<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>nordio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/nordio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/nordio/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Jul 2024 10:54:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>nordio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/nordio/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Separazione delle carriere, un primo passo verso lo Stato di diritto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere-un-primo-passo-verso-lo-stato-di-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo la separazione delle carriere secondo la fle]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[riforma costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=79538</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere-un-primo-passo-verso-lo-stato-di-diritto/">Separazione delle carriere, un primo passo verso lo Stato di diritto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono almeno trent’anni che in Italia si parla di separazione delle carriere e sono almeno trent’anni che dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Eppure nella maggior parte delle democrazie occidentali la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la regola. Una regola pressoché assoluta, evidentemente ispirata al principio, su cui si incardina lo Stato diritto, della parità tra accusa e difesa nel processo. Se, infatti, la carriera di chi rappresenta l’accusa è identica a quella di chi giudica, se entrambe dipendono dallo stesso Csm e appartengono al medesimo ordine, è chiaro che difficilmente il giudice potrà essere percepito come terzo e che sicuramente la difesa dell’imputato avrà l’impressione di un confronto squilibrato a vantaggio dell’accusa. Come in Turchia e in pochi altri Paesi, in Italia vige invece l’unificazione delle carriere, introdotta, fatto emblematico, nel 1942 durante il regime fascista. Un’inconguenza che anche Giovanni Falcone sosteneva andasse corretta.</p>
<p>Ma allora, perché una riforma di così evidente buonsenso e di cui si parla da così tanto tempo non è stata ancora approvata? La risposta è semplice: per paura. La paura di ministri e leader politici di maggioranza d’essere travolti da una valanga di inchieste e di avvisi di garanzia scatenati in maniera pretestuosa dai magistrati più politicizzati con l’obiettivo di ostacolare una riforma notoriamente sgradita alla corporazione giudiziaria.</p>
<p>Ebbene, dopo oltre trent’anni di parole mai seguite dai fatti, un fatto, oggi, c’è stato. E si è trattato di un fatto rivoluzionario: il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale messo a punto dal guardasigilli Carlo Nordio e dal viceministro alla Giustizia Francesco Sisto che scinde le carriere dei magistrati che giudicano da quelle dei magistrati che accusano. Si prevedono concorsi separati e due Csm distinti entrambi presieduti dal Capo dello Stato, si introduce il sorteggio per designare la componente laica del Csm, si demanda ad un’Alta Corte composta non solo da magistrati il giudizio sulle questioni disciplinari che attengono alle toghe. L’Anm, naturalmente, ha già alzato le barricate.</p>
<p>L’Italia si avvia così a diventare un Paese normale e Forza Italia può esibire, nel nome di Silvio Berlusconi, la propria riforma-bandiera al pari del premierato per Fratelli d’Italia e dell’autonomia differenziata per la Lega. Dirà il tempo se il “coraggio” dimostrato oggi è destinato a durare. Dirà il tempo se il destino della riforma costituzionale approvata dal Consiglio dei ministri è quello di finire impantanata in Parlamento come molti credono. Si vedrà. Oggi, però, chi crede nello Stato di diritto e nel primato della politica è autorizzato a festeggiare.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/05/separazione-carriere-anomalia-italiana/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione-delle-carriere-un-primo-passo-verso-lo-stato-di-diritto/">Separazione delle carriere, un primo passo verso lo Stato di diritto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gelo a Nordio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gelo-a-nordio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 18:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=76638</guid>

					<description><![CDATA[<p>Al Consiglio dei ministri arrivano progetti indirizzati a garantire la sicurezza privata e collettiva. Dal Consiglio dei ministri poi partono disegni di legge, o direttamente si emanano decreti legge, che trasformano in norme quella volontà di garanzia. Chi mai potrebbe essere contrario? Chiunque conosca il diritto e la giustizia, conosca il rapporto fra la norma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gelo-a-nordio/">Gelo a Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al Consiglio dei ministri arrivano progetti indirizzati a garantire la sicurezza privata e collettiva. Dal Consiglio dei ministri poi partono disegni di legge, o direttamente si emanano decreti legge, che trasformano in norme quella volontà di garanzia. Chi mai potrebbe essere contrario? Chiunque conosca il diritto e la giustizia, conosca il rapporto fra la norma scritta e la realtà, abbia studiato l’effetto che certe leggi producono e, insomma, abbia letto e apprezzato (come noi) le cose sostenute e scritte da Carlo Nordio. Con un senso di gelo.</p>
<p>È ovvio che chi truffa un anziano debba essere punito. Se è per questo anche chi truffa un giovane. Evidente che chi organizza una sommossa in carcere debba essere ulteriormente condannato. Naturale che chi occupa la casa di altri debba sì trovare un tetto a cura dello Stato, ma nelle patrie galere. E così via per i vari reati, che tali sono sempre stati. Il guaio è che non serve a nulla aumentare le pene né inventare nuove definizioni e fattispecie di reato. Lo spiegò benissimo Nordio: se il legislatore predilige vestire i panni della severità – limitandosi a ideare reati da inserire nel codice penale e calcare la mano aumentando le pene – otterrà due soli risultati: i carichi di lavoro dei tribunali aumenteranno e i processi non si faranno, quindi le condanne non arriveranno; mentre, se si arriva a sentenza, l’esagerazione delle pene spinge il giudice a collocarsi nella parte bassa della scelta. Dopo di che la severità reclamizzata esplode in bolla di scivoloso sapone, schiumante aspettative e illusioni puntualmente disilluse.</p>
