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	<title>politica estera Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>politica estera Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Eurodestra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/eurodestra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 07:57:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bello delle democrazie è che le maggioranze, legislative e governative, possano alternarsi senza che caschi il mondo o si rivoluzioni il sistema. Qualche cosa cambia, naturalmente, e sarebbe semmai preoccupante il contrario, che restasse tutto uguale. Ma non cambiano gli equilibri fra le istituzioni e non cambia la collocazione internazionale. Quel che cambia, nelle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il bello delle democrazie è che le maggioranze, legislative e governative, possano alternarsi senza che caschi il mondo o si rivoluzioni il sistema. Qualche cosa cambia, naturalmente, e sarebbe semmai preoccupante il contrario, che restasse tutto uguale. Ma non cambiano gli equilibri fra le istituzioni e non cambia la collocazione internazionale.</p>
<p>Quel che cambia, nelle scelte legislative e governative, può piacere o meno, ma l’occasione per fermare o spingere oltre potrà essere colta al successivo appuntamento elettorale. Posto quanto già qui sostenuto, ovvero che non intravediamo pericoli per gli equilibri istituzionali e le libertà fondamentali, aggiungendo che ove la maggioranza appena vincitrice dovesse venire meno, per divisioni interne, sarà il Quirinale a verificare l’esistenza di altre o scegliere il ritorno alle urne, ragioniamo ora di Unione europea. La destra italiana, considerati anche i suoi legami politici europei, costituisce un pericolo? Corriamo il rischio che l’Italia sia isolata?</p>
<p>Per prima cosa va osservato che la maggioranza neanche esiste se non comprendendo una sua componente che è parte del Partito popolare europeo. Ove questa appartenenza e identità non vengano meno, è già un primo elemento rassicurante. Poi si osservi che il partito europeo che l’onorevole Meloni presiede ha la sua componente più importante in Polonia, e che, come si può verificare anche in Italia, l’aggressione russa all’Ucraina ha collocato questo gruppo fra quanti condannano Putin senza cercare sfumature, ribadendo la collocazione atlantica e interamente condividendo le scelte dell’Ue (nel caso italiano: quelle del governo Draghi).</p>
<p>Vero che la Lega a trazione salviniana è su posizioni diverse e per certi aspetti opposte, ma ha una forza ben ridotta e, comunque, non s’è mai spinta oltre le parole, votando a favore delle sanzioni. Su quel fronte (in senso pieno) non ci sono problemi.</p>
<p>E su quello della coerenza europeista, guerra a parte? Qui le cose stanno diversamente. La ragione per cui non basta affatto che ci si dica “patrioti europei” si trova nella storia. Recente. I comunisti, infatti, si dicevano “eurocomunisti”, stringendo rapporti con gli omologhi portoghesi, spagnoli e francesi. Non di meno nessuno li ha mai considerati veramente europeisti e, anzi, fecero il possibile per impedire il processo d’integrazione.</p>
<p>Varrà la pena ricordare che si opposero all’ingresso dell’Italia nello Sme (Sistema monetario europeo), propedeutico all’euro, e che il discorso di diniego fu tenuto, alla Camera, da Giorgio Napolitano. In quelle condizioni non potevano governare e ove l’avessero fatto sarebbe stata una tragedia, per l’Italia. Questa è una pagina importante, specie per quelli che già cominciano a dire che c’è preclusione per la destra: falso, c’è e ci sarà preclusione per gli antioccidentalisti e per gli anti-Ue. Che poi sono quelli amati dalla Russia, nel secolo scorso e in questo.</p>
<p>Qualche tempo dopo la sinistra italiana e Napolitano in particolare s’impancarono a dar lezioni d’europeismo a tutti. Tanto che taluni si sono convinti l’Ue sia una cosa di sinistra (e che siano sinistra la Cdu o la Csu, in Germania, fa morire dal ridere). Poco male: avevamo vinto noi, avevano vinto gli europeisti e non si deve essere gelosi. Succederà la stessa cosa a destra? Più o meno, se vorranno diventare forza e forze capaci di governare, di costruire e non solo di mestare nei cattivi umori. E noi europeisti ne saremo felici.</p>
<p>In particolare ne saremo felici come europeisti italiani, visto che il terreno di prova non sarà la guerra, ma l’accettazione della corrispondenza fra politiche europee e vincoli da quelle generate, specie in campo economico. La prova sarà il sapere fare i conti con la realtà, rinunciando a quanto d’irreale ci si portava dietro. E che quei conti tornino sarebbe un gran bene per la democrazia. Anche nel caso non si dovesse condividere, in parte o del tutto, quel che la maggioranza di destra farà.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-12-ottobre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/eurodestra/">Eurodestra</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>La partita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-partita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 19:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre l&#8217;Ucraina La riscossa militare ucraina dimostra che fornire aiuti e armi a chi ha subito una criminale invasione è non solo efficace, ma anche lo strumento per negoziare. Se i russi avessero potuto affondare come un coltello caldo nel burro nessun negoziato si sarebbe mai visto. La grave depressione economica russa, l’incapacità produttiva, compresa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Oltre l&#8217;Ucraina</h3>
