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	<title>processo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>processo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Se il processo mediatico prevale sul processo reale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/se-il-processo-mediatico-prevale-sul-processo-reale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Cerasa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 17:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[Ruby ter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finirà che a difendere i giudici, alla fine, resterà solo il Cav. I numerosi commenti indignati ospitati dai giornali cosiddetti progressisti sul caso dell’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby Ter confermano una tendenza preoccupante presente all’interno di una particolare categoria giornalistica che per assenza di fantasia potremmo definire con una formula spericolata ma forse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finirà che a difendere i giudici, alla fine, resterà solo il Cav.<br />
I numerosi commenti indignati ospitati dai giornali cosiddetti progressisti sul caso dell’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby Ter confermano una tendenza preoccupante presente all’interno di una particolare categoria giornalistica che per assenza di fantasia potremmo definire con una formula spericolata ma forse efficace: i postini delle procure (Pdp), i giornalisti abituati cioè a presentarsi di fronte all’opinione pubblica travestiti da buche delle lettere dei magistrati.</p>
<p>Nel caso in questione, la tesi esposta dagli indignati di turno è quella di considerare tutto sommato irrilevante la sentenza di assoluzione di<br />
Berlusconi: i fatti, si dice, sono alla luce del sole e non basta una semplice assoluzione, o una semplice svista di qualche magistrato superficiale, come se garantire un giusto processo sia solo un formalismo e non l’essenza dello stato di diritto, per cancellare tutto ciò che è emerso dal processo. E dunque, si dice, nessun dubbio, nessun arretramento: ciò che conta non è la stupida sentenza, ciò che conta è ciò che l’inchiesta ha magnificamente scoperchiato. E lo schema logico del partito del Pdp in fondo è fin troppo semplice: fare della magistratura inquirente l’unica depositaria della verità, dare al processo mediatico un’importanza superiore rispetto al processo reale e considerare tutto ciò che si discosta della verità veicolata dal processo mediatico come un rumore di fondo tipico delle <em>fake news</em>.</p>
<p>Nella cosiddetta giustizia sbrigativa, conta il processo celebrato sui media, non quello celebrato nelle aule dei tribunali, e sulla base di questo schema consolidato, e avallato da alcuni importanti giornali italiani, come Repubblica, come la Stampa, come il Fatto (non sussiste) quotidiano, è possibile continuare ad alimentare in scioltezza una verità alternativa rispetto a quella reale. Conta ciò che si apprende dalle indagini, non l’esito delle indagini. Conta quello che i media raccontano di un processo, non come finisce il processo. Conta la sentenza del tribunale del popolo, non quella del tribunale vero. Ed è anche per questa ragione che l’Italia della buca delle lettere delle procure si ostina da anni a perdere tempo a seguire inchieste che vivono solo nei teoremi del circo mediatico-giudiziario.</p>
<p>Processo sulla Trattativa uno: Carabinieri del Ros accusati di favoreggiamento per la ritardata perquisizione del covo di Riina (l’arresto di Riina è del 1993, l’assoluzione è del 2006).<br />
Processo sulla Trattativa due: Carabinieri del Ros accusati di aver mancato più volte la cattura di Bernardo Provenzano (il presunto non arresto di Provenzano è del 1995, l’assoluzione dei Carabinieri del Ros è del 2017).<br />
Processo sulla Trattativa tre: l’ex ministro Mannino accusato di aver intavolato una trattativa tra lo stato e la mafia (le prime indagini scattano nel 1991, l’assoluzione è del 2020).<br />
Processo sulla Trattativa quattro: i Carabinieri del Ros accusati di “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti” (l’accusa di aver tramato con Cosa nostra, per Mori, Subranni e De Donno, risale al 1994, l’assoluzione è del 2022).</p>