<p>L’aumento delle pene (teoriche), come capita nel caso delle truffe agli anziani, apre però la strada alla possibilità di arrestare e trattenere in custodia cautelare. Ma chi? Non certo il truffatore, giacché sarà riconosciuto e definibile tale soltanto dopo una sentenza di definitiva condanna. Quindi si può portare in galera il presunto truffatore, che è anche – secondo quanto previsto dalla Costituzione (articolo 27) – un presunto non colpevole o, se si preferisce il più chiaro linguaggio delle convenzioni internazionali, un presunto innocente. Sicché la custodia cautelare, che dovrebbe essere utilizzata solo in casi estremi di pericolo e violenza, non è un sistema per punire i criminali ma diventa un moltiplicatore di inciviltà giuridica.</p>
<p>Fra l’altro: se poi (come spesso capita) non si arriva alla condanna, chi fu arrestato può far causa allo Stato e chiedere d’essere risarcito; ma il risarcimento non lo paga chi lo fece arrestare, bensì il contribuente; sicché all’anziano truffato si fa credere che il truffatore è stato subito punito, mentre in realtà si chiederanno alla vittima i soldi perché sia risarcito, talché l’anziano è doppiamente raggirato.</p>
<p>Mi piace la destra di legge e ordine. Come mi piace ricordare che legge e ordine sono anche di sinistra. Sono buon senso e Stato di diritto. Ma se si vogliono assicurare la legge e l’ordine non serve a nulla moltiplicare le trombonate della falsa severità, serve una giustizia funzionante. Se uno scippa una persona, non c’è bisogno di promettergli l’ergastolo: è sufficiente condannarlo in fretta e mandarlo a scontare una pena equa. E se ci riprova si aumenta la dose. Questo ha effetti dissuasivi, non i ceppi di cartapesta. Senza dimenticare che far funzionare decentemente la giustizia, con tempi umani, è uno degli impegni cui sono legati i quattrini del Pnrr. Oltre che il rispetto per sé stessi e la civiltà.</p>
<p>A tal proposito: nessuno meglio di Nordio ha spiegato quanto sia necessario separare le carriere dei magistrati dell’accusa da quelle dei magistrati giudicanti, così come nessuno più del ministro Nordio ha ribadito che quella riforma – anche costituzionale – s’ha da fare. Gliecché tale sua intenzione è stata posticipata all’approvazione dello scarabocchio costituzionale ingannevolmente e falsamente intitolato al premierato. E quando una cosa si stabilisce che verrà dopo a un’altra che non verrà, significa che non si farà.</p>
<p>La Ragione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gelo-a-nordio/">Gelo a Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PandeNordio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pandenordio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 18:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=75101</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando l’irragionevolezza dilaga è segno che la politica e la comunicazione stanno confondendo le acque. L’Istituto Piepoli ha sondato l’opinione pubblica su “La riforma della giustizia”: è favorevole il 42%, che arriva al 62% fra chi vota a destra e scema al 25% fra chi vota a sinistra. Hanno sondato il caos. Che ha autori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pandenordio/">PandeNordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando l’irragionevolezza dilaga è segno che la politica e la comunicazione stanno confondendo le acque. L’Istituto Piepoli ha sondato l’opinione pubblica su “La riforma della giustizia”: è favorevole il 42%, che arriva al 62% fra chi vota a destra e scema al 25% fra chi vota a sinistra. Hanno sondato il caos. Che ha autori e finalità. La giustizia italiana è la peggiore d’Europa, ergo qualsiasi persona ragionevole dovrebbe essere favorevole a farla funzionare meglio. Ma, dall’altra parte, dire di volerla “riformare” significa poco e nulla. Quindi ci si divide secondo tradizione: guelfi e ghibellini; Montecchi e Capuleti; destra e sinistra. Poi i guelfi sono divisi fra loro, i due giovani s’innamorano e i due schieramenti sono in continuo lavorio trasformistico. Nulla di innocente.</p>
<p>Fra le cose misteriose, frutto di acque confuse, vi è il vivace dibattito sulla denegata ipotesi di cancellare un reato che nel codice non c’è mai stato, sicché è impossibile cancellarlo. La contestazione penale di “concorso esterno in associazione di stampo mafioso” nasce non da una legge ma da una lettura congiunta, da un “combinato disposto” dell’articolo 110 (concorso nel reato) e 416 bis (associazione di stampo mafioso). Entrambi nel codice penale. L’osservazione del ministro della Giustizia e già magistrato Carlo Nordio è ineccepibile e ingenua: trattasi di ossimoro, perché o sei esterno o sei concorrente. Ribatte Giancarlo Caselli: no, perché sei esterno in quanto “non punciuto” e concorrente in quanto hai aiutato la mafia. Ora, anziché volere indurre all’istituzione dell’albo dei mafiosi, adeguatamente punciuti (ma chi è sicuro che tali siano tutti?), basterebbe descrivere la condotta criminale che s’intende punire. Ovvero inserire, non cancellare. Il che può anche portare a maggiore severità della legge. Non ci ha pensato Meloni, che invita a parlare d’altro e oggi commemora Borsellino? Ma la risposta di Nordio è ingenua, perché è cascato nella trappola di parlare di un tema suggestivo ed estraneo al programma di governo e alle riforme annunciate.</p>