<p>La riscossa militare ucraina dimostra che fornire aiuti e armi a chi ha subito una criminale invasione è non solo efficace, ma anche lo strumento per negoziare. Se i russi avessero potuto affondare come un coltello caldo nel burro nessun negoziato si sarebbe mai visto.</p>
<p>La grave depressione economica russa, l’incapacità produttiva, compresa quella di sostituire le armi distrutte, fino al punto da elemosinarle dagli stati canaglia, Corea del Nord in testa, dimostra che le sanzioni funzionano eccome. Quanti, nel mondo delle democrazie, erano contrari alle armi e diffondevano la bugia che le sanzioni puniscono più i sanzionatori che i sanzionati, non sono delle anime sensibili, ma sensibilizzate all’imperialismo putiniano. Una tara che non sarà cancellabile per molti anni.</p>
<p>Il conflitto, però, non sarà deciso sul campo. Nessuna delle due parti è in grado di prevalere. Che è poi la condizione per cui non si passa dall’aggressione criminale alla guerra mondiale. Sul campo, pagando con il sangue, si stabiliscono le premesse del negoziato. Su cosa?</p>
<p>Putin non voleva l’Ucraina in quanto tale. Ci credevano solo i suoi accoliti. Ha scelto l’Ucraina perché l’Occidente aveva dato prova dell’esatto opposto di quello di cui la propaganda putinofila lo ha accusato: era disposto a tollerare e abbozzare, pur di non guerreggiare.</p>
<p>Non era la Nato che si espandeva ad Est, era la Russia che si espandeva oltre i confini. Lo scopo della guerra russa, però, non era l’Ucraina, bensì un nuovo equilibrio globale, che restaurasse il mondo crollato nel 1990. Crollo festeggiato dagli uomini liberi e per il bene dell’umanità.</p>
<p>All’azzardo putiniano ha dato corda la Cina. Il sangue lo mettevano i russi, il crollo sarebbe stato russo, ma il guadagno poteva essere cinese. Da qui anche le iniziative su Taiwan. Quel disegno ha fallito. Sul lato russo tocca ai russi liquidarlo, con il suo artefice.</p>
<p>Pena l’isolamento e la miseria per gli anni a venire. Quando ancora il conflitto non era iniziato ci si poneva il problema di come salvare la faccia a Putin, ora sono i russi a dovere stabilire come salvarsi da Putin. Il resto sarà confronto di forza militare senza guerra, di influenza economica e di capacità diplomatica.</p>
<p>Il mondo unipolare non c’era, non c’è e non ci sarà. Quello bipolare è morto e ha mancato la resurrezione. Ma gli equilibri sono tutti da definire. L’Occidente è stato unito e determinato nel sostenere l’Ucraina.</p>
<p>Continueremo a farlo, perché per loro è una guerra nazionale e per noi sono un Paese che combatte anche nel nostro interesse. Ma il conflitto si fermerà quando la diplomazia avrà iniziato il lavoro su equilibri che non riguardano né solo l’Ucraina né solo l’ex impero sovietico. E di questo no, non mi pare vi sia adeguata consapevolezza politica, dalle nostre parti.</p>
<p>Non solo le guerre, ma anche le partite si vincono se non si dimentica mai a quale scopo le si combatte e gioca. La nostra è imperdibile, perché intestata alla crescita della ricchezza e l’affermarsi della libertà.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-14-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Interesse</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/interesse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 14:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ove lo scopo della vita non sia piangere miseria, come sembra essere quello della campagna elettorale, parliamo di come sorridere alla ricchezza. Parliamo degli interessi, anche per spiegare che non solo è falso affermare che le sanzioni alla Russia nuocciono più a noi che a loro, ma anche per documentare di come ci arricchisca proprio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ove lo scopo della vita non sia piangere miseria, come sembra essere quello della campagna elettorale, parliamo di come sorridere alla ricchezza.</p>
<p>Parliamo degli interessi, anche per spiegare che non solo è falso affermare che le sanzioni alla Russia nuocciono più a noi che a loro, ma anche per documentare di come ci arricchisca proprio l’essere parte del mondo che ha messo e che intende mantenere le sanzioni. Fin quando non recederà la criminale aggressione all’Ucraina.</p>
<p>Nel 2021 le nostre esportazioni avevano già superato, di un largo 7.5%, i livelli antecedenti alla pandemia. Una ripresa molto veloce, che ci aveva portato a esportare per 581 miliardi di euro, pari al 32% della ricchezza complessivamente prodotta. Molto bene. All’incirca un terzo della ricchezza è prodotta dalle esportazioni ed è importante non perdere colpi.</p>
