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	<title>papa francesco Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>papa francesco Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Perdono</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perdono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2022 16:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[nativi]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se si chiede perdono si deve anche ammettere le colpe, senza remore, sinceramente, fino in fondo. Bergoglio ha fatto bene a chiederlo per il modo in cui la chiesa che ora lui guida si è comportata con i nativi. Se, però, le questioni di fede e quel che la fede detta non sono materia qui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se si chiede perdono si deve anche ammettere le colpe, senza remore, sinceramente, fino in fondo. Bergoglio ha fatto bene a chiederlo per il modo in cui la chiesa che ora lui guida si è comportata con i nativi. Se, però, le questioni di fede e quel che la fede detta non sono materia qui discutibile, diverso è per le questioni storiche e per le ricostruzioni ispirate a pregiudizi non condivisibili.<br />
Tra il 1863 e il 1966 le organizzazioni cattoliche canadesi hanno sottratto ai nativi all’incirca 150mila bambini, per educarli secondo i dettami della fede ecclesiastica. Annesso a una di queste scuole è stato anche rinvenuto un cimitero, segreto, dove i piccoli morti venivano seppelliti. Gli abusi sono stati molti e vergognosi. Non fu, però, un trattamento riservato ai nativi d’America. I gesuiti lo praticavano anche in Italia, rapendo i bambini ebrei. Il piccolo Mortara, in quel di Bologna, fu sottratto con la forza alla famiglia e mai più restituito, semmai educato in seminario e ordinato sacerdote. L’uso della violenza per diffondere la fede intride ancora le mura di non poche sedi vaticane. A Roma, facendo pochi passi, ci si può spostare dal palazzo dove fu processato Galileo a quello in cui si amministrava la propaganda della fede, per giungere alla piazza dove fu arso vivo Giordano Bruno. Di tanto in tanto arrivano richieste di perdono (Wojtyla lo chiese per Galileo), ma nessuno dei richiedenti odierni ha alcuna responsabilità. Ovviamente. Lo chiedono a nome di una istituzione che agisce in continuità, universale e immutabile.<br />
Se è così, però, Bergoglio ha provato a subordinare l’azione della chiesa, e dei gesuiti in particolare, alla volontà dei governi colonialisti. Perdonateci, per essere stati dalla loro parte. Ma la chiesa non era dalla parte del colonialismo, ne era semmai parte. E il colonialismo non è il male incarnato, che scontri per il dominio e schiavitù esistevano anche prima e perdurarono anche distante. L’avere scoperto nuovi continenti non è una colpa. Semmai un merito. Non vorrei che una eventuale associazione colonialisti debba chiedere scusa per non essere riuscita a fermare quanti approfittavano di scoperte e conquiste per convertire a suon di roghi, torture e rapimenti. È un inganno logico: non erano due mondi, ma il medesimo (già travagliato da guerre religiose interne, tanto che si convertiva con la violenza anche per evitare che a farlo fossero, magari civilmente, i protestanti pellegrini, già rinnegati e perseguitati).<br />
Il mondo prima dell’arrivo dei coloni non era una specie di Tahiti à la Gauguin. Semmai è il mondo post Seconda Guerra Mondiale che ha generato filoni anti occidentali che pretendono l’Occidente sia la causa di tutti i mali, pretendendo “migliori” anche costumi e tradizioni che evocando un mondo perso. Senza che tutto il perduto debba essere rimpianto.<br />
In ogni caso, Bergoglio e i suoi predecessori hanno un indiscutibile merito: presentatemi un pope ortodosso che chiede scusa per i domini russi o un monaco cinese che lo faccia per le pulizie etniche dell’impero. Che questo nostro mondaccio non sia poi malaccio lo dimostrano anche le richieste di perdono. Accettabili o meno.</p>