<p>Qui è il nocciolo: le acque si rimestano per fermare tutto. Che non è una roba de sinistra, ma reazionaria e corporativa. Facciano attenzione, gli elettori de sinistra e i loro gruppi dirigenti frastornati. Il tema vero è l’annunciata separazione delle carriere. Con il vantaggio retorico che Giovanni Falcone era a favore, non a caso reietto dalla pressoché totalità dei colleghi magistrati. Se i riformatori rinunciano a usare questi argomenti hanno già perso. Come il citato sondaggio dimostra.</p>
<p>Nordio sta commettendo un errore, perché se parte con un’anticipazione di riforma, su cose oggettivamente minori, per poi farsi trascinare in dibattiti in cui lui prova a portare dottrina e gli altri l’accusano di favorire la mafia (roba dell’altro mondo!) – talché la presidente del Consiglio lo invita a concentrarsi su altro – la sorte della riformina sarà quella del marlin che il vecchio Santiago pesca nel mare di Hemingway: prima d’arrivare in porto ci resta la lisca. Dopo di che avrà una sola strada: le dimissioni con sconfitta indignazione.</p>
<p>Onde evitare questa mesta conclusione, farà meglio a non lasciarsi distrarre e a surriscaldare la frescura autunnale presentando il disegno di legge costituzionale che contiene la separazione delle carriere, la cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale e la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Succederà un pandemonio, un PandeNordio, ma nessuno potrà suggerirgli di parlare d’altro, essendo quello che è stato annunciato in Parlamento.</p>
<p>Portando in tavola il piatto forte del pasto democratico eviterà che le divisioni siano senza sugo e sostanza – fatte soltanto di destra e sinistra – al tempo stesso indicando un sistema che va tutto nel senso della piena autonomia di chi giudica, ovvero nello schema della civiltà europea. Non è escluso vada male e che alle dimissioni si giunga ugualmente. Ma sarebbero una sfida, non una presa d’atto della cantonata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/574"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pandenordio/">PandeNordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Necessario arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/necessario-arrivare-alla-separazione-delle-carriere-dei-magistrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fausto Carioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 16:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guzzetta]]></category>
		<category><![CDATA[magistrati]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=75030</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il costituzionalista loda l’attivismo del guardasigilli: «Dividere pm e giudici garanzia di indipendenza E che ci sia un “abuso” dell’abuso d’ufficio lo ha detto persino la Corte costituzionale nel 2022» Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto Pubblico e costituzionalista di cultura liberale, è da anni in prima fila tra coloro che chiedono la separazione delle carriere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/necessario-arrivare-alla-separazione-delle-carriere-dei-magistrati/">Necessario arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il costituzionalista loda l’attivismo del guardasigilli: «Dividere pm e giudici garanzia di indipendenza<br />
E che ci sia un “abuso” dell’abuso d’ufficio lo ha detto persino la Corte costituzionale nel 2022»</h3>
<p>Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto Pubblico e costituzionalista di cultura liberale, è da anni in prima fila tra coloro che chiedono la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e altre riforme della giustizia a tutela delle libertà individuali. «Bene che ci siano delle proposte da parte del guardasigilli, che ci mette la faccia, e bene che se ne discuta», dice a Libero commentando l’iniziativa di Carlo Nordio. «Il dibattito sulla giustizia si trascina da decenni senza che si riesca a fare una discussione laica, perché tutte le parti  lucranoi  vantaggi della contrapposizione ideologica. Ma i problemi vanno risolti pragmaticamente e con equilibrio».</p>
<p><strong>Equilibrio, almeno in certe dichiarazioni, se ne vede poco. Per il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, la separazione delle carriere condurrebbe all’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, che diventerebbe discrezionale e sottoposta al controllo del potere politico. «Una cosa molto pericolosa per la democrazia», dice.</strong><br />
«Ho un po’ di difficoltà a comprendere il nesso tra separazione delle carriere e rischio di un’azione penale soggiogata dal controllo politico. Perché la prima questione riguarda una distinzione strutturale. La seconda una modalità di garanzia dell’indipendenza del pm. C’è un salto logico, l’azione penale può essere discrezionale o obbligatoria indipendentemente dalla circostanza che il pm faccia parte dello stesso corpo dei giudici. Mi sembra un modo di agitare fantasmi eludendo il nodo dei problemi»</p>
<p><strong>Qual è questo nodo?</strong><br />
«Sulla separazione delle carriere mi pare difficile mettere in dubbio che l’appartenere allo stesso corpo e alla stessa carriera non possa, almeno astrattamente, indurre ad un atteggiamento di benevolenza verso il collega con cui si è condiviso magari per anni il medesimo ufficio. Né mi ha mai convinto l’affermazione che separando le carriere si priverebbe il pm della cosiddetta “cultura della giurisdizione”, a garanzia di legalità. È un argomento che prova troppo ed è anche un po’ offensivo verso i pubblici ministeri».</p>
<p><strong>Perché “prova troppo”?</strong><br />
«Prova troppo perché, così come tenere unite le carriere può favorire la condivisione di una cultura garantista pressoi pm, può anche favorire la diffusione di una cultura inquisitrice presso i giudici. L’argomento vale in entrambe le direzioni. Poi non capisco perché un funzionario qualificato, come dovrebbe essere un pubblico ministero indipendente, debba essere sospettato per ciò stesso di trasformarsi in un Torquemada solo perché la sua carriera è distinta. Purtroppo la mentalità inquisitrice può esistere &#8211; ed esiste, come molti episodi dimostrano &#8211; anche in un sistema come l’attuale. Il rischio di abuso si cura in altri modi, innanzitutto con i controlli e con la responsabilità, spezzando la chiusura corporativa che i costituenti temevano e che l’unificazione delle carriere certamente non frena»</p>