<p>Nei primi sei mesi dell’anno in corso abbiamo significativamente migliorato quel risultato, con una ulteriore crescita pari al 22%. Si può sempre fare meglio, ma si è fatto molto bene. Anche se, per ragioni che risultano incomprensibili a chiunque abbia un briciolo di ragionevolezza, queste cose non sono mai il pezzo forte dell’informazione e sembrano note a margine per praticoni d’economia. Sono la ricchezza che ci regge.</p>
<p>Il settore che ha fatto registrare il maggiore incremento è quello dei metalli (+44.5%), seguono i chimici (+38.2%) e poi arrivano alimentari e bevande (+31.2%). Se solo ve ne fosse maggiore consapevolezza collettiva correggeremmo anche la percezione che noi stessi abbiamo della nostra Italia. Con il che sopporteremmo ancora meno le propagande che adorano la miseria e si vergognano della ricchezza.</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto di cui si ha scarsa consapevolezza: quali mercati assorbono i nostri prodotti, arricchendo le nostre esportazioni? Un po’ tutti, che non c’è pizzo del Mondo in cui non si trovi un’iniziativa e un prodotto italiani. Ma se guardiamo alle quantità, non ci sono dubbi ed ecco i primi dieci, con tra parentesi l’incremento di cui si è appena detto:</p>
<ol>
<li>Germania, con 39.5 miliardi (+18.6%);</li>
<li>Francia, con 31.6 (+20);</li>
<li>Usa, 30.1 (+31.3);</li>
<li>Spagna, 16 (+29.1);</li>
<li>Svizzera, 14.9 (+11.5);</li>
<li>Uk, 13.6 (+20.8);</li>
<li>Belgio, 11.2 (+32.7);</li>
<li>Polonia, 9.7 (+18.7);</li>
<li>Paesi Bassi, 9.2 (+23);</li>
<li>Cina, 7.7 (-2%).</li>
</ol>
<p>I più grandi importatori di Made in Italy stanno a Ovest, in Occidente. I più si trovano in Unione europea. Non molti italiani ne sono coscienti.</p>
<p>Ora provate ad ascoltare le parole di qualche arruffapopolo, oggettivamente al servizio di una potenza imperialista e nemica dei nostri ideali e dei nostri interessi: vi sembrerà che avendo messo le sanzioni c’impoveriremo fino alla fame. Se ci fossimo calati le braghe, invece, magari non sarebbe stato bello, ma saremmo ingrassati.</p>
<p>E invece è vero l’opposto, proviamo pure, per seguire mestatori, menestrelli e servitù più o meno consapevole, proviamo a distaccarci dal mondo che ha messo le sanzioni e a fare il verso all’Ungheria: perderemmo ricchezza a rotta di collo. Sarebbe asfissiata l’Italia che produce ed esporta, per la passeggera gioia di demagoghi mai contaminati dall’arte del produrre ricchezza.</p>
<p>Due giorni addietro i russi comunicavano che se non saranno tolte le sanzioni non venderanno più gas.  Ieri è intervenuto il capo dei ventriloqui, Putin, per dire che non lo venderanno se sarà imposto un tetto al prezzo. Trattano e ritrattano per i fatti loro. Le sanzioni non saranno tolte, il tetto sarà imposto.</p>
<p>Putin sa bene quel che i putiniani negano: il suo Paese si sgretola, il processo è inarrestabile, ma inizialmente lento, sicché punta tutte le sue carte nel mettere paura alla vigilia di un inverno che per noi e il nostro sistema produttivo sarà difficoltoso. Non l’abbiamo cercata noi, l’ha voluta lui e il suo apparato dispotico.</p>
<p>Noi non ci muoviamo per rimuoverlo, ma per fermarlo. Rimuoverlo è un interesse dei russi, e per quelli fra loro che sono persone libere, in fuga o in galera, oltre che un interesse sarebbe un piacere.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-8-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trincea</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/trincea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 15:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[luigi di maio]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento, sulla guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, il diritto internazionale, la civiltà e la nostra sicurezza. Vivendo in un mondo aperto, dove le informazioni girano e quelle che non girano sono riservate, sicché non saranno oggetto delle comunicazioni, non è da questa ricognizione che potranno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento, sulla guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, il diritto internazionale, la civiltà e la nostra sicurezza. Vivendo in un mondo aperto, dove le informazioni girano e quelle che non girano sono riservate, sicché non saranno oggetto delle comunicazioni, non è da questa ricognizione che potranno giungere novità.</p>
<p>L’attenzione, pertanto, si concentra sulle eventuali azioni di disturbo, sulle inutili invocazioni di pace (da rivolgersi a Mosca) e sulle spaccature interne alla maggioranza. Segnatamente a quelle interne al Movimento 5 stelle. Sullo sfondo la domanda se l’Italia è nelle condizioni di mantenere ferma la propria posizione. La risposta è: certamente sì. Ma la domanda è già un danno.</p>
<p>La guerra non ha mutato il suo aspetto. Non potrà concludersi sul campo, nelle trincee, dove, al massimo, si possono conquistare posizioni propedeutiche a un negoziato. La Russia ha dimostrato larga inefficienza e incapacità militare, a dispetto della (dai suoi amici) declamata armata di distruzione. Ma ha una schiacciante prevalenza di mezzi e di uomini da mandare al massacro. L’Ucraina ha dimostrato coraggio e determinazione, con l’aiuto dell’Occidente è in grado di resistere.</p>
