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	<title>primo maggio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>primo maggio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Buon primo maggio 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 07:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo maggio 2022 è una data importante, una data da ricordare, non perché, come ogni anno, coincide con la Festa dei lavoratori o perché si ricordano (o si dovrebbero ricordare) le proteste dei Cavalieri del Lavoro americani, che ottennero a partire dal 1867 la previsione legislativa delle otto ore lavorative giornaliere in Illinois, consentendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo maggio 2022 è una data importante, una data da ricordare, non perché, come ogni anno, coincide con la Festa dei lavoratori o perché si ricordano (o si dovrebbero ricordare) le proteste dei Cavalieri del Lavoro americani, che ottennero a partire dal 1867 la previsione legislativa delle otto ore lavorative giornaliere in Illinois, consentendo agli operai di non essere sfruttati.</p>
<p>Quest’anno, in questa data, decade l’obbligo di greenpass per accedere ai luoghi di lavoro e a molti esercizi commerciali, nonché ai luoghi della cultura, sport, svago e mezzi di trasporto.</p>
<p>Oggi decade, di fatto, per alcune categorie di lavoratori ultracinquantenni il ricatto statale: o ti vaccini o non lavori.</p>
<p>Finalmente, dopo un lungo periodo di compressione, molti cittadini italiani potranno tornare a esercitare i loro diritti costituzionali, senza esporre QR code.</p>
<p>Per molti altri lavoratori, appartenenti a diverse categorie e a prescindere dall’età, il ricatto rimane in vigore, come per il personale sanitario (in vigore fino al 31 dicembre 2022), forze dell’ordine, forze armate, personale della scuola (in vigore fino al 15 giugno 2022).</p>
<p>Personalmente, sono stato molto critico, fin dal primo istante, rispetto a queste misure (greenpass e obbligo vaccinale) utilizzate per il contrasto alla diffusione dell’epidemia da SAR-CoV-2, misure più adatte a regolare la vita di sudditi ignoranti che di cittadini consapevoli dei propri diritti e delle proprie responsabilità.</p>
<p>In moltissimi Paesi, con parametri economici oggettivamente superiori ai nostri, con parametri demografici di pari o superiore criticità, rispetto a quelli italiani, queste misure così restrittive non sono state adottate. Perché? Perché i cittadini di questi Paesi sono più consapevoli e non avrebbero accettato imposizioni degne di uno stato medievale? Perché avevano e hanno un sistema sanitario migliore del nostro? Perché avevano e hanno un ministro della sanità migliore di Roberto Speranza? Non saprei, anche se sull’ultimo interrogativo, sono pronto a scommettere su una risposta affermativa.</p>
<p>Allora quale è la peculiarità del sistema italiano?</p>
<p>Certamente, abbiamo un sistema mediatico totalmente appiattito su una narrazione a senso unico. TV e giornali negli ultimi due anni, sono stati solo la cassa di risonanza delle veline proveniente da Speranza e da Conte, prima di lui. Non un’inchiesta giornalistica sull’efficacia delle misure di contenimento della Pandemia, non un servizio comparativo approfondito e terzo tra le misure italiane e quelle del resto del mondo.</p>
<p>Certamente, il popolo italiano non ha dato dimostrazione di grande consapevolezza rispetto ai diritti di cittadinanza, che derivano dalla nostra Costituzione, così come è stato eccessivamente morbido nell’accettare imposizioni e restrizioni, soprattutto durante il Governo di Giuseppe Conte, praticate con strumenti ultralegali, che hanno posto l’Italia al di fuori dei confini dello Stato di Diritto. Ci vorrà del tempo per riflettere con sereno distacco su questi temi, e non sarà breve con ogni probabilità!</p>
<p>Intanto, nell’attesa che il Giudice delle Leggi si pronunci sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate con l’ordinanza n.351 del 22 marzo 2022 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana e ponga, auspicabilmente, un freno all’arbitrio di quelle norme, riflettiamo sulla necessità di porre un argine pratico, etico e intellettuale al potere dello Stato.</p>
<p>A tutti quelli che, aderendo ad una concezione meramente positivistica del diritto, diranno che non c’è nulla di arbitrario nelle norme prodotte, in questa materia, negli ultimi due anni, sol perché esse provengono da governi che hanno ottenuto la fiducia di un Parlamento democraticamente eletto e sono state adottate secondo le regole formali previste in Costituzione, sollecito una riflessione su quanto insegnava Friedrich von Hayek: “Non è l’origine ma la limitazione del potere che ne previene l’arbitrarietà”.</p>
<p>Serve un nuovo rinascimento, che produca nuovi cittadini, consapevoli e responsabili, serve una nuova Assemblea Costituente, che sappia limitare lo Stato e massimizzare la libertà e le aspirazioni dei cittadini.</p>