<p><strong>Resta il fatto che di abolire l’obbligatorietà dell’azione penale se ne parla da anni.</strong><br />
«Ma tutti sanno che il problema non è abolire l’obbligatorietà dell’azione penale sul piano giuridico, ma trovare soluzioni per la sua inattuazione in via di fatto. Nessuno oggi può dire, con onestà intellettuale, che tutti i reati vengono perseguiti. Allora la domanda è un’altra. Là dove non si riesce a perseguire tutti i reati chi decide la priorità nell’azione? I pm? I capi degli uffici? Il governo? Il parlamento? Questo è il vero quesito».</p>
<p><strong>E lei come risponde?</strong><br />
«Piero Calamandrei pensava che a decidere dovesse essere un “procuratore generale commissario della giustizia”, nominato tra i procuratori generali dal presidente della repubblica su voto delle Camere, componente di diritto del Consiglio dei ministri e passibile di sfiducia da parte delle Camere. E Calamandrei non era cero vittima di tentazioni autoritarie».</p>
<p><strong>Nordio ha presentato il suo primo disegno di legge di riforma del sistema penale. Sull’abuso d’ufficio ha scelto la strada più netta: l’abrogazione della fattispecie. È la scelta giusta?</strong><br />
«L’abuso d’ufficio è forse uno dei reati su cui più si è intervenuti. Perché è un reato “di chiusura” rispetto a quelli più tipici come la corruzione o la concussione. E dunque i suoi contorni finiscono per essere sfuggenti, malgrado gli sforzi per tipizzare la fattispecie. Che ci sia stato un abuso dell’abuso d’ufficio nell’interpretazione e nell’applicazione giurisdizionale lo ha detto persino la Corte costituzionale nella<br />
sentenza 8/2022. E questo ha generato quel fenomeno di amministrazione difensiva e di “paura della firma” che ormai paralizza l’intero Paese. Tutte le riforme tese a limitarlo sono state eluse. Immagino sia per questo motivo che il ministro ha deciso perla via radicale dell’abrogazione».</p>
<p><strong>L’accusa al disegno di Nordio è la solita: abolendo il reato d’abuso d’ufficio si fa un favore a corrotti e corruttori.</strong><br />
«I cittadini dovrebbero sapere che, al di là dell’abuso d’ufficio, il nostro ordinamento è tra quelli in cui esistono più norme repressive, penali, amministrative, disciplinari, civilistiche contro la corruzione. Il problema è che forse la corruzione non si combatte solo con la repressione, ma anche con incentivi a comportamenti virtuosi. Ancora una volta una cultura eccessivamente inquisitrice rischia di determinare effetti<br />
inintenzionali molto dannosi. L’eccesso di legislazione repressiva rischia di condurci alle gride manzoniane o alla cultura da colonna infame».</p>
<p><strong>Il ddl Nordio prevede anche che il pm non possa appellare le sentenze di proscioglimento, salvo che per i reati più gravi. Il guardasigilli usa</strong><br />
<strong>un argomento interessante: se l’imputato, per essere condannato, deve essere colpevole «al di là di ogni ragionevole dubbio», basta che il giudice di primo grado l’abbia assolto per creare questo dubbio. La convince?</strong><br />
«Da costituzionalista, non mi avventuro a commentare considerazioni di chi ha un’esperienza specialistica sul campo e conosce ogni sfumatura dell’ordinamento penale. Quel che posso dire è che, soprattutto se limitato ai reati minori, non vedo scandaloso che un proscioglimento sia sufficiente per destinare le risorse che i pm dedicherebbero all’appello verso il perseguimento di altri reati, magari più gravi. Il potenziale repressivo dello Stato è anch’esso una risorsa scarsa».</p>
<p><strong>Dopo quanto avvenuto al sottosegretario Andrea Delmastro, il governo ha deciso di intervenire sul potere del gip di ordinare l’imputazione </strong><strong>coatta al pm che vorrebbe archiviare la posizione dell’indagato. Al di là della tempistica, che può far storcere il naso, se il pm ha il monopolio </strong><strong>dell’azione penale, come può il gip surrogarlo e costringerlo a fare una cosa in cui non crede?</strong><br />
«A mio parere non si può sostenere che la Costituzione imponga il monopolio dell’azione penale in capo al pm. E aggiungo che, se l’azione penale dev’essere obbligatoria, ci vuole qualcuno che controlli che il pm non rimanga inerte o non chiuda un occhio, magari per una qualche interesse personale. Non mi scandalizza, quindi, che ci siano controlli. Il punto è che, se abbiamo accolto la prospettiva del modello accusatorio, non può essere un giudice a sostituirsi al pm e fare il pm al suo posto. Occorre trovare altre soluzioni».</p>
<p><strong>I divieti di pubblicare le intercettazioni relative alle inchieste giudiziarie sinora sono serviti a nulla. Il ddl del governo dà un giro di vite: giusto farlo o si comprime la libertà d’informazione?<br />
</strong> «Non so se sia un giro di vite o il tentativo di arginare un fenomeno che, nelle sue  manifestazioni patologiche, rappresenta una violenza alla civiltà giuridica. Soprattutto se, oltre che agli indagati, comunque presunti non<br />
colpevoli fino a condanna definitiva, colpisce tutte le persone che, senza nemmeno entrare nelle indagini, vengono sbattute nelle intercettazioni pubblicate per soddisfare i peggiori istinti voyeuristici».</p>
<p><strong>Altro ragionamento di Nordio: il concetto di concorso esterno in associazione mafiosa «è un ossimoro: o si è esterni, e allora non si è concorrenti, o si è concorrenti, e allora non si è esterni». E dunque occorre tipizzarlo con una norma ad hoc, che oggi non c’è.<br />
</strong>«Non sono un penalista e mi muovo con rispetto di fronte a un dibattito che ha una lunga storia e un alto tasso di tecnicità. Non vi sono dubbi sul fatto che il reato di concorso esterno rappresenta una creazione della giurisprudenza, sul quale il legislatore non è mai intervenuto. Fa un po’ riflettere l’idea di concorrere in un reato che consiste nell’associarsi, senza però&#8230; associarsi ed essere associati».</p>