<p>In queste condizioni, finché sarà fermo il diniego russo a ogni tipo di serio negoziato, la guerra è destinata a durare. Per risolversi sul campo dovrebbe ricorrere una di queste due condizioni:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>l’Occidente cessa di sostenere l’Ucraina, negozia la sua sparizione dalla carta geografica e consente alla Russia l’espansione;</li>
<li>l’Occidente passa dal sostenere, con le armi, la resistenza al fornire strumenti utili per il contrattacco e la vittoria Ucraina. La prima non possiamo accettarla, perché ne andrebbe della nostra stessa sicurezza. La seconda non possiamo favorirla, perché porterebbe con sé la terza guerra mondiale.</li>
</ol>
<p>La Russia perderà. Putin ne ha innescato la distruzione. Ma, senza negoziati, sarà lunga e si dovrà attendere che le sanzioni la consumino dall’interno (il che presuppone una impegnativa attività diplomatica d’isolamento). Da questo discende che nessun Paese dell’Occidente democratico, nessun Paese dell’Unione europea, per tutto il corso dello strazio, potrà singolarmente cambiare posizione o sfilarsi. Uscire dalla trincea non sarebbe un lanciarsi verso i verdi campi della pace, ma verso i cimiteri dei fucilati per diserzione o per (fondata) sfiducia da parte del nemico. Dunque, stiamo parlando del nulla.</p>
<p>Fa piacere sapere che l’Italia ha un ministro degli affari esteri europeista ed atlantista. Siamo entrati nel Patto Atlantico nel 1949 e avviato la fondazione dell’Europa unita nel con il Trattato di Roma (guarda caso) nel 1957. Due paletti discussi dagli svalvolati e da quanti sono stati, ieri e oggi, al servizio e al soldo del nemico militare e politico.</p>
<p>Di Maio, che oggi si erge a baluardo europeista ed atlantista, annunciava, nel 2017, che avrebbe votato per l’uscita dall’euro e, nel 2019, firmava, unico Paese del G7 e in compagnia ungherese, la “Via della seta”. Che oggi prevalga la via della sete è cosa positiva. Fidarsi della coerenza comporta una fede che non ci ritroviamo. Puntiamo sulla speranza e lo spirito di carità.</p>
<p>In politica, come nella vita, accogli quanti cambiano posizione e abbandonano gli errori del passato. In politica, come nella vita, quel che fortifica la credibilità è la trasparenza e la coerenza. Mi fermo.</p>
<p>Qui non si tratta della paccottiglia dei bonus, qui si maneggiano i beni indisponibili dell’Italia. Ragion per cui avremmo una preghiera: liberi di baccagliare e dividersi su chi comanda, nel movimentato Movimento, liberissimi di tendersi agguati per stabilire chi compilerà le liste elettorali, che porteranno in Parlamento solo una frazione marginale della legione che ora vi siede (perché votata dagli italiani, che ne hanno la responsabilità), ma trascinare nella rissa la collocazione internazionale dell’Italia è da irresponsabili. E mica solo dalle loro parti.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-21-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sole e fango</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sole-e-fango/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 16:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non avevamo dubbi e sapevamo che un accordo si sarebbe raggiunto per il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, così come erano stati approvati e attuati i precedenti cinque. Abbiamo qualche dubbio, invece, che a tutti sia chiaro cosa significa e quali ripercussioni politiche ha sull’Unione europea e sull’Italia. Che non avessimo dubbi lo abbiamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevamo dubbi e sapevamo che un accordo si sarebbe raggiunto per il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, così come erano stati approvati e attuati i precedenti cinque. Abbiamo qualche dubbio, invece, che a tutti sia chiaro cosa significa e quali ripercussioni politiche ha sull’Unione europea e sull’Italia.</p>
<p>Che non avessimo dubbi lo abbiamo scritto durante tutto il mese di maggio, nel mentre il sesto pacchetto era oggetto di discussioni. Non solo legittime, ma opportune. La forza del nostro mondo, quello libero, quello delle democrazie occidentali, è proprio nelle diversità e nella necessità di tenere in equilibrio interessi diversi. I monoliti dispotici sono come le statue di sale: brillano al sole, ma si sciolgono e diventano fango con la pioggia.</p>
<p>Il sesto pacchetto non contiene solo la scansione temporale dell’embargo relativo al petrolio russo, ma allarga anche l’interdizione bancaria. Il tutto mentre si corre ad affrancare l’Europa intera dalle forniture di gas. La Russia non solo perderà la guerra criminale che ha avviato, ma si ritroverà in lunga e irrimediabile rovina.</p>
<p>Noi speriamo che questo possa essere evitato, ma con la conclusione del conflitto, negoziata alle condizioni che decideranno gli aggrediti. Speriamo anche che la sicura rovina lavori contro la stabilità interna russa, giacché non abbiamo nessuna voglia e nessuna convenienza di lavorare alla distruzione di ricchezza del popolo russo, ma è quel popolo che deve liberarsi del dittatore che ha dissotterrato l’imperialismo guerrafondaio del passato.</p>