<p>La Ragione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perdono/">Perdono</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Credenti al tempo del coronavirus. Come vivono i Cattolici la sfida di questo tempo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/credenti-al-tempo-del-coronavirus-come-vivono-i-cattolici-la-sfida-di-questo-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pruiti Ciarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 23:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Buonsenso]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Pietro Natale Belluso* (n.d.r. – abbiamo chiesto a un sacerdote di descrivere come è vissuta la fede, in questo momento in cui anche le libertà della chiesa sono “ristrette”. Ecco la sua testimonianza). &#160; La condizione di emergenza che ci è piombata addosso ci sta portando, gradualmente ma inevitabilmente, a rimodulare il nostro modo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Pietro Natale Belluso*</p>
<p>(n.d.r. – abbiamo chiesto a un sacerdote di descrivere come è vissuta la fede, in questo momento in cui anche le libertà della chiesa sono “ristrette”. Ecco la sua testimonianza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La condizione di emergenza che ci è piombata addosso ci sta portando, gradualmente ma inevitabilmente, a rimodulare il nostro modo di vivere, il rapporto con noi stessi e con gli altri, con il creato e con le cose. “Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può permettersi di fare a meno”, scrive Thoreau in <em>Walden</em> e in questo tempo di restrizioni lo stiamo sperimentando più che mai.</p>
<p>Anche il rapporto con la sfera del <em>Sacro</em> si sta intensificando. Molti avvertono un desiderio di interiorità e di riflessione che, probabilmente, la vita frenetica e caotica che vivevamo prima del Covid-19 ci aveva fatto dimenticare.</p>
<p>Ma, lo sappiamo bene, ogni riflessione deve prendere le mosse necessariamente dall’esperienza personale, a partire dalla quale siamo in grado di porre domande alla storia. Io parto dalla mia, cioè quella di un presbitero cristiano cattolico, ordinato da tre anni, che da un anno e mezzo si trova a svolgere il proprio ministero in un quartiere della periferia di Catania. Cerco di rispondere a questa domanda: come stanno vivendo i cattolici la sfida di questo tempo?</p>
<p>La chiesa non ha mai chiuso i battenti, è sempre rimasta aperta per accogliere i fedeli che volessero pregare in maniera personale. Purtroppo, come sappiamo, le celebrazioni religiose con la partecipazione dei fedeli sono state vietate per evitare assembramenti e sovraffollamenti. Pertanto, ogni giorno celebro la Santa Messa in privato, a porte chiuse, senza il popolo santo di Dio ma sempre a suo beneficio.</p>
<p>Anche in questo periodo, la Chiesa si è resa presente in tantissimi modi nella vita dei cittadini. Le celebrazioni di Papa Francesco trasmesse in televisione risulta siano state seguite da circa quindici milioni di telespettatori; tanti sacerdoti hanno ideato metodologie pastorali nuove, sfruttando i social media e le applicazioni più disparate per trasmettere i valori della fede e per far sentire meno soli i fedeli. Tuttavia, non possiamo negare che la decisione dello Stato ha destabilizzato non poco la vita dei fedeli, privati della partecipazione ai santi misteri, soprattutto in un periodo tanto sentito qual è quello della Settimana Santa e della Pasqua.</p>
<p>Personalmente, non ho mai apprezzato la comunicazione a distanza, tramite i social, perché la trovo fortemente spersonalizzante e in alcuni casi non fa percepire il senso della comunità, dello stare insieme gli uni accanto agli altri. Ma, costretti a fare di necessità virtù ed a reinventarci per sentirci più vicini, mi sono deciso anch’io a trasmettere tramite Facebook le celebrazioni, in modo da assicurare non solo benefici spirituali, ma anche tanto conforto umano.</p>
<p>Per una speciale concessione di Papa Francesco, i fedeli che in questo periodo partecipano alla Santa Messa, trasmessa in tv oppure online, possono ricevere l’indulgenza plenaria facendo la comunione spirituale. Tuttavia, chi ha la possibilità di andare nella chiesa più vicina alla propria abitazione, può chiedere al sacerdote di ricevere l’eucaristia.</p>
