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	<title>ocse Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>ocse Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Tito Boeri: Se il divieto di lincenziare è un errore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 07:06:36 +0000</pubDate>
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		<title>Francesco Giavazzi: Cambiamo così la scuola</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-giavazzi-cambiamo-cosi-la-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 06:59:25 +0000</pubDate>
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		<title>Distruzione Nazionale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/distruzione-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2019 12:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ocse]]></category>
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		<title>Somari incattiviti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/somari-incattiviti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 14:54:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ocse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ignoranza cresce e le colpe sono diffuse. I dati pubblicati dall’Ocse non ci dicono nulla che già non sapessimo, ma ci dicono molto che ci si ostina a non volere capire. Peggio: lo si rifiuta. Misurando la capacità di leggere e comprendere un testo i risultati migliori emigrano ad oriente. E già questo la dice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ignoranza cresce e le colpe sono diffuse. I dati pubblicati dall’Ocse non ci dicono nulla che già non sapessimo, ma ci dicono molto che ci si ostina a non volere capire.<br />
Peggio: lo si rifiuta.<br />
Misurando la capacità di leggere e comprendere un testo i risultati migliori emigrano ad oriente. E già questo la dice lunga: i Paesi di più solida e lunga ricchezza dovrebbero essere i più istruiti, invece sono meno formativi e selettivi. Noi italiani siamo i messi peggio fra i messi male. I ragazzi italiani hanno raggiunto una media di 476 punti, contro i 487 della media Ocse. Ma questo già deprimente risultato deve essere corretto al ribasso: nel Sud è 453, nelle Isole 439. Il Nord sopra la media Ocse, il Sud sotto. Lo sapevamo già: l’Italia spezzata in due e la bancarotta di una funzione statale (che si registra anche nel settore giustizia). La sola novità, rispetto a quel che già sconsolatamente conoscevamo, è che in rilevazioni passate in quanto a calcolo le cose andavano peggio che in lettura, mentre questa volta il contrario. Ma sempre al ribasso.</p>
<p>Un ultimo dato: i ragazzi italiani sono quelli che fanno più assenze, battendo con distacco i secondi in classifica: i turchi. E questo dovrebbe servirci per approntare i rimedi. Ci servono insegnanti che siano assunti per concorso e non per giacenza in graduatoria, che facciano carriera per merito e non per anzianità. Queste misurazioni<br />
dovremmo farle in continuazione, ad uso interno, in modo da capire per tempo cosa non va dove. Le medie servono a pesare un fenomeno collettivo, ma per curare un male non basta sapere quanti diabetici ci sono in media, occorre sapere chi sono. La meritocrazia deve premiare in cattedra come fra i banchi, così come deve fermare e escludere (se<br />
insegnanti) o aiutare (se studenti) i renitenti alla cultura.</p>
<p>Non basta, però. Il dato delle assenze ci dice anche un’altra cosa, che già dovremmo avere chiara: i ragazzi italiani non sono più cagionevoli o più deficienti degli altri, il guaio è che le famiglie sono divenute conniventi con l’ignoranza. Il problema di un cattivo voto, un tempo, non era in classe, ma a casa. Ora si va a casa per invitarli a<br />
protestare contro chi mise un cattivo voto. Al ricevimento dei genitori c’era chi, esagerando, invitava i docenti a suonarle ai pargoli, pur di istruirli. Perché: “non devono fare la mia vita”. Ora ci si reca per intimare al dispensatore di voti di non osare frapporsi alla felicità dell’adolescente e ai programmi vacanzieri della famiglia. Possibile solo perché i genitori stessi sanno di vivere in un benessere che non si sono conquistati per merito, ma<br />
per eredità, rendita, corporazione. Certo, ovvio: non tutti così. C’è qualità e responsabilità fra insegnanti, studenti e<br />
famiglie. Ma la misurazione complessiva è terribilmente negativa. Guardate quegli orridi dati e misurate la devastazione indotta dall’assistenzialismo (che ci si ostina a far crescere) e dalla deresponsabilizzazione, travestita da mendace bontà di chi vuol risparmiare ai piccoli di misurarsi con il dolore, foss’anche quello simbolico della pagella, così avviandoli a dolori veri. Una miscela che genera ignoranza e rabbia, rancore e cupezza. Dopo di che ci sono due vie: la prima consiste nel fare i conti con gli errori commessi e rimediare, riprendendo la dignitosa via della conoscenza, del lavoro e della crescita economica; la seconda è quella più in voga, consistente nel maledire l’Ocse e affermare, con trono da saccente troglodita, che non è con i test che si misura la cultura. Ove porti la seconda via non c’è bisogno di dirlo, anche perché siamo già abbastanza avanti nel cammino.</p>
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		<title>Istruzione: la fotografia di un Paese in difficoltà</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/istruzione-la-fotografia-di-un-paese-in-difficolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Santucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 10:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ocse]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[simone santucci]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il quadro sulla percentuale dei laureati italiani certificato nei recenti dati diffusi dall&#8217;Ocse nel Rapporto Education at a glance 2018 consegna ancora una volta una Italia sempre più in difficoltà non solo con i maggiori competitors internazionali ma, soprattutto &#8211; e in modo preoccupante &#8211; con i paesi ancora in via di sviluppo. Solo il 4% degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro sulla <strong>percentuale dei laureati italiani</strong> certificato nei recenti dati diffusi dall&#8217;Ocse nel <em>Rapporto Education at a glance 2018</em> consegna ancora una volta una Italia sempre più in difficoltà non solo con i maggiori competitors internazionali ma, soprattutto &#8211; e in modo preoccupante &#8211; con i paesi ancora in via di sviluppo. Solo il 4% degli italiani possiede una laurea a fronte del 17% vantato dai paesi Ocse e nella fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 34 anni il livello di laureati si ferma al 27% (ma dieci anni fa era addirittura al 19%) contro il 44% degli altri 36 paesi monitorati: praticamente il penultimo posto prima del Messico.</p>
