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	<title>protezionismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>protezionismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Dazi e conseguenze</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dazi-e-conseguenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 17:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
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		<title>#laFLEalMassimo – Ragioni e limiti del Protezionismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-ragioni-e-limiti-del-protezionismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2024 10:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
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		<title>Insabbiati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/insabbiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 15:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge]]></category>
		<category><![CDATA[stabilimenti balneari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tratta di poca roba, ma esemplare. Di roba che continuiamo a tenere ridicolmente bloccata supponendo di difendere interessi italiani che, invece, danneggiamo. Di una storia che finisce male perché è stata impostata malissimo. E nella sua pochezza racconta la deriva irragionevole della politica italiana. Ebbene sì, sto ancora parlando degli stabilimenti balneari. Un problema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di poca roba, ma esemplare. Di roba che continuiamo a tenere ridicolmente bloccata supponendo di difendere interessi italiani che, invece, danneggiamo. Di una storia che finisce male perché è stata impostata malissimo. E nella sua pochezza racconta la deriva irragionevole della politica italiana. Ebbene sì, sto ancora parlando degli stabilimenti balneari. Un problema piccolo piccolo che abbiamo fatto diventare un errore grande grande.</p>
<p>Perché, si chiedono i nazionalisti protezionisti, incapaci di proteggere e conoscere la Nazione, dovremmo concedere le nostre spiagge ai capitali stranieri? Risposta: perché è una balla e perché ragionando alla vostra maniera siamo fra i luoghi turisticamente più attrattivi del mondo, ma non abbiamo catene alberghiere italiane che siano multinazionali. Di media ne abbiamo una sola, il resto è tutto capitale internazionale. E questo bel risultato lo si è ottenuto con la pretesa di difendere i piccoli albergatori, facendoli uscire fuori mercato, così favorendo offerte qualitativamente ed economicamente migliori. Sarà meglio cambiare approccio.</p>
<p>Il vostro protezionismo che si rifiuta di mettere a gara quel che deve andare a gara, secondo il diritto europeo, ma anche secondo il diritto italiano, secondo una sentenza italiana e secondo gli interessi degli italiani, il vostro insensato protezionismo non ha protetto gli stabilimenti dal capitale straniero, ma i concessionari inerti da più giovani, più intraprendenti e più innovativi che vogliano prendere il loro posto. Impedendo a questi italiani di concorrere li si indirizzerà a fare altro o a non fare niente, sicché poi finirà come i grandi alberghi: uno a uno cadono in mani altrui. E dire, come ora provano a dire, che prima delle gare serve il censimento delle spiagge è come dire che si difende da anni quello che manco si conosce. Oltre a essere orrida l’idea che il demanio non conosca il proprio patrimonio.</p>
<p>Ma perché mai un governo di destra dovrebbe piegarsi a quel che vuole la sinistra? Perché la sinistra manco lo voleva e perché la direttiva europea è stata recepita e introdotta nel diritto italiano, nel marzo del 2010, a cura di un governo di destra, presieduto da Berlusconi, in cui Meloni era ministro. Non sono notizie segrete, circolano ovunque e ci facciamo la parte dei peracottari. Per giunta su una faccenda di pochissimo rilievo, che potrebbe essere affrontata lavorando sui bandi di gara, riconoscendo valore agli investimenti fatti (e verificati) e al fatturato, il che aiuterebbe a liberare le spiagge italiane da gestori che sfruttano la rendita senza investire neanche sui servizi igienici e da quelli che accettano solo pagamenti in nero e sono evasori fiscali. Una faccenda di pochissimo rilievo mentre ne incombono altre, dal Mes alla rimodulazione dei fondi europei, di ben altra portata. Indebolire la propria credibilità è autolesionismo.</p>