<p><a href="https://www.liberoquotidiano.it/"><strong><em>Libero</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/necessario-arrivare-alla-separazione-delle-carriere-dei-magistrati/">Necessario arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>EsAgitati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esagitati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=74268</guid>

					<description><![CDATA[<p>Boom! A leggere proclami e reclami, tonitruanti dichiarazioni e frementi indignazioni – il tutto amplificato ed estremizzato dai giornali, senza che ce ne sia alcun bisogno – sembra ogni giorno che si sia in procinto della fine del mondo o di un mondo nuovo, a seconda dei gusti, senza che il giorno appresso ci si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esagitati/">EsAgitati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Boom! A leggere proclami e reclami, tonitruanti dichiarazioni e frementi indignazioni – il tutto amplificato ed estremizzato dai giornali, senza che ce ne sia alcun bisogno – sembra ogni giorno che si sia in procinto della fine del mondo o di un mondo nuovo, a seconda dei gusti, senza che il giorno appresso ci si ricordi più nemmeno di che diamine si stesse discutendo. Già presi dall’esagitazione per un nuovo tema e fronte. Non so se serva ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. È comunque un efficacissimo sistema per perdere credibilità.</p>
<p>Prendete il capitolo giustizia: sembra che tutto sia stato riformato o demolito (sempre a seconda dei gusti), mentre invece non è cambiato proprio niente. Il Consiglio dei ministri ha soltanto approvato un disegno di legge dalla portata tematica limitata, che non ha manco iniziato il suo iter parlamentare. Altro che «Fatta la riforma», come strillano i titoli. Se si monta una gran caciara è perché si ritengono più importanti l’annuncio e la denuncia rispetto alla sostanza. Che poi, per carità, non si può avere tutto e subito e quel disegno è un buon punto d’inizio, che condivido. Ma non è una buona cosa che le opposizioni – comprese quelle (Azione e Italia Viva) che dicono di condividere il merito – non sappiano fare altro mestiere che il coro o il controcanto.</p>
<p>Avrebbero potuto osservare: 1. È singolare che il governo ci tenga a far sapere che il disegno preparato dal ministro Nordio è stato approvato all’unanimità, come se intendessero coprire dissensi, inducendo così a chiederci quali contrasti abbiano accompagnato tutte le decisioni in cui non s’è rimarcata l’unanimità; 2. Cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale e separazione delle carriere non possono che viaggiare sul diverso binario delle riforme costituzionali, ma i due treni sarebbero dovuti partire assieme, mentre del secondo non c’è traccia neanche in officina; 3. Il disegno affronta soltanto alcuni punti, sicché sarebbe interessante sapere se, per il ministro e il governo, esauriscono i temi della legislazione ordinaria o se pensano di predisporre altri disegni. Nel primo caso sarebbe un moncherino; nel secondo si vorrebbe sapere quando arriveranno gli altri pezzi, se lo spezzatino serve ad agevolare i lavori parlamentari o se sul resto non c’era l’unanimità.</p>
<p>Così, tanto per dare l’impressione che opporsi non è soltanto il fare oggi quel che i governanti odierni fecero ieri – ovvero paventare sfracelli e piangere miseria – salvo poi dare del disfattista a chi dice esattamente le medesime cose (sbagliate) quando ci si trova al governo. Oramai la “sindrome Salvini” s’è impadronita di tanti e ha fatto scuola: basta che s’avvicini una telecamera e s’attacca a enumerare titoli, categorie, tragedie. Non una parola su possibili soluzioni o proposte, che tanto non c’è tempo e i seguaci si sono già stancati.</p>
<p>È da esagitati anche supporre che un evento – uno solo, benché finale come la morte – autorizzi a scrivere la storia in un giorno, lamentando gli altri che sia stata in un giorno riscritta. La storia ha bisogno di tempo. E non è mai, dicasi mai, una sola. Di sicuro uno storico che osi definirsi tale non va a copiare dagli atti giudiziari né si fa trascinare dall’amore o dall’odio. Difatti uno storico lavora su fatti non contemporanei, altrimenti sarebbe un cronista. L’esagitazione del presentismo, del credere che esista soltanto il tempo presente e soltanto in e per quello valga la pena agitarsi, spinge a raccontare ogni giorno e ogni fatto come epocale. Ho contato tre «più grandi romanzieri contemporanei» morti di recente. Come se un libro o una persona avessero maggior valore e il lutto desti maggior dolore nel caso in cui si tratti del “più” qualche cosa. In ogni caso: diteglielo da vivi, che magari fa loro piacere.</p>
<p>L’impressione è che tanta esagerazione ed esagitazione non derivino dalla consapevolezza che si sia innanzi a passaggi decisivi, ma dal bisogno di far credere importanti delle decisioni che sono di passaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/551"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/esagitati/">EsAgitati</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Nordio accompagni il cronoprogramma delle riforme con una cortese lettera di dimissioni&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-accompagni-il-cronoprogramma-delle-riforme-con-una-cortese-lettera-di-dimissioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 07:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=64799</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con un tweet rivolto al ministro Carlo Nordio la Fondazione Einaudi ha voluto aprire un dibattito costruttivo per l&#8217;attuazione delle riforme nella giustizia. Il “cinguettio” non lascia spazio ad interpretazioni: «ll cronoprogramma che ha annunciato per i provvedimenti sulla Giustizia, sia accompagnato