<p>Nella difficoltà di questo tempo, ho potuto cogliere il senso della Chiesa che si apre <em>ad extra</em>, la cosiddetta “Chiesa in uscita” di cui parla sempre Papa Francesco. Per noi presbiteri, in particolare, penso sia stata un’occasione di crescita missionaria nel tentativo di lenire le ferite di questa storia travagliata. Ed ecco che ci siamo trovati ad invertire rotta: se normalmente sono i fedeli a venire in chiesa da noi, adesso siamo noi ad entrare, anche se virtualmente, nelle singole case. Ad esempio, attraverso gli esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua che ho trasmesso sulla pagina Facebook della parrocchia, ho potuto raggiungere tantissime persone, come in una grande <em>agorà</em> virtuale per portare conforto a quanti lo desiderassero.</p>
<p>Ma l’<em>ecclesìa</em> (letteralmente “assemblea”) che non si riunisce fisicamente, può dirsi tale? La situazione che stiamo vivendo ci sta aiutando anche a rivedere il nostro rapporto con la comunità e soprattutto il senso del nostro essere, tutti insieme, comunità. È chiaro, il prendere parte ai santi riti a distanza vuole essere soltanto una forma provvisoria di partecipazione in un contesto di emergenza, perché la forma originaria e più naturale per dirsi <em>ecclesìa</em> è il riunirsi materialmente attorno alla mensa eucaristica. Lo ha ribadito anche Papa Francesco durante una Santa Messa celebrata a Santa Marta, dicendo di non cedere alla tentazione di una fede “viralizzata”, cioè di una Chiesa che per paura resta impantanata nella situazione attuale di virtualità. Quella virtuale è la Chiesa dei tempi difficili che stiamo attraversando, ma la vera Chiesa è quella con la presenza del popolo.</p>
<p>Probabilmente il dato positivo di questa situazione è che abbiamo potuto riscoprire il senso di quella che i primi cristiani chiamavano “Chiesa domestica”, la Chiesa che si riunisce attorno al focolare domestico, la famiglia che trova degli spazi di preghiera in comune. Tante sono le persone che da sempre pregano insieme in famiglia, ma molte altre lo stanno imparando adesso anche grazie ai sussidi che periodicamente la Conferenza Episcopale Italiana sta mettendo a disposizione sul proprio sito internet (tra l’altro la CEI ha messo a disposizione gratuitamente anche il quotidiano <em>Avvenire</em> online).</p>
<p>Di questo tempo ci porteremo impressa nella memoria la solitudine di Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta, emblema della vicinanza della Chiesa alle molteplici forme di solitudine: quella delle famiglie con difficoltà economiche, degli anziani nelle case di riposo, dei carcerati, dei malati, dei tanti morti da soli, condotti fugacemente nei cimiteri dopo una brevissima benedizione davanti alla chiesa. È la stessa solitudine di Cristo tradito e solo nell’orto del Getsemani, che muore sulla croce per farsi ancor più vicino alle fragilità umane.</p>
<p>Ma la sofferenza non ha l’ultima parola perché la croce di Cristo è albero glorioso che apre alla resurrezione!</p>
<p>E in questo breve excursus, spaccato della fede vissuta in tempo di Coronavirus, vorrei parlare infine della dimensione della carità, che è segno di speranza e quindi di resurrezione. La mia parrocchia, come credo tante altre realtà ecclesiali e non, in questo periodo si è fatta veicolo di carità per tante persone che con generosità hanno potuto donare e con altrettanta generosità ricevere. Ringrazio tutti coloro che hanno offerto generi di prima necessità per le famiglie in difficoltà: il <em>Movimento di rinascita cristiana</em>, la <em>Halley Sud</em> e le tante singole persone che ci hanno raggiunto con piccole e grandi donazioni. Sappiamo bene che tante famiglie stanno subendo i devastanti effetti di questa tremenda crisi e siamo consapevoli che il nostro contributo non è sicuramente la soluzione ai loro problemi, ma è senz’altro “balsamo” per alleviare qualche piccola ferita e sofferenza.</p>
<p>Con Cristo stiamo portando le croci di un’umanità ferita, nell’attesa di ripartire più forti di prima con una fede più salda in Dio e nell’uomo: questa è la resurrezione a cui Cristo ci chiama oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Amministratore della Parrocchia B.V.M. in cielo Assunta alla Plaia &#8211; Catania</p>
