione alternativa e sino-centrica, con la Russia, l’Iran, e tanti Paesi emergenti del Grande Sud globale. L’atteggiamento di questi ultimi al vertice in Svizzera non lascia illusioni. Arabia saudita, Brasile e altri si sono astenuti sulle conclusioni. Hanno recriminato sull’assenza della Russia e della Cina come una colpa degli organizzatori. Il loro cuore batte da quella parte, o per una «neutralità» che non hanno abbracciato su Gaza.</p>
<p>Dietro Putin il vero vincitore di questa fase è Xi: prende il meglio da due mondi e per adesso paga prezzi modesti, dazi e rimbrotti occidentali finora sono poco più che punture di spillo (basta guardare il boom delle esportazioni cinesi in atto). Nel medio-lungo periodo la Repubblica Popolare può pagare prezzi più pesanti, solo se l’Occidente persegue con tenacia due strategie parallele: reindustrializzarsi per guadagnare autonomia, e spostare flussi economici verso Paesi non antagonisti come India, Vietnam, Messico. Per adesso queste nuove mappe della globalizzazione sono un obiettivo distante; non scuotono le certezze dell’asse anti-occidentale che oltre a Cina, Russia, Iran, ha troppi simpatizzanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/24_giugno_16/le-rischiose-illusioni-occidentali-a0fb43e9-3d21-486b-912b-ac815182exlk.shtml"><em><strong>Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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		<title>Il mito della Resistenza e la concretezza del fascismo putiniano</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-mito-della-resistenza-e-la-concretezza-del-fascismo-putiniano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 15:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridurre il 25 aprile alla celebrazione della Resistenza che fu sarebbe inutile, piuttosto riduttivo e sostanzialmente falso. A dimostrazione della tesi ci limitiamo a citare le teorie di tre storici di sinistra, indiscutibilmente “antifascisti“. Ha osservato Renzo De Felice che “il movimento partigiano si fece moltitudine pochi giorni prima della capitolazione tedesca, quando bastava un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ridurre il 25 aprile alla celebrazione della Resistenza che fu sarebbe inutile, piuttosto riduttivo e sostanzialmente falso. A dimostrazione della tesi ci limitiamo a citare le teorie di tre storici di sinistra, indiscutibilmente “antifascisti“. Ha osservato Renzo De Felice che “il movimento partigiano si fece moltitudine pochi giorni prima della capitolazione tedesca, quando bastava un fazzoletto rosso al collo per sentirsi combattente e sfilare con i vincitori”. Ha scritto Romolo Gobbi ne Il mito della Resistenza che “certamente l’insurrezione servì ai partiti del CLN per spartirsi le principali cariche pubbliche prima dell’arrivo degli Alleati: a Torino il sindaco toccò ai comunisti, il prefetto ai socialisti, il questore agli azionisti e il capo della provincia ai democristiani. Anche da questo punto di vista l’insurrezione fu dannosa, perché instaurò il precedente della lottizzazione tra i partiti antifascisti, che caratterizzerà tutta la storia politica della Repubblica nata dalla Resistenza”.</p>
<p>Tesi in qualche modo fatta propria da Ernesto Galli della Loggia, che l’ha messa così: “La maggioranza della popolazione non crede alla mitologia della Resistenza anche perché sa bene di non avervi partecipato; non crede che siano stati i nostri pochi antifascisti a vincere il fascismo, non si lascia ammaliare dalla verità ufficiale. Sa, però, in omaggio alla grande e cinica intelligenza italiana, che bisogna far finta di crederci”. Detta con sintesi brutale, a vincere la guerra non furono i partigiani ma gli Alleati; quanto agli italiani, furono in larga maggioranza fascisti finché gli convenne e divennero antifascisti per analoga convenienza. Affermazione, naturalmente, che riguarda i grandi numeri e che nulla toglie al coraggio di chi sin all’inizio avversò il Regime pagandone le relative conseguenze. Ma allora, se così stanno le cose, che senso ha celebrare il 25 aprile? Se l’obiettivo è contrastare un rigurgito del fascismo in Italia, beh, chi scrive, in accordo con Leonardo Sciascia (“il più bell’esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è”), non ci crede.</p>
