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	<title>Next Generation EU Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Next Generation EU Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>SFondi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sfondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 14:48:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che esistano opinioni e interessi diversi, nell’indirizzare la spesa pubblica – sia essa alimentata dalla raccolta fiscale, dalla creazione di debito o da fondi europei – è naturale. In questo consiste la politica: tenere in coerenza un’idea di società con le scelte pratiche fatte giorno dopo giorno. E siccome è naturale che si abbiano idee [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Che esistano opinioni e interessi diversi, nell’indirizzare la spesa pubblica – sia essa alimentata dalla raccolta fiscale, dalla creazione di debito o da fondi europei – è naturale. In questo consiste la politica: tenere in coerenza un’idea di società con le scelte pratiche fatte giorno dopo giorno. E siccome è naturale che si abbiano idee diverse di società, con ovvie e lecite ricadute nel campo degli interessi, lo è anche che ci si scontri su come e dove indirizzare la spesa pubblica. Accapigliarsi, invece, non sulla destinazione e finalità della spesa, bensì sulla corrispondenza fra spese annunciate e coperture effettive – cioè sull’esistenza o meno di disponibilità economiche e sulla loro coerenza nei capitoli di bilancio – non soltanto non è naturale, ma è segno di caos. E quel che si vede è il caos.</p>
<p>Tanto più che, nel caso delle scelte relative ai fondi di Next Generation Eu (ovvero soldi destinati alle future generazioni), in Italia strutturate secondo quanto contenuto nel Pnrr (ove le due “r” stanno per “rinascita e resilienza”, non per “relazioni e redistribuzioni”), la condivisione dovrebbe essere ampia. Per non dire totale, visto che, chiacchiere a parte, per le voci più rilevanti e per più del 90% dei fondi si tratta del Piano elaborato dal governo Draghi, allora sostenuto da chi oggi è all’opposizione, fatto proprio e in parte emendato da chi allora era all’opposizione. Ragione per cui mentre un dibattito sulla destinazione dei fondi sarebbe da seguire con interesse, quello sull’esistenza dei fondi sostitutivi è da seguirsi con diffidenza.</p>
<p>Dice il ministro Fitto che non ci sono problemi e che tutto è regolarmente coperto, anche per quelle voci che sarebbero uscite dal novero del Piano, per essere coperte con la normale spesa pubblica. A noi farebbe piacere prendere per buone quelle parole, se non fosse che è la stessa fonte che assicurava non vi fossero ritardi di nessun tipo. E del resto, a nutrire dei dubbi non è soltanto l’Ufficio parlamentare di bilancio, ma anche sindaci che si vedono sottratti i fondi (e vabbè, magari fanno capo all’opposizione) e presidenti di Regione che sostengono di avere appreso i cambiamenti a cose fatte (ivi compreso il presidente del Friuli Venezia Giulia, che è un esponente della Lega).</p>
<p>A questo si aggiunga che il Pnrr, come qui ripetuto fin oltre la noia, non è soltanto lo strumento finalizzato all’uso dei fondi europei (per due terzi prestati a tassi di favore e per un terzo regalati, meglio non dimenticarlo), ma anche un già tracciato percorso di riforme. Necessarie a sottrarre l’Italia al pantano improduttivo nel quale si trova a marinare da lustri. E quelle riforme sono non soltanto in sicuro ritardo, non soltanto già riviste al ribasso (ad esempio nel rispetto dei tempi processuali, il che comporta rinuncia alla civiltà), ma stiamo passando l’estate a discutere oziosamente di una cosa che era già risolta nel disegno di legge sulla concorrenza elaborato dal governo Draghi e smontato da chi oggi governa, sui taxi, e si allunga ridicolmente la palla sui balneari, nel mentre l’estate sta finendo (Righeira, op. cit.) con aumenti dei prezzi fuori da ogni relazione con i costi e con l’inflazione. Se manco con tassisti e balneari si riesce a fare i conti e sbloccare l’Italia, chi crederà mai alla determinazione, ma forse anche alla volontà, di affrontare altre e più rilevanti partite?</p>
<p>Quindi: la rissa contabile deve finire subito. Se non siete capaci chiamate una società di certificazione. Mentre, con il dovuto rispetto per gli affaticamenti parlamentari, sarà il caso di osservare che nessun settore produttivo si ferma del tutto per le ferie. A meno che i parlamentari ritengano non produttivo il lavoro che svolgono, nel qual caso non ci sarebbe motivo di tornare da cinque settimane di ferie.</p>
