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	<title>produttività Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>produttività Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>L’inutile corsa del gambero dei democratici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/linutile-corsa-del-gambero-dei-democratici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chicco Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 15:07:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono parole che sono scomparse nel lessico del Pd.  Parole su cui è stata fondata la stagione migliore del Governo dell&#8217;Ulivo con Prodi, presidente del Consiglio, Ciampi ministro del Tesoro e Bersani all&#8217;Industria. Le parole sono in ordine di importanza: crescita, produttività, debito. Crescita prima di tutto per un Paese che non cresce da ormai 20 anni, con rare eccezioni, e senza la quale, questo è l&#8217;insegnamento della migliore tradizione socialdemocratica, non vi è nulla da distribuire, le entrate fiscali languono, le famiglie in situazione di povertà aumentano e l&#8217;ascensore sociale, la speranza di una vita migliore, che ha fatto grande l&#8217;Italia dei nostri padri, si arresta o addirittura regredisce.</p>
<p>La produttività, quella di sistema, è una delle condizioni della crescita e il debito purtroppo ne costituisce un limite che, se non tenuto sotto controllo, costringe lo Stato ad impegnare cifre sempre maggiori del suo bilancio per pagare gli interessi e lo sottopone al rischio spread che solo le politiche interventiste della BEI e della UE hanno fino ad oggi scongiurato. Il differenziale con altri Paesi si misura in decine di miliardi che ogni anno vengono sottratti agli investimenti e alla spesa sociale. Destra e sinistra hanno da questo punto di vista molte cose in comune. Attingere al debito pubblico per accontentare segmenti crescenti del proprio (presunto) elettorato.</p>
<p>Crescita e lavoro vanno insieme, crescita e giustizia sociale vanno insieme, liberando risorse per la contrattazione sindacale e assicurando risorse fiscali per le grandi riforme a cominciare da quella della scuola, vera officina delle pari opportunità. Invece il problema viene affrontato dalla coda. Rivendicare maggiore uguaglianza, concetto per altro superato dalla migliore tradizione socialdemocratica con quello più complesso e realistico delle &#8220;pari opportunità&#8221;, in un Paese che si impoverisce, è la corsa del gambero. Con una inevitabile conseguenza, evidente nel Pd attuale.</p>
<p>Lo spostamento dell&#8217;attenzione sulle politiche assistenziali, che anziché essere usate con la necessaria parsimonia e in modo selettivo, invadono ogni campo. Pensioni, reddito di cittadinanza, bonus di ogni genere (persino quello per acquistare le macchinetta per rendere frizzante l&#8217;acqua potabile), nazionalizzazioni di aziende decotte. Così quello che dovrebbe essere il partito del lavoro diventa il partito del lavoro che non c&#8217;è, e quindi il partito degli assistiti. La società civile perde ogni autonomia e diventa sempre più dipendente dallo Stato. L&#8217;Italia si meridionalizza. Anche il modo scolastico e propagandistico con cui si è affrontata la transizione ecologica senza alcuna approfondita riflessione sull&#8217;impatto economico sul Paese e soprattutto sulle classi più deboli, ulteriormente colpite da aumenti di costi con effetti chiaramente regressivi dal punto divista fiscale, mostra più il tentativo di trovare a tutti i costi un nuovo ancoraggio ideologico piuttosto che una ragionata strategia.</p>
<p>È rimasto scolpito nella memoria il tweet di Letta contro il gas poco tempo prima che scoppiasse la crisi ucraina che ci ha ricordato in modo esemplare come si produce energia in Italia e in Europa. Persino i Verdi tedeschi mostrano un tasso di realismo e consapevolezza superiori di quello che dovrebbe essere un grande partito socialdemocratico. L&#8217;Italia ha bisogno di un Pd autorevole. Che non ha bisogno di alcuna rifondazione o nuovo inizio. Parole tipiche di chi, come dicono a Milano, cerca di tirarsi su facendo leva sulle proprie bretelle. Operazioni infantili come se fosse possibile rinascere ogni volta che qualche cosa va storto, un sogno adolescenziale, anziché fare un bilancio critico, responsabile e aggiustare il tiro.</p>
