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	<title>profughi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>profughi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Gli armeni cancellati dalla guerra che nessuno vuole vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonia-arslan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 15:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Armenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scrittrice: «Nel Nagorno-Karabakh un popolo invaso viene torturato nel silenzio» Le bugie hanno le gambe corte. Ma a volte, come nel caso della lettera del prof. Daniel Pommier Vincelli a La Stampa del 22 dicembre, pubblicata col titolo L&#8217;Azerbaigian rivendica i propri confini legittimi. Sono le interferenze russe a peggiorare la situazione, non le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-armeni-cancellati-dalla-guerra-che-nessuno-vuole-vedere/">Gli armeni cancellati dalla guerra che nessuno vuole vedere</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">La scrittrice: «Nel Nagorno-Karabakh un popolo invaso viene torturato nel silenzio»</h3>
<p>Le bugie hanno le gambe corte. Ma a volte, come nel caso della lettera del prof. Daniel Pommier Vincelli a <em>La Stampa</em> del 22 dicembre, pubblicata col titolo <em>L&#8217;Azerbaigian rivendica i propri confini legittimi. Sono le interferenze russe a peggiorare la situazione</em>, non le hanno affatto. Vorrei segnalare le affermazioni e omissioni più eclatanti di questa lettera. In risposta all&#8217;affermazione che «l&#8217;espulsione della popolazione civile» azera dal Nagorno-Karabakh negli Anni 90 è «stata tecnicamente la più grande pulizia etnica del XX secolo», vorremmo sommessamente ricordare al prof. Vincelli che nel XX secolo ci sono stati numerosi &#8211; e ben noti &#8211; genocidi e pulizie etniche, riguardanti &#8211; in primis &#8211; armeni ed ebrei e poi l&#8217;Holodomor ucraino (su cui, nel 2019, è uscito il bel film Mr. Jones), il Ruanda, la Cambogia, i Balcani&#8230;</p>
<p>Quanto alla &#8220;pulizia etnica&#8221; dell&#8217;Azerbaijan, ricordiamo che di profughi armeni ce ne furono circa 400.000. Secondo l&#8217;<em>European Commission against Racism and Intolerance</em>, gli armeni erano «il gruppo più vulnerabile in Azerbaijan nel campo del razzismo e della discriminazione razziale» (2006). All&#8217;affermazione che «l&#8217;Armenia &#8230;  [ha strappato] all&#8217;Azerbaigian non solo la regione del Karabakh» e alla descrizione della prima guerra del Nagorno-Karabakh come «l&#8217;invasione armena dei territori azerbaigiani», faremmo notare che solitamente non si definiscono come &#8220;invasori&#8221; le popolazioni autoctone o indigene. Gli &#8220;invasori&#8221; vengono dal di fuori. Gli armeni, invece, vengono dal di dentro: sono autoctoni di quelle terre. Tanto è vero che la lingua ufficiale della regione autonoma (oblast) del Nagorno-Karabakh, dotata anche di un Soviet autonomo, era l&#8217;armeno. Infine: bene il richiamo al l&#8217;Onu del Vincelli: «Diritto all&#8217;autodifesa come da articolo 51 dellacarta delle Nazioni Unite». Male invece non aver citato l&#8217;altro fondamentale diritto riconosciuto dall&#8217;Onu: il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli (Risoluzione 1514 (XV), 14 dicembre 1960).</p>
<p>E arriviamo alle omissioni. Ciò che è più incredibile della lettera di Vincelli è il voler «spazzare sotto il tappeto», come si dice in inglese, il pericolo corso dal popolo autoctono armeno del Nagorno Karabakh (tenuto a bada dall&#8217;Unione Sovietica, finché è durata). Come ricorda Sohrab Ahmari nel suo magistrale articolo sui fatti dell&#8217;Artsakh (del 22 dicembre scorso), finché c&#8217;era il Soviet gli armeni del Karabakh riuscirono a coesistere coi non armeni. Ma con il suo indebolimento, essi rividero lo spettro dei pogrom del XX secolo. Per loro combattere divenne una questione di sopravvivenza.</p>