<p>Non si tratta soltanto di essere seri sui fondi, rispetto ai quali ci si gioca la crescita futura e la credibilità presente, ma di cessare l’approssimazione e la prepotenza parolaia che fanno da sfondo al non commendevole spettacolo.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Ricchezza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ricchezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:53:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricchezza, prima di consumarla o distribuirla, si deve produrla. Quel che è ovvio non per questo è evidente a tutti. Avere smarrito l’evidenza dell’ovvio porta guasti profondi, che vanno dai piccoli egoismi alla proiezione ingigantita nelle politiche nazionali. Essendo arrivati i primi 21 miliardi (da soli hanno la dimensione di una “normale” manovra di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La ricchezza, prima di consumarla o distribuirla, si deve produrla. Quel che è ovvio non per questo è evidente a tutti. Avere smarrito l’evidenza dell’ovvio porta guasti profondi, che vanno dai piccoli egoismi alla proiezione ingigantita nelle politiche nazionali.</p>
<p>Essendo arrivati i primi 21 miliardi (da soli hanno la dimensione di una “normale” manovra di bilancio) dei fondi europei legati al programma Next Generation EU, non potendosi più decentemente argomentare che ci converrebbe uscire dall’euro e precipitare nella bancarotta in sovrana solitudine, taluno ha voluto osservare, con l’aria della ficcante osservazione: circa la metà sono prestiti a toccherà restituirli. Perché, esiste il diritto ad avere soldi in regalo? Posto che poco meno della metà sono “a fondo perduto”, volgarmente traducibile in “regalo”. Si riceve un regalo e ci si lamenta che non sia tutto regalato? Non è un diritto nemmeno ricevere soldi in prestito ad un prezzo largamente inferiore a quello di mercato. Ottenuto grazie alla garanzia offerta da altri europei, che non mangiarono i quattrini della spesa pubblica come si è fatto qui, accumulando un debito spropositato.</p>
<p>Come è possibile che taluni sostengano il contrario e che si vada loro appresso? La spiegazione si trova nei dati Irpef, ove si vede che già pratichiamo il consumo di ricchezza non prodotta. Uccidendo la crescita.</p>
<p>I dati relativi al 2020 segnalano un calo dei redditi. Né poteva essere diversamente, vista la recessione innescata dalla pandemia. Qui come altrove. Ma la diminuzione non è affatto omogenea: i pensionati sono garantiti e dichiarano redditi crescenti del 2% (lo si tenga a mente, perché senza crescita questo diventa impossibile da mantenere); i lavoratori dipendenti segnano un -1.6%; gli autonomi -8.6; gli imprenditori individuali -11. Dati che dicono anche un’altra cosa: i pensionati aumentano e i lavoratori diminuiscono (tenerlo a mente). Ma questa è la pandemia, che non è finita, ma passerà. Non è un costume consolidato.</p>
<p>Che solo il 4% dei contribuenti dichiarino redditi superiori ai 70mila euro l’anno, invece, lo è. Più o meno è quel che c’era. Dai dati precedenti alla pandemia, oggi aggravati, si evince che il 48% degli italiani non ha redditi tassabili, o comunque non li dichiara. Dei contribuenti il 44% versa meno del 3% del gettito complessivo. Fino a 15mila euro di reddito pagano 4miliardi e 320milioni, ricevendo 50 miliardi per la sola sanità. Fra 35 e 55mila euro lordi l’anno si trovano poco più del 13% dei dichiaranti, che pagano poco meno del 59% di tutta l’Irpef. Certo, le imposte sul reddito non sono il solo prelievo fiscale. Se vado a comprare una cosa pago l’Iva. Ma se quei dati Irpef sono veri (ne dubito) non fanno che riprodurre il gettito tutto gravante sui presunti ricchi, a meno che non si consideri esistente la miracolosa categoria dei poveri con alti consumi. Che, poi, sia “ricco” chi rientra in quel 4% sopra i 70mila, fa morire dal ridere. Ammesso si conservi senso dell’umorismo.</p>
<p>Questi numeri dimostrano che, in Italia, il prodigio è già avvenuto e la grande maggioranza consuma quel che non produce. Ecco perché eleggono rappresentanti coerenti con tale condizione, che vorrebbero avere regali maggiori da chi già manda regali: sono come i loro elettori. Il guasto della classe dirigente italiana non è di essere peggiore del Paese che rappresenta, ma di non sapere essere migliore. Anzi, chi prova a ragionare lo fanno fuori subito e qualche analfabeta gli dà anche del &lt;&lt;servo dei poteri forti&gt;&gt;. Hai visto mai tornasse a essere evidente l’ovvio. Nel quale è ricompreso che chi paga imposte paga troppo, mentre troppi pagano poco o niente. Una riforma fiscale che mantenga invariato il peso della fiscalità sul prodotto interno lordo deve necessariamente redistribuire i pesi, sicché c’è chi deve cominciare a pagare. Altrimenti non è una riforma, ma una presa in giro.