<p>Non crediamo che la democrazia italiana sia così debole, né crediamo che partiti che pure hanno le loro radici nella cassa mortuaria di Benito Mussolini (FdI, per capirci) possano oggi rappresentare un pericolo per la tenuta democratica del Paese. Crediamo, però, in sintonia con molti osservatori internazionali, che il fascismo sia un fenomeno multiforme e che possa celarsi anche laddove l’antifascismo e/o l’anti-nazionalsocialismo si fa martellante retorica. La Federazione Russa di Vladimir Putin, ad esempio. Il quale, né più e né meno come Stalin, dà di nazista ai propri avversari, indifferente al fatto che il presidente Zelensky sia ebreo e che i partiti neonazisti in Ucraina non abbiano mai superato il 3% dei consensi.</p>
<p>La Federazione russa di Putin, che nega il pluralismo, controlla i mezzi di informazione, reprime il dissenso, uccide gli oppositori e sottomette i popoli limitrofi in ossequio ad una retorica fondata sull’eccezionalità e sulla spiritualità nazionali russe. E allora, se così stanno le cose, e se è vero, come è vero, che l’intero mondo liberale e democratico è in questa fase storica ingaggiato contro la Federazione russa di Vladimir Putin e contro le autocrazie e le teocrazie che la sostengono, c’è un solo modo per dare un senso realmente compiuto alle celebrazioni del 25 aprile: farne l’occasione per diffondere nel Paese quei sentimenti di solidarietà nei confronti del popolo ucraino che, purtroppo, sembrano scarseggiare.</p>
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<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/04/23/news/unidea_per_il_25_aprile_contro_putin_e_per_lucraina-15713782/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>#LaFLEalMassimo &#8211; Se l’Ucraina perde, perdiamo tutti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-se-lucraina-perde-perdiamo-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 10:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="" src="https://www.youtube.com/embed/BASmn0TJzJ8" width="893" height="502" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La guerra di Macron: non temerla per evitarla</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-guerra-di-macron-non-temerla-per-evitarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 16:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[macron]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se, tra la fine della Seconda guerra mondiale nel 1945 e la dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991, la guerra tra le liberaldemocrazie occidentali riunite nell’Alleanza atlantica e il blocco comunista egemonizzato dalla Russia da “fredda” quale fu qualificata da George Orwell non divenne mai “calda” fu grazie al principio della dissuasione. Principio reso efficace dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se, tra la fine della Seconda guerra mondiale nel 1945 e la dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991, la guerra tra le liberaldemocrazie occidentali riunite nell’Alleanza atlantica e il blocco comunista egemonizzato dalla Russia da “fredda” quale fu qualificata da George Orwell non divenne mai “calda” fu grazie al principio della dissuasione. Principio reso efficace dal fatto che entrambi i belligeranti disponevano di arsenali atomici. Nel fondamentale “Pace e guerra tra le nazioni”, Raymond Aron la spiegò così: “La dissuasione dipende tanto dai mezzi materiali di cui dispone lo stato che vuol fermarne un altro, quanto dalla risolutezza che lo stato oggetto di dissuasione attribuisce allo stato che lo minaccia di una sanzione”. La risolutezza, dunque, fu l’elemento chiave.</p>
<p>Per Stalin e per i suoi successori alla guida dell’impero sovietico fu chiaro che ogni loro azione offensiva avrebbe determinato una reazione uguale e contraria. Se attacchi un alleato subirai un attacco da parte dell’Alleanza, se schieri i missili SS20 contro l’Europa noi schiereremo gli euromissili, se usi l’atomica useremo l’atomica anche noi. Funzionò. E funzionò perché l’Occidente non mostrò di aver paura della guerra. Persino di una guerra nucleare.</p>
<p>Altro che alzare “bandiera bianca”… A garantire la pace, allora, fu l’evocazione della guerra.</p>