<p>Tutto ciò è possibile perché il capovolgimento logico del falso sistema maggioritario premia le minoranze di blocco. O ricatto. Il sistema elettorale maggioritario serve a far governare le minoranze, dato che le maggioranze, se sono tali, governano con qualsiasi sistema elettorale, proporzionale compreso. Il maggioritario serve a dire: sei minoranza, ma la più consistente, eccoti la forza aggiuntiva per governare. Ma se arrivi alle elezioni presentando false coalizioni, il cui solo interesse comune è vincere, il risultato è che il maggioritario trasformerà in maggioranza una minoranza relativa, ma, a quel punto, dentro la così ottenuta maggioranza si formeranno minoranze che bloccano tutto, pretendendo di prevalere perché “indispensabili”.</p>
<p>È così che il nostro è divenuto un mondo politico di minoranze estremiste, ciascuna delle quali reclama a sé la rappresentanza esclusiva degli interessi degli italiani. E se un ex estremista evolve in ragionevole, subito un ex ragionevole ne prende il posto di estremista. Un manicomio capace di insabbiare interessi, idee, credibilità e, alla lunga, anche onorabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-01-marzo-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/insabbiati/">Insabbiati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Giacalone vs Rossi de Vermandois, vince la voglia di confrontarsi e di approfondire</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giacalone-vs-rossi-de-vermandois-vince-la-voglia-di-confrontarsi-e-di-approfondire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2017 12:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2017]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[libero scambio]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rafforzare le convinzioni o confondere le idee sui temi del libero mercato, protezionismo, immigrazione, euro e Brexit. Erano due degli obiettivi dell’evento “Libero scambio o protezionismo? CETA, TTIP e non solo” svoltosi presso la Fondazione Einaudi il 14 giugno 2017. E dall’entusiasmo dei protagonisti e dei presenti, pare essere stati raggiunti a pieni voti. Merito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rafforzare le convinzioni o confondere le idee sui temi del libero mercato, protezionismo, immigrazione, euro e Brexit. <strong>Erano due degli obiettivi</strong> dell’evento “Libero scambio o protezionismo? CETA, TTIP e non solo” svoltosi presso la Fondazione Einaudi il 14 giugno 2017.</p>
<p>E dall’entusiasmo dei protagonisti e dei presenti, pare essere stati raggiunti a pieni voti.</p>
<p>Merito degli &#8220;sfidanti&#8221; <strong>Davide Giacalone</strong> e <strong>Guido Rossi de Vermandois</strong>, merito del moderatore <strong>Luca Bellardini </strong>(Radioluiss), che ha condotto il confronto con ritmo e cognizione.</p>
<p><strong>Merito del format dinamico</strong> (2 visioni “relativamente” diverse a confronto, 10 domande, 3 minuti a risposta) e soprattutto merito del pubblico accorso numeroso e partecipe.</p>
<p><strong>Chi ha vinto, chi ha perso?</strong> Per noi hanno vinto tutti e due perché hanno esposto le loro tesi in maniera chiara, breve (il countdown dei 3 minuti serviva proprio a questo) e circostanziato.</p>
<p>Rivivi l’evento attraverso le foto e video</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=G6-J8dJqKkU">https://www.youtube.com/watch?v=G6-J8dJqKkU</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=DVHq4phblSs">https://www.youtube.com/watch?v=DVHq4phblSs</a></p>
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		<title>Muri e dazi Usa nascondono pericoli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/muri-e-dazi-usa-nascondono-pericoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 15:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[protezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]I dazi fanno crescere l’inflazione e i tassi di interesse ma diminuiscono la concorrenza[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<strong>Make America great again</strong>». Lo slogan di Trump, evocativo di un’improbabile età dell’oro, ha innegabilmente avuto la stessa forza trascinatrice per una fetta consistente dell’elettorato americano del <strong>Yes, we can di Obama</strong>. Molti pensano che, ancor più del tema dell’immigrazione, la vittoria del candidato repubblicano sia dovuta alla sua retorica anti-commercio internazionale.</p>
<p>La prova consisterebbe nel successo negli Stati del Midwest e dei Grandi Laghi che più hanno sofferto perdite occupazionali nel manifatturiero. Trump ha avuto percentuali del voto latino e afroamericano superiori a quelle di Romney 4 anni fa, il che dimostra che gli appartenenti alle minoranze sono più preoccupati dei posti di lavoro che del linguaggio offensivo del vincitore delle elezioni. Al di là dello sgomento di vedere un personaggio improbabile diventare l’uomo più potente del mondo, noi europei dobbiamo chiederci se il suo proposito di rendere l’America “Great” potrebbe realizzarsi a nostre spese.</p>