<p>La corsa dei prezzi delle materie prime energetiche (e non solo) era cominciata prima della guerra e non per effetto delle sanzioni, ma, certo, questi elementi aggravano la situazione. Ed è altrettanto certo che ciò comporta un danno anche per noi. Ma l’alternativa non è affatto non subire danni, bensì prepararsi a una guerra che è già iniziata per volontà russa.</p>
<p>Quel che sta succedendo nei Balcani, la corsa nordica ad entrare nella Nato, dicono con evidenza che la vittoria di Putin, la ratifica di un allargamento dei confini a suon di bombe, non è un’opzione percorribile, perché significherebbe portarsi la guerra dentro casa. Putin ha perso nel momento in cui, a poche ore dall’inizio dell’invasione, l’Occidente si è dimostrato unito e determinato.</p>
<p>Quella unità, però, non discende affatto da sentimenti anti russi, bensì dalla constatazione che cedere all’aggressore comportava la propria disgregazione e subordinazione. Un danno di civiltà, politico e anche economico. Ecco perché la guerra è un danno, ma il cedimento sarebbe una rovina.</p>
<p>Tutto questo, che è e rimarrà solido, cambia la vita interna all’Ue. Non rinunciamo a nessuno dei nostri obiettivi, ivi compresa la transizione energetica, ma comporta, da subito, maggiore solidarietà ed integrazione.</p>
<p>La prima è dovuta al fatto che i singoli Paesi europei non sono tutti nella stessa condizione, pertanto l’unità nella risposta comporta solidarietà nel sostenerla. La seconda è una conseguenza, perché la solidarietà comporta scambio di sostegni e spesa comune, che si somma alle altre già avviate ed operative. Senza contare l’accelerazione positiva alla difesa comune, che è materia di alta sensibilità politica.</p>
<p>Ma cambia anche la vita politica interna a ciascun Paese, quindi anche all’Italia. Nella stagione che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945) alla fine della guerra fredda (1990) era escluso che potessero governare forze politiche la cui stella polare era il Patto di Varsavia (i comunisti) e non quello Atlantico.</p>
<p>Nella stagione che Putin ha aperto è escluso che possa governare chi non condivide l’unità nella risposta e la solidarietà integrativa che comporta. Ciascun corpo elettorale resta libero nelle sue scelte, ma operare in quella direzione significa porre il proprio Paese fuori dalla solidarietà e fuori dalla difesa.</p>
<p>Dalle parti di Fratelli d’Italia lo hanno capito bene, da quelle della Lega assai meno. Dalle parti della segreteria del Pd lo hanno capito bene (e farebbero bene ad affrontare il tema Spallanzani), da quelle del M5S assai meno. Anche in questo le presunte coalizioni sono un abbaglio che non abbaglia.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-01-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 62: Ancora armi e di qualità migliore</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-62-ancora-armi-e-di-qualita-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 16:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi prendiamo spinto da un editoriale dell’Economist secondo il quale occorre fornire quantità maggiori di armi all’Ucraina e di qualità migliore. In un podcast precedente avevo ripreso il motto antico in base al quale &#8220;Si vis pacem para bellum&#8221;, ossia la migliore garanzia di conseguire e ottenere la pace [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi prendiamo spinto da un editoriale dell’Economist secondo il quale occorre fornire quantità maggiori di armi all’Ucraina e di qualità migliore.</p>
<p>In un podcast precedente avevo ripreso il motto antico in base al quale <em>&#8220;Si vis pacem para bellum&#8221;</em>, ossia la migliore garanzia di conseguire e ottenere la pace risiede nella capacità poter combattere in guerra.</p>
<p>Fino ad oggi l’eroica resistenza del popolo Ucraino ha dimostrato che non ci può essere alcun negoziato di pace con l’invasore genocida che non sia preceduto da una disfatta militare.</p>
<p>L’Esercito russo ha fallito nel tentativo di prendere la capitale Kiev ed ha subito anche l’onta di perdere la nave ammiraglia Moskva, con ogni probabilità si concentrerà nei territori ad est e a sud dove potrebbe godere di vantaggi logistici legati alla vicinanza con il proprio territorio, approfittare del sostegno dei separatisti e cercare di conseguire un parziale riscatto alla campagna militare che si è dimostrata disastrosa.</p>
<p>Non è dunque il momento per smettere di supportare la resistenza Ucraina, quanto piuttosto di ampliare e intensificare la fornitura di armi. Stati Uniti, Regno Unito, e Canada hanno già annunciato la fornitura di artiglieria pesante e il resto delle società libere dovrebbe fare altrettanto.</p>