<p>Difficile non ricordare questa lezione della storia osservando le reazioni odierne del contesto occidentale alle prese con l’analogo espansionismo imperiale russo in Ucraina. Espansionismo incoraggiato dalle manifestazioni di debolezza dell’Occidente. Vladimir Putin occupò la Crimea dopo che le forze occidentali si erano mostrate così deboli da chiedere il suo aiuto in Siria. E attaccò l’Ucraina dopo la precipitosa ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan. La geopolitica dipende dalla forza, ogni manifestazione di debolezza apre un vuoto che l’avversario sarà fisiologicamente incoraggiato ad occupare.</p>
<p>È per questo che la risposta giusta alla minaccia nucleare agitata da Putin sarebbe stata un’analoga minaccia nucleare. È per questo che la possibilità avanzata dal presidente francese Emmanuel Macron di schierare truppe di terra come estrema ratio per difendere l’Ucraina avrebbe dovuto diventare coro nell’ambito dei paesi Nato. Invece sì sono sfilati tutti, Italia compresa. E sfilandoci abbiamo dimostrato che siamo in effetti “stanchi” di questo conflitto, abbiamo ammesso che i nostri governi sono limitati dall’indifferenza delle rispettive opinioni pubbliche, abbiamo reso palese il fatto che siamo pronti a tutto, tranne che a combattere. Un inaspettato conforto alle ambizioni imperialiste dell’autocrate russo, secondo il quale la più grande tragedia del Novecento non fu l’Olocausto o le due guerre mondiali, ma il dissolvimento di quell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche con cui Santa Madre Russia ammantava il proprio eterno sogno di grandezza.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/03/17/news/la_guerra_di_macron_non_averne_paura_per_evitarla-15406781/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 117: Barbero, la Russia e le lezioni cattive</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-117-barbero-la-russia-e-le-lezioni-cattive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2024 11:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[navalny]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[red sox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa rubrica in apertura ricorda come sempre le innumerevoli vittime dalla vergognosa invasione perpetrata dalla Russia, i civili innocenti e i militari caduti difendendo eroicamente la libertà del popolo ucraino, ma anche gli eroi silenziosi come Alexei Navalny che, come il nostro Giacomo Matteotti si è opposto dall’interno al regime e ha pagato con la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa rubrica in apertura ricorda come sempre le innumerevoli vittime dalla vergognosa invasione perpetrata dalla Russia, i civili innocenti e i militari caduti difendendo eroicamente la libertà del popolo ucraino, ma anche gli eroi silenziosi come Alexei Navalny che, come il nostro Giacomo Matteotti si è opposto dall’interno al regime e ha pagato con la vita.</p>
<p>Oggi parlo di un video del professor Barbero che andrebbe proiettato nelle scuole. Non per la valenza didattica o per le lezioni di storia, su come è possibile abusare di notorietà e autorevolezza acquisita nel tempo per veicolare messaggi fuorvianti e politicamente orientati a sostegno di un invasore genocida.</p>
<p>Barbero parla di storia ed è uno storico famoso. Barbero dice cose vere, nel dettaglio dice che l’Italia e altri paesi hanno invaso la Russia nel corso di alcuni secoli e che la Russia non ha invaso questi paesi. In questo modo però induce l’ascoltatore a cadere in due fallacie logiche volte che possono essere strumentalizzate per sostenere le azioni di Putin</p>
<p>La prima fallacia è che la Russia sia un paese che si difende e non attacca mai. Ma si tratta di una conclusione derivante da una scelta opportunistica dei fatti riportati: l’amio Andrea Boda su Twitter ha evidenziato che “L’imperialismo russo, nel periodo dei Romanov (a cui l&#8217;aggressore seriale Putin esplicitamente s&#8217;ispira) ha avuto un&#8217;espansione territoriale di 142 km^2 al giorno, 50mila km^2 all&#8217;anno per oltre 300 anni di dinastia (1613-1917).</p>
<p>Quindi è sbagliato sostenere che la Russia si difenda soltanto, anche se prese singolarmente le affermazioni dello storico sono vere. La seconda fallacia è quella di lasciare intendere che le nazioni possano essere personalizzate, che siano come individui di cui si può osservare e giudicare la condotta per secoli. L’Italia fascista di ieri governata da qualcuno che appoggiava le leggi raziali e le campagne militari non ha nulla a che vedere con la repubblica democratica di oggi.</p>