da una letterina: le sue dimissioni! Il primo giorno di ritardo saluti e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-accompagni-il-cronoprogramma-delle-riforme-con-una-cortese-lettera-di-dimissioni/">&#8220;Nordio accompagni il cronoprogramma delle riforme con una cortese lettera di dimissioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un tweet rivolto al ministro Carlo Nordio la Fondazione Einaudi ha voluto aprire un dibattito costruttivo per l&#8217;attuazione delle riforme nella giustizia. Il “cinguettio” non lascia spazio ad interpretazioni: «ll cronoprogramma che ha annunciato per i provvedimenti sulla Giustizia, sia accompagnato da una letterina: le sue dimissioni! Il primo giorno di ritardo saluti e se ne vada. Non ci sono alternative». Un suggerimento, come evidenzia l’avvocato Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, volto a sottolineare l&#8217;autorevolezza del guardasigilli, il quale nei mesi scorsi ha promesso interventi molto precisi e ormai improcrastinabili.</p>
<p><strong>Presidente Benedetto, sta apprezzando le ultime masse del ministro della Giustizia, Carlo Norio?</strong></p>
<p>Premetto che la stima mia e della Fondazione Einaudi nutrita nei confronti di Nordio é assoluta. Grandi speranze ci sono state nel momento in cui Nordio ha accettato di fare il ministro della Giustizia. Quello che intendo puntualizzare é che, tuttavia, non siamo interessati, se non per il rapporto di amicizia che ci lega, al destino personale di Nordio. Siamo invece molto più interessati alle sue idee, a quelle idee che il ministro, per una vita intera nella sua importante carriera di magistrato prima e di opinionista poi, ha espresso con lucidità e coerenza. Se queste idee, oggi che Nordio é ministro della Giustizia, trovano una ricaduta, noi non solo ne saremo felici, ma sosterremo, sui temi in questione tanto Nordio quanto il governo.</p>
<p>Se, invece, quelle idee si impantanano in una logica di do ut des politico-parlamentare, a quel punto saremo costretti a prendere le distanze. Insisto, però: le idee di Nordio sono per noi il faro che deve illuminare la strada delle garanzie di libertà per il cittadino.</p>
<p><strong>Pensa che, non essendo inquadrato in alcun partito, come tra l’altro ribadito pochi giorni fa in televisione, Nordio possa essere ostacolato nel suo intento riformatore?</strong></p>
<p>Si.</p>
<p><strong>Me lo può spiegare?</strong></p>
<p>Il mio riferimento è alle riforme costituzionali e, in particolare, alla separazione delle carriere. Posso affermare, senza tema di smentita, che Fratelli d’Italia, nella scorsa legislatura, era molto interessato al progetto di riforma costituzionale, che prevedeva anche la separazione delle carriere proposta dalla Fondazione Einaudi. Da quando FdI ha assunto la guida del governo, non posso negare che quell’interesse, per usare un eufemismo, è andato scemando. Anzi, più che scemare progressivamente è cessato totalmente. Credo che sul punto abbiano influito quelle logiche di politica parlamentare cui accennavo prima. È opportuno comunque entrare nel merito delle questioni.</p>
<p><strong>A cosa si riferisce più nello specifico?</strong></p>
<p>La Fondazione Einaudi, come è noto, ha tanto da dire e tanto da offrire in termini di proposte riformatrici. Oggi non si può più procedere con gli “effetti annuncio”. Leggo in alcune interviste e in molti articoli che da qui a poche settimane, ma non sappiamo quando, sarà presentato un cronoprogramma con scadenze puntuali su alcune riforme importanti da realizzare. Si è parlato di abuso d&#8217;ufficio, di traffico di influenze e di intercettazioni. Ad oggi non abbiamo assolutamente idea del merito di queste riforme e in che senso ci si voglia muovere. Lo scopriremo solo quando i provvedimenti verranno formalizzati. Sull’abuso d’ufficio noi sappiamo che in passato Nordio, ma anche altri esponenti della maggioranza, lo hanno definito un “reato irriformabile”, premessa logica per procedere in maniera lineare verso l’abrogazione tout court. Mi domando, quindi, quale sarà la strada che il governo intende percorrere. Consiglio al ministro, nell’interesse suo e delle sue idee, di accompagnare queste riforme con una lettera, molto gentile, in cui ribadisce quanto ha già affermato il giorno del suo insediamento. Ha detto infatti: “Sono pronto alle dimissioni, qualora le mie idee non dovessero trovare accoglimento”. Questo è il momento, a distanza di sei mesi, per connotare la sua azione. È il momento delle riforme liberali e se non venissero accolte per logiche politiche e partitiche, credo che la lettera di dimissioni avrebbe ragion d’essere.</p>
<p><strong>Qualche giorno fa, parlando alla Camera sul caso Artem Uss, il ministro della Giustizia ha affermato: «Così come nessuno può addebitare a un procuratore della Repubblica un intento intimidatorio nei confronti degli indagati, nessuno può permettersi di imputare al ministro un’interferenza invasiva quando esercita le sue prerogative per verificare la conformità del comportamento dei magistrati al dovere di diligenza, tra i quali campeggia il dovere di motivazione dei provvedimenti». Un principio di civiltà giuridica che fa emergere le qualità del guardasigilli? </strong></p>
<p>Sottoscrivo parola per parola quanto ha detto il ministro, ma deve consentirmi una chiosa. Sono d’accordo con l’onorevole Enrico Costa quando dice che questo stesso principio debba essere applicato ai magistrati che invece di concedere i domiciliari a chi si trova in carcere fanno l’esatto contrario e perseverano sulla soluzione del carcere. Quando questo principio sarà applicato in entrambe le direzioni, questa seconda mi sembra una percentuale molto più rilevante di casi alla luce dei numeri registrati in questi anni, allora il principio enunciato dal ministro Nordio sarà stato effettivamente rispettato.</p>
<p><strong>Nell’attuale legislatura, anche per la presenza di un ministro della Giustizia così autorevole, lei ritiene che sarà possibile una maggiore collaborazione tra i protagonisti della giurisdizione, vale a dire avvocati e magistrati?</strong></p>