<p>Processo Rubyuno (Berlusconi viene indagato nel 2010 per concussione e viene assolto nel 2015).<br />
Processo Ruby ter (Berlusconi viene assolto in primo grado nel 2023 dall’accusa di corruzione in atti giudiziari dopo undici anni di indagini). Processo “Mafia Capitale” (nel 2020, dopo cinque anni di indagini e di processi, la Cassazione ha escluso il carattere mafioso degli atti criminali commessi a Roma).<br />
Processo Eni-Nigeria (nel 2022 i vertici di Eni, dopo undici anni di indagini, sono stati assolti perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver corrotto società petrolifere e politici nigeriani).<br />
Processo Saipem-Algeria (nel 2020 la Cassazione conferma l’assoluzione per i vertici di Saipem per una presunta tangente relativa al 2007). Processo corruzione Finmeccanica (nel 2019 viene confermato dalla Cassazione il proscioglimento per gli ex vertici di Finmeccanica accusati dal 2013 di corruzione internazionale, e che per quell’accusa hanno passato alcuni mesi in carcere).<br />
Processo Boschi-Etruria (il papà dell’ex ministro Maria Elena Boschi finì nel tritacarne giudiziario nel 2015, accusato di bancarotta fraudolenta, ed è stato assolto nel 2022 con formula piena).<br />
Processo Ubi Banca: nel 2021 il tribunale di Bergamo assolve trenta imputati su trentuno al termine del processo sulle presunte irregolarità nella gestione dell’istituto di credito, nel frattempo incorporata in Intesa Sanpaolo (tra gli assolti il banchiere Giovanni Bazoli).</p>
<p>Nell’Italia della giustizia sbrigativa, le sentenze sono solo un’inutile perdita di tempo che rischia di spingere l’opinione pubblica a occuparsi dell’unica fonte di verità possibile: i processi celebrati sui media e non quelli celebrati nelle aule di tribunale. Finirà che a difendere i giudici, alla fine, resterà solo il Cav.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2023/02/17/news/dai-processi-contro-il-cav-alle-balle-sulla-trattativa-ecco-i-nuovi-nemici-dei-giudici-4964186/"><strong><em>Il Foglio</em></strong></a></p>
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		<title>InGiustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 15:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla malagiustizia è la cosa più inutile immaginabile. S’incassa un presunto successo immediato, salvo perdere poi tempo, accertare quello che sappiamo benissimo e non rimediare a un bel niente. Se il ministro Nordio non si sbriga a presentare i testi, che portino nel legislativo la realizzazione di quel che ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla malagiustizia è la cosa più inutile immaginabile. S’incassa un presunto successo immediato, salvo perdere poi tempo, accertare quello che sappiamo benissimo e non rimediare a un bel niente. Se il ministro Nordio non si sbriga a presentare i testi, che portino nel legislativo la realizzazione di quel che ha programmaticamente esposto, si ritroverà macinato da mille urgenze quotidiane, tutte richiedenti pezze e senza possibili soluzioni. La maggioranza di governo pesterà l’acqua nel mortaio, le opposizioni pesteranno i piedi guardandosi bene dall’esporre proposte fattibili, tutti si cimenteranno nel solito sport del moralismo senza etica e saremo sempre fermi non in mezzo al guado, ma in mezzo al guano.</p>
<p>Due parole sull’ultimo (di una lunghissima serie) processo che ha riguardato Silvio Berlusconi: è semplicemente insensato che il contribuente finanzi da anni procedimenti privi di ragionevolezza. Il meretricio non è reato, se volete sapere tutto di questa materia e dei suoi risvolti pratici non dovete prendere libri di diritto, ma un capolavoro di Dino Buzzati: “Un amore” (1963). Ad Antonio piace pensarsi il padrone, ma Adelaide (detta Laide) lo intorta che è una bellezza. Se questa cavolata giudiziaria fosse durata una dozzina d’anni solo per Berlusconi, andrei ad abbracciarlo quale vittima e coglierei l’occasione per manifestargli il disgusto per quanto ha detto sull’Ucraina. Ma riguarda tutti e non possiamo abbracciarci collettivamente. Quindi serve cambiare, non lamentare.</p>