<p>Basta anche uno sguardo superficiale ai numeri per notare come, a differenza di altri settori come quello industriale, certi dati comprendano, sorprendentemente, sia le aree più sviluppate del nord che quelle più arretrate del sud: mai forse si era visto il <strong>Trentino Alto Adige</strong> condividere con la <strong>Basilicata</strong> una percentuale inferiore del 10% in termini di tasso di scolarizzazione rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Che l&#8217;Italia fosse il paese delle disuguaglianze sociali più stratificate, nonostante l&#8217;alto livello di globalizzazione raggiunto e un tasso di scolarizzazione tutto sommato soddisfacente, era cosa nota da tempo. Per questo, nonostante i disparati interventi normativi susseguitisi nel corso di vari anni e di vari governi, <strong>poco meno del 20%</strong> dei giovani provenienti da nuclei familiari meno istruiti ha superato il livello scolastico raggiunto dai genitori. E non va meglio ai giovani laureati alla ricerca di una occupazione: solo l&#8217;<strong>81%</strong> di chi è in possesso della laurea riesce a trovare lavoro, un’altra fotografia della netta cesura tra istruzione e mondo del lavoro che fa dell&#8217;Italia un caso unico all&#8217;interno del quadro delle grandi potenze industrializzate. Insomma, tra qualche luce, come il <strong>71%</strong> dei giovani figli di non laureati che prosegue il ciclo di studi dopo la maturità contro il solo 47% della media Ocse, e molte ombre, come il solo 25% che decide di aggiornare i propri studi dopo la laurea, il settore dell&#8217;istruzione può essere considerato a tutti gli effetti una delle nostre maggiori emergenze nazionali.</p>
<p>Un disastro, questo, che ha radici lontane: l&#8217;impennata dei giovani che decide di lasciare l&#8217;Italia e studiare all&#8217;estero (più 36% in soli tre anni) è forse la declinazione più evidente del fallimento di un sistema &#8211; scolastico ed universitario &#8211; che ha conseguenze dirette, e fin troppo sottovalutate, in termini di produzione interna.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-13432 size-large" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-650x545.jpg" alt="" width="640" height="537" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-650x545.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-250x210.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-400x335.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-768x644.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-150x126.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-800x671.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-239x200.jpg 239w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-24x20.jpg 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-36x30.jpg 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1-48x40.jpg 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2018/09/istruzione-1.jpg 940w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /> [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p>Senza tralasciare che l&#8217;Italia, tra i tanti ultimi posti che occupa nelle varie classifiche, è <strong>fanalino di coda anche nel livello d&#8217;età degli insegnati</strong> (il 58% ha oltre 50 anni) e che la spesa per studente nelle scuole, da quella primaria agli istituti post-secondari non terziari, è ancora diminuita rispetto agli precedenti. Se la spesa pubblica nell&#8217;istruzione &#8211; come ha rilevato l&#8217;Istat &#8211; nel 2015 ha inciso sul Pil per il<strong> solo 4,0%</strong>, il valore più basso di quello medio europeo che è del 4,9%, non è certo un caso come il nostro sistema d&#8217;istruzione non sia per nulla attrattivo nei confronti degli studenti stranieri che ammontano al 5% rispetto al 6% dell’area Ocse e al 9% nei Paesi della media UE23. E se in Italia non investono gli studenti stranieri non si può certo pretendere che a farlo siano gli imprenditori.</p>
<p>Continuando a concepire, come si fa in Italia, <strong>scuola e impresa due mondi paralleli e non comunicanti</strong>, il magro bottino rappresentato dai numeri che disegnano il nostro livello d&#8217;istruzione è destinato a ripercuotersi fisiologicamente anche e soprattutto nel settore produttivo. Eppure qualche, pur timidissimo, segnale di ravvedimento c&#8217;è. E riguarda la ricerca e lo sviluppo, l&#8217;unico mondo di mezzo tra istruzione universitaria e lavoro che mostra segnali incoraggianti, anche se riguardano un aspetto ancora troppo settoriale.</p>
<p><strong>Secondo gli ultimi dati dell&#8217;Istat</strong> la spesa di imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni non profit e università è salita a 23,2 miliardi di euro, segnando un +4,6% rispetto al 2015 e registrando l’1,38% del Pil nel 2016 rispetto all’1,34% del 2015 mentre per il 2017 si stima una crescita ulteriore sino all&#8217;1,8% che, se non basterà a risollevare la china rispetto alle quattro volte in più che spende la Germania, dà certamente conto di una ritrovata sensibilità sul tema. Sempre che l&#8217;istruzione italiana sappia consegnarci qualcuno in grado di far buon uso di questo tesoretto, ancora troppo piccolo ma comunque invitante per chi, come noi, è costretto a guardarsi dalla concorrenza della Bulgaria. Una lotta tra poveri che non fa certo onore al nostro sempre meno istruito Paese.</p>
<p>Simone Santucci, 18 settembre 2018</p>
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