<p>Come ribadito più volte in questo podcast non esiste una scelta tra andare o meno in guerra perché l’aggressione realizzata dalla Russia ci ha trascinato in un conflitto dove sono in gioco i nostri valori e la sopravvivenza di un ordinamento internazionale dove i popoli possono essere liberi di determinare il proprio destino senza dover temere l’invasione armata dei paesi confinanti</p>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/IGCmiEosvug" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Ordine infranto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ordine-infranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 08:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la storia produce atrocità è comprensibile la pietà, ma serve la lucidità. La retorica del “tutte le vite hanno lo stesso valore” va bene per i corsi di diritto, per i pulpiti o per multicolori manifestazioni. Ma nel suo essere sicura d’avere ragione non aiuta a capire le ragioni di quel che accade. E [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la storia produce atrocità è comprensibile la pietà, ma serve la lucidità. La retorica del “tutte le vite hanno lo stesso valore” va bene per i corsi di diritto, per i pulpiti o per multicolori manifestazioni. Ma nel suo essere sicura d’avere ragione non aiuta a capire le ragioni di quel che accade. E capirle è decisivo, se si vuole fermare quel che genera.</p>
<p>Quando sentiamo dire che il mondo è stato in pace, dopo la Seconda Guerra Mondiale, siamo sicuri di star ascoltando chi non sa di che parla. Quando sentiamo che, fino al 24 febbraio scorso, la guerra non aveva più lambito le terre d’Europa, sappiamo che la memoria non è il forte di chi sta parlando. Basti pensare alla guerra nei Balcani, con i suoi 43 m3si di assedio a una città e più di 250mila morti. La guerra non solo c’è stata, ai nostri confini, ma vi abbiamo anche preso parte.</p>
<p>Eppure Kiev non è Sarajevo, c’è una profonda differenza che non ha nulla a che vedere con la quantità di crimini commessi e di vite massacrate. La differenza è politica e rende gigantesco il problema aperto da Putin. Imperdonabile la sua responsabilità. E se appellarlo con il mestiere di chi squarta carni animali risulta offensivo, lo è per chi fa quell’onesto mestiere.</p>
<p>A Sarajevo, il quel malefico 1992, si assisté a un rigurgito di incubi passati. Che erano stati sopiti, ma non risolti. Un incubo generato da patologie storiche che la storia non aveva disinfettato e la volontà di rivalsa e vendetta aveva infettato. Le stragi, le violenze, i crimini, andarono avanti a lungo, nella cieca volontà di affermare il dominio accampando ragioni di fede e razza. Ma la natura di quello spurgo era concentrata in un’area e in una storia.</p>
<p>Se i capi di quell’orrore li si poté processare e condannare è perché li si poté separare dalla storia di quei Paesi e di quelle genti. La comunità internazionale non si distinse per prontezza e resta la vergogna di Srebrenica, con i caschi blu dell’Onu che si allontanano e la popolazione civile abbandonata agli aguzzini. Ma, sebbene tardi, un intervento risolutore armato fu possibile, senza mettere in pericolo equilibri. Quella guerra fu un cancro asportabile chirurgicamente, perché localizzato e bloccabile.</p>
<p>Kiev è una questione diversa. Anche qui ci sono flatulenze intestinali di storia non digerita. Aspirazioni imperiali che passano dalle mani zariste a quelle comuniste per finire in quelle nazionalnazimistiche, come anche la convinzione che la potenza russa sia la sua plebe ossequiente e quasi desiderosa di dolore, morte e fame, pur di coronare il sogno del regnante che mai provò nulla di ciò. Ma ancora si sarebbe sul livello di carnefici alla Milosevic o Karatdzic, tutto sta a farli fuori.</p>
<p>Kiev è diversa perché a rompere l’ordine internazionale è uno dei soggetti che quell’ordine ha in custodia, dal 1945. L’ordine non è pace o benessere, ma un sistema di equilibri e potenze. Invadendo l’Ucraina Putin l’ha infranto e se ne è messo fuori. Per fermarlo serve la forza, proprio perché lui ha cancellato il diritto. Ed è questa la ragione per cui non è solo moralmente sano, ma politicamente opportuno fornire armi alla resistenza ucraina.</p>
<p>Possiamo sforzarci di credere a noi stessi quando diciamo che Putin non è la Russia e i russi non sono Putin. È vero, ma vale per tutti. Dietro quell’affermazione c’è la sollecitazione e la speranza che i russi lo rimuovano. Magari. Ma dietro c’è anche un problema enorme: uno dei contraenti di Yalta ha fatto saltare Yalta puntando a cancellare la storia dal 1989 in poi, sicché sconfiggerlo significa anche ridescrivere l’ordine internazionale, ripristinando i principi che Putin ha infranto.</p>
<p>A sconfiggere i Russi è bastevole il coraggio degli ucraini e gli aiuti militari degli occidentali. È già in una pozza che si trasformerà in pantano. Ma per ridefinire un ordine serve coinvolgere anche chi fa finta di volere solo guardare, come la Cina. E, ancora una volta, come sempre, conterà la forza potenziale. Anche per salvare l’anima delle anime belle.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-30-marzo-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Un rublo per la rovina</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-rublo-per-la-rovina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2022 07:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha un significato l&#8217;imposizione russa di pagare in rubli il gas e le altre materie prime che continuiamo ad importare dalla Russia: un significato che supera l&#8217;aspetto strettamente economico. Infatti, dal punto di vista economico, non è che le cose cambino significativamente: nessuno dei nostri Paesi e nessuno al mondo ha riserve in rubli. Nessuna [&#8230;]</p>