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		<title>Ius soli, perché il Papa rischia l&#8217;autogol</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ius-soli-perche-il-papa-rischia-lautogol/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 12:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[ius soli]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Carlo Nordio a proposito delle «interferenze» del Papa su ius soli, terrorismo e traffico armi[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le parole del Papa sullo ius soli e lo ius culturae</strong> non sono, o non sono soltanto, un&#8217;edittazione solenne del suo elevato ministero apostolico. Intervenendo quando il parlamento italiano si accinge a dibattere su questa controversa materia costituiscono anche un messaggio politico.</p>
<p><strong>Possiamo immaginare che molti cittadini</strong>, anche senza essere aggressivi anticlericali, lo considereranno un&#8217;inopportuna interferenza, incompatibile con il principio della separazione tra Stato e Chiesa e forse con il Concordato. Tanto più che questo Pontefice aveva manifestato, almeno a parole, la volontà di tenersi estraneo alla politica in genere e a quella italiana in specie.</p>
<p><strong>Quanto allo ius culturae</strong>, non è chiaro a quale cultura Egli si riferisca, quando ne auspica la pedagogica estensione ai migranti. Se sia la nostra giudaico-cristiana-greco-romana-illuministica, che il musulmano non solo rifiuta, ma spesso combatte, e che in ogni caso considererebbe come un&#8217;intollerabile prevaricazione.</p>
<p>O se sia la cultura del richiedente asilo: <strong>ma allora che dovrebbe fare lo Stato?</strong> Togliere i crocifissi dalle scuole e coprirli nei musei, come pure qualcuno ha già fatto? Domande lecite, soprattutto di questi tempi.</p>
<p><strong>A queste critiche, il devoto cattolico potrebbe replicare</strong> che, nell&#8217;ambito della sua missione apostolica, il Papa non conosce e non può subire condizionamenti esterni, ove veda in gioco principi di etica universale; che queste <strong>cosiddette «interferenze»</strong> sono tradizionalmente accettate, sin dai tempi del divorzio, dell&#8217;aborto, e persino in occasione delle elezioni; e che infine, anche se queste direttive fossero utopistiche e inapplicabili, il credente deve comunque inchinarsi riverente davanti alla solennità del ministero ecclesiale: «credo quia absurdum», ammoniva Tertulliano.</p>
<p><strong>Ora, è quasi banale sostenere che il Papa ha il diritto di dire quello che vuole</strong>: ci mancherebbe altro che qualcuno volesse limitarne le prerogative. A questo sacrosanto diritto corrisponde, tuttavia, il dovere dello Stato di sottoporre i suoi moniti al vaglio critico dell’utilità collettiva, unico criterio razionale nella conduzione della cosa pubblica.</p>
<p><strong>Ma c’è un&#8217;altra cosa</strong>. Tanto più il verbo pontificio si confronta con le problematiche mondane, allontanandosi dalla dogmatica escatologica e dalla disciplina penitenziale, tanto più rischia di essere smentito dalla rude realtà.</p>
<p><strong>Papa Francesco in questo ha già sbagliato due volte</strong>: prima, sostenendo che la guerra in corso è determinata dalla miseria e dalla emarginazione; poi, quando ne ha attribuito le colpe ai fabbricanti di armi.</p>
<p>Come invece si è visto, <strong>i terroristi non sono quasi mai né poveri né reietti</strong>: alcuni addirittura, come Bin Laden, erano principi e miliardari.</p>
<p><strong>Quanto alle armi</strong>, gli ultimi episodi dimostrano che, in mancanza di bombe e fucili, questi fanatici uccidono con le auto e i coltelli. E un domani lo farebbero, come Caino, con le pietre, se le lame e la benzina venissero a mancare.</p>
<p><strong>Orbene, ogniqualvolta il Pontefice viene smentito</strong>, come in questi casi, dai fatti, una piccola parte della sua autorevolezza viene minata. Per ora questo affievolimento si limita alla sua credibilità di analista politico. II tempo dirà delle eventuali conseguenze ulteriori.</p>
<p><strong>La parola ora passa alla nostra politica</strong>. Sarebbe grave se ignorasse questo messaggio; lo sarebbe ancora di più se vi prestasse un&#8217;acquiescenza supina, che la maggioranza dei cittadini vedrebbe come una resa confessionale. Probabilmente fare quello che ha sempre fatto: leggerà i sondaggi, e adotterà le scelte che riterrà più convenienti dal punto di vista elettorale.</p>