<p>Capisco, ma ovviamente non condivido la tentazione di auto confinarsi in un recinto identitario e garantirsi così una stentata sopravvivenza. Passando dalla vocazione maggioritaria a quella di rappresentanza di ceti minoritari prevalentemente assistiti. Gli operai, i lavoratori dipendenti guardano al sodo e sono già da un&#8217;altra parte con buona pace di Landini e dei 5 Stelle. Per non parlare dei milioni di autonomi, fra cui la migliore gioventù, che sogna l&#8217;intrapresa e accetta il rischio. Ma a questa Italia il Pd non guarda più. Non vuole più interpretare lo spirito della nazione che lavora e crea ricchezza. Eppure è quello che fa in molti dei luoghi dove amministra da anni e da decenni e dove questa capacità gli viene riconosciuta. Lo ha detto bene Gori su queste pagine. Forse ricominciare dalla parte positiva della propria storia potrebbe essere il modo giusto. In politica, come in ogni intrapresa umana, si parte dalle idee. E quelle attuali del Pd mi sembrano, in grande parte povere e già (auto)condannate all&#8217;irrilevanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/cultura/2023/01/11/news/chicco_testa_crisi_sinistra_linutile_corsa_del_gambero_dei_democratici-383078406/"><strong><em>La Repubblica</em></strong></a></p>
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		<title>Le diseguaglianze sono create dallo stato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-diseguaglianze-sono-create-dallo-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 17:26:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sentiamo ripetere dalla sinistra italiana e dai sindacati da molti anni, e adesso dal governo, che in Italia c&#8217;è un cronico problema di disuguaglianze. Genericamente tra ricchi e poveri. L&#8217;obiettivo di questa litania anti-capitalistica stantia serve ai fautori del&#8221;+ Stato!&#8221; per legittimare un maggior intervento redistributivo in Italia, dove lo Stato con le sue innumerevoli [&#8230;]</p>
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<p class="p1">Sentiamo ripetere dalla sinistra italiana <span class="s1">e </span>dai sindacati da molti anni, e adesso dal governo, che in Italia c&#8217;<span class="s1">è </span>un cronico problema di disuguaglianz<span class="s1">e</span>. G<span class="s1">e</span>nericament<span class="s1">e </span>tra ricchi e poveri. L&#8217;obiettivo di questa litania anti-capitalistica stantia serve ai fautori del&#8221;+ Stato!&#8221; per legittimare un maggior intervento redistributivo in Italia, dove lo Stato con le sue innumerevoli articolazioni già intermedia <span class="s2">il </span>60% dell&#8217;economia, con i risultati fallimentari che sono sotto gli occhi di tutti. <span class="s3">La </span>realtà dei numeri ci dice che <span class="s2">il </span>nemico da combattere non sono le disuguaglianze di cui parlano questi signori. La pandemia ha reso palese la nuova tragica spaccatura nella società, che è quella che ha contrapposto, a colpi di Dpcm, coloro che hanno mantenuto integro e garantito <span class="s2">il </span>proprio reddito pubblico e tutti gli altri. Contro le banalità del mainstream politico bisogna far valere alcuni dati. Nell&#8217;ulti mo ventennio la spesa pubblica, al netto dell&#8217;inflazione <span class="s1">e </span>rispetto al Pil, non <span class="s1">è </span>mai calata. <span class="s4">È </span><span class="s1">e</span>norm<span class="s1">e</span>m<span class="s1">e</span>nte cr<span class="s1">es</span>ciuta la <span class="s1">s</span>p<span class="s1">e</span>sa per trasferimenti ( dal 38,9 al 44,1 % della spesa del settore pubblico allargato, in un raffronto tra 2000 e 2018), soldi, cioè, messi in mano ai destinatari in modo diretto. <span class="s3">Lo </span>Stato ha poi trasferito alle autonomie locali la gestione di servizi attraverso società partecipate o controllate, occultando sacche di clientelismo, consulenze invisibili, sprechi. L&#8217;unico settore che è stato sacrificato è quello di cui gli statalisti si lamentano, ipocritamente, di più: istruzione, ricerca, infrastrutture, viabilità, giustizia. Comparti <span class="s1">e s</span>p<span class="s1">ese </span>nec<span class="s1">ess</span>ari<span class="s1">e </span>dove perfino un liberi<span class="s1">s</span>ta ricono<span class="s1">s</span>c<span class="s1">e </span>d<span class="s1">e</span>bba e<span class="s1">s</span>ercitar<span class="s1">s</span>i <span class="s2">il </span>ruolo di uno Stato minimo<span class="s1">, </span>ma <span class="s1">e</span>ffici<span class="s1">e</span>nt<span class="s1">e</span>. Qu<span class="s1">es</span>to capitolo (in<span class="s1">v</span>e<span class="s1">s</span>timenti pubblici in conto capitale) <span class="s1">s</span>i è dim<span class="s1">e</span>zzato (dal 13,6<span class="s1">%</span>, già ba <span class="s1">ss</span>o, del 2000 ali&#8217; attuale 7,65<span class="s1">%</span>). <span class="s3">La </span><span class="s1">s</span>p<span class="s1">e</span>sa pubblica complessiva sul Pil in Italia è di contro passata dal 53,26% del 2000 al 58,90% del 2018. Un&#8217;enormità se si tiene conto che, nello stesso periodo, <span class="s2">il </span>Pil è cresciuto in termini reali di appena 1&#8217;8,3%. Ad un esame più analitico, si osserva &#8211; nello stesso periodo &#8211; un enorme aumento di spesa, soprattutto per acquisti di beni e servizi (+54% reale) mentre le spese in conto capitale, che &#8211; insieme agli investimenti privati &#8211; sono le uniche capaci di generare Pil, sono scese di oltre <span class="s2">il </span>21 % reale. Un<span class="s1">&#8216;</span>altra scoperta amara è la differenza tra spesa della P A in senso stretto e quella allargata a tutto <span class="s2">il </span>carrozzone del famoso stato imprenditore (partecipat<span class="s1">e, </span>controllate<span class="s1">, </span>municipalizzate, consorzi ecc ecc). Questa differenza, che ammontava a circa 90 miliardi nel 2000, è salita a 188 miliardi nel 2018! Da questi dati emerge come la bulimia statalista abbia fagocitato <span class="s2">il </span>60% del <span class="s4">Pii </span>lasciando al contempo cadere a pezzi scuole, ponti, infrastrutture, ricerca e facendoci vergognare per la mondezza di Roma, i tram che prendono fuoco o i tribunali che non emettono sentenze per 10 anni. <span class="s3">Lo </span>Stato non deve fare l<span class="s1">&#8216;</span>imprenditore<span class="s1">, </span>ma garantire i servizi necessari. Il contrario di quel che si è fatto e di quel che sta facendo questo governo <span class="s1">, </span>anziché detassare la geniale cr<span class="s1">e</span>atività imprenditorial<span class="s1">e </span>d<span class="s1">e</span>gli italiani, che infatti vanno via.</p>
<p class="p2">
</div>
<p><em>Pubblicato da Libero, edizione del 31.07.2020</em></p>
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		<title>Francesco Giavazzi: Preparare subito il futuro</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-giavazzi-preparare-subito-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 05:31:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/giavazzi-corriere-preparare-subito-futuro.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>Alessandro De Nicola: Arrivano i dollari e sono guai</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/alessandro-de-nicola-arrivano-i-dollari-e-sono-guai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 06:16:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