<p>Vergognoso poi è il silenzio sulle decapitazioni da parte azera di abitanti dell&#8217;Artsakh, sulle torture su civili armeni e sui prigionieri di guerra, sui video (da loro diffusi sui social) di donnearmene mutilate, sul vergognoso Parco della Vittoria creato da Aliyev a Baku alla fine della guerra; per non parlare dell&#8217;assassinio dell&#8217;ufficiale armeno Gurgen Markaryan durante il sonno, colpito 16 volte con un&#8217;ascia dall&#8221;ufficiale azero Ramil Safarov a Budapest, durante le esercitazioni Nato del gennaio 2004. Condannato all&#8217;ergastolo, Safarov venne rimpatriato dopo una trattativa segreta col governo ungherese, e festeggiato in patria come un eroe nazionale. Tutte questo cose sono state ampiamente documentate e riportate dai giornali.</p>
<p>E che dire del &#8220;caso Akram Aylisli&#8221;? Questo scrittore ottantacinquenne, uno dei più noti e celebrati autori azeri, ha scritto un breve romanzo, Sogni di pietra (2013), pubblicato anche in Italia da Guerini, con la prefazione di Gian Antonio Stella. Una piccola storia incantevole di fratellanza e di pace ambientata a Baku, in cui un vecchio attore azero finisce in ospedale per aver difeso un armeno da un linciaggio, e nel delirio ricorda la pacifica convivenza nel villaggio natio. Aylisli è diventato un reietto: è stato dichiarato apostata, espulso dall&#8217;Unione degli scrittori azeri, privato della pensione, gli è stato impedito di uscire dal Paese. E infine, perché parlare di «una premessa storica, che assume un valore etico-politico»? Vogliamo proprio parlare di etica, prof. Vincelli? Perché non cominciamo con il parlare di verità? Come ricorda Kant, le bugie sono in sé cosa non etica: mendacium est falsiloquium in praeiudicium alterius.</p>
<p>Proprio in questi giorni ecco l&#8217;ultimo episodio di questa spietata guerra sotterranea, chiaramente intesa a far sloggiare i restanti 120.000 abitanti armeni del Karabakh: il blocco del corridoio di Lachin, l&#8217;ultima strada &#8211; rimasta operativa sotto il controllo di militari russi &#8211; che collega al mondo questa enclave abitata da millenni dal popolo armeno. È una mossa che fa seguito ai bombardamenti del luglio scorso, in cui furono attaccati diversi villaggi di confine e anche la celebre stazione termale di Jermuk, nel territorio stesso dell&#8217;Armenia, con parecchi morti e feriti. Una perversa partita del gatto col topo, il cui scopo è di accrescere l&#8217;ansia e l&#8217;angoscia di questi poveri e ostinati montanari, attaccati come ostriche allo scoglio alla loro terra natia, dove sono ritornati dopo la guerra dell&#8217;autunno 2020, vinta dall&#8217;Azerbaigian col supporto dei droni turchi e delle milizie dei jihadisti siriani. Farli diventare miserandi profughi, insomma, come gli sventurati sopravvissuti al genocidio del 1915-1922, che non a caso in Turchia vennero chiamati &#8220;i resti della spada&#8221;. L&#8217;attuale blocco totale del corridoio di Lachin, attuato da sedicenti &#8220;ambientalisti&#8221; azeri da 18 giorni, sta strangolando gli armeni del Karabakh. Ogni attività si sta fermando.</p>
<p>Nel severo inverno caucasico, manca il petrolio. Mancano o scarseggiano frutta, verdura, zucchero e molte altre cose di quotidiana utilità, che di solito arrivano dall&#8217;Armenia. I 612 studenti del complesso educativo italo-armeno(Hamalir Antonia Arslan), istituito dalla Cinf, fondazione italo-americana attiva da qualche anno, che vanno dai 4 ai 27 anni, sono costretti a casa, al freddo. Così hanno passato il Natale e il Capodanno. E il mondo occidentale tace, non guarda fischiettando dall&#8217;altra parte.</p>
