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	<title>protezione civile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>protezione civile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Sapevamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cosa impressionante è che lo sappiamo. Sta succedendo in Emilia-Romagna, ma è già successo e succederà altrove. Anche il vocabolario si ripete uguale e si deve stare attenti a non cadere nella trappola modello pandemia, ovvero prendere parte a un dibattito di cui non si capiscono neanche i termini: bombe d’acqua, terreno impermeabilizzato e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa impressionante è che lo sappiamo. Sta succedendo in Emilia-Romagna, ma è già successo e succederà altrove. Anche il vocabolario si ripete uguale e si deve stare attenti a non cadere nella trappola modello pandemia, ovvero prendere parte a un dibattito di cui non si capiscono neanche i termini: bombe d’acqua, terreno impermeabilizzato e così via andando. Qui non si tratta di avere una propria spiegazione del “dissesto idrogeologico”, per usare un’altra frase fatta, come non si trattò di averlo sulle proteine spike: si tratta di osservare la realtà e comprendere che il non meravigliarsi, il sapere già che sarebbe accaduto, soltanto non sapendo il dove e il quando, è un’aggravante.</p>
<p>Sappiamo che quando si smette di parlare di siccità si comincia a parlare di alluvioni, quando s’essicca il discorso sui danni per la mancanza di acqua comincia il cordoglio per i morti provocati dall’acqua. E, a dispetto dell’ironia macabra, le due cose non sono in contraddizione, ma una accompagna e segue l’altra, per poi ripassarsi il testimone. E ogni volta si ricomincia con il racconto del disastro e il sottofondo delle responsabilità. Laddove la responsabilità più grossa è collettiva: lo sappiamo, ma non ne traiamo le conseguenze. Questo non è fra i problemi più sentiti, si preferisce metterlo nel reparto “fatalità”. Ma non è una fatalità.</p>
<p>Quando non piove si deve lavorare alla pulizia dei corsi d’acqua, alla predisposizione di aree in cui possano espandersi senza creare danni. Non è un programma innovativo ma sapienza antica, puntualmente non soltanto negletta ma contrastata. Perché chi prova a rimuovere ostacoli o a lavorare sui fondali corre il rischio di beccarsi una denuncia. Vige un’idea di rispetto della natura che non ha la minima idea di cosa sia la natura. Come si vede anche con la popolazione degli animali selvatici.</p>
<p>Basta dire “cementificazione” per bloccare ogni intervento che corregga i corsi e il loro defluire o che metta in sicurezza l’abitato. Ma il cemento non uccide nessuno e non deturpa niente, salvo che lo si metta nel posto sbagliato e nella quantità sbagliata. I soldi ci sono, mancano progetti e fatti.</p>
<p>Poi si apre l’infinita discussione sulle cause: è l’uomo ad avere alterato il clima (nel qual caso faccia penitenza) o il clima muta per i fatti suoi (nel qual caso si porti pazienza)? Un doppio schiaffo alla razionalità. Il futuro industriale coincide con un cambio delle fonti energetiche e dei sistemi produttivi, fare penitenza non serve a nulla e provare a conservare il passato serve soltanto a fallire. Su quel fronte bisogna mettere ricerca e innovazione, non contrizione. E se c’è un vantaggio immediato per chi produce sporcando si deve lavorare a che duri il meno possibile, non a fargli concorrenza sporcando di più. E se anche il clima muta per i fatti suoi, sappiamo che il modo per non esserne vittime non è guardare il cielo ma attrezzarsi per terra, adeguarsi ai cambiamenti, imparare dagli errori.</p>
<p>Anche la pandemia che ci ha colpito tre anni fa non era la prima sperimentata e non sarà l’ultima, ma è costata meno e si è usciti più in fretta perché la si è affrontata senza millenarismi, con i vaccini, superando la confusione iniziale e mettendo in campo un’azione europea coordinata. E quel che si è imparato si spera non sia dimenticato. Anche in quel caso si sarebbe (e si è) potuto perdere tempo a discettare delle cause, ma a liberarci è stata la reazione alle conseguenze.</p>
<p>Possiamo e dobbiamo apprezzare l’enorme valore della solidarietà, il coraggio dei soccorritori, la prontezza della Protezione civile, l’abnegazione di pompieri e forze dell’ordine. Ci concentreremo sul rimediare ai danni, sapendo bene che la reattività dei cittadini è un elemento fondamentale del lesto riscatto, mentre il delegare tutto ai piani di ricostruzione – restando inerti – è un sistema per vivere un futuro di lavori non completati. Ma prima di tutto sappiamo di dover fare i conti – e in fretta – con quei cambiamenti e di non avere alcuna alternativa al farli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-18-maggio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Luca Ricolfi: La scorciatoia assistenziale nel deserto delle ricette</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-la-scorciatoia-assistenziale-nel-decreto-delle-ricette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
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		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Generali]]></category>
		<category><![CDATA[Troika]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/06/Ricolfi-Messaggero-scorciatoia-assistenziale-deserto-ricette.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>L&#8217;assenza della protezione civile europea</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lassenza-della-protezione-civile-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 13:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al cospetto dell’attuale crisi, uno degli strumenti disponibili ma quasi misteriosamente lasciati da parte e praticamente non utilizzati e nemmeno invocati, è il Meccanismo di Protezione Civile Europea. Perché? Previsto dal Trattato di Lisbona, e dunque dotato di una base giuridica solida, già attivato in passato in oltre trecento emergenze in Europa e nel resto del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al cospetto dell’attuale <a href="https://www.huffingtonpost.it/news/coronavirus/" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}" data-rapid_p="2" data-v9y="1">crisi</a>, uno degli strumenti disponibili ma quasi misteriosamente lasciati da parte e praticamente non utilizzati e nemmeno invocati, è il Meccanismo di Protezione Civile Europea. Perché?</p>