<p>Come? Anche qui, usate la letteratura: “Diario di un giudice” (1955), scritto da Dante Troisi. Non c’è nulla di nuovo, salvo la degenerazione metastatica del male. Fino a quando esisterà un potere irresponsabile di quel che fa, ogni degenerazione sarà possibile e ogni corretto funzionamento impossibile. Oramai anche Beppe Grillo va dicendo che i procedimenti penali riguardanti suoi familiari sono attacchi politici (citofoni a Bonafede, si feliciti per quel che lui stesso ha combinato e si congratuli per l’inciviltà grazie alla quale i suoi familiari sarebbero rimasti sotto processo per il resto della loro vita).</p>
<p>Il giudice deve sempre essere indipendente, ma non irresponsabile. Le sentenze che scriverà devono restare frutto del suo libero convincimento. Se continua a sbagliarle e vengono puntualmente riformate si tratta di un incapace e lo si invita a cambiare mestiere. I procuratori non sono giudici, ma magistrati (quando il giornalismo sarà meno analfabeta ci guadagnerà molto il livello della nostra vita collettiva). Gestendo l’accusa hanno in mano la parte immediata e più spettacolare della giustizia. Un mestiere difficile e che va rispettato, ma se continui a portare sul banco degli imputati cittadini che saranno assolti anche tu vai a fare un’altra cosa, perché crei danno e costi inutili alla giustizia. Contano i risultati. Quindi via il falso dell’obbligatorietà dell’azione penale. Una società funziona se la giustizia funziona, non se i magistrati si travestono da moralizzatori. Tanto più che quel mondo s’è dimostrato infestato e la dipendenza dalle correnti, a scopi carrieristici, è pestilenziale.</p>
<p>Una opposizione che volesse far politica avrebbe la strada spianata, pungolando Nordio a passare dalle parole ai fatti. In questo modo verificherebbe se la maggioranza è pronta a seguirlo o lo hanno mandato avanti perché non aveva e non ha alcuna forza politica. Se le riforme si faranno, se si introdurrà la separazione delle carriere e la responsabilità sarà un gran bene per il Paese e chi se ne importa di chi se ne prenderà il merito. Se non ci si riuscirà l’opposizione avrà un’occasione per far politica e non star lì a fracassarci l’anima su chi debba essere il prossimo egolatra sconfitto.</p>
<p>La politica non è l’opera dei Pupi. Darsi del Marrano facendo cozzare le corazze e ripetendolo tre volte al giorno è scena che ha fatto scappare gli elettori. Di tutti. Entrino nel merito. O cessino il disturbo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-17-febbraio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Ruby ter e la differenza tra Stato etico e Stato di diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ruby-ter-e-la-differenza-tra-stato-etico-e-stato-di-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Feltri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 14:14:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[Ruby]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi incarico, a beneficio del povero lettore perduto fra Ruby, Ruby bis e Ruby ter, nemmeno fosse una delle saghe tribunalizie attorno alle molte stragi della nostra storia, di offrire una sintesi ruvida ed estrema: l&#8217;amore mercenario non è reato. E processare un uomo perché paga per il proprio soddisfacimento, è iniziativa da giustizia di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi incarico, a beneficio del povero lettore perduto fra Ruby, Ruby bis e Ruby ter, nemmeno fosse una delle saghe tribunalizie attorno alle molte stragi della nostra storia, di offrire una sintesi ruvida ed estrema: l&#8217;amore mercenario non è reato. E processare un uomo perché paga per il proprio soddisfacimento, è iniziativa da giustizia di ispirazione iraniana, dove il peccato si confonde col delitto. Ne è seguita una decina abbondante di anni saturi di ridicolo, fra nipoti di Mubarak, cene eleganti, sicurezza nazionale, scandalo internazionale, in cui tutti, a destra e a sinistra, hanno trasformato un affare di Stato in un cinepanettone. O un cinepanettone in un affare di Stato, vedete voi.</p>