<p><strong>Se il risultato fosse quello di ignorare l&#8217;invito pontificio</strong>, esso costituirebbe l&#8217;ennesima prova del progressivo distacco del Paese dalla sua matrice religiosa. E l&#8217;imminenza del dibattito sulla legge dello ius soli, già ripudiata dalla stragrande maggioranza dell&#8217;opinione pubblica, rischia di aprire una polemica a connotati anticlericali.</p>
<p>Ne valeva la pena? [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Carlo Nordio</strong>, <em>Il Messaggero</em> 22 agosto 2017</p>
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		<item>
		<title>Marcello Pera: il Vangelo non c’entra, il Papa fa politica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/marcello-pera-il-vangelo-non-centra-il-papa-fa-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 22:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bergoglio, tradizione cristiana, Concilio Vaticano II e immigrazione: ecco alcuni dei temi affrontati da Marcello Pera nell&#8217;intervista pubblicata su Il Mattino del 9 luglio 2017 di Corrado Ocone, filosofo, liberale e direttore scientifico della Fondazione Einaudi,  Papa Francesco torna in una nuova intervista rilasciata in esclusiva a Eugenio Scalfari per “Repubblica” interviene nel dibattito politico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/marcello-pera-il-vangelo-non-centra-il-papa-fa-politica/">Marcello Pera: il Vangelo non c’entra, il Papa fa politica</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bergoglio, tradizione cristiana, Concilio Vaticano II e immigrazione: ecco alcuni dei temi affrontati da Marcello Pera nell&#8217;intervista pubblicata su Il Mattino del 9 luglio 2017 di Corrado Ocone, filosofo, liberale e direttore scientifico della Fondazione Einaudi, </em></p>
<p>Papa Francesco torna in una nuova intervista rilasciata in esclusiva a Eugenio Scalfari per “Repubblica” interviene nel dibattito politico con tesi forti e dirompenti che un tempo si sarebbero dette “di sinistra”.</p>
<p>Questa volta, il pontefice si è rivolto direttamente ai grandi della terra riuniti ad Amburgo nel G20 opponendosi in linea di principio a ogni politica tendente a controllare e limitare le migrazioni di massa dai paesi poveri verso l’Europa.</p>
<p>Per capire di più delle idee, e sopratutto dell’azione politica e mediatica del papa, così diversa, anzi opposta, rispetto a quella del suo predecessore, abbiamo posto alcune domande all’ex presidente del Senato <strong>Marcello Pera</strong>. Il quale, liberale e cattolico, ha, come è noto, condiviso molte idee col papa emerito Benedetto XVI (scrivendo a quattro mani con lui anche un libro: <i>Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam, Mondadori, </i>2004)</p>
<p><b>Presidente, che giudizio si è fatto dei continui appelli all’accoglienza dei migranti fatta da questo papa? Un’accoglienza indiscriminata, senza condizioni, totale?</b></p>
<p>Francamente questo papa non lo capisco, quanto dice è al di fuori di ogni comprensione razionale. È evidente a tutti che un’accoglienza indiscriminata non è possibile: c’è un punto critico che non può essere superato. Se il papa non fa riferimento a questo punto critico, se insiste su un’accoglienza massiccia e totale, mi pongo la domanda: perché lo dice? Qual è il fine vero delle sue parole? Perché manca di un minimo di realismo, di quel poco che è richiesto a chiunque?</p>
<p>La risposta che posso darmi è una sola: il papa lo fa perché detesta l’Occidente, aspira a distruggerlo e fa di tutto per raggiungere questo fine. Così come aspira a distruggere la tradizione cristiana, il cristianesimo così come si è storicamente realizzato.</p>
<p>Se non si tiene conto della soglia critica oltre la quale le nostre società non possono più accogliere chiunque, e nemmeno garantire a loro quella dignità minima che si deve a tutti gli uomini, assisteremo presto a una vera e propria invasione che ci sommergerà e che metterà in crisi i nostri costumi, le nostre libertà, lo stesso cristianesimo. Ci sarà una reazione e una guerra. Come fa il papa a non capirlo? E da che parte starà una volta scoppiata questa guerra civile?</p>