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Un piano che non spiana</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-piano-che-non-spiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 07:48:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[davide giacalone]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo ha steso le linee guida per l’uso dei fondi relativi al piano Next Generation Eu. Le linee sono vaghe, in compenso s’ignora chi debbano guidare, visto che tocca al governo stesso predisporre i piani d’investimento. Il documento può essere diviso in tre parti. Nella prima si delinea una analisi dei mali italiani e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo ha steso le linee guida per l’uso dei fondi relativi al piano Next Generation Eu. Le linee sono vaghe, in compenso s’ignora chi debbano guidare, visto che tocca al governo stesso predisporre i piani d’investimento.<br />
Il documento può essere diviso in tre parti. Nella prima si delinea una analisi dei mali italiani e un riassunto dei rilievi europei. È piuttosto precisa. Non è poco, ma non è certo abbastanza. Nella seconda si elencano gli obiettivi che, mediante investimenti e riforme, s’intendono raggiungere. E qui si entra nel vago. Si prenda il capitolo giustizia: a. la giustizia italiana, civile e penale, è troppo lenta; b. la Commissione europea ce lo ha più volte ricordato; c. occorre sveltirla. Non bastasse tanto acume si aggiunge che la cancellazione della prescrizione va in questa direzione, mentre, invece, va in quella diametralmente opposta, lasciando i processi senza scadenza e introducendo la condanna al processo a vita. La sola che possa essere comminata senza manco che ci sia sentenza definitiva.<br />
È stato chiarito in tutte le salse che con i soldi di NGEU non si possono diminuire le tasse, che pure devono calare, ma mediante taglio della spesa corrente improduttiva (la riforma fiscale, per intenderci, se a gettito costante, non farà certo scendere la pressione fiscale, semmai la distribuisce diversamente, ove mai si voglia credere che ci riesca). Far scemare il fisco con quei soldi avrebbe due controindicazioni letali: a. racconterebbe ai contribuenti di altri Paesi che stanno pagando per gli italiani, il che, oltre a essere miserabile, è improponibile; b. far calare la pressione fiscale con incassi temporanei significa promettere che tornerà velocemente a salire. Eppure il quelle linee guida si trova ancora un nesso fra NGEU e tagli fiscali, mediati per il tramite di riforme il cui contenuto resta nebbioso. Trattasi, pertanto, di mera propaganda.<br />
La terza parte elenca i criteri con cui saranno valutati, accettati o scartati i singoli progetti d’investimento, il che chiarisce che ancora non ci sono. Vale a dire che quanto discusso agli Stati Generali e quanto elaborato dalla commissione Colao è tutta roba che ha riempito le cronache al tempo del blocco, mentre ora si riparte da capo.<br />
Dice il presidente del Consiglio che se dovessero fallire su questo piano si dovrebbe mandarli a casa. Il fatto è che se si fallisce in quello si dirocca la casa Italia, mentre, a volere escludere catastrofi, che nessuno sensato si augura, i progetti veri e propri saranno presentati a settimane, discussi a mesi e finanziati ancora dopo, sicché un primo bilancio potrebbe trarsi non prima del 2022 inoltrato, a qualche mese dalla fine della legislatura. Vista la posta in gioco sarà bene che tutti si ritrovi una qualche maggiore serietà.</p>
<p><a href="http://www.formiche.net"><strong>Pubblicato da Formiche</strong></a></p>
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		<title>Alan Friedman: Per l&#8217;Italia chance unica</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/alan-friedman-per-litalia-chance-unica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 07:00:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/friedman-lastampa-per-italia-chance-unica.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>Maurizio Ferrera: Spese, progetti e riforme. I giovani in lista di attesa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/maurizio-ferrera-spese-progetti-e-riforme-i-giovani-in-lista-di-attesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 06:29:27 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Cottarelli: Il tempo è scaduto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/carlo-cottarelli-il-tempo-e-scaduto/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 06:59:52 +0000</pubDate>
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