<p>Ma c&#8217;è un punto sul quale tocca soffermarsi: il cavillo. Molti ieri hanno parlato e scritto di un&#8217;assoluzione per vizio di forma, dimenticando una volta di più che la forma è sostanza, e soprattutto se si parla d&#8217;amministrazione della giustizia. E cioè, Silvio Berlusconi è stato assolto poiché non si sono potuti utilizzare i verbali delle ragazze, sentite da testimoni anziché da indagate, come invece era necessario. Ora questo viene chiamato cavillo. Ma un testimone se mente rende falsa testimonianza, un indagato invece no, gli è permesso mentire (i codici non sono moralisti, a differenza di chi spesso li governa). Inoltre un testimone è considerato pubblico ufficiale, e la corruzione c&#8217;è se c&#8217;è un pubblico ufficiale. Se non è testimone ma indagato, niente pubblico ufficiale, niente corruzione. Un cavillo che non cambierà in nessuno di noi il giudizio su Berlusconi, ma stabilisce la differenza fra Stato etico e Stato di diritto.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/rubriche/buongiorno/2023/02/16/news/febbre_da_cavillo-12646033/"><em><strong>La Stampa</strong></em></a></p>
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		<title>Romeo e Manetta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/romeo-e-manetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 18:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eva Kailī]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[quatargate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alfredo Romeo, imprenditore, fu arrestato nel marzo del 2017, per una faccenda di gare e corruzione. Fu tenuto agli arresti cinque mesi, di cui tre in carcere. Poi la giustizia stabilì, dopo cinque mesi, che non esistevano ragioni di custodia cautelare. Nel frattempo era ogni giorno su tutti i giornali e centinaia di volte al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alfredo Romeo, imprenditore, fu arrestato nel marzo del 2017, per una faccenda di gare e corruzione. Fu tenuto agli arresti cinque mesi, di cui tre in carcere. Poi la giustizia stabilì, dopo cinque mesi, che non esistevano ragioni di custodia cautelare. Nel frattempo era ogni giorno su tutti i giornali e centinaia di volte al giorno in tele e radiogiornali. Adesso, ancora una volta, è stato assolto. Perché il fatto non sussiste.<br />
Vi propongo l’elenco dei colpevoli:<br />
1. l’informazione che strilla l’accusa e nasconde l’assoluzione, facendo del colpevolismo lo spettacolo per vendere e avanzare;<br />
2. la giustizia in cui fa carriera anche chi fa arrestare innocenti e perde i processi;<br />
3. i cittadini che dicono: ci sono le prove, la prossima volta ci pensi prima. Mentre passa per complice chi dice: se ci sono le prove lo portino a processo, in carcere si va dopo la condanna.<br />
Per non perdere il vizio: Eva Kaili sia processata, ma la carcerazione lontana dalla bambina di 22 mesi è una barbarie inaccettabile.</p>
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		<title>Per giudicare Palamara il Csm viola la Costituzione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-giudicare-palamara-il-csm-viola-la-costituzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pieremilio Sammarco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 17:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[csm]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[palamara]]></category>
		<category><![CDATA[pieremilio sammarco]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In data 8luglio è passata inosservata una delibera che il Consiglio Superiore dclla Magistratura ha adottato per modificare il proprio Regolamento interno che ha aumentato il numero di componenti supplenti della Sezione Disciplinare da 10 a 14, inserendo come componenti aggiuntivi tre togati ed un laico. Si tratta di una modifica che si è resa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">In data 8luglio è passata inosservata una delibera che il Consiglio Superiore <span class="s1">dclla </span>Magistratura <span class="s2">ha </span>adottato per modificare il proprio Regolamento interno che ha aumentato il numero di componenti supplenti della Sezione Disciplinare da <span class="s3">10 </span>a 14, inseren<span class="s5">do </span>come componenti aggiuntivi tre togati ed un laico. Si tratta di una modifica <span class="s6">che </span>si è resa necessaria si legge nelle premesse &#8220;considerato l&#8217;incremento del numero di procedimenti pendenti davanti alla Sezione Disciplinare, con un aumento di casi di incompatibilità&#8221; e che è opportuna per assicurare <span class="s7">l&#8217; </span>indefettibilità e la continuità della funzione disciplinare.</p>