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<p>Ha un significato l&#8217;imposizione russa di pagare in rubli il gas e le altre materie prime che continuiamo ad importare dalla Russia: un significato che supera l&#8217;aspetto strettamente economico. Infatti, dal punto di vista economico, non è che le cose cambino significativamente: nessuno dei nostri Paesi e nessuno al mondo ha riserve in rubli.</p>
<p>Nessuna banca centrale ha valuta russa, perché non vale niente: è come tenere una collezione di conchiglie oppure cocci di vetro. L&#8217;unico soggetto che gestisce quella valuta è la Banca Centrale Russa, perché non si tratta di una moneta internazionale come il dollaro o l&#8217;euro, ma di una moneta che hanno solo in quel Paese.</p>
<p>Dunque, se bisogna pagare in rubli, a venderli è necessariamente la Banca Centrale Russa: in questo modo, il valore del rublo cresce, si apprezza, almeno un po&#8217;. Tenete presente che c&#8217;è un&#8217;inflazione molto alta e che il rublo e sceso tantissimo di valore da quando da quando si è deprezzato, cioè da quando è cominciata l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, naturalmente.</p>
<p>Succede, però, che, pagando in rubli, chi riceve i soldi &#8211; mettiamo Gazprom, cioè la società che vende il gas &#8211; prima riceveva valuta pregiata, cioè dollaro o euro, mentre ora riceverebbe una valuta che non vale niente. Quindi, alla fine, con questa operazione impoveriscono società come Gazprom, perché noi paghiamo sempre la stessa cifra.</p>
<p>Da quando è iniziata l&#8217;invasione, in Russia aveva promulgato una norma, in base alla quale chi riceveva denaro dall&#8217;estero, in valuta pregiata, era tenuto a cambiarne subito in rubli l&#8217;80%: la logica di questa norma è quella di sostenere il rublo, che, come dicevamo, non vale e non lo vuole nessuno. Il 20%, invece, rimaneva, sempre per fare un esempio, a Gazprom. Dicendo che le materie prima devono essere pagate tutte in rublo gli tolgono pure quel 20%.</p>
<p>Si tratta, quindi, di un&#8217;operazione demenziale dal punto di vista del sistema produttivo dei venditori e degli esportatori russi. Allora qual è la ragione? Intanto, noi non pagheremo in rubli, perché questa è una violazione contrattuale, che verrà opportunatamente contestata.</p>
<p>Tuttavia, dietro questa faccenda, si cela una questione più profonda, che va capita e cioè che il nostro mondo si industria a cercare il bandolo della matassa per poter negoziare e, mentre noi pensiamo a come negoziare, in Russia, al Cremlino escludono di negoziare: è come se avessero già tirato in ballo l&#8217;arma atomica.</p>
<p>Questa roba del rublo è un&#8217;arma atomica finanziaria e, in quanto arma atomica, distruggerà anche il sistema russo, ma per loro questo è ininfluente: per Putin è ininfluente, perché è un criminale che sta seguendo un incubo <em>nazi-mistico</em> di ritorno all&#8217;Impero Russo. La necessità di affermare l&#8217;Impero Russo supera qualsiasi altra convenienza.</p>
<p>Noi, che siamo figli della terra materiale, cerchiamo di negoziare pensando: <em>&#8220;qual è la tua convenienza?&#8221;</em>, <em>&#8220;cosa pensi di ricavarci?&#8221;</em>, <em>&#8220;dove possiamo trovare un equilibrio?&#8221;</em></p>
<p>Invece, lui pensa in un altro modo: lui pensa di dover ricostituire una storia, di dover tornare a prima del 1917, di dover affermare un <em>imperio</em> della Grande Madre Russia. Il resto, vita umana e vita produttiva, è totalmente secondario. Questa è la ragione per cui da questa situazione non si esce, se non cancellando Putin.</p>
<p>Devo dire che questa iniziativa di chiedere di farsi pagare in rubli serve splendidamente a spiegare al mondo, che in Russia aveva imparato a commerciare, o lo fate fuori o avete chiuso.</p>
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		<title>Cancellare Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cancellare-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 07:45:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vladimir Putin è già riuscito a trasformare i russi in canaglie. Vladimir Putin è riuscito a trasformare la Russia in un Paese di assassini. La guerra che ha iniziato senza la benché minima giustificazione &#8211; ammesso e non concesso che esistano giustificazioni per dichiarare una guerra &#8211; è un crimine contro l&#8217;umanità, è un oltraggio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cancellare-putin/">Cancellare Putin</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/EU0YSlexDJo" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: left;">Vladimir Putin è già riuscito a trasformare i russi in canaglie. Vladimir Putin è riuscito a trasformare la Russia in un Paese di assassini.</p>