<p><em>Ha collaborato SiobhanNash-Marshall.</em></p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/esteri/2023/01/11/news/gli_armeni_cancellati_dalla_guerra_che_nessuno_vuole_vedere-12519352/?ref=ST-LA-1"><strong><em>La Stampa</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-armeni-cancellati-dalla-guerra-che-nessuno-vuole-vedere/">Gli armeni cancellati dalla guerra che nessuno vuole vedere</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Fieramente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fieramente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 17:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un problema grosso, quello dell’onda umana spinta dalle bombe russe. Non è neanche in discussione se accoglierla o meno, ma solo come farlo. Non si tratta solo di persone che scappano da una guerra, ma scappano da una guerra dichiarata a noi, al nostro mondo, al nostro diritto, alla nostra libertà. Nel loro Paese si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fieramente/">Fieramente</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un problema grosso, quello dell’onda umana spinta dalle bombe russe. Non è neanche in discussione se accoglierla o meno, ma solo come farlo. Non si tratta solo di persone che scappano da una guerra, ma scappano da una guerra dichiarata a noi, al nostro mondo, al nostro diritto, alla nostra libertà. Nel loro Paese si combatte una guerra che ci si sta sforzando di non fa divenire mondiale, sapendo che è già una guerra per il mondo. Il nostro.</p>
<p>Se il criminale Putin non sarà cancellato, quell’onda non si abbasserà e durerà. Noi europei e occidentali continueremo a trasferire agli ucraini mezzi per difendersi, loro continueranno a trasferirci persone da difendere. Il responsabile di questa catastrofe si trova a Mosca, ha deciso di divenire il nemico dell’umanità, sarà sconfitto e se durerà a lungo trascinerà nella rovina i russi. Loro, lì, che siano militari, banchieri, affaristi, esportatori di gas, intellettuali o cittadini, si pongano il problema di come farlo fuori. O si troveranno fuori dalla civiltà.</p>
<p>Noi, qui, dobbiamo organizzarci anche per accogliere l’ondata. Badando a valorizzarne la straordinaria energia vitale. Soccorriamo loro soccorrendo noi stessi.</p>
<p>Fortunatamente, nei nostri Paesi europei, c’è già una comunità ucraina. Questo aiuta a smistare i casi delicati, come aiuta a capirsi. Anche dal punto di vista linguistico. Molti di quella comunità possono essere spostati in prima linea, senza correre alcun rischio, a nostre spese, per gestire l’accoglienza. I bambini accompagnati da almeno un genitore devono subito essere indirizzati verso le scuole, come già sta accadendo. Per loro sarà difficile, per i nostri bambini sarà grandioso. Scopriranno il mondo, apriranno la mente, saranno adulti migliori. I bambini non accompagnati, per non dire dei tanti orfani, devono anch’essi trovare posto nelle scuole, ma con la supervisione dei giudici minorili. Talora si sfugge ad un orrore e si precipita in un altro. Non deve accadere. Quei bambini sono figli di noi tutti e qui devono essere a casa loro.</p>
<p>Le persone che arrivano, i ragazzi già cresciuti e gli adulti, per lo più madri e anziani, sono istruite. Ma non è facile padroneggino la nostra lingua. Anche a loro va offerta la scuola, naturalmente diversa.</p>
<p>Noi tutti speriamo possano tornare presto a casa loro, se la ritroveranno. Non per liberarcene, ma perché vorrebbe dire che si sono liberati. Non credo sarà così facile e veloce. Quindi quelle persone devono essere accolte non solo con un tetto e un pasto, deve essere facilitato il ritorno alla normalità. Anche produttiva. La comunità degli ucraini è di lavoratori, i nuovi arrivati vi troveranno la dignità che il produrre e il rendersi utili porta con sé.</p>