<p class="p1">Il sospetto è che questo aumento di consiglieri supplenti sia stato fatto per scongiurare una paralisi nell&#8217;imminente giudizio disciplinare a carico dell&#8217;incolpato Palamara che potrebbe ricusare molti dei componenti della Sezione Disciplinare o che vedrebbe alcuni di essi astenersi. Al di là delle reali motivazioni che sono alla base di tale delibera del <span class="s2">Csm, </span>sul piano tecnico è interessante valutare se tale interven<span class="s8">to </span>possa considerarsi legittimo e conforme con quelli che sono i fondamenti costituzionali del nostro ordinamento. Si potrebbe eccepire che tale modifica sarebbe dovuta passare attraverso una fonte primaria come la legge e non con un regolamento che è pur sempre una fonte secondaria. Ma trattandosi di una materia attinente al funzionamento interno dell&#8217;ufficio e che è sempre stata disciplinata da un Regolamento interno, si può ritenere che tale modifica non richieda una fonte normativa diversa, di rango primario. Mentre qualche dubbio si pone in relazione all&#8217;art. 25 della Costituzione che stabilisce il principio del giudice naturale secondo il quale nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. In sostanza, con l&#8217;aumento del numero dei componenti della sezione disciplinare nel giudizio a carico di Palamara probabilmente ci saranno dei nuovi giudici che giudicheranno su fatti precedenti alla loro nomina.</p>
<p class="p1">Ora, è <span class="s6">vero </span>che già la Corte Costituzionale con la sentenza n. 262 del 22 luglio 2003 (redattore Capotosti) ha avuto modo di pronunciarsi sulla indefettibilità della funzione disciplinare del Csm consenten<span class="s5">do </span>a quest&#8217;ultimo di aggiungere ulteriori membri supplenti della Sezione Disciplinare; ma questa possibilità è diretta alla formazione, per numero e categoria di appartenenza, di un collegio giudicante diverso da quello che abbia pronunciato una decisione successivamente annullata con rinvio dalle sezioni unite della Cassazione.</p>
<p class="p1">La vicenda Palamara è invece diversa: si è qui ancora nella fase preliminare del giudizio disciplinare e l&#8217;ampliamento del numero dei giudici (seppur supplenti) che potranno giudicarlo pone una forte tensione con i principi fissati dagli artt. 3, 24, 25 e 111<span class="s7"> </span>della Costituzione, sotto il profilo della gararizia del principio generale della imparzialità-terzietà della giurisdizione che opera, per la tutela del diritto di difesa, anche nel procedimento avente natura giurisdizionale dinanzi alla Sezione disciplinare del <span class="s2">Csm. </span>In sostanza, è sicuramente legittimo l&#8217;ampliamento del numero dei componenti supplenti della Sezione Disciplinare del Csm, ma dovrebbe valere solo per i procedimenti futuri, non anche per quelli già avviati, come quello a carico di <span class="s12">Palamara </span>e di altri, perché in questo caso, in violazione dei principi costituzionali del giusto processo e del giudice naturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p7"><em>Pubblicato da Libero del 16.07.2020</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I processi virtuali violano il diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-processi-virtuali-violano-il-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pieremilio Sammarco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 19:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[segretezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=38742</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le aule di udienza virtuale allestite per l’emergenza virus violano diritti e rinnegano i principi del processo. La pandemia scatenata dal virus Covid-19 ha sconvolto anche l’amministrazione della giustizia, che per non cedere alla paralisi delle attività, ha adottato al suo interno misure di sopravvivenza; esse si avvalgono delle piattaforme informatiche per la celebrazione delle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 7">
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<p>Le aule di udienza virtuale allestite per l’emergenza virus violano diritti e rinnegano i principi del processo. La pandemia scatenata dal virus Covid-19 ha sconvolto anche l’amministrazione della giustizia, che per non cedere alla paralisi delle attività, ha adottato al suo interno misure di sopravvivenza; esse si avvalgono delle piattaforme informatiche per la celebrazione delle udienze, facendo ricorso a sistemi di videoconferenza (Skype e Teams) che consentono la partecipazione da remoto.</p>