<p>Questa legislatura sul tema che lei ha indicato è cominciata bene, ma sta proseguendo in maniera poco comprensibile per i motivi su cui mi sono già espresso. Vi è poi un altro spunto di riflessione a mio avviso rilevante. Sento voci in base alle quali il ministero intenderebbe calendarizzare la separazione delle carriere in autunno. Una serie di norme il governo potrebbe già proporle e il Parlamento potrà successivamente discuterle e approvarle. Proprio in Parlamento, pendono già alcune proposte di legge che hanno preso spunto dalle iniziative della Fondazione Einaudi e dell’Unione delle Camere penali. Sarebbe opportuno, anche per speditezza ed economia di tempi, partire dalle proposte già esistenti. Una sospensione di ulteriori sei mesi rischia di essere un lasso di tempo eccessivo. Non vorrei che le incertezze e le differenze di idee all’interno della maggioranza portino a rinviare i problemi. Penso che non si possa più temporeggiare. Non dimentichiamo pure le deleghe della riforma Cartabia. Sul punto c’è stato un rinvio del governo di sei mesi. Alcuni temi, come il fascicolo delle valutazioni dei magistrati e la questione dei magistrati fuori ruolo, potevano e dovevano essere affrontati già in questa fase dal governo. Ma su tutto, a preoccuparmi di più, è l’occupazione da parte dei magistrati, non mi interessa a quale corrente appartengano, del ministero della Giustizia. Mentre professori universitari e avvocati, che possono ben coprire qualunque carica apicale a via Arenula, guarda caso, continuano a non essere coinvolti. Su tutto questo valuteremo l’operato del ministro Nordio e del governo.</p>
<p>Gennaro Grimolizzi, Il Dubbio, pag. 4, 27 aprile 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-accompagni-il-cronoprogramma-delle-riforme-con-una-cortese-lettera-di-dimissioni/">&#8220;Nordio accompagni il cronoprogramma delle riforme con una cortese lettera di dimissioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verso Nordio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/verso-nordio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Apr 2023 14:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=64791</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il debutto governativo di Carlo Nordio è stato encomiabile: ha esposto alle Commissioni parlamentari il suo programma, dimostrando di sapere esattamente dove mettere le mani e segnando un indirizzo capace di far sperare in una giustizia giusta e che funzioni. Tanto era stato preciso e chiaro che i consensi erano arrivati anche da sponde politiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/verso-nordio/">Verso Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il debutto governativo di Carlo Nordio è stato encomiabile: ha esposto alle Commissioni parlamentari il suo programma, dimostrando di sapere esattamente dove mettere le mani e segnando un indirizzo capace di far sperare in una giustizia giusta e che funzioni. Tanto era stato preciso e chiaro che i consensi erano arrivati anche da sponde politiche distanti e da cultori del diritto che pure non hanno nulla a che spartire con la maggioranza che ora governa. I primi passi, poi, sono stati difficoltosi e contraddittori.</p>
<p>Abbiamo visto tutti che l’ansia di dimostrarsi determinati e severi ha spinto il governo a inseguire (inutilmente) delle (presunte) emergenze, andando in direzione opposta a quella indicata da Nordio: aumento dei reati e delle pene, laddove lui aveva promesso depenalizzazioni e processi in tempi ragionevoli, assai più dissuasivi di pene che neanche vengono irrogate. Il decreto legge sul rave party è giunto a problema risolto, mentre quello che aumenta le pene agli “scafisti” lo vedremo alle prese con la realtà, quando si constaterà che gli arrestati non sono certo boss, ma scagnozzi sacrificabili. In quella fase Nordio ha dovuto un po’ arrampicarsi sugli specchi, portando il proprio consenso a quel che evidentemente non condivideva. Ma ci sta, inutile fare i falsi ingenui. La preoccupazione era un’altra. E lo scrivemmo.</p>
<p>Nordio non dispone di una propria forza politica, può far pesare solo competenza e linearità. Chi lo ha chiamato a fare il ministro ne condivideva le idee. Questa è la sua forza. Ora, ed è la novità, ha messo a punto un crono programma in cui tutte le cose esposte dovranno essere realizzate. Dalla modifica dell’abuso d’ufficio a una diversa disciplina delle intercettazioni, passando per l’inappellabilità delle assoluzioni, per giungere alla separazione delle carriere (fra accusatori e giudici). Molto bene.</p>
<p>Il percorso non sarà semplice, non mancheranno gli inciampi. Sullo sfondo l’ipotesi che Nordio ha prospettato fin dall’inizio: o ci riesce o si dimette. Sulla predisposizione delle norme, interna alla compagine governativa, occorre che sia fermo e coerente. La navigazione parlamentare sarà cosa diversa e, in quella sede, staremo a vedere se la sinistra coglierà l’occasione per dimostrarsi forza consapevole e affidabile, oppure se sceglierà di fare la concorrenza alla peggiore destra. Cedendo al corporativismo e finendo con il somigliarle in giustizialismo. Che è l’opposto della giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong> <a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-25-aprile-2023/">La Ragione</a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/verso-nordio/">Verso Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Molli e inefficaci</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/molli-e-inefficienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 14:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=64551</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/molli-e-inefficienti/">Molli e inefficaci</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2Qa55U7iUfg" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/molli-e-inefficienti/">Molli e inefficaci</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo stigma berlusconista frena i partiti, ma è Costa il vero alleato di Nordio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-stigma-berlusconista-frena-i-partiti-ma-e-costa-il-vero-alleato-di-nordio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 22:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=63900</guid>