<p><b>Non ritiene che c’entri anche il Vangelo, la predicazione di Cristo? Quella del papa non è forse un’etica della convinzione assoluta, astratta, che non tiene conto delle conseguenze?</b></p>
<p>No, assolutamente. Così come non ci sono motivazioni razionali, non ci sono nemmeno motivazioni evangeliche che spieghino quel che il papa dice. D&#8217;altronde, questo è un papa che, sin dal giorno del suo insediamento, fa solo politica.</p>
<p>Cerca l’applauso facile facendosi ora segretario generale dell’ONU, ora capo di governo, persino sindacalista quando interviene nelle vicende contrattuali di un’azienda come Mediaset.</p>
<p>E la sua visione è quella sudamericana del giustizialismo peronista, che non ha nulla a che vedere con la tradizione occidentale delle libertà politiche e con la sua matrice cristiana. Il cristianesimo del Papa è di altra natura. Ed è cristianesimo politico, integralmente”</p>
<p><b>Ciò non sembra suscitare però questa volta la sollevazione dei laicisti in servizio permanente ed effettivo durante i papati precedenti?</b></p>
<p>In Italia il conformismo è parossistico. Questo è un Papa che piace all’opinione pubblica informata, che corrisponde a certi suoi umori di base e che è pronta ad applaudirlo anche quando dice banalità.</p>
<p>I<b>n un passaggio dell’intervista di Scalfari, Bergoglio, dopo aver fatto un appello all’Europa, paventa “alleanze assai pericolose” contro i migranti di “potenze che hanno una visione distorta del mondo: America e Russia, Cina e Corea del Nord”. Non è alquanto bizzarro accomunare una democrazia di vecchia data quale l’America a paesi fortemente autoritari e addirittura totalitari?</b></p>
<p>Lo è, ma non mi meraviglio alla luce di quanto ho prima detto. Il papa riflette tutti i pregiudizi del sudamericano verso l’America del Nord, verso il mercato, le libertà, il capitalismo. Sarebbe stato così anche se alla presidenza americana fosse rimasto Obama, ma non c’è dubbio che queste idee del papa si saldino oggi, in un mix pericoloso, al sentimento anti-Trump diffuso in Europa.</p>
<p><b>Presidente, insisterei un attimo sul “fare politica” di questo papa. È davvero novità rispetto al passato?</b></p>
<p>Sicuramente. Bergoglio è poco o per niente interessato al cristianesimo come dottrina, all’aspetto teologico. E questa è senza dubbio una novità. Questo papa ha preso il cristianesimo e lo ha volto in politica. Apparentemente le sue affermazioni sono basate sulla Scrittura, in realtà sono fortemente secolariste.</p>
<p>Bergoglio non è preoccupato della salvezza delle anime ma solo della sicurezza e del benessere sociale. E questo è un fatto preliminare. Se poi si entra nel merito delle cose che dice, non si può non osservare con preoccupazione che le sue affermazioni rischiano di scatenare in modo incontrollabile una crisi politica e una crisi religiosa.</p>
<p>Dal primo punto di vista, egli suggerisce ai nostri stati di suicidarsi, invita l’Europa a non essere più sé stessa. Dal secondo punto di vista, non posso non osservare che è in atto uno scisma nascosto nel mondo cattolico e che esso è perseguito da Bergoglio con ostinazione e determinazione e, da parte dei suoi collaboratori, persino con cattiveria”</p>
<p><b>Perché succede tutto questo? Non è tutto profondamente irrazionale?</b></p>
<p>No, non lo è. Direi anzi che è finalmente esploso in tutta la sua radicalità rivoluzionaria e sovvertitrice il Concilio Vaticano II. Sono idee che portano al suicidio la Chiesa cattolica, ma sono idee che erano già state sostenute e giustificate in quel tempo e in quella occasione. Si dimentica che il Concilio precedette temporalmente la rivoluzione studentesca, quella sessuale, quella dei costumi e dei modi di vivere. La anticipò e, in qualche modo, la provocò.</p>
<p>L’aggiornamento del cristianesimo laicizzò allora fortemente la Chiesa, innescò un cambiamento che fu molto profondo anche se esso, che rischiava di portare a uno scisma, fu governato e tenuto a bada negli anni successivi. Paolo VI lo assecondò, ma ne rimase infine vittima. I due grandissimi Papi che succedettero a lui erano consapevoli perfettamente delle conseguenze innescate, ma tentarono di contenerle e governarle.</p>