<p>Buon primo maggio 2022.</p>
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		<title>Primo Maggio e libertà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/primo-maggio-e-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 08:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Lorena villa]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi cade l’anniversario di quando, qualche decennio fa, scoprii con sgomento che i miei genitori, artigiani e commercianti che lavoravano dodici ore al giorno, domenica compresa, non venivano considerati “lavoratori”. La festa del 1 maggio non era per loro, anzi&#8230; per alcuni è sempre stata “contro” di loro: nemici costruiti ad arte da una politica [&#8230;]</p>
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<div>Oggi cade l’anniversario di quando, qualche decennio fa, scoprii con sgomento che i miei genitori, artigiani e commercianti che lavoravano dodici ore al giorno, domenica compresa, non venivano considerati “lavoratori”.<br />
La festa del 1 maggio non era per loro, anzi&#8230; per alcuni è sempre stata “contro” di loro: nemici costruiti ad arte da una politica che sembra ancor oggi non poterne fare a meno.I sacrifici che i miei genitori fecero per uscire da uno stato di povertà dove anche la farina era razionata non li rendono eroi, fu un’esperienza comune a molti Italiani. Lentamente, indebitandosi, lavorando molto e rischiando, dettero il via a una piccola impresa che ancora oggi è attiva con discreto successo e crea impiego per i lavoratori che festeggiano oggi.Ma ditemi ora, dove sta la differenza tra chi festeggia e chi no?<br />
Non è ora di saldare l’asse tra chi rischia, produce lavoro e chi lavora da dipendente nel settore privato?<br />
Non è ora di sentirci tutti vogatori schiavizzati sulla stessa barca che sta andando a picco a causa di uno stato divinità che preleva più della metà delle risorse di ognuno di noi per mantenere lo status quo e ampliare se stesso rimettendo a noi tutti i suoi debiti?Siamo veramente liberi?<br />
Non si parla più di libertà, è un tema faticoso per gli individui e pericoloso per i politici. La libertà è caos generativo, progresso, cambiamento, le classi dirigenti tutte sono, nei fatti, refrattarie ai cambiamenti.<br />
Luigi Einaudi evocava sempre la libertà, insieme alla parola responsabilità.<br />
Dal suo archivio ben gestito da FLE onlus ne emergono almeno 800 citazioni.</p>
<p>Ma come si concilia libertà con lavoro?<br />
“Si associno gli operai e trattino, forti della loro resistenza organizzata, cogli imprenditori; ed elevino di molto il loro tenor di vita. L’elevazione sarà dovuta alla libera organizzazione e sarà meritato premio concesso a chi seppe dimostrarsi forte ed abile nella lotta economica. Non impongano tuttavia con una legge il loro volere agli altri operai ed agli imprenditori. Soltanto i deboli che non sanno conquistare il benessere e la ricchezza coll’opera propria, si accordano per impadronirsi dell’altrui ricchezza mercé l’impiego della macchina legislativa.”*</p>
<p>Emergono dunque altri e diversi nemici dei lavoratori tutti:<br />
la burocrazia e lo Stato sovrano quale entità trascendente, nel quale tutti si ostinano a leggere una garanzia con approcci mistici e orbi, che si pone al di sopra dei cittadini e delle loro libertà in un torbido meccanismo di prelievo infinito, delirio da onnipotenza sul mercato e spesa incontrollata.<br />
La libertà venduta in cambio del costosissimo nirvana egualitario.</p>
<p>Ma, superando la vecchia logica del posto fisso, la libertà per un lavoratore passa dal poter trovare o cambiare lavoro con facilità, adeguando lo stesso alle sue esigenze di vita, ai suoi talenti e alle sue aspirazioni.<br />
Cosa lo impedisce?<br />
Ancora e sempre uno Stato che spende per una scolarizzazione non adeguata ai tempi, che invece di attrarre le imprese costruisce minuziosamente le barriere perchè queste stiano ben lontane da esso, le induce a scappare verso un luogo a loro meno ostile dove attecchiranno creando benessere oppure, nel caso peggiore per quanto mi riguarda, le rende complici di una spartizione clientelare del sudore dei cittadini chiamandola redistribuzione.</p>
<p>“L’Italia ha bisogno di uomini intelligenti ed abili, cresciuti in un ambiente di libertà e non di infingardi che tutto aspettano dal favore dello stato.”*<br />
Ancora una volta Luigi Einaudi ci fa sentire forte la sua mancanza.</p>
<p>Questo mio scritto, lungi dall’essere una critica alla giornata del primo Maggio, ne è un inno.<br />
W i lavoratori, tutti.</p>
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<div>*La Stampa», 6 luglio 1901</div>
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<div dir="ltr">
<p><i>Cronache economiche e politiche di un trentennio</i> <i>(1893-1925)</i>, Vol. I, Einaudi, Torino, 1959, pp. 382-385</p>
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