					<description><![CDATA[<p>Visualizza l&#8217;articolo, click qui &#160; &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-stigma-berlusconista-frena-i-partiti-ma-e-costa-il-vero-alleato-di-nordio/">Lo stigma berlusconista frena i partiti, ma è Costa il vero alleato di Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2023/03/stigma-berlusconista-frena-partiti-costa-nordio-benedetto-ildubbio-17032023.jpg">Visualizza l&#8217;articolo, click qui</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-stigma-berlusconista-frena-i-partiti-ma-e-costa-il-vero-alleato-di-nordio/">Lo stigma berlusconista frena i partiti, ma è Costa il vero alleato di Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>InGiustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 15:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[nordio]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=62923</guid>

					<description><![CDATA[<p>Istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla malagiustizia è la cosa più inutile immaginabile. S’incassa un presunto successo immediato, salvo perdere poi tempo, accertare quello che sappiamo benissimo e non rimediare a un bel niente. Se il ministro Nordio non si sbriga a presentare i testi, che portino nel legislativo la realizzazione di quel che ha [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia-2/">InGiustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla malagiustizia è la cosa più inutile immaginabile. S’incassa un presunto successo immediato, salvo perdere poi tempo, accertare quello che sappiamo benissimo e non rimediare a un bel niente. Se il ministro Nordio non si sbriga a presentare i testi, che portino nel legislativo la realizzazione di quel che ha programmaticamente esposto, si ritroverà macinato da mille urgenze quotidiane, tutte richiedenti pezze e senza possibili soluzioni. La maggioranza di governo pesterà l’acqua nel mortaio, le opposizioni pesteranno i piedi guardandosi bene dall’esporre proposte fattibili, tutti si cimenteranno nel solito sport del moralismo senza etica e saremo sempre fermi non in mezzo al guado, ma in mezzo al guano.</p>
<p>Due parole sull’ultimo (di una lunghissima serie) processo che ha riguardato Silvio Berlusconi: è semplicemente insensato che il contribuente finanzi da anni procedimenti privi di ragionevolezza. Il meretricio non è reato, se volete sapere tutto di questa materia e dei suoi risvolti pratici non dovete prendere libri di diritto, ma un capolavoro di Dino Buzzati: “Un amore” (1963). Ad Antonio piace pensarsi il padrone, ma Adelaide (detta Laide) lo intorta che è una bellezza. Se questa cavolata giudiziaria fosse durata una dozzina d’anni solo per Berlusconi, andrei ad abbracciarlo quale vittima e coglierei l’occasione per manifestargli il disgusto per quanto ha detto sull’Ucraina. Ma riguarda tutti e non possiamo abbracciarci collettivamente. Quindi serve cambiare, non lamentare.</p>
<p>Come? Anche qui, usate la letteratura: “Diario di un giudice” (1955), scritto da Dante Troisi. Non c’è nulla di nuovo, salvo la degenerazione metastatica del male. Fino a quando esisterà un potere irresponsabile di quel che fa, ogni degenerazione sarà possibile e ogni corretto funzionamento impossibile. Oramai anche Beppe Grillo va dicendo che i procedimenti penali riguardanti suoi familiari sono attacchi politici (citofoni a Bonafede, si feliciti per quel che lui stesso ha combinato e si congratuli per l’inciviltà grazie alla quale i suoi familiari sarebbero rimasti sotto processo per il resto della loro vita).</p>
<p>Il giudice deve sempre essere indipendente, ma non irresponsabile. Le sentenze che scriverà devono restare frutto del suo libero convincimento. Se continua a sbagliarle e vengono puntualmente riformate si tratta di un incapace e lo si invita a cambiare mestiere. I procuratori non sono giudici, ma magistrati (quando il giornalismo sarà meno analfabeta ci guadagnerà molto il livello della nostra vita collettiva). Gestendo l’accusa hanno in mano la parte immediata e più spettacolare della giustizia. Un mestiere difficile e che va rispettato, ma se continui a portare sul banco degli imputati cittadini che saranno assolti anche tu vai a fare un’altra cosa, perché crei danno e costi inutili alla giustizia. Contano i risultati. Quindi via il falso dell’obbligatorietà dell’azione penale. Una società funziona se la giustizia funziona, non se i magistrati si travestono da moralizzatori. Tanto più che quel mondo s’è dimostrato infestato e la dipendenza dalle correnti, a scopi carrieristici, è pestilenziale.</p>
<p>Una opposizione che volesse far politica avrebbe la strada spianata, pungolando Nordio a passare dalle parole ai fatti. In questo modo verificherebbe se la maggioranza è pronta a seguirlo o lo hanno mandato avanti perché non aveva e non ha alcuna forza politica. Se le riforme si faranno, se si introdurrà la separazione delle carriere e la responsabilità sarà un gran bene per il Paese e chi se ne importa di chi se ne prenderà il merito. Se non ci si riuscirà l’opposizione avrà un’occasione per far politica e non star lì a fracassarci l’anima su chi debba essere il prossimo egolatra sconfitto.</p>
<p>La politica non è l’opera dei Pupi. Darsi del Marrano facendo cozzare le corazze e ripetendolo tre volte al giorno è scena che ha fatto scappare gli elettori. Di tutti. Entrino nel merito. O cessino il disturbo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-17-febbraio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia-2/">InGiustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