<p>Assunsero una visione tragica verso la realtà, resistettero, cercarono di mediare il nuovo con la tradizione. Lo fecero in modo eccelso. Avevano fatto una marcia indietro, ma ora quelle briglie sono sciolte: la società e non la salvezza, l’agostiniana città terrena e non quella divina sembra essere l’orizzonte di riferimento della gerarchia ecclesiastica dominante.</p>
<p>I diritti dell’uomo, tutti e senza esclusione, sono diventati il riferimento ideale e la bussola per la Chiesa, per i diritti di Dio e della tradizione non c’è più quasi spazio. Almeno apparentemente. Bergoglio si sente e si vive completamente libero rispetto ad essa.</p>
<p><b>Perché dice “apparentemente”?</b></p>
<p>Perché dietro la vetrina e gli applausi, non è tutto oro quel che luccica. Non ci sono solo gli pplausi al papa in Piazza San Pietro. Io che vivo in provincia, mi rendo conto che una parte del clero, soprattutto e a sorpresa quello più giovane, rimane stupito e sconcertato da certe affermazioni del papa.</p>
<p>Per non dire delle tante persone semplici che già oggi vivono i problemi di sicurezza che i migranti creano nelle nostre periferie e che provano irritazione a sentir parlare di accoglienza senza condizioni. Il clero più adulto, quello di mezza età, è invece più dalla parte di Bergoglio: vuoi per conformismo, vuoi per opportunismo, vuoi per convinzione essendo cresciuto anch’esso in quel clima culturale degli anni Sessanta che è all’origine di certe scelte. Proprio per questo parlo di uno scisma profondo e latente. Di cui però il papa non sembra preoccuparsi”</p>
<p><b>Cosa pensa più in generale del governo dei flussi migratori e dell’insensibilità dell’Europa verso l’Italia?</b></p>
<p>Il nostro Paese è solo, drammaticamente solo. E’ pericoloso. Questo mi preoccupa. Siamo soli perché gli altri Paesi fanno prima di tutto il loro interesse nazionale. Dietro le belle parole di facciata, non si preoccupano più di tanto di noi. E siamo soli perché la Chiesa ci invita a spalancare le porte, sembra quasi approfittare della nostra debolezza.</p>
<p>Temo una brutta reazione. Temo che la protesta del popolo possa saldarsi e trovare uno sbocco non augurabile. Destra e sinistra in questo caso non c’entrano. D’altronde, penso che anche le contraddizioni del papa verranno presto alla luce del sole: egli già non è più in sintonia coi suoi fedeli. Una alleanza fra i cattolici conservatori e le forze sovraniste, diciamo così, è molto probabile.</p>
<p><b>Cosa pensa dell’incidente in cui è incorso Renzi, che ha dovuto togliere il post su facebook in cui riportava il passo del suo prossimo libro in cui si chiede il “numero chiuso” e si invita ad aiutare i migranti a casa loro</b>?</p>
<p>Renzi ha ragione da vendere su questo punto. Lo slogan è corretto. Anche se ammetto che certe idee bisognerebbe saperle coniugare in politiche. La crisi forte del nostro Paese è quella della classe politica, che palesemente non è più all’altezza dei suoi compiti.</p>
<p>A destra come a sinistra Renzi è in una fase discendente e paga i tanti errori che ha commesso: difficilmente recupererà.. Basti pensare al nostro provincialismo, a come ci siamo presto innamorati di un leader come Macron che appartiene al mondo della robotica piuttosto che a quello della politica. E che, soprattutto, fa prima di tutto l’interesse della Francia.</p>
<p><b>Come si esce dalla crisi? Cosa si augura?</b></p>
<p>Mi auguro un Papa che prenda in mano la croce dell’Occidente, dei suoi valori. Che non sogni un Occidente pauperizzato. E mi auguro, per l’Italia, una classe politica e un’opinione pubblica che riporti al centro del discorso i temi dell’identità, il senso nazionale, la tradizione. Sono però sempre più pessimista. E prendo sempre più pillole, per cercare di essere tranquillo.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/marcello-pera-il-vangelo-non-centra-il-papa-fa-politica/">Marcello Pera: il Vangelo non c’entra, il Papa fa politica</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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