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		<title>Non viviamo per lavorare? Ma senza lavoro non si vive</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/non-viviamo-per-lavorare-ma-senza-lavoro-non-si-vive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 11:56:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]L'ipocrisia dell'ex presidente dell'Uruguay nell'articolo di Pierluigi Del Viscovo[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Non veniamo al mondo per <strong>lavorare</strong> o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo solo una». Che bella questa frase che circola sui social media, diffusa da un&#8217;autorevole testata, insieme all&#8217;immagine dell&#8217;autore José Mujica, un caro vecchietto dagli occhi buoni. Un pensiero semplice, che come tutte le frasi belle e semplici esercita un&#8217;enorme seduzione. Come non essere d&#8217;accordo? Eppure, è un pensiero che può fare del male. In verità, molto di questo male è già stato fatto, nei decenni scorsi, e le ferite sono ancora da rimarginare. Le cicatrici, poi, chissà se scompariranno mai.</p>
<p>Intanto, chi è <strong>José Mujica</strong>, l&#8217;autore di tanta saggezza? Un signore di 80 anni, già presidente dell&#8217;Uruguay dal 2010 al 2015 (sì, mica uno qualunque), che negli Anni sessanta aderì al movimento dei Tupamaros e poi, arrestato, trascorse circa 15 anni in carcere, molti dei quali in una cella d&#8217;isolamento. Proprio questo isolamento gli causò gravi problemi di salute, specialmente psicologici.</p>
<p>Questa penosa segregazione, che non augureremmo a nessuno, non gli impedì tuttavia di elaborare profonde meditazioni, come questa: «In prigione ho pensato che le cose hanno un inizio e una fine. Ciò che ha un inizio e una fine è semplicemente la vita. Il resto è solo di passaggio. La vita è questo, un minuto e se ne va». Certo non si tratta di pensieri complicati, come egli stesso ammette: «Non sono né un filosofo né un intellettuale. Lo sono stato fino ai 25 anni. Fino a quell&#8217;età leggevo di tutto, dalla guida telefonica a Seneca».</p>
<p>Dunque, ricapitolando, negli anni della prigionia, isolato dal mondo e comprensibilmente alienato, ha elaborato cosa suggerire a chi stava fuori a tirare avanti. Per ogni altra attività, questo farebbe sorgere qualche perplessità sulla capacità di conoscere e stare in sintonia con l&#8217;oggetto delle riflessioni.</p>
<p>Ma accantoniamo ogni perplessità e pregiudizio per entrare nel merito dell&#8217;affermazione centrale. «Quando tu compri qualcosa, non la paghi col denaro, ma con le ore della vita che hai impiegato per guadagnarlo. Con la differenza che la vita è l&#8217;unica cosa che il denaro non può comprare. È un peccato sprecare così la vita e la libertà».</p>
<p>Chiedo scusa, ma che significa? Che senso ha opporre la vita al lavoro? Certo che stiamo al mondo per vivere, ma per farlo ci dobbiamo sbattere dalla mattina alla sera. All&#8217;inizio lo facevamo per sopravvivere. Secoli e secoli piuttosto grami, tanto che per darci piacere, per darci un senso, inventammo una seconda vita ultraterrena dove ci aspettava la felicità (con buona pace di chi ha pensato che «second life» fosse arrivata con internet). Ma abbiamo tenuto duro, siamo sopravvissuti e anche bene, fino a circa un secolo fa, quando la specializzazione del lavoro e la tecnologia hanno aumentato la produttività (meno sforzo con più risultato) creando <strong>il benessere e il tempo libero</strong> e con loro la cultura del piacere, ossia i beni voluttuari.</p>
<p>Si badi, è un&#8217;opinione, una visione della vita e del mondo, da cui si può dissentire. Certo, uno poi si chiede se il lavoro femminile sia stato o no una conquista. Ma lasciamo perdere le polemiche. Uno può legittimamente scegliere di non lavorare per dedicarsi pienamente alla vita. Lo faccia, con i migliori e più sinceri auguri. Basta che non pretenda, mentre si gode la vita, pure i frutti del lavoro, quello degli altri. Ma a chi riesce anche in questo, e Dio e gli italiani sanno che tanti lo fanno benissimo, va una sola sommessa preghiera: abbiate il buon gusto di non sfotterci con queste belle parole.</p>
<p><strong>Pierluigi Del Viscovo</strong>, <em>Il Giornale</em> 22 settembre 2016</p>
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