<p>Così come l’invasione realizzata da Putin non può in nessun caso essere considerata come azione difensiva rispetto a fantomatiche espansioni della NATO.<br />
Allora insegniamo nelle scuole che anche dei personaggi autorevoli bisogna dubitare quando piegano la logica e selezionano i fatti per sostenere ideologie politiche presenti.</p>
<p><iframe width="1247" height="701" src="https://www.youtube.com/embed/RSX8jiSLTrE" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>La farsa elettorale di Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-farsa-elettorale-di-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 15:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mosca, 15 marzo 2024 – “Insieme siamo forti, votiamo per la Russia&#8221;. Fra i pochi cartelloni elettorali che ci sono a Mosca, questo è quello predominante. Ed è una vera e propria ‘tradizione’ nazionale. I candidati sono praticamente assenti dalla scena politica e dalle piazze. Non li si vede nemmeno in cartolina, o in cartellone. Ma l’esortazione ad andare a votare non manca mai. Anche se si sa già come va a finire. Oggi inizia la tre giorni di voto per eleggere il prossimo presidente della Federazione russa e, come l’altra volta e quella precedente, la scelta ricadrà su Vladimir Putin con la consueta maggioranza ‘alla russa’. Quindi una maggioranza bulgara.</p>
<p>Una giornata che a Mosca viene vissuta con un’apatia persino superiore alle edizioni precedenti. La novità di quest’anno, è che chi vuole potrà anche non recarsi al seggio. Il voto elettronico dovrebbe essere il grande protagonista e il Cremlino sta facendo in modo che se ne avvalga il maggior numero di elettori. Con mezzi più o meno persuasivi. L’obiettivo è, soprattutto, fare votare i dipendenti pubblici, che notoriamente sono una miniera di voti. Per essere sicuri che lo facciano, tutti hanno ricevuto un link a un sito sviluppato da Russia Unita, il partito di maggioranza in parlamento e da cui viene anche il presidente Putin. Cliccando sul collegamento, è possibile vedere dove si trova il proprio seggio elettorale e come arrivarci nel minor tempo possibile. Con buona pace della privacy, può diventare un metodo molto efficace per capire se la gente abbia votato o meno.</p>
<p>Ci sono poi gli incentivi e quest’anno al Cremlino si sono davvero superati, con i moscoviti che sono più fortunati degli altri russi. Come nel 2020 è stata ripristinata la lotteria ‘un milione di premi’. Una novità che aveva portato al voto 12 milioni di cittadini, per un totale di 5 milioni di vincitori. Quest’anno chi vota on line per la prima volta, qualcosa lo vince di sicuro. I giovani con meno di 25 anni e le famiglie sposate o con figli accumulano punti supplementari. Non è un particolare da poco perché, e questa è la novità di quest’anno, più ‘punti elettore virtuale’ accumuli più ottieni sconti per acquistare merci di vario genere. Le istruzioni di trovano sui cartelli appesi nelle bacheche pubbliche o sui portoni dei palazzi.</p>
<p>Il presidente Putin, così, spera di venire incoronato per la terza volta consecutiva e di sfondare l’80% dei consensi. Visti gli sfidanti non dovrebbe essere difficile. Fra il comunista, Nikolaij Kharitonov, e il liberal democratico, che in Russia significa ultra conservatore, Leonid Slutsky, se arrivano al 15% è tanto. Il punto, però, è quanti andranno a votare e gli incentivi a usare il voto elettronico servono proprio a questo.</p>
<p>Il presidente Putin, ieri, ha cercato di fare leva sul senso della nazione, sempre molto vivo nei russi. &#8220;Spetta solo a voi, cittadini russi, determinare il futuro della Patria. Non solo dovrete dare il vostro voto, ma dichiarare con fermezza la vostra volontà e aspirazioni, il vostro ruolo personale nell’ulteriore sviluppo della Russia. Perché le elezioni sono un passo verso il futuro&#8221;. Un futuro che si ripete da oltre 20 anni, per la precisione.</p>
<p>E, alla vigilia delle elezioni più apatiche di sempre, non manca un ultimo colpo di scena. Vitaly Robertus, vice presidente del colosso petrolifero Lukoil, è stato trovato morto. Secondo la stampa indipendente si sarebbe impiccato. Si unisce alle decine di dirigenti di Lukoil e altre società di Stato, deceduti in modo misterioso.</p>
<p><a href="https://www.quotidiano.net/esteri/russia-voto-on-line-rischio-frodi-putin-9c3c39d0"><em><strong>Quotidiano Nazionale</strong></em></a></p>
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