<p>Previsto dal Trattato di Lisbona, e dunque dotato di una base giuridica solida, già attivato in passato in oltre trecento emergenze in Europa e nel resto del mondo, rafforzato nel 2019 in quanto “rescEU”, avrebbe modalità di impiego che si adattano in modo quasi ideale alla situazione che l’Italia e il resto d’Europa stanno conoscendo: coordinamento delle protezioni civili nazionali, organizzazione logistica, smistamento delle risorse dove esse sono richieste in via prioritaria, centralizzazione e condivisione dei dati, sostengo finanziario della Commissione, e molto altro.</p>
<p>Ancora a marzo il Meccanismo è stato utilizzato <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2020/03/04/migranti-ue-i-nostri-confini-non-sono-aperti_d23e9814-1968-4d35-8f52-ea5e07f8892a.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}">per aiutare la Grecia </a>nell’assistenza all’ondata di profughi in arrivo dalla Turchia, Sulla crisi da Covid era intervenuto marginalmente già a febbraio, organizzando alcuni voli di rimpatrio di cittadini europei rimasti bloccati in Cina; poi, il 19 marzo, rescEU ha lanciato un’operazione di acquisto e stoccaggio di <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/mascherine-flessibilita-conti-aiuti-ricerca-frontiere-ecco-misure-ue-bce-contro-coronavirus/creazione-una-riserva-materiale-sanitario.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}">materiale sanitario</a> da distribuire ove necessario, con uno stanziamento di 50 milioni. Dove sia stato immagazzinato questo materiale a chi sia stato consegnato, non è un’informazione ancora disponibile.</p>
<p>Ad aprile inoltrato, con un’escalation drammatica giorno per giorno, il sito istituzionale del Meccanismo si limita a riportare questi due interventi, e un aggiornamento al 23 marzo… Un ruolo talmente defilato e al rallentatore in termini di immagine che sarebbe perfino meglio non esistesse.</p>
<p>Non sappiamo se l’Italia, che pure il 28 febbraio aveva chiesto invano l’attivazione del Meccanismo per la fornitura di ventilatori polmonari, abbia poi rinnovato la domanda per un ruolo ben più ampio; né ci è dato sapere se ben prima del 19 marzo, quando la crisi in Italia era cominciata da un pezzo, la Commissione avrebbe potuto fare già molto di più.</p>
<p>Ma constatiamo un paradosso impietoso: da una parte, della Protezione Civile europea, pur dotata di base legale e quindi non un fantasma o un pio desiderio, non parla nessuno, è ignorata dai media, non viene discussa dalla politica, resta una dimensione inesistente nella percezione dei cittadini.</p>
<p>Dall’altra, proprio uno sforzo congiunto europeo avrebbe permesso di reperire sul mercato in modo unitario e razionale il materiale sanitario di prima necessità e di dislocarlo secondo gli effettivi bisogni, di individuare nei paesi dell’Unione personale medico e paramedico, che già lavora secondo protocolli ospedalieri comuni, convogliandolo nelle aree di maggiore urgenza, di sostenere finanziariamente e logisticamente gli sforzi di chi è più colpito, come previsto dalle norme europee. Il calendario dei picchi, spalmati in periodi diversi tra i vari paesi, permetterebbe un uso ottimale delle limitate risorse delle sanità pubbliche europee.</p>
<p>Vi sono state settimane nelle quali l’arrivo coordinato di anestesisti svedesi (come esempio) e di ospedali da campo con posti di terapia intensiva dall’Ungheria (altro esempio), di cargo di mascherine, camici protettivi e ventilatori, non solo avrebbero portato benefici reali a una situazione al collasso, ma avrebbe offerto l’immagine tangibile di un’Europa solidale e fattiva, fattiva nella solidarietà.</p>
<p>E si sarebbero evitati i paragoni imbarazzanti, anche se per alcuni aspetti fuorvianti, con gli aiuti di personale medico e di materiale arrivati in pompa magna da fuori dell’UE. Siamo purtroppo rimasti al solo aiuto offerto da singoli stati dell’Unione, sempre apprezzato ma a volte tardivo e comunque fuori da un vero coordinamento europeo.</p>
<p>Poiché si evoca una possibile, addirittura probabile, seconda ondata del virus ad autunno, sarebbe bene &#8211; per iniziativa dell’Italia, della Commissione, degli europeisti, o di chiunque altro &#8211; correggere rapidamente questa falsa partenza, per non trasformarla in un fallimento definitivo.</p>
<p>Qualcuno parla di riformare il Meccanismo di Protezione Civile Europea. Forse sarà necessario, perché il Covid 19 è certamente una crisi che sta sovrastando gli strumenti attuali – e non solo nel campo della gestione delle emergenze.</p>
<p>Tuttavia poiché le disposizioni giuridiche esistenti sarebbero già sufficienti, a cominciare dalle disertate cooperazioni rafforzate possibili tra un numero ridotto e volontario di stati membri, ciò di cui ci sia bisogno appartiene soprattutto a quella fumosa eppure indispensabile categoria definita “la volontà politica”.</p>
<p>Se ce ne fosse di più, non avremmo la bacchetta magica per sanare le ferite di una società che ha visti frantumate in un baleno molte sue certezze, ma almeno sapremmo mostrare quanta volontà e intelligenza solidali possiedono gli europei tra di loro, e ce ne ricorderemmo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lassenza-della-protezione-civile-europea/">L&#8217;assenza della protezione civile europea</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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