<p>Ci costerà. Accidenti se ci costerà. Ma sarà grazie a quelle persone che avremo riscoperto chi siamo, ci saremo ricordati del perché tanti scappano o comunque desiderano venire da noi: perché il nostro è un mondo migliore. E lo è anche perché chi pensa che sia necessario inseguirne uno perfetto lo degradiamo a scemo della contrada. È la felice consapevolezza dell’imperfezione che ci ha portati ad essere i più ricchi e i più liberi. Ce ne dimentichiamo, non ci facciamo caso, per trenta anni abbiamo riempito di mugugni e lamentele il trionfo nato dal crollo dell’impero sovietico, dell’infame buio a cielo aperto che aveva sequestrato una parte dell’Europa. Ma sì, è anche naturale che non si stia a compiacersi e si voglia sempre qualche cosa in più. Ora gli ucraini ci aiutano a ritrovare la memoria, la consapevolezza, l’orgoglio. La fierezza di essere quel che siamo, libertà di lamentarsene compresa.</p>
<p>Quell’onda umana è dolente. Nel suo infrangersi su di noi ci porta nuovi problemi. Li supereremo e cresceremo, la ricorderemo come la sciacquata che ci ha ricordato in che consiste ciò di cui possiamo essere fieri.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>L’accoglienza dei profughi e le ombre di troppo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laccoglienza-dei-profughi-e-le-ombre-di-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Battista]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 12:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È sconfortante la scoperta delle malefatte che si sarebbero consumate nel centro di accoglienza dei migranti in Calabria. Gli imbrogli sulla pelle dei profughi, una banda di parassiti che si è impossessata dei fondi della solidarietà per riempirsi le tasche di denaro che serviva a sfamare i disperati, le infiltrazioni mafiose: un incubo civile. Approfittando di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È <span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">sconfortante la scoperta delle malefatte che si </span></strong>sarebbero consumate nel centro di accoglienza dei migranti in Calabria. Gli imbrogli sulla pelle dei profughi, una banda di parassiti che si è impossessata dei fondi della solidarietà per riempirsi le tasche di denaro che serviva a sfamare i disperati, le infiltrazioni mafiose: un incubo civile.</p>
<p><strong>Approfittando di una tragedia umana della povertà e della discriminazione</strong>, si è imbastito un turpe business dei migranti che rischia prima di tutto di oscurare l’impegno umanitario di chi salva vite e dignità umana e poi di generare nell’opinione pubblica la terribile sensazione che dietro le parole dell’accoglienza e della solidarietà si nasconda un losco giro di affari.</p>
<p><strong>Ma è lo stesso fronte dell’accoglienza</strong> che ha ora il compito di evitare questo rischio, di separare con nettezza e con intransigenza ciò che è buono e che l’intera comunità nazionale deve continuare a sostenere dai pericoli dell’affarismo e dei delinquenti che speculano sulla vita degli esseri umani.</p>
<p><strong>Il «fronte dell’accoglienza»</strong>, chiamiamolo così quel vasto e variegato arcipelago umano e culturale che comprende una sinistra più sensibile al dramma dell’immigrazione, il mondo cattolico che fornisce rifugio e sostegno ai reietti della terra, il volontariato che si spende senza tregua per salvare chi sta affogando e scappa dalla disperazione e dalla guerra.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>T<span style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">utto questo fronte deve però evitare di offrire un’immagine di imbarazzo, deve</span></strong> smetterla di mettersi in difesa, di rinchiudersi in una fortezza assediata con il timore che nella guerra giudiziaria ma anche politica al business dei migranti alla fine vengano travolte anche le iniziative buone, generose, senza scopo di lucro.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Il fronte dell’accoglienza dovrebbe essere il primo a chiedere</strong> che gli approfittatori siano messi in condizione di non nuocere. Non deve dare l’impressione di nascondere qualcosa se non intende darla vinta al fronte opposto, quello che sul flusso migratorio vuole alzare solo muri e che oggi dice: ecco, vedete cosa si nasconde dietro il buonismo, ecco vedete l’ipocrisia di chi si riempie la bocca con la retorica dell’accoglienza.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">No, il fronte dell’accoglienza deve essere più coraggioso, rompere lo schema, augurarsi che tutte le malefatte vengano a galla, spezzare il fronte dell’omertà e dell’imbarazzo. È una questione vitale, anche urgente.</p>