<p>Vediamo i temi ricorrenti delle sue esternazioni, pur se non va dimenticato che per ogni affermazione di Trump su un determinato argomento è possibile trovarne una contraria o diversa. La tesi di fondo è quella classica di ogni protezionista: la <strong>concorrenza sleale unfair dei Paesi a basso costo</strong> del lavoro distrugge occupazione negli Usa. Indiziati, Messico e Cina: nei confronti della superpotenza asiatica Trump ha minaccia di voler imporre dazi fino al 45 % sulle importazioni.</p>
<p>Verso il Messico, oltre al famoso <strong>muro anti-immigrati</strong>, vuole erigere una barriera commerciale rinegoziando il Nafta. In questo caso le preoccupazioni sono rivolte soprattutto verso il fenomeno delle imprese statunitensi che delocalizzano a sud del Rio Grande e poi riesportano negli Usa.</p>
<blockquote><p>I dazi fanno crescere l’inflazione e i tassi di interesse ma diminuiscono la concorrenza</p></blockquote>
<p>Un altro spauracchio agitato in campagna elettorale è stato il <strong>Tpp, il trattato di libero commercio</strong> concluso tra 12 paesi che si affacciano sul Pacifico da 3 continenti, America, Asia e Oceania, rinnegato pure dall’opportunista Clinton. Il Tpp, già firmato e solo in attesa dell’approvazione del Congresso, servirebbe in realtà a stabilire regole del commercio internazionale con paesi amici come Australia, Cile e Giappone per poi negoziare con Pechino in una posizione di forza. La contraddizione tra l’essere anti-Cina e allo stesso tempo anti-Tpp non sembra preoccupare The Donald e l’alleanza tra democratici pro-sindacati e repubblicani nazionalisti lascia poche speranze per un’approvazione parlamentare del Trattato. Rimane l’Europa e il negoziato sul Ttip.</p>
<p>Non è stato un grande argomento di campagna elettorale giacché non molto conosciuto al grande pubblico e, più tristemente, perché l’Europa è sempre dipinta come vecchia e statica e quindi è difficile farla diventare una minaccia alla stregua dei cinesi o montare un caso sulle ammirate Mercedes e Bmw fabbricate direttamente negli Usa. L’impressione è che le bizze europee combinate alla presidenza Trump metteranno il Ttip in un angolo. Se l’establishment repubblicano riuscirà a piazzare un po’ di suoi rappresentanti nella nuova amministrazione, potrebbe essere ripreso capitolo per capitolo con più modesti obiettivi.</p>
<p>Un altro aspetto importante è la volontà di Trump di <strong>abolire la legge Dodd-Frank</strong> che regolamenta banche e mercati finanziari, vista come un’inutile matassa di cavilli che soffocano l’iniziativa privata e impongono costi inutili. Poiché i servizi finanziari e i movimenti di capitale sono elementi fondamentali per i flussi di commercio internazionale e la bilancia dei pagamenti, va notato che in breve tempo l’Europa potrebbe trovarsi con le due più grandi piazze finanziarie del mondo, Londra e New York, più deregolamentate ed indipendenti dalla legislazione di Bruxelles. Se è vero che nel breve termine la City soffrirà se sarà privata del passaporto europeo per i suoi servizi, è altrettanto vero che per il Vecchio Continente la sfida congiunta dei tre centri finanziari più importanti (includendo Hong Kong) potrebbe creare guai seri.</p>
<p>Quali conseguenze avrà l’approccio trumpiano? Se realizzasse in pieno quel che ha detto, gli effetti sarebbero gravi: come ogni buon protezionista The Donald vive disconnesso, pensa di infliggere sanzioni e dazi agli altri senza che questi reagiscano con contromisure politiche ed economiche. <strong>Le economie sono interconnesse</strong>: le auto assemblate negli Usa dipendono dai pezzi fabbricati in Messico e le Bmw costruite in Nord America e che vengono riesportate in tutto il mondo con beneficio della bilancia commerciale Usa, sono composte da pezzi provenienti dall’intero pianeta: se aumenti il prezzo dei componenti, aumenta quello delle Bmw e non le esporti più.</p>
<p>Infine, i dazi fanno crescere l’inflazione e i tassi di interesse ma diminuiscono la concorrenza: una triplice ricetta non benefica. È possibile che il magnate si limiti a qualche azione dimostrativa e poi scenda a più miti consigli per gli effetti negativi provocati dalle sue chiusure. Ma si prospetta un periodo turbolento, poiché le caratteristiche che hanno fatto vincere Trump, la sua imprevedibilità e l’essere fuori dagli schemi, esercitate nelle politiche commerciali ed economiche atterriscono.</p>
<p><strong>Alessandro De Nicola</strong>, <em>La Repubblica</em> 14 novembre 2016</p>
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