<p>Il D.L. “Cura Italia” prevede che fino al 30 giugno 2020, termine che probabilmente verrà prorogato, la partecipazione a qualsiasi udienza delle perso- ne detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto.</p>
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<p>Con queste misure si opera pro futuro una prova generale di smaterializzazione del processo che genera però delle forti riserve che non possono essere sottaciute: viene introdotta una disciplina incompatibile con i principi di oralità e immediatezza del processo tale da non consentire un vero e proprio contraddittorio davanti ad un giudice terzo. Viene meno, inoltre, la pubblicità delle udienze, il controllo emotivo della testimonianza e sarebbe fortemente a rischio l’inviolabile segretezza delle conversazioni tra difensore ed assistito nel corso dell’udienza, nonché la forza e l’efficacia del controesame difensivo. Inoltre, come ogni avvocato sa, la liturgia del contraddittorio tra le parti processuali nel dibattimento, sede in cui si forma la prova, non può fare a meno del palcoscenico dell’aula giudiziaria, che mette alla prova l’abilità delle stesse parti.</p>
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<p>Anche la segretezza della camera di consiglio viene sconquassata: il singolo giudice che partecipa da casa potrebbe non essere solo e ciò che viene discusso può facilmente essere ascoltato da altre persone presenti nella casa ed anche perché le conversazioni possono essere, volontariamente o meno, registrate dal sistema informatico utilizzato; inoltre è messo anche in discussione il principio della collegialità dato che i giudici partecipano ad essa ciascuno da un luogo diverso. Né può escludersi che durante lo svolgimento della camera di consiglio vi possano essere degli utenti non visibili silenti (cancellieri, tecnici o amministratori di sistema della società proprietaria della piattaforma).</p>
<p>Neanche la tutela dei dati è garantita: oltre all’assenza di garanzie sui protocolli di sicurezza adottati per contrastare le intrusioni di terzi non autorizzati, le piattaforme informatiche trasformano in una grande mole di dati tutte le informazioni relative al processo, compresi gli atti, i documenti, l’audiovisivo delle udienze, i provvedimenti del giudice. E questi dati sono sicuramente depositati in qualche archivio digitale allocato chissà dove e di proprietà di soggetti appartenenti ad una giurisdizione extraeuropea (Stati Uniti) in cui la regolamentazione sulla tutela dei dati personali è assai più lasca rispetto a quella europea. Né vi sono le adeguate garanzie a tutela dei diritti dei soggetti interessati e coinvolti a vario titolo nel processo, nei cui confronti viene effettuato il trattamento. Sorgono dubbi anche su chi debba rivestire la qualifica di titolare del trattamento (il proprietario della piattaforma, il giudice, l’ufficio giudiziario, il Ministero della Giustizia ?), né è dato conoscere per quanto tempo questi dati raccolti vengono custoditi e secondo quali modalità.</p>
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<p>Non è poi dato sapere se questi dati possono essere utilizzati per elaborazioni particolari (quali la profilazione o la classificazione dei soggetti coinvolti nei processi giudiziari), od anche trasferiti a terzi per ulteriori specifici trattamenti.</p>
<p>E così queste misure adottate per sopperire alle difficoltà create dalla pandemia finiscono per soffocare alcune garanzie fondamentali su cui poggia il sistema giudiziario. Ma la giustizia, con tutto il suo apparato, secondo questa cieca volontà politica, non può fermarsi, deve andare avanti per dare un segnale alla collettività di pragmatica continuità nel superiore interesse generale, anche a costo di tradire se stessa.</p>
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<p><em>Professore di Diritto Comparato Università di Bergamo</em></p>
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<p>Articolo pubblicato su &#8220;Libero&#8221; del 20 aprile 2020</p>
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