<p style="text-align: left;">La guerra che ha iniziato senza la benché minima giustificazione &#8211; ammesso e non concesso che esistano giustificazioni per dichiarare una guerra &#8211; è un crimine contro l&#8217;umanità, è un oltraggio al diritto internazionale, è una sfida politica.</p>
<p style="text-align: left;">Certo, le guerre sono tutte brutte, ma le guerre che vengono dichiarate alla libertà e all&#8217;autodeterminazione di un popolo sono guerre contro l&#8217;umanità e vanno combattute per sconfiggere chi le sa iniziate.</p>
<p style="text-align: left;">Noi abbiamo anche un altro compito, più importante oggi: aiutare gli ucraini e armare gli ucraini. Armare gli ucraini perché durante la resistenza contro il nazifascismo in Europa ciò che gli alleati dovevano fare era armare la resistenza, non suggerire la resa, in nome dei morti civili. Anzi, il compito era &#8211; ed è oggi &#8211; vincere anche in nome di anche di quelle vittime e della libertà.</p>
<p style="text-align: left;">Questo è un compito che abbiamo e che stiamo assolvendo, perché, checché ne dicano quanti credono che essere obiettivi significhi essere equidistanti, in questa circostanza, essere obiettivi significa riconoscere che c&#8217;è un invasore e che c&#8217;è un invaso. L&#8217;invaso lo si difende. L&#8217;invasore lo si combatte. Non ci sono vie di mezzo.</p>
<p style="text-align: left;">Noi Occidente e noi Europa democratica lo stiamo facendo e vinceremo e su questo non c&#8217;è il benché minimo dubbio, né nella storia, né nel presente, né nel futuro.</p>
<p style="text-align: left;">Abbiamo, però, un compito in più: noi dobbiamo difendere i russi. Noi dobbiamo prendere le difese di quel vasto popolo russo che, rischiando 15 anni di galera, oggi è capace di protestare. Noi dobbiamo difendere la voce degli ex Ministri degli Esteri della Russia, che dicono apertamente che questa è una sconcezza, è una cosa che deve essere fermata al più presto. Noi dobbiamo difendere chi il giornalista lo sa fare sul serio, come chi interrompe un telegiornale per dire &#8220;vi stanno raccontando bugie&#8221;. Noi dobbiamo difendere i russi che si sono fatti arrestare in più di cento città.</p>
<p style="text-align: left;">Sfido chiunque di noi a mettere in fila più di quattro o cinque nomi di città russe. Invece, più di cento città significa tutta la Russia. Coloro che sostengono che la &#8220;Russia profonda&#8221; sia dalla parte di Putin, sono profondamente ignoranti e non sanno niente della Russia, perché quella Russia profonda si oppone.</p>
<p style="text-align: left;">Dobbiamo difendere loro, come li abbiamo difesi nel secolo scorso, quando difendevamo le voci di persone come Sacharov e sua moglie; come abbiamo difeso Solženicyn. Io ricordo quando uscì <em>Arcipelago Gulag</em> e arrivarono le recensioni dei supposti colti &#8211; sì, colti di sorpresa dalla  la storia &#8211; secondo i quali era semplicemente un autore che ce l&#8217;aveva con il sistema sovietico e che era avversario del comunismo. Certo che era avversario del comunismo, così come io sono avversario del nazismo. Sono figli della stessa mamma.</p>
<p style="text-align: left;">Li abbiamo difesi allora quei russi e il dobbiamo difenderli oggi, perché non sono un popolo di assassini, perché non sono un popolo di canaglie. Sono governati da una canaglia assassina ed è in nome della cultura russa, in nome dell&#8217;umanità russa e in nome dei tanti russi con i quali abbiamo lavorato, giocato, fatto convegni, scambiato idee diverse.</p>
<p style="text-align: left;">In loro nome la partita contro Putin non deve fermarsi. Putin va cancellato.</p>
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		<title>#ilcafFLEdelmercoledi &#8211; Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffledelmercoledi-ezio-mauro-ferruccio-de-bortoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 18:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilcafFLEdelmercoledi]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo analizzato l&#8217;evoluzione della situazione internazionale legata al conflitto in Ucraina. Con: Ezio Mauro, editorialista di La Repubblica e Ferruccio De Bortoli, editorialista de Il Corriere della Sera Ha condotto: Emanuele Raco, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffledelmercoledi-ezio-mauro-ferruccio-de-bortoli/">#ilcafFLEdelmercoledi &#8211; Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo analizzato l&#8217;evoluzione della situazione internazionale legata al conflitto in Ucraina.</p>
<p>Con: <strong>Ezio Mauro</strong>, editorialista di <em>La Repubblica</em> e <strong>Ferruccio De Bortoli, </strong>editorialista de <em>Il Corriere della Sera</em></p>
<p>Ha condotto: <strong>Emanuele Raco</strong>, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/F82phjuc6xM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffledelmercoledi-ezio-mauro-ferruccio-de-bortoli/">#ilcafFLEdelmercoledi &#8211; Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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