<p><strong>Questa è la terza volta che l’immagine dell’accoglienza ai profughi viene sporcata dal </strong>business dei migranti.</p>
<p><strong>È accaduto nell’ambito dell’inchiesta denominata «Mafia Capitale»</strong> dove comunque il giro di denaro attorno ai centri di accoglienza è sembrato un’occasione per accumulare denaro e potere: e anche in questo caso il fronte umanitario è sembrato silente, imbarazzato, animato dalla speranza che prima o poi il fastidioso polverone si sarebbe diradato.</p>
<p><strong>È successo con le polemiche attorno all’azione nel Mediterraneo delle Ong</strong>, le organizzazioni non governative che con le loro navi si incaricano di salvare i naufraghi e le imbarcazioni fragili e sovraccariche partite dalla Libia. Qui il «fronte dell’accoglienza» è apparso ancora più in imbarazzo. Si è subito chiuso a testuggine come se l’eventuale cattivo operato di alcune Ong fosse il modo per delegittimare tutte le Ong. Ma è stata una scelta sbagliata, proprio perché le Ong «buone», la cui attività merita il sostegno e la gratitudine di tutta la comunità nazionale e anche di quella europea, dovrebbero essere le prime a voler isolare chi eventualmente si fosse macchiato di una condotta illegale e immorale.</p>
<p><strong>Al di là delle responsabilità giudiziarie</strong>, tutte da dimostrare e che comunque non dovrebbero sottostare alla tirannia degli annunci perché nella giustizia ci vogliono prove e non annunci, è invece emerso uno spirito di trincea difensivo e si è imposta la paura che tutte le Ong in quanto tali venissero messe sul banco degli imputati.</p>
<p><strong>Invece no, le distinzioni sono importanti</strong>. E l’intimazione al silenzio rischia di dare una percezione. Le Ong che fanno degnamente e ammirevolmente il loro lavoro umanitario hanno tutto da guadagnare da un muro di separazione che le tenga lontane dagli affaristi, dagli speculatori, dai complici dello schiavismo.</p>
<p><strong>E sarebbe stato una buona cosa</strong>, per esempio, che nell’indignazione generale per le parole molto imprudenti di un magistrato sulla ribalta mediatica, si fosse spesa una parola di denuncia per quelle Ong con una bandiera, quella di Malta, di un Paese che non permette l’approdo delle imbarcazioni dei profughi nel suo territorio.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Ora la vergogna dei centri di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, di un parroco che si è</strong> fatto scudo della retorica della legalità, di un capo che si faceva chiamare «Gabibbo».</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Il fronte dell’accoglienza non abbia paura</strong>, auspichi che si vada fino in fondo, metta sotto accusa i meccanismi che permettono speculazioni e ruberie, mettano al riparo l’opera di solidarietà con i profughi e i migranti dall’azione ignobile di malfattori che hanno trovato in questa tragedia un’occasione di arricchimento illecito.</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;"><strong>Senza paura, silenzi, imbarazzi, omertà</strong>. Dalla verità può venire solo il bene, e l’isolamento dei loschi approfittatori del business dei migranti. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Pierlugi Battista</strong>, Il Corriere della Sera 16 maggio 2017</p>
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